Bella Pov.
Il giorno che avrei
odiato con tutta la mia vita è arrivato, troppo velocemente. Quando ci siamo
svegliati quella mattina siamo stati tutto il tempo possibile sotto le coperte
a baciarci e accarezzarci, a sussurrarci dolci “ti amo” che rimanevano chiusi
nei nostri cuori e tra le pareti di quella stanza che senza di lui non sarebbe
stata più la stessa. Portai la colazione in camera, fregandomene che il letto
avrebbe avuto briciole quella sera. Dopo un po’ però, il tempo cominciava a
stringere e dovevamo preparare le cose di Edward e andare giù a mangiare
qualcosa prima di andare a Seattle. Non ne avevo voglia e rallentai ogni
singolo movimento, sgranocchiai qualcosa a pranzo senza mettere davvero
sostanza nello stomaco. L’appetito era scomparso. Cercavo di sorridere, di
mostrarmi forte, di essere la solita Bella solare e inventai un debole fastidio
pre-ciclo per il cibo lasciato sul piatto e il mio camminare strascicato.
Seth si offrì per
venire con noi, forse conoscendomi meglio di quanto pensassi sapeva che sarei
crollata una volta in macchina.
Il viaggio verso
Seattle fu silenzioso, la mia mano stretta in quella di Edward mentre Seth
guidava. Il check-in fu veloce o forse sembrava a me, tutto attorno c’era gente
che si muoveva frenetica e chiassosa, nonostante fossero giorni di festa e potessero
prendersela con calma.
-Ehi Edward, ci
vediamo tra pochi giorni a Londra! – pacche sulle spalle, sorrisi, frasi di
circostanza, per gli uomini era così semplice. Poi Seth uscì dalla nostra vista
e restammo soli. Era quello che sembrava a noi due, fissi occhi negli occhi, in
un aeroporto pieno di gente. Non sapevo che dire, non sapevo come comportarmi
per non scoppiare a piangere.
-Bella… - alzai lo
sguardo e lui prese il mio volto tra le mani. Nonostante avessimo passato tutta
la notte a baciarci, fare l’amore e anche la mattina solo noi due con teneri
tocchi, non ne avevo mai abbastanza. Volevo disperatamente che non si staccasse
da me per nessun motivo.
-Edward io… - scossi
la testa incapace di dire qualsiasi altra cosa.
-Parti con me Bella!
– sputò fuori in un attimo. Allargai gli occhi nei suoi e lo guardai stupita.
-Che?
-Hai capito! Parti
con me, vieni a Londra, passa queste due settimane con me poi torni a casa se
vuoi, se no resterai lì con me. So che ho promesso a tuo padre di non portarti
via…ma ti vedo, cerchi di non scoppiare…ti conosco sai? E non voglio che tu stia
male, che passi questi mesi lontani pensando che…pensando che possa
dimenticarti o che i miei sentimenti cambino. Quindi…parti con me.
-Oh Edward… -
appoggiai le mie labbra sulle sue in un debole tocco e poi ancora uno e un
altro. –Non posso lo sai. Non posso lasciare la mia famiglia. Non di nuovo.
Starò bene, lo prometto. E’ solo che…pensavo di avere più tempo ma questi
giorni sono volati via.
Mi abbracciò stretta
e inspirai il suo odore più volte, per portarlo con me, per tenerlo stretto
legato ai ricordi, perché non sentissi la sua mancanza già da stasera. Sapevo
già che avrei fallito, ma valeva la pena tentare. Aveva il suo zaino in spalla,
la valigia imbarcata e stavamo in mezzo al passaggio della gente che andava e
veniva. Non ci importava poi molto. Mi baciò, non solo un lieve tocco, un bacio
vero e proprio, con tanta lingua, con tanta saliva, con tante labbra. Ma più di
tutto…tanto amore.
-Starai bene? –
annuii –Mi scriverai sempre?
-Sempre.
-Non ti scorderai di
me, vero?
-Edward! Non posso
dimenticarmi di te…ti amo! – ridacchiai appena, era così tenero e romantico
certe volte.
-Ho una sorpresa per
te… solo che devi promettermi una cosa prima di averla.
-Tutto quello che
vuoi… - sussurrai, ed anche in mezzo al casino sapevo che lui mi aveva sentita.
Sospirò e poi mi diede un bacio a stampo.
-Promettimi che
qualsiasi cosa succederà ne parleremo, che non saremo arrabbiati per giorni,
che sarò sempre in grado di raggiungerti per sentirti. Promettimi che non
trarrai conclusioni da quello che ti giunge all’orecchio prima di aver sentito
il mio parere, promettimi che mi crederai, che ti fiderai di me. Promettimi che
non dovrò mai dubitare di te, che mi dirai qualsiasi cosa, che mi urlerai
addosso piuttosto che non farti sentire. Promettimi che faremo di tutto per
vederci e stare insieme appena ne abbiamo l’occasione. Prometti Bella… prometti
che saremo persone mature e non ci faremo prendere dalla gelosia o dalla rabbia
o dalla delusione e affronteremo ogni cosa insieme. Promettimelo. – i suoi
occhi erano velati di lacrime, io non sapevo come riuscivo a non fare cadere le
mie. Sospirai e chiusi gli occhi un momento solo, il volto della bruna a casa
di Edward mesi fa mi riempì la mente e fece venire a galla sentimenti negativi
che non dovevano esistere ora. Aprii gli occhi decisa e lo guardai.
-Te lo prometto
Edward. – ero maledettamente seria e lui lo capì. Mi strinse forte, mi baciò di
nuovo, anche per lui era difficile staccarsi dalle mie labbra. Quando lo fece
aveva qualcosa in mano. Me lo porse, era un foglio di carta arrotolato con del
nastro di stoffa verde smeraldo. Tolsi il nastro e prima di guardare cosa ci
fosse dentro osservai Edward, incerto e bellissimo.
-Verde speranza… -
sospirò e poi abbassò gli occhi sul foglio tra le mie mani, invitandomi a fare
lo stesso. Un biglietto aereo aperto, Seattle – Londra andata e ritorno.
-Edward… -
combattere con le lacrime era inutile.
-Non voglio che lo
usi per forza… è rimborsabile. Però…considerando che devo farmi perdonare il
tuo compleanno, il tuo corso terminato con voti eccellenti, un San Valentino
bruciato per colpa mia…e sapendo che a San Valentino saremo distanti…beh, ho
racchiuso tutto in un unico regalo. Non sono sicuro se è più per te o per me,
però! – sorrisi e scossi la testa prima di gettargli le braccia al collo.
-Ti amo Edward,
grazie. – stringevo quel pezzo di carta forte, con la speranza di rivederlo
presto. –Ora devi andare… - dissi guardando la scritta luminosa sul grande
tabellone, doveva passare i controlli e poi aspettare dall’altra parte, queste
misure di sicurezza maledette.
-Ti amo Bella, non
dimenticarlo. Ti amo. Ti amo. – ripeté tra i baci. Cercai di non piangere più
ma risultò difficile. Lo strinsi forte e poi annegai sulle sue labbra, cercai
di respirare ma non era essenziale in quel momento, tutta l’aria che mi serviva
me la dava lui. Quando si staccò, dopo avermi baciato ancora e ancora con lievi
tocchi di labbra intrecciò le mie dita con le sue.
-Ti amo Edward.
-Ti chiamo quando
arrivo a New York e anche quando arrivo a casa, tieni acceso Skype. – annuii
incapace di dire altro lui si allontanò di un passo e sentii immediatamente
freddo. Poi tornò indietro e mi prese tra le braccia. –Dio non ce la faccio!
Bella guardami! – gli occhi pieni di lacrime. –Usa. Quel. Biglietto! Per
favore! – sorrisi tra le goccioline che mi bagnavano le guance e annuii. –Ora
vado. Ti amo piccola, mi mancherai da impazzire.
-Ti aspetto qui
Edward, ti amo.
Ci staccammo, mi
diede le spalle e avanzò velocemente fino all’area dei metal detector. In fila
si accumularono subito molte persone dietro di lui. Non si voltò mai, io non
mossi un passo. Sentii la presenza di Seth al mio fianco, ormai riconoscevo il
suo profumo. Quando fu dall’altra parte lo vidi girarsi appena un attimo e
sorridere con quelle labbra meravigliose. Gli occhi erano un cumulo di lacrime,
come i miei, e sulla guancia una scia bagnata.
Edward, ce la faremo
questa volta.
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