Bella Pov
Quella giornata
l’avevamo passata fuori casa, siamo passati da Leah a salutarla, prima che
iniziasse il turno del pomeriggio e poi siamo andati a trovare Jake e Maggie,
che ci hanno offerto il pranzo. Jake era esilarante, ha fatto lo scemo tutto il
tempo in cui siamo stati a casa, raccontando certe figuracce che io stessa mi
ero dimenticata e facendo ridere a crepapelle Edward che faticava a respirare.
Ad un certo punto ho pensato seriamente che stesse mettendo a rischio la mia
storia con lui, ha raccontato certe cose che era meglio dimenticare; per
fortuna la maturità di Edward ha voluto che prendesse ciò che gli era stato
raccontato come semplice motivo di risata. La mia storia con lui era salva!
Insieme ai miei due
amici gli abbiamo fatto fare un giro turistico della riserva, per poi scendere
a La Push, dove Jake e Maggie ci hanno lasciati a pomeriggio inoltrato. Ci
siamo seduti su un masso che abbiamo trovato e abbiamo chiacchierato e
chiacchierato fino quasi a perdere la voce. Poi ci siamo baciati, all’infinito,
riprendendo fiato una volta ogni tanto e sorridendo felici. Quando l’aria si fece
più fresca tornammo a casa.
Quella sera, sotto
le coperte calde, le mani di Edward cominciarono ad accarezzarmi dolcemente
facendomi venire i brividi. Sapevo di non resistere molto, avevo voglia di lui
da quando l’avevo visto fuori da casa mia la sera precedente. Lo pregai di
fermarsi, non volevo mettere a disagio né lui né me stessa facendo cose che mio
padre non avrebbe tollerato, sotto il suo stesso tetto. C’era da aspettare
poco, ne ero sicura, ma fu difficile anche per me smettere di baciarlo, di accarezzarlo,
di toccarlo. Il ricordo di cosa era accaduto la mattina mi fece sorridere e,
come se sapesse a cosa stavo pensando, ridacchiò sussurrando al mio orecchio
“Vuoi il bis principessa?”.
Sapevo che era
sbagliato, ma non potei fare a meno di baciarlo e lottare con la sua lingua nel
momento in cui le sue mani presero ad occuparsi dei miei seni. Da lì un dolce
obliò di piacere che mi fece addormentare tra le sue braccia, nuda e accaldata,
ma felice.
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Eravamo in macchina
e stavamo viaggiando verso Seattle. Avevo chiamato Kate quella mattina,
mettendomi d’accordo sui dettagli del nostro arrivo, sulla nostra permanenza e
su tutto ciò che mi veniva in mente. Lei era stata più che felice di ospitarci
per qualche giorno, e molto contenta di lasciarci l’appartamento per due
giorni, dato che lei sarebbe partita per andare a trovare la figlia. Al
telefono non mi ha spiegato granché, ma sono sempre più convinta che questi
viaggi programmati con una certa frequenza non siano più solo per la piccola,
ma anche per il papà!
A Edward non avevo
ancora detto nulla sull’ultima parte del viaggio, sperando di fargli una bella
sorpresa.
Guidavo io, dato che
lui si era rifiutato di salire sul pick-up sistemato da un amico di Seth dopo
che l’aveva distrutto, quasi.
-Bella…
-Si? – non mi girai
a guardarlo, troppo impegnata a fare attenzione al traffico.
-Ti vedo pensierosa
da ieri pomeriggio…posso sapere perché?
Avevo fatto di tutto
per nasconderlo, eppure lui mi ha beccata subito. Speravo di non mostrare a
nessuno il mio turbamento, di non farmi vedere debole e paranoica, soprattutto
non volevo che lui se ne accorgesse. Invece, dovevo mettere in conto che Edward
ha una sorta di radar per i miei pensieri e quindi era inutili tenerli per me.
Cercai di fare la finta tonta e scrollare le spalle ma il suo sospiro ne
provocò uno mio.
-Ecco…pensavo a
quando dovrai tornare a Londra, a quando…ci dovremo separare. Come faremo? – la
discussione con mio padre, avvenuta l’altra mattina, mi aveva lasciata con
questi brutti pensieri e quest’alone di tristezza che non se ne va con nulla.
-Bella, non ho
intenzione di andare via da qui domani! E non ho intenzione di lasciarti perché
torno a Londra. Ce la faremo. Ci sentiremo con Skype, proveremo a raggiungerci
quando sarà possibile…e poi sarà poco tempo. Ho cambiato corso di studio…mi
mancano solo quattro esami con questo… - mormorò le ultime parole, tanto che
non ero sicura di averlo capito.
-Cosa?
-Ho detto che ce la
faremo e…
-No! Non questo… hai
cambiato corso? – gli lanciai un’occhiataccia.
-Occhi sulla strada
principessa! – volevo ringhiare, sapevo guidare, guidavo quando ancora non
avevo la patente per le strade di La Push grazie a mio padre che mi insegnava.
–Comunque si, medico di base. Nessuna specializzazione per il momento. Pediatria
non fa per me. Sono un po’ stanco di studiare e voglio cercare di trovarmi un
lavoro e… fare altro ecco. – sembrava imbarazzato da come balbettava le ultime
parole. E così…niente più pediatria. Una specializzazione generica, un dottore
qualsiasi ma gli mancavano pochi esami. E poi…poi cosa ne avremmo fatto di noi?
In realtà a me non interessava che lui diventasse pediatra o ortopedico o
chirurgo, volevo solo che fosse felice e orgoglioso di sé stesso.
-Non lo fai solo
perché poi è più facile stare insieme?
-No Bella! Che
dici?! No… - lo vidi con la coda dell’occhio scuotere la testa. –Lo faccio
perché voglio avere un titolo di studio valido per poter crearmi qualcosa, con
tutti i soldi guadagnati grazie al pugilato posso aprire uno studio e…curare lo
stesso le persone. Ma voglio più di tutto farmi una famiglia. – arrossì a
quella confessione e non toccai più l’argomento. Voleva farsi una famiglia, con
me? Questo cosa voleva dire, che si sarebbe trasferito qui? Che mi avrebbe
chiesto di raggiungerlo? Non lo sapevo, ero completamente in stato
confusionario, riuscivo solo a guidare e fare attenzione alla strada, senza
riflettere a fondo su quello che mi aveva detto.
Quando parcheggiai
l’auto sotto il palazzo di Kate erano le sette e dieci minuti, guardai in alto
e vidi le luci accese, era già arrivata per fortuna. Scaricai il borsone dove
avevamo messo le nostre cose per questi giorni e gli feci segno di seguirmi.
Arrivare sino al piano della mia amica fu facile con l’ascensore, era al
quindicesimo piano, non osavo immaginare farmi le scale! Quando Kate vide
Edward sorrise e gli tese la mano, anche lei non vedeva l’ora di conoscerlo,
come tutti d'altronde.
Feci fare il giro
della casa a Edward, mentre Kate finiva di preparare la cena. Ormai mi sentivo
a casa tra quelle mura. Era sempre stato così con la mia amica, mi faceva
sentire a casa, non importava che dormissi in un letto, su un divano o su una
poltrona; riusciva a mettermi a mio agio e farmi sentire bene come mai.
-Allora Edward,
raccontami…cosa ti ha fatto prendere un aereo per giungere sino a Forks a
patire il freddo? – ridacchiai a quella domanda e ci trovammo a spiegarle tutta
la storia, ed era bello vedere le due versioni. Più volte notai lo sguardo di
Kate infervorarsi o addolcirsi, le volevo bene come a una sorella e credo che
sia la stessa cosa per lei.
-Tu quando parti
allora?
-Dopodomani, ho
l’aereo alle dieci della mattina! – disse tutta contenta! –A questo
proposito…mi sono ricordata di farti un doppione delle chiavi. Poi tienile
pure, mi fa piacere se ne hai uno anche tu! – sorrisi e la ringraziai. –E
questo mi fa ricordare che mi sono presa due giorni di ferie in più per farvi
da guida a Seattle, dato che immagino non vi muoverete da casa per i due giorni
che resterete qui da soli! – io ridacchiai mentre Edward era sorpreso e aveva
gli occhi grandi rivolti verso di me. –A quanto pare…era una sorpresa! – io e
lei ci guardammo per poi scoppiare a ridere.
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Mi infilai sotto le
coperte pesanti di quel divano letto e subito le braccia calde di Edward mi
raggiunsero per stringermi forte.
-E così…avevi
programmato tutto, furbona! – baciai la sua mandibola più volte leccando in
qualche punto.
-Si, ti dispiace?
-Per niente al
mondo! Non vedo l’ora che la tua amica ci lasci casa libera…spero solo di non
tirarla giù a suon di urla! – sghignazzai sul suo petto e mi trascinai anche la
sua risata. –Grazie di averci pensato, non vedo l’ora di fare l’amore con te,
di amarti completamente, di perdermi dentro di te…
-Edward, per favore!
– ansimai e lui rise, anche se potevo sentire benissimo l’effetto che le sue
stesse parole, o forse le immagini createsi nella sua testa, gli avevano
provocato.
-Non è colpa mia, è
la voglia che ho di te… mi sei mancata Bella, e fare l’amore con te mi è
mancato alla follia…più o meno come baciarti, abbracciarti, tenerti stretta,
dormire con te…Non puoi immaginare quante volte, steso sul mio letto, mi
immaginavo di averti accanto, sognavo di svegliarmi e accarezzarti, leccarti in
ogni punto del tuo corpo, succhiare forte i tuoi capezzoli fino a svegliarti e
poi entrare in te, spingere fino a mandarti in estasi e perdermi dentro di te,
le tue pareti che mi stringono, i tuoi umori che mi inebriano i sensi… -
soffiai fuori l’aria frustrata e cercai di respirare per calmarmi e non farmi
prendere dalla frenesia. Era un maledetto bastardo! Non poteva dirmi certe
cose, accarezzandomi la schiena con la punta delle dita, mentre io fremevo per
la voglia che avevo di lui.
Tutto attorno a noi
era buio, non si vedeva nulla, la testiera del divano-letto era rivolta verso
la cucina aperta e verso il corridoio dove c’era la camera della mia amica e il
bagno, Kate aveva la porta chiusa e la camera era abbastanza lontana dal
salotto. Nel caso venisse aperta o Kate andasse in bagno la sentiremmo senza
ombra di dubbio. Sospirai ancora decisa a lasciarmi andare e tornare ragazzina.
Presi una mano di
Edward e l’appoggiai sul bordo della mia maglia del pigiama accompagnandolo nel
movimento, fino a sfilarmela. Sotto non indossavo nulla e il contatto tra la
pelle e le lenzuola fresche mi provocò dei brividi. Sospirai ancora una volta e
portai la mano di Edward sul bordo dei pantaloni del pigiama.
-Bella…che…che stai
facendo? – balbettò insicuro, ma con la voce roca e bassa. Tutta la
sfrontatezza di pochi attimi prima dov’era andata a finire, Cullen?!
-Sono stufa di
aspettare il momento giusto, sono grande e vaccinata e so che dovrei pensare
prima ma…Edward… desidero fare l’amore con te e non voglio più aspettare.
Faremo silenzio, faremo piano ma voglio sentirti dentro…
-Oh Bella… si, si,
va bene… faremo piano… - tirò giù i pantaloni e l’intimo in un colpo solo,
scendendo a baciarmi le labbra e facendo giocare un po’ le nostre lingue, senza
esagerare, senza far sfociare il tutto in rumorosi gemiti che avrebbero
sicuramente svegliato Kate.
Velocemente tolsi la
t-shirt di Edward e imitai i suoi gesti con i pantaloni e l’intimo, togliendoli
in un colpo solo, poi mi misi a cavalcioni su di lui, tenendo ancora le nostre
bocche legate dai baci. Il contatto del suo membro sulla mia intimità mi fece
rabbrividire e le sue braccia mi circondarono subito, trasmettendomi un calore
infinito. Non osavo togliere le coperte, per paura che Kate potesse
raggiungerci e scoprirci nudi, le coperte e le lenzuola erano una sorta di
sicurezza, avremmo potuto far finta di dormire abbracciati, senza che si
notasse nulla.
Mi sfregai un po’
con il mio centro sulla sua intimità, provocando gemiti e ansiti che avevano il
potere di farmi eccitare ancora di più, continuai a strofinarmi sentendo il
piacere montare in me grazie alla sua asta che premeva contro il mio clitoride
in un ritmo costante che mi stava portando al limite. Quando il contatto fu
troppo poco per il desiderio di entrambi, mi alzai lievemente, le sue mani
erano aggrappate ai miei fianchi, gli occhi che si erano abituati al buio,
finalmente, ci permettevano di guardarci e vedere i nostri corpi, i nostri
occhi. Guidai la sua asta dentro di me, scendendo piano aiutata dalle sue mani
calde e forti che mi indicavano il ritmo lento, per assaporare ogni singola
emozione di risentirci uniti. Sentii la testa girare, ero seduta su di lui, le
coperte nascondevano solo le nostre gambe ma ormai non ci interessava per
niente, le nostre labbra erano serrate per non permettere a gemiti troppo forti
di scappare al nostro controllo. Restammo qualche secondo fermi, in balia di
quelle sensazioni riscoperte dopo tanto tempo, mi riempiva, pulsava dentro di
me e il mio corpo rispondeva stringendo i muscoli interni involontariamente; la
voglia di muoversi e farmi inondare dal piacere era tanta.
-Dio mio… - mormorò
con la voce spezzata e roca, con il tono più basso possibile, tanto che
faticavo a sentirlo anch’io, per colpa del fiatone che mi accorsi di avere. Con
le mani appoggiate sui miei fianchi iniziò a muoversi lentamente e con piccole
spinte alzando il bacino. Mi resi conto che dovevo muovermi, che ne avevo
bisogno, che stare fermi così era dilaniante per il nostro piacere. Mi alzai e
mi abbassai, con una lentezza infinita. Sentivo il bisogno di gemere, come
avevo necessità di respirare. Mi morsi il labbro così forte che pensai potesse
uscirmi sangue, poi ripresi il movimento, sospirando e gettando la testa
all’indietro. –Bella… Dio… - sembrava che le sue dita volessero entrare nella mia
carne, mi stringevano, mi muovevano, mi davano il ritmo di cui aveva bisogno.
Quando le emozioni diventarono troppo forti e avevo la convinzione che di lì a
poco avrei urlato con tutta me stessa, mi stesi sul suo corpo, affondando la
testa nel suo collo e gemendo piano. A quel suono mosse il bacino verso di me,
spingendo forte e arrivando in punti che non credevo possibili. Mi lasciai
sfuggire un gemito più forte, era un bisogno sviscerale e credo che per lui fosse
la stessa cosa, perché sentii i suoi gemiti nelle orecchie e profondi respiri
per calmarsi e trattenersi.
-Dio Bella… -
iniziai a muovermi con un ritmo equilibrato, mentre lui di tanto in tanto
spingeva con il bacino verso di me, come se potesse entrarmi dentro tutto,
rendendo entrambi incapaci di dire cose coerenti, incapaci di fare nient’altro
che gemere, cercando di tenere il tono di voce basso. Sembrava di essere
tornati ragazzini, quando ci si doveva nascondere dai genitori, e la cosa a
dirla tutta dava un pizzico di emozione in più proprio per quello. Il mi seno
sfregava contro il suo petto, le sue mani mi stringevano forte e io mi muovevo
aumentando i nostri piaceri all’infinito. Sentii arrivare l’orgasmo, i muscoli
interni si strinsero attorno a lui e una scarica di piacere iniziava ad attraversarmi
tutta e non riuscii più a tenere gli occhi aperti. Mi avvicinai all’orecchio di
Edward e soffiai con un tono roco e stravolto dal piacere, stringendo forte le
sue spalle a cui ero aggrappata.
-Eccomi… - lo sentii
rabbrividire e venirmi incontro nelle spinte con il bacino, e mi persi nella
sensazione della testa che girava, nel piacere estremo che si scatenava dentro
di me, mordendogli il collo per trattenermi e fare silenzio. Allungai le gambe
ma fu un attimo perché Edward invertì le posizioni e prese a spingere con più
energia, sussurrando cose irripetibili al mio orecchio, finché i colpi
diventarono più forti e cadenzati.
-Eccomi… - sussurrò
anche lui. Non so come mi era venuto in mente di avvisarlo che stavo venendo,
ma era stato un gesto intimo che mi ero ritrovata a fare e a cui non avevo
pensato minimamente. Non ce n’era bisogno, sapeva leggere il mio corpo meglio
di chiunque altro, sapeva come i brividi dell’orgasmo rendevano la mia pelle
ruvida al tatto, e ne godeva perché si eccitava a sapere di farmi
quell’effetto. Eppure…l’avevo fatto ugualmente. E la sua risposta era stata
perfetta, vorace, passionale…da non dimenticare.
Restammo ancora
abbracciati, lui con la testa appoggiata al mio seno ed io con le braccia
attorno al suo fianco, per stringerlo a me.
-Dio Bella…ti amo!
-Anche io, tanto! –
ci rivestimmo al buio, cercando di non fare rumore e riprendemmo posto sotto le
coperte, tornammo vicini, abbracciati e prendemmo sonno in un attimo.
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Con la scusa di
accompagnare Kate all’aeroporto mi ero fermata a prendere alcune cose per la
cena che avevo in mente di cucinare a Edward. Avevamo ancora una serata tutta
per noi da recuperare, quando ero tornata a Londra subito dopo le vacanze di
Natale e Edward aveva organizzato quella cena in salotto, sul tavolino basso e
tutti i cuscini posizionati per terra. In quel momento la presenza di Seth
aveva rovinato tutti i nostri piani, ma ci eravamo ripromessi una serata
solamente per noi…e forse era arrivato il momento di metterla in atto.
L’avevo lasciato
dormire stamattina perché stanotte si era alzato con bruttissimo mal di testa e
non era riuscito a prendere sonno per molto tempo. Speravo che si riprendesse
ora del mio ritorno, ma quando tornai e vidi tutto buio come esattamente avevo
lasciato ore prima la casa immaginai che stesse ancora dormendo. Senza fare
rumore chiusi la porta e mi avviai in cucina, sistemando le cose senza
accendere la luce, per paura di svegliarlo. Ormai conoscevo quella casa come le
mie tasche, per cui mi era facile muovermi. Quando guardai l’orologio e mi
accorsi che era passato mezzogiorno da un bel po’ mi decisi ad andare a
svegliarlo. Preparai il caffè in una tazza che poggiai sul comodino al suo
fianco e salendo sul letto lo abbracciai da dietro, lasciandogli dolci baci
sulla sballa e sull’incavo del collo, dove riuscivo ad arrivare, piccola
com’ero.
-Ehi…bell’addormentato…ti
ho portato il caffè! – mormorai dolce, intervallata da altri baci. Un mugolio
si alzò dalla sua gola e mi fece vibrare l’anima. Quest’uomo era eccitazione
allo stato puro. Quando si girò dopo un po’ di coccole mi sorrise.
-Potrei abituarmi a
questo risveglio… - mormorò prima di catturarmi le labbra in un bacio dolce.
–Buongiorno piccola! Che ore sono?!
-Mezzogiorno passato
Edward…come ti senti?
-Meglio… - disse
tirandosi su e appoggiando bene la schiena al divano. –Il mal di testa è
passato per fortuna! Ma tu…sei già uscita? Kate è già partita? – annuii e lui
sorrise dopo aver preso un sorso di caffè dalla tazza che gli porgevo.
–Quindi…..siamo soli soletti?! – il tono malizioso non mi sfuggì di certo e mi
allontanai un po’, solo per fare scena.
-Potrebbe essere
si…ma se sei stanco e vuoi continuare a dormireeee – non riuscii a finire la
frase perché mi sentii prendere per i fianchi e mi trovai sotto di lui in un
baleno.
-Oh credimi piccola,
non ho più sonno! Ma desidero stare a letto e rotolarmi tra queste coperte
tutto il giorno, ti renderò molto dolorante! – sghignazzai e feci ridere anche
lui poi i nostri occhi si incatenarono e sorrisi dolce. Lo amavo alla follia.
-Oh…beh in questo
caso devo avvisarti che non hai esattamente tutta la giornata. Ad un certo
punto devi chiuderti in camera di Kate, ho in serbo una sorpresa per te… - lui
scosse la testa e mi fece corrucciare.
-Non ho intenzione di
starti un attimo lontano. Scordatelo. Chissà quanto tempo dovremo stare
separati quando tornerò a Londra. Ora che sono qui sarò la tua ombra! Qualunque
sorpresa la apprezzerò ugualmente anche se non ci sarà il mio stupore… -
ridacchiai, anche se quelle parole mi fecero intristire per un attimo. Dentro
di me avevo l’enorme paura che nel momento in cui Edward sarebbe tornato a
Londra le nostre vite avrebbero preso due strade completamente diverse, senza
possibilità di stare insieme, ancora una volta. Quella frase aveva avuto il
potere di creare due fazioni dentro di me, quella orgogliosa e sognatrice
convinta che la nostra storia d’amore potesse essere romantica e dannatamente
bella anche vissuta in due poli opposti del mondo; un’altra invece
completamente affranta e timorosa, tremante di paura che la realtà fosse ben
diversa dai sogni da ragazzina che ancora mi permettevo di fare. Non avevo il
coraggio di parlare di questo con lui, non ora che avevamo due giorni solo per
noi, che potevamo dimenticarci del mondo fuori di qui, di Charlie e Sue a Forks
che ci aspettavano per fare una cena tutti assieme, potevamo scordarci di
Londra, di ciò che è successo fino ad ora e far finta che questa sia casa
nostra, il nostro porto sicuro…quando invece resta una fantasia di poche ore.
Non volevo parlargliene, ma i miei occhi e il mio corpo, insieme alle emozioni
che provo, sono sempre stati fin troppo chiari a lui. –Ehi amore…cosa c’è?
-Ti amo… - mormorai
sorridendo appena, cercando di lasciare perdere i miei conflitti interiori e
concentrarmi solo sulle nostre ore insieme.
-Ti amo anche io
Bella… - le sue labbra toccarono le mie con dolcezza, non forzò affinché io
aprissi le mie, ma fu naturale. Quando le nostre lingue iniziarono a giocare
insieme, ad assaporarsi e fondersi dimenticai tutto e mi lasciai trasportare
solo dalla meraviglia che era l’uomo che mi baciava. Le sue mani mi strinsero
forte prima di prendere ad accarezzarmi con dolcezza e i vestiti sparirono
velocemente, lasciando che i nostri corpi potessero amarsi completamente.
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