Bella pov.
Il resto del pomeriggio della giornata di ieri l’ho
passato mostrando a Seth alcuni parchi che si trovavano nei dintorni del nostro
appartamento. Dal momento che Emmett mi impediva di passare del tempo con
Edward dovevo svagare la mente, e quale metodo migliore se non fare da guida al
mio fratellastro?! Mi ha confessato di trovarsi bene con Angela, ma di non aver
avuto il coraggio di dirle la verità sulla sua omosessualità. Era
comprensibile, soprattutto dopo la delusione con Leah, per cui non avevo
insistito. Avevamo parlato poi della gara di Edward e di quello che era
successo tra me e lui, dal momento in cui eravamo rimasti soli quel pomeriggio e
mi trovai serena nel raccontarglielo, come quasi con Jake. E’ stato naturale
anche spiegargli della mia gelosia-non-gelosia…come l’avevo definita io in quel
pomeriggio. E lui aveva riso dei miei pensieri contorti, facendo ridere anche
me. Avevamo comprato della carne tornando a casa, perché voleva cucinare per
noi qualcosa che gli aveva insegnato Leah. Io ed Angela restammo a guardarlo e
ad indicargli dove si trovassero gli utensili, ma dopo poco sembrava già
ambientato. Sorrisi e prima di andare a preparare la tavola gli baciai la
guancia sorridendogli e ringraziandolo per esserci. Lui arrossii a quel
ringraziamento e poi rispose semplicemente “Idem”. Forse in questi anni avevo
dato troppa importanza alla mia amicizia con Jake, lasciando Seth sempre da una
parte, considerandolo più piccolo e più inesperto, alle volte un combina guai
di prima categoria; di certo non la persona migliore con cui confidarsi. Adesso
invece, standoci insieme praticamente sempre, mi rendo conto di quanto io sia
stata stupida: Seth è un ragazzo molto sensibile e in alcuni casi, forse,
sarebbe stato meglio avere lui accanto e non Jake.
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Questa mattina avevo fatto il bucato e spolverato qui e
là mentre chiamavo il dottore di Londra per prenotarmi la solita visita
oculistica, ed ogni volta che dovevo mettermi in contatto con lui passavano
ore. Avevo fatto un sugo veloce per la pasta e avevo chiamato a raccolta sia
Angela che Seth per il pranzo. La prima se ne stava rintanata in camera a
studiare per gli esami, il mio fratellastro invece aveva notato che dalla
finestra della mia camera c’era una splendida vista da cui si potevano ricavare
bellissime foto. Aveva già pensato al titolo del suo progetto, ma non volle
dirmelo. Avevamo mangiato ascoltando come si stava sviluppando, almeno nella
sua testa, l’idea di Seth di fare un libro con le foto che stava scattando a
Londra…con l’aiuto di qualcuno però doveva scrivere una piccola storia nello
sfondo o delle didascalie che avrebbero conquistato i cuori sensibili e non. Si
stava arrovellando il cervello, tanto che ad un certo punto iniziò a
impallidire, forse era andato in tilt con tutti i dettagli! Per evitare che
esplodesse per sovraccarico passammo ad argomenti più soft…tipo l’arrivo in
città di Alice, che sarebbe avvenuto domani, per tutta la mia immensa gioia.
Non vedevo l’ora di vederla.
Dopo aver sistemato la cucina ero corsa a prepararmi.
Avevo indossato un jeans più chiaro con un maglione bianco, pesante, i capelli
raccolti in uno chignon uscito male, con i capelli che scendevano e non
volevano stare fermi, e un paio di stivaletti alla caviglia, bassi e con una
piccola fibbia che lo rendeva meno anonimo. Quando scesi per prendere la metro
però rimasi sorpresa di trovare Rosalie parcheggiata di fronte a casa con un
mega sorriso sul volto.
-Signorina Swan le serve un passaggio?! – disse
scherzando, ed io pensai di trovarmi di fronte ad uno scherzo; Rosalie che
veniva a prendermi?! Davvero? -Sali dai…faremo prima! – In realtà era così
nervosa da non riuscire a stare in palestra con gli altri, perché secondo le
parole di Emmett “Li rendeva agitati e stressati e in questa giornata non si
potevano proprio sentire queste parole ORRENDE!” e quindi aveva colto
l’occasione per darmi un passaggio. Guidava e gesticolava e parlava alla
velocità della luce. Si. Era decisamente fuori fase!
Avevo ridacchiato facendole notare che sembrava più la
copia bionda di Alice che la reale Rosalie che avevo conosciuto e lei mi scoccò
un’occhiata assassina cambiando discorso e domandandomi del ragazzone che mi
ero portata da Forks. Raccontai per il resto del viaggio verso la palestra di Seth
e delle incomprensioni con la sorella con cui viveva, tralasciando la sua
situazione sentimentale ed evitando di sbandierarlo ai quattro venti.
Quando entrammo in palestra mi accorsi subito
dell’assenza di Edward e notai la sua guardia del corpo in un angolo con lo
sguardo fisso, attorno a lui. Rosalie si avvicinò ad Emmett e sussurrò
qualcosa, pensando che non potessi sentirla, ma sbagliava perché avevo un buon
udito.
-L’hanno minacciato a casa? – sbottai vicina a loro. Mi
tapparono la bocca con le mani e mi intimarono di fare silenzio.
-Bella sei pazza? Se si scoprisse sarebbe annullata tutta
la gara…E non è cosa!
-Emmett…è davvero così importante?! – feci un gesto
eloquente con le mani che indicavano ciò che era attorno a noi.
-Tu che dici? E’ quello per cui lavora da anni! Siamo
giunti alla finale e tu mi vieni a chiedere una cosa del genere? Si vede che di
lui non hai capito niente… – scosse la testa, ed io lo guardai fronteggiandolo.
Io ed Edward non ci conoscevamo da molto è vero, ma sapevo più cose io,
probabilmente, di Emmett e il suo tono non mi piacque per niente. Lo guardai
malamente e poi incrociai le braccia al petto.
-Ah si? Forse è vero che lo conosco da poco…Ma tu? Dimmi…ti
sei accorto che ieri al ristorante aveva lo sguardo spento? Che era fisicamente
con noi ma la testa da un’altra parte? Ti sei accorto che quando siamo tornati
alla palestra ha fatto di tutto per non guardare con chi si sarebbe dovuto
battere oggi? E un’altra cosa…dimmi..ti sei per caso accorto che ora c’è
qualcosa che viene prima del pugilato e che le sue priorità sono cambiate? –
non volevo assolutamente intendere che fossi io, ma piuttosto che parlargli
della ripresa dei corsi di medicina gli lasciai pensare quello.
-Manie di protagonismo Bella? Questa gara è tutto ciò che
sogna e vincerla non farà che fargli bene! Vedrai! – era così cocciuto che
sarebbe stato difficile ostacolarlo, così mi sedetti su una delle sedie
riservate a me e mi guardai attorno, questa volta quando osservai vicino alla
porta potei notare benissimo la figura di Carlisle all’in piedi, con le braccia
incrociate sul petto. Edward mi aveva detto che suo padre e sua madre non
andavano mai a nessuna gara, a nessun incontro, la realtà è che lui non si
accorgeva di loro...ma erano sempre presenti, o una o l’altro. Quando il suo
sguardo si posò sul mio e impallidì perché l’avevo scoperto gli sorrisi,
scuotendo appena percettibilmente la testa e mettendomi un dito sulle labbra,
imitando il silenzio. Il suo volto si rilassò e mi sorrise salutandomi anche
con un gesto della mano, che ricambiai.
-Sai Emmett… - iniziai, incoraggiata da quella figura
vicino all’uscita, pronta a scappare via; mi aveva messo un paio di cose in
prospettiva: non tutto era come appariva. – A volte bisogna dare più importanza
ad altre cose…e non solo alla vittoria. E la vita di Edward è più importante di
ogni altra cosa. Almeno per me. – dissi sincera, e poi mi alzai impettita e
andai al bagno, mi rinfrescai i polsi e cercai di sistemare i capelli come
meglio potevo per poi tornare in sala quando le luci erano già spente, in modo
che non dovessi sorbirmi lo sguardo di Emmett. Quando voleva sapeva essere un
vero e proprio insensibile. Sul ring c’era l’arbitro e la ragazza che faceva il
mio stesso lavoro, con un bikini che portava la bandiera inglese e che mi
faceva ridere per quanto fosse imbarazzante. Ma ehi, agli uomini piaceva!
Annunciarono i nomi degli sfidanti e quando sentii il suo rabbrividii. Il
caschetto sulla testa, lo sguardo vitreo e concentrato, i denti riparati, i
guantoni ben fissati alle mani, il solito pantaloncino che nascondeva un pezzo
del suo passato, il petto nudo, gonfio e pronto a ricevere e dare cazzotti e le
gambe pronte e scattanti. Il suo avversario era un uomo, leggermente meno
muscoloso di Edward, che faceva paura per lo sguardo minaccioso che portava
negli occhi. Sotto al ring c’era Emmett, il dottore di fiducia e il team
dell’altra squadra. Sembrava tutto normale, se non ci fossero stati quei due
uomini grossi come delle scimmie che avevano un vago aspetto familiare, seduti
in prima fila sotto al ring. Mi domandai come mai, e il motivo per cui dovevano
stare proprio in quel punto che solitamente era adibito ai “familiari”. Il
suono del gong mi fece riprendere e come il giorno prima fissai Edward con
orgoglio e un po’ di paura. Perché nonostante tutto ero orgogliosa e volevo
davvero che combinasse qualcosa di buono per sé, non per Emmett o Rosalie, solo
per se stesso, per poter dire “Ce l’ho fatta!”, per riuscire a guardare la gara
fra qualche anno ed avere il sorriso negli occhi e non una malinconia e un
senso di colpa oltre misura.
Dopo i primi due fight vidi il suo sguardo stanco. Sapevo
che non succedeva come nei film, quando gli occhi dei due innamorati si
incrociano e lui vince il match senza più una goccia di sangue in corpo e senza
nessun osso integro ma con la consapevolezza che lei lo ama… Una fantasia
insomma! Ma in quel momento speravo che fosse possibile. Non solo le aveva date
di santa ragione, come se fosse più una rissa in mezzo alla strada, ne aveva
anche prese tante. Ma era forte si rialzava e continuava.
Volevo che smettesse.
Avevo paura.
Non mi piaceva questo lavoro, conoscendo le qualità di Edward
avrei voluto che buttasse sul ring i guantoni e si ritirasse. Invece si mise di
nuovo in posizione, pronto a segnare gli ultimi punti. Quello che accadde dopo
mi fece attraversare il corpo di brividi di paura: i due omaccioni si alzarono
e si avvicinarono a Rosalie. Lei si era spostata in seconda fila, dietro
all’angolo di Edward per guardare più da vicino. I due gorilla fecero alzare i
due uomini che occupavano i posti ai lati di Rose e presero posto di fianco a
lei, quando incontrai il suo sguardo lo vidi terrorizzato. Era bianca, pallida
e con gli occhi sgranati, guardava il ring ma non lo vedeva realmente, fu un
attimo e prese a tremare. Alzai lo sguardo su Edward e lui seguì il mio sguardo
verso Rosalie. Quando comprese cosa stava succedendo si avvicinò a Emmett per
chiedere una pausa, parlarono concitatamente per molti secondi, o minuti, non
lo so; sembrava che Emmett non gli volesse dare ascolto. Poi le spalle gli si irrigidirono
e io scattai all’in piedi avvicinandomi a loro. Non sapevo cosa fare, cosa
stava succedendo, ma quegli uomini non mi piacevano per niente e mi ero
ricordata solo in quel momento chi fossero, gli stessi che avevano picchiato
Edward nel vicolo. Quando incrociai lo sguardo terrorizzato di Emmett mi avvicinai
ancora di più.
-Che facciamo? – domandai timorosa.
-Non lo so, non abbiamo prove, nessuna. Dobbiamo
continuare l’incontro, perdere e consegnare la vittoria allo sfidante. – disse
Emmett mentre il medico faceva finta di controllare lo stato di salute di
Edward. Con la coda dell’occhio osservavo Rose, impaurita e pallida, con lo
sguardo lacrimevole.
-Io direi di dirlo ai giudici. – parlai, ma Emmett scosse
la testa.
-Non abbiamo prove Bella.
-Si che le abbiamo, dirò di averli riconosciuti come
quelli che picchiarono Edward nel vicolo.
-Non puoi, non puoi dire che è un incontro truccato, come
ti crederanno? – scosse la testa ed io sospirai, alzando gli occhi verso
Edward, sconvolto dal terrore e dalla paura, stanco e spaventato.
-Edward… - mormorai piano, perdendomi nei suoi occhi
verdi lucidi.
-Emmett, è mia sorella…abbiamo giocato fin troppo con la
mia vita, non mettiamo in pericolo anche lei. Per favore… - Emmett non riusciva
a rispondere e quindi presi in mano la situazione.
-Farò quello che posso. – dissi decisa muovendomi sui
miei piedi, mossa da non so quale strana forza. Mi avvicinai ai giudici di gara
e parlai con quello che pareva essere il presidente. –Signori, devo comunicarvi
una notizia che forse potrebbe interrompere la gara, vi prego di ascoltare
perché è davvero importante. – A quelle strane parole gli occhi dei tre si
voltarono e mi adocchiarono storta. Eh certo…ero una pazza se pensavo che mi
credessero subito e sinceramente manco sapevo cosa stavo facendo! –Ecco, non so
come questo può aiutarci ma…il concorrente sul ring, Edward Cullen, ha subito
minacce e…maltrattamenti fisici per truccare l’incontro. L’hanno picchiato mesi
fa per convincerlo a non partecipare alla gara, non abbiamo sporto denuncia
perché si pensava ad un caso isolato di ragazzi un po’ brilli, ma le minacce si
sono ripresentate. Volevano a tutti i costi che lasciasse vincere il suo
avversario in finale e...ho visto con i miei occhi due uomini picchiarlo e
ferirlo con un coltellino per intimargli di non gareggiare. Ora, questi stessi
uomini sono arrivati a minacciarlo anche a casa proprio ieri e in questo
preciso istante si trovano seduti di fianco alla sorella del concorrente,
spodestando due uomini dai loro posti quando hanno visto che Cullen non aveva
nessuna intenzione di perdere. Ora non so come questo potrebbe aiutarmi a
spiegarmi ma…penso che la gara sia truccata. Ed io spero tanto che mi crediate
e che non mi prendiate per pazza perché non lo sono. Vi sto dicendo tutta la
verità. Sospendete la gara, vi prego.– snocciolai di fretta, lasciandoli
inorriditi alle mie parole, confusi e strabiliati. Ho creduto che volessero
portarmi fuori di peso, seguendo i loro sguardi. Quando anche Emmett si
avvicinò e confermò ogni singola parola, presero ad ascoltare seriamente le
nostre parole e a convincersi che fosse quanto meno plausibile. Non avevo
intenzione di fermare la gara o mandare tutto all’aria, semplicemente
desideravo che quei due si allontanassero da Rosalie, così come effettivamente
volevano Edward e Emmett, senza mettersi nei guai. Ma i giudici interruppero
l’incontro e dichiararono la sospensione, fino al giorno seguente. I due
omaccioni accorsero all’angolo del loro uomo per controllare la situazione e
lanciarono uno sguardo di ammonimento a Edward, che se ne stava ancora seduto
sul ring, protetto dalla guardia del corpo, richiamata da Emmett in gran
fretta.
-Signorina, è sicura di quello che ha detto..? – chiese
uno dei tre, forse non ancora certo della veridicità delle mie parole.
-Si…assolutamente… –mi sembrava di stare all’interno di
un film di serie b, la ragazza eroica che salva la situazione, che aspetta il
suo uomo a braccia aperte che la ringrazierà portandola in braccio sul letto e
facendo l’amore con lei tutta la notte. Eh?! Che mi ero fumata?! Beh…ero
comunque protagonista di un’avventura strana e elettrizzante, spaventosa e
paurosa e non sapevo come venirne fuori.
Chiamarono a rapporto ogni concorrente e per tutta la
notte andarono avanti a fare domande insieme agli ispettori di gara. Ognuno di
loro aveva qualcosa da dire. Non so cosa si dissero né che conseguenze ci
sarebbero state per il concorrente in finale, né per Edward che comunque aveva
taciuto una cosa di fondamentale importanza, ai fini della trasparenza della
gara. Avevo chiamato Angela, chiedendole se potesse badare lei a Seth, come se
fosse un bambino, per il resto del tempo che stavo fuori ed ovviamente si era
messa a ridere prendendomi in giro, con l’aiuto del mio fratellastro. Ma che ci
potevo fare se mi sentivo mamma chioccia?! Ero rimasta lì tutta la notte. Dei
due scimmioni non c’erano tracce, evaporati, eclissati…come se non fossero mai
entrati in palestra, nonostante ci fossero le telecamere. Di tanto in tanto si
sentivano sedie sbattere per terra o pugni scagliati sul tavolo, forse qualcuno
di veramente arrabbiato. Quando la polizia era arrivata l’orologio segnava le
dieci e trenta. Vollero ascoltare cosa aveva da dire Rose ed anche Edward e
molti altri, anche io ho dato la mia piccola versione dei fatti, poi portarono
via il finalista che gareggiava insieme a Edward e solo verso mezzogiorno si
seppe qualcosa in merito alla gara, ed io ero beatamente addormentata
appoggiata al muro della palestra, in corridoio, sulla spalla di Rosalie. Alla
fine ero crollata, troppo stanca per resistere.
Emmett era uscito dalla palestra con il volto molto,
molto furente, tanto che le mani, chiuse in pugni stretti, avevano le nocche
bianche. Si era avvicinato a noi e quando vide che Rosalie era molto
preoccupata si appoggiò al muro ed aspettò che Edward ci raggiungesse con molta
calma…o forse solo infinita stanchezza. Si buttò seduto a peso morto sul
pavimento, di fronte a me, con le gambe incrociate tra loro.
-Allora? Qualcuno dei due vuole spiegarci? Siamo state
qui tutta la notte… - Rosalie era alquanto agitata. Le accarezzai la spalla
sperando di confortarla, ma non ci riuscii. Tra lo spavento durante la gara e
tutto il trambusto era normale che fosse agitata, sconquassata, impaurita.
-La gara è stata annullata. Bisogna ricominciare daccapo.
Le qualificazioni, le eliminazioni, i quarti, semifinale e finale.. di nuovo
tutto quanto. Abbiamo buttato via due mesi di lavoro e fatica… La cosa più
interessante tra l’altro è che…siccome i tempi stringono e mancano i fondi per
rifare davvero tutto secondo i tempi giusti, ciò che è stato fatto in tutto
questo tempo deve essere racchiuso in due settimane. Due settimane.
Qualificazioni, eliminazioni, quarti, semifinale, finale. Praticamente una cosa
impossibile. Per non parlare del fatto che Edward si è beccato una penalità che
ad ogni punteggio gli sottrarrà un punto ad ogni voto dei giudici. - non capivo
come faceva a concentrarsi su ciò e non dare importanza a quello che abbiamo
evitato questa sera, non sapevamo che intenzioni avevano quei due tizi, ma di
sicuro non erano buone e qualcuno ci sarebbe andato di mezzo. Era davvero
insensibile e questo non mi piaceva neppure un po’.
-Beh..si ricomincia. Che problema c’è Emm? – Rosalie
evidentemente non capiva il punto di vista del suo uomo. Ma io si...capivo
perfettamente. E’ stata un’illuminazione. L’allenatore di Edward, perché non
era più il cognato o un amico…Era diventato solo l’allenatore, era accecato
dalla voglia di vittoria, dalla voglia di portare in alto Edward e così anche
sé stesso. Non era cattiveria ma semplice voglia di strafare e arrivare.
Purtroppo però bisogna superare gli ostacoli e saper abbattere i muri che ci
troviamo di fronte, prima di sapersi godere una vittoria. E lui aveva solo
aggirato le minacce per vincere. Non so cosa sarebbe successo nel caso Edward
avesse lasciato perdere le minacce e avesse sconfitto quel personaggio, e
sinceramente per la mia salute psicologica volevo evitare di saperlo.
-Il problema è che le gare ricominciano nel week end e si
andrà avanti con ritmi molto più serrati. Edward non è psicologicamente pronto
ad affrontare di nuovo tutto quanto! – alle parole di Emmett mi voltai a
guardare il diretto interessato, i gomiti poggiati sulle ginocchia e le mani
che coprivano il viso, era stanco morto. Si vedeva chiaramente che aveva
bisogno di dormire, di riposare e staccare la mente da queste giornate faticose
e stressanti. Mi avvicinai di più a lui e misi una mano tra i suoi capelli,
accarezzandolo speravo di farlo sentire meglio, di trasmettergli qualcosa e
quel mio gesto lo risvegliò. I suoi occhi verdi, caldi, come li ricordavo si
fusero insieme ai miei e sorrisi, decisa a combattere con e per lui.
-Emmett, ha solo bisogno di un po’ di riposo… – provai a
dire io, ma lui mi fulminò. Era ovvio. Era colpa mia se era successo tutto il
casino. La nuova arrivata, che prendeva le decisioni, che si metteva a
dispensare consigli, che non era in grado di tenere la bocca chiusa. Certo!
Come se fossi stata io a dire a quegli scimpanzé di andare accanto a Rosalie
proprio nel momento in cui Edward era deciso a vincere, di minacciarla, di
spaventarci a morte. Come se fosse colpa mia.
-Concordo con Bella…Mio fratello è solo stanco, ed è
comprensibile. Non avete fatto altro che allenarvi, allenarvi ed allenarvi da
circa tre mesi…ci arrivi anche da solo che ha bisogno di staccare un po’! – non
mi azzardai a dire nulla, troppo arrabbiata con Emmett per questa sua incapacità
di guardare oltre ad una gara, oltre alla competizione e soprattutto arrabbiata
perché ce l’aveva con me. Inutilmente.
-E quanto può riposarsi? Quando? Tra ieri ed oggi ha
fatto talmente tanti errori da fare impallidire persino Stevie
Wonder che di pugilato non ne capisce un emerito cazzo! Deve allenarsi,
controllarsi, concentrarsi!– lo guardai stralunata, come se fosse sceso da
Marte. Ma che diavolo gli prendeva?!
-Piantala Emm! – tuonò Rosalie alzandosi e ponendosi di
fronte a lui. Eravamo tutti distrutti, e non era questo il momento di discutere
di una cosa così importante, in mezzo al corridoio di una palestra che ci ha
visti troppe ore fermi qui. –Cerca di renderti conto dove finiscono i consigli
e iniziano le offese. Chiaro?! – Edward era così teso che neppure le mie
carezze riuscivano a farlo rilassare. Sbuffai e mi alzai tendendo le mani al
mio campione. Lui lo era per me, indipendentemente da tutto. Lui le afferrò
dubbioso, ma con un debole sorriso ad illuminargli il viso.
-Bene! Sapete che vi dico? Sono qui da ieri sera, ho
dormicchiato e appoggiato il mio sedere per tutta la notte su di un pavimento
duro e scomodo, freddo e sporco, sono stata in ansia e mi sono preoccupata per
ogni singola cazzata che mi veniva in testa. Ora mi sono rotta le palle di star
qui ad ascoltarvi discutere su Edward come fosse un bambolotto che non ha voce
in capitolo…Noi andiamo a casa a riposare su un letto comodo, magari mettiamo
anche qualcosa sotto ai denti che è da ieri che non tocchiamo cibo, ci facciamo
una doccia e cerchiamo di cancellare queste odiose ore dalla nostra mente. Voi
fate un po’ come volete! – intrecciai le mani con quelle di Edward e gli passai
la giacca, per fortuna aveva avuto la buona decenza di vestirsi ieri sera,
quando è scoppiato il casino. Non fece storie quando gli passai anche la
sciarpa attorno al collo e sorrisi quando i suoi occhi colpevoli e tristi si
posarono nei miei. Sapevo cosa pensava, era così chiaro che mi chiedevo come
faceva Emmett a non comprenderlo. Feci un passo per uscire ma la manona di
Emmett mi prese il braccio impedendomi di continuare.
-Dove state andando? Non abbiamo finito... – scocciata
liberai il braccio, a fatica.
-Abbiamo finito invece! Abbiamo finito dal momento in cui
non chiedi a Edward che intenzioni ha riguardo alla gara e te ne stai qui a
sputare sentenze ed offese. Potrai essere il suo allenatore e tutto quello che
vuoi, ma prima di tutto dovresti essere suo amico e tu hai perso di vista
questo obiettivo Emm. E’ lui che combatte non tu! E’ lui che deve salire sul
ring, non tu! Ti fossi almeno degnato di chiederglielo! Ora comunque è troppo
stanco per ragionare, ma tu non ti puoi permettere di decidere per lui, sia
chiaro! – si allontanò come scottato dalla mia risposta forse un po’ troppo
dura e lo vidi guardare Edward con un cipiglio confuso, come se si accorgesse
solo ora di cosa lo circonda. Rosalie si pose di fronte a me ed ero pronta a
rispondere male anche a lei, invece mi sorrise tristemente e mi passò le chiavi
dell’auto di Edward, quel giorno era venuto da solo. Le afferrai baciandole la
guancia e li salutai, tirando con me Edward. Ai borsoni ci avrebbero pensato
loro.
Una volta fuori dalla palestra esalai un respiro
fortissimo e sorrisi.
-Finalmente! – mi voltai verso Edward, e cercai di
sorridere di più, per rallegrarlo. –Che ne dici...hai fame? – io stavo morendo
di fame, ma se lui era troppo stanco potevamo benissimo andare a casa.
-Si ma… - si guardò da capo a piedi e scosse la testa.
–Avrei bisogno di una doccia e di cambiarmi, non sono presentabile! – scoppiai
a ridere e scossi la testa avviandomi alla macchina.
-Non dobbiamo mica andare a pranzo a “Les Trois Garҫon” –
dissi ancora ridendo e infilando la chiave per partire. Era la seconda volta
che guidavo a Londra, e speravo con tutta me stessa che non mi fermasse
nessuno, avendo come unica patente quella degli Stati Uniti!
-Ti piace quel posto? – sembrava già più rilassato.
-Si, più o meno…è carino, elegante, molto raffinato…andrebbe
bene per una proposta di matrimonio molto chic e pomposa, per un meeting
importante di un famoso imprenditore...e anche magari per una festa di laurea
un po’ particolare, roba da pieni di soldi comunque! L’ho visto solo da fuori,
ma conosco il menù! – sorrisi e scossi la testa –Oggi invece compriamo dei
McMenù da mangiare a casa, sporcandoci le mani e spendendo poco! – esultai
concentrandomi sulla strada. C’era un Mc Donald’s proprio vicino a casa...così
avremmo fatto il McDrive senza fare la fila e senza far freddare il pranzo-cena.
-Bella...non devi per forza prenderti cura di me! – disse
ad un certo punto guardando fuori dal finestrino. Era come se si fidasse della
mia guida, questa volta non era teso, solo molto abbattuto.
-Shhh! Lo faccio perché mi fa piacere! Ora dimmi,
principino londinese, dove devo andare per casa mia?! – scoppiai a ridere,
ferma di lato ad un incrocio per non intralciare il traffico. Lui si voltò
verso di me ridendo e indicandomi la strada. Dopo mezzora avevamo ordinato al
McDrive e dovevamo pagare. Tirai fuori dalla borsa la banconota ma Edward fu
più veloce di me e alla mia esclamazione “Ehi, toccava a me!” mi rispose con
una linguaccia.
Prendemmo tutto e poi seguii le indicazioni di Edward
fino a casa, concentrandomi a pieno nel parcheggio. Quando fui sicura di essere
dentro le strisce e di non aver parcheggiato in modo che potesse dar fastidio a
qualcuno scesi sospirando. Anche questa era fatta. Edward portava i sacchetti
con il cibo ed io aprivo le porte. Quando arrivai nell’appartamento Seth stava
guardando la tv e Angela era intenta a studiare con le cuffie, probabilmente
per non essere disturbata.
-Ehi ragazzi...- Seth tolse l’audio e si girò a
guardarci, mentre Angela ci venne incontro subito.
-Allora? Come mai hai fatto così tardi? Non sei rientrata
stanotte… – Edward si voltò a guardarmi confuso e sorpreso ed io arrossii,
forse questa cosa non l’aveva capita prima in palestra.
-Ci sono stati dei disguidi alla gara, ma non ne vogliamo
parlare, abbiamo preso il pranzo al Mc… - dissi e lei mi sorrise scuotendo la
testa.
-Noi abbiamo già pranzato. Seth, preparati che usciamo! –
mi fece l’occhiolino e si diresse in camera a cambiarsi. Edward prese posto sul
tappeto di fianco al tavolino ed io dopo aver preso qualche salvietta in più lo
raggiunsi affondando i denti voracemente sul mio bel panino. Angela e Seth
lasciarono l’appartamento dopo dieci minuti ed io stavo già mangiando le
patatine.
-Allora..mi spieghi perché hai passato la notte in
palestra? – scrollai le spalle. Davvero me lo stava chiedendo? Pensava che lo
lasciassi da solo? Certo..non ero fisicamente a fianco a lui...ma eravamo nello
stesso posto.
-Così...volevo provare, una volta nella vita, il brivido
di dormire accanto a Rosalie, appoggiata al muro freddo della palestra ed avere
le ossa tutte ammaccate il giorno dopo! – schioccai la lingua sul palato per
dare un tono solenne ma ironico e lui scosse la testa sghignazzando.
-Tu mi farai impazzire! Sei una pazza Bella Swan! – mi
avvicinai un po’ ed appoggiai la testa al divano, continuando a mangiare le mie
patatine, un po’ fredde e gommose, ma avevo fame dannazione!
-Tu lo sei! Le minacce dovevi denunciarle prima di tutto
questo. Hai rischiato molto...tu e la tua famiglia! – scossi la testa e vidi
lui abbassare lo sguardo sul tappeto.
-Hai ragione, ma pensavamo che si fermassero…poi…poi
invece ieri sera.. – era difficile per lui parlare come lo era per me ascoltare
il suo punto di vista.
-Shhh...non importa! Se hai finito puoi andare a fare la
doccia…vedo se Seth ha qualcosa da prestarti per dormire.. – dissi raccogliendo
le carte e gettandole nella busta.
-Grazie.. – mi lasciò un bacio sulla testa che mi fece
arrossire e si avviò in bagno. Sapevo che quella parola non era solo per la mia
ricerca degli abiti.
Uscì dal bagno, avvolto in un accappatoio, per essere
precisi, il mio accappatoio. Scoppiai a ridere. Avevo la fissa per gli
accappatoi più grandi della mia taglia, perché amavo la comodità e volevo
starci larga all’interno. Era color verde chiaro, così chiarò da poter
assomigliare al colore del latte e menta. Ci stava stretto dentro quel coso
Edward, e soprattutto era corto fino a metà gamba. Questo dava l’idea di quanto
più piccola fossi, rispetto a lui. Era una visione celestiale comunque, molto
affascinante e sexy. Per non fare la figura della maniaca continuai a ridere e
a prenderlo in giro.
-Senti streghetta, perchè invece che star lì a ridere non
mi dai qualcosa da cambiarmi?! – la voce strafottente mi fece ridere ancora di
più e gli lanciai un paio di boxer e una tuta che avevo trovato in valigia da
Seth. Mentre mi faceva la linguaccia la porta di casa si aprì e una Alice molto
trafelata entrò in salotto, senza rendersi conto subito della situazione,
chiamando a gran voce il nome di ogni altra coinquilina. Quando alzò lo sguardo
sul divano e mi vide era pronta a salutarmi ma poi si voltò a guardare l’altra
presenza e si bloccò alla vista di Edward in quelle condizioni.
-OH MIO DIO! Giuro se sapevo che c’eravate solo voi due
non sarei mai entrata senza avvisare! Oh Dio! Scusate! Scappo via! Lascio solo
le valigie! Oddio! Scusate, scusate! – io e Edward nonostante fossimo rossi di
imbarazzo scoppiammo a ridere guardandola.
-Fermati Alice! – la raggiunsi, mentre Edward andava a
cambiarsi. –Non hai disturbato nessuno. Siamo appena tornati dalla palestra
perché è successo un casino ed hanno sospeso la gara finale! – sospirai –Emmett
era fuori di se e non me la sono sentita di lasciare Edward da solo… - sembrava
ancora un po’ titubante ma piano entrò in salotto e si accorse che non c’erano
abiti sparsi in giro e che il mio letto era completamente intatto e il divano
senza nessun cuscino sparpagliato. Almeno questo mi dicevano i suoi occhi che
si appoggiavano su ogni superficie disponibile!
-Okay…e allora perché aveva il tuo accappatoio addosso? –
spiegai in breve tutto quello che era successo, senza scendere nei dettagli e
lei annuii prima di scoppiare a ridere guardando dietro di noi. –Oddio Edward!
– quando mi girai non potei fare a meno di seguirla. I pantaloni della tuta
erano attillatissimi, dovuto alla muscolatura più sviluppata di Edward rispetto
a quella del mio fratellastro, ed erano corti, perché Seth è più basso. Nel
complesso comunque gli potevano andare bene per qualche ora. Ma la felpa era
così stretta che temevo si potesse spezzare da un momento all’altro, sembrava
un pinguino imbalsamato.
-Ehm…credo che Seth abbia qualche taglia in meno della
mia! – scoppiò a ridere anche lui togliendosi la maglia. Scossi la testa
ridendo e piegandola a dovere per rimetterla a posto. –Che dici Bella…dormiamo
un po’? Sono sfinito! – annuii e gli indicai la mia camera.
-Vai...ti raggiungo tra un attimo.. – sorrisi e passando
mi diede un bacio sulla guancia, chiudendo poi la porta alle sue spalle.
-Okay...che mi sono persa? – chiese Alice e mi lasciai
cadere sul divano sospirando.
-Ci siamo baciati! E’ stato…beh…non so descriverlo. Lui
l’ha definito “wow”...e credo che renda bene l’idea… - forse non me ne rendevo
bene conto da sola ma avevo un sorriso ebete sulla faccia.
-E….poi? – curiosa, curiosa, curiosa!
-E poi niente! Aveva la gara e non si poteva uscire, non
si poteva passare del tempo insieme perché Emmett in modalità mastino è
addirittura venuto a reclamarlo a casa… - sospirai. –Quindi è ancora tutto
così. Un po’ incerto…niente di definito. – mormorai.
-State bene insieme! – sorrisi ed arrossii.
-Grazie. In realtà…sto bene con lui. Sto bene con Edward
come non lo sono mai stata con un ragazzo, tolti mio padre e Jake e Seth, ma
loro sono della famiglia. Per cui voglio lasciarmi guidare solo dall’istinto
questa volta…
-Che vuoi dire? – sbuffai, alzandomi in piedi, non
sapendo davvero quanto poter dire.
-Voglio dire che vorrei tanto dimenticarmi il passato e
fare una cosa buona con Edward...lui ne ha bisogno ed io anche...e poi…mi fa
sentire così…così importante, mi lascia con il fiato sospeso, mi fa battere il
cuore…non mi era mai successo così
prima. – dissi guardando un punto non precisato della stanza.
-Ti sei innamorata! – lo disse come se non fosse
importante, come se fosse ovvio e scontato. Come se ce lo avessi scritto in
fronte a chiare lettere. E forse era davvero così, ma io non ne ero certa,
forse ero davvero innamorata, ma avevo dentro di me quel briciolo di paura che
mi faceva desistere dall’ammettere i miei sentimenti così, con fretta. Non
volevo cedere il mio cuore su di un piatto d’argento, senza aver provato almeno
un po’ a vedere come vanno le cose. Poi, se fossero andate bene…avrei
consegnato il mio cuore nelle sue mani, per non farmelo restituire più.
-Non lo so Alice, non sono così scontata e banale. Forse,
può darsi…può succedere e se continua così sono sicura che succederà...Ma non
sono ancora a quella fase…almeno credo. Non lo so, e non voglio saperlo. – ero
incerta e confusa e lei scosse la testa ridendo.
-Credo tu abbia bisogno di riposare e di mettere a posto
il casino che hai in testa. Questa discussione la riprenderemo fra un po’…magari
quando torna anche Tanya! – inorridii al pensiero e lei scoppiò a ridere. –Vado
a sistemare i bagagli prima di andare da Jasper..tu raggiungi mio cugino e
assicurati che riposi bene.. – annuii e seguii il suo consiglio. Quando entrai
in stanza mi accorsi che la finestra era ancora aperta ed entrava la luce del
pomeriggio, la tirai giù appena, in modo che ci fosse solo un debole chiarore e
poi mi avvicinai al letto. Edward aveva già gli occhi chiusi e dormiva d’un
fianco, lasciando il posto libero anche per me. Avevamo già dormito assieme una
volta, la sera in cui era stato ferito, ma adesso le cose erano diverse. Era
giusto correre così? Presi dall’armadio una maglia a maniche lunghe leggera e
un pantalone corto leggero della tuta, ero freddolosa ma amavo avere le gambe
libere mentre dormivo; li infilai, tanto Edward mi aveva vista in costume per
molto tempo, figurarsi se mi vergognavo a mostrarmi in intimo. E poi dormiva
così beato. Tolsi le forcine dai capelli e li legai in una coda bassa, per poi
infilarmi nel letto, sotto le lenzuola. Appena sospirai di piacere,
nell’essermi stesa finalmente su una superficie adatta, il braccio di Edward si
stese sulla mia pancia e mi tirò indietro sul suo petto. Aveva tolto i
pantaloni, restando solo in boxer ed arrossii a quella consapevolezza. Dio
dovevo darmi una calmata! Non potevo sentirmi così in fibrillazione solo per un
uomo in mutande. Beh…certo…
Se quest’uomo però è Edward…
Oddio!
Devo. Smetterla.
Il volto di Edward si piegò tra i miei capelli ma
trovandoli legati sentii uno sbuffo.
-Che c’è? – domandai a voce bassa e lui rispose con un
grugnito, con il braccio piegato sotto la testa arrivò a tirare via l’elastico
e lanciarlo sul pavimento, non so dove, lasciando i miei capelli svolazzanti.
Poi tornò a immergervi il volto. Sembrava un bambino certe volte. Ma era
immensamente tenero.
Finchè non pensavo a lui in boxer.
Allora la tenerezza lasciava spazio alla mia parte
perversa e le mie mutandine erano da buttare.
Era troppo tempo che non stavo con un uomo.
Troppo.
Ed Edward era in mutande.
Okay Bella! Calmati.
Ha bisogno di riposo.
Ri. Po. So.
Si...Okay…riposo.
Chiusi gli occhi e cercai di rilassarmi e prendere sonno
ma le dita di Edward mi accarezzavano la pancia dolcemente e mi facevano venire
i brividi lungo tutto il corpo, che lui percepiva chiaramente.
-Hai freddo? – mormorò tra i miei capelli. Eravamo
coperti, ed IO ero anche vestita…come poteva immaginare che avessi freddo? Con
tutto il calore che mi trasmetteva e con l’inferno che bruciava sentendo il suo
bacino sul mio fondoschiena?!
Era pazzo!
Lui…o io?
Io…decisamente io!
Pazza.
Arrapata.
Eccitata.
Frustrata.
-No.. – biascicai, cercando di dare un tono normale alla
mia voce.
-Allora dormi.. – concluse.
Fosse facile.
SEI IN MUTANDE!!!! Vorrei urlargli…come faccio a prendere
sonno?!
Ri-chiusi gli occhi, cercando di rilassarmi
nuovamente…pensai solo che ero stanca e che avevo dormito su un pavimento duro
della palestra per molte ore, addosso a un muro duro.
Duro.
Parola da cancellare dal vocabolario.
Provai a pensare alla grande biblioteca con tutti i libri
in cui lavoravo agli immensi spazi dove poter leggere in pace.
Grande. Immensi.
Cancellare dal vocabolario.
E allora che cazzo mi rimane da pensare?
Cazzo.
Cancellare dal vocabolario! Assolutamente!
Sospirai frustrata ed Edward se ne accorse.
-Che succede? Sei uno stoccafisso! – Ah grazie del
complimento! Me ne accorgo anche io che sono tesa come una corda di violino,
mio bel principino.
-N…Niente.. – mormorai, sperando che mi credesse.
-Su…dimmi… - sbuffai e raccattai da terra i pantaloni di
Seth passandoglieli.
-Ti dispiacerebbe indossarli? – non osavo voltarmi, le
mie guance saranno colore del porpora acceso. E difatti lui scoppia a ridere.
Era una situazione troppo bizzarra.
-Oh andiamo Bella…che fai ti scandalizzi per così poco? –
no…non aveva afferrato!
-Ehm...no, non è esattamente quello il motivo… - forse
l’avevo detto a voce troppo bassa o forse c’era rimasto male. Non so. Fatto sta
che seguì un profondo silenzio e poi girandosi nel letto si infilò i pantaloni
in gran velocità, riprendendo la posizione precedente.
-Così va meglio principessa? – sussurrò roco al mio
orecchio. Annuii. Anche se non andava meglio per niente. Soprattutto dopo che
si appoggiò definitivamente al mio fondoschiena ed ebbi una chiara idea di
quanto piacere gli fecero le mie parole di poco fa.
-EDWARD! – sbottai spostandomi. –Non è divertente! – era
scoppiato a ridere quando mi ero irrigidita e avevo quasi mugolato sentendolo.
–Vado a dormire in camera di Tanya…Riposati. – avevo già tirato via le coperte
quando una sua mano mi afferrò per il gomito e mi fece cadere sul letto di
nuovo.
-Dove vai scemotta? Torna qui… - sbuffai e mi
riposizionai, mentre lui continuava ad accarezzarmi lo stomaco dolcemente.
–Sono distrutto, non ho la forza neppure per inseguirti… - scoppiai a ridere.
-Tu no ma…qualche parte del tuo corpo si.. – arrossii
anche se non poteva vedermi e lo sentii sghignazzare fra i miei capelli.
-Solo perché è a cuccia da troppo tempo.. – risi anch’io
e mi rilassai, dal momento che cercava di starmi distante con il bacino. – Non
stiamo correndo troppo, vero? – chiese con già la voce impastata dal sonno.
-No Edward...seguiamo solo l’istinto…godiamoci quello che
è.. – chiusi gli occhi anche io e poco dopo mi trovai addormentata.
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