sabato 3 gennaio 2015

Capitolo 51



Edward Pov

Avevo aspettato la sua risposta tutto il giorno, senza ottenerne traccia fino a quella notte. Avevo perso le speranze, pensavo di aver tirato la corda, ero pronto a chiedere scusa in ginocchio. Invece, di nuovo alle due di notte, lei mi aveva scritto, un messaggio talmente chiaro che mi aveva lasciato allibito e frastornato, ma allo stesso tempo più che determinato.

Bella scrive: Darti una seconda possibilità non è un’opzione, è un bisogno che sento dentro. Ti aspetto…

Era stato semplice prendere la decisione in quel momento. Avevo lasciato stare tutto, afferrando la valigia da sotto il letto, mentre chiamavo Rose per avere il suo aiuto. Mi rendevo conto di sembrare un pazzo, che alle due di notte sveglia la sorella per dire frasi sconnesse facendole prendere paura. Si era precipitata su al mio appartamento, bussando come una forsennata.
-Che diavolo sta succedendo? – era sbottata entrando in casa, io non avevo tempo! Così le risposi mentre correvo in camera a preparare i bagagli.
-Non posso stare qui ancora Rose, voglio Bella nella mia vita e…ora che vedo uno spiraglio corro da lei. Ti prego dimmi che non faccio una cazzata! – lei mi fermò dal mio girovagare e acchiappare cose a caso.
-Intanto calmati, se non fai le cose con ordine finisci che infili dentro la valigia anche te stesso. Fai un bel respiro e chiariscimi ogni cosa…
-Ci siamo sentiti. Abbiamo parlato e…lei mi manca ed io manco a lei. Siamo due egoisti perché nonostante tutto non abbiamo il coraggio di dire all’altro di rifarsi una vita e…lei mi ha detto che sente il bisogno di darmi un’altra possibilità e che mi aspetta….Parto. Domani. Compro il biglietto direttamente all’aeroporto, non importa quanto lo pago, non importa se dovrò fare mille scali, non posso stare qui un giorno di più. – avevo detto con il fiato corto.
-Edward, ti capisco...però riflettici. E’ davvero quello che vuoi? Lei è tornata a Forks, tu sei qui a Londra, hai appena ripreso in mano le redini della tua vita…sei sicuro?
-Rose…tu hai perdonato Emmett perché lo ami, nonostante quello che ti ha fatto dopo tutti questi anni. E sei ancora qui, vivi con lui, pensi al matrimonio, alla vostra vita insieme…Da quanto tempo io non facevo progetti? Da quanto tempo io non stavo bene con una persona? Lo sai…sai tutto di Victoria e…non ti è stato difficile capire il mio comportamento con le donne dopo di lei. Credo che tu possa esserti resa conto di quanto sia stato diverso con Bella…lei è…
-Speciale….Si, me ne sono accorta anche io.. – annuisco dandole ragione. –E cosa farai una volta arrivato là?
-A dirti la verità…non lo so. Parlerò con lei, la pregherò di perdonarmi, le dirò che la amo e che mi è mancata…poi non lo so. Ora ho solo voglia di arrivare dall’altra parte del mondo e prenderla tra le braccia. Mi manca così tanto… - mia sorella sorride e mi accarezza una guancia prendendo subito dopo a riempire la valigia.
-Tu controlla i voli per domani, preparati una borsa da tenere come bagaglio a mano con le cose essenziali, io ti preparo il resto… - sapevo di poter trovare in lei tutto l’appoggio che mi serviva.
E così ero partito la sera seguente, acquistando un biglietto costosissimo perché non c’era altro posto sull’aereo, aspettando cinque ore all’aeroporto di New York e altre due in quello di Chicago e poi finalmente….in serata, due giorni dopo quel messaggio, ero arrivato a Seattle.
Avevo avvisato i miei genitori e loro mi avevano incoraggiato, speravano che avessi fortuna anche se sentivano in cuor loro che Bella mi avrebbe perdonato, ed io volevo solo che avessero ragione. Pensavo sarebbe stato difficile parlare con loro e invece erano stati comprensivi e mi dissero che a volte la felicità bisognava inseguirla per acchiapparla e quello era davvero uno degli insegnamenti più vecchi che ricordo. Quelle parole ce le dicevano fin quando eravamo piccoli e solo ora mi torna in mente. Inseguire la felicità. Certo…. Rose mi aveva accompagnato all’aeroporto e da lì avevo chiamato James per avere il numero di Seth. Mi ero organizzato talmente in fretta che non avevo avuto il tempo di riflettere davvero su cosa stavo facendo, ma tutti sembravano così entusiasti di questa cosa che…mi trasmettevano la stessa illusione positiva. Io speravo solo di non sbagliare più di quanto avessi già fatto. E così…in preda a quelle emozioni avevo telefonato a Seth da Chicago, prima di partire chiedendogli di mantenere il silenzio e di…venirmi a prendere a Seattle.
Cosa avrei fatto? Cosa le avrei detto? E se lei…non avesse voluto vedermi? E se lei…avesse cambiato idea? E se invece fosse andato tutto come speravo….sarei tornato a Londra? Avrei avuto il coraggio di tornare indietro lasciandomi Bella alle spalle, per terminare gli studi? E poi…poi cosa avremmo fatto? Non lo sapevo, e avevo passato tutto il viaggio da Chicago a Seattle a pensarci, ad arrovellarmi la testa con questi dubbi. E quando poi scesi dall’aereo e mi sentivo sempre più vicino a lei…tutti quei dubbi erano spariti.
Ho trovato Seth subito fuori dagli arrivi, con un sorriso gigantesco sul volto, nonostante fossero le nove di sera.
-Hai due possibilità…O Bella ti uccide o ti salta addosso e poi ti uccide….Io spero nella seconda! – scoppiai a ridere e durante il viaggio verso Forks ascoltai le sue domande e cercai di rispondere per quanto potessi. –Quindi…vi siete sentiti su Skype e lei…ti ha detto “Ti aspetto…” e tu sei partito? Così di punto in bianco? Perché diavolo non l’hai fatto prima?
-Forse perché entrambi non eravamo pronti Seth…avevamo bisogno di…comprendere fino in fondo che i nostri sentimenti sono reali e che non ci troviamo più nel passato e gli errori vecchi non devono rovinarci quello che stiamo vivendo.
-Come le chiederai scusa?
-Pensavo di mettermi in ginocchio e pregarla finché non mi dice che mi perdona..
-Io credo che ti abbia già perdonato, se no…non ti troveresti qui ora…
-Lo spero…anche se già solo pensare che tra poco la vedrò…mi mette in agitazione! – lui scoppia a ridere ed io non posso fare altro che tremare e ridere con lui, con il pensiero focalizzato lontano ad una creatura meravigliosa.
-Busserai tu alla porta, ho detto a Charlie e Sue di tenerla sveglia…ho dovuto dire loro che saresti arrivato.
-Si, non ti preoccupare…
-Edward… - sussurra dopo poco –Io le voglio bene, è davvero come una sorella per me e…non voglio vederla soffrire ancora. So che la situazione è difficile ma…fa di tutto pur di…farla star bene. Vi amate e vi siete distrutti a vicenda. Ora vi meritate di essere felici…
-E’ quello che ho intenzione di fare Seth…non so come farò, ma l’inizio è stato prendere quel volo ieri notte. Spero solo che…non lo so cosa spero. Ma farò tutto ciò che è possibile fare.


Bella Pov


Seth era tornato a casa dal lavoro insultando il suo capo che aveva deciso di mandarlo a Seattle quella sera stessa per giunta a orario di cena, per ritirare certa merce che proprio non poteva stare nei magazzini. Mi divertivo a sentirlo urlare e quando è venuto in camera mi ha lanciato un’occhiataccia e mi ha ammonito “Resta sveglia fin quando torno, ti devo parlare!” immaginavo che fosse per la nostra situazione e sinceramente non volevo aspettare ulteriormente per sistemarla. Così quando Sue e Charlie mi proposero di guardare un film con loro sul divano avevo colto la palla al balzo e mi ero seduta di fianco a loro, attendendo il mio fratellastro. Speravo di sentire Edward in quei giorni, pensavo che le cose fossero in via di sistemazione e invece…da quando gli avevo scritto “ti aspetto…” non l’avevo più sentito. Forse avevo sbagliato, accelerato le cose. Mi dispiaceva perché volevo riavvicinarmi e invece sembrava di fare solo passi indietro. Poi però pensavo che doveva studiare e che il fuso orario di certo non era un valido aiutante, così piano piano mi sono messa il cuore in pace, attendendo.
Quando bussarono alla porta vidi mio padre pronto ad alzarsi facendo delle smorfie, ultimamente aveva qualche dolore articolare dovuto al troppo lavoro, fu semplice fermarlo per me.
-Non alzarti papà, vado io… - lui mi sorrise grato e io mi allontanai verso la porta. –Di sicurò sarà Jake che avrà discusso con Maggie… - sorrido già pronta ad accogliere il mio amico frustrato. E invece quando apro la porta rimango senza parole, senza fiato, impietrita.
Lui è qui.
Davanti alla mia porta.
Le mani nelle tasche dei jeans, gli occhi incastrati ai miei, un lieve sorriso timoroso sul volto. Il giubbino in pelle, una t-shirt bianca, i capelli disordinati come al solito. Mi tremano le gambe e sento le mani non avere più presa sulla porta.
-Non sono Jacob… - mormora.
-Lo vedo… - biascico. Sono senza forze e vorrei disperatamente saltargli in braccio e stringerlo forte e baciarlo e….perché è qui?
Perché proprio stasera?
Perché non prima?
Perché….perché mi faccio queste domande stupide?
E’ qui.
Fine dei giochi.
Abbasso le mie difese e gli sorrido dolce.
-Chi è Bells? – mi domanda mio padre ancora dal salotto. Non gli rispondo neppure perché la sua voce arriva ovattata da tutte le miliardi di emozioni che sto sentendo e….mi è mancato così tanto, dannazione! Ho così tanta voglia di abbracciarlo.
-Ciao… - dice piano.
-Ciao… - gli rispondo con lo stesso tono.
-Hai detto che mi aspettavi…sono qui… - e tutto gira velocemente. Il mio messaggio, l’altra sera. Lui ha volato fino a qui solo perché…gli ho detto che lo aspettavo? E’ un pazzo. E’ un pazzo ma io lo amo e voglio dirglielo. Devo dirglielo, porca miseria! Ecco perché non mi scriveva, ecco perché non mi ha risposto, ha preferito agire, ha deciso di dimostrarmi quanto sono importante, quanto ci tiene a me. Gli occhi mi si riempiono di lacrime e vorrei lanciarmi tra le sue braccia, farmi stringere, baciarlo fino a restare senza fiato. E invece continuo a guardarlo negli occhi, per scoprire anche solo un accenno di bugie, o il vecchio Edward che mi ero lasciata a Londra. E invece sembra il ragazzo smarrito e sincero di quella sera sul mio letto, crepes calde al cioccolato, qualche ferita addosso e un po’ di confessioni.
-BEELLSS? Chi è? – ignoro la voce di mio padre ancora una volta e mi chiudo alle spalle la porta d’entrata, restando fuori con lui. Non voglio nessuno ad intromettersi ora, non voglio che ci separino, non voglio assolutamente che questo momento finisca. Ho paura di rendermi conto di essermi addormentata sul divano, con la tv accesa e che questo sia solo uno splendido sogno, che mi lascerà l’amarezza in bocca al momento del risveglio. Sbatto gli occhi diverse volte. Ci divide così poco spazio.
-Avrai freddo così… - mi dice piano.
-Cosa ci fai qui? – chiedo, giusto per essere sicura di non essere all’interno di un sogno.
-Hai detto che mi aspettavi… - mi ripete, sembra una lezione imparata a memoria. Alza le spalle mentre lo dice e mi guarda, con un po’ di timore, come avesse paura che non lo voglia qui. Si, non è un sogno.
-L’ho detto…
-Sono qui…- siamo entrambi impauriti, ma con una gran voglia di colmare la distanza che ci separa. Scommetto che le sue mani in tasca sono lì solo perché non abbia la tentazione troppo forte di accarezzarmi. Ed io vorrei mandare all’aria tutto l’orgoglio e la forza che ho e dirgli di abbracciarmi, perché ne ho bisogno, perché mi è mancato, perché sono una stupida che credeva di fare la cosa giusta standogli lontana, quando in realtà avevo solo bisogno di lui!
-Lo vedo…ma…ma è tardi e… – che cazzo dico?! Sono scema! Forse ho preso una botta in testa! Si…decisamente! Deve essere stato stamattina, quando ho sbattuto la testa sullo stipetto della cucina che non ricordavo di aver aperto. Non ci sono altre soluzioni per pensare una cosa e dirne un’altra! Continuo ad osservare i suoi occhi, che sono lo specchio delle sue emozioni, ora è così frustrato e pauroso.
-Hai detto…che mi aspettavi…sono qui. L’hai detto solo…due giorni fa…
-Lo so…
-Come fa ad essere tardi?
-Non lo so…sono confusa - un sorriso sghembo gli incornicia il volto ed io lo imito. Siamo due scemi. Impiego poco allora, per bruciare la distanza tra me e lui e nonostante il mio cervello sia in tilt è facile comandare le mie braccia fino a stringersi attorno alla sua vita, perché lo desiderano anche loro. Sentire le sue braccia che mi circondano è lo stimolo per far cadere quelle lacrime che tenevo da quando ho aperto la porta, senza accorgermene.
-Bella…. – sussurra tra i miei capelli. –Bella… - continua a ripetere all’infinito. –Ti prego perdonami, sono un casino vivente, non combino mai nulla di buono e faccio un errore dopo l’altro ma…stare senza di te è…impossibile. Non ce la faccio. Ti penso sempre, immagino di stare così per sempre...io…ti prego perdonami. – la sua stretta si rafforza ed io non riesco a staccarmi per guardarlo in volto e sinceramente ne ho anche poca voglia ora che sono tra le sue braccia. Parla come un treno, ripete mille volte di perdonarlo, ma non è l’unico che deve chiedere scusa.
-Edward… - dico piano il suo nome e mi sembra di volare libera nell’aria, mi sento leggera, mi sento bene. Finalmente. -Mi sei mancato. Non tornare a Londra, non andartene…resta qui… -non so quello che dico, spero che lui non prenda tutto seriamente, perché sono troppo confusa e rischio di dire cose che non stanno né in cielo né in terra. –Edward.. – anche le mie braccia lo stringono più forte e sento che le mie gambe sono pronte a cedere sotto il peso di quelle emozioni.
-Mi sei mancata, mi sei mancata da impazzire e…ti amo Bella…ti amo. Guardami ti prego, voglio dirtelo guardandoti negli occhi… – le sue braccia si staccano appena per permettermi di guardarlo e le sue mani mi prendono il volto e si avvicina, abbassandosi di poco per sussurrare sulla mia bocca. –Ti amo…ti amo tanto. Ti amo più della mia stessa vita e…ho fatto miliardi di errori con te...non ne voglio più fare…ti prego…dammi un’altra possibilità, fammi essere migliore per te…fa che possa dimostrarti quanto ti amo.. ti prego…
Non posso fare altro che chiudere gli occhi e lasciarmi travolgere da quelle parole. Dopo tutto questo tempo è volato fino a qui per abbracciarmi e stringermi e dirmi che mi ama. Ed io sono senza parole, non so come farò a replicare, non so come farò a fargli capire che è lo stesso per me. Mi ama. Quanto sono deliziose le sue parole. Mi ama. Mi ama. Mi ama. Mi ama. Continuo a ripeterlo nella mia mente, per cercare qualcosa, qualche parola da dire senza balbettare, senza piangere a dirotto, senza afflosciarmi per terra schiacciata da tutte queste emozioni. Ma le lacrime scorrono libere e i suoi polpastrelli me le tolgono dal viso. In quel momento apro gli occhi per guardarlo e vedo che anche le sue guance sono rigate da quelle piccole goccioline salate che gli rovinano il meraviglioso volto che ha. Mi occupo di asciugare le sue lacrime imitando i suoi gesti e sono pronta a dirgli che lo amo anche io, lasciandomi guidare dalle emozioni e fregandomene di quello che potrebbe davvero venir fuori. Lui è qui, mi ama, sono tra le sue braccia. Va tutto bene.
-Allora Bells! – Mio padre apre la porta distogliendoci da quel momento e quando guarda verso di noi un’espressione dura gli contorna la faccia. –Oh…sei tu… Scusate, se vi ho disturbati. Bells potevi indossare la giacca, fa fresco questa sera.. – sbuffo e annuisco. Come se sentissi freddo tra le sue braccia, con il suo corpo che mi trasmette un calore infinito, con il sangue in ebollizione per tutte le sensazioni che sento, per l’energia che ho in corpo, per l’adrenalina, l’amore, la felicità che non mi lasciano più.
-Si papà, hai ragione. – decido comunque di assecondarlo, per non farlo arrabbiare più di così, per non perdergli di rispetto ora che devo presentargli l’uomo della mia vita. Edward allora si schiarisce la voce e tende la mano verso mio padre.
-Sono Edward…piacere di conoscerla signor Swan. – la voce è un po’ roca, immagino dovuta alle emozioni che anche lui sta vivendo, per non parlare del pianto che l’ha scosso.
-Non so se sia un piacere...ma adesso che ti sei presentato puoi pure entrare in casa, almeno mia figlia non si ammalerà. – sbuffo ancora una volta ma in quel momento Seth tutto sorridente ci affianca con un trolley e uno zaino.
-Finalmente! Mi stavo rompendo a stare in macchina! – sghignazza facendoci sorridere, era rimasto lì tutto il tempo per evitare di disturbarci! Entriamo in casa e faccio strada verso il salotto a Edward, mentre mio padre prende posto sul divano di fianco a Sue che tiene in braccio la piccola Claire. Quando il suo sguardo si posa su di noi sorride e poi si rivolge a mio padre duramente.
-Ti avevo detto di non andare a controllare! Sei il solito apprensivo! – mio padre sbuffa e incrocia le braccia sul petto in una posizione che ricorda tanto quella di un bambino che fa i capricci. Sue gli lancia un’occhiataccia prima di alzarsi e allungare la mano verso Edward, mentre con l’altro braccio continua a stringere la piccola. –Ciao! Tu devi essere Edward! Io sono Sue, la madre di Seth. Beh credo che Bella ti abbia parlato di noi – dice imbarazzata forse per la presentazione un po’ strana. -E’ un piacere conoscerti e scusa…Charlie è solito essere un po’ burbero all’inizio…ma vedrai che presto si ammorbidisce!
-Non ci sperare! – mormora proprio mio padre, guardando fisso davanti a lui. Sì, proprio un bambino.
-E’ un piacere anche per me… - Vedo Edward in difficoltà per la prima volta. Non deve essere facile per lui essere qui a casa mia, senza aver ancora parlato con me, senza aver risolto nulla, senza aver sentito dalla mia bocca che lo amo, dopo tutto quello che è accaduto in passato. Penso che possa immaginare che io abbia raccontato alla mia famiglia cos’è successo a Londra e credo che questo lo faccia sentire a disagio. Non deve essere per nulla semplice.
-Lei invece è la piccola di casa, Claire Swan, l’ultima arrivata e la più coccolata! – continua Sue mostrandole il visetto della mia sorellina. Edward si avvicina e stringe tra le dita il piedino della piccola muovendolo un pochino.
-Ciao piccolina! E’ meravigliosa… - dice poi guardando Sue negli occhi, è così emozionato che mi stordisce. Non l’ho mai visto così e non so che fare.
-Vuoi qualcosa da bere? Un caffè, una tisana…qualcosa da mangiare? – chiede dolcemente Sue, facendo i classici onori di casa.
-Non…non c’è bisogno di nulla solo…uhm… un albergo dove stare per un po’ di tempo, sono partito di fretta e non…mi sono organizzato molto bene! – si gratta la fronte con le dita in un gesto imbarazzato. E’ così tenero.
-Albergo?! – Mi volto verso Seth che ha parlato scuotendo la testa. –Sei pazzo…- dopo tanto tempo concordo con lui. Non ho la benché minima intenzione di separarmi da Edward stanotte, quindi è scontato che lui rimanga qui e che dorma con me anche! E non mi interessa nulla di quello che dice mio padre.
-Seth non metterlo a disagio, per quello ci pensa già Charlie! – lo riprende Sue facendoci ridacchiare e scatenando un’occhiataccia del preso in causa verso di noi. Uno sguardo che non mi piace per nulla. –Vedi Edward, c’è un solo albergo a Forks, anzi un motel poco usato e vecchiarello, non è neppure molto lontano da qui solo che…non siamo abituati così. Qui siamo soliti ospitare in casa propria chi ci viene a fare visita. Soprattutto se fa parte della famiglia… - mi volto verso di lui e lo vedo tremare. Sue l’ha accettato, glielo sta dicendo chiaramente e non mi sorprendo di sentirmi lusingata e orgogliosa della mia nuova mamma. Perché lei lo è a tutti gli effetti. Le guance di Edward si colorano di rosso e gli occhi si fanno grandi per lo stupore. Oh…Edward. -Oltretutto non credo proprio che Bella sarebbe contenta di saperti nel motel di Forks, da solo, dopo tutto questo tempo separati… - io vivo tutto dall’esterno, come se non fossi capace di parlare, ma assimilo tutto ciò che passa, anche ciò che prova Edward.
-Beh Bella no, ma io si! – borbotta mio padre.
-Charlie! Ora basta! – si gira verso il padrone di casa, lasciandogli prendere la piccola. -Vai a mettere la bambina a letto, ti raggiungo subito… - mio padre si alza lanciando un’occhiataccia a tutti e poi prende le scale senza salutare. Papà, come sei arrabbiato. –Penso che…siate capaci di distribuirvi i posti letto come meglio credete! Raggiungo Charlie prima che possa fare qualche casino con il pigiamino! Buonanotte…e…Benvenuto a Forks, Edward. – Sue è magnifica, la adoro. E’ proprio una mamma a trecentosessanta gradi. Prendo posto sul divano, sfinita dalle emozioni che si sono susseguite e lo stesso fa Edward, sospirando e passandosi una mano tra i capelli.
-Non c’è che dire amico, hai proprio movimentato la serata! – sghignazziamo alla battuta di Seth e poi lo vedo recuperare la valigia di Edward.
-Ehi…dove la porti? – alza il sopracciglio e scuote la testa.
-In camera tua! Ma possibile che alla tua età devo spiegarti tutto?! – Edward ghigna di fianco a me ed io sospiro forte mentre Seth ci lascia soli. Finalmente, oserei dire.
-Scusa…ho creato scompiglio! Non avevo pensato alla sistemazione per la notte, ma…va benissimo il divano per questa sera, domani cercherò un’altra sistemazione. – lo guardo e poi scuoto la testa.
-Non hai sentito quello che ha detto Sue? Inoltre…sei stato lontano troppo tempo…ti voglio vicino. – sussurro.
-Bella… - mi avvicino chiudendogli la bocca con un dito.
-Non hai nulla da farti perdonare Edward. Entrambi abbiamo fatto molti errori, fin dall’inizio di tutto e…dopo un anno che ci conosciamo posso assicurarti che ne abbiamo fatti forse più che in tutta la nostra vita ma…ti ho perdonato già tempo fa. Dovevo solo risanare le mie ferite e lasciarti il tempo per fare lo stesso…
-Bella io…
-No…shh…Ti devo chiedere scusa. E’ anche colpa mia. Non dovevo allontanarti dopo l’incidente, non dovevo neppure venire a dirti quelle cose a casa tua e…lasciarti in quel modo. Non dovevo perché ci siamo feriti entrambi, eravamo colpevoli entrambi e…so di averti fatto credere che sia stata colpa tua la fine della nostra storia, dopo quel giorno. Ma non è così…abbiamo sbagliato a non parlare a non…
-No, è colpa mia. Non dovevo comportarmi in quel modo, ignorarvi, mettervi da parte…dare più importanza a quelle persone…voi…voi eravate più importanti ma…il successo, tutto quello che è accaduto…e poi quella ragazza. Bella io…lo sai quanto odio i tradimenti…io…scusami, non…non so cosa mi è preso..
-Basta Edward. Ti sei scusato così tante volte. Non ci penso neppure più a quell’episodio…non mi interessa davvero! Ora sei qui…sei qui per me e…va bene così. Non sentirti più in colpa..
-Tu…non hai idea di come mi sia sentito, ogni giorno lontano da te, sapere che ti avevo persa, sapere che non potevo tenerti stretta, abbracciarti, baciarti, parlarti…è stata una tortura. Lo giuro Bella, ogni giorno era sempre peggio di quello passato perché era un giorno in più senza di te….
-Edward…lo so invece, perché è la stessa cosa che…ho provato anche io. E so anche che non tutto può essere risolto stasera e che…dovremo parlare e probabilmente litigheremo ancora e….- sbuffo e gesticolo -Non lo so. Voglio solo che accetti le mie scuse…per essere stata così fredda, così insensibile…così stupida.
-Solo se tu accetti le mie… - gli sorrido.
-Si…
-Ed ora…che si fa? – mormora.
-Non lo so, non so cosa faremo…ma per stanotte voglio solo che mi stringi forte e che dormi con me. Il letto è troppo vuoto senza di te e…saperti lontano tutti questi mesi, sapere che non avremmo risolto nulla perché siamo entrambi paurosi…mi ha fatto fare brutti sogni tutte le notti.
-Non sei arrabbiata perché sono venuto qui senza dirtelo?
-No… - scuoto la testa, senza capire come potesse pensare una cosa del genere. –Sono così felice che non so neppure cosa fare, che emozioni provo…sono…completamente soggiogata.
-Ti amo….ti amo…ti amo.. – mi dice appoggiando la fronte sulla mia.
-Anche io Edward…non sai quanto. Volevo dirtelo, volevo dirtelo un milione di volte ma poi…poi non era mai il momento giusto.
-Ed ora lo è?
-Non lo so…ma sono stufa di aspettare e aspettare. Il momento giusto è ogni momento che vivo con te…ora lo so. L’ho capito da quando ho aperto quella porta e ti ho trovato lì… grazie…
-Di cosa?
-Di aver preso il primo volo per venire da me… - mi sorride e scuote la testa.
-Grazie a te…
-Per cosa?
-Per aver aperto quella porta…
Le nostre bocche si incontrano, ormai erano così vicine che le ultime parole erano state soffiate direttamente sulle labbra dell’altro. Ed è molto facile baciarsi, lasciare che le nostre lingue si accarezzino, che i nostri denti mordano, che le nostre mani tocchino. E’ come tornare a respirare, una cosa a cui siamo sempre stati abituati. E’ facile perché è la normalità, perché siamo nati per questo. Ora lo so.
-Dimmelo.. -  mormora tra un bacio e l’altro.
-Cosa? – quanto tempo speso a immaginare le mie dita tra i suoi capelli ancora una volta ed eccomi qui, ora posso farlo mentre lo bacio.
-Che mi ami…dimmelo…
-Ti amo… - soffio fuori –Ti amo – ancora una volta –Ti amo – dopo un altro bacio.

Nessun commento:

Posta un commento