Bella Pov
Sono completamente partita!
Stavo guardando la piccola Claire dormire dopo il
succulento pranzetto a base di pappine puzzolenti e dal colore non ben
definito. Come faceva a trovarle deliziose e mangiare ogni singolo cucchiaino
ancora dovevo capirlo. Ma a lei piacevano!
Comunque me ne stavo qui, e ascoltavo i versetti che
faceva mentre dormiva e di colpo mi sono ritrovata con il pc sulle gambe,
seduta sulla sedia a dondolo posta in un angolo della stanzetta. Ed avevo
contattato Edward. Quei gorgheggi mi avevano ricordato quelle notti in cui lo
guardavo dormire, stesi fianco a fianco sullo stesso letto, e quando parlava
nel sonno, più che parlava emetteva strani versetti incomprensibili. Una cosa
che mi aveva sempre fatta sorridere, alle volte sembrava proprio convinto di
quello che diceva, gli si formava una linea in mezzo alla fronte dalla
concentrazione del sonno e io passavo minuti e intere mezzore a gustarmelo.
Pensare a lui mi aveva riscaldato il cuore, ancora una volta, ma aveva lasciato
quell’amarezza in fondo alla gola, quel lieve dolore alla bocca dello stomaco
che dovevo togliermi.
Era il momento giusto. Mi sentivo pronta. Così l’ho
contattato.
Peccato aver preso vie completamente diverse durante la
chiacchierata.
Edward Pov
Non sapevo cosa scrivere, anche se avrei voluto dirle
“Parti, torna a Londra…ho voglia di abbracciarti. Se vengo a Forks mi dai il
permesso di tenerti tra le braccia?” ero completamente fuori fase. Ma non me ne
vergognavo. Per la prima volta in cinque mesi e più…mi sentivo sereno per
qualche minuto.
Bella
scrive: Quale opera hai scelto questa volta?!
Io
scrivo: Nessuna opera! Smile…un disegno…
Vorrei dirle di più, ma non credo che sia davvero il
momento adatto.
Bella
scrive: Wow…anche io, questa volta, ho fatto altro…
Io
scrivo: Cosa?
Bella
scrive: Se te lo dicessi…questa conversazione finirebbe all’istante…
Io
scrivo: Apprezzo la sincerità...e preferisco non sapere, ho voglia di portare
avanti questa conversazione tutto il
tempo possibile…vuoi sapere cosa ho scelto io? Senza
essere in qualche modo obbligati dalle circostanze a chiudere tutto?
Bella
scrive: Si…per favore…smile
Io
scrivo: Ho scelto una mano, che stringe un cuore, talmente forte da farlo sanguinare e…ci ho scritto qualcosa
dentro…
Bella
scrive: Ha fatto male farlo?
Io
scrivo: No
Io
scrivo: Ha fatto male scegliere cosa disegnare e il significato che volevo dargli…
Bella scrive: Ho scelto una
fata che trasporta un cuore spezzato, la cui metà si sta staccando e l’ho...arricchito
anche io…
Io
scrivo: Ha fatto male farlo?
Chiedo, ripercorrendo le sue domande. Ha scelto un cuore
spezzato, io un cuore sanguinante. Io la mano, qualcosa di reale, tangibile,
lei la fata…simbolo dei sogni. Ci completiamo, eppure ci siamo allontanati come
due cretini.
Bella scrive: Si…perché
avrei voluto non dover mai incidere nella pelle qualcosa che mi ricordasse la nostra storia
finita…
Rimango sbalordito dalla sua affermazione. E’ sempre
sincera, nonostante tutto. O forse la rende più audace lo schermo che ci
divide. Decido di essere sincero fino in fondo.
Io
scrivo: Sull’anulare della mano che ho fatto disegnare c’è scritto “Beautiful”
Bella
scrive: …Edward…
Io
scrivo: Lo so…non…avevo il diritto di fare una cosa del genere.
Bella
scrive: Io ho fatto di peggio questa volta…
Io
scrivo: Cioè…?
Bella scrive: Nella
parte di cuore che sta per cadere c’è tatuata una piccola E in basso…Non si
dovrebbero tatuare iniziali o nomi di….lo sai. Sono le leggende dei tatuaggi.
Eppure…Non ci ho pensato molto a quello che facevo perché…difficilmente
passerai.
Abbandono la testa sul cuscino, dietro di me e sospiro.
Siamo due fifoni.
Io
scrivo: E’ sulla spalla sinistra..
Bella
scrive: Anche il mio…
Entrambi la spalla del cuore. Correrei da lei. Lo giuro.
Ora scenderei dal letto e mi metterei a correre, se solo fosse ancora
nell’appartamento a dieci minuti da qui. E invece si trova a Forks, con otto
ore di fuso orario. E mi manca come l’aria.
Io
scrivo: Se ti dico una cosa…scappi?
Bella
scrive: Come posso scappare, se sono già al di là del mondo rispetto a te?
Sorrido amaramente. Fa male, ma è la verità. E la mia
paura non è che sia così lontana, ma che smetta di scrivere.
Io
scrivo: Giusto…e allora…se te la dico, smetterai di scrivermi?
Bella
scrive: Non lo so. Ho afferrato il computer e ti ho scritto in un momento di poca lucidità forse, perché non
ricordo il tragitto fino alla camera da letto e il momento in cui mi sono collegata. Non ti ho detto nulla
di ciò che mi sentivo pronta a
dirti, ma ti ho raccontato del tatuaggio che solo Seth e Jake hanno visto. L’ho detto a mio padre, ma non me la sono
sentita di mostrarglielo…e invece…con te
ne ho parlato…
Odio scrivere così, era molto meglio chiamarci e parlare
a voce. Aspettare che lei scriva è una tortura, pensare a qualcosa da scriverle
è un tormento. E le sue parole sono un chiaro avvertimento al fatto che probabilmente
vorrebbe smettere di scrivere, perché non è lucida…ed anche se fa male saperlo,
dannatamente male, mi sento sollevato dal fatto che il suo istinto sia stato
quello di contattarmi. E quindi vorrei lasciarmi guidare dall’istinto anche io,
ma sbaglierei e rovinerei ogni cosa, per cui devo riflettere bene e non
lasciarmi scappare nulla che possa allontanarla di più, ora che è qui e mi sta
scrivendo.
Bella
scrive: Per cui, non so se smetterò di scriverti, perché in realtà…non so più nulla. Che fai…rischi? occhiolino
Io
scrivo: Mi manchi…
Che avevo detto prima? Riflettere bene. Si certo! Forse
devo imparare a capire prima il significato delle parole e poi forse posso
anche pensare di parlare con gli altri. Ma che diavolo mi è saltato in mente?
Dovevo lasciare perdere. Dovevo continuare a chiederle di casa, che tempo fa a
Forks, se ha trovato lavoro, se ha intenzione di fare altri corsi...e invece
no! Da coglione patentato quale sono ho pensato bene di partire in quarta e
iniziare qualcosa di potenzialmente pericoloso, che sfocerà senz’altro in una
scusa del tipo “Ora devo andare, la
piccola si è svegliata…ci sentiamo Edward. Ciao!” e che la farà allontanare
più di prima. Ovviamente quel “ci sentiamo” è solo un modo carino invece per
dire “Hai azzardato troppo, sono
imbarazzata e non credo sia il caso di parlare di questo proprio
adesso…facciamo che evitiamo di sentirci per i prossimi cinque, sei, sette mesi…tutto
il tempo che mi serve per metabolizzare che sei un coglione e che non mi
meriti…”.
Ecco…così andrà!
Quel dannato “Sta scrivendo un messaggio” è lì da cinque
minuti ma ancora non vedo nulla. Starà pensando a un modo carino per non
mandarmi a quel paese, perché ovviamente lei è una ragazza per bene ed educata
e gentile e non mi offenderebbe mai. Non l’ha mai fatto se non i primi tempi,
quando ci siamo urlati contro a vicenda, prima fuori dalla palestra e poi tra
le vie di Londra. Se ci penso ora mi viene da sorridere. A quel tempo non mi
poteva sopportare, mi guardava con gli occhi furenti e anche solo sentirmi
parlare le dava fastidio…poi in una notte…tutto è cambiato. Mi ha curato, mi ha
disinfettato le ferite, mi ha parlato di sé, mi ha ascoltato mentre parlavo di
me. Si è confidata dei suoi tarli più segreti, mi ha fatto toccare e usare la
sua chitarra…
E tutto, piano piano, ha trovato il suo corso naturale.
La fiducia è arrivata, anche per me, è stato semplice iniziare a toccarsi,
piccoli sfioramenti, piccole tenerezze; si sentiva sempre il bisogno di un
contatto, la necessità di passare qualche minuto al telefono. Era così bello
lasciarsi andare, avere qualcuno con cui condividere qualcosa. Un caffè al
mattino con dei muffin, il pranzo al volo, le crepes a notte fonda. Era bello
aver imparato il suo numero a memoria per poterla chiamare in ogni momento
possibile e dirle anche solo “Ciao…”. Avere qualcuno al proprio fianco e poter
condividere i momenti della vita, le gioie, i dispiaceri, i problemi e i
pensieri…era bello. Ed era bello avere qualcuno che mi capisse, che sapesse
leggere nei miei occhi anche senza che ci fosse bisogno di parlare. Era nato
tutto così maledettamente in fretta, dal giorno alla notte, e non mi sono
accorto del momento in cui mi sono innamorato di lei. Peccato, avrei voluto
ricordarlo. Per fortuna, tutto il resto invece è chiaro nella mia mente e non
se ne va. I suoi occhi, il suo sorriso, la sensazione del suo abbraccio caldo.
Stavo così bene…per la prima volta amavo davvero qualcuno e mi sentivo amato.
Per la prima volta non avevo davvero paura di soffrire.
Peccato poi che le cose ci siano sfuggite di mano.
Bella
scrive: La voglia di chiudere il pc e lasciare perdere tutto, ti assicuro c’è
ed è forte...ma ci ho impiegato cinque
mesi per trovare il coraggio di scriverti…e vorrei essere almeno sincera…prometti di non spegnere tu ora?
Annuisco. Come se lei potesse vedermi.
Ma quando sono deficiente?
Io
scrivo: Promesso…
Bella scrive: Quando ho
iniziato a scriverti, l’idea era quella di dirti che mi dispiaceva per come erano andate le cose e che avrei
davvero voluto il meglio per te. Che era giusto riprendere in mano la propria
vita, sia io che tu, e dimenticarci del passato…Ero pronta a dirti che il libro
di Seth era magnifico e l’avrei custodito con tanto amore, perché mi ricordava
un bel periodo della mia vita…ma che faceva dannatamente male e meritava di
stare chiuso da qualche parte per non soffrire..
Bella
scrive: Ero lì, lì per dirti che l’unico modo per stare bene è dimenticarti, perché fa male anche solo pensarti
per pochi secondi...E invece…..
Io
scrivo: E invece?
Bella
scrive: E invece ti ho raccontato il mio tatuaggio nuovo, ho immaginato nella mente il tuo…e mi sono messa a piangere
quando mi hai detto che ti manco. In sostanza…credo
proprio che tutto quello che mi ero prefissata non abbia ne capo ne coda, e che è impossibile anche solo aver
pensato una cosa del genere…e quindi
non ha senso dirti tutto ciò…
Io
scrivo: Credo di essermi perso…
Ammetto. Davvero non capisco il suo ragionamento. O forse
sono solo su di giri da tutta questa strana conversazione.
Bella
scrive: risata Che strano! Mi sono persa pure io…
Io
scrivo: risata risata risata
Bella
scrive: Mi manchi anche tu…
Tum.
Tum.Tum.
Tum.Tum.Tum.Tum.Tum.Tum.
No, non stanno bussando alla porta, è il mio cuore che
batte insistentemente, dopo essersi fermato per un secondo ha iniziato più
forte, come se volesse uscire dal petto. Come se volesse raggiungere la sua
metà dall’altra parte del mondo. Come se stesse prendendo la rincorsa, per
buttare giù un muro…come se mi facesse sentire vivo per la prima volta dopo
cinque mesi. Vivo dentro. Ha fatto così tanto movimento, il mio cuore, che ha
riscaldato addirittura le dita dei piedi, che solitamente sono sempre fredde.
E batte.
Batte forte.
Batte fortissimo.
E la stanza gira.
Fermate la stanza.
Fermatela ho detto.
Gira tutto!
Non sono in giostra, da quel che ricordo dovrei essere
seduto sul letto con il pc sulle gambe. Perché la stanza non si ferma? Perché
il cuore batte così forte? Perché gli occhi mi pungono? E perché…perché siamo
così lontani?
Sarebbe semplice collegarmi al sito della compagnia aerea
e comprare il biglietto, arrivare a Forks fra due giorni e prenderla tra le mie
braccia, riportandola a casa con me. Dio quanto sarebbe bello. Ma non posso
farlo. Sono sicuro che non tornerebbe qui, e sono certo che non sarebbe così
semplice arrivare da lei ed essere perdonato in un baleno. Parliamo così,
facilmente, ma quante cose non ci diciamo?!
Adesso non so cosa dirle, per esempio, non so come
rispondere alle parole che speravo di sentire da mesi. Le manco. Le manco tanto
quanto lei manca a me? Le manco come potrebbe mancarle Leah quando è distante?
O le manco come se un pezzo della sua vita fosse dall’altra parte del mondo? Io
mi sento così. Spezzato a metà. Lei come si sente?
Bella
scrive: Ci sei ancora?
Io
scrivo: Si…l’ho promesso…solo che…è difficile trovare qualcosa da dire..
Bella
scrive: Perché?
Io
scrivo: Perché non voglio più sbagliare con te, gli errori che ho fatto mi
bastano per l’eternità…e se ti
dicessi quello che penso ora, probabilmente sbaglierei ancora…
Bella
scrive: Cos’hai da perdere?
Io
scrivo: Tutto…Perderei la magia di questa conversazione, la felicità che provo nello scriverti ancora, in qualche modo
parlarti. Nel sentirti per qualche momento vicino…e
questo al momento…è il mio tutto.
Le confesso, con gli occhi lucidi. Le mani non la
smettono di tremare e mentre scrivo devo cancellare più volte perché premo i
tasti sbagliati. Non voglio piangere, non devo piangere. Dovrei essere forte,
sono un uomo giusto? Ma quando la persona che ami ti lascia, spezzandoti
definitivamente e poi ti dice che le manchi, come fai a trattenere le lacrime?
Come fai a non correre da lei, inginocchiarti e chiedere umilmente perdono?
Dove trovi la forza per parlare senza lasciarti scappare cose importanti? Non
ce la faccio. Non sono così forte. Ho mentito a tutti, ho fatto in modo che la
mia famiglia credesse che mi fossi ripreso. Ho mascherato il mio chiudermi in
casa e non socializzare con la voglia di recuperare gli esami persi, nel più
breve tempo possibile. Ho nascosto gli occhi lucidi con l’inizio di un
raffreddore, ho finto un malore quando il suo viso si piantava nella mia testa
e non se ne andava neppure pregando. Avrei voluto fare mille cose con lei. Una
vacanza, andare a vedere la Grecia, o l’Italia…mi sarebbe piaciuto portarla al
mare e giocare con lei, avrei voluto sentirla urlare le ingiurie peggiori
mentre la schizzavo con l’acqua fredda. Avrei voluto averla al mio fianco il
giorno in cui ho detto ai miei genitori che mi sarei iscritto di nuovo al
college, che avrei fatto di tutto pur di laurearmi e renderli orgogliosi di me.
Avrei voluto una persona al mio fianco, lei, per il resto della mia vita.
Pensare al matrimonio, alla casa con il giardino, un cane, dei figli…avremmo
incontrato delle difficoltà ma tutto sarebbe passato in secondo piano nel
momento in cui i nostri occhi si sarebbero incatenati. E invece…lei è a Forks,
io a Londra…parliamo di nuovo dopo cinque mesi e più di silenzio. Un silenzio
che ci ha spezzati ancora di più, e ci ha reso meno forti e meno vicini. Un
silenzio che ha permesso a lei di capire di non volermi, che tutto ciò che è
stato è solo qualcosa di fugace e senza importanza vera e propria, come ha
detto due settimane fa a James e Seth. Un silenzio che mi ha fatto capire tutti
gli errori che ho fatto con lei, gli sbagli che mi hanno portato a perderla.
E non importa che per poco mi sono illuso di aver
ritrovato la felicità, non importa che mi abbia lenito alcune ferite per pochi
minuti, con le sue parole. Rimarrò sempre con il senso di averla persa, senza
essere stato capace di trattenerla tra le mie braccia. E non importa che mi ha
detto che le manco, perché probabilmente non sa neppure il motivo per cui me lo
dice...a volte succede, se sei dall’altra parte del mondo, di fronte ad un
computer…ti pare tutto più semplice. E invece no. No! Le manco, ma ci sono
voluti cinque mesi per dirlo, per ammetterlo. Ci sono voluti cinque mesi per
trovare il coraggio di parlarmi, di contattarmi. Posso biasimarla? Non credo
proprio. Si è comportata perfettamente…è venuta addirittura al mio appartamento
per cercare di espiare alcune mie colpe. Ma non ci è riuscita. Ancora sento
quel macigno nel petto quando ci penso.
Sospiro. Sospiro e appoggio la testa al cuscino,
chiudendo gli occhi. Immagino di vederla, di fronte a me, di parlarle con una
tazza di caffè tra le mani o una cioccolata calda al bar di James. Immagino di
dirle quello che penso, senza il timore di perderla. Immagino di lasciare
libero il mio cuore affinché possa esprimersi senza riserve. E forse per un
attimo penso che sia reale, penso di essere in una caffetteria in centro, io e
lei, un caffè e dei muffin. Ridiamo e scherziamo e la gente attorno a noi ci
guarda, estasiata dal nostro comportamento affettuoso e divertente. Sarebbe
bellissimo essere lì, accarezzarle il palmo della mano e poi portarlo alla mia
bocca, sentendo la morbidezza della sua pelle sotto le mie labbra. E invece no.
Quando apro gli occhi mi accorgo che il computer è ancora sulle mie gambe, io
sono steso sul mio letto matrimoniale e sono solo. Attorno a me non c’è nessuno
e il buio della camera, illuminata solo dalla luce dello schermo del pc, è
l’unica cosa che mi fa compagnia.
Sapevo che avrei sbagliato.
Lei difatti non ha ancora risposto.
Ma in fondo…lei non ha promesso che non sarebbe andata
via.
I minuti passano, lentamente e nella mia testa si forma
un solo grande pensiero.
Non c’è più possibilità di sistemare le cose.
Appoggio il computer di lato, attento che non si stacchi
e poi mi stendo, girandomi di fianco, con gli occhi rivolti allo schermo.
“Sarebbe così bello averti qui, poterti stringere,
accarezzarti dolcemente, perché la tua pelle è sensibile e non voglio farti
male. Vorrei baciarti, sentire le tue labbra dolci e calde che si adattano alle
mie, vorrei riempirmi i polmoni del profumo dei tuoi capelli…vorrei stringerti
le mani tra le mie, essere sicuro che non te ne andrai, che siamo in grado di
superare tutto. Che siamo forti, che ci amiamo…e invece…invece ti immagino. Uso
la fantasia. Penso alla tua pelle setosa e chiara, delicata e perfetta, penso
alle cicatrici che per colpa mia hai sul corpo, quelle che vorrei baciare con
l’illusione che il dolore passi. Immagino i tuoi capelli, ancora più lunghi
dell’ultima volta che ti ho vista, il loro profumo dolce e la morbidezza tra le
mie dita. Immagino i tuoi occhi caldi, che mi ricordano la cioccolata e vorrei
disperatamente perdermici dentro, anche solo per qualche attimo. Vorrei
intrecciare le gambe con le tue, mentre ti sussurro dolci parole prima di
addormentarci. Mi piacerebbe svegliarmi con te a fianco, per iniziare la
giornata nel migliore dei modi, perché anche se il sole potrebbe non
raggiungerci, tu mi illumineresti. Desidero sentire la tua voce, il mio nome
pronunciato dalle tue labbra e non importa ciò che dici, perché sarebbe
comunque il suono più bello di sempre. E vorrei davvero poterti dire quanto ti
amo, e che mi manchi come se non riuscissi a respirare…e che parlare con te
stasera, illudermi che tutto potesse tornare come prima, che fossimo capaci di
sistemare le cose…è stato il più bel sogno di sempre. Buonanotte Bella…”
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