sabato 3 gennaio 2015

Capitolo 52



Edward Pov

Non so dopo quanto tempo siamo riusciti a staccarci, ma ricordo il momento in cui mi ha guardato negli occhi sorridendomi e mi ha teso la mano silenziosamente. Non ci ho pensato due volte a stringerla forte e seguirla su per le scale, immaginavo che il giro turistico per la casa sarebbe avvenuto il giorno seguente, ma poco importava in quel momento. Avevo solo voglia di stringerla, baciarla, fondermi con lei e amarla profondamente. Raggiunto il piano di sopra mi guidò nella sua stanza, dove Seth stava raccogliendo alcune delle sue cose in pile ordinate sul letto.
-Che fai Seth? – chiese lei mentre io mi guardavo attorno. Era una stanza semplice, colori che infondevano una calma adatta ad un sonno meraviglioso e tranquillo, una libreria organizzata e ordinata, che contrastava la scrivania in pieno caos e la sedia piena di vestiti e libri.
-Sto prendendo alcune cose che lascerò in camera di Claire, così che possa prenderle senza disturbare voi due! – ci fece l’occhiolino e io ridacchiai mentre Bella arrossì. Quanto mi era mancata, persino le sue guance rosse e la postura imbarazzata.
-Ci pensi domani, ora è tardi. Prendi un cambio per domattina, poi vedremo come organizzarci. C’è un mobile in soffitta che non viene usato, magari possiamo riadattarlo per le tue cose… - propose e capii che ancora la situazione con Leah non si era sistemata, nonostante tutto il tempo che avevano lasciato passare. Ormai questa era la sua nuova casa, ed io gli avevo anche rubato il posto nel letto per tutto il tempo che sarei stato qui.
-Posso dormire io sul divano, in fin dei conti sono l’ospite e…avrei dovuto pensare ad una soluzione prima di presentarmi qui… - proposi ma non avevo finito la frase che due paia di occhi mi guardarono incendiandomi. –Okay, come non detto! – alzai le mani in segno di resa, sorridendo appena. In realtà lo facevo solo per gentilezza e per giustizia, ma non avrei insistito per nulla al mondo. Mi mancava il corpo di Bella addosso al mio durante la notte.
Raccolse qualche vestito, un cuscino e le lenzuola che aveva appoggiato sul letto insieme al trapuntino e ci augurò la buonanotte.
-Allora, che te ne pare di camera mia? Ora è un po’ disordinata, Seth non è l’emblema dell’ordine, ma….beh, ti piace?!
-Molto, è davvero carina, anche se ammetto che mi ero affezionato parecchio a quel letto piccolo, piccolo di Londra, in cui dovevamo stringerci per starci… - mormorai avvicinandomi e prendendola tra le braccia. Il profumo della sua pelle mi solleticò le narici e mi sentii riempire di gioia per averla di nuovo racchiusa nel mio abbraccio.
-Credo che manchi un po’ anche a me quel buco di camera! – ridacchiò piano -Vuoi farti una doccia prima di andare a dormire? Immagino che dopo il viaggio tu ne senta il bisogno… - annuii e mi indicò il bagno prima di chiudersi in camera e cambiarsi per la notte. Sotto il getto d’acqua calda mi lasciai andare ad un sospiro liberatorio.
Ero davvero a Forks, in casa di Isabella, avrei dormito nel suo stesso letto, l’avrei stretta tra le mie braccia, baciata, accarezzata. Non vedevo l’ora di fare l’amore con lei, anche se il pensiero dello sceriffo a poca distanza da noi mi faceva retrocedere di molti passi rispetto alle mie idee. Eppure mi bastava. Mi bastava essere sotto lo stesso tetto, nella stessa camera, steso sotto le coperte con lei, poterla stringere, sentire il profumo della sua pelle, darle la buonanotte e sapere di risvegliarmi accanto a lei. Una cosa migliore non poteva esserci al momento.
Quando uscii dal bagno e tornai in camera di Bella, rilassato, pulito e molto stanco, la trovai già sotto le coperte che mi aspettava, mi aveva lasciato il posto al suo fianco e aveva acceso l’abat-jour per la notte. I capelli erano sciolti e indossava una maglia a maniche lunghe grigia, con dei fiori di colore rosa.
-Come ti senti? – mi chiese.
-Molto stanco, ma decisamente rilassato dopo la doccia. – le sorrisi e mi avvicinai al letto, infilandomi sotto il piumone.
-Hai intenzione di dormire con la t-shirt? – mi guardò curiosa con il sopracciglio alzato. Annuii solamente guardandola. –Edward, fa freddo a Forks, sotto il piumone io stessa dormo con i pantaloni lunghi, leggeri ma lunghi, e sai quanto amo le gambe scoperte. Se vuoi ti presto qualcosa di Seth! – scoppiai a ridere e scossi la testa.
-Oh no! Ti prego! Già una volta hai tentato di farmi entrare nella sua tuta con scarsi risultati! Starò bene vedrai! – scosse la testa ma non disse nulla, avvicinandosi e appoggiando la testa sul mio petto. Le braccia andarono subito a circondarla e la testa si mosse automaticamente per lasciarle un bacio tra i capelli. Chiusi gli occhi. Mi sembrava di stare in paradiso.
-Non ci credo che sei davvero qui… - mormorò piano dopo alcuni minuti di silenzio. Guardai il soffitto della camera sorridendo appena e lasciandomi andare nei pensieri, ricordando pochi attimi prima, il momento in cui aveva aperto la porta.
-Io ci credo, perché la sensazione di averti tra le braccia è meravigliosa e nessun ricordo potrebbe darmi le stesse emozioni… - dissi sincero. Si strinse di più a me, facendo aderire tutto il suo corpo sul mio fianco, intrecciando poi una gamba con le mie e circondandomi la vita con un braccio.
-Mi sei mancato così tanto…
-Anche tu piccola, non sai quanto… - la sensazione di beatitudine che provavo mi stava facendo scivolare via, per un sonno che per la prima volta sarebbe stato davvero ristoratore. –Buonanotte amore… - biascicai le ultime parole.

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Quando aprii gli occhi trovai tutto buio attorno a me, sentivo il rumore delle pentole e dei piatti che venivano mossi, ma non vedevo molto della stanza attorno a me. Cercai di sbatterli più volte per mettere in chiaro almeno qualche dettaglio, ma l’unica cosa che riuscii a percepire fu un corpo caldo, appoggiato completamente su di me, quasi fossi io il materasso su cui riposare. Strinsi le mie braccia attorno a Bella, sorridendo nel ricordare la sera precedente e le mille emozioni che avevo vissuto. Sentirla qui, tra le mie braccia, aver dormito con lei e sentire il suo profumo appena sveglio, erano sensazioni che mi erano mancate infinitamente.
-Non voglio più lasciarti… - mormorai a bassissima voce, nel buio di quella stanza, mentre ancora lei stava dormendo e non poteva più sentirmi. Una promessa che facevo a me stesso, che avrei mantenuto perché non riuscivo a starle distante.
Siccome però il mio mondo non è la fantasia, ma l’amara realtà, come una pioggia a ciel sereno mi giunsero le immagini del mio appartamento di Londra e della mia famiglia. Già, io promettevo a me stesso che non l’avrei più lasciata, la realtà è che sarei dovuto tornare a Londra, dopo questa breve vacanza. Dovevo finire gli studi assolutamente, e l’idea di allontanarmi da Rose e dai miei genitori non mi allettava molto al momento, ero già stato isolato per molto tempo e non era giusto, non era affatto giusto andarmene. Non so perché i pensieri negativi arrivarono in quel preciso istante, quando sarei dovuto essere allegro, felice, spensierato e immensamente positivo, per essere nello stesso letto, con la donna che amo, dopo mesi di lontananza. Sospirai piano, cercando di visualizzare nella mia mente l’immagine e le sensazioni di quando ieri sera mi ha aperto la porta, nella sua tuta pesante, con i capelli raccolti nel solito modo sulla testa, lasciandone cadere qualche ciuffo, i suoi occhioni grandi quando mi ha visto. In quel momento ho dovuto stringere i pugni nelle tasche e violentarmi mentalmente per non correre ad abbracciarla, baciarla e baciarla ancora, ancora e ancora.
Alla fine è quello che vorrei fare ora, se solo si svegliasse.
Le accarezzo dolcemente la schiena, arrivando fino alla curva del sedere e risalendo, lentamente, con grazia e semplicità, senza metterci malizia, desiderio, anche se sono ben presenti in me, e i boxer cominciano a diventare un po’ scomodi. Cerco di pensare ad altro, non voglio di certo saltarle addosso con la sua famiglia dietro quella porta, soprattutto dopo tutto quello che le ho fatto. Già suo padre non mi tollera.
E questo è un enorme problema.
Non essere accettato da Charlie potrebbe portarmi infiniti problemi in futuro e la cosa non mi piace, anche perché ho capito, ho chiesto scusa e non ho intenzione di ferirla più, in nessun modo. Dovrò parlare con suo padre, sapere davvero cosa ne pensa di noi, di me soprattutto, e cercare in qualche modo di fargli cambiare idea se ha una considerazione più che negativa di me.
I pensieri vengono interrotti quando lei comincia a muoversi lentamente sul mi corpo, mugolando qualcosa di incomprensibile o solamente facendo dei versetti come i bambini piccoli. Riconosco il momento del risveglio, l’ho vissuto poche volte rispetto a quante ne avrei voluto, ma ogni istante passato con lei lo ricordo alla perfezione, e questi sono i momenti che preferisco. Lei che apre gli occhi assonnati, con i capelli tutti scombinati, le guance segnate dalle pieghe della fodera del cuscino, il suo stiracchiarsi e il suo…
-Buongiorno amore… - questo non lo ricordavo così, ma decisamente è mille volte meglio.
-Buongiorno a te piccola… - mi avvicino per baciarla, già non riuscendo più a resistere ma lei mi ferma, con due dita sulle labbra.
-Non ho lavato i denti… - alzo le sopracciglia per farle capire che deve continuare la frase perché ci deve essere un motivo ben più importante di questo per fermare la mia avanzata. Ma lei non continua e mi guarda con lo stesso sguardo di prima. Scuoto la testa sorridendo e infilando una mano tra i suoi capelli spingo il suo viso sul mio, appoggiando le mie labbra alle sue. Sono morbide, sanno di lei e nessun altro sapore potrebbe essere più buono. Si tira più su, avvicinandosi e permettendomi di stare steso, quello che non mi aspetto è che salga a cavalcioni sul mio bacino. La posizione mi fa sussultare e mi procura brividi che non ricordavo di poter provare, le nostre bocche sono impegnate in una lotta, lei vuole impadronirsi della mia lingua io della sua; so già che nessuno dei due vincerà, perché in realtà hanno già vinto tempo fa: io sono completamente suo…. E spero che lei sia completamente mia. Le sue dita si intrufolano tra i miei capelli, tirando, giocando, graffiando e mandandomi sull’orlo tra ragione e follia.
Devo fermarmi.
So che devo farlo.
Eppure le mie mani vanno per conto loro, impossibili da fermare: una sale sotto la sua maglietta, accarezza la schiena nuda e si bea dei brividi che le mie dita le procurano; l’altra si ferma sulla rotondità del suo sedere, accarezzandolo, palpandolo, spingendo il suo bacino sul mio imitando un gesto più intimo senza vestiti, che manca ad entrambi e che desideriamo ardentemente.
I mugolii che escono dalla sua bocca, ancora impegnata nella lotta di potere con la mia, mi fanno capire che non sto sbagliando, che la voglia c’è anche in lei, prepotente.
Tenendola ferma in questo modo mi volto, invertendo le posizioni e affondando la mia bocca sul suo collo. Lo bacio, lo mordo, lo lecco. Spero di non lasciarle dei segni, spero che se le lascio dei segni non si arrabbi.
Le mie mani sono ferme negli stessi punti di prima, il mio bacino spinge e dondola, si muove su e giù mentre le nostre intimità sono a contatto, separate solo dai rispettivi pigiami e biancheria intima. Ma sono l’unica barriera che ci permette di non perderci definitivamente, in questa situazione. Sento il calore che sprigiona, immagino quanto sia bagnata e la voglia di immergermi, di sentire i suoi umori sulle dita, di avere il suo sapore nella bocca, mi fa diventare un pazzo.
-Edward… - sussurra tra un gemito e l’altro. –Ti prego… - forse non posso perdermi in lei completamente, ma posso prendermi cura dei suoi bisogni, posso fare qualcosa per lei, per il suo piacere. E questa idea mi piace molto, moltissimo.
Senza smettere di mordicchiarle il collo, il lobo dell’orecchio, senza smettere di tenermi al suo fianco, con un braccio sotto la sua schiena, mi sposto di lato appena un po’, la sua gamba è tra le mie, la mia tra le sue. La perdita di calore sulla mia asta mi fa rabbrividire, ed anche se avrei voglia di spogliarla, morderla, leccarla, spingere in lei fino a sentirmi in paradiso…sposto solo la mano che tenevo sul sedere. Mi faccio guidare da lei, dal suo ansimare, dai suoi gemiti e faccio passare le mie dita al di sotto del suo intimo. Il calore che sprigiona è infinito, e posso sentire sul dorso della mia mano quanto il giochetto di prima le sia piaciuto, dato che le sue mutandine sono uno straccio bagnato.
Le accarezzo dolcemente l’apertura, bagnandomi le dita dei suoi umori e sentendomi ancora più eccitato di prima. Dio, così non ne esco più…devo fare qualcosa per calmarmi, per cercare di pensare ad altro e non farmi prendere dal momento. Devo essere lucido e razionale.
Salgo con le dita su quel bottoncino, e appena lo accarezzo getta la testa indietro aprendo la bocca in una espressione di pura estasi e piegando le ginocchia in su. Il movimento mi spaventa, pensando che possa colpirmi, in realtà riesce ad evitarmi, anche se ora la sua coscia tocca i miei testicoli sensibili e mi deconcentra da quello che sto facendo.
Mi muovo con il medio e l’indice in circolo su quel punto ipersensibile per lei e i suoi gemiti rochi, gli occhi chiusi e le dita che si stringono tra i miei capelli mi fanno perdere la lotta con la ragione. Inizio a muovere il bacino sulla sua coscia, sfregando la mia intimità e cercando un po’ di sollievo. Non so come faccia a ragionare ora, ma in quel momento capisce che anch’io sono quasi al limite, che basterebbe un suo sussurro per mandarmi in paradiso e fa sparire una mano dentro ai miei boxer, abbassando la coscia e permettendo alle sue dita di stringersi attorno al mio membro. Sussulto e gemo sul suo collo, i brividi sono tornati a trovarmi lungo tutta la schiena, fino alle punte dei piedi.
-Cristo Bella! – soffio, incapace di trattenermi. I movimenti della sua mano sono a ritmo con quelli delle mie dita e non ho più un briciolo di lucidità in corpo. Sento il suo bacino venire incontro alle mie dita, muoversi in sincrono e perdere il ritmo più volte, è un movimento quasi disperato, come se cercasse di più e allora faccio più pressione con le dita e la risposta è la sua mano che si stringe un po’ di più su di me e si muove più veloce. Non so se da fuori si sentono i nostri gemiti, i sospiri, le parole sussurrate senza senso, sporche, le parolacce che sono sicuro di pensare ma che non so se escono fuori, dato che non ho più filtri. So solo che ad un certo punto mi trovo ad ansimare violentemente mentre infilo due dita dentro di lei e le sue pareti mi accolgono stringendosi attorno, strizzandomi, bagnandomi ancora di più. E sento i brividi del suo orgasmo scuoterla e scuotermi perché la sua mano stringe più forte, senza farmi male e con degli ultimi movimenti decisi vengo nei boxer, sfinito e contento.
Le crollo addosso, incapacitato a restare in equilibrio sostenendo il peso del mio corpo, eppure lei non si lamenta, continua ad accarezzarmi con una mano, l’altra è ancora dentro ai boxer, come le mie dita sono ancora dentro di lei. Muoversi da questa posizione intrecciata sembra impossibile, e la voglia, almeno da parte mia, di provare a districarsi manca del tutto.
-Forse dovremmo darci una ripulita e scendere per la colazione, prima che vengano a verificare che siamo ancora vivi e vegeti e non ci siamo scannati… - mi scappa una risatina stupida e sfilo le dita da dentro di lei, guadagnandomi un mugolio strano, che mi fa sussultare. Ho ancora voglia di lei.
-Si, credo tu abbia ragione…e poi ho bisogno di parlare con te, di stare con te, di terminare il discorso che non abbiamo finito ieri… - dissi cercando di sistemarmi un po’, giusto per camminare in corridoio senza far notare cosa pochi attimi prima era successo in quella camera.
-Non abbiamo più nulla da dire Edward. Non voglio tornare sulle questioni passate, non voglio neanche affrontare l’analisi per filo e per segno di ciò che è successo. Credo che ognuno di noi abbia pensato a lungo, molto a lungo, su ciò che è successo e non serve tornare a farci del male rivangando quei momenti… - stavo per risponderle ma il lieve bussare alla porta ci spaventò per un secondo. Non eravamo per nulla presentabili.
-Bella, Edward…siete svegli? – era solamente Sue per fortuna.
-Si Sue, tra poco scendiamo per la colazione… - rispose lei.
-Tuo padre stamattina non è andato al lavoro, in realtà non ha dormito tutta la notte, vuole parlare con voi due…con Edward precisamente. – mi lasciai andare sul letto, consapevole che questo momento sarebbe arrivato molto presto. Meglio prima che poi.
-D’accordo…scendiamo… - neppure a lei questa situazione piaceva e lo si notava dal tono di voce stizzito con cui aveva risposto. –Mi dispiace Edward, prometto che lo farò ragionare. – scossi la testa prima di rispondergli.
-Capisco perfettamente Bella, devo ascoltarlo e farmi insultare un po’, com’è giusto che sia. Ora…sarà meglio ripulirsi e scendere! – le diedi un bacio dolce sulla guancia e poi cercai nella valigia qualcosa da indossare, prima di entrare in bagno e farmi una doccia veloce. Quando fui pronto l’aspettai in camera da letto, per poi scendere insieme a fare colazione.
Sue era già ai fornelli, mentre preparava qualcosa che aveva un profumo delizioso, Charlie leggeva il giornale a capotavola, con una tazza di caffè tra le mani.
-Buongiorno… - dicemmo io e Bella in sincrono. Sue si girò con un grande sorriso sul volto salutandoci, Charlie fece un solo grugnito. Iniziavamo bene.
-Avete riposato bene?
-Si Sue, grazie…
-Molto bene, grazie… volevo…ringraziarvi anche per avermi ospitato stanotte, senza preavviso. Ho intenzione di cercare un posto per questi giorni, non intendo stare a casa vostra e disturbarvi…
-Senti ragazzo! – sbottò Charlie appallottolando il giornale sul tavolo e facendo schizzare un po’ del caffè fuori dalla tazza. –Prima parliamo meglio è, soprattutto se hai intenzione di restare a Forks per non so quanto tempo! Quindi…rispondi sinceramente e non cercare di fare il furbo con me, chiaro?
-Papà! – si arrabbiò Bella. –Non puoi aggredirlo così, cerca di calmarti! Lui non ti deve nessuna spiegazione.
-Bells, con tutto il dovuto rispetto, sarai anche grande ma abbiamo appurato che le scelte non le sai fare, e ora ti pregerei di fare silenzio e lasciarmi fare il mio interrogatorio in santa pace!
-Charlie, basta! Stai spaventando i ragazzi… - la situazione mi pareva comica, se non fossi stato l’interrogato, mi sarei messo a ridere. Ora non mi pareva il caso ovviamente.
Lui le ignorò e incominciò a farmi le domande che doveva aver pensato tutta la notte.
-Hai chiesto scusa a Bells?
-Si, un’infinità di volte….credo che continuerò a farlo finché non mi sento sicuro che abbia capito che non ho più intenzione di farla soffrire. – dico sinceramente.
-Voglio vedere come guidi, giusto per essere sicuro che non succeda MAI più quel che è accaduto a Londra mesi fa. Non posso permettere che mia figlia sia in pericolo…quando ne avrai qualcuno capirai di cosa sto parlando. – sospirai raccogliendo le idee prima di parlare.
-Signor Swan…ciò che è accaduto mesi fa, l’incidente…mi duole ammetterlo ma sono stato distratto. La pioggia ha fatto perdere l’aderenza alle ruote, per cui i freni non hanno risposto. Non può capire quanto mi senta in colpa e quanto io abbia avuto paura in quel momento…Non sono un cattivo guidatore, solo una persona che ha sbagliato ed ha ammesso i suoi errori. Non ho intenzione di mettere in pericolo la mia vita e soprattutto quella di altre persone ancora una volta. – lo guardai negli occhi, per fargli comprendere il mio senso di colpa e la veridicità delle mie parole.
-Sia chiaro anche a te…se ti permetti ancora una volta di fare del male alla mia Bells, ti cerco, ti trovo e ti faccio pentire di essere al mondo!
-Papà!
-Charlie!
-Donne, silenzio! – il vocione mi fece venire i brividi. –Allora, quanto tempo hai intenzione di restare?
-Ehm…non lo so, devo…devo tornare a Londra per finire gli esami, laurearmi e… non lo so. – non stava andando bene.
-Che intenzioni hai? Te ne vai lasciando di nuovo mia figlia da sola? O peggio…te la porti e l’allontani dalla sua famiglia….ancora una volta?! – di colpo le sue paure mi colpirono e scossi la testa subito. Temeva che portassi via Bella, che l’allontanassi ancora da lui. Non l’avrei mai fatto, mai.
-No Signor Swan. Le mie responsabilità sono solo mie, non porterò via Bella da Forks, non la costringerò a tornare a Londra per me. In realtà è ancora tutto da definire, so per certo che devo finire i miei studi e poi…trovare una soluzione che possa andare bene ad entrambi. Purtroppo però… - non guardavo più lui, ma Bella in quel momento –Dovrò tornare a Londra e allora saremo ancora una volta divisi…Ma non posso fare altrimenti in questo momento.
-E poi? Possibile che non hai idee ragazzo?! – allargai le braccia e scossi la testa.
-Farò qualsiasi cosa per stare con Bella, qualsiasi, anche trasferirmi qui, anche allontanarmi dalla mia famiglia per sempre. – ammisi, perché era quello che sentivo.
-Edward… - mormorò Bella, facendomi voltare verso di lei, era arrossita, ma lo sguardo era tenero e dolce, mentre Sue l’abbracciava per le spalle.
-Allora ragazzo…benvenuto a Forks e benvenuto in famiglia! E’ un piacere averti a casa Edward…ma bada bene di non fare stronzate, questa volta sei finito. Chiaro?!
-Cristallino signor Swan!
-E chiamami Charlie! – disse prima di riprendere a leggere il giornale. Mi voltai verso Bella e mi nacque un sorriso dolce e brillante, copia del suo. Charlie non era più un problema.
-Bene, cosa farete oggi?! – continuai a guardarla, mentre lei si avvicinava e appoggiava la testa sul mio petto e le mie braccia la circondavano teneramente. Dio, quanto l’amavo.
-Gli farò conoscere Leah e Jake, poi gli faccio fare un giro a La Push e domani pomeriggio invece andiamo a trovare Kate a Seattle… - lei aveva già fatto un programma, invece io desideravo stare tutto il tempo da solo con lei, ma non potevo di certo chiudermi in camera e non uscire fino alla mia partenza.
-Oh, un bel programmino! Quando tornerete da Seattle organizziamo una cena tutti insieme, così magari convinciamo Leah almeno a rivolgere il saluto a Seth. – disse Sue.
-Ancora in cattive acque?
-Acque burrascose… - sospirò fuori Charlie.
-James mi ha raccontato un paio di cose… - dissi afferrando la tazza di caffè che mi porgeva Sue.
-Oh…James! Che caro ragazzo! E poi…rende così felice il mio bambino! – sghignazzai pensando a James e al suo ritorno a Londra dopo essere stato qui tre settimane. –Chissà quando verrà a trovarci…
-Oh, prima di quanto pensiate! – mi lasciai sfuggire e i miei occhi si chiusero, sperando che non mi sentissero.
-Che vuoi dire? Cosa sai tu che noi non sappiamo?! – scoperto! Uff, ero proprio un disastro certe volte.
-Voleva fare una sorpresa a Seth, per cui non ditegli nulla. – avevo sei paia d’occhi che mi guardavano e mi sorpresi a vedere quanto fosse importante anche Seth per Charlie, quasi come fosse suo figlio. –Sta pensando di fermarsi qui. Ha visto che ci sono alcuni magazzini a Seattle che potrebbero interessargli per…aprire una filiale dell’impresa di suo padre. Portarla qui richiederebbe tempo, ma vorrebbe dire un investimento importante. Stava già valutando e interessandosi per l’acquisto.
-Davvero?! – se ne uscì fuori Bella ed io annuii solamente in risposta!
-Oh Gesù! Grazie! – Sue si mise a battere le mani e abbracciare Charlie mentre io restavo di sasso per la reazione di quella famiglia. –Scusaci Edward ma…Seth aveva parlato di voler raggiungere James a Londra, definitivamente e io avevo già pensato di dover attraversare mezzo mondo pur di vederlo almeno una volta l’anno. Invece…Oh, che meraviglia! – sentii Bella abbracciarmi e lasciarmi un bacio sulla guancia, sorridendo. Evidentemente l’idea di allontanarsi dalla famiglia non le piaceva neanche un po’, dovevo ricordarmelo!

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