Bella pov
Sono passate due settimane da quella sera a casa di
Edward, in cui avevo detto a me stessa “Lasciati andare”.
Due settimane in cui programmi televisivi si sono
accalcati per averlo in trasmissione, giornali per interviste, palestre l’hanno
chiamato per fare lezioni aperte a coloro che si approcciano ora al mondo della
boxe. Praticamente ha l’agenda piena di impegni per un altro mese. Sia Emmett
che Rosalie sono soddisfatti e orgogliosi di lui. Come non esserlo? Loro lo
seguono fin dall’inizio, hanno vissuto le sconfitte, i disastri, i momenti bui;
per loro e per Edward questo è un riscatto e ne sono talmente orgogliosi che
sono sempre contenti ed entusiasti. Non posso dar torto a nessuno.
Anche se, e qui viene fuori tutta la mia vena egoista, in
queste due settimane ci siamo sentiti solo per telefono e visti solo una volta.
Ho ripreso a lavorare, finiti i risparmi con cui andavo avanti dovevo pensare a
guadagnare per l’affitto, le spese di casa e tutto ciò che ci andava dietro.
Per lui girare da solo è diventato impossibile, si è munito di seconda guardia
del corpo e solitamente Emmett lo segue in ogni dove, di conseguenza dovrei
essere sempre io a raggiungerlo a casa. Peccato che, per quanto la mia voglia
di raggiungerlo sia elevata, per quanto mi organizzi per passare lì anche due
giorni utilizzando i mezzi pubblici per spostarmi, in realtà non è mai
possibile andarci. Ogni sera ha un impegno, che sia in qualche ristorante di
lusso o in casa sua lui non è mai disponibile a passare un po’ di tempo con me.
I primi giorni la trovavo una cosa normale, la fama e il successo portano
inevitabilmente degli obblighi verso sponsor e gente di alta classe; negli
ultimi tempi però il mio ottimismo e la mia calma hanno abbandonato del tutto
la mia persona.
Una volta finito il lavoro, quindi, me ne torno a casa,
con il mio solito autobus, che mi lascia dall’altra parte del portoncino d’entrata
del palazzo. Di tanto in tanto James e Seth mi raggiungono alla palestra,
guardano qualche incontro e poi mi riaccompagnano a casa, non è il mio ideale
di compagnia, ma piuttosto che passare tutte le sere in attesa di una speranza
infranta è meglio avere loro al mio fianco. Ogni sera, una volta stesa sotto le
coperte, attendo circa fino alle due, due e trenta il più delle volte, che il
telefono prenda a squillare e con la voce assonnata, perché nel frattempo mi
sono addormentata più e più volte risvegliandomi di colpo, rispondo sapendo che
sarà solo lui. In tutti questi giorni, l’unica volta che ci siamo visti è stata
una sera della prima settimana perchè è passato in palestra a salutare vecchi
amici, ed era accompagnato da Emmett e un’altra guardia del corpo. E’ stato
risucchiato dalla gente come se fosse un drink da bere e non una persona, per
cui non ho avuto il tempo materiale per stare con lui all’interno di quelle
quattro mura. Ero già preparata a restare delusa l’ennesima volta, a sentirmi dire
“Mi spiace Bella, nel dopo serata mi attendono in questo locale così alla moda
e così elegante che non posso assolutamente non andare. E’ una buonissima
pubblicità per il futuro” e bla, bla, bla. Invece quella sera mi ha sorpreso,
ha lasciato andare a casa Emmett e l’armadio a quattro ante e siamo andati a
casa mia. E’ stato con me tutta la notte, mi ha baciata, mi ha accarezzata, mi
ha venerata, abbiamo riscoperto il piacere fisico dello stare insieme; poi si è
addormentato con la testa sul mio seno, un braccio a tenermi aggrappata a lui,
il suo fiato caldo, i battiti regolari del cuore e quel lieve russare mi hanno
fatta addormentare cullata da un ritmo armonioso e meraviglioso per me. Mi ha
fatto sentire di nuovo al sicuro per qualche ora. Poi la mattina è tornato a
casa e da quel giorno non ci siamo più visti.
Pensavo avesse un impegno importante e che si fosse
addormentato, per non fare tardi non mi aveva svegliata e neppure lasciato un
biglietto. Invece no. Quella sera stessa al telefono aveva vagheggiato con
scuse un po’ campate per aria che mi avevano fatto arricciare il naso e
inumidire gli occhi. Era scappato da me. Si era divertito tutta la notte, poi
ha deciso che la giostra sulla quale stava facendo un giro non gli interessava
così tanto. Non ho più forzato la mano, ho evitato di mandargli messaggi, di
chiamarlo, di spingere affinché ci vedessimo; ho lasciato che le cose
procedessero secondo le sue aspettative, secondo le sue volontà, per vedere
dove eravamo diretti. Così ho aspettato ogni mattina un buongiorno che non
arrivava mai, un buon lavoro che si era disperso, una buonanotte che veniva
persa dal piccione viaggiatore. Mi sembrava di essere finita in una pozza
d’acqua, con le scarpe di tela e le braghe di cotone, ero completamente zuppa di
menzogne e bugie, speranze e disillusioni. Forse comunque, ce l’avrei fatta ad
uscirne non a pezzi. Almeno era quello che credevo, quando la sera prima del 14
febbraio Edward mi mandò un messaggio: “Domani sera ti prometto una cena solo
io e te, il mio appartamento, candele profumate e un bagno al profumo di rosa.
Spegnerò il telefono, ignorerò il campanello e mi barricherò in casa se ce ne
sarà bisogno. Non vedo l’ora.”
Mi ero sciolta, avevo creduto anche a quella promessa, mi
ero illusa, avevo sperato ed ero felice e su di giri per quell’occasione, tanto
che spesi gli ultimi spiccioli da parte per acquistare della biancheria intima
sexy solo per lui. Avevo chiesto consiglio ad Alice, spiegandole che dovevo
assolutamente essere una bomba, farlo capitolare non appena avesse osato
guardare nella scollatura dell’abito che intendevo mettere. Mi ha aiutata ad
acquistare un completino color bordeaux in pizzo, il perizoma era inesistente e
trasparente, con tre fili che si incontravano in un fiocchetto con tanto di
perlina sul sedere e un reggiseno che riprendeva lo stesso motivo della
mutandina, tre striscioline di tessuto leggero portavano le coppe in pizzo alla
chiusura dietro la schiena. Quando l’avevo provato mi ero piaciuta e con
imbarazzo avevo immaginato tutti i possibili scenari della sera successiva. Ero
elettrizzata.
Già.
Peccato che Edward il giorno di San Valentino l’abbia
passato in televisione. La mattina stessa mi aveva mandato un messaggio
scusandosi per l’impellente impegno “che proprio non poteva rifiutare!” e
rimandando la nostra serata alla settimana successiva. Inoltre, nello stesso
messaggio mi chiedeva se volevo guardare il programma a cui avrebbe
partecipato, andava in onda in diretta su un canale della tv locale. Ovviamente
non l’ho guardato. Ma Alice sì, per potermi spiegare in cosa consisteva nel
qual caso lo volessi sapere. Io però non le domandai nulla, mi bastò sentire i
commenti tra lei e Tanya il giorno dopo. “Ti rendi conto di che figura Tanya?!
E’ stato tutto il tempo lì seduto a godersi le attenzioni delle donne arrapate
che gareggiavano tra loro per arrivare al premio finale. Che era lui. Gli si
strusciavano addosso, gli si sono sedute in braccio, bacinelle d’acqua ovunque,
cuoricini e palloncini rossi. Sembrava il set di un programma porno di bassa
lega. Mi sono vergognata da morire, menomale che Bella non l’ha voluto
guardare, o chissà come sarebbe andata a finire.”
Non avevo guardato il programma, ero andata al lavoro, come
una qualsiasi serata normale, ma ugualmente sapevo cosa era successo sotto i
riflettori di quello studio.
Ho provato ad ignorare tutto quello che sentivo dentro di
me, la rabbia, l’umiliazione e la delusione. Ho provato a contenere
l’esplosione di sentimenti negativi che sapevo stava per accadere, e con calma
e pazienza ho coperto il tutto con una motta di terra, cercando di ignorare il
problema. Non ero forte, ero solo molto stupida.
Quello che mi consolava era che avevo Seth al mio fianco,
e tutta la combriccola di amici che avevo a Londra, che mi regalavano sorrisi e
risate e un po’ di affetto necessario per superare le mie giornate senza
arrabbiarmi. Una sera James aveva organizzato una serata tutta per noi al
locale: festoni, bere gratis, tartine, torta, musica e allegria. Voleva
festeggiare la nuova coppia, lui e Seth, con tutti gli amici, e gli affetti di
sempre. Nonostante la voglia di fare baldoria non mi entusiasmasse ero davvero
felice per loro e non mi sarei tirata indietro per nulla al mondo.
Seth era talmente radioso che l’illuminazione del locale
a tratti non serviva neppure, emanava allegria, elettricità da tutti i pori,
era felice, sereno e così preso da James e dai suoi sentimenti che mi sentivo
orgogliosa e fiera, contenta e soddisfatta, mi sentivo una brava sorella. James
era sempre il solito, burlone, chiacchierone e giocherellone, ma negli occhi
c’era qualcosa in più; era come se avesse davvero qualcosa di importante di cui
preoccuparsi, qualcosa per cui essere estremamente felice, era realizzato,
sereno, innamorato. Era bello vederlo così preso da Seth. Era bello vederli
così innamorati, punto.
In quel momento ho pensato a Leah, a casa da sola,
probabilmente incazzata come al solito con il mondo che non le gira mai per il
verso giusto. Lei, in quel momento, non era lì a festeggiare con noi, e mancava
anche Jake è vero, ma sua sorella non dovrebbe mai perdersi un momento del
genere. Non dovrebbe rinunciare a vedere suo fratello felice, sorridente ed
entusiasta, non dovrebbe ignorare una parte della sua famiglia, come se non
esistesse, come se fosse sbagliata, perché Seth è meraviglioso. Perché lui non
è sbagliato. Perché capisco quanto difficile sia per lui affrontare tutto ciò,
tutti i pregiudizi e le maldicenze della gente e non avere neppure parte della
sua famiglia dalla sua parte.
Ma lì, in quel preciso istante, nel momento di festa,
c’eravamo noi, anche se probabilmente Seth aveva pensato a sua sorella tutta la
sera. Quel che importa è che c’eravamo ed abbiamo festeggiato tutti insieme.
Tutti, tranne Edward.
Lui mancava. Era ad un party organizzato in una villa,
non so bene dove e non so perché. A dir la verità mi sono accorta di non aver
neppure insistito nel sapere che diavolo di impegno gli impediva di partecipare
ad un evento così importante per il suo migliore amico, avevo solo urlato e mi
ero arrabbiata perché ha dato forfait.
Da bravo vigliacco tra l’altro, non ha avuto neppure il
coraggio di chiamare il suo amico d’infanzia e dirgli di persona che non poteva
esserci, ha lasciato che fossi io a parlarci. James non voleva crederci quando
l’ha saputo, era sconcertato, allibito, senza parole; era facile notare la
delusione nei suoi occhi e nell’espressione del volto, mi ero scusata più
volte, ma la colpa non era mia. Io avevo fatto tutto ciò che era possibile,
avevo tentato di convincerlo, gli avevo aperto gli occhi dicendogli che si
trattava di James, che aveva una cosa importante da dire a tutti noi; avevo
urlato, mi ero arrabbiata ma non c’era stato nulla da fare. Lui era andato a
quel party, dove gente elegante serviva tartine improponibili e senza sostanza
per mantenere la linea, che non sarebbero servite neppure come base di una
birra leggera bionda. Avevo sperato che James non si isolasse, che tornasse a
sorridere e festeggiare come all’inizio della serata e difatti con il passare
dei minuti aveva mascherato bene il suo stupore e la delusione. Almeno lui. Io
invece, non ero riuscita a nascondere la mia rabbia, dietro i sorrisi e le
parole, perché sia Alice che Tanya si accorsero che qualcosa non andava e una
volta a casa ebbe inizio l’interrogatorio.
Flashback
-Allora
che ti prende stasera? – mi chiese Alice, sedendosi sul divano di fianco a me.
Non ero riuscita a scappare in camera, perché lei mi aveva presa sottobraccio
conducendomi in salotto ed obbligandomi a farmi sedere.
-Niente...
– dissi cercando di recitare al meglio delle mie capacità -Sono solo un po’
stanca, ma con una bella dormita torno come nuova! – Non ero sicura di essere
lì per convincere loro o me stessa!
-Si,
e noi siamo Romeo e Giulietta...raccontala a qualcun altro! Spara dai! – la
delicatezza di Tanya era sempre la solita, anche mentre si buttava sul divano
con la grazia di un elefante. Non avevo altre opzioni, dovevo raccontare o non
sarei andata a letto finché non erano state accontentate.
-Ho
litigato con Edward questo pomeriggio...- iniziai ma fui subito bloccata dalla
lingua sarcastica di Tanya.
-Ma
dai?! Non l’avevamo capito…ora illuminaci su questo motivo tanto maturo ed
importante, che ti fa stare così!
-Tanya,
l’ironia lasciala in camera per favore! Non vedi come sta? – dovevo dar ragione
ad Alice, perché mi sentivo uno straccio, ora che avevo ammesso e stavo
raccontando ancora più di quando i pensieri erano solo miei. –Ora per favore,
raccontaci…tutto.
-Quando
James ci ha confermato la festa per questa sera gli avevo mandato un messaggio
chiedendogli se era disponibile e se passava a prenderci. Lui aveva risposto
con un “Va bene, nessun problema!” che non mi aveva molto convinta. Ma avevo
deciso di dargli un po’ di fiducia. Oggi però, vedendo che non si faceva
sentire per l’orario l’ho chiamato io verso le quattro, volevo sapere se
effettivamente sarebbe passato lui a prendere me, Seth ed Angela...e
soprattutto per che ora pensava di arrivare. Immaginate la mia sorpresa, lo
stupore anzi metteteci dentro tutto quello che volete…quando lui mi ha chiesto
perché doveva venire a prenderci! Sono rimasta senza parole. Poi ho capito che
si era dimenticato della serata da James e aveva preso l’impegno per questo
party alla villa di non so chi. Gli ho chiesto, prima gentilmente, se potesse
rinunciare dato che era per il suo migliore amico e…lì ha iniziato a dirmi che
non comprendevo la sua situazione, che sono egoista se penso che possa rinunciare
a un party con i suoi amici per una festicciola spicciola da James... – butto
fuori con fatica questa ultima frase, perché ferisce me quanto è stato ferito
James. –E altre cose che non ripeto perché farebbero solo arrabbiare anche voi
due. Ho cercato allora di aprirgli gli occhi, di dirgli “Guarda che parliamo di
James, il tuo migliore amico, il ragazzo con cui hai passato la gran parte dei
tuoi anni…fa una festa per un annuncio importante. Vuole che ci sia anche tu!”
Quando riprese a ripetermi le stesse cose allora ho alzato la voce. Ero
arrabbiata come mai negli ultimi tempi. E gli ho detto che lui DOVEVA essere
presente perché non c’era un motivo talmente importante da impedirgli di essere
lì con noi questa sera, se non un suo ricovero in fin di vita in ospedale. –
notai gli occhi sbarrati di Alice ma continuai lo stesso. –A quel punto mi ha
detto che sono pazza e insensibile e che non capisco un cazzo di come funziona
la vita e il suo mondo. Che sono una cretina e una stupida a pensare che lui
possa davvero partecipare a quel ritrovo con quattro gatti piuttosto che un
party dato da Crow-come diavolo si chiama. E che non erano fatti miei di cosa
faceva lui. Come se l’avessi fatto per me…come se gli avessi chiesto di venire
da James per me! Quando gliel’ho fatto notare lui ha sbraitato un altro
pochetto e poi l’ho salutato ed ho chiuso la telefonata. – dissi tutto d’un
fiato.
-Oh
la vostra prima lite...che dolci! – la simpatia di Tanya questa volta non
riesce a toccarmi, anzi mi innervosisce. La ignorai per non mandarla a quel
paese.
-Ero
senza parole, incapace di dire anche solo ‘A’…quindi ho lasciato che si
sfogasse e me ne sono stata zitta, quando ho ritenuto opportuno ho spento. –
chiusi gli occhi e abbandonai la testa sul divano. –Sapevo che sarebbe stata
difficile, ma non pensavo di arrivare fino a questo punto...insomma, lo
capisco! Ha i suoi impegni, è felice, conosce nuove persone e si fa conoscere,
il giro d’affari cresce, nuovi sponsor, nuovo potere, tanti soldi e fama e
successo! E’ grandioso, davvero! Ed io sono davvero al settimo cielo per la sua
conquista…ma non capisco come possa essere cambiato così in poco tempo. Fino
a…fino a poche settimane fa eravamo tutto miele e zucchero, credevo che ci
fosse qualcosa che andava oltre, pensavo che avessimo superato i nostri muri
insieme e che fossimo diventati forti e capaci di camminare uno di fianco all’altro…e
poi invece…
Loro non parlarono più, attonite quanto me di quel
racconto, ed io le ringraziai, di restare lì solo a coccolarmi senza aggiungere
altro. La mano di Alice mi accarezzava dolcemente il braccio, mentre Tanya
giocava con i miei capelli, le era sempre piaciuto. Il silenzio di quel salotto
mi faceva riflettere sulle decisioni che andavano prese nell’immediato, prima
che fosse troppo tardi.
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Se pensavo che la lite di quel giorno fosse una breve
parentesi e che tutto si potesse risolvere parlando e facendogli il lavaggio
del cervello, mi sbagliavo di grosso.
Ogni giorno diventava sempre peggio.
Avevamo preso a vederci, per motivazioni completamente
diverse dal fatto che LUI volesse stare con me, in realtà lui passava in
palestra la sera per salutare, farsi vedere in pubblico, qualche incontro per
divertirsi e con questa scusa riuscivamo a stare insieme qualche ora. In quei
momenti stavamo seduti entrambi su delle scomode sedie, a chiacchierare come
due conoscenti, come se dovessi imparare a conoscere il nuovo Edward; e
ammettiamolo, non mi piaceva per niente. Finita la serata trovava il tempo di accompagnarmi
a casa, in macchina riuscivamo a chiacchierare un altro po’ ma più stavamo
insieme, più mi sembrava di parlare con qualcuno che non conoscevo, un estraneo.
Non c’era emozione, non c’era più nulla di tutto quello che faticosamente
avevamo costruito, era addirittura noioso e con lui non è mai stato così. Non
capivo quello che succedeva o che mi succedeva e questa cosa andava avanti da
ormai da due settimane.
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Io e Seth avevamo deciso di tornare a casa entro qualche
giorno, Sue era prossima al parto e nessuno di noi due voleva perderselo. Senza
considerare che allontanarmi un po’ da quella situazione poteva farmi
riflettere guardando con oggettività tutto l’insieme, e magari facendomi anche
una bella chiacchierata con Kate o con Jake o addirittura con Sue e mio padre. Dall’altro
lato però, allontanarsi poteva dimostrarsi la scelta peggiore per me e Edward,
magari la distanza, il non sentirsi poteva rendere il tutto non recuperabile.
Quando l’idea di non poter sistemare le cose con lui, mi
era entrata in testa, non ero più molto convinta di partire, ma le ragazze mi
hanno consigliato di andare, confermando la prima ipotesi. A quanto pare tutti,
compresi James e Rosalie, speravamo che Edward tornasse in sé e smettesse di
fare il vip costruito che invece ha imparato ad essere.
Stavo male, talmente tanto che non mi interessava neppure
più mangiare, non sentivo il sapore di quello che masticavo, lo facevo solo
perché mi obbligavano e perché non avrei trovato le energie per studiare se no.
Le crepes, invece, erano bandite dalle mie giornate; non le cucinavo più perché
mi intristivo e basta. Troppi ricordi, troppe frasi collegate a quelle piccole
delizie; ed anche se era passato poco tempo, davo un’importanza assoluta a
tutti i mesi, tutti i singoli momenti passati con Edward. Era così bello stare
con lui, mi sentivo me stessa come non mi era mai successo prima, tolti i
componenti della mia famiglia. Ero serena e felice, realizzata; quando stavo
tra le sue braccia poteva anche venire giù un cataclisma, scoppiare una guerra
o qualsiasi altra cosa, io mi sentivo protetta e amata. Non avevamo mai parlato
di sentimenti, e ringrazio Dio per questo, eppure nonostante questo in ogni suo
gesto c’era quell’incredibile affetto, quella connessione che avevamo trovato
da quella sera in camera mia. E quando ci pensavo era impossibile impedire agli
occhi di inumidirsi.
Avevo deciso di prendere in mano la situazione e andare a
casa di Edward, dovevo dirgli che sarei partita di lì a due giorni. Potevo
farlo prima di stasera, potevo parlargliene per telefono oppure quando mi
accompagnava a casa dopo il lavoro, perché non l’ho fatto? Perché era
impossibile trovare un minuto per parlare di cose mie, senza che lui iniziasse
un argomento nuovo, incentrato su sé stesso, come se quello precedente non gli
interessasse. Lui, che mi ha sempre ascoltata fin dall’inizio di…di quello che
c’era tra noi.
Avevo indossato un semplice jeans e un maglioncino
stretto color blu notte, sapevo quanto amasse quel colore su di me e volevo che
mi vedesse, volevo che si ricordasse di me, di chi ero, di come ero. Semplice.
Tranquilla. Completamente innamorata di lui. Ma questo non lo sapeva. Volevo
riuscire ad fargli capire cosa stava perdendo, cosa si lasciava dietro, oltre
il polverone della scia del successo. Era un’impresa non facile, riuscire ad
aprire gli occhi ad una persona accecata dalle luci della fama e dei
riflettori, dell’eleganza e del lusso, del prestigio…era paragonabile ad
un’impresa impossibile. Eppure ci volevo tentare. Dovevo tentarci, per poter
dire a me stessa “Hai fatto di tutto per riprendertelo!”
Mi sono fatta accompagnare da James, il quale si è preso
una serata libera e aveva deciso di passarla con Seth prima della nostra
partenza, ma quando mi ha vista vestita e imbellettata, pronta ad uscire con la
determinazione di chi ha deciso di “conquistare il mondo”, quando in realtà
dovevo solo andare a fare quattro chiacchiere con il suo ex migliore amico si è
adoperato per accompagnarmi. Ha fatto di tutto per esserci. Forse voleva vedere
con i suoi occhi com’era diventato Edward, avere la certezza di quello che
dicevo, della persona fredda e insensibile in cui si era trasformato.
-Tutto bene Bella? – mi chiese una volta arrivati sotto
il portone del palazzo che avevo imparato a riconoscere bene in quei mesi. Sospirai
pesantemente per darmi coraggio, la risposta non piaceva a me e non sarebbe
piaciuta a lui, mi voltai a guardarlo negli occhi per mostrargli la mia
sincerità.
-No, per nulla. Mi dispiace che tu abbia rinunciato alla
serata con Seth per colpa mia…
-Non ti preoccupare... – mi fece un sorriso debole. –Sono
sicuro che stasera andrà tutto bene e tu resterai qui da Edward, mentre io
tornerò a prendere Seth e avremo la nostra serata… - mi fece l’occhiolino ed io
risi. Il suo tentativo di infondermi coraggio aveva funzionato solo per un
fugace attimo, ma l’avevo apprezzato. Era davvero simpatico e stavo bene in sua
compagnia. Scendemmo dall’auto, ci avviamo verso la porta d’entrata e con le
mani tremanti suonai il citofono…non aspettammo molto perché il portone fosse
aperto. Questo era strano! Solitamente chiedeva sempre chi fosse, soprattutto
negli ultimi tempi, da quando era diventato famoso. –Gli chiederai di
accompagnarti a Forks? – mi voltai verso James che mi rivolse quella domanda ed
io sospirai ancora una volta, passandomi una mano tra i capelli, frustrata e
confusa.
-Non sai quanto vorrei! In fondo starei solo per poco
tempo, al massimo tre settimane. Sue è già oltre il termine, di due giorni, per
cui credo che assisteremo alla nascita appena arriviamo se non anche prima…E
lui potrebbe staccare un po’ da tutto questo…circo mediatico! Gli farebbe bene,
magari tornerebbe ad essere il vecchio e caro Edward di sempre, quello che non
si fida delle persone, quello che insicuro e timido preferisce mandare a fanculo
le persone invece che avvicinarle normalmente. Ma mi rendo conto che chiederglielo
sarebbe troppo. Non credo che mi direbbe di sì in questo momento anche se….in fondo
ci spero sempre. – guardai il pavimento dell’ascensore, indecisa se alzare la testa
o meno.
-Perché hai deciso di venire a parlarci solo questa sera?
– mi chiese.
-Sinceramente? Non lo so. Ero lì che mi dicevo di dargli
un’altra occasione, che davo fiducia, che aspettavo per vedere se magari si
stufasse prima o poi. Ero pronta ad aspettarlo a braccia aperte nel momento in
cui avrebbe capito che tutto ciò che lo circonda ora è talmente irreale e
astratto che non ne vale la pena di perdere tutto ciò che ha costruito negli
anni. Ero lì sul letto, lui ha detto che non si sentiva bene e che restava a
letto a riposarsi, colpa di qualcosa che aveva mangiato ieri sera, ho pensato
che magari era l’occasione giusta per stare soli, per parlare. Così gli ho
chiesto se voleva che lo raggiungessi, dato che dovevo anche parlargli, mi sono
stesa aspettando che rispondesse al messaggio e nel frattempo pensavo e pensavo
e poi mi sono detta “Perché non andare direttamente e prendere il coraggio a
quattro mani? Magari gli fa piacere vedermi, magari possiamo stare insieme e
posso fargli una sorpresa!” Ed ho deciso. Perché sono stufa di aspettare che
qualcosa succeda, senza fare nulla. - risposi e quando il ‘din’ ci avvisò che
eravamo arrivati uscii senza guardare alla porta dell’appartamento, ma
rivolgevo lo sguardo ai miei stessi piedi. Quando alzai gli occhi mi accorsi
che la porta era aperta e da dentro l’appartamento si sentivano musica e voci,
molte voci. Bussai, ma ovviamente nessuno si accorse di noi. Io e James
avanzammo all’interno della sala e credo che entrambi avessimo un’espressione
totalmente confusa e sorpresa. Sul divano c’erano alcune persone che
chiacchieravano, sul soppalco gente che giocava a biliardo, la cucina con le luci
spente ma i neon soffusi, come quando la usa di notte. Il tavolone pieno di
bottiglie di qualsiasi genere e cibo. La gente sul terrazzo, gente ovunque. Era
chiaramente una festa.
Edward se ne stava in piedi, chiacchierava con alcune
persone, abbracciato a una donna con un vestito rosa pallido talmente striminzito
che le potevo vedere la curva sotto del sedere. Mi domandavo se indossasse le
mutande! Tacco stratosferico, su cui probabilmente io sarei caduta dopo neppure
due secondi. Capelli neri lunghi e lisci sulla schiena. Aveva delle belle
gambe, braccia magre, non un filo di pancia o cellulite, seno prosperoso,
probabilmente rifatto e unghie curate dalla prima all’ultima. Emanava eleganza
da tutti i pori, ma soprattutto si sentiva l’odore, anzi la puzza, dei soldi in
ogni angolo di quella casa.
Strinsi le dita in due pugni, mentre i miei occhi si
velarono di lacrime e lo ringraziai silenziosamente con uno sguardo quando
sentii James stringermi il gomito per spingermi in quella direzione. Se non ci
fosse stato lui sarei rimasta impalata di fianco alla porta come una cretina.
Anche se cretina c’ero già dal momento in cui avevo deciso di venire qui
stasera, credendo di poter stare con lui qualche ora da soli.
Respirai tranquillamente, per cercare di rilassarmi e provai
a rendere normali i miei occhi, cacciando indietro quelle lacrime inutili di
rabbia e delusione.
-Ehi amico... – disse James una volta che fummo dietro
Edward, dato che non ci aveva visti. Lui si girò con un gran sorriso, come se
si aspettasse qualcun altro, quando invece realizzò chi erano i nuovi arrivati
staccò subito il braccio dalla mora al suo fianco e il suo viso si trasformò in
un’espressione di puro imbarazzo e disagio.
-Ehi! Ciao…ehm voi che ci fate qui? – presi coraggio per
parlare, dovevo dire qualcosa anche io. Ero forte, indipendente e abituata alle
delusioni, una in più non mi faceva nulla. Ma di sicuro non potevo farmi
mettere i piedi in testa dall’ultimo arrivato, anche se si era rubato il mio
cuore.
-Devo parlarti e James mi ha accompagnata. – lui si
guardò in giro come per valutare quanta gente ci fosse ed io fui veloce a
mettere le cose in chiaro. –Non ti preoccupare, ci metto solo cinque minuti poi
puoi tornare a festeggiare non so cosa… – alzai le spalle e feci un gesto con
la mano aperta per sottolineare chi ci circondava, arricchendo il tutto con un
sorriso falsissimo. Mentre stava per dire qualcosa la mora si girò verso di noi
sorridente.
-Ehi ciao…voi siete? – una voce così stridula credo di
non averla mai sentita neppure alle giostre, o forse la percepivo così per
tutta la situazione in cui mi trovavo.
-Vecchi amici di Edward...capitavamo di qui e abbiamo
visto le luci accese! – per fortuna James e la sua tranquillità, la sua calma e
la sua prontezza mi salvarono dall’imbarazzo perché non sapevo cosa
risponderle.
-Oh...che dolci! Siete passati a salutarlo! Vai tesoro…noi
ti aspettiamo.. – sgranai gli occhi a quell’epiteto e mi girai verso il mio
amico il quale mi strinse più forte il gomito per risvegliarmi. Non c’era
bisogno di spiegare nulla rispetto a quel momento, credo che la mia faccia
dicesse tutto da sola.
-Ehm…si, si okay...andiamo in camera mia.. – il padrone
di casa era così in imbarazzo come non l’avevo mai visto, non sapeva che dire,
tartagliava e la mano gli tremava. Beh infinitamente cavoli suoi.
-Eh no eh! In camera tua no baby… - ridacchiò e gli fece
l’occhiolino. La rabbia salì a livelli impossibili da gestire per me, rimpiansi
di non avere la mia pallina antistress perché in quel momento mi sarebbe
servita. Mi voltai nuovamente verso James per cercare di calmarmi, sperando di
trovare la forza per non urlare, per non scagliare addosso a questa tizia una
scarica di pugni degni del campione di boxe qui presente. Peccato che il mio
amico aveva l’espressione più incazzata della mia.
-Nora, per favore…lascia stare.. Vieni Bella andiamo… -
lo seguii, sapevo già dove fosse la sua camera, ma in quel momento non so come,
non mi ricordavo la direzione da prendere. Quando chiuse la porta sospirò
pesantemente ed appoggiò la fronte sulla porta. –Mi dispiace e…non è come
credi.
-Non esistono frasi più banali di queste! Davvero
originale Cullen! – io avevo CERCATO di calmarmi, ma non c’ero riuscita per cui
un po’ di rabbia dovevo per forza incanalarla nelle mie parole, o sarei
esplosa.
-Davvero Bella...mi dispiace. E’ una situazione
fraintendibile, lo capisco benissimo, ma... – cercò di spiegarsi con
l’espressione affranta.
-Alt! Stop! Fermati…non mi interessa nulla. – alzò il
volto di scatto e mi fissò negli occhi.
-Non…non ti...interessa? – rispose confuso ed io in
risposta scossi la testa. –Quindi sai che...hai capito che comunque non...ti
ferirei? – scoppiai a ridere, forse più per il nervosismo che davvero per le
sue parole. Si, decisamente perché ero nervosa, le sue parole non facevano
ridere.
-Precisando che COMUNQUE è già più di un mese che non fai
altro che ferirmi ogni giorno, no...non mi interessa. Non mi interessa perché
ho capito che non sei l’Edward che ho conosciuto, che non sei il ragazzo che ha
parlato con me, sul mio letto, mangiando delle crepes con la cioccolata. Ho
capito che di quel ragazzo sono rimasti solo gli occhi verdi e i capelli
sbarazzini, ma di altro…non c’è nulla. E a me…piaceva lui. Quello che ho di
fronte non so chi sia. – i suoi occhi cambiarono espressione in un attimo: da
sbalorditi diventarono delusi e poi furiosi.
-Sono sempre io! Forse sei tu che non mi vedi più con gli
stessi occhi! – alzai le spalle in segno di menefreghismo e continuai a
parlare.
-Comunque davvero, non mi interessa. Avrei preferito che
mi dicessi le cose piuttosto che trovarti con le mani sulla refurtiva, ma non è
importante. Ormai nulla importa davvero. Quindi…alla luce di questa immensa
rivelazione, potevo anche fare a meno di venire a parlare con te.
-Che mi devi dire? Se sei venuta fin qui è urgente! –
scoppiai a ridere ancora una volta. Si ero parecchio nervosa.
-Eh certo! Scherzi?! – dissi ancora tra le risate, non
riuscivo a calmarmi. –Devo avere un motivo URGENTE per venire a casa di quello
che pensavo fosse il mio ragazzo, quello con cui non ho un rapporto di nessun
tipo da settimane e settimane perché è troppo impegnato con la sua nuova vita! Quello
che mi ha mentito riguardo il suo stato di salute per poi dare una festa nel
suo appartamento, mentre quella che credeva di essere la sua ragazza si
preoccupava per lui.– risi ancora. Avevo bisogno di calmarmi o avrei fatto la
figura della pazza.
-Sapevi che sarebbe andata così…che sarei stato pieno di
impegni dopo la gara...E per stasera, stavo davvero male stamattina, poi alcuni
amici mi hanno chiesto se ci vedevamo e non potevo dire di no. – scosse la
testa ed io lo fulminai, mentre la lancetta dell’ira raggiungeva punteggio
pieno.
-Ah si?! Beh in realtà pensavo che gli impegni si
limitassero alle interviste, le lezioni in palestra, ci stanno anche le
trasmissioni in tv e gli spot da girare…se fosse stato solo quello sarebbe
stato perfetto. Ti sono stata vicino i primi tempi e non mi sono mai tirata
indietro. Poi però sono diventate le trasmissioni in tv piene di donne con cui
facevi e fai chissà cosa, che non ci tengo a sapere, sono diventati i party in
ville lussuose, gente famosa, ricevimenti di qua, e feste di là. Hai rinunciato
alla festa che James ha organizzato per lui e Seth. Ti rendi conto?! E non te
lo dico perché faceva piacere a me che ci fossi, ma perché James ci è rimasto
male. Tu sei il suo migliore amico e ti sei perso l’evento più importante per
lui da diversi anni. Si è buttato in una cosa più grande di lui, l’ha fatto
perché si è innamorato, e tu non c’eri. Io…mi vergognerei! Mi sentirei talmente
tanto in colpa che di notte non dormirei tranquillamente. Non potevi dire di no
a quella gente lì fuori, ma a chi è stato con te per tutti questi anni hai
voltato le spalle come niente. – incrociai le braccia davanti al petto, per
mantenere le mani impegnate in qualcosa.
-Sta zitta! Non sai quello che dici! Io e James ci
conosciamo da una vita, sa quanto è importante questo per me…lo sa e lo
accetta, come tutti. Tu sei l’unica che non capisce! – scossi la testa e mi
guardai in giro, alla ricerca di qualcosa. Quando guardai sulla poltrona in
fondo al letto individuai quello che cercavo, sotto a tutti i vestiti che
doveva aver provato stasera prima di ricevere quelle persone e andai a
prenderlo mostrandoglielo. Il libro di medicina che mi aveva mostrato una sera,
spiegandomi cosa di quel mondo gli piaceva di più.
-Io non sono l’unica che non capisce! I tuoi genitori ti
vedono sui giornali, in tv...e basta. Non vai a cena da loro, non vai neanche a
pranzo, non li chiami neppure! Tua madre mi ferma ogni volta dopo lezione
chiedendomi se ho tue notizie e stressa Rose facendole mille domande su di te. E
poi dimmi Edward, come mai stasera Rosalie non c’è? Eppure lei ti ha sempre
sostenuto, ti ha sempre appoggiato, ha sempre festeggiato e esultato per le tue
vittorie, per i tuoi risultati. Dimmi Edward, lei dov’è? Tua sorella…quella con
cui condividi più di un palazzo, delle spese condominiali, della passione per
le feste e gli alcolici; la ragazza che ti ha accolto in casa quando eri disperato
anni fa, quella che ha fatto sempre finta di non sapere, ma in fin dei conti
conosce la storia del tuo passato perché te l’ha letta negli occhi, la donna
che mai e poi mai potrebbe tradirti, lasciarti, ferirti. Quella che ti riempie
d’affetto sempre, anche dopo tutti gli sbagli che compi. Dimmi dov’è tua
sorella stasera?! – urlai l’ultima frase, sconvolgendolo. –Tua sorella non c’è,
non l’ho vista, ma Emmett è fuori sul balcone con due bionde, non è vero?– lui
arrossì e distolse lo sguardo imbarazzato. –Non sai perché lui sia qui da solo
vero? Perché non gliel’hai chiesto, perché non te ne importa nulla di chi, in
tutti questi anni, ti è stato vicino. Rose ed Emmett si sono lasciati da due
settimane. Tua sorella è così stanca che lui ti segua in tutto e per tutto che
ha abbandonato il ragazzo di una vita, con cui probabilmente si sarebbe voluta
sposare…per colpa dei tuoi dannatissimi impegni!
-Non è colpa mia! – sbraitò sulla difensiva. -Se le cose
sono andate così evidentemente dovevano andare in questo modo…Se Rose ed Emmett
si sono lasciati allora vuol dire che c’era già qualcosa sotto. Non è colpa
mia. – cercò di difendersi ancora.
-Lo credi davvero? Ci hai mai parlato con Emmett? Ci hai
più parlato con Rose? Perché io con lei ci parlo ogni giorno. Ci beviamo il
caffè insieme, cuciniamo il pranzo insieme. Lei dorme con Alice, perché non
vuole dire ad Esme e Carlisle che la sua storia con Emmett è finita. Perché non
vuole spiegare i motivi di questa rottura. E sai perché? Perché i tuoi genitori
erano orgogliosi di te quando hai vinto, talmente orgogliosi di te che sono
venuti a vederti ogni volta che avevi una gara, sempre! E tu non li hai mai
visti, e tu non lo sapevi. Ma adesso sono preoccupati, e tu non ti degni
neppure di fargli una telefonata! – sputai fuori con rabbia.
-Ma che cazzo stai dicendo?! –eravamo messi se si
infuriava lui che non ne aveva diritto!!
-Parla con tuo padre e poi allora capirai che non ti ho
raccontato palle, poi fai lo stesso con Esme, con Rosalie, con James…ti
accorgerai di quante persone hai deluso! – non era solo rabbia, era pure
frustrazione e tristezza la mia.
-Sei venuta qui per dirmi che mi comporto male? Sei qui
per cercare di aprirmi gli occhi? Perché sai…i miei occhi sono ben aperti! E
questo è quello che ho sempre sognato! E’ il caso che vi adattiate! – scossi
nuovamente la testa porgendogli il libro che avevo tra le mani e attendendo che
lo prendesse.
-Quello che hai sempre sognato? Ne sei sicuro?! La
ragazza di stasera potrebbe anche adattarsi, quella mora che stavi
abbracciando…lei si adatterebbe a tutto pur di avere un letto caldo, un
bracciale nuovo, l’appuntamento settimanale dall’estetista migliore della città
e nuove scarpe alla moda ogni giorno. Ma non ti conosce, nessuno di quelle
persone di là ti conosce davvero e forse neppure Emmett sa chi sei realmente. A
Natale mi hai detto che avevi ricominciato a studiare, che doveva essere un
segreto, che avresti lasciato passare questo periodo e poi ti saresti messo a
studiare davvero per ricominciare con l’Università. Che fine ha fatto quel
ragazzo? – i suoi occhi guardavano la copertina del libro e le mani la
stringevano con forza.
-Sono sempre io...solo con interessi diversi. Non me ne frega
più nulla della medicina! – sbottò con rabbia lanciando il libro per terra, che
fece un gran rumore date le sue dimensioni. Alzai le spalle ed allargai le
braccia.
-Va bene Edward…fai quello che ti pare. Ma quando
crescerai e capirai di volere una famiglia, dei figli, un lavoro stabile che ti
permetta di portare i bambini in vacanza ogni anno, che ti permetta
tranquillità e serenità. Quando vorrai avere il letto caldo, ma non di una
donna qualsiasi, di qualcuno che ti riempia d’amore...allora capirai che c’è
qualcosa che hai sbagliato! E quando tutto andrà male e avrai bisogno di aiuto,
non è alla porta della mora di stasera o di qualche persona che c’è di là,
quella alla quale busserai. I tuoi genitori ti aiuteranno come sempre e ti
incoraggeranno e dentro moriranno per la delusione! E quando avrai bisogno di
qualcuno con cui parlare, perché i tuoi genitori non sanno come fare con te,
perché li hai delusi e ti sentirai in colpa perché non sai come farti perdonare…non
sarà in tv che lo farai. Ma andrai al locale di James, quell’amico che hai
ferito fregandotene del momento più importante della sua vita. – lo guardavo
negli occhi. Erano tristi e confusi. E questo era il momento di andarsene,
avevo forse lasciato il mio segno, ero riuscita a dirgli esattamente tutto
quello che c’era da dire, quello che con tutta probabilità amici e parenti non
avrebbero mai detto, per paura di ferirlo ora che è così felice. Ma io non sono
così, io volevo crederci fino alla fine, io ci speravo, credevo fosse quello
giusto, mi sono fidata, sono stata ferita e la rabbia ora mi impedisce di
tenere la lingua tra i denti. –Non ero venuta qui per farti dei moralismi o per
aprirti gli occhi Edward. Non era quello il mio intento. Speravo solo di
trovarti a casa da solo, per poter chiacchierare un po’, per salutarti come si
deve e passare la notte con te prima che io parta. Speravo di ritrovare le
stesse emozioni di sempre, la stessa complicità, di accorgermi che sono solo
idee mie e che tu in realtà sei sempre stato lo stesso, solo più impegnato. Ti
volevo addirittura chiedere se volevi venire con me, per staccare un po’ da
questa vita, per conoscere la mia famiglia...per vedere la nuova componente
della famiglia Swan. – sorrisi a quel pensiero, a quanto ero stata sciocca. –E
invece ho trovato questo schifo. E un Edward che non riconosco.
-Vai via? – mi chiese in un soffio ed io annuii mesta.
-Parto fra due giorni…Sue probabilmente partorirà da un
momento all’altro ed abbiamo aspettato più che abbiamo potuto perché Seth non
tornerà a Londra con me. Non per il momento almeno e voleva godersi del tempo
con James. – i palmi delle mie mani erano sudati e li sfregai fra loro,
sperando di darmi la tranquillità per non scoppiare a piangere. Ero stufa di
farlo.
-Io…non posso partire con te…in settimana iniziano le
riprese per lo spot e… – scrollai le spalle.
-Non ti preoccupare. Non ti voglio comunque ora... –
sputai fuori con astio. –Non così, non come sei adesso. Ciao Edward… – lo
salutai e stavo andando verso la porta quando mi fermò chiamandomi. Mi girai a
fatica, convinta che sarebbe stata l’ennesima pietra scagliata contro di me.
–Dimmi..
-Io… - guardava il pavimento, senza il coraggio di
guardare nei miei occhi e lì vidi il ragazzo timido e sperduto che conoscevo,
quello sincero. Per un attimo sperai di essermi sbagliata, ma sapevo che non
era così. –La ragazza di là non è nessuno. E’ successo che…insomma…l’ho baciata
una sera ed ora mi sta incollata tutto il tempo ed è la figlia di un
personaggio molto, molto influente che potrebbe garantire un buonissimo sponsor
per le prossime gare. Ma questo…questo non è importante. Io… Per sbaglio una
sera...ero un po’ brillo e… mi dispiace Bella. – si prese il volto tra le mani
ed io rimasi pietrificata. Baciata? Oh.
Questa si che era una sorpresa. O no?
In fondo…mi aspettavo di peggio.
-Quindi? – dissi dura, convinta al cento per cento che
quello che mi stava di fronte non era l’Edward di cui ero innamorata.
-Ero ubriaco Bella, avevo bevuto più del lecito e lei era
lì…tutta moine e strusciamenti…l’ho baciata, mi dispiace. Poi mi sono fermato
e...adesso lei pensa che….ci possa essere di più. Ma non è mai successo di più
di questo. Giuro! Giuro, mi credi? – voleva che mi fidassi di lui? Che gli
credessi? Doveva essere impazzito, doveva aver bevuto anche stasera o aver
sbattuto la testa da qualche parte. Importava davvero che si fosse fermato?
-Non importa… - biascicai a bassa voce, rispondendo ai
miei pensieri e poi parlando ad alta voce. –Non importa più Edward…Non posso
crederti, non sei la persona con cui ho passato questi mesi, non sei lo stesso
uomo che ho raccattato da quel vicolo e a cui ho disinfettato le ferite. Non
sei lo stesso ragazzo con cui ho scambiato piacevolissime mail durante il
periodo di Natale. A questo punto…sei solo stato una breve parentesi che mi ha
fatto stare bene...ma adesso è ora di chiuderla qui. Per il bene di entrambi.
Passa una piacevole serata… - chiusi la porta alle mie spalle facendo piano e
camminai fino a trovare James appoggiato al muro di fianco all’entrata che
parlava con Emmett. Mi avvicinai e appoggiai una mano sul braccio del biondo
per fargli capire che c’ero, che era il momento di andare via.
-Com’è andata? – mi chiese con la voce di chi aveva già
capito tutto, alzai gli occhi al cielo e feci un mezzo sorriso. Non so come e
dove trovassi la forza di essere sorridente, di tentare di essere la solita
Bella scherzosa e divertente.
-Andiamo a casa...è dura parlare con quello zuccone! –
mascherai perfettamente la mia disperazione interiore e salutai Emmett con una
mano alzata, non gli rivolsi la parola, arrabbiata anche con lui; prima che
potessi uscire dalla porta però, lui stesso mi fermò.
-Bella… - a fatica trattenevo le lacrime ma mi voltai,
cercando di farmi coraggio.
-Cosa vuoi Emmett?
-Come sta…come sta Rose? – avevo voglia di ridere
stasera, avevo davvero voglia di farmi una sana risata che terminasse con me in
preda ai singhiozzi perché ero rimasta senza fiato.
-Sta come una che ha buttato nel cesso una storia di sei
anni per colpa di festicciole lussuose, eleganti, sciccose. Come una che ha
dovuto mettere una pietra sopra a sei anni della sua vita, progetti, un futuro
già quasi delineato, grazie alla fama, al successo, al mondo di cui il suo uomo
si è accerchiato. Sta come una donna ferita, delusa e arrabbiata; e sta a casa
a piangersi addosso, con le amiche che le porgono i fazzoletti e cioccolata,
mentre il suo ex si sbatte biondone rifatte al posto che cercare di riconquistarla
con delle scuse sincere e dei gesti degni di chiamarsi romantici. Ma non ti
preoccupare Emmett, mi assicurerò che lei sappia quanto ti stai crogiolando nel
dolore della vostra separazione in questo momento. – girai le spalle anche a
lui e me ne andai in fretta.
Una volta in macchina James sbuffò sonoramente e si
rivolse a me.
-Sputa il rospo!
-Alla fine quella mora l’ha baciata e basta...dice! –
dissi la cosa che voleva sapere dal momento in cui mi ha visto uscire dalla
camera, probabilmente.
-Classico! E’ sempre stato così! Edward quando ha
qualcosa di buono per le mani se lo fa sfuggire in un secondo..
-Oh no...James…questa volta non è colpa di Edward. Ma
siamo noi, noi che non ci adattiamo… – dissi guardando fuori dal finestrino.
-Che? – confuso e con il timbro di voce alto mi aveva
riscosso dai miei pensieri. E allora cominciai a raccontare, soffrendo sempre
di più.
Stavo per esplodere, le lacrime minacciavano di scendere
da un momento all’altro, ma non potevo farlo davanti a James e neppure davanti
alle ragazze, dovevo essere forte, far vedere che nulla mi poteva scalfire. E
poi chiudermi in camera, e lasciarmi andare, soffocando la disperazione sul
cuscino.
Bella fregatura lasciarsi andare.
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