sabato 3 gennaio 2015

Capitolo 46



Bella Pov

Kate mi ha chiamata due giorni fa, chiedendomi se mi andava di passare qualche giorno da lei, aveva qualcuno da farmi conoscere. Immaginavo già chi fosse, in questi mesi ne abbiamo parlato spesso. Quando era tornata a casa per le vacanze di Natale aveva tentato di riavvicinarsi al suo ex e alla piccola, fallendo per i primi tentativi. Poi però era stato lui stesso a telefonarle e dirle di andare a cena, perché voleva che la piccola la conoscesse davvero. Così da quella sera hanno iniziato un lungo percorso per far capire alla bimba che Kate era la sua mamma. L’ex ragazzo della mia amica pensava che fosse una buona idea, che fosse matura abbastanza da prendersi le giuste responsabilità che anni fa non ha voluto. E alla fine, sono giunti a risultati meravigliosi. Si sentono ogni giorno e Kate passa ore al telefono per raccontarle la fiaba della buonanotte, mentre l’ex ragazzo provvede a riempirla di foto, della piccola e non solo. E’ questo che fa pensare a me e Seth che ci sia qualcos’altro, che lui provi ancora qualcosa per lei…ma la mia amica non ne vuole sentire parlare e si imbarazza. Non sono ancora giunta a una conclusione, ma credo di aver capito cos’è successo davvero quando è andata a casa loro. Si sono trovati, si sono guardati negli occhi, erano molti anni che non si vedevano e puff! E’ scoppiata di nuovo la scintilla…io ci spero. Lei se lo merita davvero!
Così sono tre giorni che stazioniamo, io e Seth, sul divano della mia amica, questa è l’ultima notte. Lei dorme nella sua camera matrimoniale insieme alla bimba e al suo papà! Mi verrebbe da ridere se non rischiassi di svegliare tutta la casa. L’ex ragazzo di Kate, Brian, ha preso qualche giorno di ferie dal lavoro, due settimane, ed ha portato la piccola Cecile nel mondo della mamma. Lui è molto simpatico e basta guardarlo negli atteggiamenti, nei modi e negli sguardi per capire quanto tiene a Kate e quanto ama sua figlia. La piccola è una forza della natura. E’ bellissima, educata e simpatica ed ama le barbie e i vestiti! Se la conoscesse Alice probabilmente se la porterebbe via e la farebbe crescere nel suo mondo fatto di shopping! Ora, siamo qui stretti in questo piccolo appartamentino che non va bene neppure per una coppia, ma la mia amica ci teneva a farmi conoscere quel pezzo della sua vita. Ed io non potevo rifiutarmi…solo che avevo bisogno di qualcuno che mi sorreggesse nel momento in cui avrei ceduto. E mi sono portata Seth, la mia roccia al momento.
Dorme beato sul divano, mentre io ho acceso le piccole lucette sopra la cucina per non svegliarlo e svogliatamente mi rigiro tra le mani il pacchetto che mi ha consegnato più di un mese fa. E’ ancora chiuso. Avrei potuto aprirlo molte volte, ma poi le sue parole mi tornavano alla mente. Era come…come se tradissi la sua fiducia aprirlo senza credere in quello che diceva, no? E allora l’avevo lasciato chiuso, illudendomi di non essere curiosa. Sono riuscita a ignorare quel pacchetto, chiuso all’interno del mio comodino finché James è stato da noi, poi però…è tornato a galla.
Già...perché James ha riaperto ferite che ancora non erano state chiuse e ricucite nel migliore dei modi, perché lui è il filo diretto che mi lega a Londra, è il migliore amico di Edward. Riesco a pronunciare il suo nome nella mia mente, perché mi sono rassegnata. Mi sono rassegnata ad amarlo con tutta me stessa, come non ho mai fatto nella mia vita. Mi sono rassegnata a lasciarmi andare alle lacrime quando ne sento la necessità, perché tenermi tutto dentro mi porta ad esplodere. Mi sono rassegnata a raccontare a Charlie e Sue la verità, sulla persona che amo, sulla portata dei miei sentimenti, e sulla voglia di tenermeli stretti, almeno un altro po’. E loro non hanno fatto una piega.
Mio padre ha annuito silenziosamente e Sue invece mi ha solo abbracciata. Forse si erano resi conto da soli, anche prima che parlassi, di quello che provavo, e la mia ammissione ha solo confermato la loro tesi.
D'altronde…non era molto difficile accorgersene.
Ogni momento libero da chiacchiere e compagnia lo passo davanti alla finestra del salotto o in camera mia, guardo fuori e penso. Penso a lui, che se ne sta a Londra e non so cosa faccia in realtà. Penso alle mie ferite che sono guarite e che ora non mi fanno più male, se non per quello che mi portano a ricordare. Penso alle sue ferite e mi domando se gli fanno male, se ha ripreso con la boxe, se invece ha davvero ripreso gli studi. Mi domando molte cose e poi la smetto con le questioni che non avranno risposta e mi immergo nei ricordi. I suoi occhi verdi che mi scrutano dolcemente, le sue carezze tenere quando ci trovavamo sulla poltrona in salotto, o quando eravamo in qualche locale. Il momento in cui arrivava a prendermi sotto casa e mi baciava con trasporto e passione, come se volesse fondersi con me. Ricordo le sensazioni che provocava la sua pelle a contatto con la mia, il suo fiato caldo sul collo, le sue gambe attorcigliate alle mie.
-Ehi Bella.. – la voce di Brian mi riscuote dai ricordi, dai pensieri, dal pulsare frenetico del mio cuore al ricordo della sua voce tenera e calda e dei momenti con lui.
-Che ci fai sveglio? – domando accarezzando la carta regalo del pacchetto, ed abbassando gli occhi, come se mi sentissi in imbarazzo.
-Potrei farti la stessa domanda.. – prende posto di fianco a me. –Cos’è quello? Un regalo di uno spasimante?! – ridacchio e scuoto la testa.
-Spasimante?! Ah…come si vede che non mi conosci bell’uomo! – lo prendo in giro, è così facile con lui. Da quando ci siamo conosciuti è stato subito istintivo parlare, scherzare. –Io non ho spasimanti…io non ho uomini importanti al di fuori di Seth, mio padre e Jake..
-E Edward che sta a Londra! – incrocia le braccia sul petto ed io mi trovo a sgranare gli occhi.
-C..come..co..come lo s..sai? – mormoro difficilmente, senza fiato e con terrore. Non mi piace la conversazione che sta prendendo piede. Non mi piace per niente.
-Io e Seth abbiamo avuto modo di parlare quando siamo andati a fare la spesa…lui si è lasciato sfuggire che…ti avevo trovata in un momento “no” della vita e da lì...da cosa nasce cosa e mi ha detto che c’è questo ragazzo, Edward, che sta a Londra e che ti ostini a non voler chiamare…
-Non è così! – sbotto subito, per difendermi.
-E com’è allora?
-Complicato…è complicato!
-Complicato dici?! Cos’è un problema di matematica? O un’equazione di fisica? O una formula chimica? Cosa è complicato Bella? Parlarne…spiegarmi…affrontare la situazione e la realtà…cosa?
-Dio! Sei sicuro che non fai lo psicologo tu eh?! – mi prendo la testa tra le mani, i gomiti appoggiati al tavolo, ai lati del pacchetto, lui ridacchia.
-E’ più complicato di una donna magnifica della quale sei innamorato, che scopre di essere incinta di tua figlia, ma che non la vuole...e per quanto si tenta non si riesce a stare insieme e allora ti occupi della bambina, perché non vuoi privartene, perché sei responsabile, perché è un piccolo pezzo di lei. Poi questa bambina cresce e tu la ami così tanto da farla diventare il centro del tuo mondo. Tutto nella tua vita è in funzione di quell’esserino che profuma di borotalco dopo il bagnetto, ma che si sporca in modo indecente con un gelato al cioccolato. Quando cresce cerca la mamma, la pretende quasi, tu non le basti e vorresti fare di tutto, ma sai che nessun’altra donna l’ameresti quanto lei perché…ti ha preso tutto. E ti ha dato quella bimba spettacolare che ami e che accontenteresti in tutto…..E’ più complicato Bella?
-Brian…io...
-Non hai idea di quanto io ami Kate...davvero tu non lo sai. Farei di tutto per portarla con me a casa e tenerla legata in ogni maniera possibile. Ma la vita è la sua e non posso obbligarla di nuovo a una scelta. Prendo quello che viene, per quanto posso essere egoista, non voglio obbligarla a stare con me per…intendo usando Cecile…io l’amo ma vorrei che fosse lei a decidere di stare con me…è davvero più complicato di così Bella? – scuoto la testa.
-Non più complicato di così...ma è lo stesso difficile da affrontare Brian.. Edward è...è il primo ragazzo di cui io mi sia mai innamorata sul serio. Pensavo di esserlo in passato ma vedendo cosa è stato il mio rapporto con lui, capisco che non era amore...non quello forte e potente che provo ora comunque. Non so se sarò in grado di amare così qualcun altro Brian…e pensare che la nostra storia è durata…un niente! Poi ci siamo solo feriti a vicenda, ci siamo lasciati…
-E adesso tu non sai come sopravvivere? E’ questo? – annuisco.
-Ho fatto finta per tutto questo tempo, ho mentito alla mia famiglia, ai miei amici…l’unico che sa davvero tutto è Seth. Lui c’era…c’era a Natale quando poi sono tornata determinata a prendere in mano la mia vita e a lasciarmi andare con lui, c’era quando le cose hanno iniziato ad incrinarsi…e poi c’era dopo. Non me la sentivo di mentirgli. Per quello lui dice che sarebbe il caso di…chiamarlo. Parlare. Incontrarsi e…fare pace con noi stessi. Lui crede che sto così per…per il modo in cui è finito tutto ma la realtà è che starei così ugualmente. Come faccio? Come faccio a continuare la mia vita quando vorrei solo salire sul primo aereo per Londra e andare da lui? Vorrei solo essere racchiusa nel suo abbraccio e dimenticare ogni cosa? Non so…non so davvero come sia possibile.
-E allora…allora prova a chiamarlo! – scuoto ferocemente la testa. –Perché?
-Perché mi farei solo del male. Perché è passato del tempo. Perché magari ha ripreso la sua vita..
-Perché magari ha un’altra donna?! – mi chiede retorico ed io non posso fare a meno di annuire. –Oh Bella…Mi ricordi me qualche anno fa. Vorrei poterti dire qualcosa che ti aiuti, un consiglio che possa darti la spinta per una decisione ma...la verità è che io non ho fatto nulla. Sono rimasto ad aspettare…
-Come hai fatto a resistere?
-Cecile…Cecile mi ha aiutato moltissimo… Perché non apri quel pacchetto?
-Perché Seth… – biascico –Seth mi ha detto che lo devo aprire quando credo che lui non sia un pazzo... – alzo lo sguardo su di lui quando non lo sento parlare e mi guarda interrogativo. –Dice che Edward sta come me, che James, il ragazzo di Seth e migliore amico di Edward…lui dice che sta male, come me…che fa finta di stare bene, come me…che dovrei chiamarlo e fare i conti con il passato e i miei sentimenti ma…io credo, credevo che fosse un pazzo a dirmi queste cose…
-Ed ora invece…
-Avrei voglia di credere che non lo sia! – dico passandomi una mano tra i capelli. Lui prende una bottiglietta d’acqua dal frigo.
-Sai cosa ti dico Bella? Forse un consiglio posso dartelo…Non stare qui ad aspettare. Aspettare fa schifo. Aspettare vuol dire perdere tempo, perdere occasioni, ridurre il tempo disponibile per stare insieme. E’ questo che vuoi? Vuoi che la tua vita sia un continuo attendere la persona che ami? Come ho fatto io?! Non credo proprio…tu puoi prendere in mano il telefono e chiamarlo, dirgli “Ehi ciao, ti stavo pensando…stai anche tu male come me? Anche tu fai fatica a dormire la notte? Anche tu non fai altro che pensare ai miei occhi, ai miei capelli, alle mie carezze? Perché io non faccio altro tutto il giorno…e quando spero di poter dormire il tuo volto mi si ferma davanti agli occhi e non se ne va per tutta la notte…perché mi manchi e vorrei averti vicino!” Puoi farlo…ascolta il mio consiglio. Avrei voluto farlo un milione di volte in questi anni, e me ne sono sempre stato fermo, con il telefono ad un passo da me…
-E’ difficile Brian…
-Beh…potresti cominciare ad aprire quel pacchetto…credo che Seth te l’abbia dato come spinta per prendere una decisione, credo che ci sia il suo consiglio per andare avanti…inizia da qui Bella…e poi chiamalo o vai a Londra o mandagli una mail, ma non stare qui ad aspettare! Aspettare fa schifo…Buonanotte Bella..
-Notte Brian…
Aprire il pacchetto.
Aprire il pacchetto….
Apro il pacchetto!

Slego il fiocco e stacco i pezzi di scotch che tengono ferma la carta e poi la spiego e all’interno un libro. Ci metto poco a riconoscerlo, anche se non l’ho mai visto davvero. Ancora non si trova nelle librerie. E’ il progetto di Seth. La copertina è rigida e beige ma ricoperta da una carta lucida bianca, sul frontespizio il nome della casa editrice, e il titolo, sopra la fotografia del London Eye di notte, nella sera in cui siamo usciti con Edward e James.

“La ricerca di sé stessi e qualcosa di più, attraverso un viaggio” di Seth Clearwater.

Apro il libro e dopo la prima pagina trovo subito una dedica fatta a penna: 
“Nella speranza che sia di buon auspicio anche a te, con la voglia di farti capire quanto sei stata importante e lo sarai ancora, e con il desiderio di vederti sorridere come un tempo…ti voglio bene, Seth”

E’ piccolo il libro, anche se è pieno di fotografie. La prefazione recita perfettamente le parole che ho sentito dire a Seth molte volte. La casa editrice è stata brava a riportarle alla perfezione.

“Nella vita bisogna essere in grado di prendere al volo tutte le occasioni che si presentano e salire su treni la cui destinazione è ignota. Ti porteranno in luoghi magnifici e sereni o in alcuni pieni di dolore e sofferenza. Potrebbero portarti davanti alla persona che più odi o da quella che speri possa diventare l’amore della vita. Potrebbero portarti lacrime e tagli o fiori e sorrisi. Seth Clearwater racconta, attraverso le fotografie, un viaggio reale e psicologico che ha affrontato da poco. Il fotografo, poco più che ventenne, ha avuto il coraggio di dichiarare la sua omosessualità ed ha spiegato che proprio grazie a questo viaggio a Londra è riuscito a trovare la persona che lo completa. In queste fotografie, c’è un po’ di quella magia e spettacolarità classica e banale di Londra, ripresa dalle mani esperte di un professionista meraviglioso, che è capace di arricchirle con originalità. Molte di queste immagini sono, infatti, aspetti della meravigliosa città inglese, mai visti. Un bambino che guarda il Tamigi in braccio alla sua mamma o le emozioni di una giovane coppia di fronte al London Eye. Seth grazie al suo occhio fotografico, ci spiega l’importanza dei piccoli dettagli e del saper cogliere le sensazioni e gli sguardi della gente attorno, perché sono quelle le cose che riescono a farti cogliere la bellezza di ciò che ci circonda. Chissà se assieme a lui e grazie alla sua bravura anche ognuno di noi riuscirà a cogliere gli aspetti che l’hanno affascinato e ripercorreremo il viaggio di Seth? Chissà se le stesse sensazioni che l’hanno incatenato lì e che gli hanno fatto amare quella città così lontana dalla sua terra incanteranno anche noi? Non so, ma di sicuro sarà un’esperienza magnifica che ci lascerà con un bel sorriso e il cuore caldo d’emozione.”

Poi mi fermo.
Sono davvero pronta per continuare a leggere? E se facesse troppo male?!
Forse però, farà male non tentarci.
Giro pagina e una dedica scritta in corsivo stampato attira la mia attenzione.

“A mia sorella Leah, che un giorno mi amerà anche se sembro diverso ai suoi occhi. Perché tu possa guardare al di là di quello che vedi.”

La prima fotografia è l’aeroporto di Seattle. Quando diavolo l’ha fatta?! Sotto una piccola didascalia di poche parole.

“Il punto di partenza e il punto di ritorno di un viaggio, casa.”

Sembra una cosa banale, l’aeroporto, ma in realtà la gente che entra ed esce immortalata in quell’istante, fa pensare. I volti alcuni sorridenti, altri meno, alcune persone impegnate in telefonate, uomini d’affari che hanno la mano alzata alla ricerca di un taxi, donne e ragazzi o uomini che attraversano la strada con i bagagli. L’immagine di un posto frenetico, veloce, un punto di addio, di arrivederci, un punto di ritorno, di partenze, di saluti e lacrime o sorrisi e abbracci fraterni. Tutto ciò nel fermo immagine di quell’istante, non avevo mai pensato che fotografare l’aeroporto nella quotidianità sarebbe stato così interessante.
Mano a mano che le foto si susseguono scopro ciò che Seth ha davvero visto a Londra e ciò che lo ha affascinato di più. Ogni spiegazione è scritta con bellissime parole che riescono a toccarti nel profondo e mi emoziono nel leggerle e nel guardare con che passione e che bravura ha ripreso istanti di vita di quella capitale così frenetica e caotica, rendendola ferma, stabile, statica e all’apparenza vuota. E’ come se l’avesse svuotata di ogni sua caratteristica principale e l’avesse caricata di altre nuove e tutte sue.
Sfogliandolo mi rendo conto anche io di quante cose ho visto senza guardare realmente, di quanti dettagli ho perso di una città così meravigliosa. Di quanti parchi non ho visitato, di quanti fiori non ho notato, delle sponde del Tamigi così cariche di turisti a cui non ho mai fatto caso.
E poi giungo ad una pagina bianca, con un'altra scritta in corsivo, leggermente più lunga. Un’altra dedica.

“Alla mia sorellastra Bella, che mi ha sostenuto e appoggiato come una sorella, che mi ha tenuto al sicuro come una famiglia, che mi ha ascoltato come un’amica. A te, perché tu possa prendere in mano il tuo destino e riportare quella luce negli occhi, che abbaglia.”

Quando giro la pagina la prima fotografia mostra la vista dalla camera in cui dormivo a Londra. La riconosco subito. L’ho guardata per molto tempo e mi aveva affascinato, perché non era una vista ricercata, ma era bellissima perché ero sicura che di quell’angolazione, solo io potevo goderne. Ma non avevo mai pensato di fotografarla. L’avevo sempre considerata banale e semplice, dall’alto della mia ignoranza. Invece Seth la considerava meritevole di nota, e questo mi rendeva particolarmente orgogliosa perché…era stata la mia camera, il mio piccolo angolo di paradiso per qualche tempo.
La descrizione sotto recita: “Sensazionale, e per nulla banale, visuale di un’anonima camera da letto di Londra…in un appartamento senza ascensore al sesto piano.”
Mi ricordo perfettamente della prima sera che è arrivato, il fiatone e lo sguardo terrorizzato quando ha saputo che non avevamo l’ascensore. Quante risate che mi sono fatta. Nella pagina successiva la mia mano, appoggiata sul cuscino con il polso ben visibile mostra il tattoo che ho fatto a natale. Un’altra descrizione mi spiazza.

“I dettagli, sono quelli che fanno la differenza. Una stretta di mano di uno sconosciuto può metterci in soggezione e talvolta portarci al panico, ma una carezza da una mano amica può portare solo il calore e l’affetto di cui abbiamo bisogno ogni giorno della nostra vita.”

Già…quanto vorrei in questo momento un abbraccio di Edward, tra le sue braccia mi sentivo protetta e sicura, e non per via della professione, ma del calore che mi trasmetteva. Era capace di farmi sentire importante, era capace di parlarmi anche solo attraverso gli occhi, riusciva a rasserenarmi con un sorriso ed era davvero meraviglioso. Le sue braccia mi cullavano dolcemente e mi permettevano di chiudere gli occhi senza timori.
Avrei tanto bisogno di un abbraccio di Edward ora, di sentirmi importante, di sentirmi voluta, di sentirmi amata.

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