Bella Pov
Tornare a Forks era stato difficile. Per tutto il viaggio
di ritorno non ho fatto altro che tenere gli occhi chiusi e il volto girato
verso finestrino. Seth per fortuna non si è accorto di nulla, pensava dormissi,
quando invece piangevo in silenzio e ricordavo Londra e chi avevo lasciato lì.
Salutare le ragazze era stata la parte più tragica della partenza. Le avevo
convinte a salutarci a casa, per non dover piangere in aeroporto, ma alla fine
ho pianto ugualmente.
Flashback
Erano
tutte e tre sedute sul divano ad aspettarmi, quando sono tornata. Davanti a
loro un piatto colmo di crepes e un bicchiere di latte. Una digitale e un
pacchetto regalo. Avevo cercato di asciugare gli occhi, in un tentativo vano,
perché appena le vidi con le facce tristi cominciai di nuovo a piangere.
-Ehi..
– la voce rotta non mi permetteva di dire altro.
-Sei
tornata.. – mi sorride Angy, sembra che lei stia bene, che abbia capito cosa
davvero è bene per me e questo forse le rende il distacco meno doloroso.
-Si...non
ho molto tempo prima di andare via..
-Mangi
qualcosa? – annuisco a Tanya, mentre prendo posto sulla poltrona, quella
poltrona che mi porta indietro nel tempo anche senza che io lo voglia. Ed anche
se mi fa male il petto a stare seduta qui, anche se i ricordi bussano alla mia
mente, sono egoista e masochista e ci resto col culo ben piantato. Poi partirò
e non potrò più avere questa poltrona per me, neppure per rievocare quei
momenti in cui io e Lui ce ne stavamo seduti qui…come una cosa sola. Seth si
siede di lato al tavolino, sul tappeto ed afferra velocemente il primo dolce
chiudendo gli occhi per assaporarlo. Lo imito.
Anche
le crepes hanno un sapore acido e amarognolo, so che è solo la mia bocca a
percepire tutto questo, so bene che in realtà sono dolci e dal sapore di
cioccolato e nocciola meraviglioso. Eppure non riesco a mandarne giù più di
qualche boccone.
-Tornerai
ancora qui a Londra? Verrai a trovarci? –la domanda di Angela mi sorprende,
perché pensavo che lei avrebbe evitato questo tipo di difficoltà.
-Si,
magari tra qualche mese, quando Seth viene a trovare James.. – cerco di
sorridere, di mostrarmi serena, anche se dentro di me sono un mix di sentimenti
completamente diversi. Tornare a Londra? In realtà in questi giorni non ci ho
veramente pensato. Tornare…tornare qui vorrebbe dire riaprire ferite che spero
si chiudano in fretta.
-No!
– sbotta Alice. –Non prenderci in giro! – continua con il tono deluso e basso
per i suoi standard. –Sappiamo benissimo tutti che una volta che salirai su
quell’aereo non tornerai qui. Avrai i tuoi impegni, magari un lavoro, la nuova
sorellina a casa e i tuoi vecchi amici. Tornare a Londra vorrebbe dire ricordare
e soffrire, e sappiamo più che bene che non lo farai. Almeno…non prenderci in
giro. Non farci illudere…
Abbasso
lo sguardo sulle mie mani, poggiate sulle cosce e non posso fare altro che
stare in silenzio. Alice ha ragione. Non tornerò.
Dopo
poco eravamo in piedi, strette in un abbraccio di gruppo, tutte in lacrime. La
porta era a due passi da me, i bagagli erano già fuori, insieme a Seth che mi
aspettava. Avevo appoggiato il mazzo di chiavi all’ingresso, come facevo ogni
volta che rientravo a casa...solo che adesso stavo uscendo, per non tornare.
-Ci
mancheranno le tue crepes a mezzanotte… - sussurra Alice.
-A
me mancherà il tuo viso la mattina, sei davvero da foto certe volte, mi farei
di quelle risate in momenti tristissimi…come questo! – aggiunge Tanya.
-A
me mancherà averti in giro per casa in generale, darti la buonanotte, ascoltare
i tuoi consigli, vederti mentre prepari il pranzo o la cena…ci mancherai
Bella.. – le abbraccio più forte dopo ciò che hanno detto, perché è davvero
difficile lasciarle andare.
Non potevo pensarci ora. No.
Ricordare tutto questo mi fa ancora stringere il cuore di
più di quello che è già, facendomi lacrimare in modo impensabile. Non voglio
piangere, non voglio più piangere.
Eppure, mi ritrovo ogni sera a farlo sul letto, quando
tutti dormono ed io non riesco a prendere sonno, quando Seth russa affianco a
me disturbando la mia tranquillità. Quando il suo volto non mi abbandona
neppure per un secondo quando chiudo gli occhi. E’ così dannatamente difficile
resistere.
Sono passati due mesi da quando sono tornata. Due…e
ancora nella mia testa non è cambiato nulla. Nel mio cuore poi, non
parliamone…sta ancora lì ad urlare il suo nome ogni momento possibile. E’ fine
agosto e ancora non sono riuscita a togliermelo dalla testa.
-Bella...allora mi senti? Ci vieni o no a Seattle con
me?! Bella…? Ci sei?! – mi riscuoto dai miei pensieri troppo pericolosi e
rispondo a Leah al telefono.
-Va bene…per che ora passi a prendermi? – Seth ha distrutto
il pick-up motivo per cui non ho a disposizione l’auto per spostarmi, in questi
giorni quindi mi diverto a farmi scarrozzare in giro da tutti. Domani però Leah
deve andare a Seattle a ritirare delle cose per la casa, deve avermelo anche
detto prima, ma non l’ho ascoltata perché mi sono persa nei ricordi.
-Va bene subito dopo pranzo? Magari possiamo mangiare
insieme qualcosa la sera e poi vieni a dormire da me e ci facciamo una serata
solo donne…che dici? – l’idea non mi entusiasmava molto. Preferivo il mio
letto, la mia camera, le mie cose, la possibilità di starmene da sola con i
miei pensieri. Invece da lei sarebbe stato tutto frenetico, tutta una parola,
senza possibilità per me di rintanarmi nei ricordi. E forse avrei fatto bene a
fare così. Forse avrei dovuto accettare.
-Facciamo un’altra volta Leah, che dici? Magari ci
vediamo pure un film e ordiniamo il messicano a casa…potremmo invitare pure
Maggie, una sorta di pigiama party! – avrei dovuto accettare, ma non domani.
Domani è troppo presto. Domani voglio starmene da sola con me stessa. Domani le
ragazze mi devono chiamare per la solita videochiamata su skype.
-Bella, non puoi startene tutto il tempo rintanata in
camera tua a piangerti addosso. Quello stronzo ha combinato un casino ma non
per questo tu ti devi abbattere così! Ormai è passato del tempo. Sorridi e vai
avanti…per favore! Davvero non ti sopporto più! – sospiro pesantemente. I
vecchi amici, Charlie e Sue, non hanno capito davvero come faccio a stare così
male per lui. Solo Seth sa, capisce, conosce. Solo lui riesce a lasciarmi piangere
sulla sua spalla, tenendomi stretta e consolandomi con parole dolci, che
cercano di allontanarmi da pensieri tristi. Gli altri sembrano su un altro
pianeta rispetto a me. Con loro non ne parlo, con Seth alle volte si. Dopo
tutto questo tempo a loro sembra ancora impossibile che io me ne stia qui a
piangermi addosso. Certo, come se fosse possibile fare il contrario per me.
Come se fosse possibile dimenticare tutto e continuare a vivere
tranquillamente, senza pensare a ciò che provo, senza vedere il suo volto, i
suoi occhi, senza ricordare il suo profumo o la morbidezza delle sue labbra.
-Leah…non mi sto chiudendo in casa né mi piango addosso!
– loro non lo sanno. Non lo sanno di certo. Seth non parla con loro di come
sto, è una promessa che ci siamo fatti prima di salire in aereo quel giorno.
Flashback
-Come
ti senti Bella? – mi sussurra appena prendo posto sul sedile.
-Come
una fallita che sta tornando a casa. Non ho portato a termine ciò che mi ero
prefissata, non sono stata capace di tenermi stretta la persona che amo…mi
sento una fallita. E ciò fa più male delle ferite che ho addosso… - mormoro.
Non mi piace che la gente senta i fatti miei, ma soprattutto…non ho il fiato
necessario a dire di più.
-Mi
dispiace se in queste settimane ho fatto la spia con Charlie, ma pensavo che
forse…potessi stare meglio..
-Non
è stato così e mi sono sentita solo una bambina che deve essere controllata
perché se no fa cazzate…- sbuffo –E’ umiliante essere trattata così.
-Mi
dispiace...davvero. Prometto che…non dirò a nessuno ciò che è successo
realmente, come ti senti davvero né quello che mi dirai da oggi in poi. Non...non
voglio che pensi che io sono una spia o un nemico. Voglio starti vicino e
poterti sorreggere quando cederai al pianto, come oggi… - annuisco e poi mi
volto a guardare fuori dal finestrino.
-E’
una promessa Seth. Non una parola… - mi stringe la mano e poi inizio a fare
finta di dormire.
-Ah no? Ne sei sicura?
-Si Leah! Dannazione! Smettetela di darmi contro okay?!
Sto bene…ve lo sto ripetendo da un sacco di tempo...ho portato in giro i
curriculum e sto aspettando la risposta da diverse scuole e istituti, più di
questo non posso fare. Sai quanto odio lo shopping e quanto mi pesa dover
chiedere i soldi a Charlie per fare qualsiasi cosa, semplicemente non voglio
essere un peso più di quello che sono già. Domani verrò a Seattle e poi un
giorno della prossima settimana organizziamo cena film e chiacchiere a casa
tua. – sbotto, un po’ arrabbiata.
-Va bene ma non arrabbiarti…ti dicevo solo come la penso!
-Bene allora dato che la metti su questo piano…io invece
ti dico che dovresti smetterla di evitare Seth ed ignorarlo! E’ tuo fratello
porca zozza! Non ha ucciso nessuno, non ha fatto del male a nessuno…è
semplicemente innamorato di un uomo. Un uomo simpatico che gli vuole un gran
bene e che farebbe di tutto per lui. Anche raggiungerlo qui fra due settimane
per passare del tempo insieme, dato che Seth non può partire per via del
lavoro…vorrei che per quei giorni fossi una sorella amorevole e garbata che
verrà a conoscere James e che lo accetterà come se non ti turbasse nulla. Seth
sta malissimo, sono mesi che non vi parlate e se non te lo dicevo io,
probabilmente, ancora non sapevi che lui e James stavano insieme… - ero partita
in quarta con la mia filippica e non avevo intenzione di demordere.
-Va bene Bella ci vediamo domani dopo pranzo. Ciao ciao!
–e come ogni volta attaccava. Era una grandissima stronza alle volte!
Lascio cadere il cellulare sul divano e ricomincio a
sfogliare il libro che ho sulle gambe.
Manuale della perfetta insegnante.
Certo. Come se un libro del genere potesse davvero
insegnarti a interagire con bambini o ragazzi, come se potesse insegnarti ad
essere comprensiva e allo stesso momento ferma e decisa sulla tua posizione.
Come se potesse istruirti sul controllo che devi avere in classe e sulla figura
imponente che devi dare ai ragazzi per farti rispettare. Questi maledetti libri
non insegnano un benemerito ca…cavolo! Potrei chiedere a qualcuno che conosco,
qualcuno che possa darmi dei consigli. Certo…e chi? Conosco davvero solo una
sola insegnante ed è il caso che me ne dimentichi.
Torno al capitolo e cerco di concentrarmi.
Ho spedito e portato in giro una serie sconsiderata di
fogli con su scritto la mia vita. Le mie esperienze, i miei studi, le mie
passioni e tutto quello che poteva interessare. Seth mi ha accompagnata a
Seattle, ho anche incontrato Kate con cui siamo andate a pranzo, mentre lui
andava alla casa editrice che ha in consegna il progetto del libro fotografico
che ha messo in piedi il mio fratellastro. Quel giorno sono stata bene, perché
Kate, a differenza di tutti, non mi ha fatto domande, ha lasciato che parlassi
da sola e quindi ho evitato tranquillamente l’argomento. So che comunque
avrebbe voluto sapere, ma non me la sono sentita. Lei con i suoi poteri da
psicologa avrebbe di sicuro rovesciato la mia mente come un calzino,
analizzando ogni singolo pensiero e ricordo e non volevo. Quelli erano solo
miei per il momento.
Sento la porta aprirsi e guardo l’ora al mio polso. L’una
e mezza, Sue è di sopra con la bambina, Charlie è in centrale…solo Seth può
essere.
-Bella…mamma, siete a casa?! – non sbaglio mai! Mi viene
da ridere dell’assurdità di questa cosa, quando in realtà la mia vita è stata
un percorso pieno di errori fino ad ora.
-Io sono in salotto, Sue è di sopra! – mi raggiunge, su
una spalla il borsone della macchina fotografica, nell’altra mano un pacchetto
colorato.
-Ehi! Ciao! Ancora con quel libro stai? Non hai capito
che non ti serve a nulla?! – ridacchio e scrollo le spalle.
-Non ho comunque nulla da fare! Com’è andata la giornata?
– gli si illuminano gli occhi, appoggia il borsone sulla poltrona e si
avvicina, sorridendo.
-Benissimo! Prima ho anche chiamato James che era più
esaltato di me.. – lo guardo confusa. –Bella...oggi…oggi sono andato a prendere
la prima stampa del libro.. – mi sento uno schifo per essermene dimenticata e
mi picchierei da sola.
-Wow! Davvero? E com’è venuto?! Perché non me l’hai
ricordato? Lo sai che ho la testa sulle nuvole… - dico a bassa voce –Ma ti
avrei accompagnato volentieri! – lui scuote la testa e sorride.
-No...Dovevo farlo da solo e…non hai la testa sulle
nuvole ma a Londra, in un certo appartamento in cui un ragazzo si sta
dilaniando l’anima al pari tuo! Siete due cretini…fattelo dire... – le sue
parole mi fanno tremare il cuore. E’ la prima volta che si lascia sfuggire
qualcosa su Londra, qualcosa su di lui. So che ogni tanto lui e James ne parlano
so, sempre tramite Seth, che James e lui si sono riavvicinati, che è stato il
ragazzo del mio fratellastro a fare il primo passo perché aveva capito che lui
aveva bisogno di aiuto. So che ne parlano, so che Seth non mi riferisce ogni
cosa per non farmi stare male. Oggi però…qualcosa l’ha sbloccato e le sue
parole hanno inciso un solco profondo. Chissà…chissà davvero come sta? –Bella
non arrovellarti il cervello così per favore! Lo sai meglio di me che non sta
bene. Anche se non ne parliamo, anche se non ti dico ciò che James mi
riferisce, lo sai che sta male, perché è nello stesso stato in cui ti trovi tu.
Solo che non lo ammette al mondo, solo che si rinchiude in casa e fa finta di
essere morto per tutti… - scuoto la testa e sospiro.
-Non voglio parlarne, non voglio sentire…per favore Seth,
lascia stare… - alza gli occhi al cielo e sbuffa.
-D’accordo…ma non dire che poi che non ti ho detto nulla.
Siete due cocciuti testardi e non sappiamo più come fare…
-A fare cosa?! – per poco non urlo. Queste conversazioni
solitamente le abbiamo fuori mentre passeggiamo, o quando siamo in macchina,
mai in luoghi in cui qualcuno ci può sentire, e soprattutto mai in questi toni.
Lui sta solo ad ascoltarmi, mentre mi sfogo, mentre racconto qualcosa o piango.
Dice poco e niente e mai lo nomina, cerca di fare…boh qualcosa. Ora che vuole
dire?
-A fare in modo che vi parliate! Perché siete entrambi
due cretini. Uno si piange addosso a Londra e fa la vita del ragazzo tutto
studio e casa, casa e studio…e tu te ne stai qui a piangerti addosso tutte le
notti e fai finta che tutto proceda per il verso giusto. Fai finta che lui non
ti manchi, che non sia mai esistito…ma lui esiste e tu devi assolutamente
metterci una pietra sopra e continuare davvero la tua vita come se nulla fosse
o tornare sui tuoi passi e chiamarlo!
-Tu sei pazzo! Seth ma ti ascolti? E’…E’ inconcepibile..
– inizio a gesticolare, ma prima che possa davvero dire qualcosa di sensato mi
appoggia il pacchetto sulle gambe, sopra il libro che se ne stava lì ancora
aperto.
-Si, sono pazzo. Hai ragione. Vedo cose che non esistono
e parlo di cose passate e superate che ormai non fanno più male. Certo. Ora
però…vado a farmi una doccia, che dall’euforia della stampa mi sono messo a
saltare in mezzo al parcheggio. Poi credo che spupazzerò per bene la mia
sorellina, quella piccola, mentre quella cocciuta e testarda la lascio qui a
crogiolarsi nel sentore di una vita vissuta per finta. Ah Bella…se pensi che
quello che ti ho detto sia solo frutto di pazzia, allora non aprire il
pacchetto. – si alza velocemente e sparisce di sopra. Questo ragazzo mi sembra
sempre più strano ogni giorno che passa. Guardo il pacchetto tra le mie mani.
La carta colorata in tonalità di rosa pastello, ha anche dei pupazzetti
colorati, come se fossero orsetti gommosi, quelle caramelle buonissime alla
frutta. E poi un fiocco rosa. Mi verrebbe voglia di aprirlo, ma le sue parole
mi bloccano. “se pensi che quello che ti ho detto sia solo frutto di pazzia,
allora non aprire il pacchetto!”
Ed io credo davvero che sia pazzo. Per cui il pacchetto
lo poggio al mio fianco. Aspetterò il suo via per aprirlo, e intanto morirò di
curiosità. Già...potrei aprirlo ma…poi Seth si arrabbierebbe molto. Moltissimo.
Ed io non voglio, lui è la mia roccia in questi mesi, ed ho bisogno di lui. Lo
aprirò più avanti, quando magari la sua pazzia, e quella di James, sarà
passata.
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