sabato 3 gennaio 2015

Capitolo 44



Bella Pov
 
Tornare a Forks era stato difficile. Per tutto il viaggio di ritorno non ho fatto altro che tenere gli occhi chiusi e il volto girato verso finestrino. Seth per fortuna non si è accorto di nulla, pensava dormissi, quando invece piangevo in silenzio e ricordavo Londra e chi avevo lasciato lì. Salutare le ragazze era stata la parte più tragica della partenza. Le avevo convinte a salutarci a casa, per non dover piangere in aeroporto, ma alla fine ho pianto ugualmente.

Flashback

Erano tutte e tre sedute sul divano ad aspettarmi, quando sono tornata. Davanti a loro un piatto colmo di crepes e un bicchiere di latte. Una digitale e un pacchetto regalo. Avevo cercato di asciugare gli occhi, in un tentativo vano, perché appena le vidi con le facce tristi cominciai di nuovo a piangere.
-Ehi.. – la voce rotta non mi permetteva di dire altro.
-Sei tornata.. – mi sorride Angy, sembra che lei stia bene, che abbia capito cosa davvero è bene per me e questo forse le rende il distacco meno doloroso.
-Si...non ho molto tempo prima di andare via..
-Mangi qualcosa? – annuisco a Tanya, mentre prendo posto sulla poltrona, quella poltrona che mi porta indietro nel tempo anche senza che io lo voglia. Ed anche se mi fa male il petto a stare seduta qui, anche se i ricordi bussano alla mia mente, sono egoista e masochista e ci resto col culo ben piantato. Poi partirò e non potrò più avere questa poltrona per me, neppure per rievocare quei momenti in cui io e Lui ce ne stavamo seduti qui…come una cosa sola. Seth si siede di lato al tavolino, sul tappeto ed afferra velocemente il primo dolce chiudendo gli occhi per assaporarlo. Lo imito.
Anche le crepes hanno un sapore acido e amarognolo, so che è solo la mia bocca a percepire tutto questo, so bene che in realtà sono dolci e dal sapore di cioccolato e nocciola meraviglioso. Eppure non riesco a mandarne giù più di qualche boccone.
-Tornerai ancora qui a Londra? Verrai a trovarci? –la domanda di Angela mi sorprende, perché pensavo che lei avrebbe evitato questo tipo di difficoltà.
-Si, magari tra qualche mese, quando Seth viene a trovare James.. – cerco di sorridere, di mostrarmi serena, anche se dentro di me sono un mix di sentimenti completamente diversi. Tornare a Londra? In realtà in questi giorni non ci ho veramente pensato. Tornare…tornare qui vorrebbe dire riaprire ferite che spero si chiudano in fretta.
-No! – sbotta Alice. –Non prenderci in giro! – continua con il tono deluso e basso per i suoi standard. –Sappiamo benissimo tutti che una volta che salirai su quell’aereo non tornerai qui. Avrai i tuoi impegni, magari un lavoro, la nuova sorellina a casa e i tuoi vecchi amici. Tornare a Londra vorrebbe dire ricordare e soffrire, e sappiamo più che bene che non lo farai. Almeno…non prenderci in giro. Non farci illudere…
Abbasso lo sguardo sulle mie mani, poggiate sulle cosce e non posso fare altro che stare in silenzio. Alice ha ragione. Non tornerò.
Dopo poco eravamo in piedi, strette in un abbraccio di gruppo, tutte in lacrime. La porta era a due passi da me, i bagagli erano già fuori, insieme a Seth che mi aspettava. Avevo appoggiato il mazzo di chiavi all’ingresso, come facevo ogni volta che rientravo a casa...solo che adesso stavo uscendo, per non tornare.
-Ci mancheranno le tue crepes a mezzanotte… - sussurra Alice.
-A me mancherà il tuo viso la mattina, sei davvero da foto certe volte, mi farei di quelle risate in momenti tristissimi…come questo! – aggiunge Tanya.
-A me mancherà averti in giro per casa in generale, darti la buonanotte, ascoltare i tuoi consigli, vederti mentre prepari il pranzo o la cena…ci mancherai Bella.. – le abbraccio più forte dopo ciò che hanno detto, perché è davvero difficile lasciarle andare.

Flashback

Non potevo pensarci ora. No.
Ricordare tutto questo mi fa ancora stringere il cuore di più di quello che è già, facendomi lacrimare in modo impensabile. Non voglio piangere, non voglio più piangere.
Eppure, mi ritrovo ogni sera a farlo sul letto, quando tutti dormono ed io non riesco a prendere sonno, quando Seth russa affianco a me disturbando la mia tranquillità. Quando il suo volto non mi abbandona neppure per un secondo quando chiudo gli occhi. E’ così dannatamente difficile resistere.
Sono passati due mesi da quando sono tornata. Due…e ancora nella mia testa non è cambiato nulla. Nel mio cuore poi, non parliamone…sta ancora lì ad urlare il suo nome ogni momento possibile. E’ fine agosto e ancora non sono riuscita a togliermelo dalla testa.
-Bella...allora mi senti? Ci vieni o no a Seattle con me?! Bella…? Ci sei?! – mi riscuoto dai miei pensieri troppo pericolosi e rispondo a Leah al telefono.
-Va bene…per che ora passi a prendermi? – Seth ha distrutto il pick-up motivo per cui non ho a disposizione l’auto per spostarmi, in questi giorni quindi mi diverto a farmi scarrozzare in giro da tutti. Domani però Leah deve andare a Seattle a ritirare delle cose per la casa, deve avermelo anche detto prima, ma non l’ho ascoltata perché mi sono persa nei ricordi.
-Va bene subito dopo pranzo? Magari possiamo mangiare insieme qualcosa la sera e poi vieni a dormire da me e ci facciamo una serata solo donne…che dici? – l’idea non mi entusiasmava molto. Preferivo il mio letto, la mia camera, le mie cose, la possibilità di starmene da sola con i miei pensieri. Invece da lei sarebbe stato tutto frenetico, tutta una parola, senza possibilità per me di rintanarmi nei ricordi. E forse avrei fatto bene a fare così. Forse avrei dovuto accettare.
-Facciamo un’altra volta Leah, che dici? Magari ci vediamo pure un film e ordiniamo il messicano a casa…potremmo invitare pure Maggie, una sorta di pigiama party! – avrei dovuto accettare, ma non domani. Domani è troppo presto. Domani voglio starmene da sola con me stessa. Domani le ragazze mi devono chiamare per la solita videochiamata su skype.
-Bella, non puoi startene tutto il tempo rintanata in camera tua a piangerti addosso. Quello stronzo ha combinato un casino ma non per questo tu ti devi abbattere così! Ormai è passato del tempo. Sorridi e vai avanti…per favore! Davvero non ti sopporto più! – sospiro pesantemente. I vecchi amici, Charlie e Sue, non hanno capito davvero come faccio a stare così male per lui. Solo Seth sa, capisce, conosce. Solo lui riesce a lasciarmi piangere sulla sua spalla, tenendomi stretta e consolandomi con parole dolci, che cercano di allontanarmi da pensieri tristi. Gli altri sembrano su un altro pianeta rispetto a me. Con loro non ne parlo, con Seth alle volte si. Dopo tutto questo tempo a loro sembra ancora impossibile che io me ne stia qui a piangermi addosso. Certo, come se fosse possibile fare il contrario per me. Come se fosse possibile dimenticare tutto e continuare a vivere tranquillamente, senza pensare a ciò che provo, senza vedere il suo volto, i suoi occhi, senza ricordare il suo profumo o la morbidezza delle sue labbra.
-Leah…non mi sto chiudendo in casa né mi piango addosso! – loro non lo sanno. Non lo sanno di certo. Seth non parla con loro di come sto, è una promessa che ci siamo fatti prima di salire in aereo quel giorno.

Flashback

-Come ti senti Bella? – mi sussurra appena prendo posto sul sedile.
-Come una fallita che sta tornando a casa. Non ho portato a termine ciò che mi ero prefissata, non sono stata capace di tenermi stretta la persona che amo…mi sento una fallita. E ciò fa più male delle ferite che ho addosso… - mormoro. Non mi piace che la gente senta i fatti miei, ma soprattutto…non ho il fiato necessario a dire di più.
-Mi dispiace se in queste settimane ho fatto la spia con Charlie, ma pensavo che forse…potessi stare meglio..
-Non è stato così e mi sono sentita solo una bambina che deve essere controllata perché se no fa cazzate…- sbuffo –E’ umiliante essere trattata così.
-Mi dispiace...davvero. Prometto che…non dirò a nessuno ciò che è successo realmente, come ti senti davvero né quello che mi dirai da oggi in poi. Non...non voglio che pensi che io sono una spia o un nemico. Voglio starti vicino e poterti sorreggere quando cederai al pianto, come oggi… - annuisco e poi mi volto a guardare fuori dal finestrino.
-E’ una promessa Seth. Non una parola… - mi stringe la mano e poi inizio a fare finta di dormire.
Flashback

-Ah no? Ne sei sicura?
-Si Leah! Dannazione! Smettetela di darmi contro okay?! Sto bene…ve lo sto ripetendo da un sacco di tempo...ho portato in giro i curriculum e sto aspettando la risposta da diverse scuole e istituti, più di questo non posso fare. Sai quanto odio lo shopping e quanto mi pesa dover chiedere i soldi a Charlie per fare qualsiasi cosa, semplicemente non voglio essere un peso più di quello che sono già. Domani verrò a Seattle e poi un giorno della prossima settimana organizziamo cena film e chiacchiere a casa tua. – sbotto, un po’ arrabbiata.
-Va bene ma non arrabbiarti…ti dicevo solo come la penso!
-Bene allora dato che la metti su questo piano…io invece ti dico che dovresti smetterla di evitare Seth ed ignorarlo! E’ tuo fratello porca zozza! Non ha ucciso nessuno, non ha fatto del male a nessuno…è semplicemente innamorato di un uomo. Un uomo simpatico che gli vuole un gran bene e che farebbe di tutto per lui. Anche raggiungerlo qui fra due settimane per passare del tempo insieme, dato che Seth non può partire per via del lavoro…vorrei che per quei giorni fossi una sorella amorevole e garbata che verrà a conoscere James e che lo accetterà come se non ti turbasse nulla. Seth sta malissimo, sono mesi che non vi parlate e se non te lo dicevo io, probabilmente, ancora non sapevi che lui e James stavano insieme… - ero partita in quarta con la mia filippica e non avevo intenzione di demordere.
-Va bene Bella ci vediamo domani dopo pranzo. Ciao ciao! –e come ogni volta attaccava. Era una grandissima stronza alle volte!
Lascio cadere il cellulare sul divano e ricomincio a sfogliare il libro che ho sulle gambe.
Manuale della perfetta insegnante.
Certo. Come se un libro del genere potesse davvero insegnarti a interagire con bambini o ragazzi, come se potesse insegnarti ad essere comprensiva e allo stesso momento ferma e decisa sulla tua posizione. Come se potesse istruirti sul controllo che devi avere in classe e sulla figura imponente che devi dare ai ragazzi per farti rispettare. Questi maledetti libri non insegnano un benemerito ca…cavolo! Potrei chiedere a qualcuno che conosco, qualcuno che possa darmi dei consigli. Certo…e chi? Conosco davvero solo una sola insegnante ed è il caso che me ne dimentichi.
Torno al capitolo e cerco di concentrarmi.
Ho spedito e portato in giro una serie sconsiderata di fogli con su scritto la mia vita. Le mie esperienze, i miei studi, le mie passioni e tutto quello che poteva interessare. Seth mi ha accompagnata a Seattle, ho anche incontrato Kate con cui siamo andate a pranzo, mentre lui andava alla casa editrice che ha in consegna il progetto del libro fotografico che ha messo in piedi il mio fratellastro. Quel giorno sono stata bene, perché Kate, a differenza di tutti, non mi ha fatto domande, ha lasciato che parlassi da sola e quindi ho evitato tranquillamente l’argomento. So che comunque avrebbe voluto sapere, ma non me la sono sentita. Lei con i suoi poteri da psicologa avrebbe di sicuro rovesciato la mia mente come un calzino, analizzando ogni singolo pensiero e ricordo e non volevo. Quelli erano solo miei per il momento.
Sento la porta aprirsi e guardo l’ora al mio polso. L’una e mezza, Sue è di sopra con la bambina, Charlie è in centrale…solo Seth può essere.
-Bella…mamma, siete a casa?! – non sbaglio mai! Mi viene da ridere dell’assurdità di questa cosa, quando in realtà la mia vita è stata un percorso pieno di errori fino ad ora.
-Io sono in salotto, Sue è di sopra! – mi raggiunge, su una spalla il borsone della macchina fotografica, nell’altra mano un pacchetto colorato.
-Ehi! Ciao! Ancora con quel libro stai? Non hai capito che non ti serve a nulla?! – ridacchio e scrollo le spalle.
-Non ho comunque nulla da fare! Com’è andata la giornata? – gli si illuminano gli occhi, appoggia il borsone sulla poltrona e si avvicina, sorridendo.
-Benissimo! Prima ho anche chiamato James che era più esaltato di me.. – lo guardo confusa. –Bella...oggi…oggi sono andato a prendere la prima stampa del libro.. – mi sento uno schifo per essermene dimenticata e mi picchierei da sola.
-Wow! Davvero? E com’è venuto?! Perché non me l’hai ricordato? Lo sai che ho la testa sulle nuvole… - dico a bassa voce –Ma ti avrei accompagnato volentieri! – lui scuote la testa e sorride.
-No...Dovevo farlo da solo e…non hai la testa sulle nuvole ma a Londra, in un certo appartamento in cui un ragazzo si sta dilaniando l’anima al pari tuo! Siete due cretini…fattelo dire... – le sue parole mi fanno tremare il cuore. E’ la prima volta che si lascia sfuggire qualcosa su Londra, qualcosa su di lui. So che ogni tanto lui e James ne parlano so, sempre tramite Seth, che James e lui si sono riavvicinati, che è stato il ragazzo del mio fratellastro a fare il primo passo perché aveva capito che lui aveva bisogno di aiuto. So che ne parlano, so che Seth non mi riferisce ogni cosa per non farmi stare male. Oggi però…qualcosa l’ha sbloccato e le sue parole hanno inciso un solco profondo. Chissà…chissà davvero come sta? –Bella non arrovellarti il cervello così per favore! Lo sai meglio di me che non sta bene. Anche se non ne parliamo, anche se non ti dico ciò che James mi riferisce, lo sai che sta male, perché è nello stesso stato in cui ti trovi tu. Solo che non lo ammette al mondo, solo che si rinchiude in casa e fa finta di essere morto per tutti… - scuoto la testa e sospiro.
-Non voglio parlarne, non voglio sentire…per favore Seth, lascia stare… - alza gli occhi al cielo e sbuffa.
-D’accordo…ma non dire che poi che non ti ho detto nulla. Siete due cocciuti testardi e non sappiamo più come fare…
-A fare cosa?! – per poco non urlo. Queste conversazioni solitamente le abbiamo fuori mentre passeggiamo, o quando siamo in macchina, mai in luoghi in cui qualcuno ci può sentire, e soprattutto mai in questi toni. Lui sta solo ad ascoltarmi, mentre mi sfogo, mentre racconto qualcosa o piango. Dice poco e niente e mai lo nomina, cerca di fare…boh qualcosa. Ora che vuole dire?
-A fare in modo che vi parliate! Perché siete entrambi due cretini. Uno si piange addosso a Londra e fa la vita del ragazzo tutto studio e casa, casa e studio…e tu te ne stai qui a piangerti addosso tutte le notti e fai finta che tutto proceda per il verso giusto. Fai finta che lui non ti manchi, che non sia mai esistito…ma lui esiste e tu devi assolutamente metterci una pietra sopra e continuare davvero la tua vita come se nulla fosse o tornare sui tuoi passi e chiamarlo!
-Tu sei pazzo! Seth ma ti ascolti? E’…E’ inconcepibile.. – inizio a gesticolare, ma prima che possa davvero dire qualcosa di sensato mi appoggia il pacchetto sulle gambe, sopra il libro che se ne stava lì ancora aperto.
-Si, sono pazzo. Hai ragione. Vedo cose che non esistono e parlo di cose passate e superate che ormai non fanno più male. Certo. Ora però…vado a farmi una doccia, che dall’euforia della stampa mi sono messo a saltare in mezzo al parcheggio. Poi credo che spupazzerò per bene la mia sorellina, quella piccola, mentre quella cocciuta e testarda la lascio qui a crogiolarsi nel sentore di una vita vissuta per finta. Ah Bella…se pensi che quello che ti ho detto sia solo frutto di pazzia, allora non aprire il pacchetto. – si alza velocemente e sparisce di sopra. Questo ragazzo mi sembra sempre più strano ogni giorno che passa. Guardo il pacchetto tra le mie mani. La carta colorata in tonalità di rosa pastello, ha anche dei pupazzetti colorati, come se fossero orsetti gommosi, quelle caramelle buonissime alla frutta. E poi un fiocco rosa. Mi verrebbe voglia di aprirlo, ma le sue parole mi bloccano. “se pensi che quello che ti ho detto sia solo frutto di pazzia, allora non aprire il pacchetto!”
Ed io credo davvero che sia pazzo. Per cui il pacchetto lo poggio al mio fianco. Aspetterò il suo via per aprirlo, e intanto morirò di curiosità. Già...potrei aprirlo ma…poi Seth si arrabbierebbe molto. Moltissimo. Ed io non voglio, lui è la mia roccia in questi mesi, ed ho bisogno di lui. Lo aprirò più avanti, quando magari la sua pazzia, e quella di James, sarà passata.

Nessun commento:

Posta un commento