Pov Bella.
I giorni passavano lenti..gli unici momenti felici e
veloci erano le telefonate con Edward. Dopo le prime sere mi ero organizzata
con il computer, in modo da poterlo guardare con una risoluzione migliore e uno
schermo più grande. Parlavamo di tutto, non c’erano argomenti prediletti, lui
mi raccontava la sua giornata, io raccontavo la mia. Non ci eravamo più
sbilanciati come quella prima telefonata, ma ogni giorno mi chiedeva se avevo
fatto pace con Jacob.
Jacob non aveva provato a mettersi in contatto con me ed
io non l’avevo fatto con lui. Non sapevo neppure come ci saremmo organizzati
questa volta per le feste, ma l’idea di sedermi al tavolo con lui, in queste
condizioni mi lasciava a dir poco ansiosa e timorosa…Non volevo rovinare la
giornata a nessuno.
Qui da me…è ancora il ventiquattro dicembre..a Londra è
già il venticinque. Io ed Edward avevamo deciso che oggi non ci saremmo sentiti
perché troppi impegni, troppe cose da fare…non era consono. Solo che adesso,
chiusa in camera mia, mentre mio padre e Sue sono di sotto a guardare la
televisione, mi sento immensamente sola e vorrei disperatamente ascoltare la
sua voce, almeno per qualche secondo.
Mi rendo conto da sola che le cose sono andate ben oltre
a quello che prevedevo, ma sinceramente ora come ora, mi va bene così. Lo so
che non posso tornare indietro, che non posso salvarmi da una ferita o da una
delusione, so che ormai il mio cuore è già volato via, lasciandomi un vuoto
ricompensato solo dalla sua voce e dagli occhi verdi che riesco a vedere
tramite uno schermo. Eppure…eppure non ci siamo mai sbilanciati troppo. Non ci
siamo detti “ti voglio bene” o qualcosa di più..non ci siamo detti “Per me sei
importante” forse perché i nostri gesti parlano chiari da soli…Non ci siamo più
detti “mi manchi” perché avevamo capito che entrambi, rispettivamente, lo
sapevamo. Aspettavo le quattro del pomeriggio con ansia, per chiudermi in
camera e accendere il computer, ma durante la giornata ero sobbarcata da mail
da parte sua, che evitavano di farmi sentire sola. Oggi però…non ne ho ricevuta
nessuna, oggi…il suo silenzio è stato totale..e mi manca…mi manca tanto. E
questo non riesco a sopportarlo davvero, essermi attaccata così tanto a lui, in
così poco tempo…Sospiro forte, continuando a guardare lo schermo del mio pc,
spento, il telefono tra le mie mani che non da segni di vita. Quando bussano
alla porta mi riscuoto dal mio torpore.
-Bells, posso? – annuisco, lasciando che mio padre entri,
socchiudendo la porta dietro di se. Quando lo vedo incerto su dove sedersi gli
faccio posto sul letto. Togliendo di mezzo anche la scatola di cioccolatini di
Carlisle, che mi fa compagnia da un po’ di tempo. Non ne ho assaggiato neppure
uno, non perché non mi piacciono, ma…perché voglio condividerli con qualcuno di
importante.
-C’è qualcosa che non va papà? – non so se sia la
vicinanza di Sue, il fatto che ora vive in questa casa e che aspetta un figlio,
non so cosa sia ma mio padre sembra rinato e felice e spensierato addirittura.
E questo mi rende estremamente serena e contenta. Mi permette di non sentirmi
in colpa, mi permette di ringraziare Dio per aver dato qualcosa per cui
sorridere a mio padre, che se lo merita infinitamente.
-Non per me…ma tu? Questa è la prima volta che tu e Jacob
siete così distanti…e non parlo in termini fisici…mi chiedevo se…insomma come
ti senti? Domani è Natale… - già. Domani è Natale. Il primo Natale in cui io e
Jacob non abbiamo confezionato i regali insieme, il primo anno in cui io e lui
non siamo andati al centro commerciale a Port Angeles a comprare i regali
dell’ultimo minuto, bevendoci una cioccolata calda mentre passeggiavamo nel
parchetto interno del centro. In realtà non è il primo anno, l’hanno scorso siamo
stati divisi dalle necessità.
-Mi sento bene papà.. – giocherellavo con la scatola di
cioccolatini, aprendola.
-Che..cosa sono quelli?
-Cioccolatini..Edward dice che sono speciali..suo padre
me li ha regalati per Natale ma…beh ecco…sono più per dire “Benvenuta!” –
ovviamente il suo sguardo parla chiaro, stupore! –Lo so..e non lo capisco
neppure io dato che tra me ed Edward non c’è assolutamente nulla, per ora,
ma..è un bel regalo..qualunque cosa voglia significare per lui. Ne vuoi uno? –
lui era una persona con cui potevo condividerli anche tutti. Tranne uno..uno
l’avrei tenuto per Edward. Allunga la mano e ne sceglie uno, lo scarta e lo
mangia.
-Sono proprio buonissimi! Dovrai portarmene una scatola
la prossima volta che torni a casa! – sorrido e ne prendo uno anche io, per
assaggiarlo. Mentre lo scarto, ripenso agli altri anni, al Natale passato
insieme alla famiglia Black, ogni anno la stessa cosa, ormai una tradizione che
non volevo spezzare…neppure ora.
-Non importa se io e Jake non ci parliamo papà..so quanto
è importante per te passare la giornata di domani insieme a Billy..e non ti
voglio assolutamente privare di questo momento per cui…andiamo pure a pranzo da
loro. Mi sforzerò di essere civile e di mettere da parte i miei problemi. Ho
voglia di normalità e…routine, tradizioni che non sbiadiscono negli anni. Mi
voglio sentire a casa, come ogni volta..mi voglio sentire felice e
completamente circondata dall’amore e dall’affetto dei nostri amici più cari…infondo
io e Jacob dovremo parlare prima o poi, magari domani sarà il momento giusto
per iniziare a guardarci ancora in faccia.. – mormoro. La situazione che sto
vivendo mi fa stare un po’ male, perché è tutto così dannatamente triste. Non
ho voglia di rinunciare al Natale di ogni anno, non ho voglia di rinunciare
alla tradizione…e voglio che Jacob ed io parliamo e torniamo come una volta. Mi
manca.
-Sei sicura Bells? Perché io ero venuto qui per dirti che
se non te la sentivi potevamo stare io e te a casa e…chiamavamo la rosticceria,
senza neppure cucinare tanto! – mi soffermo a guardare mio padre. L’uomo che
capisce quello che provo con uno sguardo, anche Jake una volta era così…ora non
più. E’ normale che il proprio padre capisca quello che pensi, come ti senti..i
tuoi problemi e i momenti felici, solo guardandoti..ma era bello avere un amico
che riusciva nello stesso modo. Ora che Charlie è qui, di fronte a me, con
quegli occhioni un po’ tristi, ma determinati, con qualche segno del tempo che
passa sul volto, i capelli neri che lasciano spazio a quelli bianchi, i
baffetti che gli danno l’aria da duro, quando in realtà è un tenerone…capisco
che non potrà mai esserci un altro come lui nella mia vita. Che nessuno può
capirmi come mio padre, che nessuno saprà come farmi stare bene, come lui…e
poco importa che il mio cuore faccia lampeggiare il nome di Edward…so che sarà
così, per sempre. Quello che fa Edward è qualcosa di completamente diverso..lui
fa stare bene il mio corpo, il mio cuore..si prende cura dei miei occhi tristi
e delle ferite d’amore passate..ma mio padre, cura tutta me stessa. Cura le
ferite che ho ottenuto nel mio cammino, riempie i vuoti della solitudine, ed è
capace di regalarmi un amore sconfinato, che nessuno potrà donarmi mai.
-Sono sicura papà! – gli sorrido, accarezzandogli la mano
sopra il letto.
-Ehm…c’è…c’è un’altra cosa che vorrei…ehm..chiederti.. –
annuisco, facendogli segno che può parlare liberamente. –Ecco…sono giorni
che..ti rinchiudi qui per…tutto il pomeriggio, mi chiedevo se…c’è qualcosa che
non va con noi.. – lo guardo con gli occhi fuori dalle orbite.
-Stai scherzando papà?! No! Assolutamente! – scuoto la
testa e il volto di Edward sorridente mi arriva come un tornado in testa e vedo
solo lui per qualche secondo.
-Sicura? Perché..io e Sue, stavamo pensando che magari…si
insomma ti andava di andare da qualche parte..e..non vogliamo trattenerti
Bells, non sei obbligata a stare a casa.. – le guance sono un po’ arrossite ed
io sorrido dolcemente.
-Papà..tu e Sue siete meravigliosi, e non ho nessunissimo
problema a stare con voi solo che…Londra è otto ore avanti e..le uniche ore in
cui posso parlare con Edward senza interrompere le sue giornate di preparazione
sono quelle del pomeriggio e… - arrossisco –Non ho voglia di perdermele…ancora.
– sussurro l’ultima frase.
-Tu..ehm..passi tutto il pomeriggio qui a..parlare
con..quel ragazzo? – sembrava confuso e un po’ contrariato.
-Si papà..so che..non è per niente…insomma. Dovrei stare
con voi…e…beh ora scendo di sotto. Prometto di rimandare ad altri momenti le
nostre videochiamate.. – lascio tutto sul letto e mi alzo, precedendolo alla
porta. Lui mi segue in silenzio. Oggi non sentirò Edward, e nei prossimi giorni
cercherò di organizzarmi per stare più tempo possibile con Charlie e Sue.
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Quando mi sveglio sento odore di cioccolata calda. La
sveglia non ha suonato, ma sono così abituata a questi orari che ormai il mio
corpo si riscuote da solo. Infatti sono le nove ed ho tutto il tempo di prepararmi
e raccogliere le cose che dovremo portare a casa Black. Sue ieri sera mi ha
detto che ci saranno anche Leah e Seth, ed ho gioito nel trovarmi assieme ad
altri amici, e non da sola con Jacob. Mi crogiolo un po’ tra le calde coperte e
voltandomi trovo una tazza coperta con un piattino e un bigliettino.
“Io e Charlie siamo andati a fare una passeggiata…quando
ti svegli apri la finestra…ci vediamo fra qualche ora! Sue”
Sorseggio un po’ del liquido denso e ancora caldo e
capisco che non è da molto che sono usciti, seguo il suo consiglio e alzandomi
dal letto apro la finestra. La prima cosa che noto è il bosco di fronte ai miei
occhi, ma non resto stupita da quello…quello che mi lascia completamente a
bocca asciutta è che è tutto bianco. Stanotte ha nevicato. Sul vialetto le impronte
delle ruote del pick-up. Afferro il telefono e scatto una fotografia, sperando
che la mia connessione Internet non mi abbandoni proprio adesso.
Non lo so perché, non so cosa sente il mio cuore, ma la
prima persona a cui penso è Edward.
Lui che ora di sicuro starà seduto sul divano di casa
sua, dopo aver festeggiato insieme ai suoi genitori e sua sorella Rosalie. Lui
che mi ha detto “Non sono sicuro di riuscire a chiamarti in questi due
giorni!!”, lui che quando l’ha detto mi è sembrato triste e distaccato, come
non lo è mai stato.
Ed è così facile comporre la mail e allegarci la foto,
consapevole che non avrà risposta.
From: bellswan@gmail.com
Object: Buon Natale
Ho
appena aperto gli occhi e questo è lo spettacolo che vedo dalla mia finestra. Non
so come sia il tempo lì a Londra, non so se anche da te questa notte ha
nevicato ma…so…che in questo momento vorrei che fossi qui…con me.
Mi
manchi…ti voglio bene.
Buon
Natale.
Bella.
Era stato così semplice scrivere quelle cose, come se la
neve mi avesse dato il coraggio che mi serviva per essere sincera, per
lasciarmi andare definitivamente. Come se quella pioggia ghiacciata bianca
avesse fatto in modo che il mio cuore si sciogliesse, si lanciasse
definitivamente verso un ragazzo dall’altro lato del mondo rispetto a dove sto
io ora. Prendo la vestaglia in pile e le ciabatte e scendo le scale
velocemente, afferrando la copertina in pile e la sciarpa e andando a sedermi
sul dondolo sotto il portico. E’ così bella quest’aria fredda sul volto,
nonostante io sia freddolosa oggi mi sento così bene che vorrei stare qui per
sempre. Amo la neve. Mi piace stare ore a guardarla cadere, mi piace uscire e
toccarla in ogni dove. Mi piace addirittura quando è sporca ai lati della
strada. Mi piace anche se è un disagio per la mobilità e mi piace anche quando se
ne sta lì, ferma in tutta la sua gloria, dopo essere caduta tutta la notte.
E mentre guardo il prato di fianco a casa, completamente
bianco, che sembra così soffice, ma così soffice che mi vien voglia di
buttarmici in mezzo..capisco perché ho pensato subito ad Edward. A me la neve
fa emozionare, mi fa venir voglia di cantare, di scartare i regali, di girare
con i campanellini e intonare Jingle Bells tutto il giorno. Ho voglia di stare
con le persone a cui voglio bene, ho voglia di tornare bambina e giocare a
palle di neve, ho voglia di fare un pupazzo, come quelli che da bambina mi
aiutava a fare Charlie. La neve mi fa venir voglia di stare seduta a guardarla,
con una coperta, un libro, una cioccolata calda e il calore di un abbraccio
sincero. La neve mi fa venir voglia di famiglia. Ed ora, il pezzo della
famiglia che mi manca è a Londra, ignaro che dentro di me sta nascendo tutto
questo.
Una lacrima calda solca il mio viso freddo e la caccio
via, sperando che le altre, racchiuse dai miei occhi, perdano la voglia di
raggiungere la prima. Sto lì, a sorseggiare la mia bevanda, con il telefono tra
le mani, sperando che prenda a vibrare…e quando lo fa chiudo gli occhi,
sperando che sia Edward, e lui soltanto.
Quando apro gli occhi, dopo qualche secondo sorrido.
-Ehi…
-Ehi.. – i nostri saluti completamente mormorati. Il mio
cuore felice che il suo desiderio sia stato esaudito.
-Come stai?
-Bene..tu? – mi sorride, lo vedo seduto in un letto che
non riconosco.
-Bene..sono a casa dei miei genitori..oggi non mi muoverò
di qui…dicono che ultimamente passo troppo tempo nel mio appartamento! –
sorrido, anche se gli occhi sono lucidi.
-Mi dispiace averti disturbato.. – mormoro.
-Non l’hai fatto..e..qui non ha nevicato! E’ un peccato
perché io ero già pronto a riempire mia sorella di neve fino dentro le mutande!
– sghignazza ed io lo seguo, con gli occhi che si riempiono ancora di più.
-Hai mangiato tanto? – sorseggio la mia cioccolata,
benedicendo Sue che stamattina mi ha coccolata così. Avevo proprio bisogno di
un po’ di affetto mattutino.
-Assolutissimamente si! Mamma oggi ha dato il meglio di
se..potevano venire a mangiare tutti gli studenti dei suoi corsi! – apprezzo la
sua voglia di scherzare e alleggerire la situazione, e lo seguo ridendo alla
sua battuta.
-Io mi sono svegliata da poco..sto finendo ora la mia
colazione…Cioccolata! Sue mi ha coccolata! – sorrido. –Mi ci voleva proprio un
po’ di affetto oggi..la neve mi fa sempre questo effetto…
-Bella… - lo interrompo, prima che possa dire qualcosa,
prima che possa rovinare questo momento.
-Non serve che dici nulla Edward..sono stata stupida a
pensare una cosa del genere…dimenticalo, okay? – sorrido, ma gli occhi mi
tradiscono. Guardo la neve, sperando che mi dia il coraggio necessario per dire
qualcos’altro. –Cosa ti ha regalato Rosalie?
-Non ho voglia di parlare dei regali..ma di quello che
hai detto tu.. – la sua immagine sparisce e l’audio anche. Non sento, non
vedo…non so neppure se lui sente o vede. La chiamata termina.
Chiudo Skype, accorgendomi in quel momento che le lacrime
hanno preso a cadere dai miei occhi, nel momento in cui Edward non era più sul
display del mio telefono. Entrai in casa, abbattuta e corsi a farmi la doccia.
Avevo sprecato anche troppo tempo quella mattina. Il getto caldo ha il potere
di farmi rilassare, di darmi la possibilità di calmarmi e rasserenarmi. Mentre
asciugo i capelli sento la porta di ingresso aprirsi e so che tra poco dovremo
andare.
Quando sono pronta raccolgo le mie cose e scendo di
sotto, prendendo il cellulare e controllandolo. Una mail.
From:
edcullen41@gmail.com
Object: Buon Natale anche a te
Il
telefono si è scaricato, mi dispiace da morire. Ti scrivo dal computer di mio
padre, sperando di tornare a casa il prima possibile per poterti chiamare di
nuovo.
Non
sono riuscito a dirti quello che volevo. Spero che dirtelo ora sia la stessa
cosa, anche se non senti la mia voce sincera e dolce..
Vorrei
essere anch’io con te, non sai quanto..e non sei affatto stupida! Smettila di
ripeterlo per favore.. E..puoi dirmi quello che vuoi, quando vuoi..non importa
se sia notte fonda o mattina presto o pomeriggio tardi..sono qui, quando vuoi…non
pensare di disturbare, tu non disturbi mai. Spero che oggi sia davvero una
bella giornata anche per te…per me lo è da quando mi hai mandato la mail
qualche ora fa. Goditi la neve.
Mi
manchi piccola..mi manchi tanto.
Buon
Natale…ti mando un bacio.
Edward.
Ps:
ti voglio bene anche io.
-Bells, tutto okay? – scuoto la testa in senso di
negazione e mi siedo sulla sedia della cucina appoggiando la testa sulle
braccia, mentre piango. Dio quanto mi manca! Dio quanto è dolce. E…mi ha
chiamata piccola. Non l’ha mai fatto. E mi manca..mi manca dannazione. E
vorrebbe essere con me e…io sono una stupida! Sono stupida perché mi sono fatta
tanti problemi e lui invece è perfetto.
Sento due braccia leggere circondarmi le spalle.
-Andrà tutto bene Bella..tornerai a Londra e sarai felice…devi
cercare di resistere… siamo molto contenti di averti a casa, ci mancavi…ma so
quanto è difficile stare lontani dalla persona che si ama..per cui..quando
vorrai tornare a casa sappi che noi saremo contenti lo stesso.. – annuisco
silenziosa, mentre mi faccio coccolare un po’ da quella nuova mamma che ho
acquistato in questi giorni. Perché mai nessuno si era comportato così con me.
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