mercoledì 28 gennaio 2015

Capitolo 55




Edward Pov.


Devo dirglielo.
Devo dirglielo assolutamente.
Potrei far finta di niente, godermi questi giorni come se nulla fosse, così da non permettere alla tristezza di prendere il sopravvento sulle nostre vite.
E invece no, non posso. Devo dirglielo ora.
Fa freddo, abbiamo una trapunta che ci avvolge, lei è tra le mie braccia, con le gambe stese sul dondolo, mentre io con i piedi mi spingo avanti e indietro in un movimento dolce. Il suo profumo mi inebria i sensi, mi fa sentire a casa, mi tiene caldo più di questa coperta. Fa freddo, ma noi siamo fuori perché le previsioni del tempo hanno chiamato neve.
E Bella ama la neve.
Farei qualsiasi cosa la faccia felice, qualsiasi cosa per vederle il sorriso sul volto. I giorni precedenti sono stati un vero e proprio delirio per lei. Jacob chiamava spesso per sapere come stava Seth, anche se lui andava al lavoro ogni giorno per non pensare. Poi videochiamava James per fare il punto della situazione con lui, per spiegargli come stava reagendo il suo uomo. A dirlo mi faceva un certo effetto, non per altro ma per l’importanza che aveva quel significato. James era davvero impegnato con qualcuno, era felice e pensava ad un futuro concreto. Lui aveva un compagno, io avevo una compagna. Ragionando così, pareva avessimo messo la testa a posto!
Non solo questo, ma Bella aveva fatto due colloqui di lavoro a Seattle e uno per la scuola di Forks, era elettrizzata anche se ciò non le consentiva di viaggiare più come avrebbe voluto. Questo voleva dire che raggiungermi a Londra sarebbe stato difficile dal momento in cui l’avrebbero chiamata. Ma non era essenziale. La cosa importante era che trovasse un lavoro, la sua strada, che fosse felice e orgogliosa di se stessa come lo ero io di lei.
Il Natale era alle porte e non mi rendevo conto di come fosse passato così velocemente tutto questo tempo. Ero a Forks da quasi un mese ormai e non sentivo granché la mancanza di Londra. La mia famiglia era sempre nei miei pensieri, li sentivo ogni giorno tramite e-mail e una volta ogni tanto con una videochiamata. Mia madre era la felicità fatta a persona, mio padre un pochino meno, temeva che avessi rinunciato ancora una volta al mio futuro. Avevo già discusso con lui riguardo al mio corso di studi, aveva già chiarito il suo punto di vista sulla mia scelta, alla fine però mi aveva appoggiato. Quando l’altro giorno comunicai loro la mia decisione tramite e-mail, si è subito mostrato contento e orgoglioso, mi ha fatto sorridere per un momento, solo un istante prima di pensare alla faccia che avrebbe fatto Bella nel saperlo.
Ero teso da quel momento.
Sapevo che lei se ne era accorta e mi lasciava i miei spazi per sentirmi pronto a parlargliene, e sapevo anche che non potevo di certo continuare in questo modo.
-Quando ti sapranno dire per i colloqui? – decisi di iniziare a parlare, prendendola molto larga per arrivare alla mia questione. Certe volte ero proprio un fifone.
-Il giornale di Seattle ha detto che a fine Gennaio si dovrebbe liberare un posto, una donna ha appena dato le dimissioni, che per contratto vanno consegnate due mesi prima. La High Forks School mi ha messa in lista per un posto da supplente per il momento, poi con il nuovo anno scolastico mi dirà con precisione. La biblioteca invece non mi ha dato termini. – non c’era nessuna allegria nella voce. Certo, non aveva la sicurezza di un lavoro, ma aveva già fatto tre colloqui, era un bene.
-E tu, cosa preferiresti tra i tre? – chiesi, conscio di non sapere quali erano le sue preferenze.
-In realtà non lo so. In biblioteca ci ho lavorato per un anno quasi, ed è un lavoro troppo ripetitivo, non avrei possibilità di fare nessuna esperienza se non catalogare libri. Invece le altre due opportunità sono entrambe ricche ed emozionanti per me. Non so scegliere. A te cosa piacerebbe che facessi nella vita? – sorrisi e scossi la testa dandole un bacio dolce tra i capelli.
-Piccola, per me potresti anche cucinare hamburger in una tavola calda, sarei orgoglioso di te a prescindere. Però… conto molto sul giornale di Seattle, è una splendida occasione. Chissà, magari ti permetterebbe di viaggiare… - mormorai come scusa per introdurre il discorso.
-E’ una buonissima opportunità, me ne rendo conto. Spero mi facciano sapere qualcosa al più presto. – non rispose alla mia affermazione sul viaggiare, immaginai che non avesse capito il significato che volevo dargli. –Non credo nevicherà per stasera… - fece per alzarsi ma la bloccai.
-Resta qui…stiamo ancora fuori a chiacchierare.
-Ormai non facciamo altro Edward. Parliamo, parliamo, parliamo…eppure tu non mi dici mai quello che dovresti dirmi, non è vero? – sorrisi e sospirai.
-Sei troppo acuta piccola, non posso mai tenere un segreto con te! Meglio così, non ce la facevo più…Devi promettermi però…che non piangerai, odio vederti piangere. – prese di nuovo il suo posto di prima e si porto una mia mano sulla pancia per darle calore e perché potessi accarezzarla comodamente.
-So già cosa devi dirmi…Ho avuto giorni per convincermi a stare calma.
-Come lo sai?
-Hai usato il mio computer ricordi? E’ rimasto un foglio di stampa in sospeso dopo che l’hai spento e quando l’hai riacceso ha finito di stampare.
-Che scemo… - sbuffai.
-No amore, no… non dire così. Avrei preferito che me lo dicessi subito, però…capisco anche perché non volevi.
-Davvero? – chiesi stupito mentre continuavo con le mie carezze.
-Anch’io avrei cercato di nasconderti la mia partenza e godermi questi giorni, forse però…se non fossi stato teso come una corda di violino, il tuo piano sarebbe andato a buon fine.
-Allora vedi che sono proprio scemo? – ridacchiammo e lei sospirò seguita da me.
-Ho visto solo una parte del documento…puoi dirmi la data esatta?
-Il ventisette dicembre, alle quattro del pomeriggio. Purtroppo mi hanno confermato il tirocinio a partire dal due gennaio e devo ancora consegnare tutta la modulistica, essendo a Forks ho fatto tutto tramite e-mail e telefono, ma prima di iniziare devo…
-Si, ho capito! Non hai bisogno di spiegare… - dice dolce, strofinando il volto sul mio maglione.
-Bella…Non vorrei andare, non vorrei tornare a casa ma..
-Lo so Edward, lo sapevo quando sei arrivato, l’ho sempre tenuto a mente. Sei stato anche fin troppo tempo qui e non sai quanto mi abbia reso felice tutto ciò. – buttai fuori l’aria frustrato. Non volevo salire su quell’aereo ma dovevo farlo, per me, per noi. Mi scostai lievemente per poterle alzare il viso e guardare nei suoi occhi.
-Amore…troveremo il modo di passare qualche ora a videochiamarci. Finirò gli esami che mi mancano e intanto tu avrai trovato un lavoro e poi… poi verrò qui e non ci divideremo più. D’accordo? – i suoi occhi erano pieni di lacrime, la strinsi forte a me e qualche gocciolina scese sul mio collo. –Non piangere, per favore… Amore…guardami. – le accarezzai i capelli e poi intrecciai le dita con le sue. –Siamo stati divisi cinque mesi e più senza parlarci, abbiamo fatto un casino, eppure siamo qui, sullo stesso dondolo, abbracciati. Vorrà pur dire qualcosa no?
-Si… - mormorò piano.
-Vuol dire che nonostante tutto vogliamo stare insieme, io con te, tu con me. Io ti amo tanto Bella, ma davvero tanto. Non ci siamo rifatti una vita quando pensavamo di esserci persi a vicenda, non succederà nulla mentre siamo lontani, non credi?
-Si ma…
-No, nessun ma piccola. Nessun ma, nessun però, nessun se. Sarà molto difficile, ma ti prometto che farò del mio meglio per esserci il più possibile, per non mancare a nessun appuntamento telefonico, prometto di fare tutto ciò che devo nel più breve tempo possibile. E poi tornerò qui, tu mi aspetterai e finalmente staremo insieme… te lo prometto.
-Ti amo Edward…
-Anche io…tanto. – la baciai a lungo, cercai di immagazzinare ogni singola sensazione che baciarla mi donava.
-Andiamo a letto… - mi disse alzandosi e raccogliendo la coperta in fretta.
-Sei stanca? – chiesi dolce mentre la seguivo, lei scosse la testa e si girò verso di me con gli occhi maliziosi e un sorriso bellissimo sul viso, le guance rosse a rendere più bello tutto l’insieme.
-No, per niente. Voglio fare l’amore con te, tutta la notte, così ne sentirò meno la mancanza quando sarai lontano. – chiusi gli occhi e un sorriso stupido nacque sulle mie labbra, l’afferrai e la strinsi forte a me, baciandola con intensità.
-Ti amo. – le dissi solamente prendendola per mano e precedendola dentro casa.

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Le notti meravigliose che avevamo passato da quel momento non le scorderò mai, come neppure il nostro continuo cercarci durante la giornata, il nostro sfiorarci, i piccoli tocchi delicati ma importanti. Avevo cercato di memorizzare ogni suo gesto, di riempire ogni mio vestito del suo profumo, tenendola sempre abbracciata. Avevo infilato dentro la mia valigia una sua maglia per avere qualcosa di lei a Londra, qualcosa che mi ricordasse il suo profumo, che mi avrebbe dato l’impressione che il cuscino accanto al mio non fosse vuoto. Lei non si era accorta di nulla, neppure della mia camicia lasciata in fondo al suo armadio perché lei potesse avere qualcosa di me quando sarei stato lontano. Non mi aveva chiesto nulla in questi giorni, non aveva fatto accenno a tenere qualcosa di mio, eppure volevo essere romantico, debole, dolce…non mi importava. Stavo per partire e non sapevo quando saremmo potuti stare insieme, questo era tutto ciò che potevo fare per noi. Avevo iniziato a seminare piccoli regalini in ogni cassetto, in ogni libro, dove sapevo che lei avrebbe potuto trovarli, talvolta semplici biglietti, altre volte veri e propri pacchettini. Ero andato a fare shopping con Seth, perché doveva acquistare i regali di Natale e siccome anche io dovevo pensare a qualcosa per Bella, non persi l’occasione per acquistare qualcosa di piccolo, senza valore economico, per farle ricordare di me, per farle capire quanto la amo….per ricordarle di noi anche quando non sarò con lei. Seth mi aveva preso in giro, immaginava già la faccia di Emmett quando l’avrebbe saputo, non me ne curai. Mio cognato si era umiliato come nessuno mai nella vita per riavere Rose con sé, e a mio modesto parere doveva lasciarlo sulle spine ancora un po’.
La vigilia di Natale ci riunimmo tutti a casa Swan. La piccola Claire aveva qualche linea di febbre e non volevano rischiare che peggiorasse portandola fuori. Avevano chiesto un mio consiglio e avevo detto che se ben coperta potevano benissimo portarla fino alla riserva, ma che non era il caso di rischiare. Il problema principale fu invitare Leah che aveva evitato casa Swan per tutto questo periodo, costringendo la madre a scegliere tra lei e Seth e mettendo tutti in una condizione di estremo disagio. Quando Bella chiese a Jake se l’accompagnava da Leah, dato che c’era tempo prima della cena trovai il momento perfetto per nascondere le due lettere che avevo scritto in momenti in cui lei cucinava insieme a Sue.
Tornarono dopo un’ora, senza Leah ma con una busta piena di regali e un volto dispiaciuto.
“Ha detto che non vuole venire qui con il rischio di farci star male tutti e rovinarci la festa. Ci ha dato i regali da aprire questa sera… Le porteremo i nostri domani!”
Avevo abbracciato Bella mentre lei guardava Seth dispiaciuta. Nel volto del suo fratellastro una nota colpevole.
Cenammo in allegria, in sottofondo un cd di Natale che Charlie amava particolarmente, sul tavolo mille pietanze diverse e candele rosse accese per mantenere un’atmosfera magica. Claire impazziva con tutti quei colori, e per l’albero di Natale che Bella e Seth avevano riempito di palline nel salone. Quando verso mezzanotte ci sedemmo per aprire i regali la piccola stava già dormendo in braccio a Sue.
-La metto a letto io Sue, non ti preoccupare. Riposati…- le aveva detto Bella sorridendo. Io l’avevo seguita per aiutarla e mi ero innamorato della sua voce. Canticchiava dolcemente un motivetto di Natale, mentre le metteva il pigiamino e la infilava sotto le coperte pesanti. Quando si girò e mi vide, sorrise teneramente. -E’ la mia sorellina, speriamo che abbia preso i geni Swan e non quelli Clearwater o ci troveremo un’altra piccola Leah da dover controllare!- Sapevo che stava scherzando, ma la tensione che c’è stata prima di cena, il silenzio di Seth e la magia di questo momento mi fece avvicinare per prenderla tra le braccia.
-Ti amo- le mormorai prima di baciarla dolcemente. Restammo un po’ persi nel nostro mondo, prima di scendere e scartare i regali assieme a tutti quanti. I nostri avevamo deciso di scambiarceli da soli in camera da letto, ed io ero molto più felice così. Speravo che il mio regalo le piacesse.
-Oh aspettate…abbiamo scordato i regali di Leah!- disse Maggie, mezz’ora dopo mentre infilava il giubbotto per uscire. Ci guardammo tutti e poi Bella afferrò la busta con i pacchetti e la mise sul tavolino in salotto per distribuirli. Io avevo sempre più voglia di andarmene di sopra, ma non potevo interrompere questo momento.
-C’è…c’è anche il regalo per te, Seth!- sapevo cosa lui avesse preso a Leah, nella busta dei regali assieme a tutti gli altri, mi aveva detto che non sapeva neppure perché continuava a considerarla, dato che lei si era scordata di lui. Mi ha raccontato quanto male ci è rimasto perché sua sorella non aveva neppure aperto il libro che lui le aveva portato, il suo libro. E mentre raccontava mi sentivo estremamente triste per lui e immensamente fortunato ad avere Rosalie.
In quel momento però eravamo tutti attenti a cosa Leah avesse preso per suo fratello, perché tale restava. Lui scartò pacchetto lungo e piatto e lesse il biglietto per poi aprire la scatola e scuotere la testa con una lacrima che scendeva sulla guancia. Sospirò forte e mormorò solo poche parole che ci fecero sorridere.
-Ha detto che le dispiace e che spera sarò felice con il suo regalo. E’ un biglietto di andata e ritorno per Londra la settimana dopo capodanno.-
Mentre tutti noi restammo allibiti, Jake e Bella scoppiarono a ridere, nessuno li capiva quando si comportavano in questo modo.
-Andiamo…- disse Jacob afferrando la mano di Maggie e Seth. -Andiamo da quella stupida, sarà in lacrime già da ore!
Fu così che la notte di Natale, con Claire ben coperta, sloggiammo tutti verso casa di Leah, con il preparato per la cioccolata calda e la busta dei suoi regali, tanta speranza nel cuore e un’immensa felicità.
Quando arrivammo Leah si sorprese di vederci tutti quanti, ci fece accomodare sui divani del salotto, mentre lei e Bella presero posto sul tappeto vicine. Seth era in imbarazzo, non sapeva come iniziare l’argomento con sua sorella, ma a quello ci pensò la mia ragazza, facendoci ridere di gusto.
-E così…ci è voluta Bella Swan a dirti che sei una stronza per recuperare un po’ del senno che avevi perso!
Leah sorrise e poi l’abbracciò, ero convinto che avrebbero passato giorni a parlare di quello che era successo, ora però non era il momento giusto. Charlie le passò la busta con i regali e lei prese a scartarli con imbarazzo, ma con la stessa frenesia di una bambina. Quando anche Seth prese posto sul tappeto sapevo che era il momento del suo regalo.
-Grazie del tuo regalo. E’ il migliore che potessi ricevere…- le disse prima di appoggiare la sua scatolina di fronte a lei. Sorrisi dolcemente scivolando ad abbracciare Bella che non stava più nella pelle.
-Seth…io…
-Non è il momento ora, ne parleremo domani o dopodomani, con più calma. Stasera va bene così. – la maturità di quel ragazzo mi stupiva sempre di più.
Lei prese il pacchettino e tolse la carta colorata di rosso e il fiocco verde, una scatola blu quadrata le rimase tra le mani. Quando l’aprì un bracciale intrecciato con una placchetta, delle dimensioni di un mignolo recitava “ti voglio bene, per sempre, tuo fratello”.
Le lacrime iniziarono a scendere sul volto di Leah e anche Seth fece fatica a contenersi, Sue cercava di nascondersi coccolando Claire. Bella si nascose nell’incavo del mio collo e restammo per qualche momento a contemplare quell’istante di unione e felicità che non si percepiva da un po’ in famiglia.
Quando tornammo a casa era tardi ma niente impedì a Bella di aprire il suo regalo.
-Spero non sia un altro bracciale… - mormorò quando vide la scatola che le porgevo, io scossi la testa sorridendo.
-Non è un bracciale, intanto posso avere il mio? – me lo porse e sorrise dolcemente.
Rimasi fermo a guardare lei che strappava la carta colorata per raggiungere una scatolina tutta a fantasia natalizia, con i pupazzi di neve e gli alberi di natale. Quando aprì il coperchio sgranò gli occhi ed io mi fermai dal ridere per la sua mancanza di parole e la sua bocca aperta.
-Non…non è quello che pensi! Quella è la chiave del mio appartamento a Londra, ho pensato di dartela perché…in qualunque momento tu voglia raggiungermi sei libera di farlo, casa mia è anche casa tua…  - non era questa la spiegazione che voleva sentire forse, perché rimase ancora nella stessa posizione e prese a tremare.
-Ed…Edward…è…è una…scatolina… - Non aveva ancora preso in mano la chiave né la suddetta scatolina che temeva tanto, per cui non aveva ancora notato il portachiavi.
-Beh, aprila, che aspetti?!
-E…Edward…non...non posso. – alzai un sopracciglio accigliato.
-Perché? Ti fanno male le mani?
-No che dici! E’…LA scatolina…. – guardai lei che fissava il suo regalo e un attimo dopo scoppiai a ridere.
-Oh no no no no! Non ti avrei mai regalato un anello per Natale Bella… Aprila! – sospirando imbarazzata afferrò la scatolina e la chiave, proprio da essa pendeva una E in argento.
-Oddio Edward! E’…bellissimo… - mi sentii estremamente romantico e speravo che Emmett non venisse mai a saperlo o mi avrebbe preso in giro a vita, ma stavo bene con me stesso. Lei aprì la scatolina e due orecchini semplici, in oro bianco, con un brillantino fecero la sua comparsa. –Edward…
-Non è un anello, ma mi porterai lo stesso con te ogni giorno, no?
-Ogni giorno Edward…ogni giorno. Ora apri il tuo regalo… - aveva appoggiato le sue cose sul comodino e toccava a lei osservarmi.
Scartai e una cornice digitale si trovava nella scatola.
-Bella è…
-Attaccala alla corrente… - mi disse avvicinandosi. Quando l’accesi foto di lei si alternavano a foto di me e ad altre di noi. –Così smetterai di tenere acceso il computer per guardarmi nel tuo sfondo. – mi sorrise ed io la baciai. Appoggiai il suo regalo sul comodino e mi tuffai su di lei togliendole la maglia e iniziando per l’ennesima notte ad amarla ed imprimere il ricordo di noi.

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