sabato 3 gennaio 2015

Capitolo 45



Edward Pov


Potrei dire che conto i giorni che passo lontano da lei, la realtà però è che non ho la forza neppure di fare quello.
Quando è uscita da quella porta mi sono seduto sul divano e sono rimasto lì finché mia sorella non è venuta ad aiutarmi e a portarmi la spesa. Ho guardato il muro di fronte a me, pensando e ripensando alle sue parole. Mi sono sentito perso, vuoto, triste, deluso. Ho cercato di ripercorrere giorno per giorno tutto ciò che era successo ma vedevo solo l’incidente. La paura di quella sera, le urla, la rabbia, il buio e la pioggia, il camion che non avevo visto, le gomme che avevano perso l’aderenza, il palo e poi la botta. Ogni secondo che passava e che vedevo quelle immagini nella mia testa sentivo il cuore stringersi in una morsa potente, che mi lasciava incapace di respirare. E le ho viste ancora, e ancora e ancora…fino a quando Rose non è arrivata.
Ha aperto la porta ed è rimasta un minuto ad osservarmi, immobile, con le buste della spesa. Poi ha sospirato ed ha scosso la testa ed io mi sono accorto delle lacrime che mi bagnavano le guance. Strano. Per tutte quelle ore avevo pianto senza accorgermene? Oppure avevo iniziato da poco?
Non lo sapevo. Non me ne ero reso conto prima, non potevo saperlo. Mi ero alzato, cancellando dal volto quelle strisce bagnate che mostravano tutta la mia debolezza, avevo preceduto mia sorella in cucina e insieme avevamo sistemato ciò che aveva comprato. Non ho avuto bisogno di dire nulla, non c’era comunque motivo, perché non avevo nulla da dirle.
Il dolore che provavo si vedeva chiaramente da tutto il mio corpo, dal volto abbattuto, dalla postura delle spalle, da come trascinavo le gambe, dai movimenti lenti e dai singhiozzi che mi scuotevano il petto. Lei mi aveva lasciato piangere. Se ne stava in disparte, pronta a intervenire se le cose si mettevano male. Non si è avvicinata, non mi ha abbracciato. Sa quanto odio farmi vedere così, sa quanto odio piangere e mostrarmi debole e ferito. Sa che in questi momenti vorrei essere da solo e far finta che gli altri, il resto del mondo, non esista. E quindi se ne stava lì, ferma immobile, solo il respiro sofferto mi faceva presente che era qui ancora e non se ne era andata.
Quella notte non sono riuscito a dormire, neppure con la stanchezza che sentivo. Non c’era nulla da fare…proprio non riuscivo a chiudere occhio. Se lo facevo il suo volto continuava a tormentarmi e le sue parole rimbombavano in testa come se fossero echi lontani. Peccato che fossero parole vere, reali e che le sentivo ancora sulla pelle, come un vento gelido che mi aveva congelato sul posto.
Il giorno dopo avevo bevuto il caffè freddo, troppo preso dal mio stato di catatonia momentanea, non avevo mangiato...il senso di fame era completamente sparito. Mi ero steso sul divano e avevo guardato il soffitto per non so quanto tempo. Non facevo altro, finché non arrivava Rose e mi guardava con gli occhi carichi di dispiacere e preoccupazione. Era il segnale che dovevo smetterla, che dovevo vivere la mia vita e cercare di riprendermi, senza starmene lì tutta la giornata a soffrire.
Il giorno dopo ancora le stesse sensazioni. Ancora lo stesso stato di apatia. La stessa voglia di stare completamente immerso nei ricordi, senza dare retta a nessuno. La stessa routine per un tempo infinito.
Sono andato avanti così per un bel po’ di tempo. Non so bene quanti giorni. Non lo so.
Finché James era venuto a bussare alla mia porta, sguardo determinato e arrabbiato, era entrato in casa e aveva cominciato a trafficare ai fornelli senza dire una sola parola. Avevo preso posto sullo sgabello attorno all’isola ed ero rimasto a guardarlo, senza dire nulla. Poi era stato lui, mettendomi un piatto davanti a cominciare un discorso lungo, infinito, ma che ricordo dall’inizio alla fine.

-Non so per quale motivo sono qui, davvero non riesco a capirlo! Probabilmente devo aver sbattuto la testa stamattina da qualche parte e mi sono convinto a bussare e a fare qualcosa. Mi hai deluso Edward. Ci conosciamo praticamente da una vita e non ti ho mai visto così. Così abbattuto, così dismesso, così apatico…non solo. Non ti ho mai visto così disinteressato ai tuoi affetti. Sono ancora molto arrabbiato con te, anzi furioso oserei dire, per come ti sei comportato dopo la vittoria su quel cazzo di ring. Ma nonostante tutto sono qui a darti una scossa perché ne hai bisogno! Parlerò di lei solo oggi, e poi non ricadrò più sull’argomento finché non sarai tu a volermene parlare. E’ una ragazza speciale, buona, gentile, simpatica…ha anche lei i suoi difetti eh! Ma ha spiegato a tutti che la colpa non è tua, che eravate in due in quella macchina, che lei urlava come una disperata, che le stava venendo uno dei suoi soliti attacchi in cui prende e distrugge ogni cosa…l’ha detto a tutti e dopo giorni e giorni che l’ascoltavamo abbiamo capito che è la verità. E’ venuta a dirtelo. Ha cercato di espiare un po’ le tue colpe e non so quanto sia riuscita nel suo intento…ma per questo ci sarò io d’ora in poi. Non sappiamo più come farti stare bene e so che probabilmente vorresti lei, ma non c’è. Ti sei comportato come uno stupido egoista e l’hai ferita. Va bene…la vostra storia è andata a puttane ma Edward, sono passate cinque settimane. Rose è preoccupata per te. Mangi a stento, fai fatica a parlare, non guardi la tv, non suoni…non fai nulla per riprendere a gestire la tua vita! Lei tornerà a Forks, non starà qui a Londra, non vivrà nel tuo ricordo o in quello di questi giorni…come invece stai facendo tu. Devi andare avanti amico, per tua sorella, per noi, per te soprattutto. Quindi da oggi…si fa come dico io! Devi fare fisioterapia, e cercare di guarire…corpo e anima. Vedrai che si sistemerà tutto!

Avevo mangiato in silenzio ciò che aveva preparato, solo per non farlo incazzare ancora di più e poi avevo fatto ogni cosa che mi diceva.
Sono passati cinque mesi da quel pomeriggio e James non se n’è andato da casa mia neppure per una notte. E’ rimasto lì, come un fratello a tenermi d’occhio, a cucinare per me, ad aiutarmi a pulire casa, fare la doccia, riprendere in mano la mia quotidianità. Una routine che è stata cambiata in tutto rispetto a un tempo. Evito la palestra, per non inciampare in ricordi dolorosi, evito addirittura di salire al piano di sopra da solo, giochiamo a biliardo in due e James solitamente cerca di distrarmi dai pensieri. Evito di andare all’appartamento di mia cugina, perché farebbe troppo male.
Così ho ripreso a camminare normalmente, ho fatto fisioterapia, mi sono rimesso in sesto per bene. Non posso sforzarmi troppo, ovviamente, ma con il tempo migliorerò. Sono stato a casa dei miei genitori ogni domenica a pranzo e loro telefonavano una volta al giorno, per essere sicuri che stessi bene.
Ho anche iniziato a studiare. Mi sono messo d’impegno per recuperare in fretta gli esami che mi mancavano e al posto che allenarmi con Emmett, il mio tempo lo passavo sul grande tavolo della sala da pranzo ad imparare nozioni di medicina. E’ stato uno di quei libroni enormi ad indicarmi la via che dovevo percorrere, che volevo inconsciamente percorrere. Ho cambiato idea sui miei studi all’ultimo momento utile ed anche se avrei dovuto studiare per altri tre anni, poco importava. Non avevo nessun progetto futuro, non avevo nessuno a cui rendere conto e i miei genitori erano più felici che mai. Anche Emmett a dirla tutta si era convinto che fosse una scelta saggia ed io mi sentivo davvero orgoglioso di me stesso.
Non sono più stato con una donna.
Credo che la mia mente e il mio corpo debbano ancora riprendersi dal tutto, sotto questo frangente. Ma non lo dico a nessuno. Non ho voglia di spiegare agli altri che il mio cuore è ancora fermo a cinque mesi fa, che sento ancora di amare una persona che probabilmente è andata avanti con la sua vita, che è tornata a casa e si è dimenticata di me. Non ho voglia di passare per lo stupido ingenuo ragazzino che ero un tempo. Vorrei disperatamente liberarmi di questo fardello, essere in grado di ricordare senza stare male, saper guardare avanti e non più indietro. Ma non ci riesco.
Non riesco e non voglio.
Non voglio perché mi sono innamorato di lei, e non sono mai riuscito a dirglielo. Non voglio perché sono un cretino di dimensioni cosmiche perché me la sono lasciata sfuggire. Non voglio perché sono così dannatamente stupido da continuare a sperare di trovarla dietro la mia porta ogni volta che suonano. Perché l’amo troppo. Troppo.
Oggi…James torna da Forks. E’ stato lì circa tre settimane per passare del tempo con Seth, ma questo non l’ha fermato dal mandarmi mail sopra mail, messaggi e videochiamate su skype. E quello era il momento peggiore. Usava il computer in camera da letto, la camera di Bella, me l’aveva confermato lui la prima volta ma l’avevo riconosciuta anche da solo. Il periodo in cui lei era tornata a Forks per le feste di Natale, lo stesso momento in cui entrambi abbiamo capito quanto contavamo uno per l’altra, era ancora ben stampato nella mia testa e i ricordi viaggiavano veloci ogni volta che James chiamava. Lei però…non l’ho mai vista, neppure di sfuggita. Mi sarebbe piaciuto poterla osservare per qualche istante, salutarla e guardarla negli occhi, anche se divisi da un computer e dall’altra parte del mondo. Mi sarebbe piaciuto da morire.
Mi sono infilato un jeans e una maglia e sono andato all’aeroporto, il mio amico ha insistito perché andassi a prenderlo. Starà da me ancora qualche giorno, poi tornerà a casa, se non se ne andrà lui lo caccerò io! Sono stanco di averlo in casa a mettere in disordine! E’ stato un amico fantastico in questi mesi, quasi come un fratello, devo ammetterlo...ma ora è il momento di fare le cose da solo. Devo essere in grado di farcela da me e per questo...lui deve tornarsene a casa. Decisamente.
Mi vede subito quando esce dal terminal e mi sorride scuotendo la testa. Valigia e pc, viaggia leggero il ragazzo!
-Ehi Edward! – una pacca sulla spalla e via! Questo il saluto che ricevo.
-Com’è andato il viaggio? – chiedo quando ci mettiamo in viaggio verso il mio appartamento.
-Lungo e sfiancante. Ma ne è valsa la pena…Non tanto per Forks, è davvero un buco quel paese…io non so come facciano a viverci lì! Ma la compagnia è stata fantastica e mi sono divertito e rilassato…mi serviva proprio questa vacanza! In più…la piccola di casa Swan è un amore! Credo di essermi innamorato di quell’esserino…aveva sempre voglia di ridacchiare e giocare con i miei capelli. Li tirava e li attorcigliava…Mi sono divertito un mondo! – già. Lui si era divertito, è talmente esaltato che non si rende conto neppure che sta parlando a raffica, che ha nominato il suo cognome, che mi sta raccontando delle settimane passate in quella casa, con lei. –Capo Swan fa un po’ paura a dire la verità, si insomma…il padre di Bella è così autoritario che lo temi subito al primo sguardo…poi però se impari a conoscerlo è uno spasso. Io e Seth abbiamo guardato parecchie partite insieme a lui e mi sono fatto di quelle risate assurde. Se poi conti che vuole bene a Seth come se fosse suo figlio, e che mi apprezza e mi vuole bene solo perché lo rendo felice…beh Charlie mi piace. La madre di Seth invece…beh lei è una donna magnifica. Mi ha subito accolto a braccia aperte e mi ha fatto sentire come a casa mia. Pensavo che avrei incontrato qualche difficoltà con loro, alla fine sono la sua famiglia e invece niente. E’ stato bellissimo vivere con loro tre settimane. Ah…e Jacob! E’ uno spasso. E’ un burlone e un giocherellone, sembra che abbia cinque anni, ma in realtà è molto intelligente e maturo…insomma…tutto perfetto!
Non la smetteva un attimo di farneticare. Continuavo a guidare ed annuire, mormoravo solo “Mm-Mm!” per fargli capire che lo seguivo. Anche se l’argomento non era uno dei miei preferiti.
-Tu invece...tu che hai fatto in queste settimane?
-Niente di che…ho sistemato l’appartamento, ho continuato a studiare e ho finito la scorta di birra che avevi fatto nel frigo! – gli lancio un’occhiata divertita e lui incrocia le braccia al petto sospirando pesantemente.
-Sai…la sorella di Seth non mi ha voluto incontrare. – mi dice, dopo più di mezzora di silenzio, mentre saliamo in ascensore. Mi volto a guardarlo stupito. –Già...è inutile che fai quella faccia. Ci hanno provato tutti a parlarle, ma lei sembra che non accetti la...condizione di suo fratello. Ecco il motivo per cui Seth è venuto a Londra dopo Natale con Bella, ecco perché vive in casa di Charlie e Sue e perché divide il letto con Bella…Lui e la sorella vivevano nello stesso appartamento, ma non riusciva più a condividerlo dopo che si è dichiarato con loro. Lei…lei non lo accetta. Bella mi ha raccontato che ha provato in tutti i modi a convincerla, a parlarle, a farle vedere le cose chiaramente...ma lei sembra che sia testarda come un mulo. Per cui….in tre settimane non l’ho mai incontrata.
-Wow...e Seth...Seth come l’ha presa questa cosa? – scrolla le spalle, come se la cosa non avesse importanza, ma credo che in fondo ne abbia, ed anche molta.
-Credo che ci stia male, molto male. Ma non lo fa vedere. E’ un po’ come te. – siamo già dentro l’appartamento, in salotto per la precisione, ed io mi fermo e mi volto a guardarlo.
-Che vuoi dire scusa? – di nuovo quel movimento delle spalle.
-Voglio dire che lui maschera i suoi sentimenti, per non mostrarli in giro, per far credere che vada tutto bene, quando in realtà nulla è davvero così. La realtà è che soffre e l’unica valvola di sfogo che ha è la fotografia, beh no anche parlare tutta la notte con Bella. Più volte li ho scoperti sul divano con una cioccolata calda in mano a chiacchierare fino all’alba. Non mi sono mai intromesso, perché erano discorsi loro, ma diciamo che…ho ascoltato.
-Non sembra una cosa bella e onesta… - ammetto dirigendomi in cucina, per preparare qualcosa di veloce per cena.
-No, non lo è...è vero! Però…vabbè nulla! Comunque Seth sta male per sua sorella e tu stai male per Bella, entrambi non volete farlo vedere in giro, per non far star male le persone che vi sono a fianco. E purtroppo...anche Bella si comporta così!
Mi gelo a quelle parole.
-Che vuoi dire?
-Voglio dire che siete degli stupidi. Tu te ne stai qui a piangerti addosso, di notte fai ancora fatica a dormire, non importa che durante il giorno ti metti la maschera per farci credere che la tua vita prosegue dritta…lo capiamo tutti che ci stai male. Per Dio! Non hai ancora cercato un’altra donna. Dopo Victoria te ne sei scopate a decine…e adesso…adesso invece cosa è cambiato?
-Niente...semplicemente le mie priorità sono altre… - ora sono io a scrollare le spalle, come se avessi un peso su di esse e volessi cacciarlo via.
-Si? Davvero? Oppure vuoi che te lo dica io il motivo?! – non rispondo, tanto so che me lo dirà lo stesso. –Tu non cerchi altre donne, perché la ami. La ami talmente tanto, anche più di Victoria, da sperare e sperare di poter tornare indietro, di poter salvare qualche piccola fiammella tra di voi…è vero che è così?
Cosa potevo rispondere? Era questo. Esattamente questo. E la paura, il senso di…colpa. Era come se la tradissi. E non mi andava. Non ce la facevo proprio. Ma non volevo neppure ammetterlo, perché era proprio una debolezza, come se fosse davvero possibile tornare indietro o salvare qualcosa di noi due…di noi non rimaneva nulla. Solo quelle dannate cicatrici sulla pelle che non se ne andavano più.
-Non serve che rispondi...tanto so già la risposta! Fatti dire una cosa Edward…sono state tre settimane bellissime e Bella ha finto dalla mattina alla sera di stare bene, di essere sorridente e di aver ripreso la suo routine egregiamente. Ma quando tutti erano a dormire lei si alzava e andava di sotto, prendeva a guardare fuori dalla finestra, non c’era nulla di fronte a casa sua solo un boschetto…e una flebile luce di un lampione. Non c’è nulla, ma lei se ne stava lì a guardare al di fuori e ad ascoltare musica talmente triste da mettermi la voglia di tornare a Londra per non esserne contagiato. Il tuo nome è vietato. E’ la prima cosa che mi ha detto Seth quando è venuto a prendermi all’aeroporto. Mai pronunciare il tuo nome. Mai fare riferimenti a ciò che è successo qui con te…Non capivo il motivo. Ma quando poi è capitato, mi è sfuggito che dovevo chiamarti lei ha cominciato a piangere, ed ha mascherato il tutto con un attacco allergico. Suo padre ci ha creduto, forse perché era concentrato sulla sua pasta al forno, ma tutti gli altri presenti invece no.
-E con questo? Cosa vuoi dirmi? James sono passati cinque mesi…cosa vuoi che faccia? Dimmi…dimmi cosa vuoi che faccia…
-Nulla…nulla! Vorrei solo che entrambi rifletteste sulla vostra vita, sulle vostre priorità, su quello che è successo qui prima e dopo Natale…vorrei che davvero poteste riprendere in mano le vostre vite e continuarle con serenità e sincerità. Vorrei che tu ti impegnassi davvero al college, perché è il tuo futuro, quello che hai sognato fin da ragazzino e vorrei che lei trovasse il lavoro dei suoi sogni. Vorrei davvero che capiste cosa si cela all’interno dei vostri pensieri, del vostro cuore, quello che sta dietro alle parole taglienti, all’incidente e a quelle maledette ferite fisiche e non, che vi siete fatti in quei mesi. Ma…quello che voglio io non conta. Qui conta solo quello che volete voi due. E voi volete stare lontani, stare separati…amarvi come due stupidi senza dirvelo e credere che sarà semplice continuare così, che il tempo vi farà passare i sentimenti e guarirà ogni ferita. Ma la verità è che nel vostro caso non risolverete nulla comportandovi così… - mi porge un pacchetto regalo, con della carta blu notte e un nastro argentato. –Questo te lo manda Seth. Io so cos’è e ti assicuro che probabilmente ti stravolgerà i pensieri e la quotidianità nel bene o nel male. Metterà in dubbio ogni certezza, ogni sicurezza e forse ne creerà delle altre. Ti farà prendere decisioni giuste o sbagliate, ma ne prenderai di sicuro. Potrebbe esserci il passato o il futuro, potrebbe esserci dolore o serenità…sta a te decidere di aprirlo o meno…solo…sei pronto davvero Edward? – lo prendo tra le mani e al tatto sembra un libro, neanche troppo pesante.
Ma la domanda di James mi rimbomba in testa. Sono pronto? No, non lo sono. Non sono pronto a farmi stravolgere la routine, non sono pronto a fare i conti con me stesso, quello reale che si cela dietro la maschera. Ancora non sono pronto.
-Adesso vado a letto, ho mangiucchiato qualcosa in aereo e sono distrutto. Ci vediamo domattina…e…Edward…Se non sei pronto, non aprirlo! – mi volta le spalle e dopo poco sento la camera degli ospiti chiudersi. Continuo a guardare il pacchetto tra le mie mani, rigirandolo.
Non sono pronto.
Non lo aprirò.
Ma quando sarò mai pronto davvero a fare i conti con la realtà?
Evito la cena sofisticata, preferendo un leggero sandwich e una tazza di caffè. Stanotte si studia, perché ho troppi pensieri in testa e non riuscirei davvero ad addormentarmi.

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