Bella pov.
Avevamo mangiato attorno al tavolino del salotto, ed
anche se ero stanca morta dopo quel viaggio infinito accolsi con gradimento la
voglia di Seth di guardare un film. Ovviamente si era proposto di lasciarmi il
posto sul divano e di sedersi sul tappeto, ma io avevo il mio posto speciale,
affianco a Edward. Non c’era neppure bisogno di chiederglielo, aveva già
assunto la posizione per farmi posto ed io sorrisi, raggiungendolo. Era l’unico
motivo per cui volevo guardare il film. Ovviamente lasciai la scelta agli
uomini ed io ed Angela pensammo a sparecchiare dalle scatole vuote e
dall’immondizia.
Quando tornammo in salotto mi accomodai di fianco a
Edward che subito posizionò una mano sul ginocchio e mi sorrise. Era il nostro
posto e non me ne importava nulla di avere il divano disponibile. Quando le
luci si spensero e Angela premette play mi trovai un po’ scomoda. Mi piegai un
po’ sulla pancia ed appoggiai la testa sulla spalla di Edward.
-Ti dispiace? – sussurrai, vicina al suo orecchio. Lui
avvicinò la mano alla mia e la intrecciò.
-Assolutamente no…
-Mi dici che è successo alla mano per favore? – mormorai
a bassa voce, in modo che gli altri non ci sentissero, grazie al volume del
film.
-Sempre i soliti tizi dell’altra volta..- un po’ lo
sospettavo, così sospirai pesantemente.
-Quando è successo?
-Subito il giorno che sono iniziate le gare nazionali.. –
nessuno dei due guardava il film, troppo presi da noi due.
-Perché non me l’hai detto?
-Ti saresti preoccupata..per nulla..
-Edward… - soffiai, cercando di fare un tono scocciato.
-Non è nulla davvero..qualche punto ed è già quasi
guarita… - scossi la testa e lui mi sentì. – piuttosto tu..come mai sei tornata
così presto a casa? – mi armai di coraggio e risposi sinceramente.
-Non volevo perdermi anche la finale… - le mie dita
vennero strette più forte ed io sorrisi.
-Mi sei mancata…
-Anche tu…
Non so se parlò ancora, o come era andato a finire il
film, ma cullata da Edward, dalle carezze, dal suo profumo, dal calore del suo
corpo mi addormentai. Non tolsi i jeans e neppure il maglione pesantissimo che
indossavo ancora dal giorno precedente, non feci la doccia e neppure mi lavai i
denti.
Quando la mattina mi svegliai ero comodamente adagiata
tra le mie coperte, nel letto da sola e con la luce che entrava a svegliarmi.
Mi crogiolai un po’ nel tepore delle lenzuola e sorrisi ricordando la sera
prima. Guardandomi attorno mi resi conto che davvero si trattava della mia
camera a Londra e non era un bellissimo sogno ma la realtà. Poggiando gli occhi
sul comodino trovai un biglietto, allungai il braccio e l’afferrai aprendolo.
“Buongiorno,
comprensibilmente sei crollata dopo appena un quarto d’ora di film…Seth dopo
mezzora! Lui dorme beato sul divano, io ed Angela non ce la siamo sentiti di
spostarlo..tu invece non potevi spaccarti la schiena sulla poltrona. Oggi non
ho la gara, perché è domattina..ma Emmett non vuole assolutamente che mi
distraggo…per cui non so se riusciremo a vederci. Fatti sentire quando ti
svegli però. Tuo, Edward”
Lo rilessi una seconda volta e sorrisi. Cercai il cellulare sul comodino ma mi accorsi che non c’era, probabilmente era ancora dentro la mia borsa. Con molta calma mi alzai dal letto afferrai la borsa e cercai il cellulare, per poi avviarmi in cucina a preparare un buon caffè. Seth dormiva ancora sul divano ed in cucina ad aspettarmi con la porta chiusa c’era Angela.
-Ehi, buongiorno! – sorrise e disse a voce bassa.
-Ciao! – guardai l’orologio ed era quasi ora di pranzo.
Cavoli. Avevamo dormito un sacco!
-Ho preparato il caffè perché pensavo di venire a
svegliarvi! Ho comprato dei biscotti e delle brioche per colazione, ma credo
che a questo punto vogliate mangiarle per pranzo… - annuii e mi affrettai a
recuperare la tazza che mi stava porgendo, bevendone un lungo sorso.
-Grazie per ieri sera! Tu ed Edward avete fatto molto.. –
lei scrollò le spalle e sorrise.
-Quel ragazzo è di una dolcezza infinita, è venuto qui
prima di andare in aeroporto e mi ha offerto qualsiasi cosa pur di stare da
solo con te per una serata e perché lo aiutassi a preparare il salotto. – mi
accarezzò un braccio e poi aprì la porta per andare a svegliare Seth. Sbloccai
lo schermo e scrissi velocemente un messaggio per Edward premendo “invio”. Non
volevo stare troppo a pensare. Il nuovo tatuaggio me lo ricordava. Già…chissà
se l’aveva visto?! Chissà se gli sarebbe piaciuto? Chissà cosa penserà quando
lo vedrà? Ci rimarrà male? Capirà cosa vuol dire?
“Buongiorno! Grazie mille per la serata di ieri..anche se non sono stata molto partecipativa. E grazie anche per avermi messo a letto, principino! Volevo sapere se era possibile venire ad assistere alla gara domani mattina….? Bacio, Bella”
Non ho dovuto aspettare molto per la risposta, solo il tempo di portare i biscotti e le brioche sul tavolo in salotto, dove Seth stava pseudo dormendo sulla sedia, di fronte al caffè, mentre Angela ridacchiava a quella vista.
“Principino?! Comunque si, è possibile assistere agli incontri, bisogna comprare il biglietto molto in anticipo perché solitamente vanno a ruba…bacio Edward”
Sbuffai, ma ero sicura che in un modo o nell’altro sarei riuscita ad entrare, in fondo era a questo che serviva Emmett no?! Anche… sorrisi tra me e me mentre assaggiavo il biscotto e rispondevo a Edward.
“Oh..e quindi io ho fatto un viaggio di quasi due giorni, sorvolando l’oceano e attraversando mezzo mondo…per niente?! Come faccio adesso?! B”
-Ma questi due sono sempre così? – sbottò Seth, infastidito dal tic delle dita sul touch-screen.
-Anche peggio! – rispose la mia coinquilina ridendo. –Che
vi va di fare oggi?!
-Tu non devi studiare? – le risposi e lei scosse la
testa.
-Non oggi..oggi mi dedico alla visita di Londra..che ne
dici Seth?! Ti unisci a me?! – la osservai e capii ogni cosa.
-Le vacanze a casa non sono state delle migliori eh?! –
lei annuii. –Va bene..ne riparleremo..ora però…ho bisogno di una doccia ed
anche Seth..se non ti dispiace vado io per prima, che ho già finito! – lui
annuii e acchiappò una brioche dal sacchetto sporcandosi di zucchero a velo. In
bagno portai anche il telefono che segnava un altro messaggio.
“Ti aggradava l’idea di vedere omaccioni in pantaloncini e petto nudo, Swan?! E”
Risi e pensai a qualcosa che potesse essere una bella risposta e che mi permettesse di rischiare un pochino di più. Non volevo più essere passiva!
“Veramente me ne interessa solo uno, di omaccione in pantaloncini e petto nudo..Pensi che io possa averne un po’ per me di quel ragazzone?!”
Mi infilai sotto la doccia e ne uscii mezzora dopo, il bagno era stato invaso dalla nebbia per colpa del vapore dell’acqua bollente. Mi vestii e pensai ad asciugare i capelli e solo dopo un’altra abbondante mezzora recuperai il cellulare.
“Dovresti chiederglielo…”
La risposta mi aveva spiazzata. Avrebbe dovuto essere più…osè, più spinta, che ne so io…più..più! Insomma! E invece fredda e distaccata.
“Credo di averlo appena fatto, ma la risposta è stata scioccante e per niente di mio gradimento..! Pazienza…mi rifarò!”
“Esci dal bagno principessina!”
Sorrisi tra me e me e mi velocizzai nei movimenti, aprendo la porta di fretta. Lo trovai seduto sul divano, accanto a Seth, mentre guardavano la televisione.
-Era ora! Non vedo l’ora di gettarmi anch’io sotto
l’acqua! – il mio fratellastro si chiuse in bagno, mentre io prendevo posto sul
divano, di fianco a Edward.
-Che ci fai qui? – sorrideva mentre si avvicinava ed appoggiava
le labbra sulla mia fronte.
-Sai di buono! – sorrisi e ripetei la domanda. –Non puoi
mandarmi certi messaggi e sperare che non corra qui da te..Emmett ha dovuto
fare i salti mortali per convincermi a stare a casa..senza riuscirci! – scossi
la testa.
-Edward..volevo solo…non certo…uff.. – non trovavo le
parole. Dicevo una cosa e lui era qui. Era…perfetto.
-Se vuoi me ne vado anche subito.. – sembrava offeso.
Scossi la testa e mi avvicinai, appoggiando la testa sulla sua spalla.
-Assolutamente no! Senti..per domani come posso fare?
Emmett non può aiutarmi?! – ero davvero volenterosa di partecipare
all’incontro. Le sue dita presero ad intrufolarsi tra i miei capelli.
-Entrerai come staff, farai parte del mio team..non c’è
alcun problema.. l’importante è che non crei casini all’interno della
palestra.. – sorrisi e scossi la testa.
-Sarò un angioletto… Non vedo l’ora. Non sai quanto ci
sono rimasta male sapendo di non poterle guardare neppure alla tv… - mormorai.
-Bella…io credo che dovremmo parlare… - che diavolo era
successo ora? Tendevo davvero a non capirlo certe volt.e
-Va bene..
-Non qui. Ti va di farti un giro?
-Ora? Ho tutte le valigie da disfare e..devo aiutare Seth
a disfare i suoi bagagli…non possiamo restare qui? – avevo davvero voglia di
uscire ma..i doveri mi richiamavano.
-Ma..solo io e te? Non voglio intrusioni.. – sbuffò.
-Promesso.. – mi alzai repentina e bussai alla porta di
Angela. Mi fece entrare ed io le sorrisi.
-Il principe azzurro è tornato! – mi prese in giro ed io
annuii.
-Senti..ti dispiace portare Seth a fare un giro? Io ed
Edward abbiamo bisogno di….parlare.. – la vidi arrossire e poi alzarsi in
piedi.
-Bella non devi mentire con me..
-Oh no! Giuro… - la fermai prima che potesse continuare e
mettere entrambe in imbarazzo con strane affermazioni. –Dobbiamo chiarire cosa
è successo prima di partire e..non voglio rimandare. Voleva uscire ma io devo
disfare i bagagli.. – lei parve non crederci ma annuii lo stesso. Le sorrisi e
le lasciai un bacio sulla guancia. –Grazie! A buon rendere!
Tornai in salotto e vidi che Edward se ne stava seduto
con gli occhi probabilmente chiusi e un braccio sopra. Le gambe semi divaricate
e la posizione comoda sul divano, avrei tanto voluto stendermi ed appoggiare la
testa sul suo petto e continuare a dormire.
-Ehm..ti va un caffè? – proposi e in quel momento sembrò
tornare dentro casa e capire dove si trovasse. Scosse la testa ma si alzò lo
stesso dal divano.
-Per regolamento non posso assumere più caffeina di un
certo limite, ed oggi ho già bevuto la mia dose…domani devo fare l’esame prima
di salire sul ring! – mi spiegò seguendomi in cucina.
-Cosa posso offrirti allora? Tea? Succo di frutta?
Acqua?! – si prese un bicchiere dalla credenza e poi si avvicinò al frigo per
prendere il succo di frutta. Ecco. Perfettamente a suo agio! –Oppure puoi
arrangiarti e mandare a quel paese le buone maniere della padrona di casa!
–borbottai mentre mi servivo mezza tazza di caffè. Lui sghignazzò e si fece più
vicino.
-A tutti gli effetti sono io il padrone di casa! –
scherzò ed io sorrisi annuendo. –Allora, raccontami..come sono state queste
vacanze a casa? – gettai la testa all’indietro e sbuffai.
-Un inferno! Dopo solo un giorno che mi trovavo a Forks
già desideravo tornare qui! – tirai all’indietro i capelli con un gesto della
mano, cercando di far passare la frustrazione al ricordo di quei momenti. –Non
so se puoi capirmi ma provaci. Varco la porta di casa e trovo la dispensa
piena, tutto in ordine, il bucato fatto e soprattutto, cosa che non ho mai
visto a casa mia, decorazioni dappertutto! Sembrava che lo spirito del Natale,
anzi no meglio ancora Babbo Natale in persona, avesse preso come base operativa
casa Swan a Forks! – lo feci ridere e mi fermai un secondo a guardarlo e a
godermi quel suono meraviglioso. Era bellissimo. Più bello di quello che
ricordavo, ed ora era a qualche passo da me. Perfetto. –Poi scopro che mio padre
ha una compagna, e non solo, fosse finito qui sarebbe quasi quasi normale, ma
si sa che quando le cose succedono ai Swan fanno il botto! Per cui, Charlie e
Sue aspettano un bambino o una bambina, si vedrà! E mi hanno taciuto la cosa
per mesi, inaccettabile davvero! Non sapevo neppure che stavano insieme quei
due e in un giorno solo scopro la convivenza e la gravidanza, pensavo di
svenire sul posto per le emozioni! Nella vecchia stanza di pittura di Reneè
hanno creato la cameretta per il neonato, mi hanno modernizzato la camera
adolescenziale che avevo e apportato qualche altra modifica qui e là. Insomma,
fino a questo punto tutto gradualmente accettabile. Il vero boom è stato andare
a trovare gli amici di infanzia, cominciando da Jake…- mi fermo per riprendere
fiato e per raccogliere le idee, giusto perché sembro tanto Alice in questo
momento, con la parlantina a macchinetta! –Dicevo, vado da Jacob e ci rimango
quasi secca scoprendo che dopo le fatidiche parole “Jacob Black, non si
impegnerà mai sul serio con una ragazza, Jacob Black ama il divertimento, Jacob
Black non si farebbe mai incastrare dai sentimenti, soprattutto quelli inutili
come l’amore. Andiamo chi mai vorrebbe una ragazza fissa quando potrebbe avere
tutte le altre che cascano ai suoi piedi?!” – cerco di imitarlo, riuscendoci
malissimo, ma facendolo ridere nuovamente, per mia fortuna. –Beh, notizia delle
notizie. Jacob Black ha una ragazza da mesi e non mi ha detto nulla, e vivono
addirittura a casa Black tutti e due… - sbuffai e lui si fece più vicino.
Nel momento in cui stavo per aggiungere tutto quello che
c’era di serio da sapere, quello che più precisamente riguardava la parte in
cui approdo a casa di Kate e capisco l’enorme stronzata che ho fatto prima di
partire per Forks. Quando sono lì lì per raccontargli del momento in cui ho
capito che rinunciare a lui non era possibile perché la mente viaggiava per
fatti suoi, Angela e Seth fecero capolino in cucina.
-Ehi..noi andiamo! Seth ha voglia di scattare la sua
prima fotografia! – mi fece l’occhiolino proprio quest’ultimo, consapevole che
avevamo bisogno di stare soli per un pochino. –Ci vediamo per cena, d’accordo?!
– salutammo e quando sentii la porta chiudersi sospirai, mi sentivo libera.
-Finalmente soli… - biascicò a qualche centimetro da me.
Come ha fatto ad arrivarmi così vicino senza che lo notassi? Alzai lo sguardo e
mi trovai ad annaspare: il verde dei suoi occhi era più intenso, sembrava più
tangibile, come se si fosse liquefatto, come fosse pronto a scendere lungo le
guance. Erano bellissimi e lui lo era ancora di più. Sentivo il mio corpo
fremere, consapevole che si stava verificando la resa incondizionata non solo
del cuore ma anche del corpo, e bramavo che arrivasse il prima possibile.
Quando si avvicinò ancora di più, ebbi la fantastica idea di appoggiare la
tazza sulla prima superficie stabile che mi trovavo accanto, prima di sentire
le sue braccia attorno al mio corpo, appoggiate al bancone della cucina, a
farmi da gabbia. Non c’era modo di essere in grado di reggere tra le dita
qualcosa che non fosse la sua maglia. –Ti prego…non allontanarti.. – mormorò
abbassando il viso su di me. Che?! Allontanarmi?! Io, ora? Ma non ci pensavo
per niente. Era quello che desideravo da quando sono tornata o forse anche
prima, ma ero troppo stupida e impaurita per ammetterlo.
Allontanarmi?! Tzè! Non era una cosa per cui ero stata
programmata in quel momento!!!
Sentii il suo respiro caldo sulle labbra e gli occhi
faticavano a restare aperti per l’intensità del momento, sia i miei che i suoi.
Tremavo come una foglia ed ero sicura che non fosse il freddo. Il riscaldamento
era altissimo e io avevo addirittura la felpa con il cappuccio col pelo e i
pantaloni della tuta felpati. I calzettoni.
Dio, a pensarci facevo proprio schifo! Come riuscivo ad
attirarlo?! Sembravo una bambinetta delle elementari, o peggio, una nonnina infreddolita.
Menomale che almeno mi ero lavata i denti!
-Ti prego non…respingermi…- le sue parole erano semplici
mormorii che mi facevano fremere ancora di più. Respingerlo? Forse non aveva
capito che stava parlando troppo e agendo a rallentatore! Troppo a rallentatore
per me!
Restammo così, con il fiatone a pochi millimetri dalle
nostre bocche, e il fiato caldo mi provocava brividi in tutto il corpo. Non so
perché avesse il timore di compiere l’ultimo passo che ci separava, ma non me
ne curai. Fui io a spostarmi e le nostre labbra entrarono in contatto. Le mie
mani, incapaci di stare al loro posto, presero ad accarezzargli la testa,
mentre le sue dita si impossessarono dei miei fianchi. Gli occhi si chiusero
automaticamente, troppo colmi di emozione per resistere, i nostri corpi
abbandonati a loro stessi, appoggiati al bancone della cucina per sorreggersi.
Tremavo, ancora ed ancora, e senza dubbio era il bacio più bello di sempre.
Quando la sua lingua prese ad accarezzarmi il labbro inferiore ci misi poco a
raggiungerla con la mia, e il suo sapore era delizioso.
Non so come, ma ad un certo punto sentii il marmo del
bancone sotto il mio sedere e mi ritrovai seduta, con le gambe aperte ed Edward
incastrato alla perfezione dentro di esse. Era una posizione così intima e
forse esagerata per questo primo contatto, ma lui non mi stava forzando a fare
nulla, anzi…era fin troppo gentile. Le sue mani, seppur sentivo il suo
desiderio crescere di secondo in secondo, non avevano mai superato il limite.
Mi accarezzavano la schiena, le braccia, i fianchi…tutto sopra la felpa. E una
mano mi teneva la testa, giocando con i miei capelli. Io volevo godermi il
momento a pieno e spensi il cervello. Forse è per questo che la gola continuava
a mandare imbarazzanti mugolii di apprezzamento.
Quando ci staccammo per riprendere fiato, non ci
allontanammo molto, probabilmente per non far scoppiare la bolla che ci eravamo
creati attorno a noi. Le nostre fronti appoggiate tra loro sorreggevano le
nostre teste e l’affanno faceva si che i nostri volti facessero la sauna, per i
fiati caldi.
-Wow! – sussurrò roco qualche secondo dopo. –Ho fatto
decisamente bene ad aspettarti! – arrossii alle sue parole, che nascondevano
molto di più. Ero felice perché mi aveva appena confessato di avere aspettato
me e di non essere stato con altre…almeno speravo! Era quello che avevo capito.
Vedendo che non rispondevo si staccò appena, per
guardarmi negli occhi, ma le sue mani erano dietro la mia schiena, così come le
mie sulla sua.
-A che stai pensando? – quella domanda mi fece venir
voglia di iniziare il primo discorso serio. Il più serio di tutti. Me e lui.
Noi. Mi schiarii la voce e diedi il via alle danze. Non ero sempre così
coraggiosa ma con lui era diverso.
-A niente..mi sono imposta di lasciarmi guidare dall’istinto,
dal cuore, dalle emozioni..non ho intenzione di pensare più fino a logorarmi il
cervello... – gli dissi sorridendo e staccandomi completamente per mostrargli
le nuove parole. “Vivere è non pensare” era chiaro, sul mio polso e mi
ricordava della scelta che avevo fatto il giorno di Natale, della
consapevolezza che avevo e che mi sarei arresa a quello che provavo per Edward.
Le dita della sua mano fasciata presero ad accarezzarmi dolcemente il polso, e
i suoi occhi erano rimasti incollati lì.
-Quando...? – chiese a fatica. Non so se fosse ancora per
il bacio di poco fa o per il tatuaggio e quello che rappresentava.
-Il giorno di Natale.. – per me non c’era bisogno di
spiegare oltre, ma glielo dovevo. –Non so spiegarti come…ma con te è stato
tutto così strano che mi ha creato più timori di quanto era possibile. – presi
fiato, non volevo affrettare le cose, ma dovevo lo stesso dargli un motivo per
quelle parole. –Sono stata stupida perché prima di andare via desideravo stare
con te proprio perché poi sarei stata dall’altra parte del mondo, e invece ti
ho allontanato come se avessi troppa paura per affrontare ogni cosa….e lo
ammetto. Ne avevo tanta! - sussurrai. Le dita della mano sana raggiunsero il
mio viso e le carezze delle sue dita mi fecero sciogliere. –Tutti mi dicevano
che sbagliavo ad avere paura, che dovevo provare, che dovevo tentare, anche a
rischio di bruciarmi e...dopo giorni e giorni ho capito che non ce la facevo
più a stare senza sentirti e che mi stavo privando della cosa migliore che mi era
successa negli ultimi tempi! Ho smesso di pensare alla prima mail che ti ho
scritto dopo giorni, pensando alle parole che mi hai detto quella sera prima
che partissi… “Spero che possa esserti utile in futuro, quando troverai la
persona giusta, quando capirai cosa vuoi veramente, quando ti fiderai degli
uomini ancora, dei rapporti, quando qualcuno sarà capace di darti di più,
quando un suo sorriso ti farà sciogliere e battere il cuore..quando ti mancherà
anche solo per una sera che non state insieme..” – gli recitai le parole a
memoria, quelle che sono state il mio mantra per tutti i giorni dopo la nostra
prima telefonata a Forks.
-Bella.. io non.. – lo fermai, prima che mi facesse
cadere un meteorite in testa, con la realtà, volevo fargli sapere tutto quanto.
Per razionalizzare, per pensare alle conseguenze, per chiarire la sua parte
della storia c’era tempo; ora volevo essere sincera e libera di dirgli tutto,
perché non lo ero stata per troppo tempo.
-Non so se sei la persona giusta, non so cosa sia quello
che sento per te; ma so che è più forte di tutto quello che mi ha circondata in
questi anni e so…che il tuo sorriso non è solo un semplice sorriso per me e...mi
sei mancato infinitamente in queste settimane… - mormorai. Provai ad aggiungere
altro, ma le sue labbra si appoggiarono sulle mie, fermandomi. Mentre il bacio
di prima era lento e poi passionale, questo era proprio l’inverso. E’ partito
veloce, con passione e voracità per finire in lievi sfioramenti di labbra.
-Grazie…mi stai dando un’opportunità e...mi fai felice
perché…non desideravo altro da quando mi hai raccattato dal vicolo
ferito…grazie… - gli sorrisi e restammo un po’ in silenzio a goderci quel nuovo
equilibrio, tanto desiderato. Si schiarì la voce e poi si allontanò un po’. –Che
dici, ti aiuto con i bagagli? – mi fece scendere dal bancone e lo seguii in
camera da letto. Era una magnifica giornata e fui davvero felice di non aver
aspettato ancora prima di tornare a Londra.
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