Edward Pov
Non so dopo quanto tempo siamo riusciti a staccarci, ma
ricordo il momento in cui mi ha guardato negli occhi sorridendomi e mi ha teso
la mano silenziosamente. Non ci ho pensato due volte a stringerla forte e
seguirla su per le scale, immaginavo che il giro turistico per la casa sarebbe
avvenuto il giorno seguente, ma poco importava in quel momento. Avevo solo
voglia di stringerla, baciarla, fondermi con lei e amarla profondamente. Raggiunto
il piano di sopra mi guidò nella sua stanza, dove Seth stava raccogliendo
alcune delle sue cose in pile ordinate sul letto.
-Che fai Seth? – chiese lei mentre io mi guardavo
attorno. Era una stanza semplice, colori che infondevano una calma adatta ad un
sonno meraviglioso e tranquillo, una libreria organizzata e ordinata, che
contrastava la scrivania in pieno caos e la sedia piena di vestiti e libri.
-Sto prendendo alcune cose che lascerò in camera di
Claire, così che possa prenderle senza disturbare voi due! – ci fece
l’occhiolino e io ridacchiai mentre Bella arrossì. Quanto mi era mancata,
persino le sue guance rosse e la postura imbarazzata.
-Ci pensi domani, ora è tardi. Prendi un cambio per
domattina, poi vedremo come organizzarci. C’è un mobile in soffitta che non
viene usato, magari possiamo riadattarlo per le tue cose… - propose e capii che
ancora la situazione con Leah non si era sistemata, nonostante tutto il tempo
che avevano lasciato passare. Ormai questa era la sua nuova casa, ed io gli
avevo anche rubato il posto nel letto per tutto il tempo che sarei stato qui.
-Posso dormire io sul divano, in fin dei conti sono
l’ospite e…avrei dovuto pensare ad una soluzione prima di presentarmi qui… -
proposi ma non avevo finito la frase che due paia di occhi mi guardarono
incendiandomi. –Okay, come non detto! – alzai le mani in segno di resa,
sorridendo appena. In realtà lo facevo solo per gentilezza e per giustizia, ma
non avrei insistito per nulla al mondo. Mi mancava il corpo di Bella addosso al
mio durante la notte.
Raccolse qualche vestito, un cuscino e le lenzuola che
aveva appoggiato sul letto insieme al trapuntino e ci augurò la buonanotte.
-Allora, che te ne pare di camera mia? Ora è un po’
disordinata, Seth non è l’emblema dell’ordine, ma….beh, ti piace?!
-Molto, è davvero carina, anche se ammetto che mi ero
affezionato parecchio a quel letto piccolo, piccolo di Londra, in cui dovevamo
stringerci per starci… - mormorai avvicinandomi e prendendola tra le braccia.
Il profumo della sua pelle mi solleticò le narici e mi sentii riempire di gioia
per averla di nuovo racchiusa nel mio abbraccio.
-Credo che manchi un po’ anche a me quel buco di camera!
– ridacchiò piano -Vuoi farti una doccia prima di andare a dormire? Immagino
che dopo il viaggio tu ne senta il bisogno… - annuii e mi indicò il bagno prima
di chiudersi in camera e cambiarsi per la notte. Sotto il getto d’acqua calda
mi lasciai andare ad un sospiro liberatorio.
Ero davvero a Forks, in casa di Isabella, avrei dormito
nel suo stesso letto, l’avrei stretta tra le mie braccia, baciata, accarezzata.
Non vedevo l’ora di fare l’amore con lei, anche se il pensiero dello sceriffo a
poca distanza da noi mi faceva retrocedere di molti passi rispetto alle mie
idee. Eppure mi bastava. Mi bastava essere sotto lo stesso tetto, nella stessa
camera, steso sotto le coperte con lei, poterla stringere, sentire il profumo
della sua pelle, darle la buonanotte e sapere di risvegliarmi accanto a lei.
Una cosa migliore non poteva esserci al momento.
Quando uscii dal bagno e tornai in camera di Bella,
rilassato, pulito e molto stanco, la trovai già sotto le coperte che mi
aspettava, mi aveva lasciato il posto al suo fianco e aveva acceso l’abat-jour
per la notte. I capelli erano sciolti e indossava una maglia a maniche lunghe
grigia, con dei fiori di colore rosa.
-Come ti senti? – mi chiese.
-Molto stanco, ma decisamente rilassato dopo la doccia. –
le sorrisi e mi avvicinai al letto, infilandomi sotto il piumone.
-Hai intenzione di dormire con la t-shirt? – mi guardò
curiosa con il sopracciglio alzato. Annuii solamente guardandola. –Edward, fa
freddo a Forks, sotto il piumone io stessa dormo con i pantaloni lunghi,
leggeri ma lunghi, e sai quanto amo le gambe scoperte. Se vuoi ti presto
qualcosa di Seth! – scoppiai a ridere e scossi la testa.
-Oh no! Ti prego! Già una volta hai tentato di farmi
entrare nella sua tuta con scarsi risultati! Starò bene vedrai! – scosse la
testa ma non disse nulla, avvicinandosi e appoggiando la testa sul mio petto.
Le braccia andarono subito a circondarla e la testa si mosse automaticamente
per lasciarle un bacio tra i capelli. Chiusi gli occhi. Mi sembrava di stare in
paradiso.
-Non ci credo che sei davvero qui… - mormorò piano dopo
alcuni minuti di silenzio. Guardai il soffitto della camera sorridendo appena e
lasciandomi andare nei pensieri, ricordando pochi attimi prima, il momento in
cui aveva aperto la porta.
-Io ci credo, perché la sensazione di averti tra le
braccia è meravigliosa e nessun ricordo potrebbe darmi le stesse emozioni… -
dissi sincero. Si strinse di più a me, facendo aderire tutto il suo corpo sul
mio fianco, intrecciando poi una gamba con le mie e circondandomi la vita con
un braccio.
-Mi sei mancato così tanto…
-Anche tu piccola, non sai quanto… - la sensazione di
beatitudine che provavo mi stava facendo scivolare via, per un sonno che per la
prima volta sarebbe stato davvero ristoratore. –Buonanotte amore… - biascicai
le ultime parole.
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Quando aprii gli occhi trovai tutto buio attorno a me,
sentivo il rumore delle pentole e dei piatti che venivano mossi, ma non vedevo
molto della stanza attorno a me. Cercai di sbatterli più volte per mettere in
chiaro almeno qualche dettaglio, ma l’unica cosa che riuscii a percepire fu un
corpo caldo, appoggiato completamente su di me, quasi fossi io il materasso su
cui riposare. Strinsi le mie braccia attorno a Bella, sorridendo nel ricordare
la sera precedente e le mille emozioni che avevo vissuto. Sentirla qui, tra le
mie braccia, aver dormito con lei e sentire il suo profumo appena sveglio,
erano sensazioni che mi erano mancate infinitamente.
-Non voglio più lasciarti… - mormorai a bassissima voce,
nel buio di quella stanza, mentre ancora lei stava dormendo e non poteva più
sentirmi. Una promessa che facevo a me stesso, che avrei mantenuto perché non
riuscivo a starle distante.
Siccome però il mio mondo non è la fantasia, ma l’amara
realtà, come una pioggia a ciel sereno mi giunsero le immagini del mio
appartamento di Londra e della mia famiglia. Già, io promettevo a me stesso che
non l’avrei più lasciata, la realtà è che sarei dovuto tornare a Londra, dopo
questa breve vacanza. Dovevo finire gli studi assolutamente, e l’idea di
allontanarmi da Rose e dai miei genitori non mi allettava molto al momento, ero
già stato isolato per molto tempo e non era giusto, non era affatto giusto
andarmene. Non so perché i pensieri negativi arrivarono in quel preciso
istante, quando sarei dovuto essere allegro, felice, spensierato e immensamente
positivo, per essere nello stesso letto, con la donna che amo, dopo mesi di
lontananza. Sospirai piano, cercando di visualizzare nella mia mente l’immagine
e le sensazioni di quando ieri sera mi ha aperto la porta, nella sua tuta
pesante, con i capelli raccolti nel solito modo sulla testa, lasciandone cadere
qualche ciuffo, i suoi occhioni grandi quando mi ha visto. In quel momento ho
dovuto stringere i pugni nelle tasche e violentarmi mentalmente per non correre
ad abbracciarla, baciarla e baciarla ancora, ancora e ancora.
Alla fine è quello che vorrei fare ora, se solo si
svegliasse.
Le accarezzo dolcemente la schiena, arrivando fino alla
curva del sedere e risalendo, lentamente, con grazia e semplicità, senza
metterci malizia, desiderio, anche se sono ben presenti in me, e i boxer
cominciano a diventare un po’ scomodi. Cerco di pensare ad altro, non voglio di
certo saltarle addosso con la sua famiglia dietro quella porta, soprattutto
dopo tutto quello che le ho fatto. Già suo padre non mi tollera.
E questo è un enorme problema.
Non essere accettato da Charlie potrebbe portarmi
infiniti problemi in futuro e la cosa non mi piace, anche perché ho capito, ho
chiesto scusa e non ho intenzione di ferirla più, in nessun modo. Dovrò parlare
con suo padre, sapere davvero cosa ne pensa di noi, di me soprattutto, e cercare
in qualche modo di fargli cambiare idea se ha una considerazione più che
negativa di me.
I pensieri vengono interrotti quando lei comincia a
muoversi lentamente sul mi corpo, mugolando qualcosa di incomprensibile o
solamente facendo dei versetti come i bambini piccoli. Riconosco il momento del
risveglio, l’ho vissuto poche volte rispetto a quante ne avrei voluto, ma ogni
istante passato con lei lo ricordo alla perfezione, e questi sono i momenti che
preferisco. Lei che apre gli occhi assonnati, con i capelli tutti scombinati,
le guance segnate dalle pieghe della fodera del cuscino, il suo stiracchiarsi e
il suo…
-Buongiorno amore… - questo non lo ricordavo così, ma
decisamente è mille volte meglio.
-Buongiorno a te piccola… - mi avvicino per baciarla, già
non riuscendo più a resistere ma lei mi ferma, con due dita sulle labbra.
-Non ho lavato i denti… - alzo le sopracciglia per farle
capire che deve continuare la frase perché ci deve essere un motivo ben più
importante di questo per fermare la mia avanzata. Ma lei non continua e mi
guarda con lo stesso sguardo di prima. Scuoto la testa sorridendo e infilando
una mano tra i suoi capelli spingo il suo viso sul mio, appoggiando le mie
labbra alle sue. Sono morbide, sanno di lei e nessun altro sapore potrebbe essere
più buono. Si tira più su, avvicinandosi e permettendomi di stare steso, quello
che non mi aspetto è che salga a cavalcioni sul mio bacino. La posizione mi fa
sussultare e mi procura brividi che non ricordavo di poter provare, le nostre
bocche sono impegnate in una lotta, lei vuole impadronirsi della mia lingua io
della sua; so già che nessuno dei due vincerà, perché in realtà hanno già vinto
tempo fa: io sono completamente suo…. E spero che lei sia completamente mia. Le
sue dita si intrufolano tra i miei capelli, tirando, giocando, graffiando e
mandandomi sull’orlo tra ragione e follia.
Devo fermarmi.
So che devo farlo.
Eppure le mie mani vanno per conto loro, impossibili da
fermare: una sale sotto la sua maglietta, accarezza la schiena nuda e si bea
dei brividi che le mie dita le procurano; l’altra si ferma sulla rotondità del
suo sedere, accarezzandolo, palpandolo, spingendo il suo bacino sul mio
imitando un gesto più intimo senza vestiti, che manca ad entrambi e che
desideriamo ardentemente.
I mugolii che escono dalla sua bocca, ancora impegnata
nella lotta di potere con la mia, mi fanno capire che non sto sbagliando, che
la voglia c’è anche in lei, prepotente.
Tenendola ferma in questo modo mi volto, invertendo le
posizioni e affondando la mia bocca sul suo collo. Lo bacio, lo mordo, lo
lecco. Spero di non lasciarle dei segni, spero che se le lascio dei segni non
si arrabbi.
Le mie mani sono ferme negli stessi punti di prima, il
mio bacino spinge e dondola, si muove su e giù mentre le nostre intimità sono a
contatto, separate solo dai rispettivi pigiami e biancheria intima. Ma sono
l’unica barriera che ci permette di non perderci definitivamente, in questa
situazione. Sento il calore che sprigiona, immagino quanto sia bagnata e la
voglia di immergermi, di sentire i suoi umori sulle dita, di avere il suo
sapore nella bocca, mi fa diventare un pazzo.
-Edward… - sussurra tra un gemito e l’altro. –Ti prego… -
forse non posso perdermi in lei completamente, ma posso prendermi cura dei suoi
bisogni, posso fare qualcosa per lei, per il suo piacere. E questa idea mi
piace molto, moltissimo.
Senza smettere di mordicchiarle il collo, il lobo
dell’orecchio, senza smettere di tenermi al suo fianco, con un braccio sotto la
sua schiena, mi sposto di lato appena un po’, la sua gamba è tra le mie, la mia
tra le sue. La perdita di calore sulla mia asta mi fa rabbrividire, ed anche se
avrei voglia di spogliarla, morderla, leccarla, spingere in lei fino a sentirmi
in paradiso…sposto solo la mano che tenevo sul sedere. Mi faccio guidare da
lei, dal suo ansimare, dai suoi gemiti e faccio passare le mie dita al di sotto
del suo intimo. Il calore che sprigiona è infinito, e posso sentire sul dorso
della mia mano quanto il giochetto di prima le sia piaciuto, dato che le sue
mutandine sono uno straccio bagnato.
Le accarezzo dolcemente l’apertura, bagnandomi le dita
dei suoi umori e sentendomi ancora più eccitato di prima. Dio, così non ne esco
più…devo fare qualcosa per calmarmi, per cercare di pensare ad altro e non
farmi prendere dal momento. Devo essere lucido e razionale.
Salgo con le dita su quel bottoncino, e appena lo
accarezzo getta la testa indietro aprendo la bocca in una espressione di pura
estasi e piegando le ginocchia in su. Il movimento mi spaventa, pensando che
possa colpirmi, in realtà riesce ad evitarmi, anche se ora la sua coscia tocca
i miei testicoli sensibili e mi deconcentra da quello che sto facendo.
Mi muovo con il medio e l’indice in circolo su quel punto
ipersensibile per lei e i suoi gemiti rochi, gli occhi chiusi e le dita che si
stringono tra i miei capelli mi fanno perdere la lotta con la ragione. Inizio a
muovere il bacino sulla sua coscia, sfregando la mia intimità e cercando un po’
di sollievo. Non so come faccia a ragionare ora, ma in quel momento capisce che
anch’io sono quasi al limite, che basterebbe un suo sussurro per mandarmi in
paradiso e fa sparire una mano dentro ai miei boxer, abbassando la coscia e
permettendo alle sue dita di stringersi attorno al mio membro. Sussulto e gemo
sul suo collo, i brividi sono tornati a trovarmi lungo tutta la schiena, fino
alle punte dei piedi.
-Cristo Bella! – soffio, incapace di trattenermi. I
movimenti della sua mano sono a ritmo con quelli delle mie dita e non ho più un
briciolo di lucidità in corpo. Sento il suo bacino venire incontro alle mie
dita, muoversi in sincrono e perdere il ritmo più volte, è un movimento quasi
disperato, come se cercasse di più e allora faccio più pressione con le dita e
la risposta è la sua mano che si stringe un po’ di più su di me e si muove più
veloce. Non so se da fuori si sentono i nostri gemiti, i sospiri, le parole
sussurrate senza senso, sporche, le parolacce che sono sicuro di pensare ma che
non so se escono fuori, dato che non ho più filtri. So solo che ad un certo
punto mi trovo ad ansimare violentemente mentre infilo due dita dentro di lei e
le sue pareti mi accolgono stringendosi attorno, strizzandomi, bagnandomi
ancora di più. E sento i brividi del suo orgasmo scuoterla e scuotermi perché
la sua mano stringe più forte, senza farmi male e con degli ultimi movimenti
decisi vengo nei boxer, sfinito e contento.
Le crollo addosso, incapacitato a restare in equilibrio
sostenendo il peso del mio corpo, eppure lei non si lamenta, continua ad
accarezzarmi con una mano, l’altra è ancora dentro ai boxer, come le mie dita
sono ancora dentro di lei. Muoversi da questa posizione intrecciata sembra
impossibile, e la voglia, almeno da parte mia, di provare a districarsi manca
del tutto.
-Forse dovremmo darci una ripulita e scendere per la
colazione, prima che vengano a verificare che siamo ancora vivi e vegeti e non
ci siamo scannati… - mi scappa una risatina stupida e sfilo le dita da dentro
di lei, guadagnandomi un mugolio strano, che mi fa sussultare. Ho ancora voglia
di lei.
-Si, credo tu abbia ragione…e poi ho bisogno di parlare
con te, di stare con te, di terminare il discorso che non abbiamo finito ieri…
- dissi cercando di sistemarmi un po’, giusto per camminare in corridoio senza
far notare cosa pochi attimi prima era successo in quella camera.
-Non abbiamo più nulla da dire Edward. Non voglio tornare
sulle questioni passate, non voglio neanche affrontare l’analisi per filo e per
segno di ciò che è successo. Credo che ognuno di noi abbia pensato a lungo,
molto a lungo, su ciò che è successo e non serve tornare a farci del male
rivangando quei momenti… - stavo per risponderle ma il lieve bussare alla porta
ci spaventò per un secondo. Non eravamo per nulla presentabili.
-Bella, Edward…siete svegli? – era solamente Sue per
fortuna.
-Si Sue, tra poco scendiamo per la colazione… - rispose
lei.
-Tuo padre stamattina non è andato al lavoro, in realtà
non ha dormito tutta la notte, vuole parlare con voi due…con Edward
precisamente. – mi lasciai andare sul letto, consapevole che questo momento
sarebbe arrivato molto presto. Meglio prima che poi.
-D’accordo…scendiamo… - neppure a lei questa situazione
piaceva e lo si notava dal tono di voce stizzito con cui aveva risposto. –Mi
dispiace Edward, prometto che lo farò ragionare. – scossi la testa prima di
rispondergli.
-Capisco perfettamente Bella, devo ascoltarlo e farmi
insultare un po’, com’è giusto che sia. Ora…sarà meglio ripulirsi e scendere! –
le diedi un bacio dolce sulla guancia e poi cercai nella valigia qualcosa da
indossare, prima di entrare in bagno e farmi una doccia veloce. Quando fui
pronto l’aspettai in camera da letto, per poi scendere insieme a fare
colazione.
Sue era già ai fornelli, mentre preparava qualcosa che
aveva un profumo delizioso, Charlie leggeva il giornale a capotavola, con una
tazza di caffè tra le mani.
-Buongiorno… - dicemmo io e Bella in sincrono. Sue si
girò con un grande sorriso sul volto salutandoci, Charlie fece un solo
grugnito. Iniziavamo bene.
-Avete riposato bene?
-Si Sue, grazie…
-Molto bene, grazie… volevo…ringraziarvi anche per avermi
ospitato stanotte, senza preavviso. Ho intenzione di cercare un posto per
questi giorni, non intendo stare a casa vostra e disturbarvi…
-Senti ragazzo! – sbottò Charlie appallottolando il
giornale sul tavolo e facendo schizzare un po’ del caffè fuori dalla tazza. –Prima
parliamo meglio è, soprattutto se hai intenzione di restare a Forks per non so
quanto tempo! Quindi…rispondi sinceramente e non cercare di fare il furbo con
me, chiaro?
-Papà! – si arrabbiò Bella. –Non puoi aggredirlo così,
cerca di calmarti! Lui non ti deve nessuna spiegazione.
-Bells, con tutto il dovuto rispetto, sarai anche grande
ma abbiamo appurato che le scelte non le sai fare, e ora ti pregerei di fare
silenzio e lasciarmi fare il mio interrogatorio in santa pace!
-Charlie, basta! Stai spaventando i ragazzi… - la
situazione mi pareva comica, se non fossi stato l’interrogato, mi sarei messo a
ridere. Ora non mi pareva il caso ovviamente.
Lui le ignorò e incominciò a farmi le domande che doveva
aver pensato tutta la notte.
-Hai chiesto scusa a Bells?
-Si, un’infinità di volte….credo che continuerò a farlo
finché non mi sento sicuro che abbia capito che non ho più intenzione di farla
soffrire. – dico sinceramente.
-Voglio vedere come guidi, giusto per essere sicuro che
non succeda MAI più quel che è accaduto a Londra mesi fa. Non posso permettere
che mia figlia sia in pericolo…quando ne avrai qualcuno capirai di cosa sto
parlando. – sospirai raccogliendo le idee prima di parlare.
-Signor Swan…ciò che è accaduto mesi fa, l’incidente…mi
duole ammetterlo ma sono stato distratto. La pioggia ha fatto perdere
l’aderenza alle ruote, per cui i freni non hanno risposto. Non può capire
quanto mi senta in colpa e quanto io abbia avuto paura in quel momento…Non sono
un cattivo guidatore, solo una persona che ha sbagliato ed ha ammesso i suoi
errori. Non ho intenzione di mettere in pericolo la mia vita e soprattutto
quella di altre persone ancora una volta. – lo guardai negli occhi, per fargli
comprendere il mio senso di colpa e la veridicità delle mie parole.
-Sia chiaro anche a te…se ti permetti ancora una volta di
fare del male alla mia Bells, ti cerco, ti trovo e ti faccio pentire di essere
al mondo!
-Papà!
-Charlie!
-Donne, silenzio! – il vocione mi fece venire i brividi.
–Allora, quanto tempo hai intenzione di restare?
-Ehm…non lo so, devo…devo tornare a Londra per finire gli
esami, laurearmi e… non lo so. – non stava andando bene.
-Che intenzioni hai? Te ne vai lasciando di nuovo mia
figlia da sola? O peggio…te la porti e l’allontani dalla sua famiglia….ancora
una volta?! – di colpo le sue paure mi colpirono e scossi la testa subito.
Temeva che portassi via Bella, che l’allontanassi ancora da lui. Non l’avrei
mai fatto, mai.
-No Signor Swan. Le mie responsabilità sono solo mie, non
porterò via Bella da Forks, non la costringerò a tornare a Londra per me. In
realtà è ancora tutto da definire, so per certo che devo finire i miei studi e
poi…trovare una soluzione che possa andare bene ad entrambi. Purtroppo però… -
non guardavo più lui, ma Bella in quel momento –Dovrò tornare a Londra e allora
saremo ancora una volta divisi…Ma non posso fare altrimenti in questo momento.
-E poi? Possibile che non hai idee ragazzo?! – allargai
le braccia e scossi la testa.
-Farò qualsiasi cosa per stare con Bella, qualsiasi,
anche trasferirmi qui, anche allontanarmi dalla mia famiglia per sempre. –
ammisi, perché era quello che sentivo.
-Edward… - mormorò Bella, facendomi voltare verso di lei,
era arrossita, ma lo sguardo era tenero e dolce, mentre Sue l’abbracciava per
le spalle.
-Allora ragazzo…benvenuto a Forks e benvenuto in
famiglia! E’ un piacere averti a casa Edward…ma bada bene di non fare
stronzate, questa volta sei finito. Chiaro?!
-Cristallino signor Swan!
-E chiamami Charlie! – disse prima di riprendere a
leggere il giornale. Mi voltai verso Bella e mi nacque un sorriso dolce e
brillante, copia del suo. Charlie non era più un problema.
-Bene, cosa farete oggi?! – continuai a guardarla, mentre
lei si avvicinava e appoggiava la testa sul mio petto e le mie braccia la
circondavano teneramente. Dio, quanto l’amavo.
-Gli farò conoscere Leah e Jake, poi gli faccio fare un
giro a La Push e domani pomeriggio invece andiamo a trovare Kate a Seattle… -
lei aveva già fatto un programma, invece io desideravo stare tutto il tempo da
solo con lei, ma non potevo di certo chiudermi in camera e non uscire fino alla
mia partenza.
-Oh, un bel programmino! Quando tornerete da Seattle
organizziamo una cena tutti insieme, così magari convinciamo Leah almeno a
rivolgere il saluto a Seth. – disse Sue.
-Ancora in cattive acque?
-Acque burrascose… - sospirò fuori Charlie.
-James mi ha raccontato un paio di cose… - dissi
afferrando la tazza di caffè che mi porgeva Sue.
-Oh…James! Che caro ragazzo! E poi…rende così felice il
mio bambino! – sghignazzai pensando a James e al suo ritorno a Londra dopo essere
stato qui tre settimane. –Chissà quando verrà a trovarci…
-Oh, prima di quanto pensiate! – mi lasciai sfuggire e i
miei occhi si chiusero, sperando che non mi sentissero.
-Che vuoi dire? Cosa sai tu che noi non sappiamo?! –
scoperto! Uff, ero proprio un disastro certe volte.
-Voleva fare una sorpresa a Seth, per cui non ditegli
nulla. – avevo sei paia d’occhi che mi guardavano e mi sorpresi a vedere quanto
fosse importante anche Seth per Charlie, quasi come fosse suo figlio. –Sta
pensando di fermarsi qui. Ha visto che ci sono alcuni magazzini a Seattle che
potrebbero interessargli per…aprire una filiale dell’impresa di suo padre.
Portarla qui richiederebbe tempo, ma vorrebbe dire un investimento importante. Stava
già valutando e interessandosi per l’acquisto.
-Davvero?! – se ne uscì fuori Bella ed io annuii
solamente in risposta!
-Oh Gesù! Grazie! – Sue si mise a battere le mani e
abbracciare Charlie mentre io restavo di sasso per la reazione di quella
famiglia. –Scusaci Edward ma…Seth aveva parlato di voler raggiungere James a
Londra, definitivamente e io avevo già pensato di dover attraversare mezzo
mondo pur di vederlo almeno una volta l’anno. Invece…Oh, che meraviglia! –
sentii Bella abbracciarmi e lasciarmi un bacio sulla guancia, sorridendo. Evidentemente
l’idea di allontanarsi dalla famiglia non le piaceva neanche un po’, dovevo
ricordarmelo!
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