Edward Pov
Potrei dire che conto i giorni che passo lontano da lei,
la realtà però è che non ho la forza neppure di fare quello.
Quando è uscita da quella porta mi sono seduto sul divano
e sono rimasto lì finché mia sorella non è venuta ad aiutarmi e a portarmi la
spesa. Ho guardato il muro di fronte a me, pensando e ripensando alle sue
parole. Mi sono sentito perso, vuoto, triste, deluso. Ho cercato di
ripercorrere giorno per giorno tutto ciò che era successo ma vedevo solo
l’incidente. La paura di quella sera, le urla, la rabbia, il buio e la pioggia,
il camion che non avevo visto, le gomme che avevano perso l’aderenza, il palo e
poi la botta. Ogni secondo che passava e che vedevo quelle immagini nella mia
testa sentivo il cuore stringersi in una morsa potente, che mi lasciava
incapace di respirare. E le ho viste ancora, e ancora e ancora…fino a quando
Rose non è arrivata.
Ha aperto la porta ed è rimasta un minuto ad osservarmi,
immobile, con le buste della spesa. Poi ha sospirato ed ha scosso la testa ed
io mi sono accorto delle lacrime che mi bagnavano le guance. Strano. Per tutte
quelle ore avevo pianto senza accorgermene? Oppure avevo iniziato da poco?
Non lo sapevo. Non me ne ero reso conto prima, non potevo
saperlo. Mi ero alzato, cancellando dal volto quelle strisce bagnate che
mostravano tutta la mia debolezza, avevo preceduto mia sorella in cucina e
insieme avevamo sistemato ciò che aveva comprato. Non ho avuto bisogno di dire
nulla, non c’era comunque motivo, perché non avevo nulla da dirle.
Il dolore che provavo si vedeva chiaramente da tutto il
mio corpo, dal volto abbattuto, dalla postura delle spalle, da come trascinavo
le gambe, dai movimenti lenti e dai singhiozzi che mi scuotevano il petto. Lei
mi aveva lasciato piangere. Se ne stava in disparte, pronta a intervenire se le
cose si mettevano male. Non si è avvicinata, non mi ha abbracciato. Sa quanto
odio farmi vedere così, sa quanto odio piangere e mostrarmi debole e ferito. Sa
che in questi momenti vorrei essere da solo e far finta che gli altri, il resto
del mondo, non esista. E quindi se ne stava lì, ferma immobile, solo il respiro
sofferto mi faceva presente che era qui ancora e non se ne era andata.
Quella notte non sono riuscito a dormire, neppure con la
stanchezza che sentivo. Non c’era nulla da fare…proprio non riuscivo a chiudere
occhio. Se lo facevo il suo volto continuava a tormentarmi e le sue parole
rimbombavano in testa come se fossero echi lontani. Peccato che fossero parole
vere, reali e che le sentivo ancora sulla pelle, come un vento gelido che mi
aveva congelato sul posto.
Il giorno dopo avevo bevuto il caffè freddo, troppo preso
dal mio stato di catatonia momentanea, non avevo mangiato...il senso di fame
era completamente sparito. Mi ero steso sul divano e avevo guardato il soffitto
per non so quanto tempo. Non facevo altro, finché non arrivava Rose e mi
guardava con gli occhi carichi di dispiacere e preoccupazione. Era il segnale
che dovevo smetterla, che dovevo vivere la mia vita e cercare di riprendermi,
senza starmene lì tutta la giornata a soffrire.
Il giorno dopo ancora le stesse sensazioni. Ancora lo
stesso stato di apatia. La stessa voglia di stare completamente immerso nei
ricordi, senza dare retta a nessuno. La stessa routine per un tempo infinito.
Sono andato avanti così per un bel po’ di tempo. Non so
bene quanti giorni. Non lo so.
Finché James era venuto a bussare alla mia porta, sguardo
determinato e arrabbiato, era entrato in casa e aveva cominciato a trafficare
ai fornelli senza dire una sola parola. Avevo preso posto sullo sgabello
attorno all’isola ed ero rimasto a guardarlo, senza dire nulla. Poi era stato
lui, mettendomi un piatto davanti a cominciare un discorso lungo, infinito, ma
che ricordo dall’inizio alla fine.
-Non so per quale motivo sono qui, davvero
non riesco a capirlo! Probabilmente devo aver sbattuto la testa stamattina da
qualche parte e mi sono convinto a bussare e a fare qualcosa. Mi hai deluso
Edward. Ci conosciamo praticamente da una vita e non ti ho mai visto così. Così
abbattuto, così dismesso, così apatico…non solo. Non ti ho mai visto così
disinteressato ai tuoi affetti. Sono ancora molto arrabbiato con te, anzi
furioso oserei dire, per come ti sei comportato dopo la vittoria su quel cazzo
di ring. Ma nonostante tutto sono qui a darti una scossa perché ne hai bisogno!
Parlerò di lei solo oggi, e poi non ricadrò più sull’argomento finché non sarai
tu a volermene parlare. E’ una ragazza speciale, buona, gentile, simpatica…ha
anche lei i suoi difetti eh! Ma ha spiegato a tutti che la colpa non è tua, che
eravate in due in quella macchina, che lei urlava come una disperata, che le
stava venendo uno dei suoi soliti attacchi in cui prende e distrugge ogni
cosa…l’ha detto a tutti e dopo giorni e giorni che l’ascoltavamo abbiamo capito
che è la verità. E’ venuta a dirtelo. Ha cercato di espiare un po’ le tue colpe
e non so quanto sia riuscita nel suo intento…ma per questo ci sarò io d’ora in
poi. Non sappiamo più come farti stare bene e so che probabilmente vorresti
lei, ma non c’è. Ti sei comportato come uno stupido egoista e l’hai ferita. Va
bene…la vostra storia è andata a puttane ma Edward, sono passate cinque
settimane. Rose è preoccupata per te. Mangi a stento, fai fatica a parlare, non
guardi la tv, non suoni…non fai nulla per riprendere a gestire la tua vita! Lei
tornerà a Forks, non starà qui a Londra, non vivrà nel tuo ricordo o in quello
di questi giorni…come invece stai facendo tu. Devi andare avanti amico, per tua
sorella, per noi, per te soprattutto. Quindi da oggi…si fa come dico io! Devi
fare fisioterapia, e cercare di guarire…corpo e anima. Vedrai che si sistemerà
tutto!
Avevo mangiato in silenzio ciò che aveva preparato, solo
per non farlo incazzare ancora di più e poi avevo fatto ogni cosa che mi
diceva.
Sono passati cinque mesi da quel pomeriggio e James non
se n’è andato da casa mia neppure per una notte. E’ rimasto lì, come un
fratello a tenermi d’occhio, a cucinare per me, ad aiutarmi a pulire casa, fare
la doccia, riprendere in mano la mia quotidianità. Una routine che è stata
cambiata in tutto rispetto a un tempo. Evito la palestra, per non inciampare in
ricordi dolorosi, evito addirittura di salire al piano di sopra da solo,
giochiamo a biliardo in due e James solitamente cerca di distrarmi dai
pensieri. Evito di andare all’appartamento di mia cugina, perché farebbe troppo
male.
Così ho ripreso a camminare normalmente, ho fatto
fisioterapia, mi sono rimesso in sesto per bene. Non posso sforzarmi troppo,
ovviamente, ma con il tempo migliorerò. Sono stato a casa dei miei genitori
ogni domenica a pranzo e loro telefonavano una volta al giorno, per essere
sicuri che stessi bene.
Ho anche iniziato a studiare. Mi sono messo d’impegno per
recuperare in fretta gli esami che mi mancavano e al posto che allenarmi con
Emmett, il mio tempo lo passavo sul grande tavolo della sala da pranzo ad
imparare nozioni di medicina. E’ stato uno di quei libroni enormi ad indicarmi
la via che dovevo percorrere, che volevo inconsciamente percorrere. Ho cambiato
idea sui miei studi all’ultimo momento utile ed anche se avrei dovuto studiare
per altri tre anni, poco importava. Non avevo nessun progetto futuro, non avevo
nessuno a cui rendere conto e i miei genitori erano più felici che mai. Anche
Emmett a dirla tutta si era convinto che fosse una scelta saggia ed io mi
sentivo davvero orgoglioso di me stesso.
Non sono più stato con una donna.
Credo che la mia mente e il mio corpo debbano ancora
riprendersi dal tutto, sotto questo frangente. Ma non lo dico a nessuno. Non ho
voglia di spiegare agli altri che il mio cuore è ancora fermo a cinque mesi fa,
che sento ancora di amare una persona che probabilmente è andata avanti con la
sua vita, che è tornata a casa e si è dimenticata di me. Non ho voglia di
passare per lo stupido ingenuo ragazzino che ero un tempo. Vorrei
disperatamente liberarmi di questo fardello, essere in grado di ricordare senza
stare male, saper guardare avanti e non più indietro. Ma non ci riesco.
Non riesco e non voglio.
Non voglio perché mi sono innamorato di lei, e non sono
mai riuscito a dirglielo. Non voglio perché sono un cretino di dimensioni
cosmiche perché me la sono lasciata sfuggire. Non voglio perché sono così
dannatamente stupido da continuare a sperare di trovarla dietro la mia porta
ogni volta che suonano. Perché l’amo troppo. Troppo.
Oggi…James torna da Forks. E’ stato lì circa tre
settimane per passare del tempo con Seth, ma questo non l’ha fermato dal
mandarmi mail sopra mail, messaggi e videochiamate su skype. E quello era il
momento peggiore. Usava il computer in camera da letto, la camera di Bella, me
l’aveva confermato lui la prima volta ma l’avevo riconosciuta anche da solo. Il
periodo in cui lei era tornata a Forks per le feste di Natale, lo stesso
momento in cui entrambi abbiamo capito quanto contavamo uno per l’altra, era
ancora ben stampato nella mia testa e i ricordi viaggiavano veloci ogni volta
che James chiamava. Lei però…non l’ho mai vista, neppure di sfuggita. Mi
sarebbe piaciuto poterla osservare per qualche istante, salutarla e guardarla negli
occhi, anche se divisi da un computer e dall’altra parte del mondo. Mi sarebbe
piaciuto da morire.
Mi sono infilato un jeans e una maglia e sono andato
all’aeroporto, il mio amico ha insistito perché andassi a prenderlo. Starà da
me ancora qualche giorno, poi tornerà a casa, se non se ne andrà lui lo caccerò
io! Sono stanco di averlo in casa a mettere in disordine! E’ stato un amico
fantastico in questi mesi, quasi come un fratello, devo ammetterlo...ma ora è
il momento di fare le cose da solo. Devo essere in grado di farcela da me e per
questo...lui deve tornarsene a casa. Decisamente.
Mi vede subito quando esce dal terminal e mi sorride
scuotendo la testa. Valigia e pc, viaggia leggero il ragazzo!
-Ehi Edward! – una pacca sulla spalla e via! Questo il
saluto che ricevo.
-Com’è andato il viaggio? – chiedo quando ci mettiamo in
viaggio verso il mio appartamento.
-Lungo e sfiancante. Ma ne è valsa la pena…Non tanto per
Forks, è davvero un buco quel paese…io non so come facciano a viverci lì! Ma la
compagnia è stata fantastica e mi sono divertito e rilassato…mi serviva proprio
questa vacanza! In più…la piccola di casa Swan è un amore! Credo di essermi
innamorato di quell’esserino…aveva sempre voglia di ridacchiare e giocare con i
miei capelli. Li tirava e li attorcigliava…Mi sono divertito un mondo! – già.
Lui si era divertito, è talmente esaltato che non si rende conto neppure che
sta parlando a raffica, che ha nominato il suo cognome, che mi sta raccontando
delle settimane passate in quella casa, con lei. –Capo Swan fa un po’ paura a
dire la verità, si insomma…il padre di Bella è così autoritario che lo temi
subito al primo sguardo…poi però se impari a conoscerlo è uno spasso. Io e Seth
abbiamo guardato parecchie partite insieme a lui e mi sono fatto di quelle
risate assurde. Se poi conti che vuole bene a Seth come se fosse suo figlio, e
che mi apprezza e mi vuole bene solo perché lo rendo felice…beh Charlie mi
piace. La madre di Seth invece…beh lei è una donna magnifica. Mi ha subito
accolto a braccia aperte e mi ha fatto sentire come a casa mia. Pensavo che
avrei incontrato qualche difficoltà con loro, alla fine sono la sua famiglia e
invece niente. E’ stato bellissimo vivere con loro tre settimane. Ah…e Jacob!
E’ uno spasso. E’ un burlone e un giocherellone, sembra che abbia cinque anni,
ma in realtà è molto intelligente e maturo…insomma…tutto perfetto!
Non la smetteva un attimo di farneticare. Continuavo a
guidare ed annuire, mormoravo solo “Mm-Mm!” per fargli capire che lo seguivo. Anche
se l’argomento non era uno dei miei preferiti.
-Tu invece...tu che hai fatto in queste settimane?
-Niente di che…ho sistemato l’appartamento, ho continuato
a studiare e ho finito la scorta di birra che avevi fatto nel frigo! – gli
lancio un’occhiata divertita e lui incrocia le braccia al petto sospirando
pesantemente.
-Sai…la sorella di Seth non mi ha voluto incontrare. – mi
dice, dopo più di mezzora di silenzio, mentre saliamo in ascensore. Mi volto a
guardarlo stupito. –Già...è inutile che fai quella faccia. Ci hanno provato
tutti a parlarle, ma lei sembra che non accetti la...condizione di suo
fratello. Ecco il motivo per cui Seth è venuto a Londra dopo Natale con Bella,
ecco perché vive in casa di Charlie e Sue e perché divide il letto con Bella…Lui
e la sorella vivevano nello stesso appartamento, ma non riusciva più a
condividerlo dopo che si è dichiarato con loro. Lei…lei non lo accetta. Bella
mi ha raccontato che ha provato in tutti i modi a convincerla, a parlarle, a
farle vedere le cose chiaramente...ma lei sembra che sia testarda come un mulo.
Per cui….in tre settimane non l’ho mai incontrata.
-Wow...e Seth...Seth come l’ha presa questa cosa? –
scrolla le spalle, come se la cosa non avesse importanza, ma credo che in fondo
ne abbia, ed anche molta.
-Credo che ci stia male, molto male. Ma non lo fa vedere.
E’ un po’ come te. – siamo già dentro l’appartamento, in salotto per la
precisione, ed io mi fermo e mi volto a guardarlo.
-Che vuoi dire scusa? – di nuovo quel movimento delle
spalle.
-Voglio dire che lui maschera i suoi sentimenti, per non
mostrarli in giro, per far credere che vada tutto bene, quando in realtà nulla
è davvero così. La realtà è che soffre e l’unica valvola di sfogo che ha è la
fotografia, beh no anche parlare tutta la notte con Bella. Più volte li ho
scoperti sul divano con una cioccolata calda in mano a chiacchierare fino
all’alba. Non mi sono mai intromesso, perché erano discorsi loro, ma diciamo
che…ho ascoltato.
-Non sembra una cosa bella e onesta… - ammetto
dirigendomi in cucina, per preparare qualcosa di veloce per cena.
-No, non lo è...è vero! Però…vabbè nulla! Comunque Seth
sta male per sua sorella e tu stai male per Bella, entrambi non volete farlo
vedere in giro, per non far star male le persone che vi sono a fianco. E
purtroppo...anche Bella si comporta così!
Mi gelo a quelle parole.
-Che vuoi dire?
-Voglio dire che siete degli stupidi. Tu te ne stai qui a
piangerti addosso, di notte fai ancora fatica a dormire, non importa che
durante il giorno ti metti la maschera per farci credere che la tua vita
prosegue dritta…lo capiamo tutti che ci stai male. Per Dio! Non hai ancora
cercato un’altra donna. Dopo Victoria te ne sei scopate a decine…e
adesso…adesso invece cosa è cambiato?
-Niente...semplicemente le mie priorità sono altre… - ora
sono io a scrollare le spalle, come se avessi un peso su di esse e volessi
cacciarlo via.
-Si? Davvero? Oppure vuoi che te lo dica io il motivo?! –
non rispondo, tanto so che me lo dirà lo stesso. –Tu non cerchi altre donne,
perché la ami. La ami talmente tanto, anche più di Victoria, da sperare e
sperare di poter tornare indietro, di poter salvare qualche piccola fiammella
tra di voi…è vero che è così?
Cosa potevo rispondere? Era questo. Esattamente questo. E
la paura, il senso di…colpa. Era come se la tradissi. E non mi andava. Non ce
la facevo proprio. Ma non volevo neppure ammetterlo, perché era proprio una
debolezza, come se fosse davvero possibile tornare indietro o salvare qualcosa
di noi due…di noi non rimaneva nulla. Solo quelle dannate cicatrici sulla pelle
che non se ne andavano più.
-Non serve che rispondi...tanto so già la risposta! Fatti
dire una cosa Edward…sono state tre settimane bellissime e Bella ha finto dalla
mattina alla sera di stare bene, di essere sorridente e di aver ripreso la suo
routine egregiamente. Ma quando tutti erano a dormire lei si alzava e andava di
sotto, prendeva a guardare fuori dalla finestra, non c’era nulla di fronte a
casa sua solo un boschetto…e una flebile luce di un lampione. Non c’è nulla, ma
lei se ne stava lì a guardare al di fuori e ad ascoltare musica talmente triste
da mettermi la voglia di tornare a Londra per non esserne contagiato. Il tuo
nome è vietato. E’ la prima cosa che mi ha detto Seth quando è venuto a
prendermi all’aeroporto. Mai pronunciare il tuo nome. Mai fare riferimenti a
ciò che è successo qui con te…Non capivo il motivo. Ma quando poi è capitato,
mi è sfuggito che dovevo chiamarti lei ha cominciato a piangere, ed ha
mascherato il tutto con un attacco allergico. Suo padre ci ha creduto, forse
perché era concentrato sulla sua pasta al forno, ma tutti gli altri presenti
invece no.
-E con questo? Cosa vuoi dirmi? James sono passati cinque
mesi…cosa vuoi che faccia? Dimmi…dimmi cosa vuoi che faccia…
-Nulla…nulla! Vorrei solo che entrambi rifletteste sulla
vostra vita, sulle vostre priorità, su quello che è successo qui prima e dopo
Natale…vorrei che davvero poteste riprendere in mano le vostre vite e
continuarle con serenità e sincerità. Vorrei che tu ti impegnassi davvero al
college, perché è il tuo futuro, quello che hai sognato fin da ragazzino e
vorrei che lei trovasse il lavoro dei suoi sogni. Vorrei davvero che capiste
cosa si cela all’interno dei vostri pensieri, del vostro cuore, quello che sta
dietro alle parole taglienti, all’incidente e a quelle maledette ferite fisiche
e non, che vi siete fatti in quei mesi. Ma…quello che voglio io non conta. Qui
conta solo quello che volete voi due. E voi volete stare lontani, stare
separati…amarvi come due stupidi senza dirvelo e credere che sarà semplice continuare
così, che il tempo vi farà passare i sentimenti e guarirà ogni ferita. Ma la
verità è che nel vostro caso non risolverete nulla comportandovi così… - mi
porge un pacchetto regalo, con della carta blu notte e un nastro argentato.
–Questo te lo manda Seth. Io so cos’è e ti assicuro che probabilmente ti
stravolgerà i pensieri e la quotidianità nel bene o nel male. Metterà in dubbio
ogni certezza, ogni sicurezza e forse ne creerà delle altre. Ti farà prendere
decisioni giuste o sbagliate, ma ne prenderai di sicuro. Potrebbe esserci il
passato o il futuro, potrebbe esserci dolore o serenità…sta a te decidere di
aprirlo o meno…solo…sei pronto davvero Edward? – lo prendo tra le mani e al
tatto sembra un libro, neanche troppo pesante.
Ma la domanda di James mi rimbomba in testa. Sono pronto?
No, non lo sono. Non sono pronto a farmi stravolgere la routine, non sono
pronto a fare i conti con me stesso, quello reale che si cela dietro la
maschera. Ancora non sono pronto.
-Adesso vado a letto, ho mangiucchiato qualcosa in aereo
e sono distrutto. Ci vediamo domattina…e…Edward…Se non sei pronto, non aprirlo!
– mi volta le spalle e dopo poco sento la camera degli ospiti chiudersi.
Continuo a guardare il pacchetto tra le mie mani, rigirandolo.
Non sono pronto.
Non lo aprirò.
Ma quando sarò mai pronto davvero a fare i conti con la
realtà?
Evito la cena sofisticata, preferendo un leggero sandwich
e una tazza di caffè. Stanotte si studia, perché ho troppi pensieri in testa e
non riuscirei davvero ad addormentarmi.
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