sabato 3 gennaio 2015

Capitolo 53



Bella Pov
 
Quella giornata l’avevamo passata fuori casa, siamo passati da Leah a salutarla, prima che iniziasse il turno del pomeriggio e poi siamo andati a trovare Jake e Maggie, che ci hanno offerto il pranzo. Jake era esilarante, ha fatto lo scemo tutto il tempo in cui siamo stati a casa, raccontando certe figuracce che io stessa mi ero dimenticata e facendo ridere a crepapelle Edward che faticava a respirare. Ad un certo punto ho pensato seriamente che stesse mettendo a rischio la mia storia con lui, ha raccontato certe cose che era meglio dimenticare; per fortuna la maturità di Edward ha voluto che prendesse ciò che gli era stato raccontato come semplice motivo di risata. La mia storia con lui era salva!
Insieme ai miei due amici gli abbiamo fatto fare un giro turistico della riserva, per poi scendere a La Push, dove Jake e Maggie ci hanno lasciati a pomeriggio inoltrato. Ci siamo seduti su un masso che abbiamo trovato e abbiamo chiacchierato e chiacchierato fino quasi a perdere la voce. Poi ci siamo baciati, all’infinito, riprendendo fiato una volta ogni tanto e sorridendo felici. Quando l’aria si fece più fresca tornammo a casa.
Quella sera, sotto le coperte calde, le mani di Edward cominciarono ad accarezzarmi dolcemente facendomi venire i brividi. Sapevo di non resistere molto, avevo voglia di lui da quando l’avevo visto fuori da casa mia la sera precedente. Lo pregai di fermarsi, non volevo mettere a disagio né lui né me stessa facendo cose che mio padre non avrebbe tollerato, sotto il suo stesso tetto. C’era da aspettare poco, ne ero sicura, ma fu difficile anche per me smettere di baciarlo, di accarezzarlo, di toccarlo. Il ricordo di cosa era accaduto la mattina mi fece sorridere e, come se sapesse a cosa stavo pensando, ridacchiò sussurrando al mio orecchio “Vuoi il bis principessa?”.
Sapevo che era sbagliato, ma non potei fare a meno di baciarlo e lottare con la sua lingua nel momento in cui le sue mani presero ad occuparsi dei miei seni. Da lì un dolce obliò di piacere che mi fece addormentare tra le sue braccia, nuda e accaldata, ma felice.

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Eravamo in macchina e stavamo viaggiando verso Seattle. Avevo chiamato Kate quella mattina, mettendomi d’accordo sui dettagli del nostro arrivo, sulla nostra permanenza e su tutto ciò che mi veniva in mente. Lei era stata più che felice di ospitarci per qualche giorno, e molto contenta di lasciarci l’appartamento per due giorni, dato che lei sarebbe partita per andare a trovare la figlia. Al telefono non mi ha spiegato granché, ma sono sempre più convinta che questi viaggi programmati con una certa frequenza non siano più solo per la piccola, ma anche per il papà!
A Edward non avevo ancora detto nulla sull’ultima parte del viaggio, sperando di fargli una bella sorpresa.
Guidavo io, dato che lui si era rifiutato di salire sul pick-up sistemato da un amico di Seth dopo che l’aveva distrutto, quasi.
-Bella…
-Si? – non mi girai a guardarlo, troppo impegnata a fare attenzione al traffico.
-Ti vedo pensierosa da ieri pomeriggio…posso sapere perché?
Avevo fatto di tutto per nasconderlo, eppure lui mi ha beccata subito. Speravo di non mostrare a nessuno il mio turbamento, di non farmi vedere debole e paranoica, soprattutto non volevo che lui se ne accorgesse. Invece, dovevo mettere in conto che Edward ha una sorta di radar per i miei pensieri e quindi era inutili tenerli per me. Cercai di fare la finta tonta e scrollare le spalle ma il suo sospiro ne provocò uno mio.
-Ecco…pensavo a quando dovrai tornare a Londra, a quando…ci dovremo separare. Come faremo? – la discussione con mio padre, avvenuta l’altra mattina, mi aveva lasciata con questi brutti pensieri e quest’alone di tristezza che non se ne va con nulla.
-Bella, non ho intenzione di andare via da qui domani! E non ho intenzione di lasciarti perché torno a Londra. Ce la faremo. Ci sentiremo con Skype, proveremo a raggiungerci quando sarà possibile…e poi sarà poco tempo. Ho cambiato corso di studio…mi mancano solo quattro esami con questo… - mormorò le ultime parole, tanto che non ero sicura di averlo capito.
-Cosa?
-Ho detto che ce la faremo e…
-No! Non questo… hai cambiato corso? – gli lanciai un’occhiataccia.
-Occhi sulla strada principessa! – volevo ringhiare, sapevo guidare, guidavo quando ancora non avevo la patente per le strade di La Push grazie a mio padre che mi insegnava. –Comunque si, medico di base. Nessuna specializzazione per il momento. Pediatria non fa per me. Sono un po’ stanco di studiare e voglio cercare di trovarmi un lavoro e… fare altro ecco. – sembrava imbarazzato da come balbettava le ultime parole. E così…niente più pediatria. Una specializzazione generica, un dottore qualsiasi ma gli mancavano pochi esami. E poi…poi cosa ne avremmo fatto di noi? In realtà a me non interessava che lui diventasse pediatra o ortopedico o chirurgo, volevo solo che fosse felice e orgoglioso di sé stesso.
-Non lo fai solo perché poi è più facile stare insieme?
-No Bella! Che dici?! No… - lo vidi con la coda dell’occhio scuotere la testa. –Lo faccio perché voglio avere un titolo di studio valido per poter crearmi qualcosa, con tutti i soldi guadagnati grazie al pugilato posso aprire uno studio e…curare lo stesso le persone. Ma voglio più di tutto farmi una famiglia. – arrossì a quella confessione e non toccai più l’argomento. Voleva farsi una famiglia, con me? Questo cosa voleva dire, che si sarebbe trasferito qui? Che mi avrebbe chiesto di raggiungerlo? Non lo sapevo, ero completamente in stato confusionario, riuscivo solo a guidare e fare attenzione alla strada, senza riflettere a fondo su quello che mi aveva detto.
Quando parcheggiai l’auto sotto il palazzo di Kate erano le sette e dieci minuti, guardai in alto e vidi le luci accese, era già arrivata per fortuna. Scaricai il borsone dove avevamo messo le nostre cose per questi giorni e gli feci segno di seguirmi. Arrivare sino al piano della mia amica fu facile con l’ascensore, era al quindicesimo piano, non osavo immaginare farmi le scale! Quando Kate vide Edward sorrise e gli tese la mano, anche lei non vedeva l’ora di conoscerlo, come tutti d'altronde.
Feci fare il giro della casa a Edward, mentre Kate finiva di preparare la cena. Ormai mi sentivo a casa tra quelle mura. Era sempre stato così con la mia amica, mi faceva sentire a casa, non importava che dormissi in un letto, su un divano o su una poltrona; riusciva a mettermi a mio agio e farmi sentire bene come mai.
-Allora Edward, raccontami…cosa ti ha fatto prendere un aereo per giungere sino a Forks a patire il freddo? – ridacchiai a quella domanda e ci trovammo a spiegarle tutta la storia, ed era bello vedere le due versioni. Più volte notai lo sguardo di Kate infervorarsi o addolcirsi, le volevo bene come a una sorella e credo che sia la stessa cosa per lei.
-Tu quando parti allora?
-Dopodomani, ho l’aereo alle dieci della mattina! – disse tutta contenta! –A questo proposito…mi sono ricordata di farti un doppione delle chiavi. Poi tienile pure, mi fa piacere se ne hai uno anche tu! – sorrisi e la ringraziai. –E questo mi fa ricordare che mi sono presa due giorni di ferie in più per farvi da guida a Seattle, dato che immagino non vi muoverete da casa per i due giorni che resterete qui da soli! – io ridacchiai mentre Edward era sorpreso e aveva gli occhi grandi rivolti verso di me. –A quanto pare…era una sorpresa! – io e lei ci guardammo per poi scoppiare a ridere.

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Mi infilai sotto le coperte pesanti di quel divano letto e subito le braccia calde di Edward mi raggiunsero per stringermi forte.
-E così…avevi programmato tutto, furbona! – baciai la sua mandibola più volte leccando in qualche punto.
-Si, ti dispiace?
-Per niente al mondo! Non vedo l’ora che la tua amica ci lasci casa libera…spero solo di non tirarla giù a suon di urla! – sghignazzai sul suo petto e mi trascinai anche la sua risata. –Grazie di averci pensato, non vedo l’ora di fare l’amore con te, di amarti completamente, di perdermi dentro di te…
-Edward, per favore! – ansimai e lui rise, anche se potevo sentire benissimo l’effetto che le sue stesse parole, o forse le immagini createsi nella sua testa, gli avevano provocato.
-Non è colpa mia, è la voglia che ho di te… mi sei mancata Bella, e fare l’amore con te mi è mancato alla follia…più o meno come baciarti, abbracciarti, tenerti stretta, dormire con te…Non puoi immaginare quante volte, steso sul mio letto, mi immaginavo di averti accanto, sognavo di svegliarmi e accarezzarti, leccarti in ogni punto del tuo corpo, succhiare forte i tuoi capezzoli fino a svegliarti e poi entrare in te, spingere fino a mandarti in estasi e perdermi dentro di te, le tue pareti che mi stringono, i tuoi umori che mi inebriano i sensi… - soffiai fuori l’aria frustrata e cercai di respirare per calmarmi e non farmi prendere dalla frenesia. Era un maledetto bastardo! Non poteva dirmi certe cose, accarezzandomi la schiena con la punta delle dita, mentre io fremevo per la voglia che avevo di lui.
Tutto attorno a noi era buio, non si vedeva nulla, la testiera del divano-letto era rivolta verso la cucina aperta e verso il corridoio dove c’era la camera della mia amica e il bagno, Kate aveva la porta chiusa e la camera era abbastanza lontana dal salotto. Nel caso venisse aperta o Kate andasse in bagno la sentiremmo senza ombra di dubbio. Sospirai ancora decisa a lasciarmi andare e tornare ragazzina.
Presi una mano di Edward e l’appoggiai sul bordo della mia maglia del pigiama accompagnandolo nel movimento, fino a sfilarmela. Sotto non indossavo nulla e il contatto tra la pelle e le lenzuola fresche mi provocò dei brividi. Sospirai ancora una volta e portai la mano di Edward sul bordo dei pantaloni del pigiama.
-Bella…che…che stai facendo? – balbettò insicuro, ma con la voce roca e bassa. Tutta la sfrontatezza di pochi attimi prima dov’era andata a finire, Cullen?!
-Sono stufa di aspettare il momento giusto, sono grande e vaccinata e so che dovrei pensare prima ma…Edward… desidero fare l’amore con te e non voglio più aspettare. Faremo silenzio, faremo piano ma voglio sentirti dentro…
-Oh Bella… si, si, va bene… faremo piano… - tirò giù i pantaloni e l’intimo in un colpo solo, scendendo a baciarmi le labbra e facendo giocare un po’ le nostre lingue, senza esagerare, senza far sfociare il tutto in rumorosi gemiti che avrebbero sicuramente svegliato Kate.
Velocemente tolsi la t-shirt di Edward e imitai i suoi gesti con i pantaloni e l’intimo, togliendoli in un colpo solo, poi mi misi a cavalcioni su di lui, tenendo ancora le nostre bocche legate dai baci. Il contatto del suo membro sulla mia intimità mi fece rabbrividire e le sue braccia mi circondarono subito, trasmettendomi un calore infinito. Non osavo togliere le coperte, per paura che Kate potesse raggiungerci e scoprirci nudi, le coperte e le lenzuola erano una sorta di sicurezza, avremmo potuto far finta di dormire abbracciati, senza che si notasse nulla.
Mi sfregai un po’ con il mio centro sulla sua intimità, provocando gemiti e ansiti che avevano il potere di farmi eccitare ancora di più, continuai a strofinarmi sentendo il piacere montare in me grazie alla sua asta che premeva contro il mio clitoride in un ritmo costante che mi stava portando al limite. Quando il contatto fu troppo poco per il desiderio di entrambi, mi alzai lievemente, le sue mani erano aggrappate ai miei fianchi, gli occhi che si erano abituati al buio, finalmente, ci permettevano di guardarci e vedere i nostri corpi, i nostri occhi. Guidai la sua asta dentro di me, scendendo piano aiutata dalle sue mani calde e forti che mi indicavano il ritmo lento, per assaporare ogni singola emozione di risentirci uniti. Sentii la testa girare, ero seduta su di lui, le coperte nascondevano solo le nostre gambe ma ormai non ci interessava per niente, le nostre labbra erano serrate per non permettere a gemiti troppo forti di scappare al nostro controllo. Restammo qualche secondo fermi, in balia di quelle sensazioni riscoperte dopo tanto tempo, mi riempiva, pulsava dentro di me e il mio corpo rispondeva stringendo i muscoli interni involontariamente; la voglia di muoversi e farmi inondare dal piacere era tanta.
-Dio mio… - mormorò con la voce spezzata e roca, con il tono più basso possibile, tanto che faticavo a sentirlo anch’io, per colpa del fiatone che mi accorsi di avere. Con le mani appoggiate sui miei fianchi iniziò a muoversi lentamente e con piccole spinte alzando il bacino. Mi resi conto che dovevo muovermi, che ne avevo bisogno, che stare fermi così era dilaniante per il nostro piacere. Mi alzai e mi abbassai, con una lentezza infinita. Sentivo il bisogno di gemere, come avevo necessità di respirare. Mi morsi il labbro così forte che pensai potesse uscirmi sangue, poi ripresi il movimento, sospirando e gettando la testa all’indietro. –Bella… Dio… - sembrava che le sue dita volessero entrare nella mia carne, mi stringevano, mi muovevano, mi davano il ritmo di cui aveva bisogno. Quando le emozioni diventarono troppo forti e avevo la convinzione che di lì a poco avrei urlato con tutta me stessa, mi stesi sul suo corpo, affondando la testa nel suo collo e gemendo piano. A quel suono mosse il bacino verso di me, spingendo forte e arrivando in punti che non credevo possibili. Mi lasciai sfuggire un gemito più forte, era un bisogno sviscerale e credo che per lui fosse la stessa cosa, perché sentii i suoi gemiti nelle orecchie e profondi respiri per calmarsi e trattenersi.
-Dio Bella… - iniziai a muovermi con un ritmo equilibrato, mentre lui di tanto in tanto spingeva con il bacino verso di me, come se potesse entrarmi dentro tutto, rendendo entrambi incapaci di dire cose coerenti, incapaci di fare nient’altro che gemere, cercando di tenere il tono di voce basso. Sembrava di essere tornati ragazzini, quando ci si doveva nascondere dai genitori, e la cosa a dirla tutta dava un pizzico di emozione in più proprio per quello. Il mi seno sfregava contro il suo petto, le sue mani mi stringevano forte e io mi muovevo aumentando i nostri piaceri all’infinito. Sentii arrivare l’orgasmo, i muscoli interni si strinsero attorno a lui e una scarica di piacere iniziava ad attraversarmi tutta e non riuscii più a tenere gli occhi aperti. Mi avvicinai all’orecchio di Edward e soffiai con un tono roco e stravolto dal piacere, stringendo forte le sue spalle a cui ero aggrappata.
-Eccomi… - lo sentii rabbrividire e venirmi incontro nelle spinte con il bacino, e mi persi nella sensazione della testa che girava, nel piacere estremo che si scatenava dentro di me, mordendogli il collo per trattenermi e fare silenzio. Allungai le gambe ma fu un attimo perché Edward invertì le posizioni e prese a spingere con più energia, sussurrando cose irripetibili al mio orecchio, finché i colpi diventarono più forti e cadenzati.
-Eccomi… - sussurrò anche lui. Non so come mi era venuto in mente di avvisarlo che stavo venendo, ma era stato un gesto intimo che mi ero ritrovata a fare e a cui non avevo pensato minimamente. Non ce n’era bisogno, sapeva leggere il mio corpo meglio di chiunque altro, sapeva come i brividi dell’orgasmo rendevano la mia pelle ruvida al tatto, e ne godeva perché si eccitava a sapere di farmi quell’effetto. Eppure…l’avevo fatto ugualmente. E la sua risposta era stata perfetta, vorace, passionale…da non dimenticare.
Restammo ancora abbracciati, lui con la testa appoggiata al mio seno ed io con le braccia attorno al suo fianco, per stringerlo a me.
-Dio Bella…ti amo!
-Anche io, tanto! – ci rivestimmo al buio, cercando di non fare rumore e riprendemmo posto sotto le coperte, tornammo vicini, abbracciati e prendemmo sonno in un attimo.

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Con la scusa di accompagnare Kate all’aeroporto mi ero fermata a prendere alcune cose per la cena che avevo in mente di cucinare a Edward. Avevamo ancora una serata tutta per noi da recuperare, quando ero tornata a Londra subito dopo le vacanze di Natale e Edward aveva organizzato quella cena in salotto, sul tavolino basso e tutti i cuscini posizionati per terra. In quel momento la presenza di Seth aveva rovinato tutti i nostri piani, ma ci eravamo ripromessi una serata solamente per noi…e forse era arrivato il momento di metterla in atto.
L’avevo lasciato dormire stamattina perché stanotte si era alzato con bruttissimo mal di testa e non era riuscito a prendere sonno per molto tempo. Speravo che si riprendesse ora del mio ritorno, ma quando tornai e vidi tutto buio come esattamente avevo lasciato ore prima la casa immaginai che stesse ancora dormendo. Senza fare rumore chiusi la porta e mi avviai in cucina, sistemando le cose senza accendere la luce, per paura di svegliarlo. Ormai conoscevo quella casa come le mie tasche, per cui mi era facile muovermi. Quando guardai l’orologio e mi accorsi che era passato mezzogiorno da un bel po’ mi decisi ad andare a svegliarlo. Preparai il caffè in una tazza che poggiai sul comodino al suo fianco e salendo sul letto lo abbracciai da dietro, lasciandogli dolci baci sulla sballa e sull’incavo del collo, dove riuscivo ad arrivare, piccola com’ero.
-Ehi…bell’addormentato…ti ho portato il caffè! – mormorai dolce, intervallata da altri baci. Un mugolio si alzò dalla sua gola e mi fece vibrare l’anima. Quest’uomo era eccitazione allo stato puro. Quando si girò dopo un po’ di coccole mi sorrise.
-Potrei abituarmi a questo risveglio… - mormorò prima di catturarmi le labbra in un bacio dolce. –Buongiorno piccola! Che ore sono?!
-Mezzogiorno passato Edward…come ti senti?
-Meglio… - disse tirandosi su e appoggiando bene la schiena al divano. –Il mal di testa è passato per fortuna! Ma tu…sei già uscita? Kate è già partita? – annuii e lui sorrise dopo aver preso un sorso di caffè dalla tazza che gli porgevo. –Quindi…..siamo soli soletti?! – il tono malizioso non mi sfuggì di certo e mi allontanai un po’, solo per fare scena.
-Potrebbe essere si…ma se sei stanco e vuoi continuare a dormireeee – non riuscii a finire la frase perché mi sentii prendere per i fianchi e mi trovai sotto di lui in un baleno.
-Oh credimi piccola, non ho più sonno! Ma desidero stare a letto e rotolarmi tra queste coperte tutto il giorno, ti renderò molto dolorante! – sghignazzai e feci ridere anche lui poi i nostri occhi si incatenarono e sorrisi dolce. Lo amavo alla follia.
-Oh…beh in questo caso devo avvisarti che non hai esattamente tutta la giornata. Ad un certo punto devi chiuderti in camera di Kate, ho in serbo una sorpresa per te… - lui scosse la testa e mi fece corrucciare.
-Non ho intenzione di starti un attimo lontano. Scordatelo. Chissà quanto tempo dovremo stare separati quando tornerò a Londra. Ora che sono qui sarò la tua ombra! Qualunque sorpresa la apprezzerò ugualmente anche se non ci sarà il mio stupore… - ridacchiai, anche se quelle parole mi fecero intristire per un attimo. Dentro di me avevo l’enorme paura che nel momento in cui Edward sarebbe tornato a Londra le nostre vite avrebbero preso due strade completamente diverse, senza possibilità di stare insieme, ancora una volta. Quella frase aveva avuto il potere di creare due fazioni dentro di me, quella orgogliosa e sognatrice convinta che la nostra storia d’amore potesse essere romantica e dannatamente bella anche vissuta in due poli opposti del mondo; un’altra invece completamente affranta e timorosa, tremante di paura che la realtà fosse ben diversa dai sogni da ragazzina che ancora mi permettevo di fare. Non avevo il coraggio di parlare di questo con lui, non ora che avevamo due giorni solo per noi, che potevamo dimenticarci del mondo fuori di qui, di Charlie e Sue a Forks che ci aspettavano per fare una cena tutti assieme, potevamo scordarci di Londra, di ciò che è successo fino ad ora e far finta che questa sia casa nostra, il nostro porto sicuro…quando invece resta una fantasia di poche ore. Non volevo parlargliene, ma i miei occhi e il mio corpo, insieme alle emozioni che provo, sono sempre stati fin troppo chiari a lui. –Ehi amore…cosa c’è?
-Ti amo… - mormorai sorridendo appena, cercando di lasciare perdere i miei conflitti interiori e concentrarmi solo sulle nostre ore insieme.
-Ti amo anche io Bella… - le sue labbra toccarono le mie con dolcezza, non forzò affinché io aprissi le mie, ma fu naturale. Quando le nostre lingue iniziarono a giocare insieme, ad assaporarsi e fondersi dimenticai tutto e mi lasciai trasportare solo dalla meraviglia che era l’uomo che mi baciava. Le sue mani mi strinsero forte prima di prendere ad accarezzarmi con dolcezza e i vestiti sparirono velocemente, lasciando che i nostri corpi potessero amarsi completamente.

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