Bella Pov.
-E così hai preso armi e bagagli e sei andata a Seattle
dalla tua vecchia compagna di college?! – sembrava stupito di tutto il mio
dettagliato racconto. Prima gli avevo detto il riassunto, con tanto di commenti
personali, ora invece mi ero ripromessa di spiegargli per filo e per segno
quello che era accaduto con mio padre e con Jake. Annuii alla sua domanda e
continuai a tirare fuori gli abiti dalla valigia gigante, sembrava non
finissero più. –Non è stata una mossa intelligente allontanarsi! – disse il suo
parere a voce bassa, sistemandosi meglio sul letto. Il suo aiuto consisteva in
questo, guardarmi mentre io lavoravo! Beh, in realtà non potevo nemmeno
lamentarmi tanto, era imbarazzante che Edward tirasse fuori gli abiti dalla mia
valigia, l’intimo, e tutto il resto, per cui preferivo che mi guardasse e non
toccasse! Ero contenta comunque, almeno era con me e non a casa con Emmett a
fare chissà quale opera di rilassamento, alquanto inutile, in vista della gara.
-Tu dici? Secondo me no invece…Tu associ il mio
allontanarmi da Forks a quello che è successo con te. Magari non sarà stato
intelligente partire da Londra e lasciare le cose in sospeso con te, discutendo
anche la sera prima della partenza… - dissi ammettendolo –Ma andare da Kate è
stata la scelta migliore! Assolutamente! Avevo bisogno di riflettere e mettere
ordine nella mia testa, ma soprattutto di vedere con gli occhi di un esterno
tutta la situazione. Mio padre era arrabbiato con me per i tatuaggi e lo
capivo, solo che non riuscivo a comprendere il motivo per cui si accaniva
così..infondo ero sempre la solita Bells…Kate in questo è sempre stata brava,
al di fuori dei suoi studi e del suo lavoro, con me è sempre riuscita a trovare
il bandolo della matassa, a sgroppare i miei nodi e a vedere razionalmente i
problemi….trovando una soluzione insieme a me. La sua opinione, la sua visione
delle cose mi è sempre stata utile, più di qualunque altra cosa in quei
momenti. - mormorai, infilando le maglie pulite all’interno dell’armadio,
controllando che non avessero bisogno di una stirata.
-E poi che è successo?! – risposi alla sua domanda
raccontando del “dopo Kate”, il mio ritorno a Forks, il giorno di Natale e il
chiarimento con Jake, i timori di mio padre e Sue per il fatto che me ne stavo
rinchiusa in camera quando in realtà era per parlare con Edward. Mi sentii così
libera che non mi accorsi neppure di aver messo in mezzo commenti sulle mie
emozioni “mi sentivo così…” oppure “avevo pensato che…” e tante altre cose che
con gli altri non ho mai fatto. Sono stata una persona chiusa per il maggior
numero dei miei anni e soprattutto, riuscivo ad essere solo me stessa con le
persone con cui ho condiviso i miei anni di bambina e quelli di adolescente.
Era come se gli altri non potessero capire. Ma Edward era diverso, dovevo
saperlo.
-E così alla fine..eccomi qui! – cambiai discorso. -Papà
non l’ha presa benissimo questa partenza rapida e precoce, credo che grazie a
Sue però, abbia capito... – sorrisi, avevo quasi terminato di svuotare la
valigia nel frattempo.
-E la vicenda di Seth in tutto questo dove si colloca? –
sospirai e mi rigirai tra le mani un vecchio cardigan che amavo particolarmente
color bronzo, indecisa se raccontargli tutto o meno. Poi mi convinsi.
-La sera di Natale siamo stati risucchiati dal calore dei
ricordi e abbiamo fatto un focolare, ci siamo seduti attorno e abbiamo parlato.
Abbiamo parlato del ragazzo di Leah che si è comportato da animale, tradendola
più e più volte, poi abbiamo parlato di Jake e Maggie, e così siamo venuti a
conoscenza di tutta la storia, abbiamo anche chiacchierato della gravidanza di
Sue. Quando tutti gli aggiornamenti finirono iniziammo a ricordare i vecchi
tempi, quando tutti e quattro combinavamo disastri e venivamo puniti dai nostri
genitori, ma continuavamo a fare di testa nostra perché era come un’avventura
nuova, elettrizzante e divertente. Abbiamo riso, tanto, trasportando con noi
una povera Maggie piegata dalle risate e con le lacrime agli occhi. E’ stato
divertente…e poi... – sbuffai lanciando uno spazzolino di scorta nella valigia,
lo lasciavo sempre lì per precauzione. –Seth arriva con questa notizia e ci
lascia di sasso. Cioè, non che io abbia problemi ma…non sospettavamo nulla,
ecco tutto! Leah comprensibilmente si è ubriacata per dimenticare, solo che non
ha dimenticato e da quel giorno ha ignorato il fratello. Lui si è abbattuto, è
venuto a dormire a casa nostra, con me...perchè non volevamo che stesse sul
divano e io gli ho proposto di partire con me, di cambiare aria! Insomma, è
assurdo! E’ sua sorella e da una parte avrebbe voluto che suo fratello si
confessasse prima, o che lo facesse in modo diverso o che so io! Non lo so. So
che però ha sbagliato tutto Leah! E’ suo fratello, che gli piacciano gli uomini
o le donne, sempre suo fratello rimane. Quello con cui ha condiviso le
bambinate, le cazzate, le delusioni d’amore, la felicità del diploma, il lavoro
nuovo…Suo fratello con cui ha condiviso il dolore per la perdita del padre. Lo
stesso ragazzo che le ha tenuto la testa ogni volta che vomitava per una
sbronza, che ha preso a pugni il suo ex perché l’ha fatta soffrire. Lo stesso
ragazzo con cui divideva l’appartamento. Suo fratello condivide il suo stesso
DNA, non può decidere di odiarlo, di tagliarlo fuori dalla sua vita. Non può.
Non ho potuto farlo io, avevo il cuore completamente gonfio di orgoglio per il
suo coraggio, confusa sì, ma estremamente felice per lui. Non oso immaginare
quanto sia stato difficile dichiararsi a noi, quanto sia stato difficile
superare da solo tutti gli ostacoli, non dire nulla a nessuno, comprendere di
avere gusti diversi e non potersi creare la vita che voleva solo perché vive in
un paese pieno di bigotti e pregiudizi. Lui non è mio fratello veramente, ma è
come se lo fosse, e sono sicura al cento per cento che non potrei mai tagliarlo
fuori dalla mia vita per un motivo così…futile. Invece Leah sembra farcela, non
sapendo che un domani se ne pentirà con tutta sé stessa...
-Insegni anche a lui come scappare alle difficoltà? – mi chiede
dopo un attimo di silenzio, con tono serio ma tranquillo ed un sopracciglio
alzato.
-Edward, io non scappo di fronte alle difficoltà…sono qui,
no?! Un conto è allontanarsi per riflettere e poi tornare, un conto è scappare
e non affrontare l’argomento. Sono qui e quando sono stata pronta ho affrontato
quello che c’era da affrontare…Non puoi pretendere che dopo tutto quello che ho
passato sia serena nell’affrontare qualcosa che pare essere più grande di me! –
ero un po’ ferita che pensasse quello di me, però vista dal suo punto di
vista…poteva sembrare davvero una fuga la mia.
-Sei qui ma ti sei allontanata, sei partita in quarta
dicendomi che non ce la facevi, che eravamo andati troppo avanti...sei scappata
Bella.. – mi disse alzando le spalle, come per sottolineare l’ovvio. Non era
arrabbiato, forse sembrava un po’ ferito, ma parlava tranquillamente, era come
se volesse spiegarmi, farmi capire il suo punto di vista. Quello che non sapeva
è che io lo comprendevo già benissimo, da sola nei primi tempi mi sono data
della “fuggiasca” per non essere stata in grado di affrontare a testa alta la
situazione ed aver voltato le spalle, salendo su un aereo e volando più lontano
possibile.
-Edward…tu, proprio tu, meglio di chiunque altro dovresti
capire come mi sento. E’ normale che mi sia allontanata… – cercai di fargli
capire avvicinandomi al letto e sededomi, proprio di fianco a lui.
-Si lo capisco ma… - di nuovo un’alzata di spalle. Iniziavo
ad odiare quel gesto.
-Sei ferito, lo capisco benissimo.. – ammisi, mentre lui
abbassava lo sguardo. –Mi farò perdonare, giuro! Non voglio rovinare nulla e
desidero che tu capisca che per me..non è un gioco o una cosa senza importanza.
E’ un’opportunità che do a te, è vero, ma principalmente a me stessa. Dare
fiducia, lasciarsi andare, non pensare…non sono cose che si addicono alla “me”
degli ultimi anni...ma voglio esserlo…voglio cambiare e sto già facendo i primi
passi…- dissi sincera, come mai prima nella mia vita.
-L’ho visto.. – sorrise debolmente, passandosi una mano
tra i capelli. –E anch’io…ho fatto opera di convincimento interno…per…fidarmi
di te…
-Dici sul serio? – schioccai la lingua sul palato, volevo
scherzare un pochino, tornare un po’ su toni sereni. –Perché ieri non mi
sembravi dello stesso avviso! – avevo deciso di non soffermarmi troppo a
pensare, ma la sua gelosia di ieri, perché era di quella che si trattava, mi
aveva dato modo di rendermi conto di come le cose stavano evolvendo già
velocemente. E non dovevo pensare, quindi era l’istinto a guidarmi, quindi non
pensavo neppure prima di aprire bocca. Ops.
-Bella! – suonò disperato, lanciandosi indietro con il
corpo, disteso sul letto. –Prova a capirmi! Mi hai detto che stavi tornando a
Londra, ho organizzato ogni cosa per stare con te, nell’arco di una giornata mi
sono informato, sul volo che avrei dovuto attendere. Ero su di giri, per
convincere Emmett a lasciarmi stare per una, e dico una, giornata ci ho messo
tantissimo tempo, ma me ne sono fregato perché ero…elettrizzato di vederti.
Volevo disperatamente abbracciarti, baciarti, dirti che mi sei mancata e che
questa era una sorpresa meravigliosa…E poi arrivi e sei abbracciata ad un
morettino con la pelle abbronzata, muscoloso e sorridente…e sorridi, sei felice…e
quando mi vedi…aarrg! Lascia stare! – si sfregò gli occhi con la mano mentre io
accarezzavo la sua gamba.
-No dai…dimmi… - cercai di esortarlo, mi ero lasciata
andare a confessioni ben peggiori della sua, quindi avevo tutto il diritto di
sapere.
-Dio volevo solo baciarti. Non pensavo ad altro. Da
quando mi hai detto “torno a Londra” ho vissuto milioni di scenette nella mia
mente in cui ti prendevo di peso e ti schiantavo le mie labbra addosso e tu
arrivi con “coso” e mi dici che dormirete assieme…Come faccio a non essere
geloso? Per quanta fiducia posso darti…ed è tanta in questo momento per me,
credimi…come faccio a non pensare male a primo impatto?! – già, come faceva?
Infondo aveva ragione, non potevo dargli nessun torto. Finchè non gli ho
spiegato la situazione, la sua visione del mio arrivo a Londra era molto
fraintendibile, ma ora…doveva fidarsi.
-Desideravo anch’io baciarti, per colpa di Seth però mi
sono trattenuta… – un lamentò uscì dalle sue labbra.
-Ecco vedi?! – mi tirai più su nel letto e avvicinai le
labbra alle sue soffiandoci su mentre parlavo.
-Tu fidati di me...non arrabbiarti, non saltare a
conclusioni affrettate..parliamone prima e…continua a fidarti di me… -
sussurrai prima di appoggiare le mie labbra alle sue e lasciarmi andare ad un
bacio dolce e tenero.
Restammo un altro po’ solo a baciarci, senza mai
oltrepassare i limiti autoimposti, fino a quando non sentimmo le chiavi nella
toppa.
-Devo andare… – sussurrò accarezzandomi la guancia con
una mano e lasciando deboli baci sulla fronte. –Emmett avrà già chiamato la
polizia, la Cia, i servizi segreti e quanto basta… - ridacchiai ma mi fermai di
colpo quando sentii un vocione irrompere nella stanza.
-Oh puoi giurarci che l’avrei fatto! Disgraziato di un
cognato! Decisamente non sono mai abbastanza le grane in cui ti infili! – aveva
aperto la porta di camera mia senza neppure chiedere permesso e si era
posizionato alla fine del letto con le braccia incrociate.
-Emm...lasciami respirare! – mi voltai a guardare il
volto stanco di Edward e sospirai cercando di non farmi sentire.
-Lasciarti respirare?! Edward domattina la sveglia suona
alle cinque e tu sei ancora qui ad amoreggiare, quando dovresti essere a casa,
aver fatto una doccia e cenato di già! A proposito…Bentornata Bella! – mi alzai
dal letto aiutando il pugile a seguirmi, anche se di controvoglia.
-Grazie Emm…chi ti ha fatto entrare? – chiedo cercando di
non farmi saltare i nervi per la sua interruzione burrascosa e maleducata.
-Angela e il tuo fratellastro...stanno preparando la cena
ora! Comunque fattelo dire Edward, sei un cliente del cazzo! Sparisci per ore
senza lasciare detto nulla e ci fai spaventare a morte! – mi voltai verso di
lui, che aveva abbassato la testa sulle sue scarpe e aveva preso a passare una
mano tra i capelli, imbarazzato. –Ora tu vieni a casa con me, chiaro?! –
sembrava che lo trattasse come un bambino e sinceramente, neppure a me piaceva
più questa situazione. Sbuffai e dopo aver osservato bene l’espressione
affranta e frustrata di Edward presi in mano la situazione.
-Senti Emmett, ti assicuro che farò salire in macchina
Edward tra venti minuti, dopo averlo sfamato…ti fidi di me?
-NO! – sbottò e ricevette un pugno sulla spalla da
Edward. –Bella, magari mi fido anche di te…ma di lui proprio no. Viene a casa
con me, ed è una grazia che gli faccio guidare la macchina. Scommetto che non
ti ha detto nulla sulla gara di domani vero?! – scossi la testa e guardai
Edward. –Come immaginavo! – sbuffò incrociando le braccia. –Il signorino qui
non può stare tranquillo perché l’ultima volta è passato per un soffio e con
quella mano malandata difficilmente riuscirà a fare a pugni degnamente! Per non
parlare del fatto che gli dovremo guardare le spalle dieci volte di più per
colpa di quei tizi… - le sue parole mi fecero rabbrividire e un moto di paura
mi fece avvicinare di più a Edward, che prese subito ad abbracciarmi, stretta.
-Emmett! Quando imparerai a tenerti la linguaccia fra i
denti? Questo non era necessario! – sbottò accarezzandomi il braccio con la
mano e infondendomi un po’ di tranquillità. Anche se la rivelazione di Emmett
mi aveva lasciata completamente stordita. Mi accoccolai più stretta a Edward,
che comunque non aveva intenzione di lasciarmi andare e alzai lo sguardo su
Emmett.
-Lo rimando a casa tra venti minuti… - dissi più decisa,
ora più che mai desideravo avere un po’ di tempo con lui. L’allenatore sbuffò e
alzò la mano in segno di saluto, mentre Edward affondava la testa tra i miei
capelli, esalando il mio profumo rumorosamente. Quando sentimmo il suono della
porta d’ingresso che si chiudeva sospirai come se mi fossi appena buttata sul
divano dopo ore di lavoro.
-Scusa, non pensavo che Emmett sarebbe venuto fin qui,
sospettavo una sua decina di chiamate.. – affondai il volto sul suo petto, in
un gesto che era completo abbandono per me. Mi teneva stretta, le sue mani mi
accarezzano la schiena, e il viso tra i miei capelli. Era il paradiso.
-Non ti preoccupare, mangia qualcosa prima di andare via
però…o davvero mi squarta viva la prossima volta! – sghignazzammo andando in
cucina, dove Angela e Seth si stavano deliziando ai fornelli. –Che c’è di
pronto? Il principino deve andare a casa in fretta! – mi sporsi oltre le loro
spalle per guardare e vidi dei sandwich! Li agguantai e glieli passai con una
bottiglia d’acqua.
-Ehi..quelli erano per noi! – scrollai le spalle. Mentre
Edward mangiava ascoltai Seth raccontarmi dei posti che aveva visto con Angela
e sorrisi, pensando a quanto amasse già questa città dopo solo una giornata!
All’improvviso mi venne un’idea magnifica.
-Edward, pensi che potremmo tornare da James una di
queste sere? Vorrei fargli vedere il posto a Seth… - non ero stata del tutto sincera,
ma non volevo dirgli ora che le mie motivazioni erano anche altre. L’avrei
fatto, a tempo debito. Mi squadrò masticando, poi i suoi occhi brillarono e
senza aggiungere altro annuii felice. Non capivo il motivo. –Ora penso sia il
caso che tu vada, o Emmett tornerà e mi picchierà senza guantoni! – provai a
scherzare e tutti tranne Edward ridacchiarono.
-Ehi amico, che si dice in questi casi?! – provò Seth,
sapendo che domani il principino avrebbe avuto la gara. Edward scrollò le
spalle e sembrava anche imbarazzato.
-Credo che in bocca al lupo vada bene! – sorrisi a Seth e
lui pensò bene di alzare i pollici verso di lui e fargli l’occhiolino, facendo
ridere tutti! Presi il giaccone dall’entrata e anche le chiavi. –Che fai?
-Ti accompagno di sotto, mi assicuro che intorno non ci
sia nessuno, ti lascio salire in auto e poi chiamo Emmett avvisandolo che il
cane sta tornando a cuccia! – l’ultima parte della frase la lasciai volutamente
ironica ed Edward si avvicinò a lasciarmi un bacio sulla guancia.
-Non è sempre così irritante, le altre volte se ne
fregava di come passavo le giornate che precedevano la gara, ma questa
volta…Forse ha ragione e forse no. Ma volevo solo stare con te oggi…non
importava altro. Mi sei mancata. – intrecciai le mie dita con le sue mentre
scendevamo le scale.
-Anche tu..tanto! Vedrai dopo la finale sarà tutto più
semplice e potremo stare insieme quanto ci pare e ci piace! – prima di uscire
dal portone del palazzo, ancora sugli ultimi scalini si fermò e attraverso la
presa sulle mie dita fece fermare anche me, per avvicinarsi al mio volto e
baciarmi. Profondamente. Intensamente. Era una meraviglia della natura quel
ragazzo. E i suoi baci erano fuochi d’artificio.
-Vieni a casa mia... – sussurrò tra un bacio e l’altro.
Sghignazzai quando compresi quello che mi stava dicendo e mi staccai appena
scuotendo la testa.
-Emmett ci stacca la testa. Ci vediamo domani alla
palestra, vai a casa e riposati.. – gli sorrisi dolce mentre appoggiavo di
nuovo le labbra sulle sue. Sbuffò e prese a seguirmi verso l’auto parcheggiata
poco distante da lì.
-Eccomi..allora..vado. Ci vediamo domani.. – annuii e gli
lasciai un bacio a stampo sulle labbra.
-Buonanotte principino…e sogni d’oro! Riposa bene! –
lasciai che salisse in macchina e che partisse, poi raggiunsi il portone.
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La mattina mi svegliai presto, ieri sera Emmett mi aveva
detto che la gara sarebbe iniziata alle dieci e mezza della mattina e sarei
dovuta essere lì almeno alle dieci, io che in realtà non facevo parte dello
staff effettivo. Quindi mi alzai e mi preparai con cura, raccogliendo i capelli
in una coda bassa e truccandomi con un semplice strato di mascara e il
lucidalabbra. Per fortuna lavoravo in una palestra di pugili, almeno sapevo
come ci si doveva vestire per un evento del genere…Indossai un jeans abbastanza
aderente ed una felpa bianca con il cappuccio, scarpe da ginnastica e una tazza
di caffè da sorseggiare nella metro. Ovviamente non potevo chiedere a Edward di
passarmi a prendere questa mattina. Quando arrivai alla palestra rimasi
strabiliata, non pensavo che tutta questa gente potesse davvero comprare i
biglietti per degli incontri di boxe, ma forse era solo la mia ristretta
mentalità e i miei pregiudizi a parlare. Intravidi Emmett e Rosalie dall’altro
lato della sala, su una porzione tutta loro. Edward non c’era e mi chiesi il
motivo. Stavo per raggiungerli quando una delle guardie preposte alla
sicurezza, due omaccioni in camicia e pantaloni neri, grandi quanto l’armadio
che avevo a casa, mi si pararono davanti e mi spaventai. Cercai in tutti i modi
di dirgli che ero con il team di Edward Cullen ma non ci fu verso. Presi allora
il cellulare dalla borsa e chiamai Emmett che appena mi vide corse a salvarmi
da quegli energumeni. Avrei tanto voluto togliermi la soddisfazione di fargli
la linguaccia, ma non ero di certo nella palestrina in cui lavoravo!
L’incontro iniziava alle dieci e trenta ma Edward era il
terzo, per cui avremmo finito poco prima di mezzogiorno. Quando domandai dove
fosse il principino, Rosalie mi indicò un punto oscurato della palestra, e lì,
steso su un materassino di quelli da pilates con accanto la sua guardia del
corpo, c’era Edward con gli occhi chiusi e le braccia stesse sopra la testa.
Domandai cosa stesse facendo ed Emmett mi spiegò che stava cercando di
rilassarsi e di concentrarsi…più tempo stava così meglio era per l’incontro.
Fino alle undici restai seduta di fianco a Rosalie che
segnava su dei fogli piccoli appunti per Emmett, non sapevo che diavolo
significassero, ma mi sembrava da impiccioni domandarglielo, per cui trattenni
la mia curiosità. Quando fu il turno di Edward, comparse come se fosse fresco
come una rosa, dal nulla, attivo e determinato. Rosalie mi sorrise e si accorse
in quel momento del tatuaggio sul polso, domandandomi cosa significasse.
-Semplicemente voglio cercare di lasciarmi andare… -
sorrisi.
-Lo fai per mio fratello? – arrossii debolmente ed annuii,
ma a Rosalie non bastava quella risposta silenziosa e continuava a guardarmi
curiosa. Non potevo dirle molto, non volevo soprattutto, amavo che le cose mie
restassero tali e mettere in mostra i miei sentimenti per Edward o quello che
stava nascendo, non mi faceva sentire bene. Preferivo essere vaga, ma con lei
non ci si riusciva, quindi mi obbligai a dare almeno una motivazione.
-Lo faccio perché lui lo merita… - mormorai per poi
tornare a guardare l’incontro. Mi parve di vederlo fare a pugni per la prima
volta. La grinta e la passione che ci metteva mi lasciava senza fiato. I suoi
movimenti erano fluidi e sembrava che neppure toccasse il ring, ma ci
svolazzasse sopra, talmente era leggero. Ma la parte migliore era il suo corpo.
Adoravo guardare i suoi muscoli tesi, contratti, che si gonfiavano per lo
sforzo, sbavavo sulla schiena muscolosa, sulle spalle larghe, la pelle bianca
ma intrigante e appena si voltò verso di me cercai l’ombra del tatuaggio sul
fianco, che era davvero nascosto a tutti, sorrisi consapevole che quel segreto
era solo mio e suo e di nessun altro. Molte ragazze esultavano e lo chiamavano,
avevo visto che quando era entrato gli volavano bigliettini e pupazzetti
addosso mentre passava e lui sorrideva cordiale a tutte. Sapevo da me che non c’era
trippa per gatti! Insomma, loro potevano ammirare il suo corpo statuario e
decisamente scolpito e arrapante e…okay! Potevano farlo ed io ero gelosa…ma
poi?! Poi cosa succedeva quando si rivestiva ed usciva fuori di qui? Cercava
me, conoscevo solo io i dettagli più intimi del suo passato, i più
brutti…conoscevo solo io la voglia di riprendere la laurea in medicina e il
desiderio di fare contenti i propri genitori, di fare un viaggio, di avere dei
figli..quelle gallinelle starnazzanti e in bikini non potevano nulla contro
tutto questo.
Ad ogni pugno sferrato da Edward socchiudevo un occhio,
ma ad ogni pugno che riceveva li chiudevo entrambi, avevo paura di vedere i
suoi occhi che annunciavano dolore, avevo paura di vedere che si faceva male.
Mentre l’arbitro annunciava la vittoria di Cullen mi voltai nella sala a
guardare le persone che avevano assistito all’incontro e per un attimo mi
sembrava di aver visto anche Carlisle. Probabilmente mi sarò sbagliata.
Tornò di corsa negli spogliatoi insieme alla guardia del
corpo e ad Emmett, mentre io e Rosalie raccoglievamo tutte le nostre cose e li
aspettavamo all’uscita.
-Ed ora che si fa? – chiesi inesperta.
-Aspettiamo che si faccia una bella doccia, che metta del
ghiaccio sulla faccia e che Emmett gli dica dove ha sbagliato, perché devono
essere soli...e poi ce ne andiamo a pranzo e torniamo qui nel primo pomeriggio
a vedere il turno di domani!
-Do…domani? – mormorai confusa.
-Si..la finale..la finale è domani Bella! – forse le
sembravo divertente perché scoppiò a ridere. –Pensavi che avrebbe riposato una
settimana, di la verità?! – annuii, aveva centrato il punto. Sospirò
pesantemente e forse era più un lamento senza suono. –Purtroppo no. Purtroppo
dovrà gareggiare domani, e questa volta direi che è una fortuna e spero proprio
che finisca il prima possibile. Questa gara non mi è andata a genio fin
dall’inizio… - mossi la testa facendole capire che mi era tutto chiaro e lei
sorrise appena, facendomi spostare su una panchina poco distante. Mi chiese
delle vacanze Natalizie e io lo feci con lei, senza entrare nei dettagli,
entrambe.
Alla fine, quando dopo un’altra mezzora i ragazzi vennero
fuori andammo a pranzo insieme, la guardia di Edward restò fuori dal
ristorante, a dare un occhio alla macchina, mentre noi quattro ridevamo degli
episodi buffi che stava raccontando Emmett riguardo ai momenti imbarazzanti con
i genitori e con i suoceri, o futuri suoceri. Quello che mi lasciava comunque
perplessa era la poca partecipazione di Edward. Rideva e aggiungeva qualcosa al
racconto, la sua mano era appoggiata sulla mia gamba per avere un contatto, ma
gli occhi non erano sinceri, non erano limpidi come li conoscevo.
Quando andammo fuori dal locale chiesi ad Emmett se mi
era possibile avere qualche minuto con Edward, che ovviamente negò.
-Non siamo incoscienti ad un giorno soltanto dalla gara
finale, per favore! Avrete tutto il tempo che volete domani sera, dopo domani
sera o quando sarà! – aveva aperto lo sportello a Rosalie ed io avevo visto
Edward serrare la mascella per non rispondere male. Gli strinsi la mano, per
fargli capire che io c’ero e quasi inconsapevolmente appoggiai le dita
intrecciate sul suo fianco, come a ricordargli che io sapevo. Mi sorrise ed
appoggiò la testa sulla mia spalla, i suoi occhi tornarono sinceri.
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