Bella Pov
Erano le cinque e cinquantacinque quando sentii il
campanello suonare. Sapevo già chi avrei trovato dall’altra parte. Fu Tanya ad
aprire la porta e farlo accomodare, mentre io terminavo di allacciare alla
caviglia i sandali dal tacco alto. Il vestito me lo aveva prestato proprio la
bionda, dicendomi che quella sera sarebbero finiti i miei problemi, con quello
addosso lo avrei steso. Avevo riso tanto quel pomeriggio, si era impegnata a
truccarmi, farmi la ceretta e massaggiarmi la pelle con un olio alla mandorla
davvero eccezionale, che mi aveva garantito la pelle talmente morbida da
assomigliare a quella di un neonato. Poi aveva tirato fuori dal suo armadio
questo abito color bronzo nella parte alta del busto e nero dalla vita in giù,
le maniche si fermavano a tre quarti e la schiena restava quasi del tutto
scoperta. Quello che secondo Tanya lo avrebbe fatto rimanere a bocca aperta era
la profonda apertura laterale che permetteva di mostrare buonissima parte delle
mie gambe nel momento in cui camminavo o mi sedevo. Su entrambe le maniche,
all’altezza delle spalle vi era cucita una serie di catene dorate che ornavano
il mio collo, senza bisogno di indossare altri gioielli, e dietro ne scendevano
altre morbide e lunghe sulla schiena. Era un vestito talmente bello che temevo
di rovinarlo con qualche movimento incontrollato o versandomi addosso del vino
o impigliandomi da qualche parte, insomma con una delle mie solite figuracce. A
completare il look c’erano i sandali neri, con una catena oro che li lega alla
caviglia. Si abbinavano perfettamente. I capelli li avevo raccolti a destra, in
una morbida coda che valorizzava le mie onde, e Tanya mi aveva truccata con un
ombretto color bronzo e marrone, molto leggero ma puntava a risaltare lo
sguardo, senza concentrarsi troppo sulla marcatura dell’occhio. Quando mi
guardai allo specchio mi trovai bellissima. Era difficile per me essere obiettiva,
ma quella sera era davvero difficile pensare che fossi brutta. Di certo non
potevo competere con le donne che ci sarebbero state in quella sala, ma speravo
almeno di non sfigurare troppo.
Quando varcai la porta della mia camera, con una pochette
nera tra le mani, in cui avevo potuto infilare solo il telefono, dei fazzolettini
sciolti, la patente (che utilizzavo come documento di riconoscimento insieme
alla tessera sanitaria provvisoria) e il mio fidato rossetto lucido ma di
colore neutro, rimasi colpita dalla visione che avevo di fronte agli occhi.
Edward era appoggiato al divano, con le braccia incrociate sul petto, e le
gambe stese davanti a lui, con le caviglie incrociate. Un vestito nero elegante
con la camicia bianca e la cravatta. Era semplice, indossava l’abito come se
portasse t-shirt e jeans, una naturalezza da invidiare; l’avevo già visto molte
volte così, ed era sempre una visione celestiale. Eppure quella sera era ancora
più bello.
Non riuscivo a capire il motivo, o forse lo sapevo ma era
difficile da ammettere, era come se i miei occhi riuscissero a vederlo più
bello solo perché aveva la convinzione che saremmo stati insieme quella sera.
Finalmente dopo tanto tempo.
-Ciao.. – dissi mormorando appena. Tanya ed Alice stavano
probabilmente preparando la cena chiuse in cucina, Angela doveva ancora
tornare.
-Ciao.. – mi rispose, notai che gli mancava il fiato.
–Sei...incantevole… – storsi il naso ed arricciai le labbra in una smorfia per
niente carina. Nonostante fossi obiettivamente carina stasera, i complimenti
non mi piacevano molto, mi imbarazzavano tantissimo.
-Grazie...anche…anche tu stai molto bene.. – decisi di
non iniziare una lotta verbale sul “no, non è vero non sono bella” e glissai
sulle mie paranoie, alla ricerca di qualcosa che mi facesse tremare meno le
gambe per l’ansia della serata.
-Sei...pronta? – annuii e lo precedetti verso la porta,
entrando qualche secondo in cucina.
-Ragazze, noi andiamo…ci vediamo più tardi.. – mi
affacciai senza entrare, per non perdere tempo. Dovevo conoscere le mie
coinquiline dopo tutto questo tempo, infatti mi tirarono dentro per un braccio
perchè volevano osservarmi.
-Wow Bella…sei fantastica! Questo vestito ti dona davvero
molto… se vuoi te lo regalo! – sorrisi e scossi la testa.
-Davvero Bella…sei magnifica. Stasera non oso immaginare
lì dentro in quanti impazziranno! – ridacchiai per mascherare il mio disappunto,
girandomi per andarmene via il prima possibile. Prima andavamo, prima
tornavamo. Non volevo essere al centro dell’attenzione, poco mi importava se
non attiravo gli sguardi della gente...anzi era meglio. Era sempre stato così,
preferivo nascondermi, confondermi con gli invitati, senza dare troppo
nell’occhio, stasera però con questo spacco da far girare la testa la trovavo
un’impresa difficilissima. Stasera ero sicura che tutti avrebbero guardato,
parlottato...e non solo per l’abito, soprattutto perché ero l’accompagnatrice di
Edward Cullen. E la cosa mi pesava particolarmente.
Io sono io, non sono l’accompagnatrice di nessuno. Ho una
mia identità, una mia dignità e sapere che probabilmente mi etichetteranno come
una ragazza frivola e senza cervello, solo attenta alla vita mondana mi faceva
ribollire il sangue. Sapevo come andavano quelle feste: dovevi assecondare
tutti e non avevi il tempo di dare il tuo parere colto su alcuni argomenti, gli
uomini si rivolgevano a te solo per sapere il tuo nome e si avvicinavano per
sentire il tuo profumo. Le donne invece chiacchieravano di vestiti, negozi,
atelier e chi più ne ha più ne metta. Tutte cose frivole e senza importanza. A
nessuno in quella sala sarebbe importato della mia passione per i classici, per
la storia, per le scoperte della ricerca in campo delle malattie rare. Alla
gente lì dentro non sarebbe importato sapere che avevo una collezione di libri
classici nella mia camera, che avevo provveduto a leggere dall’inizio alla fine
e di cui amavo particolari pezzi che mi scaldavano il cuore. In quel momento
non ricordavo neanche il motivo per cui avevo accettato il suo invito,
probabilmente avevo sbattuto la testa, o non avevo ancora bevuto il mio caffè
mattutino ed ero completamente rintronata. Non lo so, ma non mi sembrava più
questa magnifica idea.
Per scendere le scale fui costretta a raccogliere il
vestito per non inciampare, e vidi Edward sorridere accanto a me. Già mi
sentivo instabile per colpa dei trampoli ai piedi, in più si aggiungeva il
sorriso illegale di quest’uomo davanti ai miei poveri occhi desiderosi di
ardere per lui…no, non ce la potevo fare! Camminai molto lentamente,
fregandomene del ritardo che potevamo accumulare e una volta arrivati sul marciapiede
sospirai di felicità: nessun intoppo, tutto perfetto! Restavano solo altre
mille ore davanti con quelle trappole mortali ai piedi, sotto lo sguardo
attento e giudizioso di tutte le persone del ricevimento: non chiedevo di
meglio!
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-Volevo chiederti scusa… - esordì qualche minuto dopo
aver cominciato il viaggio in auto. Non sapevo dove fossimo diretti, non mi aveva
detto il nome del ristorante, ma poco importava in quel momento, un posto
valeva l’altro per me.
-Per cosa? – dissi continuando a guardare attorno a me,
per non soffermarmi troppo su quel pezzo di uomo al mio fianco, con cui dovevo
mantenere freddezza per ciò che era successo. Non potevo gettarmi tra le sue
braccia come se nulla fosse accaduto, dove lo mettevo il mio orgoglio?!
-Per come ti ho trattata ultimamente. Non te lo
meritavi…e…forse avevi ragione a dire quelle cose prima di partire... –
scrollai le spalle e sospirai, la sua ammissione di colpa doveva farmi sentire
meglio, ma in realtà non stavo bene per niente.
-Non credo che questo sia il momento adatto per
affrontare una discussione così importante Edward. Se avessi voluto parlare con
me saresti dovuto venire prima di stasera... – mormorai, pentendomene subito un
pochino, in fin dei conti stava tentando di spiegarsi e scusarsi. Se lo
bloccavo non potevo dargli la colpa di non aver parlato, e sapevo che sarebbe
stato difficile riprendere la discussione più avanti. –Non voglio rischiare che
questa serata sia rovinata da problemi personali, che non c’entrano nulla…e che
non sono poi così centrali. – asserii convinta, anche se desideravo con tutta
me stessa risolvere ciò che stava ancora in ballo tra di noi, giusto per
mettere da parte il passato, le esperienze con lui e poter vivere serena e
tranquilla. Giusto per poter riprendere a respirare normalmente senza iniziare
a piangere, senza chiedermi continuamente cosa diavolo ho che non va. Dovevamo
parlare, chiarire, sistemare; anche urlarci addosso potrebbe funzionare, ma non
questa sera. Non quando sono già tremendamente agitata.
-Bella...noi dobbiamo parlare davvero. – mi dice convinto
e deciso, come se fosse il suo unico obiettivo da raggiungere.
-Oh si, non lo dubito! Il fatto è che me lo avevi detto
anche una settimana e mezza fa, quando ancora ero a Forks e mi avevi garantito
che avremmo parlato. Era per questo che sei venuto a prendermi all’aeroporto,
giusto? Eppure non l’abbiamo fatto. A meno che il tuo parlare non equivalga a
urlarci addosso…allora si, in quel caso è stato fatto! – sbottai, senza essere
capace di tenermi dentro i miei pensieri pungenti. Sono agitata, dannazione!
Non dovrei dare aria alla bocca.
-Mi dispiace! Non dovevo essere così arrabbiato…mi
dispiace davvero…
-Non ha più importanza…ormai nulla sembra averne.. –
biascicai stanca di quell’argomento tirato fuori, che mi faceva solamente
salire rabbia. Non avevo voglia di affrontare una lite proprio ora.
-Siamo arrivati... – disse a voce bassa, parcheggiando
l’auto in un posto riservato. Attesi che venisse ad aprirmi lo sportello, come
era solito fare, come lo imponeva il galateo e la buona educazione, soprattutto
di fronte a tante altre persone. Sapevo che comunque l’avrebbe fatto
ugualmente, fregandosene delle apparenze, Esme e Carlisle lo avevano cresciuto
con una ferrea educazione e regole di buone maniere.
Quando entrammo al ristorante rimasi colpita. Non ne
avevo mai sentito parlare, non sapevo neppure che esistesse un posto così. La
sala era completamente illuminata, come se fuori il sole picchiasse a
mezzogiorno. Lampadari in cristallo che scendevano dal soffitto, in forme e
colorazioni particolari che rendevano tutto molto lussuoso. Sedie imbottite e
ricoperte di un telo color bianco, abbinato ai piatti che decoravano i tavoli.
La moquette rossa. Alle finestre grosse tende di tessuto di varie tonalità di
arancione rendevano l’ambiente molto caldo e accogliente. Era come stare in una
reggia, in una sala da ballo. Tutto così enorme, così ben curato, l’argenteria
lucidata, i candelabri, composizioni floreali come centro tavola. Tutto
estremamente ricercato e lussuoso.
Forse proprio tutta questa eleganza mi metteva a disagio.
Gli occhi di tutti si sporsero verso di noi, quando entrammo in sala e le porte
trasparenti si chiusero alle nostre spalle, per merito del maître che ci aveva
accompagnati. Ero completamente immobile, non osavo fare un solo passo. Per
fortuna Edward intrecciò le sue dita alle mie, accompagnandomi verso il luogo
adibito all’aperitivo, in cui riconobbi anche la morettina dell’ultima
volta…Nora se non sbaglio. E purtroppo ero sicura di non sbagliare. Il tocco
con la pelle di Edward aveva avuto il potere di darmi calore e tranquillità in
un momento in cui non ne avevo neppure una briciola. Salutai gentilmente tutti
coloro che mi rivolgevano un cenno e dedicai un sorriso composto ma fintamente
sincero a chi intercettava il mio sguardo. Sia mai che dicessero fossi troppo
seria o con il muso lungo, o che so io! Non volevo far fare brutta figura a
Edward.
Avevo già un bicchiere di prosecco in mano, quando ci
avvicinò una coppia anziana. Lui aveva i capelli brizzolati ai lati e lei
mostrava i segni del tempo sul viso, nonostante fosse una bellissima donna.
-Edward! Che piacere vederti! – rimasi al suo fianco,
mentre i due uomini si stringevano la mano, e il mio cavaliere baciava il dorso
della mano della signora.
-Il piacere è mio! Signora Dump, è un immenso piacere
rivederla…stasera è incantevole! – che delizioso leccaculo! –Permettete che vi
presenti la mia accompagnatrice...lei è Isabella Swan... – mi poggiò una mano
sulla schiena scoperta, che mi fece riempire di brividi su tutto il corpo,
prima di aggiungere il resto della presentazione. –Una carissima amica.
Isabella, loro sono i signori Dump, i proprietari di questo fantastico
ristorante. – tesi la mano al signore che fece un baciamano degno di chiamarsi
tale, senza appoggiare davvero le labbra ma soffiandoci solo sopra, e poi strinsi
quella della signora al suo fianco. Regalai ad entrambi un sorriso sincero, a
pelle mi trasmettevano sincerità e serenità, era come se non dovessi temerli.
-Mi permetta Isabella…stasera è di sicuro la donna più
affascinante in questa sala...dopo mia moglie ovviamente! – ridemmo tutti e
quattro e lo ringraziai arrossendo lievemente. Odiavo i complimenti, odiavo
stare al centro dell’attenzione.
-Vieni cara…andiamo a discutere di frivolezze…lasciamo
gli uomini a chiacchierare di affari e di sport! – mi prese sottobraccio e al
posto che fare un giro nella sala mi accompagnò fuori, nel giardino estivo.
-Questo posto è davvero magnifico… - mormorai, incantata
a guardare le lucine che si sparpagliavano nella siepe che circondava tutta
l’area attorno ai tavoli in ferro battuto, sforniti di tovaglie e argenteria
per le temperature non ancora consone, ma ricoperti di teli per non farli
rovinare. Intorno si intravedevano alcune luci della città e i profumi dei
fiori di primavera degli alberi e delle piante che accerchiavano il piccolo
giardino adibito alle cene nelle giornate senza pioggia.
-Oh, lo è davvero! Mio marito tiene a questo posto più
della nostra stessa casa.. – sorrisi, stando ancora al braccio di questa
signora magnifica che pareva avermi presa in simpatia. –Ti spiace se ci diamo
del tu? – scossi la testa rincuorata di non dover rispettare le formalità
almeno per qualche attimo.
-Mi farebbe piacere se potessimo parlare liberamente…il
lei è una formalità che spesso non sopporto nei rapporti personali... –
mormorai, sincera. Quella signora mi ricordava un pochino Esme nei modi pacati
e tranquilli, nella capacità di metterti a tuo agio, di farti sentire di
famiglia, accettata e voluta. Con Esme è sempre stato facile, con lei mi
trovavo benissimo, come se fosse una seconda madre.
-E’ molto che conosci Edward? – mi chiese, quando ci
sedemmo su una panchina lontano dai tavolini, dando le spalle alla siepe
illuminata. Tutte le lucine che stavano in mezzo alle foglie sembravano piccole
lucciole, una meraviglia.
-Dagli inizi di ottobre circa.. – fissai il panorama di
fronte a me, non sapendo come continuare il discorso, né cosa si aspettava da
me questa donna.
-Strano…non ti ho mai vista a nessun ricevimento di
questi ultimi mesi...anzi, c’era sempre una ragazza mora, alta e, fammelo dire,
molto presuntuosa al suo fianco. – arricciai il naso un po’ infastidita. Lo
sapevo bene anche io, ma che ci potevo fare? Io non ero di questo mondo e mai
lo sarei stata, ed era più che normale che se doveva essere accompagnato ai
party, alle cene e durante la sua vita mondana post vittoria avrebbe cercato
qualcuno alla sua altezza. Solo stasera stavo rischiando l’ulcera, mi stava
dilaniando lo stomaco tutta questa ansia di fare attenzione a sbagliare.
-Lo so…diciamo che, non sono molto avvezza a questi tipi
di feste... preferisco stare tra pochi amici intimi e chiacchierare
allegramente ricordando episodi imbarazzanti, con una birra tra le mani e un
gioco da tavolo di sfondo.. – mi coprii la bocca con le mani, conscia di aver
detto qualcosa che era meglio tenere per sé. –Scusi! Mi spiace davvero
molto…io...devo imparare a controllare quello che dico.. – scosse la testa appoggiando
una mano sulla mia che avevo abbandonato sulla mia coscia.
-Non ti preoccupare! E’ bello vedere persone sincere di
questi tempi…e da quando siamo tornati al lei?! – mi fece l’occhiolino. –E poi
non c’è nulla di male sai? Anche noi quando siamo a casa, con i nostri figli,
spesso beviamo il caffe stravaccati sul divano, ridendo sguaiatamente delle
cose divertenti che capitano…è normalità Isabella..
-Bella...preferisco che mi si chiami Bella.. – sorrisi.
Quella donna mi piaceva.
-Allora Bella...raccontami! Cosa fai nella vita, oltre a
sopportare uno come Edward? – ridacchiammo e mi sentii veramente felice che
qualcuno mi avesse chiesto di me, sul serio.
-Seguo dei master all’University College London, e lavoro
part-time come bibliotecaria...in realtà lavoro anche in una palestra di boxe
come ragazza del ring…è lì che ho conosciuto Edward.. – abbassai lo sguardo
arrossendo. Sapevo già quale reazione avrei suscitato. Stupore, scalpore,
vergogna. Era sempre così, ma lo reputavo un lavoro onesto, con una buona paga
e mi andava bene così!
-Oh...davvero?! E’ una cosa magnifica…i tuoi genitori
saranno orgogliosi di te! – alzai lo sguardo sorpreso su di lei e la trovai
davvero curiosa.
-Credo di si…mio padre mostra molto orgoglio verso di me,
quelle poche volte che ci vediamo e che cadiamo in argomento! Dovrebbe chiedere
a lui però, per esserne sicuri. Non è un uomo che ama esternare i propri
sentimenti! – un sorriso si materializzò sulle labbra parlando di lui. –Da poco
è nata la mia sorellina, ha solamente qualche settimana ed è la gioia più
grande per mio padre e Sue, ciò che gli serviva per affiatarsi e innamorarsi di
più...anche io sono orgogliosa di mio padre.. – mi lasciai andare a una
confidenza intima, che spesso non concedevo.
-E’ molto carino da parte tua, si vede che gli vuoi bene!
E poi…io amo particolarmente i bambini piccoli...ho da poco acquisito un
nipotino. Uno dei miei figli ha adottato un orfano e quando non può curarlo per
via del lavoro lo lascia a me. Questo birbantello zompetta per casa
canticchiando felice, riempiendo ogni mio giorno di allegria. Sarei davvero
curiosa di vedere la tua nuova sorellina… – mi disse con lo sguardo sognante.
Estrassi dalla borsetta il cellulare e cercai la foto di Claire tra le
immagini, mostrandola in braccio a Seth.
-Eccola... – mormorai, con emozione nella voce. Era
davvero magnifica.
-Oh cielo! E’ davvero bellissima…come si chiama?
-Claire. – sussurrai. All’improvviso sentii un magone
salirmi in gola e le lacrime arrivare agli occhi: mi mancava casa, mai come in
quel momento.
-I tuoi genitori saranno al settimo cielo immagino.. – mi
disse restituendomi il telefono.
-Mio padre e la sua compagna sono davvero entusiasti e
talmente elettrizzati che sono tornati bambini per un po’…- era una gioia
osservarli e stare con loro quando ero a casa, quei momenti non li scorderò
mai.
-Oh…io non avevo capito…mi dispiace, io non credevo… -
cercava di scusarsi con difficoltà, probabilmente per via che avevo usato il
termine “compagna” per Sue e non l’avevo definita mamma. Anche se per me lei lo
era non mi sentivo ancora pronta per definirla così anche fuori dai miei
pensieri.
-Non ti preoccupare … - dissi informale, come se parlassi
con Angela. –E’ una cosa ormai datata, che non mi fa più male… piuttosto...vorrei
sapere perché siamo qui stasera, Edward mi ha invitata senza realmente dirmi il
motivo.. – dissi imbarazzata.
-Oh...che cafone! – sorrise –Vedi la nostra famiglia si
trova in rapporti di amicizia intima con i genitori di Edward, Carlisle ed Esme
sono due persone fantastiche e stasera io e mio marito festeggiamo trent’anni
di attività del ristorante. Abbiamo invitato alcune persone a cui vogliamo bene
e a cui siamo molto vicini.. – mi spiegò allegra.
-Oh! Congratulazioni allora...si dice così?! – lei annuii
ed io sorrisi. –Quindi stasera ci saranno anche i genitori di Edward?
-Si, ma non ti devi preoccupare, sono persone
fantastiche, con loro ti troverai bene.. – sorrisi.
-Lo so bene! Li conosco già. Tra l’altro Esme è la mia
docente al corso di letteratura. Seguo con lei dei master! – il suo sguardo
sorpreso mi fece arrossire.
-Davvero?! Allora questa volta Edward ha scelto bene! –
ridacchiammo e poco dopo tornammo dentro la sala, continuando a chiacchierare,
fu lei a raccontarmi del primo giorno di attività e io mi trovai a ridere per
gli episodi divertenti di camerieri e cucina, completamente impreparati. Nel
frattempo la sala si era riempita, riuscii comunque a scorgere Esme e Carlisle
che chiacchieravano con Edward, di fianco al tavolo su cui avremmo seduto
durante la cena.
Era stata una splendida serata, magnifica, che si stava
per concludere e mi lasciava con il fiato sospeso. Tornare in macchina con
Edward, io e lui soli, dopo questa serata rischiavamo di rovinare tutto. Ma
sospirai e mi feci forza.
-Allora Bella...sabato prossimo voglio che tu sia nostra
ospite! – mi sorrise dolcemente Esme abbracciandomi. –Prometti che ci sarai? –
sorrisi anche io.
-Non potrei mai perdermi il tuo compleanno Esme! –
salutai anche Carlisle e i signori Dump, proprietari del ristorante, che avrei
comunque rivisto la settimana seguente. In silenzio poi salii in macchina con
Edward.
-Sei stata meravigliosa stasera… - mi disse quado
arrivammo sotto casa. Non aveva detto altro per tutto il viaggio, segno che non
c’era molto altro da aggiungere e che il mio pensiero su quanto sarebbe stato
difficile riacciuffare il discorso di noi due era più che corretto.
-Grazie...- sussurrai imbarazzata.
-Per una che non fa parte dell’ambiente, e che non è
abituata a questo tipo di feste, sei stata magnifica. Desidererei averti al mio
fianco sempre... – era una cosa bellissima quella che aveva detto, eppure non
riuscivo a sciogliermi del tutto.
-Edward…
-Lo so che dobbiamo parlare... – sbuffò e passò una mano
tra i capelli. –Ora però è tardi e...sarà meglio che tu vada a riposare. Ti
chiamo domani.. – non so cosa cambiò quella sera, ma sembrava frustrato, non
più arrabbiato o indisponente; solo molto triste e frustrato. Scesi dalla
macchina dopo avergli lasciato un bacio sulla guancia ed avergli augurato la
buonanotte. Come sempre aspettò che fossi dentro al palazzo prima di andarsene.
Non sapevo cosa mi stava succedendo, ma era come se la
mia mente fosse pronta e preparata a staccarsi da lui.
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