sabato 3 gennaio 2015

Capitolo 33



Bella pov

Una volta all’interno dell’appartamento di Edward la prima cosa che feci fu togliermi le scarpe e metterle in un angolo, poi avrei pensato a portarle in camera. Anche il vestito sarebbe stato da togliere, perché mi dava davvero fastidio, ma avevo più bisogno di mettere qualcosa sotto i denti al momento. Mi diressi in cucina, aprii il frigorifero e sorrisi, c’era davvero di tutto.
-Ehi...preferisci spaghetti con il sugo o altro? – avevo parlato a voce alta per farmi sentire, sapendo che probabilmente era andato a cambiarsi. Mi stupii invece della sua voce vicina.
-Qualcosa che si possa riscaldare.. – disse e le sue mani si arpionarono ai miei fianchi, tirandomi verso di lui. La mia schiena a contatto con il suo petto, le mani che si muovevano con pressione sulle ossa del bacino, il fiato caldo sul mio collo.
-Edward.. – biascicai, sentendo la sua eccitazione premuta sul mio fondoschiena. Avevo aspettato, e lui aveva atteso con me. Non volevo lanciarmi in qualcosa di troppo approfondito se non ne fossi sicura. Così ci eravamo lasciati andare a piccoli tocchi, carezze; avevamo imparato a conoscere lentamente il corpo dell’altro, ogni notte dedicandoci a parti diverse, senza mai esagerare, senza andare fino in fondo. Da qualche giorno però la voglia di entrambi stava diventando incontenibile e anche a me sembrava assurdo aspettare.
-Non hai idea di che serata ho passato! – iniziò a dire, baciando di tanto in tanto il mio collo esposto per colpa del vestito. -Avevo accanto la donna più bella di tutto il ristorante, di tutta Londra, e mi sentivo così fortunato ed orgoglioso.. – raccontò. Portai una mano tra i suoi capelli e l’altra intrecciata alla sua mano salita mia pancia. –E più ti guardavo più desideravo averti. Immaginavo stenderti sul tavolo e levarti questo abito di dosso, farti rimanere con queste scarpe meravigliose, tutta nuda solo per me. Prenderti in ogni superficie disponibile…non ti dico neppure il viaggio in auto che tortura. Il tuo profumo, lo spacco del vestito che mostrava la tua gamba, la tua pelle così chiara e così invitante. Non so come mi sono trattenuto. Ti voglio Bella… - gli occhi si erano appannati dal desiderio e li chiusi mentre la mano libera dalla mia si muoveva sul mio fianco su e giù senza oltrepassare il solito limite. Era come se aspettasse il mio permesso per osare di più.
Avevo voglia anch’io. Tanta. Così tanta che il perizoma che indossavo era da lanciare in lavatrice immediatamente.
-Spogliami.. – riuscii solo a dire, guidando la sua mano intrecciata alla mia sul mio seno. Lo sentii respirare profondamente e iniziare a togliere la stola con una sola mano gettandola per terra. Accarezzò la parte di schiena scoperta e poi fu l’ora del vestito. Fece scendere la zip che arrivava a metà schiena a poi sbottonò l’unico bottone sul collo. Slegò la mano dalla mia e mi fece girare, incatenando gli occhi ai miei.
-Bella…- non capivo se era un complimento o se solo il mio nome, sussurrato sulle mie labbra, mentre con le mani faceva scendere il vestito, facendomi restare con un perizoma bianco in pizzo semitrasparente e un reggiseno abbinato ma con spalline e girovita trasparente.
Quando si staccò dal bacio fece scendere lo sguardo su di me.
Ed io me ne stavo ferma, con le braccia attorno al suo collo, a farmi guardare e arrossire, vestita solo di piccoli pezzettini inutili di stoffa.
-Oddio… - disse poi buttando la testa all’indietro e appoggiandosi indietro all’isola per sorreggersi. Mi avvicinai e cominciai a slegare la cravatta e i primi bottoncini della camicia dal collo. Poi tolsi la giacca. Quando cadde a terra i suoi occhi si fissarono sui miei e per non lasciarli andare, sbottonai la camicia a tatto, toccando il suo petto, accarezzandolo, per individuare i bottoni...e non solo. Era bellissimo. L’avevo già visto senza magliamolte volte, anche così da vicino...ma ora, ora che erano le mie mani che lo spogliavano, ora che stavamo avendo di più, era più bello. Quando anche la camicia toccò il pavimento mi dedicai ai pantaloni. Era una cosa che mi metteva in imbarazzo e difatti le guance avvamparono subito, ma cercai di scordarmene e i suoi occhi riuscirono a catturarmi e a farmi dimenticare tutto. Slacciai la cintura e la tolsi dai pantaloni lentamente, gettandola a terra. Poi tornai per sbottonarli e farli scendere, ma con gli occhi incatenati ai suoi andai per tentativi accarezzandolo dolcemente. Stavo rallentando ogni cosa, stavo rendendo tutto molto lento, molto calmo, anche se morivo dalla voglia di stare pelle contro pelle, di sentire le sue mani su di me, di provare piacere e sentirmi completa.
-Oh… - un gemito basso gli uscì dalla gola incontrollato quando tirai giù la cerniera e lo toccai; il mio piccolo ego crebbe di un po’. Era bello fargli questo effetto, dannatamente bello. Spinsi in basso i pantaloni e poi feci lo stesso suo gesto. Passai lo sguardo dal volto fino alle gambe, soffermandomi sul tatuaggio e portando un dito ad accarezzarlo lentamente. I boxer grigi con il bordo nero lo lasciavano scoperto quasi del tutto e quel pezzo di lui, quelle scritte così dolorose mi fecero emozionare. La sua mano si unì alla mia, intrecciandola per poi portarla su e appoggiarla al suo petto. –Ti prego...toccami. Non ce la faccio più!
Era assolutamente fantastico che mi pregasse in questo modo, che avesse bisogno di me così tanto. Seguii la sua richiesta portando anche l’altra mano ad accarezzargli il petto, stringere i fianchi, scendere sul sedere e palparlo. Oh…il suo sedere era il paradiso per le mie mani.
-Oh si…toglili! – disse quando infilai le mani dentro ai boxer per avere contatto pelle contro pelle, con il suo sedere. La sua testa era buttata all’indietro ed era estasiato da semplici carezze. Imbarazzata e timorosa li afferrai dai fianchi e li feci scendere, una volta arrivati alle caviglie pensò lui a lanciarli lontano. Così ora era nudo. Completamente nudo. Bellissimo. Uno spettacolo della natura tutto per me. Era talmente grande che mi chiedevo se avrebbe fatto male, era troppo tempo che non facevo l’amore con qualcuno. –Oddio non guardarmi cosìììì… - Suonava frustrato, desideroso e pronto ad esplodere da un momento all’altro.
-Così come? – domandai e mi sorpresi di avere la voce bassa e roca, irriconoscibile quasi.
-Come se non avessi mai visto nulla di più bello, come se volessi toccarlo, come se fossi desiderosa di sentirlo… – le sue mani erano appoggiate all’isola, per tenersi in equilibrio e mi guardava con gli occhi socchiusi dall’eccitazione. La cosa bella era che sapeva capire i miei sguardi.
-Ma è così...è tutto vero quello che hai detto! – confermai, accarezzandogli lo stomaco, e quegli addominali che ancora si vedevano, per poi scendere alla forma V perfetta, fantastica.
-E cosa stai aspettando allora? – sghignazzai.
-Sei impaziente principino…lo sai?! – annuì mentre un dito intrecciava e giocava i suoi riccioli sul pube. Tratteneva il fiato, era chiarissimo capirlo, perché le labbra erano serrate e il torace allargato per trattenere l’aria. Decisi di non farlo aspettare oltre..infondo non ero così sadica e poi volevo sentirlo davvero.
Mi portai fino alla punta e con l’indice passai tutta la lunghezza fino ad arrivare infondo e poi salire, due, tre volte ancora. Poi lo circondai completamente con la mano e con il pollice distribuii i primi umori sulla punta facendolo gemere forte.
-Ooohh…Ooohhh…
Non sapevo dove guardare. La mia mano che si muoveva su di lui, a ritmo lento e cadenzato, stringendo decisa il suo pene duro e grande, decisamente grande..o il suo viso una maschera di piacere.
-Ahh…Bella…Ahhh.. – non lasciai che dicesse altro e mi avvicinai di un altro passo, mi posizionai appoggiata sul suo fianco, la sua gamba tra le mie e il mio petto appoggiato al suo. Il suo braccio venne a cingermi la schiena e con la bocca presi a succhiargli i capezzoli e finchè pompavo il suo membro pensai a lasciargli dei succhiotti. Non li amavo, ma dannazione, lui era lì per me…si faceva fare ogni cosa. Ed io volevo vederlo marchiato da me. Quando iniziai a mordergli il collo lo sentii sussultare nella mia mano ed aumentai il ritmo. Dalla sua gola solo gemiti e parole sconnesse che non capivo e poi il suo braccio si strinse attorno alla mia vita e gli occhi erano serrati, il volto era l’espressione del piacere all’ennesima potenza. Capii che si stava lasciando andare, che non voleva combattere, che non voleva resistere, si stava sgretolando sotto il mio tocco e continuai aumentando la velocità e lasciando che venisse tranquillamente sulla mia mano. Era il momento perfetto. Con nessuno mi sono sentita così potente da essere orgogliosa di fargli provare tutto questo piacere.
-OOOHHH SIII! ODDIO SIII! – il suo fiatone mi fece sorridere, e pensare che mi aveva aspettato per tutto questo tempo, ancora di più. Dopo poco mi staccai, per prendere qualcosa con cui pulirmi ma non mi allontanai neppure di un passo, che il suo braccio rafforzò la presa su di me. –Dove pensi di andare? – sghignazzai e indicai la mano. –Oh...scusa.. – arrossì un po’ ed io scossi la testa. Appena aprii l’acqua però sentii un ringhio da dietro che mi spaventò e girandomi lo trovai a fissarmi, con i pugni chiusi e gli occhi ridotti a due fessure...non solo. Era pronto di nuovo. Sorrisi tra me e me.
-Che succede? – chiesi, cercando di calmare il rossore che si era formato sul viso. Non ebbi la risposta però, perché sentii solo voltarmi e poi la sua bocca sulla mia in un bacio che era solo lingua e voracità.
-Posso…posso...toccarti? – sorrisi tra i baci e intrecciando la sua mano la portai sul mio seno. Un attimo dopo, non so come mi trovai seduta sul bancone della cucina, le sue mani sull’attaccatura del reggiseno e la sua bocca sul collo. Il primo pezzo di intimo finì per terra in un baleno e ci scommettevo, quello sotto a breve avrebbe fatto la stessa fine. Poi le sue mani ripresero posto sul mio corpo e mi accorsi che stavo gemendo quando la sua bocca si chiuse sulla mia, perché non sentii più rumore. Esattamente come avevo previsto poco dopo anche le mutandine raggiunsero il mucchio di vestiti che si era raccolto in cucina e sorrisi, finché le sue dita non presero ad accarezzare la mia intimità. In quell’istante mi bloccai e pensai solo a non rimanere senza fiato. Mi aveva aperto le gambe ed aveva imitato la mia posizione di prima, le sue dita accarezzavano il clitoride con tocchi leggeri, spalmando i miei umori e poi scendevano giù fino alle labbra, giocava un po’ bagnandosi le dita senza mai entrare davvero e poi su di nuovo e giù ancora. Ero fradicia, ero eccitata come mai nella vita, i suoi denti e la lingua giocavano con i miei capezzoli duri ed eretti e mi sentivo sull’orlo del precipizio. Probabilmente sarei venuta appena avrebbe toccato il fascio di nervi con un po’ più di pressione. Ero già tesa, pronta a reggere il turbinio di emozioni che sarebbe arrivato da lì a poco, mi tenni forte al piano della cucina e socchiusi gli occhi per godermi un po’ la sua figura fino al momento in cui non ce l’avrei più fatta e li avrei chiusi. Ma i suoi piani erano altri e un dito finì dentro di me, facendomi boccheggiare per la sorpresa e il piacere. Lo muoveva dentro e fuori, dentro e fuori lentamente, in profondità e poi ne aggiunse un altro.
-Si..si…oooh..siii… - mi stesi sul bancone freddo della cucina, lasciandogli il via libera al mio corpo, ero nelle sue mani, poteva fare quello che voleva. Quando capì che ero al limite spostò le dita sul clitoride, muovendole in circolo. Tutti i miei nervi si tesero, fino a diventare corde di violino pronte per suonare. Ed esplosi dopo poche carezze.
-Oddio..Ohh…Ahhh..siiii…siii..- ero ancora in balia del piacere, quando sentii le sue braccia sollevarmi e trasportarmi fino in camera e depositarmi sul letto.
-Sei bellissima.. – mi sussurrò sulla bocca prima di levarmi il fiato rimasto.
Non so con che forza andai avanti, ma poco dopo dovetti spostarmi obbligatoriamente per respirare, ero in debito di ossigeno. Sghignazzò ed iniziò ad accarezzare il profilo del mio volto con la mano con estrema dolcezza, mentre le nostre gambe si intrecciavano. Quando sfiorai con la coscia nuda la sua erezione lo vidi chiudere gli occhi, trattenendosi dall’emettere l’ennesimo gemito della serata. Portai una mano su di lui e lo accarezzai piano, cercando di calmare la voglia che sentivo di nuovo impossessarsi di me.
-Bella…
-Shhh...- leccai le sue labbra e poi con la lingua cercai la sua. Non fu difficile trovarla, dato che mi venne incontro, spingendomi sul letto con il suo corpo e posizionandosi tra le mie gambe. Cercava di non pesarmi, quando il suo corpo sul mio non lo faceva assolutamente, anzi era solamente uno stimolo. Il suo corpo addosso mi eccitava.
Feci vagare le sue mani sul suo corpo, fino ad arrivare al suo sedere perfetto e lo strinsi, facendolo grugnire di piacere. Il suo bacino era posato sul mio, in un sento-non-sento che mi fece impazzire dal desiderio.
-Edward… - mormorai tra i baci, spingendo il sedere verso di me.
-Aspetta… – disse staccandosi e togliendosi da me per uscire dal letto. Non so dove andasse ma lo fermai, prima che potesse interrompere questo momento. –Arrivo subito...devo solo prendere una cosa in bagno.. – capii subito di cosa parlava, così scossi la testa sorridendo.
-Non serve...prendo la pillola da anni...e non ho preso medicine che possano interferire con gli effetti…e sono sana… - dissi alla fine. In un momento era di nuovo su di me a baciarmi più profondamente di prima. Questa volta non ci pensai due volte ed intrufolai una mano tra i nostri corpi, prendendo il suo sesso e avvicinandolo al mio, in un chiaro intento di invitarlo a darsi una mossa. Sorrise mentre mi baciava e poi delicatamente iniziò a spingere dentro di me, piano, con tranquillità. Era lento e fu una grazia, perché pensavo davvero di rompermi ad un certo punto. Con qualche spinta riuscì ad entrare completamente ed entrambi emettemmo un gemito strozzato.
-Oh…sei così…così stretta…così perfetta..e sei bellissima. Dio se lo sei! – ogni parola una spinta e un brivido di piacere. Ogni sussurro il suo fiato caldo mi inebriava, lasciandomi completamente scossa e incapace di capire persino dove mi trovavo. Riuscivo solo a ripetere il suo nome all’infinito. Nonostante fossi venuta poco prima ero già al limite, e l’aveva capito anche lui, perché mi aveva sollevata leggermente dal letto, per potermi stringere il sedere e spingere più forte. Quando venne, poco dopo rispetto a me mi sentii completa e appagata. Non c’era nulla in quel momento che avesse più valore di quello che avevamo appena fatto. E mi resi conto troppo tardi…che era amore.

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Quando mi svegliai sentii subito il corpo caldo di Edward attorno al mio, ero stesa su di un fianco e lui da dietro mi abbracciava, facendomi da coperta insieme al debole lenzuolo che aveva allungato su di noi. Mi mossi leggermente e le sue labbra si posarono sulla mia spalla.
-Ben svegliata... – sorrisi dolcemente girandomi per guardarlo negli occhi.
-Sono pessima...scusami! – scosse la testa sorridendo anche lui.
-Non ti preoccupare, non hai dormito molto..solo un’oretta.. – levai gli occhi al cielo e sbuffai, stavo per dirgli qualcosa quando il mio stomaco borbottò e lui scoppiò nella risata più bella di sempre.
Non eravamo più ragazzini, ma era come se quello che era accaduto stasera avesse un significato più profondo. O forse lo vedevo solo io, perché mi ero accorta di essermene innamorata, perdutamente.
-Andiamo a mangiare qualcosa?! – propose ed io annuii velocemente e con foga, perché davvero ero a digiuno da troppo, dato che la cena di quella sera l’avevo abbondantemente digerita solo facendo a piedi ascensore – porta d’entrata.
Quando scese dal letto mi accorsi che aveva già indossato un paio di boxer e i capelli erano umidi.
-Hai fatto la doccia? – mi guardò ed annuì. –Potevi aspettarmi.. – dissi dolcemente, anche se di dolce nell’immagine che avevo visualizzato nella mia testa non c’era assolutamente nulla.
-Piccola..ne ho approfittato mentre dormivi..se sapevo che volevi farla insieme avrei aspettato.. – prese a trafficare nel suo armadio fino a trovare quello che cercava e porgermelo. Era una scatola bianca e blu.
-Cos’è?
-Una cosa che ho pensato per te.. per ringraziarti di essere insieme a me in questo casino che mi circonda e mi circonderà..
-Edward..non dovevi… - ero imbarazzata e tremendamente a disagio.
-Ehi piccola, non è nulla davvero. E poi..ti serve. Giuro di avere pensato a qualcosa di utile.. – sorrise con il sorriso che era la sua firma e poi mi esortò ad aprire.
Tirai fuori una camicia leggera, con le cuciture bianche, di colore blu notte, un reggiseno e una mutandina abbinata, un piccolo paio di pantaloncini blu e un paio di calzettoni antiscivolo caldi. Scoppiai a ridere con le lacrime agli occhi per la commozione. Ero un tripudio di incoerenza in quel momento. Osservai più volte cosa conteneva il mio regalo, chiedendomi come facesse a conoscermi così bene. Non aveva pensato ad una camicia da notte, né ad un pigiama, né tanto meno ad un completino sexy. Era ciò che avrei comprato io se ne avessi avuto la possibilità.
-Grazie Edward..è..meraviglioso! – ero incapace anche di dire qualcosa di serio. Si avvicinò di più a me e baciò le mie labbra, teneramente.
-Tu lo sei, non immagini quanto! – aveva pensato che non indossavo nulla quando venivo qui, perché odiavo portarmi il cambio avanti e indietro e lasciare le mie cose qui era troppo prematuro. E allora avevo il mio spazzolino chiuso nel mobiletto, che tiravo fuori all’occorrenza, il mio accappatoio dietro la porta e non appeso al gancio di fianco a quello suo. Indossavo sempre una sua camicia ed un paio di boxer e diceva che amava vedermi girare per casa così, era l’abbigliamento che preferiva perché era semplice, sensuale e originale da morire. Ed ora avevo qualcosa da indossare di notte, proprio come piaceva a entrambi. –Tieni, ora per il momento usa questo..poi potrai metterli.. – mi passò un paio di boxer e una sua maglietta nera larga che mi arrivava fino sotto al sedere ed io recuperai dal cassetto un paio di calze da indossare, o mi sarei gelata i piedi.
Poi insieme andammo a cucinare qualcosa. Spaghetti con il sugo già pronto, e un paio di crepes veloci. Dopo un’ora eravamo sazi. Raccogliemmo il disastro di vestiti che avevamo ammucchiato in cucina e tornammo in camera.
-Ti spiace se faccio la doccia? – scosse la testa e si stese a letto.
-Ti aspetto qui intanto..fa veloce! – sorrisi e mi piegai per baciarlo. Avevo in mente che si sarebbe addormentato in fretta, prima che tornassi dalla doccia.
Quando ritornai in camera infatti era disteso a pancia in su, con un braccio lungo il cuscino su cui avrei dormito e l’altra sotto la sua testa, scossi la testa sorridendo alla tenerezza di quell’immagine. Era perfetto. Qualcosa di assolutamente sublime per la mia vista.
Niente maglia.
Lenzuolo che arriva fino ai boxer.
Capelli disperati.
Viso rilassato e tenero.
Mi stesi di fianco a lui e inevitabilmente il suo braccio finì tra il collo e il cuscino. Come risvegliato da un segnale si piegò su di me per abbracciarmi, coprii entrambi con il lenzuolo, nonostante la camera fosse calda, verso mattina si sentiva sempre un po’ più di freddo.
Avevamo fatto l’amore.
Era stato magnifico.
Era stato il momento migliore di sempre.
Ed io…avevo capito che l’amavo.
Chiusi gli occhi sospirando, cercando di non attirare l’attenzione, di non svegliarlo.
L’amavo.
E questo non mi piaceva per niente…eppure allo stesso tempo ne avevo bisogno.
Avevo bisogno di credere che questa volta sarebbe stato per sempre, che ciò in cui ci eravamo buttati poteva andare avanti forte contro tutti e tutto, che qualsiasi ostacolo lo avremmo sorpassato, abbattuto, considerato nulla.

Dovevo crederci.
Dovevo fidarmi.
Dovevo lasciami andare.

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