Edward Pov
Alla fine ho aperto quel maledetto pacchetto.
Era meglio se non lo facevo.
Era meglio se lo lasciavo chiuso nel comò della mia
stanza e ne ignoravo l’esistenza.
Ma poi, vinto dalla curiosità di quel pensiero da parte
di Seth l’avevo scartato ed ero rimasto con il fiato sospeso per tutto il
tempo. Era il libro fotografico di cui parlava, e me ne aveva regalato una
copia. In prima pagina una dedica scritta a mano:
“A Edward, un amico, perché
attraverso questo viaggio tu possa riscoprire la semplicità e la bellezza delle
piccole cose, quelle importanti. Seth”
Avevo sfogliato pagina dopo pagina, rendendomi conto di
quante cose avevo ignorato della mia città, di quanti posti avessi guardato con
occhi semichiusi ed ora lì, stampati, apparivano meravigliosi. Ho potuto scoprire,
grazie alle sue fotografie, il mondo reale ed emozionante che è Londra e mi è
venuta voglia di ripercorrerla, come ha fatto lui, con occhi più attenti e il
cuore alla ricerca di qualcosa. Un qualcosa che però io avevo già trovato e che
era lontano da me, senza possibilità di ritorno. Avevo scoperto piccoli
dettagli di casa mia che mi facevano venire voglia di tuffarmi alla ricerca di
qualche posto così, di qualche parco verde, fiorito, di quelle vie piccole e
poco popolate che sembrava di stare in un altro posto. Mi è venuta voglia di
afferrare la macchinetta fotografica e scattare e riprendere momenti quotidiani
che solo io avrei conservato, che mi avrebbero permesso il lusso di un sorriso
al solo ricordo. Avevo voglia di vivere Londra in modo diverso, con gli occhi
di Seth.
Fino a quando non sono giunto quasi alla fine. Ed ho
trovato quella dedica a Bella.
“Alla mia sorellastra Bella, che mi ha sostenuto e
appoggiato come una sorella, che mi ha tenuto al sicuro come una famiglia, che
mi ha ascoltato come un’amica. A te, perché tu possa prendere in mano il tuo
destino e riportare quella luce negli occhi, che abbaglia.”
Da lì è stato un lento declino fino alle lacrime.
Il suo tattoo, e la descrizione sotto mi hanno riportato
tra le sue braccia. A quei momenti intimi ancora prima di capire l’importanza
che avevamo uno per l’altra, su quella poltrona, piccola forse anche solo per
una persona, nel loro appartamento. O alle nostre dita intrecciate quando
camminavamo per strada. A quei momenti di gruppo rubati, solo per noi, per i
nostri sguardi. A quando si sedeva sulle mie ginocchia e mi sussurrava nelle
orecchie. Mi sono ritrovato ad avere gli occhi lucidi quando le pagine
mostravano un grosso albero gigante con due figure piccole sotto, che si
abbracciavano e si baciavano, riconoscendo perfettamente la scena in cui io e
lei ci siamo lasciati andare davanti al locale di James. Non eravamo noi,
probabilmente erano due ragazzi capitati lì in una sera in cui Seth aveva a
portata di mano la sua macchinetta fotografica ed aveva trovato perfetto quel
momento di intimità. Aveva ritratto un attimo in cui quei due amanti si
baciavano e si tenevano stretti, una foto che ti permetteva di provare un
calore e un senso di affetto infinito, anche se non avevi persone a cui
donarlo.
Il petto si è stretto in maniera incontrollabile quando
il buio faceva da padrone, sostituito alle pagine bianche che solitamente
facevano da sfondo, e l’immagine era suggestiva a modo suo. La fotografia era
bella nell’insieme, meravigliosa, il nero del cielo contrastava con le luci che
si vedevano in basso dell’immagine. Non capivo cosa avesse ripreso finché non
avevo girato pagina. La stessa foto, solo più ravvicinata. Tornai indietro per
soffermarmici. La folla attorno, tutti rivolti verso un amico, verso il marito
o la moglie, tutta la massa aveva posizioni diverse. Ma una coppia, una coppia
che se ne stava a destra della foto invece, era di spalle, mano nella mano a
guardarsi dolcemente. In quella successiva invece si abbracciavano, era più vicina,
la folla intorno era sfocata, forse un effetto al computer, ma in primo piano
il ragazzo e la ragazza che si ritagliavano il loro posto nelle braccia
dell’altro. E poi un’altra foto…lui dietro di lei, mentre guardavano il London
Eye illuminato.
Ma le lacrime hanno iniziato a scendere quando, girando
pagina ancora, l’immagine successiva mostrava i due ragazzi presi di lato. Eravamo
io e lei, in uno scatto rubato da Seth. Sorridevamo, le mani intrecciate sulla
sua pancia, il mio viso accanto al suo, mentre le sussurravo qualcosa. Ricordo
perfettamente quel momento. Eravamo usciti noi quattro ed avevamo fatto una
passeggiata per il centro di Londra, per poi finire a goderci il panorama
luccicante della città e della ruota panoramica illuminatissima. Era uno
spettacolo sensazionale e lei mi confessò di non aver visto nulla di più bello.
In quel momento le dissi che poche cose erano più belle del London Eye di
notte, ora però mi ricredo. Queste foto sono bellissime, queste foto ritraggono
noi e quello che abbiamo vissuto. Per me sono una sicurezza, una certezza che
quello che è stato non è finzione, non è una breve parentesi delle nostre vite,
spezzata troppo in fretta e che non potrà tornare. E’ l’immagine di due ragazzi
che negli occhi hanno un amore profondo, che si tengono stretti e si aggrappano
uno all’altra per andare avanti, per essere in grado di lasciarsi andare e
vivere sereni, senza freni, con l’amore e l’affetto di chi ci tiene tra le
braccia e ci fa sentire protetti e amati.
Avevo girato pagina ancora e ancora, per ritrovare
sensazioni meravigliose che si erano assopite nel tempo. Eravamo sempre noi, in
momenti in cui non credevamo di essere ripresi dall’obbiettivo di Seth, quando
ci lasciavamo andare ad un sorriso solo nostro, quando ci perdevamo uno negli
occhi dell’altra. Erano quelle fotografie che ritraevano le nostre dita
intrecciate sopra la sua gamba, due ragazzi che dormivano abbracciati, lei
seduta sulle mie gambe ed io con il naso tra i suoi capelli. Non si scorgevano
i dettagli del viso, molto spesso erano inquadrature dal collo in giù o
dettagli ma piccole cose mi facevano capire che eravamo noi, era impossibile
dimenticare le sue mani, le sue braccia, le sue gambe.
Le ultime foto però, mi avevano tagliuzzato il cuore come
un tritacarne. Ero già sull’orlo dell’oblio delle emozioni, ma quei ritratti in
bianco e nero mi avevano dato il colpo di grazia. Era lei. Da sola. Seduta
sulla panchina di un parchetto, non sapevo quale fosse, ma immaginavo che fosse
a Londra. Il volto triste, gli occhi chiusi, i capelli sparsi per il vento. La
testa appoggiata alle braccia, Le guance segnate dal pianto, gli occhi gonfi,
le mani strette tra loro. Dettagli. Tutti piccolissimi dettagli che mi
mostravano un dolore in ogni parte di lei. Non ero cieco, avevo capito che
quelle erano state scattate dopo quel giorno a casa mia, dopo l’incidente, dopo
le sue parole.
Avevo appoggiato il libro sul letto, incapace di
proseguire oltre. Non sapevo nelle ultime pagine cosa avrei trovato, ma volevo
far riposare il mio cuore, che quel giorno aveva fatto gli straordinari. Non
dovevo aprire quel pacchetto.
Non ero ancora pronto.
Dopo quei mesi, non mi sentivo ancora pronto per rivivere
quei momenti, per soffrire ancora, per ricordare. Faceva troppo male.
In un lampo di genio, o di pazzia, afferro il pc dalla
scrivania e torno sul letto. Accendo skype e controllo tra i contatti se il suo
account segna la luce verde. No.
Non era online.
Certo!
Perché doveva essere online? Avrà ripreso la sua vita, in
questo momento starà cullando la sua sorellina o sarà con Jacob a fare un giro
per negozi o con Leah a chiacchierare di frivolezze. Non sta di sicuro
attaccata al computer come una pazza, con gli occhi lucidi e le mani che
tremano e il volto rigato dalle lacrime e il petto che batte furiosamente e lo
stomaco che è attorcigliato su sé stesso…
L’iconcina passa sul verde.
Okay.
Forse invece sta al pc.
Sospiro forte, mentre con il touchpad mi posiziono sopra
il suo nome con la freccetta. Sembra di essere più vicini così. Sembra dire
“Ehi, ti sto pensando, lo stai facendo anche tu?!”
O forse sono solo pazzo!
Lascio il pc sulle gambe, con la freccetta che sta lì,
vicino al suo nome.
“Vorrei scriverti, chiederti come stai, se le ferite
sulle tue braccia sono passate, se ci hai messo tanto a guarire. Vorrei
chiederti come va la ricerca del lavoro, se qualche scuola ti ha proposto un
colloquio. Vorrei poterti dire che penso saresti magnifica come insegnante, che
ami quello che fai, che lo faresti con orgoglio e passione. Vorrei sapere se la
tua sorellina cresce, se ti sorride, vorrei vedere una foto di lei in braccio a
te, per vedere se in qualche modo, vi somigliate. Vorrei tanto scriverti che mi
manchi. Che ti amo. E invece me ne sto qui a parlare da solo, un monologo che
non ascolta nessuno, il discorso di un pazzo, esasperato e frustrato che ha
appena visto il suo amore fotografato su un libro e che ha capito quanto è
stato scemo.”
Scuoto la testa. Un cretino.
Ecco cosa sono.
Riafferro il libro per terminarlo. Le ultime foto sono di
un gruppo di persone, riconosco un albero
di Natale, per cui probabilmente è la famiglia di Seth durante le feste…ma
Bella, lei dov’è? Non so perché mi convinco che debba essere per forza la sua
famiglia, potrebbe essere chiunque. E non importa, continuo a cercarla. La cerco
tra la gente nella fotografia e poi la noto, con il telefono in mano seduta su
una sedia in disparte rispetto a tutti, con lo sguardo basso a leggere qualcosa
sul cellulare. Tutti stanno festeggiando, ma lei è come se fosse in un altro
mondo. E non posso fare a meno di sperare che fosse per la mia telefonata e per
le successive mail. Quello era il giorno in cui aveva deciso di farsi il
tatuaggio, il momento in cui aveva scelto di lasciarsi andare.
E poi un’altra foto ritraeva tutti al locale di James, c’erano
tutti, mancavo io. Probabilmente era la sera in cui avevo preferito un party
lussuoso al posto dei miei amici. Ed eccomi qui. Tutta quella gente frivola e
senza importanza mi era stata lontana dal momento in cui avevo perso
l’attenzione dei media, non ero più un bel bocconcino per fare pubblicità a sé
stessi. Aveva ragione Bella. Loro non erano amici…i miei amici avevano
festeggiato la storia di James e Seth attorno a quel tavolo, sorridenti e
felici.
Ero stato uno stupido e dovevo chiedere scusa.
Mi alzai lasciando il computer sul letto e andai
velocemente nella camera degli ospiti, bussai due volte di fretta e la voce di
James divertita mi disse di entrare.
-Seth…non la strapazzare così o ti vomiterà addosso! –
aveva il computer sulle gambe e ridacchiava. Probabilmente stava videochiamando
il suo ragazzo, dall’altra parte del mondo, che a quanto sembrava era a casa e
stava giocando con sua sorella.
-Oh…siamo stati lontani per quattro giorni…mi è mancata!
E poi in fila dopo di me c’è Bella che vuole coccolarsela fino a domani…secondo
te, sta diventando una bambola?! – scappa anche a me un sorriso. –Tutte queste
attenzioni forse le fanno male vero? Allora sai che faccio? È meglio
smettere….BELLAAAAA! – lo sentiamo gridare e il mio cuore perde un battito.
James mi lancia un’occhiataccia.
-Che
hai da gridare Seth?! Sono solo immersa nell’armadio non al piano di sotto.. – la
sua voce. Sento la sua voce, anche se è pare modificata e lontana. E’ la sua
voce. E’ lì da qualche parte attorno a Seth, e si parlano.
-Claire sta diventando una bambola...troppe attenzioni!
Anche James è d’accordo…Da questo momento…poche coccole e pochi giochi e poche
persone attorno...per cui a te tocca domani, oggi è mia! – James scoppia a
ridere e ridacchio anch’io.
-Si,
credici! Solo perché ti sto sistemando il bagaglio! Non sono mica la tua
servetta! E non ho intenzione di lasciarti Claire per tutta la sera! Quindi,
piccolo lupo, ti conviene aiutarmi perché sei ancora in debito con me per lo
scherzo del libro!
-Oh…Bella l’hai visto? – dice James ed io mi avvicino al
letto, sedendomi dietro al pc, in modo che dalla webcam non possano vedermi.
-Oh
si! L’ho aperto di notte e sono stata a piangere per tutto il resto della
nottata e il giorno dopo. Seth dormiva beato mentre io avevo allagato la cucina
di Kate. La mattina dopo Cecile si è spaventata...pensava che stessi male! E
quando ho alzato il viso per dirle che stavo bene ha urlato perché si è
spaventata… – sghignazzano tutti mentre io sono bloccato.
Allora…anche lei l’ha visto. Anche lei ha guardato quelle foto ed ha pianto.
-E...cosa ne pensi del lavoro di Seth?!
-E’
un bravissimo fotografo, ma ultimamente un pessimo, pessimo amico!
-EHI! Sono qui sai...ti sento!
-E’
la verità!
-Perché?
-Andiamo
Jay!
– lo chiama come ho sempre fatto io, e questa è una cosa che mi fa sorridere, è
come se fossimo un po’ più vicini, no?! –Non
ti ci mettere pure tu!
-Bella…davvero. Seth non mi dice queste cose…illuminami!
– mi lancia un’occhiata maliziosa.
-Si...racconta perché sono un pessimo amico! Vedrai…la
prossima volta non ti scriverò nessuna dedica sul mio libro! Sorellastra
pessima! – lei ridacchia.
-Io
sarei una pessima sorellastra? Oh andiamo…! – sento
un sospiro e poi prende a imitare la voce di Seth. –Bella, mi manca Jay, secondo te posso mandargli un messaggio ora o lo
disturbo? Posso chiamarlo o sarà impegnato? Quando posso prenotare il prossimo
volo per Londra? Verrai con me?! Sai…ho parlato con Jay, mi ha detto che gli
manco…e bla bla bla! E io sarei una sorellastra pessima? Ti ascolto tutte le
notti mentre mi racconti la tua vita amorosa a distanza con James…scusa eh!
-Ancora non capisco perché sono un pessimo amico
comunque!
-Già…neppure io lo capisco! – dice James guardandomi
malizioso. Per la seconda volta! Non capisco cosa fa……poi un’illuminazione! Ecco
cosa sta cercando di fare. Vuole farla parlare, confessare, in modo che io
senta.
-Seth
non ha fatto altro che parlare di LUI per tutto il viaggio di ritorno da
Seattle…Edward di qua, Edward là, chissà se Edward ha visto il libro, sai ne ho
regalato una copia anche a lui, con dedica…a te è piaciuta la dedica Bella?
Chissà se a Edward è piaciuta?! Chissà se James ha raccontato a Edward del tuo
nuovo tatuaggio? Chissà come sta Edward?! Bla bla bla….ti sembra un bell’amico
questo?
-SI! – esclamano in coro sia James che Seth. Io invece
sono bloccato sul posto, lo sguardo fisso per terra, concentrato su quelle
parole.
-Oh…beh!
Detto da voi due! Chissà cosa vi organizzate mentre siete lì a
videochiamare…cosa state tramando adesso? Un romanzo sulla pseudo storia che
c’è stata tra me e Edward? No perché…per esperienza, non fareste molti
soldi…non c’è molto da raccontare e neppure di così bello… - dire
che quelle parole non mi feriscono è una bugia, ma dovevo aspettarmelo.
-Ehm…Bella, adesso non esagerare. – dice James, cercando
di farla smettere con la sua sincerità, perché ci sono io che ascolto.
-Non
esagero…non esagero! Siete due scemi! E tu Seth, più di tutti…E James…per
favore, un consiglio da amica…se Edward vuole essere lasciato in pace, fallo.
Non è uno che dice le cose così tanto per…per cui, se ti dice di levare le
tende è perché vuole la sua libertà a casa. Se ti dice che non vuole parlare con
me…non insistere affinché mi chiami. Come fa Seth con me…basta! Avete rotto
entrambi! Siamo adulti e vaccinati e i problemi ce li risolviamo da soli…
-Okay…come preferisci. Adesso però, giusto per
curiosità…pensi di chiamarlo dopo che hai preso la decisione, saggia, di aprire
il libro? – sento uno sbuffo fortissimo alla domanda di Seth.
-Seth…ne
abbiamo parlato in macchina….devo proprio ripetertelo?!
-Non sei stata molto chiara...e così magari anche James
può farsi un’idea di qual è il tuo pensiero e…che ne so, magari dire a Edward
di riprendere la sua vita?! Non credi che magari, così si potrebbe mettere
l’anima in pace e incontrare qualcun’altra, pensare di…crearsi un futuro, ora
che sei lontana e che non…non ti interessa più?– un rumore forte, come se
qualcosa fosse caduto a terra. E poi un ringhio.
-Seth…sai,
è brutto morire giovani! Dammi Claire e arrangiati. Siete degli stronzi!
-Ma Bella…non volevamo che te la prendessi! Se sei gelosa
forse dovresti chiamarlo e renderlo partecipe dei tuoi pensieri…non credi? –
mette subito le mani avanti James. Io alzo la testa. Sono completamente
frastornato da questa conversazione.
-No
io continuo a credere che siate due cretini, con pochissimi neuroni nel
cervello! Ma che diavolo vi salta in mente?! Come se fossi cretina io…Seth
lasciami Claire ho detto! – sento Seth lamentarsi e poi di nuovo
la voce di Bella, determinata. –James, pensavo
che fossi meno stronzo, alla fine dovresti tenere a Edward essendo suo amico,
ma sembra che tu faccia di tutto per recuperare quello che c’era invece che
guardare in faccia la realtà. E tu Seth...guai a te se chiacchieri con il mio
pc un’altra volta e sul mio letto. Da stasera dormi sul divano. Sono incazzata
con te, come una belva…Scema! Mi prendete per scema! –ma quello che mi gela
sono le sue parole dopo. –Ciao Edward! So
che sei lì e che ascolti, questi due non si sono mai comportati così in una videochiamata,
quindi immagino che tu sia lì in ascolto….mi dispiace per quello che hai
sentito e per i toni…e se in qualche modo ti ho offeso. Magari un giorno,
quando tutto questo non farà più male parleremo...Se vuoi rifarti una vita sei
liberissimo di farlo...mi dispiace solo che questi due coglioni abbiano pensato
di organizzare tutto sto teatrino, avrei voluto mandarti una mail e
spiegarti…ma così credo sia più semplice. Ciao..
Giro il pc verso di me, ma vedo solo Seth, allibito e
confuso. James mi guarda dispiaciuto ed io non so davvero cosa dire. È tutto
così surreale.
-Complimenti…- dico poi passando il pc a James. –Fate
sentire tutti dei cretini! – scuoto la testa andandomene. Quello che ero venuto
a dirgli non ha più importanza ormai. Ma lui mi segue.
-Ehi Edward…
-No! Edward un cazzo! Fatevi gli affaracci vostri una
volta per tutte! – sbotto. Non vorrei urlare, ma tutta questa situazione mi
porta inevitabilmente a stare di merda e vorrei chiudere gli occhi e
dimenticarmi di tutto invece che dare contro al mio migliore amico, che è stato
con me in questi mesi.
-Calmati…
-Non mi calmo James. Non mi calmo! Non mi sono mai
immischiato nei cazzi tuoi così tanto come avete fatto tu e Seth nella mia
vita. Il libro, sia a me che a lei...sta cavolo di videochiamata con frasi in
codice…Gesù! Mi sembrava di stare alle elementari! Hai sentito…voleva mandarmi
una mail...una mail! A cui avrei risposto, in cui avrebbe scritto qualcosa di
diverso che un semplice, “mi dispiace continua la tua vita!” cazzo! Avrebbe detto
qualcosa in più…qualche parola a cui avrei potuto affidare la mia speranza.
Dannazione! E invece con il vostro comportamento del cavolo l’avete solo fatta
allontanare di più… - mi ero infilato in camera, sul letto. Il libro lanciato
per terra e il pc ancora fermo in quella posizione, non avevo voglia di fare
nulla, se non ascoltare musica.
-Edward, volevamo solo che sentissi cosa aveva da dirti.
Non sapevamo che ti avrebbe scritto una mail…e poi…non credo che il suo
pensiero…possa cambiare. Con Seth è stata molto…determinata. – mi dice
dispiaciuto.
-James, ti sono riconoscente, davvero. Ero venuto di là
per chiederti scusa, per i mesi subito dopo la vittoria, non mi sono comportato
bene…né con te, né con Rose, né con Bella. Ero venuto a chiederti scusa perché
dopo aver guardato bene il libro ho capito quali sono davvero i miei amici e le
persone che voglio avere vicine da domani. E ti ringrazio. Ringrazio Seth che
me l’ha regalato e che ci ha messo speranza nella dedica e in tutto il resto.
Grazie per questi mesi...ora però...tornatene a casa. Non potete risolvere
qualcosa che non ha basi, che non ha sentimenti, che non ha fiducia e amore. Ti
chiamo quando mi sarà passata, perché ora sono arrabbiato. Mi dispiace, non
sentirti offeso, apprezzo ciò che hai fatto davvero…ma ora…ora voglio stare
solo. Senza te, Seth e Bella. Ormai…ormai non c’è più nulla da fare. – scuoto
la testa e chiudo gli occhi abbandonandomi alla risolutezza.
Non c’è più nulla da fare.
Nessun commento:
Posta un commento