sabato 3 gennaio 2015

Capitolo 26



Bella pov.

Avevamo mangiato attorno al tavolino del salotto, ed anche se ero stanca morta dopo quel viaggio infinito accolsi con gradimento la voglia di Seth di guardare un film. Ovviamente si era proposto di lasciarmi il posto sul divano e di sedersi sul tappeto, ma io avevo il mio posto speciale, affianco a Edward. Non c’era neppure bisogno di chiederglielo, aveva già assunto la posizione per farmi posto ed io sorrisi, raggiungendolo. Era l’unico motivo per cui volevo guardare il film. Ovviamente lasciai la scelta agli uomini ed io ed Angela pensammo a sparecchiare dalle scatole vuote e dall’immondizia.
Quando tornammo in salotto mi accomodai di fianco a Edward che subito posizionò una mano sul ginocchio e mi sorrise. Era il nostro posto e non me ne importava nulla di avere il divano disponibile. Quando le luci si spensero e Angela premette play mi trovai un po’ scomoda. Mi piegai un po’ sulla pancia ed appoggiai la testa sulla spalla di Edward.
-Ti dispiace? – sussurrai, vicina al suo orecchio. Lui avvicinò la mano alla mia e la intrecciò.
-Assolutamente no…
-Mi dici che è successo alla mano per favore? – mormorai a bassa voce, in modo che gli altri non ci sentissero, grazie al volume del film.
-Sempre i soliti tizi dell’altra volta..- un po’ lo sospettavo, così sospirai pesantemente.
-Quando è successo?
-Subito il giorno che sono iniziate le gare nazionali.. – nessuno dei due guardava il film, troppo presi da noi due.
-Perché non me l’hai detto?
-Ti saresti preoccupata..per nulla..
-Edward… - soffiai, cercando di fare un tono scocciato.
-Non è nulla davvero..qualche punto ed è già quasi guarita… - scossi la testa e lui mi sentì. – piuttosto tu..come mai sei tornata così presto a casa? – mi armai di coraggio e risposi sinceramente.
-Non volevo perdermi anche la finale… - le mie dita vennero strette più forte ed io sorrisi.
-Mi sei mancata…
-Anche tu…
Non so se parlò ancora, o come era andato a finire il film, ma cullata da Edward, dalle carezze, dal suo profumo, dal calore del suo corpo mi addormentai. Non tolsi i jeans e neppure il maglione pesantissimo che indossavo ancora dal giorno precedente, non feci la doccia e neppure mi lavai i denti.
Quando la mattina mi svegliai ero comodamente adagiata tra le mie coperte, nel letto da sola e con la luce che entrava a svegliarmi. Mi crogiolai un po’ nel tepore delle lenzuola e sorrisi ricordando la sera prima. Guardandomi attorno mi resi conto che davvero si trattava della mia camera a Londra e non era un bellissimo sogno ma la realtà. Poggiando gli occhi sul comodino trovai un biglietto, allungai il braccio e l’afferrai aprendolo.

“Buongiorno, comprensibilmente sei crollata dopo appena un quarto d’ora di film…Seth dopo mezzora! Lui dorme beato sul divano, io ed Angela non ce la siamo sentiti di spostarlo..tu invece non potevi spaccarti la schiena sulla poltrona. Oggi non ho la gara, perché è domattina..ma Emmett non vuole assolutamente che mi distraggo…per cui non so se riusciremo a vederci. Fatti sentire quando ti svegli però. Tuo, Edward”


Lo rilessi una seconda volta e sorrisi. Cercai il cellulare sul comodino ma mi accorsi che non c’era, probabilmente era ancora dentro la mia borsa. Con molta calma mi alzai dal letto afferrai la borsa e cercai il cellulare, per poi avviarmi in cucina a preparare un buon caffè. Seth dormiva ancora sul divano ed in cucina ad aspettarmi con la porta chiusa c’era Angela.
-Ehi, buongiorno! – sorrise e disse a voce bassa.
-Ciao! – guardai l’orologio ed era quasi ora di pranzo. Cavoli. Avevamo dormito un sacco!
-Ho preparato il caffè perché pensavo di venire a svegliarvi! Ho comprato dei biscotti e delle brioche per colazione, ma credo che a questo punto vogliate mangiarle per pranzo… - annuii e mi affrettai a recuperare la tazza che mi stava porgendo, bevendone un lungo sorso.
-Grazie per ieri sera! Tu ed Edward avete fatto molto.. – lei scrollò le spalle e sorrise.
-Quel ragazzo è di una dolcezza infinita, è venuto qui prima di andare in aeroporto e mi ha offerto qualsiasi cosa pur di stare da solo con te per una serata e perché lo aiutassi a preparare il salotto. – mi accarezzò un braccio e poi aprì la porta per andare a svegliare Seth. Sbloccai lo schermo e scrissi velocemente un messaggio per Edward premendo “invio”. Non volevo stare troppo a pensare. Il nuovo tatuaggio me lo ricordava. Già…chissà se l’aveva visto?! Chissà se gli sarebbe piaciuto? Chissà cosa penserà quando lo vedrà? Ci rimarrà male? Capirà cosa vuol dire?


“Buongiorno! Grazie mille per la serata di ieri..anche se non sono stata molto partecipativa. E grazie anche per avermi messo a letto, principino! Volevo sapere se era possibile venire ad assistere alla gara domani mattina….? Bacio, Bella”


Non ho dovuto aspettare molto per la risposta, solo il tempo di portare i biscotti e le brioche sul tavolo in salotto, dove Seth stava pseudo dormendo sulla sedia, di fronte al caffè, mentre Angela ridacchiava a quella vista.


“Principino?! Comunque si, è possibile assistere agli incontri, bisogna comprare il biglietto molto in anticipo perché solitamente vanno a ruba…bacio Edward”


Sbuffai, ma ero sicura che in un modo o nell’altro sarei riuscita ad entrare, in fondo era a questo che serviva Emmett no?! Anche… sorrisi tra me e me mentre assaggiavo il biscotto e rispondevo a Edward.


“Oh..e quindi io ho fatto un viaggio di quasi due giorni, sorvolando l’oceano e attraversando mezzo mondo…per niente?! Come faccio adesso?! B”


-Ma questi due sono sempre così? – sbottò Seth, infastidito dal tic delle dita sul touch-screen.
-Anche peggio! – rispose la mia coinquilina ridendo. –Che vi va di fare oggi?!
-Tu non devi studiare? – le risposi e lei scosse la testa.
-Non oggi..oggi mi dedico alla visita di Londra..che ne dici Seth?! Ti unisci a me?! – la osservai e capii ogni cosa.
-Le vacanze a casa non sono state delle migliori eh?! – lei annuii. –Va bene..ne riparleremo..ora però…ho bisogno di una doccia ed anche Seth..se non ti dispiace vado io per prima, che ho già finito! – lui annuii e acchiappò una brioche dal sacchetto sporcandosi di zucchero a velo. In bagno portai anche il telefono che segnava un altro messaggio.


“Ti aggradava l’idea di vedere omaccioni in pantaloncini e petto nudo, Swan?! E”


Risi e pensai a qualcosa che potesse essere una bella risposta e che mi permettesse di rischiare un pochino di più. Non volevo più essere passiva!


“Veramente me ne interessa solo uno, di omaccione in pantaloncini e petto nudo..Pensi che io possa averne un po’ per me di quel ragazzone?!”


Mi infilai sotto la doccia e ne uscii mezzora dopo, il bagno era stato invaso dalla nebbia per colpa del vapore dell’acqua bollente. Mi vestii e pensai ad asciugare i capelli e solo dopo un’altra abbondante mezzora recuperai il cellulare.


“Dovresti chiederglielo…”


La risposta mi aveva spiazzata. Avrebbe dovuto essere più…osè, più spinta, che ne so io…più..più! Insomma! E invece fredda e distaccata.


“Credo di averlo appena fatto, ma la risposta è stata scioccante e per niente di mio gradimento..! Pazienza…mi rifarò!”


“Esci dal bagno principessina!”


Sorrisi tra me e me e mi velocizzai nei movimenti, aprendo la porta di fretta. Lo trovai seduto sul divano, accanto a Seth, mentre guardavano la televisione.
-Era ora! Non vedo l’ora di gettarmi anch’io sotto l’acqua! – il mio fratellastro si chiuse in bagno, mentre io prendevo posto sul divano, di fianco a Edward.
-Che ci fai qui? – sorrideva mentre si avvicinava ed appoggiava le labbra sulla mia fronte.
-Sai di buono! – sorrisi e ripetei la domanda. –Non puoi mandarmi certi messaggi e sperare che non corra qui da te..Emmett ha dovuto fare i salti mortali per convincermi a stare a casa..senza riuscirci! – scossi la testa.
-Edward..volevo solo…non certo…uff.. – non trovavo le parole. Dicevo una cosa e lui era qui. Era…perfetto.
-Se vuoi me ne vado anche subito.. – sembrava offeso. Scossi la testa e mi avvicinai, appoggiando la testa sulla sua spalla.
-Assolutamente no! Senti..per domani come posso fare? Emmett non può aiutarmi?! – ero davvero volenterosa di partecipare all’incontro. Le sue dita presero ad intrufolarsi tra i miei capelli.
-Entrerai come staff, farai parte del mio team..non c’è alcun problema.. l’importante è che non crei casini all’interno della palestra.. – sorrisi e scossi la testa.
-Sarò un angioletto… Non vedo l’ora. Non sai quanto ci sono rimasta male sapendo di non poterle guardare neppure alla tv… - mormorai.
-Bella…io credo che dovremmo parlare… - che diavolo era successo ora? Tendevo davvero a non capirlo certe volt.e
-Va bene..
-Non qui. Ti va di farti un giro?
-Ora? Ho tutte le valigie da disfare e..devo aiutare Seth a disfare i suoi bagagli…non possiamo restare qui? – avevo davvero voglia di uscire ma..i doveri mi richiamavano.
-Ma..solo io e te? Non voglio intrusioni.. – sbuffò.
-Promesso.. – mi alzai repentina e bussai alla porta di Angela. Mi fece entrare ed io le sorrisi.
-Il principe azzurro è tornato! – mi prese in giro ed io annuii.
-Senti..ti dispiace portare Seth a fare un giro? Io ed Edward abbiamo bisogno di….parlare.. – la vidi arrossire e poi alzarsi in piedi.
-Bella non devi mentire con me..
-Oh no! Giuro… - la fermai prima che potesse continuare e mettere entrambe in imbarazzo con strane affermazioni. –Dobbiamo chiarire cosa è successo prima di partire e..non voglio rimandare. Voleva uscire ma io devo disfare i bagagli.. – lei parve non crederci ma annuii lo stesso. Le sorrisi e le lasciai un bacio sulla guancia. –Grazie! A buon rendere!
Tornai in salotto e vidi che Edward se ne stava seduto con gli occhi probabilmente chiusi e un braccio sopra. Le gambe semi divaricate e la posizione comoda sul divano, avrei tanto voluto stendermi ed appoggiare la testa sul suo petto e continuare a dormire.
-Ehm..ti va un caffè? – proposi e in quel momento sembrò tornare dentro casa e capire dove si trovasse. Scosse la testa ma si alzò lo stesso dal divano.
-Per regolamento non posso assumere più caffeina di un certo limite, ed oggi ho già bevuto la mia dose…domani devo fare l’esame prima di salire sul ring! – mi spiegò seguendomi in cucina.
-Cosa posso offrirti allora? Tea? Succo di frutta? Acqua?! – si prese un bicchiere dalla credenza e poi si avvicinò al frigo per prendere il succo di frutta. Ecco. Perfettamente a suo agio! –Oppure puoi arrangiarti e mandare a quel paese le buone maniere della padrona di casa! –borbottai mentre mi servivo mezza tazza di caffè. Lui sghignazzò e si fece più vicino.
-A tutti gli effetti sono io il padrone di casa! – scherzò ed io sorrisi annuendo. –Allora, raccontami..come sono state queste vacanze a casa? – gettai la testa all’indietro e sbuffai.
-Un inferno! Dopo solo un giorno che mi trovavo a Forks già desideravo tornare qui! – tirai all’indietro i capelli con un gesto della mano, cercando di far passare la frustrazione al ricordo di quei momenti. –Non so se puoi capirmi ma provaci. Varco la porta di casa e trovo la dispensa piena, tutto in ordine, il bucato fatto e soprattutto, cosa che non ho mai visto a casa mia, decorazioni dappertutto! Sembrava che lo spirito del Natale, anzi no meglio ancora Babbo Natale in persona, avesse preso come base operativa casa Swan a Forks! – lo feci ridere e mi fermai un secondo a guardarlo e a godermi quel suono meraviglioso. Era bellissimo. Più bello di quello che ricordavo, ed ora era a qualche passo da me. Perfetto. –Poi scopro che mio padre ha una compagna, e non solo, fosse finito qui sarebbe quasi quasi normale, ma si sa che quando le cose succedono ai Swan fanno il botto! Per cui, Charlie e Sue aspettano un bambino o una bambina, si vedrà! E mi hanno taciuto la cosa per mesi, inaccettabile davvero! Non sapevo neppure che stavano insieme quei due e in un giorno solo scopro la convivenza e la gravidanza, pensavo di svenire sul posto per le emozioni! Nella vecchia stanza di pittura di Reneè hanno creato la cameretta per il neonato, mi hanno modernizzato la camera adolescenziale che avevo e apportato qualche altra modifica qui e là. Insomma, fino a questo punto tutto gradualmente accettabile. Il vero boom è stato andare a trovare gli amici di infanzia, cominciando da Jake…- mi fermo per riprendere fiato e per raccogliere le idee, giusto perché sembro tanto Alice in questo momento, con la parlantina a macchinetta! –Dicevo, vado da Jacob e ci rimango quasi secca scoprendo che dopo le fatidiche parole “Jacob Black, non si impegnerà mai sul serio con una ragazza, Jacob Black ama il divertimento, Jacob Black non si farebbe mai incastrare dai sentimenti, soprattutto quelli inutili come l’amore. Andiamo chi mai vorrebbe una ragazza fissa quando potrebbe avere tutte le altre che cascano ai suoi piedi?!” – cerco di imitarlo, riuscendoci malissimo, ma facendolo ridere nuovamente, per mia fortuna. –Beh, notizia delle notizie. Jacob Black ha una ragazza da mesi e non mi ha detto nulla, e vivono addirittura a casa Black tutti e due… - sbuffai e lui si fece più vicino.
Nel momento in cui stavo per aggiungere tutto quello che c’era di serio da sapere, quello che più precisamente riguardava la parte in cui approdo a casa di Kate e capisco l’enorme stronzata che ho fatto prima di partire per Forks. Quando sono lì lì per raccontargli del momento in cui ho capito che rinunciare a lui non era possibile perché la mente viaggiava per fatti suoi, Angela e Seth fecero capolino in cucina.
-Ehi..noi andiamo! Seth ha voglia di scattare la sua prima fotografia! – mi fece l’occhiolino proprio quest’ultimo, consapevole che avevamo bisogno di stare soli per un pochino. –Ci vediamo per cena, d’accordo?! – salutammo e quando sentii la porta chiudersi sospirai, mi sentivo libera.
-Finalmente soli… - biascicò a qualche centimetro da me. Come ha fatto ad arrivarmi così vicino senza che lo notassi? Alzai lo sguardo e mi trovai ad annaspare: il verde dei suoi occhi era più intenso, sembrava più tangibile, come se si fosse liquefatto, come fosse pronto a scendere lungo le guance. Erano bellissimi e lui lo era ancora di più. Sentivo il mio corpo fremere, consapevole che si stava verificando la resa incondizionata non solo del cuore ma anche del corpo, e bramavo che arrivasse il prima possibile. Quando si avvicinò ancora di più, ebbi la fantastica idea di appoggiare la tazza sulla prima superficie stabile che mi trovavo accanto, prima di sentire le sue braccia attorno al mio corpo, appoggiate al bancone della cucina, a farmi da gabbia. Non c’era modo di essere in grado di reggere tra le dita qualcosa che non fosse la sua maglia. –Ti prego…non allontanarti.. – mormorò abbassando il viso su di me. Che?! Allontanarmi?! Io, ora? Ma non ci pensavo per niente. Era quello che desideravo da quando sono tornata o forse anche prima, ma ero troppo stupida e impaurita per ammetterlo.
Allontanarmi?! Tzè! Non era una cosa per cui ero stata programmata in quel momento!!!
Sentii il suo respiro caldo sulle labbra e gli occhi faticavano a restare aperti per l’intensità del momento, sia i miei che i suoi. Tremavo come una foglia ed ero sicura che non fosse il freddo. Il riscaldamento era altissimo e io avevo addirittura la felpa con il cappuccio col pelo e i pantaloni della tuta felpati. I calzettoni.
Dio, a pensarci facevo proprio schifo! Come riuscivo ad attirarlo?! Sembravo una bambinetta delle elementari, o peggio, una nonnina infreddolita. Menomale che almeno mi ero lavata i denti!
-Ti prego non…respingermi…- le sue parole erano semplici mormorii che mi facevano fremere ancora di più. Respingerlo? Forse non aveva capito che stava parlando troppo e agendo a rallentatore! Troppo a rallentatore per me!
Restammo così, con il fiatone a pochi millimetri dalle nostre bocche, e il fiato caldo mi provocava brividi in tutto il corpo. Non so perché avesse il timore di compiere l’ultimo passo che ci separava, ma non me ne curai. Fui io a spostarmi e le nostre labbra entrarono in contatto. Le mie mani, incapaci di stare al loro posto, presero ad accarezzargli la testa, mentre le sue dita si impossessarono dei miei fianchi. Gli occhi si chiusero automaticamente, troppo colmi di emozione per resistere, i nostri corpi abbandonati a loro stessi, appoggiati al bancone della cucina per sorreggersi. Tremavo, ancora ed ancora, e senza dubbio era il bacio più bello di sempre. Quando la sua lingua prese ad accarezzarmi il labbro inferiore ci misi poco a raggiungerla con la mia, e il suo sapore era delizioso.
Non so come, ma ad un certo punto sentii il marmo del bancone sotto il mio sedere e mi ritrovai seduta, con le gambe aperte ed Edward incastrato alla perfezione dentro di esse. Era una posizione così intima e forse esagerata per questo primo contatto, ma lui non mi stava forzando a fare nulla, anzi…era fin troppo gentile. Le sue mani, seppur sentivo il suo desiderio crescere di secondo in secondo, non avevano mai superato il limite. Mi accarezzavano la schiena, le braccia, i fianchi…tutto sopra la felpa. E una mano mi teneva la testa, giocando con i miei capelli. Io volevo godermi il momento a pieno e spensi il cervello. Forse è per questo che la gola continuava a mandare imbarazzanti mugolii di apprezzamento.
Quando ci staccammo per riprendere fiato, non ci allontanammo molto, probabilmente per non far scoppiare la bolla che ci eravamo creati attorno a noi. Le nostre fronti appoggiate tra loro sorreggevano le nostre teste e l’affanno faceva si che i nostri volti facessero la sauna, per i fiati caldi.
-Wow! – sussurrò roco qualche secondo dopo. –Ho fatto decisamente bene ad aspettarti! – arrossii alle sue parole, che nascondevano molto di più. Ero felice perché mi aveva appena confessato di avere aspettato me e di non essere stato con altre…almeno speravo! Era quello che avevo capito.
Vedendo che non rispondevo si staccò appena, per guardarmi negli occhi, ma le sue mani erano dietro la mia schiena, così come le mie sulla sua.
-A che stai pensando? – quella domanda mi fece venir voglia di iniziare il primo discorso serio. Il più serio di tutti. Me e lui. Noi. Mi schiarii la voce e diedi il via alle danze. Non ero sempre così coraggiosa ma con lui era diverso.
-A niente..mi sono imposta di lasciarmi guidare dall’istinto, dal cuore, dalle emozioni..non ho intenzione di pensare più fino a logorarmi il cervello... – gli dissi sorridendo e staccandomi completamente per mostrargli le nuove parole. “Vivere è non pensare” era chiaro, sul mio polso e mi ricordava della scelta che avevo fatto il giorno di Natale, della consapevolezza che avevo e che mi sarei arresa a quello che provavo per Edward. Le dita della sua mano fasciata presero ad accarezzarmi dolcemente il polso, e i suoi occhi erano rimasti incollati lì.
-Quando...? – chiese a fatica. Non so se fosse ancora per il bacio di poco fa o per il tatuaggio e quello che rappresentava.
-Il giorno di Natale.. – per me non c’era bisogno di spiegare oltre, ma glielo dovevo. –Non so spiegarti come…ma con te è stato tutto così strano che mi ha creato più timori di quanto era possibile. – presi fiato, non volevo affrettare le cose, ma dovevo lo stesso dargli un motivo per quelle parole. –Sono stata stupida perché prima di andare via desideravo stare con te proprio perché poi sarei stata dall’altra parte del mondo, e invece ti ho allontanato come se avessi troppa paura per affrontare ogni cosa….e lo ammetto. Ne avevo tanta! - sussurrai. Le dita della mano sana raggiunsero il mio viso e le carezze delle sue dita mi fecero sciogliere. –Tutti mi dicevano che sbagliavo ad avere paura, che dovevo provare, che dovevo tentare, anche a rischio di bruciarmi e...dopo giorni e giorni ho capito che non ce la facevo più a stare senza sentirti e che mi stavo privando della cosa migliore che mi era successa negli ultimi tempi! Ho smesso di pensare alla prima mail che ti ho scritto dopo giorni, pensando alle parole che mi hai detto quella sera prima che partissi… “Spero che possa esserti utile in futuro, quando troverai la persona giusta, quando capirai cosa vuoi veramente, quando ti fiderai degli uomini ancora, dei rapporti, quando qualcuno sarà capace di darti di più, quando un suo sorriso ti farà sciogliere e battere il cuore..quando ti mancherà anche solo per una sera che non state insieme..” – gli recitai le parole a memoria, quelle che sono state il mio mantra per tutti i giorni dopo la nostra prima telefonata a Forks.
-Bella.. io non.. – lo fermai, prima che mi facesse cadere un meteorite in testa, con la realtà, volevo fargli sapere tutto quanto. Per razionalizzare, per pensare alle conseguenze, per chiarire la sua parte della storia c’era tempo; ora volevo essere sincera e libera di dirgli tutto, perché non lo ero stata per troppo tempo.
-Non so se sei la persona giusta, non so cosa sia quello che sento per te; ma so che è più forte di tutto quello che mi ha circondata in questi anni e so…che il tuo sorriso non è solo un semplice sorriso per me e...mi sei mancato infinitamente in queste settimane… - mormorai. Provai ad aggiungere altro, ma le sue labbra si appoggiarono sulle mie, fermandomi. Mentre il bacio di prima era lento e poi passionale, questo era proprio l’inverso. E’ partito veloce, con passione e voracità per finire in lievi sfioramenti di labbra.
-Grazie…mi stai dando un’opportunità e...mi fai felice perché…non desideravo altro da quando mi hai raccattato dal vicolo ferito…grazie… - gli sorrisi e restammo un po’ in silenzio a goderci quel nuovo equilibrio, tanto desiderato. Si schiarì la voce e poi si allontanò un po’. –Che dici, ti aiuto con i bagagli? – mi fece scendere dal bancone e lo seguii in camera da letto. Era una magnifica giornata e fui davvero felice di non aver aspettato ancora prima di tornare a Londra.

Nessun commento:

Posta un commento