sabato 3 gennaio 2015

Capitolo 49



Bella Pov

Sono completamente partita!
Stavo guardando la piccola Claire dormire dopo il succulento pranzetto a base di pappine puzzolenti e dal colore non ben definito. Come faceva a trovarle deliziose e mangiare ogni singolo cucchiaino ancora dovevo capirlo. Ma a lei piacevano!
Comunque me ne stavo qui, e ascoltavo i versetti che faceva mentre dormiva e di colpo mi sono ritrovata con il pc sulle gambe, seduta sulla sedia a dondolo posta in un angolo della stanzetta. Ed avevo contattato Edward. Quei gorgheggi mi avevano ricordato quelle notti in cui lo guardavo dormire, stesi fianco a fianco sullo stesso letto, e quando parlava nel sonno, più che parlava emetteva strani versetti incomprensibili. Una cosa che mi aveva sempre fatta sorridere, alle volte sembrava proprio convinto di quello che diceva, gli si formava una linea in mezzo alla fronte dalla concentrazione del sonno e io passavo minuti e intere mezzore a gustarmelo. Pensare a lui mi aveva riscaldato il cuore, ancora una volta, ma aveva lasciato quell’amarezza in fondo alla gola, quel lieve dolore alla bocca dello stomaco che dovevo togliermi.
Era il momento giusto. Mi sentivo pronta. Così l’ho contattato.
Peccato aver preso vie completamente diverse durante la chiacchierata.


Edward Pov


Non sapevo cosa scrivere, anche se avrei voluto dirle “Parti, torna a Londra…ho voglia di abbracciarti. Se vengo a Forks mi dai il permesso di tenerti tra le braccia?” ero completamente fuori fase. Ma non me ne vergognavo. Per la prima volta in cinque mesi e più…mi sentivo sereno per qualche minuto.

            Bella scrive: Quale opera hai scelto questa volta?!

            Io scrivo: Nessuna opera! Smile…un disegno…

Vorrei dirle di più, ma non credo che sia davvero il momento adatto.

          Bella scrive: Wow…anche io, questa volta, ho fatto altro…

            Io scrivo: Cosa?

            Bella scrive: Se te lo dicessi…questa conversazione finirebbe all’istante…

            Io scrivo: Apprezzo la sincerità...e preferisco non sapere, ho voglia di portare avanti questa conversazione tutto il tempo possibile…vuoi sapere cosa ho scelto io? Senza essere in qualche modo obbligati dalle circostanze a chiudere tutto?

            Bella scrive: Si…per favore…smile

            Io scrivo: Ho scelto una mano, che stringe un cuore, talmente forte da farlo sanguinare e…ci ho scritto qualcosa dentro…

            Bella scrive: Ha fatto male farlo?

            Io scrivo: No

            Io scrivo: Ha fatto male scegliere cosa disegnare e il significato che volevo dargli…

Bella scrive: Ho scelto una fata che trasporta un cuore spezzato, la cui metà si sta staccando e l’ho...arricchito anche io…

       Io scrivo: Ha fatto male farlo?

Chiedo, ripercorrendo le sue domande. Ha scelto un cuore spezzato, io un cuore sanguinante. Io la mano, qualcosa di reale, tangibile, lei la fata…simbolo dei sogni. Ci completiamo, eppure ci siamo allontanati come due cretini.

Bella scrive: Si…perché avrei voluto non dover mai incidere nella pelle qualcosa che mi ricordasse la nostra storia finita…

Rimango sbalordito dalla sua affermazione. E’ sempre sincera, nonostante tutto. O forse la rende più audace lo schermo che ci divide. Decido di essere sincero fino in fondo.

          Io scrivo: Sull’anulare della mano che ho fatto disegnare c’è scritto “Beautiful”

            Bella scrive: …Edward…

            Io scrivo: Lo so…non…avevo il diritto di fare una cosa del genere.

            Bella scrive: Io ho fatto di peggio questa volta…

            Io scrivo: Cioè…?
     
     Bella scrive: Nella parte di cuore che sta per cadere c’è tatuata una piccola E in basso…Non si dovrebbero tatuare iniziali o nomi di….lo sai. Sono le leggende dei tatuaggi. Eppure…Non ci ho pensato molto a quello che facevo perché…difficilmente passerai.

Abbandono la testa sul cuscino, dietro di me e sospiro. Siamo due fifoni.

          Io scrivo: E’ sulla spalla sinistra..

         Bella scrive: Anche il mio…

Entrambi la spalla del cuore. Correrei da lei. Lo giuro. Ora scenderei dal letto e mi metterei a correre, se solo fosse ancora nell’appartamento a dieci minuti da qui. E invece si trova a Forks, con otto ore di fuso orario. E mi manca come l’aria.

          Io scrivo: Se ti dico una cosa…scappi?

          Bella scrive: Come posso scappare, se sono già al di là del mondo rispetto a te?

Sorrido amaramente. Fa male, ma è la verità. E la mia paura non è che sia così lontana, ma che smetta di scrivere.

          Io scrivo: Giusto…e allora…se te la dico, smetterai di scrivermi?

            Bella scrive: Non lo so. Ho afferrato il computer e ti ho scritto in un momento di poca lucidità forse, perché non ricordo il tragitto fino alla camera da letto e il momento in cui mi sono collegata. Non ti ho detto nulla di ciò che mi sentivo pronta a dirti, ma ti ho raccontato del tatuaggio che solo Seth e Jake hanno visto. L’ho detto a mio padre, ma non me la sono sentita di mostrarglielo…e invece…con te ne ho parlato…

Odio scrivere così, era molto meglio chiamarci e parlare a voce. Aspettare che lei scriva è una tortura, pensare a qualcosa da scriverle è un tormento. E le sue parole sono un chiaro avvertimento al fatto che probabilmente vorrebbe smettere di scrivere, perché non è lucida…ed anche se fa male saperlo, dannatamente male, mi sento sollevato dal fatto che il suo istinto sia stato quello di contattarmi. E quindi vorrei lasciarmi guidare dall’istinto anche io, ma sbaglierei e rovinerei ogni cosa, per cui devo riflettere bene e non lasciarmi scappare nulla che possa allontanarla di più, ora che è qui e mi sta scrivendo.

          Bella scrive: Per cui, non so se smetterò di scriverti, perché in realtà…non so più      nulla. Che fai…rischi? occhiolino

            Io scrivo: Mi manchi…

Che avevo detto prima? Riflettere bene. Si certo! Forse devo imparare a capire prima il significato delle parole e poi forse posso anche pensare di parlare con gli altri. Ma che diavolo mi è saltato in mente? Dovevo lasciare perdere. Dovevo continuare a chiederle di casa, che tempo fa a Forks, se ha trovato lavoro, se ha intenzione di fare altri corsi...e invece no! Da coglione patentato quale sono ho pensato bene di partire in quarta e iniziare qualcosa di potenzialmente pericoloso, che sfocerà senz’altro in una scusa del tipo “Ora devo andare, la piccola si è svegliata…ci sentiamo Edward. Ciao!” e che la farà allontanare più di prima. Ovviamente quel “ci sentiamo” è solo un modo carino invece per dire “Hai azzardato troppo, sono imbarazzata e non credo sia il caso di parlare di questo proprio adesso…facciamo che evitiamo di sentirci per i prossimi cinque, sei, sette mesi…tutto il tempo che mi serve per metabolizzare che sei un coglione e che non mi meriti…”.
Ecco…così andrà!

Quel dannato “Sta scrivendo un messaggio” è lì da cinque minuti ma ancora non vedo nulla. Starà pensando a un modo carino per non mandarmi a quel paese, perché ovviamente lei è una ragazza per bene ed educata e gentile e non mi offenderebbe mai. Non l’ha mai fatto se non i primi tempi, quando ci siamo urlati contro a vicenda, prima fuori dalla palestra e poi tra le vie di Londra. Se ci penso ora mi viene da sorridere. A quel tempo non mi poteva sopportare, mi guardava con gli occhi furenti e anche solo sentirmi parlare le dava fastidio…poi in una notte…tutto è cambiato. Mi ha curato, mi ha disinfettato le ferite, mi ha parlato di sé, mi ha ascoltato mentre parlavo di me. Si è confidata dei suoi tarli più segreti, mi ha fatto toccare e usare la sua chitarra…
E tutto, piano piano, ha trovato il suo corso naturale. La fiducia è arrivata, anche per me, è stato semplice iniziare a toccarsi, piccoli sfioramenti, piccole tenerezze; si sentiva sempre il bisogno di un contatto, la necessità di passare qualche minuto al telefono. Era così bello lasciarsi andare, avere qualcuno con cui condividere qualcosa. Un caffè al mattino con dei muffin, il pranzo al volo, le crepes a notte fonda. Era bello aver imparato il suo numero a memoria per poterla chiamare in ogni momento possibile e dirle anche solo “Ciao…”. Avere qualcuno al proprio fianco e poter condividere i momenti della vita, le gioie, i dispiaceri, i problemi e i pensieri…era bello. Ed era bello avere qualcuno che mi capisse, che sapesse leggere nei miei occhi anche senza che ci fosse bisogno di parlare. Era nato tutto così maledettamente in fretta, dal giorno alla notte, e non mi sono accorto del momento in cui mi sono innamorato di lei. Peccato, avrei voluto ricordarlo. Per fortuna, tutto il resto invece è chiaro nella mia mente e non se ne va. I suoi occhi, il suo sorriso, la sensazione del suo abbraccio caldo. Stavo così bene…per la prima volta amavo davvero qualcuno e mi sentivo amato. Per la prima volta non avevo davvero paura di soffrire.
Peccato poi che le cose ci siano sfuggite di mano.

            Bella scrive: La voglia di chiudere il pc e lasciare perdere tutto, ti assicuro c’è ed è forte...ma ci ho impiegato cinque mesi per trovare il coraggio di scriverti…e vorrei essere almeno sincera…prometti di non spegnere tu ora?

Annuisco. Come se lei potesse vedermi.
Ma quando sono deficiente?

          Io scrivo: Promesso…

          Bella scrive: Quando ho iniziato a scriverti, l’idea era quella di dirti che mi dispiaceva per come erano andate le cose e che avrei davvero voluto il meglio per te. Che era giusto riprendere in mano la propria vita, sia io che tu, e dimenticarci del passato…Ero pronta a dirti che il libro di Seth era magnifico e l’avrei custodito con tanto amore, perché mi ricordava un bel periodo della mia vita…ma che faceva dannatamente male e meritava di stare chiuso da qualche parte per non soffrire..

          Bella scrive: Ero lì, lì per dirti che l’unico modo per stare bene è dimenticarti, perché fa male anche solo pensarti per pochi secondi...E invece…..

            Io scrivo: E invece?

            Bella scrive: E invece ti ho raccontato il mio tatuaggio nuovo, ho immaginato nella mente il tuo…e mi sono messa a piangere quando mi hai detto che ti manco. In sostanza…credo proprio che tutto quello che mi ero prefissata non abbia ne capo ne coda, e che è impossibile anche solo aver pensato una cosa del genere…e quindi non ha senso dirti tutto ciò…

             Io scrivo: Credo di essermi perso…

Ammetto. Davvero non capisco il suo ragionamento. O forse sono solo su di giri da tutta questa strana conversazione.

          Bella scrive: risata Che strano! Mi sono persa pure io…

            Io scrivo: risata risata risata

            Bella scrive: Mi manchi anche tu…

Tum.
Tum.Tum.
Tum.Tum.Tum.Tum.Tum.Tum.
No, non stanno bussando alla porta, è il mio cuore che batte insistentemente, dopo essersi fermato per un secondo ha iniziato più forte, come se volesse uscire dal petto. Come se volesse raggiungere la sua metà dall’altra parte del mondo. Come se stesse prendendo la rincorsa, per buttare giù un muro…come se mi facesse sentire vivo per la prima volta dopo cinque mesi. Vivo dentro. Ha fatto così tanto movimento, il mio cuore, che ha riscaldato addirittura le dita dei piedi, che solitamente sono sempre fredde.
E batte.
Batte forte.
Batte fortissimo.
E la stanza gira.
Fermate la stanza.
Fermatela ho detto.
Gira tutto!
Non sono in giostra, da quel che ricordo dovrei essere seduto sul letto con il pc sulle gambe. Perché la stanza non si ferma? Perché il cuore batte così forte? Perché gli occhi mi pungono? E perché…perché siamo così lontani?
Sarebbe semplice collegarmi al sito della compagnia aerea e comprare il biglietto, arrivare a Forks fra due giorni e prenderla tra le mie braccia, riportandola a casa con me. Dio quanto sarebbe bello. Ma non posso farlo. Sono sicuro che non tornerebbe qui, e sono certo che non sarebbe così semplice arrivare da lei ed essere perdonato in un baleno. Parliamo così, facilmente, ma quante cose non ci diciamo?!
Adesso non so cosa dirle, per esempio, non so come rispondere alle parole che speravo di sentire da mesi. Le manco. Le manco tanto quanto lei manca a me? Le manco come potrebbe mancarle Leah quando è distante? O le manco come se un pezzo della sua vita fosse dall’altra parte del mondo? Io mi sento così. Spezzato a metà. Lei come si sente?

            Bella scrive: Ci sei ancora?

            Io scrivo: Si…l’ho promesso…solo che…è difficile trovare qualcosa da dire..

            Bella scrive: Perché?

            Io scrivo: Perché non voglio più sbagliare con te, gli errori che ho fatto mi bastano per l’eternità…e se ti dicessi quello che penso ora, probabilmente sbaglierei ancora…

            Bella scrive: Cos’hai da perdere?

            Io scrivo: Tutto…Perderei la magia di questa conversazione, la felicità che provo nello scriverti ancora, in qualche modo parlarti. Nel sentirti per qualche momento vicino…e questo al momento…è il mio tutto.

Le confesso, con gli occhi lucidi. Le mani non la smettono di tremare e mentre scrivo devo cancellare più volte perché premo i tasti sbagliati. Non voglio piangere, non devo piangere. Dovrei essere forte, sono un uomo giusto? Ma quando la persona che ami ti lascia, spezzandoti definitivamente e poi ti dice che le manchi, come fai a trattenere le lacrime? Come fai a non correre da lei, inginocchiarti e chiedere umilmente perdono? Dove trovi la forza per parlare senza lasciarti scappare cose importanti? Non ce la faccio. Non sono così forte. Ho mentito a tutti, ho fatto in modo che la mia famiglia credesse che mi fossi ripreso. Ho mascherato il mio chiudermi in casa e non socializzare con la voglia di recuperare gli esami persi, nel più breve tempo possibile. Ho nascosto gli occhi lucidi con l’inizio di un raffreddore, ho finto un malore quando il suo viso si piantava nella mia testa e non se ne andava neppure pregando. Avrei voluto fare mille cose con lei. Una vacanza, andare a vedere la Grecia, o l’Italia…mi sarebbe piaciuto portarla al mare e giocare con lei, avrei voluto sentirla urlare le ingiurie peggiori mentre la schizzavo con l’acqua fredda. Avrei voluto averla al mio fianco il giorno in cui ho detto ai miei genitori che mi sarei iscritto di nuovo al college, che avrei fatto di tutto pur di laurearmi e renderli orgogliosi di me. Avrei voluto una persona al mio fianco, lei, per il resto della mia vita. Pensare al matrimonio, alla casa con il giardino, un cane, dei figli…avremmo incontrato delle difficoltà ma tutto sarebbe passato in secondo piano nel momento in cui i nostri occhi si sarebbero incatenati. E invece…lei è a Forks, io a Londra…parliamo di nuovo dopo cinque mesi e più di silenzio. Un silenzio che ci ha spezzati ancora di più, e ci ha reso meno forti e meno vicini. Un silenzio che ha permesso a lei di capire di non volermi, che tutto ciò che è stato è solo qualcosa di fugace e senza importanza vera e propria, come ha detto due settimane fa a James e Seth. Un silenzio che mi ha fatto capire tutti gli errori che ho fatto con lei, gli sbagli che mi hanno portato a perderla.
E non importa che per poco mi sono illuso di aver ritrovato la felicità, non importa che mi abbia lenito alcune ferite per pochi minuti, con le sue parole. Rimarrò sempre con il senso di averla persa, senza essere stato capace di trattenerla tra le mie braccia. E non importa che mi ha detto che le manco, perché probabilmente non sa neppure il motivo per cui me lo dice...a volte succede, se sei dall’altra parte del mondo, di fronte ad un computer…ti pare tutto più semplice. E invece no. No! Le manco, ma ci sono voluti cinque mesi per dirlo, per ammetterlo. Ci sono voluti cinque mesi per trovare il coraggio di parlarmi, di contattarmi. Posso biasimarla? Non credo proprio. Si è comportata perfettamente…è venuta addirittura al mio appartamento per cercare di espiare alcune mie colpe. Ma non ci è riuscita. Ancora sento quel macigno nel petto quando ci penso.
Sospiro. Sospiro e appoggio la testa al cuscino, chiudendo gli occhi. Immagino di vederla, di fronte a me, di parlarle con una tazza di caffè tra le mani o una cioccolata calda al bar di James. Immagino di dirle quello che penso, senza il timore di perderla. Immagino di lasciare libero il mio cuore affinché possa esprimersi senza riserve. E forse per un attimo penso che sia reale, penso di essere in una caffetteria in centro, io e lei, un caffè e dei muffin. Ridiamo e scherziamo e la gente attorno a noi ci guarda, estasiata dal nostro comportamento affettuoso e divertente. Sarebbe bellissimo essere lì, accarezzarle il palmo della mano e poi portarlo alla mia bocca, sentendo la morbidezza della sua pelle sotto le mie labbra. E invece no. Quando apro gli occhi mi accorgo che il computer è ancora sulle mie gambe, io sono steso sul mio letto matrimoniale e sono solo. Attorno a me non c’è nessuno e il buio della camera, illuminata solo dalla luce dello schermo del pc, è l’unica cosa che mi fa compagnia.
Sapevo che avrei sbagliato.
Lei difatti non ha ancora risposto.
Ma in fondo…lei non ha promesso che non sarebbe andata via.
I minuti passano, lentamente e nella mia testa si forma un solo grande pensiero.
Non c’è più possibilità di sistemare le cose.
Appoggio il computer di lato, attento che non si stacchi e poi mi stendo, girandomi di fianco, con gli occhi rivolti allo schermo.

“Sarebbe così bello averti qui, poterti stringere, accarezzarti dolcemente, perché la tua pelle è sensibile e non voglio farti male. Vorrei baciarti, sentire le tue labbra dolci e calde che si adattano alle mie, vorrei riempirmi i polmoni del profumo dei tuoi capelli…vorrei stringerti le mani tra le mie, essere sicuro che non te ne andrai, che siamo in grado di superare tutto. Che siamo forti, che ci amiamo…e invece…invece ti immagino. Uso la fantasia. Penso alla tua pelle setosa e chiara, delicata e perfetta, penso alle cicatrici che per colpa mia hai sul corpo, quelle che vorrei baciare con l’illusione che il dolore passi. Immagino i tuoi capelli, ancora più lunghi dell’ultima volta che ti ho vista, il loro profumo dolce e la morbidezza tra le mie dita. Immagino i tuoi occhi caldi, che mi ricordano la cioccolata e vorrei disperatamente perdermici dentro, anche solo per qualche attimo. Vorrei intrecciare le gambe con le tue, mentre ti sussurro dolci parole prima di addormentarci. Mi piacerebbe svegliarmi con te a fianco, per iniziare la giornata nel migliore dei modi, perché anche se il sole potrebbe non raggiungerci, tu mi illumineresti. Desidero sentire la tua voce, il mio nome pronunciato dalle tue labbra e non importa ciò che dici, perché sarebbe comunque il suono più bello di sempre. E vorrei davvero poterti dire quanto ti amo, e che mi manchi come se non riuscissi a respirare…e che parlare con te stasera, illudermi che tutto potesse tornare come prima, che fossimo capaci di sistemare le cose…è stato il più bel sogno di sempre. Buonanotte Bella…”

Nessun commento:

Posta un commento