sabato 3 gennaio 2015

Capitolo 29



Bella pov.

Il resto del pomeriggio della giornata di ieri l’ho passato mostrando a Seth alcuni parchi che si trovavano nei dintorni del nostro appartamento. Dal momento che Emmett mi impediva di passare del tempo con Edward dovevo svagare la mente, e quale metodo migliore se non fare da guida al mio fratellastro?! Mi ha confessato di trovarsi bene con Angela, ma di non aver avuto il coraggio di dirle la verità sulla sua omosessualità. Era comprensibile, soprattutto dopo la delusione con Leah, per cui non avevo insistito. Avevamo parlato poi della gara di Edward e di quello che era successo tra me e lui, dal momento in cui eravamo rimasti soli quel pomeriggio e mi trovai serena nel raccontarglielo, come quasi con Jake. E’ stato naturale anche spiegargli della mia gelosia-non-gelosia…come l’avevo definita io in quel pomeriggio. E lui aveva riso dei miei pensieri contorti, facendo ridere anche me. Avevamo comprato della carne tornando a casa, perché voleva cucinare per noi qualcosa che gli aveva insegnato Leah. Io ed Angela restammo a guardarlo e ad indicargli dove si trovassero gli utensili, ma dopo poco sembrava già ambientato. Sorrisi e prima di andare a preparare la tavola gli baciai la guancia sorridendogli e ringraziandolo per esserci. Lui arrossii a quel ringraziamento e poi rispose semplicemente “Idem”. Forse in questi anni avevo dato troppa importanza alla mia amicizia con Jake, lasciando Seth sempre da una parte, considerandolo più piccolo e più inesperto, alle volte un combina guai di prima categoria; di certo non la persona migliore con cui confidarsi. Adesso invece, standoci insieme praticamente sempre, mi rendo conto di quanto io sia stata stupida: Seth è un ragazzo molto sensibile e in alcuni casi, forse, sarebbe stato meglio avere lui accanto e non Jake.

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Questa mattina avevo fatto il bucato e spolverato qui e là mentre chiamavo il dottore di Londra per prenotarmi la solita visita oculistica, ed ogni volta che dovevo mettermi in contatto con lui passavano ore. Avevo fatto un sugo veloce per la pasta e avevo chiamato a raccolta sia Angela che Seth per il pranzo. La prima se ne stava rintanata in camera a studiare per gli esami, il mio fratellastro invece aveva notato che dalla finestra della mia camera c’era una splendida vista da cui si potevano ricavare bellissime foto. Aveva già pensato al titolo del suo progetto, ma non volle dirmelo. Avevamo mangiato ascoltando come si stava sviluppando, almeno nella sua testa, l’idea di Seth di fare un libro con le foto che stava scattando a Londra…con l’aiuto di qualcuno però doveva scrivere una piccola storia nello sfondo o delle didascalie che avrebbero conquistato i cuori sensibili e non. Si stava arrovellando il cervello, tanto che ad un certo punto iniziò a impallidire, forse era andato in tilt con tutti i dettagli! Per evitare che esplodesse per sovraccarico passammo ad argomenti più soft…tipo l’arrivo in città di Alice, che sarebbe avvenuto domani, per tutta la mia immensa gioia. Non vedevo l’ora di vederla.
Dopo aver sistemato la cucina ero corsa a prepararmi. Avevo indossato un jeans più chiaro con un maglione bianco, pesante, i capelli raccolti in uno chignon uscito male, con i capelli che scendevano e non volevano stare fermi, e un paio di stivaletti alla caviglia, bassi e con una piccola fibbia che lo rendeva meno anonimo. Quando scesi per prendere la metro però rimasi sorpresa di trovare Rosalie parcheggiata di fronte a casa con un mega sorriso sul volto.
-Signorina Swan le serve un passaggio?! – disse scherzando, ed io pensai di trovarmi di fronte ad uno scherzo; Rosalie che veniva a prendermi?! Davvero? -Sali dai…faremo prima! – In realtà era così nervosa da non riuscire a stare in palestra con gli altri, perché secondo le parole di Emmett “Li rendeva agitati e stressati e in questa giornata non si potevano proprio sentire queste parole ORRENDE!” e quindi aveva colto l’occasione per darmi un passaggio. Guidava e gesticolava e parlava alla velocità della luce. Si. Era decisamente fuori fase!
Avevo ridacchiato facendole notare che sembrava più la copia bionda di Alice che la reale Rosalie che avevo conosciuto e lei mi scoccò un’occhiata assassina cambiando discorso e domandandomi del ragazzone che mi ero portata da Forks. Raccontai per il resto del viaggio verso la palestra di Seth e delle incomprensioni con la sorella con cui viveva, tralasciando la sua situazione sentimentale ed evitando di sbandierarlo ai quattro venti.
Quando entrammo in palestra mi accorsi subito dell’assenza di Edward e notai la sua guardia del corpo in un angolo con lo sguardo fisso, attorno a lui. Rosalie si avvicinò ad Emmett e sussurrò qualcosa, pensando che non potessi sentirla, ma sbagliava perché avevo un buon udito.
-L’hanno minacciato a casa? – sbottai vicina a loro. Mi tapparono la bocca con le mani e mi intimarono di fare silenzio.
-Bella sei pazza? Se si scoprisse sarebbe annullata tutta la gara…E non è cosa!
-Emmett…è davvero così importante?! – feci un gesto eloquente con le mani che indicavano ciò che era attorno a noi.
-Tu che dici? E’ quello per cui lavora da anni! Siamo giunti alla finale e tu mi vieni a chiedere una cosa del genere? Si vede che di lui non hai capito niente… – scosse la testa, ed io lo guardai fronteggiandolo. Io ed Edward non ci conoscevamo da molto è vero, ma sapevo più cose io, probabilmente, di Emmett e il suo tono non mi piacque per niente. Lo guardai malamente e poi incrociai le braccia al petto.
-Ah si? Forse è vero che lo conosco da poco…Ma tu? Dimmi…ti sei accorto che ieri al ristorante aveva lo sguardo spento? Che era fisicamente con noi ma la testa da un’altra parte? Ti sei accorto che quando siamo tornati alla palestra ha fatto di tutto per non guardare con chi si sarebbe dovuto battere oggi? E un’altra cosa…dimmi..ti sei per caso accorto che ora c’è qualcosa che viene prima del pugilato e che le sue priorità sono cambiate? – non volevo assolutamente intendere che fossi io, ma piuttosto che parlargli della ripresa dei corsi di medicina gli lasciai pensare quello.
-Manie di protagonismo Bella? Questa gara è tutto ciò che sogna e vincerla non farà che fargli bene! Vedrai! – era così cocciuto che sarebbe stato difficile ostacolarlo, così mi sedetti su una delle sedie riservate a me e mi guardai attorno, questa volta quando osservai vicino alla porta potei notare benissimo la figura di Carlisle all’in piedi, con le braccia incrociate sul petto. Edward mi aveva detto che suo padre e sua madre non andavano mai a nessuna gara, a nessun incontro, la realtà è che lui non si accorgeva di loro...ma erano sempre presenti, o una o l’altro. Quando il suo sguardo si posò sul mio e impallidì perché l’avevo scoperto gli sorrisi, scuotendo appena percettibilmente la testa e mettendomi un dito sulle labbra, imitando il silenzio. Il suo volto si rilassò e mi sorrise salutandomi anche con un gesto della mano, che ricambiai.
-Sai Emmett… - iniziai, incoraggiata da quella figura vicino all’uscita, pronta a scappare via; mi aveva messo un paio di cose in prospettiva: non tutto era come appariva. – A volte bisogna dare più importanza ad altre cose…e non solo alla vittoria. E la vita di Edward è più importante di ogni altra cosa. Almeno per me. – dissi sincera, e poi mi alzai impettita e andai al bagno, mi rinfrescai i polsi e cercai di sistemare i capelli come meglio potevo per poi tornare in sala quando le luci erano già spente, in modo che non dovessi sorbirmi lo sguardo di Emmett. Quando voleva sapeva essere un vero e proprio insensibile. Sul ring c’era l’arbitro e la ragazza che faceva il mio stesso lavoro, con un bikini che portava la bandiera inglese e che mi faceva ridere per quanto fosse imbarazzante. Ma ehi, agli uomini piaceva! Annunciarono i nomi degli sfidanti e quando sentii il suo rabbrividii. Il caschetto sulla testa, lo sguardo vitreo e concentrato, i denti riparati, i guantoni ben fissati alle mani, il solito pantaloncino che nascondeva un pezzo del suo passato, il petto nudo, gonfio e pronto a ricevere e dare cazzotti e le gambe pronte e scattanti. Il suo avversario era un uomo, leggermente meno muscoloso di Edward, che faceva paura per lo sguardo minaccioso che portava negli occhi. Sotto al ring c’era Emmett, il dottore di fiducia e il team dell’altra squadra. Sembrava tutto normale, se non ci fossero stati quei due uomini grossi come delle scimmie che avevano un vago aspetto familiare, seduti in prima fila sotto al ring. Mi domandai come mai, e il motivo per cui dovevano stare proprio in quel punto che solitamente era adibito ai “familiari”. Il suono del gong mi fece riprendere e come il giorno prima fissai Edward con orgoglio e un po’ di paura. Perché nonostante tutto ero orgogliosa e volevo davvero che combinasse qualcosa di buono per sé, non per Emmett o Rosalie, solo per se stesso, per poter dire “Ce l’ho fatta!”, per riuscire a guardare la gara fra qualche anno ed avere il sorriso negli occhi e non una malinconia e un senso di colpa oltre misura.
Dopo i primi due fight vidi il suo sguardo stanco. Sapevo che non succedeva come nei film, quando gli occhi dei due innamorati si incrociano e lui vince il match senza più una goccia di sangue in corpo e senza nessun osso integro ma con la consapevolezza che lei lo ama… Una fantasia insomma! Ma in quel momento speravo che fosse possibile. Non solo le aveva date di santa ragione, come se fosse più una rissa in mezzo alla strada, ne aveva anche prese tante. Ma era forte si rialzava e continuava.
Volevo che smettesse.
Avevo paura.
Non mi piaceva questo lavoro, conoscendo le qualità di Edward avrei voluto che buttasse sul ring i guantoni e si ritirasse. Invece si mise di nuovo in posizione, pronto a segnare gli ultimi punti. Quello che accadde dopo mi fece attraversare il corpo di brividi di paura: i due omaccioni si alzarono e si avvicinarono a Rosalie. Lei si era spostata in seconda fila, dietro all’angolo di Edward per guardare più da vicino. I due gorilla fecero alzare i due uomini che occupavano i posti ai lati di Rose e presero posto di fianco a lei, quando incontrai il suo sguardo lo vidi terrorizzato. Era bianca, pallida e con gli occhi sgranati, guardava il ring ma non lo vedeva realmente, fu un attimo e prese a tremare. Alzai lo sguardo su Edward e lui seguì il mio sguardo verso Rosalie. Quando comprese cosa stava succedendo si avvicinò a Emmett per chiedere una pausa, parlarono concitatamente per molti secondi, o minuti, non lo so; sembrava che Emmett non gli volesse dare ascolto. Poi le spalle gli si irrigidirono e io scattai all’in piedi avvicinandomi a loro. Non sapevo cosa fare, cosa stava succedendo, ma quegli uomini non mi piacevano per niente e mi ero ricordata solo in quel momento chi fossero, gli stessi che avevano picchiato Edward nel vicolo. Quando incrociai lo sguardo terrorizzato di Emmett mi avvicinai ancora di più.
-Che facciamo? – domandai timorosa.
-Non lo so, non abbiamo prove, nessuna. Dobbiamo continuare l’incontro, perdere e consegnare la vittoria allo sfidante. – disse Emmett mentre il medico faceva finta di controllare lo stato di salute di Edward. Con la coda dell’occhio osservavo Rose, impaurita e pallida, con lo sguardo lacrimevole.
-Io direi di dirlo ai giudici. – parlai, ma Emmett scosse la testa.
-Non abbiamo prove Bella.
-Si che le abbiamo, dirò di averli riconosciuti come quelli che picchiarono Edward nel vicolo.
-Non puoi, non puoi dire che è un incontro truccato, come ti crederanno? – scosse la testa ed io sospirai, alzando gli occhi verso Edward, sconvolto dal terrore e dalla paura, stanco e spaventato.
-Edward… - mormorai piano, perdendomi nei suoi occhi verdi lucidi.
-Emmett, è mia sorella…abbiamo giocato fin troppo con la mia vita, non mettiamo in pericolo anche lei. Per favore… - Emmett non riusciva a rispondere e quindi presi in mano la situazione.
-Farò quello che posso. – dissi decisa muovendomi sui miei piedi, mossa da non so quale strana forza. Mi avvicinai ai giudici di gara e parlai con quello che pareva essere il presidente. –Signori, devo comunicarvi una notizia che forse potrebbe interrompere la gara, vi prego di ascoltare perché è davvero importante. – A quelle strane parole gli occhi dei tre si voltarono e mi adocchiarono storta. Eh certo…ero una pazza se pensavo che mi credessero subito e sinceramente manco sapevo cosa stavo facendo! –Ecco, non so come questo può aiutarci ma…il concorrente sul ring, Edward Cullen, ha subito minacce e…maltrattamenti fisici per truccare l’incontro. L’hanno picchiato mesi fa per convincerlo a non partecipare alla gara, non abbiamo sporto denuncia perché si pensava ad un caso isolato di ragazzi un po’ brilli, ma le minacce si sono ripresentate. Volevano a tutti i costi che lasciasse vincere il suo avversario in finale e...ho visto con i miei occhi due uomini picchiarlo e ferirlo con un coltellino per intimargli di non gareggiare. Ora, questi stessi uomini sono arrivati a minacciarlo anche a casa proprio ieri e in questo preciso istante si trovano seduti di fianco alla sorella del concorrente, spodestando due uomini dai loro posti quando hanno visto che Cullen non aveva nessuna intenzione di perdere. Ora non so come questo potrebbe aiutarmi a spiegarmi ma…penso che la gara sia truccata. Ed io spero tanto che mi crediate e che non mi prendiate per pazza perché non lo sono. Vi sto dicendo tutta la verità. Sospendete la gara, vi prego.– snocciolai di fretta, lasciandoli inorriditi alle mie parole, confusi e strabiliati. Ho creduto che volessero portarmi fuori di peso, seguendo i loro sguardi. Quando anche Emmett si avvicinò e confermò ogni singola parola, presero ad ascoltare seriamente le nostre parole e a convincersi che fosse quanto meno plausibile. Non avevo intenzione di fermare la gara o mandare tutto all’aria, semplicemente desideravo che quei due si allontanassero da Rosalie, così come effettivamente volevano Edward e Emmett, senza mettersi nei guai. Ma i giudici interruppero l’incontro e dichiararono la sospensione, fino al giorno seguente. I due omaccioni accorsero all’angolo del loro uomo per controllare la situazione e lanciarono uno sguardo di ammonimento a Edward, che se ne stava ancora seduto sul ring, protetto dalla guardia del corpo, richiamata da Emmett in gran fretta.
-Signorina, è sicura di quello che ha detto..? – chiese uno dei tre, forse non ancora certo della veridicità delle mie parole.
-Si…assolutamente… –mi sembrava di stare all’interno di un film di serie b, la ragazza eroica che salva la situazione, che aspetta il suo uomo a braccia aperte che la ringrazierà portandola in braccio sul letto e facendo l’amore con lei tutta la notte. Eh?! Che mi ero fumata?! Beh…ero comunque protagonista di un’avventura strana e elettrizzante, spaventosa e paurosa e non sapevo come venirne fuori.
Chiamarono a rapporto ogni concorrente e per tutta la notte andarono avanti a fare domande insieme agli ispettori di gara. Ognuno di loro aveva qualcosa da dire. Non so cosa si dissero né che conseguenze ci sarebbero state per il concorrente in finale, né per Edward che comunque aveva taciuto una cosa di fondamentale importanza, ai fini della trasparenza della gara. Avevo chiamato Angela, chiedendole se potesse badare lei a Seth, come se fosse un bambino, per il resto del tempo che stavo fuori ed ovviamente si era messa a ridere prendendomi in giro, con l’aiuto del mio fratellastro. Ma che ci potevo fare se mi sentivo mamma chioccia?! Ero rimasta lì tutta la notte. Dei due scimmioni non c’erano tracce, evaporati, eclissati…come se non fossero mai entrati in palestra, nonostante ci fossero le telecamere. Di tanto in tanto si sentivano sedie sbattere per terra o pugni scagliati sul tavolo, forse qualcuno di veramente arrabbiato. Quando la polizia era arrivata l’orologio segnava le dieci e trenta. Vollero ascoltare cosa aveva da dire Rose ed anche Edward e molti altri, anche io ho dato la mia piccola versione dei fatti, poi portarono via il finalista che gareggiava insieme a Edward e solo verso mezzogiorno si seppe qualcosa in merito alla gara, ed io ero beatamente addormentata appoggiata al muro della palestra, in corridoio, sulla spalla di Rosalie. Alla fine ero crollata, troppo stanca per resistere.
Emmett era uscito dalla palestra con il volto molto, molto furente, tanto che le mani, chiuse in pugni stretti, avevano le nocche bianche. Si era avvicinato a noi e quando vide che Rosalie era molto preoccupata si appoggiò al muro ed aspettò che Edward ci raggiungesse con molta calma…o forse solo infinita stanchezza. Si buttò seduto a peso morto sul pavimento, di fronte a me, con le gambe incrociate tra loro.
-Allora? Qualcuno dei due vuole spiegarci? Siamo state qui tutta la notte… - Rosalie era alquanto agitata. Le accarezzai la spalla sperando di confortarla, ma non ci riuscii. Tra lo spavento durante la gara e tutto il trambusto era normale che fosse agitata, sconquassata, impaurita.
-La gara è stata annullata. Bisogna ricominciare daccapo. Le qualificazioni, le eliminazioni, i quarti, semifinale e finale.. di nuovo tutto quanto. Abbiamo buttato via due mesi di lavoro e fatica… La cosa più interessante tra l’altro è che…siccome i tempi stringono e mancano i fondi per rifare davvero tutto secondo i tempi giusti, ciò che è stato fatto in tutto questo tempo deve essere racchiuso in due settimane. Due settimane. Qualificazioni, eliminazioni, quarti, semifinale, finale. Praticamente una cosa impossibile. Per non parlare del fatto che Edward si è beccato una penalità che ad ogni punteggio gli sottrarrà un punto ad ogni voto dei giudici. - non capivo come faceva a concentrarsi su ciò e non dare importanza a quello che abbiamo evitato questa sera, non sapevamo che intenzioni avevano quei due tizi, ma di sicuro non erano buone e qualcuno ci sarebbe andato di mezzo. Era davvero insensibile e questo non mi piaceva neppure un po’.
-Beh..si ricomincia. Che problema c’è Emm? – Rosalie evidentemente non capiva il punto di vista del suo uomo. Ma io si...capivo perfettamente. E’ stata un’illuminazione. L’allenatore di Edward, perché non era più il cognato o un amico…Era diventato solo l’allenatore, era accecato dalla voglia di vittoria, dalla voglia di portare in alto Edward e così anche sé stesso. Non era cattiveria ma semplice voglia di strafare e arrivare. Purtroppo però bisogna superare gli ostacoli e saper abbattere i muri che ci troviamo di fronte, prima di sapersi godere una vittoria. E lui aveva solo aggirato le minacce per vincere. Non so cosa sarebbe successo nel caso Edward avesse lasciato perdere le minacce e avesse sconfitto quel personaggio, e sinceramente per la mia salute psicologica volevo evitare di saperlo.
-Il problema è che le gare ricominciano nel week end e si andrà avanti con ritmi molto più serrati. Edward non è psicologicamente pronto ad affrontare di nuovo tutto quanto! – alle parole di Emmett mi voltai a guardare il diretto interessato, i gomiti poggiati sulle ginocchia e le mani che coprivano il viso, era stanco morto. Si vedeva chiaramente che aveva bisogno di dormire, di riposare e staccare la mente da queste giornate faticose e stressanti. Mi avvicinai di più a lui e misi una mano tra i suoi capelli, accarezzandolo speravo di farlo sentire meglio, di trasmettergli qualcosa e quel mio gesto lo risvegliò. I suoi occhi verdi, caldi, come li ricordavo si fusero insieme ai miei e sorrisi, decisa a combattere con e per lui.
-Emmett, ha solo bisogno di un po’ di riposo… – provai a dire io, ma lui mi fulminò. Era ovvio. Era colpa mia se era successo tutto il casino. La nuova arrivata, che prendeva le decisioni, che si metteva a dispensare consigli, che non era in grado di tenere la bocca chiusa. Certo! Come se fossi stata io a dire a quegli scimpanzé di andare accanto a Rosalie proprio nel momento in cui Edward era deciso a vincere, di minacciarla, di spaventarci a morte. Come se fosse colpa mia.
-Concordo con Bella…Mio fratello è solo stanco, ed è comprensibile. Non avete fatto altro che allenarvi, allenarvi ed allenarvi da circa tre mesi…ci arrivi anche da solo che ha bisogno di staccare un po’! – non mi azzardai a dire nulla, troppo arrabbiata con Emmett per questa sua incapacità di guardare oltre ad una gara, oltre alla competizione e soprattutto arrabbiata perché ce l’aveva con me. Inutilmente.
-E quanto può riposarsi? Quando? Tra ieri ed oggi ha fatto talmente tanti errori da fare impallidire persino Stevie Wonder che di pugilato non ne capisce un emerito cazzo! Deve allenarsi, controllarsi, concentrarsi!– lo guardai stralunata, come se fosse sceso da Marte. Ma che diavolo gli prendeva?!
-Piantala Emm! – tuonò Rosalie alzandosi e ponendosi di fronte a lui. Eravamo tutti distrutti, e non era questo il momento di discutere di una cosa così importante, in mezzo al corridoio di una palestra che ci ha visti troppe ore fermi qui. –Cerca di renderti conto dove finiscono i consigli e iniziano le offese. Chiaro?! – Edward era così teso che neppure le mie carezze riuscivano a farlo rilassare. Sbuffai e mi alzai tendendo le mani al mio campione. Lui lo era per me, indipendentemente da tutto. Lui le afferrò dubbioso, ma con un debole sorriso ad illuminargli il viso.
-Bene! Sapete che vi dico? Sono qui da ieri sera, ho dormicchiato e appoggiato il mio sedere per tutta la notte su di un pavimento duro e scomodo, freddo e sporco, sono stata in ansia e mi sono preoccupata per ogni singola cazzata che mi veniva in testa. Ora mi sono rotta le palle di star qui ad ascoltarvi discutere su Edward come fosse un bambolotto che non ha voce in capitolo…Noi andiamo a casa a riposare su un letto comodo, magari mettiamo anche qualcosa sotto ai denti che è da ieri che non tocchiamo cibo, ci facciamo una doccia e cerchiamo di cancellare queste odiose ore dalla nostra mente. Voi fate un po’ come volete! – intrecciai le mani con quelle di Edward e gli passai la giacca, per fortuna aveva avuto la buona decenza di vestirsi ieri sera, quando è scoppiato il casino. Non fece storie quando gli passai anche la sciarpa attorno al collo e sorrisi quando i suoi occhi colpevoli e tristi si posarono nei miei. Sapevo cosa pensava, era così chiaro che mi chiedevo come faceva Emmett a non comprenderlo. Feci un passo per uscire ma la manona di Emmett mi prese il braccio impedendomi di continuare.
-Dove state andando? Non abbiamo finito... – scocciata liberai il braccio, a fatica.
-Abbiamo finito invece! Abbiamo finito dal momento in cui non chiedi a Edward che intenzioni ha riguardo alla gara e te ne stai qui a sputare sentenze ed offese. Potrai essere il suo allenatore e tutto quello che vuoi, ma prima di tutto dovresti essere suo amico e tu hai perso di vista questo obiettivo Emm. E’ lui che combatte non tu! E’ lui che deve salire sul ring, non tu! Ti fossi almeno degnato di chiederglielo! Ora comunque è troppo stanco per ragionare, ma tu non ti puoi permettere di decidere per lui, sia chiaro! – si allontanò come scottato dalla mia risposta forse un po’ troppo dura e lo vidi guardare Edward con un cipiglio confuso, come se si accorgesse solo ora di cosa lo circonda. Rosalie si pose di fronte a me ed ero pronta a rispondere male anche a lei, invece mi sorrise tristemente e mi passò le chiavi dell’auto di Edward, quel giorno era venuto da solo. Le afferrai baciandole la guancia e li salutai, tirando con me Edward. Ai borsoni ci avrebbero pensato loro.
Una volta fuori dalla palestra esalai un respiro fortissimo e sorrisi.
-Finalmente! – mi voltai verso Edward, e cercai di sorridere di più, per rallegrarlo. –Che ne dici...hai fame? – io stavo morendo di fame, ma se lui era troppo stanco potevamo benissimo andare a casa.
-Si ma… - si guardò da capo a piedi e scosse la testa. –Avrei bisogno di una doccia e di cambiarmi, non sono presentabile! – scoppiai a ridere e scossi la testa avviandomi alla macchina.
-Non dobbiamo mica andare a pranzo a “Les Trois Garҫon” – dissi ancora ridendo e infilando la chiave per partire. Era la seconda volta che guidavo a Londra, e speravo con tutta me stessa che non mi fermasse nessuno, avendo come unica patente quella degli Stati Uniti!
-Ti piace quel posto? – sembrava già più rilassato.
-Si, più o meno…è carino, elegante, molto raffinato…andrebbe bene per una proposta di matrimonio molto chic e pomposa, per un meeting importante di un famoso imprenditore...e anche magari per una festa di laurea un po’ particolare, roba da pieni di soldi comunque! L’ho visto solo da fuori, ma conosco il menù! – sorrisi e scossi la testa –Oggi invece compriamo dei McMenù da mangiare a casa, sporcandoci le mani e spendendo poco! – esultai concentrandomi sulla strada. C’era un Mc Donald’s proprio vicino a casa...così avremmo fatto il McDrive senza fare la fila e senza far freddare il pranzo-cena.
-Bella...non devi per forza prenderti cura di me! – disse ad un certo punto guardando fuori dal finestrino. Era come se si fidasse della mia guida, questa volta non era teso, solo molto abbattuto.
-Shhh! Lo faccio perché mi fa piacere! Ora dimmi, principino londinese, dove devo andare per casa mia?! – scoppiai a ridere, ferma di lato ad un incrocio per non intralciare il traffico. Lui si voltò verso di me ridendo e indicandomi la strada. Dopo mezzora avevamo ordinato al McDrive e dovevamo pagare. Tirai fuori dalla borsa la banconota ma Edward fu più veloce di me e alla mia esclamazione “Ehi, toccava a me!” mi rispose con una linguaccia.
Prendemmo tutto e poi seguii le indicazioni di Edward fino a casa, concentrandomi a pieno nel parcheggio. Quando fui sicura di essere dentro le strisce e di non aver parcheggiato in modo che potesse dar fastidio a qualcuno scesi sospirando. Anche questa era fatta. Edward portava i sacchetti con il cibo ed io aprivo le porte. Quando arrivai nell’appartamento Seth stava guardando la tv e Angela era intenta a studiare con le cuffie, probabilmente per non essere disturbata.
-Ehi ragazzi...- Seth tolse l’audio e si girò a guardarci, mentre Angela ci venne incontro subito.
-Allora? Come mai hai fatto così tardi? Non sei rientrata stanotte… – Edward si voltò a guardarmi confuso e sorpreso ed io arrossii, forse questa cosa non l’aveva capita prima in palestra.
-Ci sono stati dei disguidi alla gara, ma non ne vogliamo parlare, abbiamo preso il pranzo al Mc… - dissi e lei mi sorrise scuotendo la testa.
-Noi abbiamo già pranzato. Seth, preparati che usciamo! – mi fece l’occhiolino e si diresse in camera a cambiarsi. Edward prese posto sul tappeto di fianco al tavolino ed io dopo aver preso qualche salvietta in più lo raggiunsi affondando i denti voracemente sul mio bel panino. Angela e Seth lasciarono l’appartamento dopo dieci minuti ed io stavo già mangiando le patatine.
-Allora..mi spieghi perché hai passato la notte in palestra? – scrollai le spalle. Davvero me lo stava chiedendo? Pensava che lo lasciassi da solo? Certo..non ero fisicamente a fianco a lui...ma eravamo nello stesso posto.
-Così...volevo provare, una volta nella vita, il brivido di dormire accanto a Rosalie, appoggiata al muro freddo della palestra ed avere le ossa tutte ammaccate il giorno dopo! – schioccai la lingua sul palato per dare un tono solenne ma ironico e lui scosse la testa sghignazzando.
-Tu mi farai impazzire! Sei una pazza Bella Swan! – mi avvicinai un po’ ed appoggiai la testa al divano, continuando a mangiare le mie patatine, un po’ fredde e gommose, ma avevo fame dannazione!
-Tu lo sei! Le minacce dovevi denunciarle prima di tutto questo. Hai rischiato molto...tu e la tua famiglia! – scossi la testa e vidi lui abbassare lo sguardo sul tappeto.
-Hai ragione, ma pensavamo che si fermassero…poi…poi invece ieri sera.. – era difficile per lui parlare come lo era per me ascoltare il suo punto di vista.
-Shhh...non importa! Se hai finito puoi andare a fare la doccia…vedo se Seth ha qualcosa da prestarti per dormire.. – dissi raccogliendo le carte e gettandole nella busta.
-Grazie.. – mi lasciò un bacio sulla testa che mi fece arrossire e si avviò in bagno. Sapevo che quella parola non era solo per la mia ricerca degli abiti.
Uscì dal bagno, avvolto in un accappatoio, per essere precisi, il mio accappatoio. Scoppiai a ridere. Avevo la fissa per gli accappatoi più grandi della mia taglia, perché amavo la comodità e volevo starci larga all’interno. Era color verde chiaro, così chiarò da poter assomigliare al colore del latte e menta. Ci stava stretto dentro quel coso Edward, e soprattutto era corto fino a metà gamba. Questo dava l’idea di quanto più piccola fossi, rispetto a lui. Era una visione celestiale comunque, molto affascinante e sexy. Per non fare la figura della maniaca continuai a ridere e a prenderlo in giro.
-Senti streghetta, perchè invece che star lì a ridere non mi dai qualcosa da cambiarmi?! – la voce strafottente mi fece ridere ancora di più e gli lanciai un paio di boxer e una tuta che avevo trovato in valigia da Seth. Mentre mi faceva la linguaccia la porta di casa si aprì e una Alice molto trafelata entrò in salotto, senza rendersi conto subito della situazione, chiamando a gran voce il nome di ogni altra coinquilina. Quando alzò lo sguardo sul divano e mi vide era pronta a salutarmi ma poi si voltò a guardare l’altra presenza e si bloccò alla vista di Edward in quelle condizioni.
-OH MIO DIO! Giuro se sapevo che c’eravate solo voi due non sarei mai entrata senza avvisare! Oh Dio! Scusate! Scappo via! Lascio solo le valigie! Oddio! Scusate, scusate! – io e Edward nonostante fossimo rossi di imbarazzo scoppiammo a ridere guardandola.
-Fermati Alice! – la raggiunsi, mentre Edward andava a cambiarsi. –Non hai disturbato nessuno. Siamo appena tornati dalla palestra perché è successo un casino ed hanno sospeso la gara finale! – sospirai –Emmett era fuori di se e non me la sono sentita di lasciare Edward da solo… - sembrava ancora un po’ titubante ma piano entrò in salotto e si accorse che non c’erano abiti sparsi in giro e che il mio letto era completamente intatto e il divano senza nessun cuscino sparpagliato. Almeno questo mi dicevano i suoi occhi che si appoggiavano su ogni superficie disponibile!
-Okay…e allora perché aveva il tuo accappatoio addosso? – spiegai in breve tutto quello che era successo, senza scendere nei dettagli e lei annuii prima di scoppiare a ridere guardando dietro di noi. –Oddio Edward! – quando mi girai non potei fare a meno di seguirla. I pantaloni della tuta erano attillatissimi, dovuto alla muscolatura più sviluppata di Edward rispetto a quella del mio fratellastro, ed erano corti, perché Seth è più basso. Nel complesso comunque gli potevano andare bene per qualche ora. Ma la felpa era così stretta che temevo si potesse spezzare da un momento all’altro, sembrava un pinguino imbalsamato.
-Ehm…credo che Seth abbia qualche taglia in meno della mia! – scoppiò a ridere anche lui togliendosi la maglia. Scossi la testa ridendo e piegandola a dovere per rimetterla a posto. –Che dici Bella…dormiamo un po’? Sono sfinito! – annuii e gli indicai la mia camera.
-Vai...ti raggiungo tra un attimo.. – sorrisi e passando mi diede un bacio sulla guancia, chiudendo poi la porta alle sue spalle.
-Okay...che mi sono persa? – chiese Alice e mi lasciai cadere sul divano sospirando.
-Ci siamo baciati! E’ stato…beh…non so descriverlo. Lui l’ha definito “wow”...e credo che renda bene l’idea… - forse non me ne rendevo bene conto da sola ma avevo un sorriso ebete sulla faccia.
-E….poi? – curiosa, curiosa, curiosa!
-E poi niente! Aveva la gara e non si poteva uscire, non si poteva passare del tempo insieme perché Emmett in modalità mastino è addirittura venuto a reclamarlo a casa… - sospirai. –Quindi è ancora tutto così. Un po’ incerto…niente di definito. – mormorai.
-State bene insieme! – sorrisi ed arrossii.
-Grazie. In realtà…sto bene con lui. Sto bene con Edward come non lo sono mai stata con un ragazzo, tolti mio padre e Jake e Seth, ma loro sono della famiglia. Per cui voglio lasciarmi guidare solo dall’istinto questa volta…
-Che vuoi dire? – sbuffai, alzandomi in piedi, non sapendo davvero quanto poter dire.
-Voglio dire che vorrei tanto dimenticarmi il passato e fare una cosa buona con Edward...lui ne ha bisogno ed io anche...e poi…mi fa sentire così…così importante, mi lascia con il fiato sospeso, mi fa battere il cuore…non mi  era mai successo così prima. – dissi guardando un punto non precisato della stanza.
-Ti sei innamorata! – lo disse come se non fosse importante, come se fosse ovvio e scontato. Come se ce lo avessi scritto in fronte a chiare lettere. E forse era davvero così, ma io non ne ero certa, forse ero davvero innamorata, ma avevo dentro di me quel briciolo di paura che mi faceva desistere dall’ammettere i miei sentimenti così, con fretta. Non volevo cedere il mio cuore su di un piatto d’argento, senza aver provato almeno un po’ a vedere come vanno le cose. Poi, se fossero andate bene…avrei consegnato il mio cuore nelle sue mani, per non farmelo restituire più.
-Non lo so Alice, non sono così scontata e banale. Forse, può darsi…può succedere e se continua così sono sicura che succederà...Ma non sono ancora a quella fase…almeno credo. Non lo so, e non voglio saperlo. – ero incerta e confusa e lei scosse la testa ridendo.
-Credo tu abbia bisogno di riposare e di mettere a posto il casino che hai in testa. Questa discussione la riprenderemo fra un po’…magari quando torna anche Tanya! – inorridii al pensiero e lei scoppiò a ridere. –Vado a sistemare i bagagli prima di andare da Jasper..tu raggiungi mio cugino e assicurati che riposi bene.. – annuii e seguii il suo consiglio. Quando entrai in stanza mi accorsi che la finestra era ancora aperta ed entrava la luce del pomeriggio, la tirai giù appena, in modo che ci fosse solo un debole chiarore e poi mi avvicinai al letto. Edward aveva già gli occhi chiusi e dormiva d’un fianco, lasciando il posto libero anche per me. Avevamo già dormito assieme una volta, la sera in cui era stato ferito, ma adesso le cose erano diverse. Era giusto correre così? Presi dall’armadio una maglia a maniche lunghe leggera e un pantalone corto leggero della tuta, ero freddolosa ma amavo avere le gambe libere mentre dormivo; li infilai, tanto Edward mi aveva vista in costume per molto tempo, figurarsi se mi vergognavo a mostrarmi in intimo. E poi dormiva così beato. Tolsi le forcine dai capelli e li legai in una coda bassa, per poi infilarmi nel letto, sotto le lenzuola. Appena sospirai di piacere, nell’essermi stesa finalmente su una superficie adatta, il braccio di Edward si stese sulla mia pancia e mi tirò indietro sul suo petto. Aveva tolto i pantaloni, restando solo in boxer ed arrossii a quella consapevolezza. Dio dovevo darmi una calmata! Non potevo sentirmi così in fibrillazione solo per un uomo in mutande. Beh…certo…
Se quest’uomo però è Edward…
Oddio!
Devo. Smetterla.
Il volto di Edward si piegò tra i miei capelli ma trovandoli legati sentii uno sbuffo.
-Che c’è? – domandai a voce bassa e lui rispose con un grugnito, con il braccio piegato sotto la testa arrivò a tirare via l’elastico e lanciarlo sul pavimento, non so dove, lasciando i miei capelli svolazzanti. Poi tornò a immergervi il volto. Sembrava un bambino certe volte. Ma era immensamente tenero.
Finchè non pensavo a lui in boxer.
Allora la tenerezza lasciava spazio alla mia parte perversa e le mie mutandine erano da buttare.
Era troppo tempo che non stavo con un uomo.
Troppo.
Ed Edward era in mutande.
Okay Bella! Calmati.
Ha bisogno di riposo.
Ri. Po. So.
Si...Okay…riposo.
Chiusi gli occhi e cercai di rilassarmi e prendere sonno ma le dita di Edward mi accarezzavano la pancia dolcemente e mi facevano venire i brividi lungo tutto il corpo, che lui percepiva chiaramente.
-Hai freddo? – mormorò tra i miei capelli. Eravamo coperti, ed IO ero anche vestita…come poteva immaginare che avessi freddo? Con tutto il calore che mi trasmetteva e con l’inferno che bruciava sentendo il suo bacino sul mio fondoschiena?!
Era pazzo!
Lui…o io?
Io…decisamente io!
Pazza.
Arrapata.
Eccitata.
Frustrata.
-No.. – biascicai, cercando di dare un tono normale alla mia voce.
-Allora dormi.. – concluse.
Fosse facile.
SEI IN MUTANDE!!!! Vorrei urlargli…come faccio a prendere sonno?!
Ri-chiusi gli occhi, cercando di rilassarmi nuovamente…pensai solo che ero stanca e che avevo dormito su un pavimento duro della palestra per molte ore, addosso a un muro duro.
Duro.
Parola da cancellare dal vocabolario.
Provai a pensare alla grande biblioteca con tutti i libri in cui lavoravo agli immensi spazi dove poter leggere in pace.
Grande. Immensi.
Cancellare dal vocabolario.
E allora che cazzo mi rimane da pensare?
Cazzo.
Cancellare dal vocabolario! Assolutamente!
Sospirai frustrata ed Edward se ne accorse.
-Che succede? Sei uno stoccafisso! – Ah grazie del complimento! Me ne accorgo anche io che sono tesa come una corda di violino, mio bel principino.
-N…Niente.. – mormorai, sperando che mi credesse.
-Su…dimmi… - sbuffai e raccattai da terra i pantaloni di Seth passandoglieli.
-Ti dispiacerebbe indossarli? – non osavo voltarmi, le mie guance saranno colore del porpora acceso. E difatti lui scoppia a ridere. Era una situazione troppo bizzarra.
-Oh andiamo Bella…che fai ti scandalizzi per così poco? – no…non aveva afferrato!
-Ehm...no, non è esattamente quello il motivo… - forse l’avevo detto a voce troppo bassa o forse c’era rimasto male. Non so. Fatto sta che seguì un profondo silenzio e poi girandosi nel letto si infilò i pantaloni in gran velocità, riprendendo la posizione precedente.
-Così va meglio principessa? – sussurrò roco al mio orecchio. Annuii. Anche se non andava meglio per niente. Soprattutto dopo che si appoggiò definitivamente al mio fondoschiena ed ebbi una chiara idea di quanto piacere gli fecero le mie parole di poco fa.
-EDWARD! – sbottai spostandomi. –Non è divertente! – era scoppiato a ridere quando mi ero irrigidita e avevo quasi mugolato sentendolo. –Vado a dormire in camera di Tanya…Riposati. – avevo già tirato via le coperte quando una sua mano mi afferrò per il gomito e mi fece cadere sul letto di nuovo.
-Dove vai scemotta? Torna qui… - sbuffai e mi riposizionai, mentre lui continuava ad accarezzarmi lo stomaco dolcemente. –Sono distrutto, non ho la forza neppure per inseguirti… - scoppiai a ridere.
-Tu no ma…qualche parte del tuo corpo si.. – arrossii anche se non poteva vedermi e lo sentii sghignazzare fra i miei capelli.
-Solo perché è a cuccia da troppo tempo.. – risi anch’io e mi rilassai, dal momento che cercava di starmi distante con il bacino. – Non stiamo correndo troppo, vero? – chiese con già la voce impastata dal sonno.
-No Edward...seguiamo solo l’istinto…godiamoci quello che è.. – chiusi gli occhi anche io e poco dopo mi trovai addormentata.

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