sabato 3 gennaio 2015

Capitolo 39



Bella Pov


Prima di aprire gli occhi sentii solo un bip distinto.
Prima di aprire gli occhi percepii il dolore alle braccia, forte come non mai.
Bruciavano.
Prima di aprire gli occhi sentii sulla fronte una benda.
Prima di aprire gli occhi ricordai cosa era successo.
L’incidente.
I vetri.
Il sangue.
Edward.
Aprii gli occhi e cercai di guardarmi attorno, facendo tornare gli occhi normali. Chissà perché erano colmi di lacrime.
Nella camera, attorno a me c’erano Tanya e Angela, dormivano entrambe con la testa appoggiata al materasso, sedute su due sedie scomodissime. Poco più in fondo Alice e Jasper dormivano su di un divanetto. Avevo la gola secca e necessitavo di acqua.
E volevo anche sapere di Edward.
Mi guardai il corpo, semicoperto dal lenzuolo.
Provai a muovere le dita dei piedi.
Ci riuscivo.
Bene.
Provai a tendere le gambe e poi rilassarle.
Ci riuscivo.
Bene.
Pareva di essere tutta intera.
Poi fissai lo sguardo sulle braccia. Entrambe coperte da pesanti fasciature. Questo non andava affatto bene.
Le dita le muovevo, ma le braccia bruciavano.
-Tanya… - dissi a bassa voce, per non svegliare tutti. –Tanya… - lei era la più vicina. Alla seconda volta mi sentì ed aprì gli occhi.
-Oh Bella! – gridò lei! Alla faccia del mio riserbo! –Ci avete fatto prendere un colpo! Tu e quello zuccone di Cullen! – sospirò. –Come ti senti?
-Ho sete... – mormorai, lasciando per dopo le domande, dato che si erano svegliati tutti.
-Ehi Bella.. – Alice era già al mio fianco, con un sorriso tirato. Sapevo benissimo in che situazione si trovavano. Non volevo preoccuparle oltre.
-Sto bene...sento solo tanto bruciore alle braccia!
-Siete stati fortunati… - mormorò Angela.
-Mi dite cosa è successo? – chiesi dolcemente.
-Non ricordi nulla?! – annuii.
-Si ricordo…ma una volta che sono arrivati i soccorsi non ricordo più. Come sta Edward? – chiesi con timore.
-State entrambi bene. – dice Tanya con una voce strana, quasi arrabbiata. Sospirai appena percettibilmente. –Edward ha solo dei graffi, due costole incrinate e la caviglia rotta. Il suo corpo ha coperto te. Hai semplicemente dei tagli sulle braccia, profondi, ma guariranno presto, una brutta ferita sulla coscia, ma passerà...
-Siete stati miracolati… - aggiunse Jasper. –Il camionista con cui vi siete scontrati ha visto tutta la dinamica e l’ha raccontata alla polizia…siete stati fortunati. Poteva andarvi peggio… - chiusi gli occhi sospirando.
-Bella..
-Non è nulla… - sentii però le guance bagnarsi. Avevo paura. Avevo preso una fottuta paura in quel momento ed ora ne avevo ancora. Avevo fatto preoccupare molte persone, ero lontana da casa e se mio padre l’avesse saputo avrebbe rischiato l’infarto, conoscendolo. –Avete…avvisato mio padre? – chiesi incerta.
-Si…E’ stata Esme a chiamarlo. Ha detto che doveva farlo assolutamente. Ma l’ha fatto quando i medici ti hanno riportata in camera, così ha saputo cosa avevi, ed ha potuto parlare a tuo padre con calma e sapendo che stavi bene…
-Oh.. – dissi solamente. –Anche loro mi hanno vista? – intendendo i genitori di Edward.
-Erano più preoccupati per te che per Edward…Sappiamo che è colpa sua. Ieri sera era così arrabbiato e…forse aveva anche bevuto un po’ troppo! – sgranai gli occhi.
-Che? Che dite? – io solo sapevo come erano andate le cose. Solo io. Loro non c’erano.
-Si...Ce l’ha confermato Rosalie, ha detto che l’ha visto più volte andare al tavolo degli alcolici. – chiusi gli occhi ancora, cercando di ricordare. Eppure quella cosa non mi saltava alla mente.
-Sarà…comunque è colpa di entrambi… - dissi.
-Ma che dici? Era lui che guidava! Non vorrai mica giustificarlo vero?! – quasi urlò Angela.
-Angy…siamo in ospedale…per favore.. – mormorò Tanya con calma.
-Ho...bisogno di riposare. Vi dispiace lasciarmi sola? – vidi i loro sguardi confusi e tristi, ma mi salutarono e lasciarono la stanza. Jasper fu l’ultimo.
-Sicura di stare bene Bella? – ero indecisa, ma poi mi lasciai scappare una cosa con lui.
-Non è colpa solo sua Jasper… - e chiusi gli occhi.
Loro incolpavano Edward, quando principalmente era colpa mia. Beh…era di entrambi è vero. Io avevo urlato. Lui aveva iniziato arrabbiandosi ma…che fosse ubriaco proprio no. L’avevo controllato bene tutta la sera, aveva preso solo un bicchiere di vino durante la cena, accompagnato con la carne. Il resto dei bicchieri erano semplicemente per persone a cui lui offriva. Non beveva mai troppo se portava qualcuno in auto.
Non aveva mai sbagliato nulla nella guida. Non correva. Stava attento. A volte era addirittura troppo premuroso. Mi faceva indossare la cintura anche se facevamo appena cinquecento metri. Diceva sempre che l’auto era sicura, ma era più sicuro andare a piedi. Sapeva che si correvano rischi e non voleva mai sfidare la sorte.
Non stava correndo più del dovuto. Si è solo distratto.
Non aveva bevuto. Era solo colpa del mio attacco di ira.
Strinsi gli occhi più forte.
Non aveva tutta la colpa.
Mi addormentai senza rendermene conto, forse dovuto agli antidolorifici, forse per lo shock, forse per la stanchezza e la spossatezza. Mi addormentai e quando mi svegliai Esme era seduta sulla sedia di fianco alla mia e stringeva la mia mano nella sua, mentre leggeva un libro.
-Esme…cosa ci fai qui? – domandai subito.
-Ehi Bella…ti sei svegliata! – mi sorrise dolcemente, era come se fosse mia madre in quel momento, mi trasmetteva sicurezza, dolcezza, affetto.
-Si…che ore sono? – lei guardò il suo polso e poi accarezzò con il pollice il mio palmo.
-Sono le nove di sera...hai dormito tutto il pomeriggio. Hai fame? – sentivo lo stomaco brontolare ed annuii piano. –Vado a prenderti qualcosa… – lasciò il libro sulla sedia e sparì fuori dalla stanza.
Come facevo a parlare con lei? Cosa avrei dovuto dirle? In fondo...lei era la madre di Edward. Cosa…cosa le aveva detto lui? Ero confusa. E avrei tanto voluto parlare con Edward prima di avere un confronto con Esme. Oltretutto non ero così sicura che lui stesse bene. Cosa potevo dire ad Esme? Lui….lui le aveva raccontato che stavamo urlando? Che mi ero fatta prendere dall’ansia, dall’ira, dalla rabbia profonda? Le aveva detto che stavamo litigando come non mai?
Mi bloccai dai miei pensieri quando tornò con un vassoio e lo poggiò sul comodino di fianco a me, cliccando il bottone per tirare su il materasso. L’infermiera dietro di lei, che notai solo in quel momento, aiutò a tirarmi leggermente su, appoggiando bene la schiena sui cuscini dietro. Ora riuscivo a vedere meglio la camera e ciò che mi circondava.
-Miss Swan..come si sente?
-Bene…Ho solo un bruciore alle braccia.. – sorrisi debolmente e lei ricambiò a disagio.
-Chiamo il dottore per farla visitare...Siamo molto contenti di vederla sveglia Miss! – arrossisco debolmente e abbasso lo sguardo. Non sapevo come comportarmi. Esme avvicina il comodino ed apre il contenitore.
-L’infermiera ha detto che puoi mangiare solo un po’ di brodo di pollo e del purè… molto…liquido.. – il suo sguardo è un po’ a disagio ed io sorrido.
-Non preoccuparti Esme…qualsiasi cosa andrà bene…grazie. – cerco di alzare le braccia e lei scuote la testa.
-Ti aiuto io! Davvero ho cercato di convincere l’infermiera per una bella bistecca…ma non c’è stato verso. Questa cosa…non sembra purè! – sorrido appena. E’ amorevole. Si avvicina e con il cucchiaio mi imbocca, penso che neppure Charlie quando mi sono rotta il braccio si comportava così.
-Esme…posso provarci da sola… - mormoro a disagio. Lei dovrebbe essere da suo figlio.
-No...non puoi muovere le braccia! Ti hanno dato molti punti Bella ed è meglio se le tieni a riposo…
-Oh… - dico abbassando lo sguardo. Lei mi imbocca in silenzio ed io cerco di non guardarla in volto.
-Come ti senti? Intendo…veramente.. – alzo lo sguardo su di lei, il volto una maschera di dispiacere e tenerezza, non riesco a guardare oltre ed abbasso gli occhi.
-Sto bene…ma sono molto spaventata e...non so come…comportarmi. – ammetto sospirando.
-Bella...Edward mi ha raccontato cosa è successo.. – alzo gli occhi sorpresa.
-Davvero? – lei annuisce.
-Si...mi ha detto che era arrabbiato e che forse l’alcool e la distrazione...non sa bene. Non ha visto il camion e correva forte. Oh…mi dispiace tanto tesoro! – mi accarezza la guancia. Ma io riesco solo a pensare alle sue parole.
Si è preso la colpa.
Si è davvero preso la colpa di tutto.
La guardo stupita e lei mi fissa con tenerezza.
-Non temere…le braccia torneranno come nuove.. – mi sorride ed io scuoto la testa.
-Posso vederlo?
-Ora sta riposando...con lui c’è Rosalie. Ci siamo spaventati molto…- Lei dovrebbe essere da lui, non qui con me; lui dovrebbe avere sua madre vicino, non è colpa sua.
-Esme… - le lacrime mi salgono agli occhi. –P-posso vederlo? Per favore.. – avevo bisogno di parlare con lui...di rendermi conto di cosa era veramente successo. Di assicurarmi che stesse bene e di fargli capire che non era solo colpa sua.
-Domani tesoro...domani...Edward è molto debole al momento, vogliono tenerlo addormentato almeno fino a domani, sperando che l’ansia dello spavento finisca perché la sua pressione è colata a picco. Nulla di preoccupante, non temere! Domani lo vedrai! – finisco la mia cena e poi mi metto stesa, mentre lei resta con me a leggere il libro. Chiudo gli occhi e cerco di rilassarmi per dormire.
Mi sveglia il dottore quando viene a controllarmi, prima era impegnato in un’emergenza in sala operatoria. Non c’è traccia di Esme in camera, ed io mi rilasso. Quando il dottore esce, richiudo gli occhi.
Non so che ore sono quando li riapro, ma la luce inonda la camera e sento la mia mano stretta da qualcosa, girandomi trovo Tanya che dorme sulla sedia, la mano intrecciata alla mia. Questa ragazza è di una dolcezza unica, anche se fa la forte e la distaccata. Sorrido, pensando alle sue stramberie, e poi guardala…indifesa, preoccupata, stravolta.
-Ehi…Bella… - si è svegliata e non me ne sono neppure accorta, incentrata nei miei pensieri.
-Tanya..che ci fai qui? – sorride timidamente.
-Non mi piace l’idea di te sola in ospedale...dopo quello che è successo. Così sono passata a salutare Cullen... – dice con astio –Ed assicurarmi che abbia ben capito di starti lontano chilometri…e poi sono venuta qui! – scuoto la testa, impercettibilmente, ma lei lo nota. –Che c’è?
-Tanya…lascia perdere! Grazie per essere qui, davvero…ma evita di dare contro a Edward. Anzi…gradirei che mi portassi da lui…voglio vederlo.
-Neanche per sogno! – sbotta arrabbiata. –Tu e quello stronzo dovete stare ben lontani...chiaro? – sbuffo e scuoto la testa. Lei non capisce. Non capisce che nonostante tutto lo amo. Che ho avuto paura di perderlo. Che è stata colpa mia. Nessuno lo capisce. –Bella...andava troppo veloce! Davvero troppo veloce! E lui stesso ha ammesso che ha bevuto troppo…Non era concentrato. Doveva evitare di farti salire in macchina. Doveva evitare di mettersi alla guida in quelle condizioni. – le lacrime mi riempiono gli occhi e li serro, cercando di dimenticare le parole di Tanya. Aveva davvero bevuto tanto? Era stato per questo motivo che aveva urlato contro di me? Che ci eravamo distratti? Forse non l’ho tenuto d’occhio tutta la sera, forse non ho visto i bicchieri che ha bevuto in più…forse eravamo troppo arrabbiati, forse Tanya ha ragione. –Bella, ho chiamato tuo padre ieri sera, per fargli sapere come stavi, quell’uomo è distrutto, il solo pensiero di te qui da sola lo sta uccidendo. Abbiamo dato tutti i nostri recapiti, in modo che possa trovarci… Quando ho cercato di spiegargli che stavi bene, che non si doveva preoccupare, lui mi ha chiesto come è successo… - sbiancai.
-Tanya… - dico esasperata, non doveva saperlo! Ma lei scosse la testa abbassando gli occhi sul pavimento, un po’ a disagio.
-Non ho potuto fare a meno di dirglielo Bella, sei sua figlia…e lui è dall’altra parte del mondo! – scossi la testa. –Mi ha intimato di fare un discorso a Edward per lui, ed io l’ho ascoltato. Lui mi ha obbligata a tenerti lontano da lui, ed io lo farò. Non voglio che Edward ti faccia del male, e tuo padre ha tutta la ragione di questo mondo Bella…lui tiene a te, noi tutti ti vogliamo bene e abbiamo avuto davvero tanta paura. Non doveva mettersi a guidare, non doveva distrarsi. E’ colpa sua. Ed io te lo ricorderò tutte le volte che servirà!

Chiudo gli occhi, cercando di non farmi assalire dai ricordi dell’incidente, di non vedere il corpo di Edward steso sul mio, di non pensare alle grida. Non voglio pensare ai suoi occhi. E’ stato un incidente mi dico.
Però poi penso a mio padre, lontano da qui. Se succedesse qualcosa a lui io cosa farei? Se facesse un incidente e la colpa fosse di qualcun altro, come mi comporterei? Se mio padre fosse in ospedale ed io non sapessi davvero cos’ha, come mi sentirei? Penso a mio padre, l’unica famiglia che ho sempre avuto, l’unico uomo che non smetterà mai di amarmi, di proteggermi. Mio padre. Posso solo immaginare come si sente in questo momento, quanto è preoccupato, ansioso; quanto vorrebbe salire sul primo aereo e raggiungermi, racchiudermi tra le sue braccia e portarmi lontano da tutto questo dolore.
-Ho fame.. – dico in un secondo. Lei annuisce ed esce dalla stanza. Finalmente sola. Finalmente posso pensare da sola.
Sola con i miei pensieri.
Come diavolo ci siamo finiti in questa situazione? Davvero è stata colpa dell’alcool? O colpa delle urla? O della rabbia? O del camion? O della strada bagnata?
Di chi è la colpa?!
Poi vedo l’immagine di lui che mi guarda, per troppo tempo.
Si è distratto.
Non lo faceva mai.
E le sue mani stringono dei bicchieri.
Si forse aveva bevuto troppo.
E in quel momento una rabbia sconosciuta mi irradia lo stomaco. Che spiacevole sensazione…amore e rabbia…amore e odio.
Non dovevo salire in macchina con lui in quelle condizioni.
Penso a mio padre e decido di fare qualcosa per lui e per me stessa.

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