Edward Pov.
Devo dirglielo.
Devo dirglielo
assolutamente.
Potrei far finta di
niente, godermi questi giorni come se nulla fosse, così da non permettere alla
tristezza di prendere il sopravvento sulle nostre vite.
E invece no, non
posso. Devo dirglielo ora.
Fa freddo, abbiamo
una trapunta che ci avvolge, lei è tra le mie braccia, con le gambe stese sul
dondolo, mentre io con i piedi mi spingo avanti e indietro in un movimento
dolce. Il suo profumo mi inebria i sensi, mi fa sentire a casa, mi tiene caldo
più di questa coperta. Fa freddo, ma noi siamo fuori perché le previsioni del
tempo hanno chiamato neve.
E Bella ama la neve.
Farei qualsiasi cosa
la faccia felice, qualsiasi cosa per vederle il sorriso sul volto. I giorni
precedenti sono stati un vero e proprio delirio per lei. Jacob chiamava spesso
per sapere come stava Seth, anche se lui andava al lavoro ogni giorno per non
pensare. Poi videochiamava James per fare il punto della situazione con lui,
per spiegargli come stava reagendo il suo uomo. A dirlo mi faceva un certo
effetto, non per altro ma per l’importanza che aveva quel significato. James
era davvero impegnato con qualcuno, era felice e pensava ad un futuro concreto.
Lui aveva un compagno, io avevo una compagna. Ragionando così, pareva avessimo
messo la testa a posto!
Non solo questo, ma
Bella aveva fatto due colloqui di lavoro a Seattle e uno per la scuola di
Forks, era elettrizzata anche se ciò non le consentiva di viaggiare più come
avrebbe voluto. Questo voleva dire che raggiungermi a Londra sarebbe stato
difficile dal momento in cui l’avrebbero chiamata. Ma non era essenziale. La
cosa importante era che trovasse un lavoro, la sua strada, che fosse felice e
orgogliosa di se stessa come lo ero io di lei.
Il Natale era alle
porte e non mi rendevo conto di come fosse passato così velocemente tutto
questo tempo. Ero a Forks da quasi un mese ormai e non sentivo granché la
mancanza di Londra. La mia famiglia era sempre nei miei pensieri, li sentivo
ogni giorno tramite e-mail e una volta ogni tanto con una videochiamata. Mia
madre era la felicità fatta a persona, mio padre un pochino meno, temeva che
avessi rinunciato ancora una volta al mio futuro. Avevo già discusso con lui
riguardo al mio corso di studi, aveva già chiarito il suo punto di vista sulla
mia scelta, alla fine però mi aveva appoggiato. Quando l’altro giorno comunicai
loro la mia decisione tramite e-mail, si è subito mostrato contento e
orgoglioso, mi ha fatto sorridere per un momento, solo un istante prima di
pensare alla faccia che avrebbe fatto Bella nel saperlo.
Ero teso da quel
momento.
Sapevo che lei se ne
era accorta e mi lasciava i miei spazi per sentirmi pronto a parlargliene, e
sapevo anche che non potevo di certo continuare in questo modo.
-Quando ti sapranno
dire per i colloqui? – decisi di iniziare a parlare, prendendola molto larga
per arrivare alla mia questione. Certe volte ero proprio un fifone.
-Il giornale di
Seattle ha detto che a fine Gennaio si dovrebbe liberare un posto, una donna ha
appena dato le dimissioni, che per contratto vanno consegnate due mesi prima.
La High Forks School mi ha messa in lista per un posto da supplente per il
momento, poi con il nuovo anno scolastico mi dirà con precisione. La biblioteca
invece non mi ha dato termini. – non c’era nessuna allegria nella voce. Certo,
non aveva la sicurezza di un lavoro, ma aveva già fatto tre colloqui, era un
bene.
-E tu, cosa
preferiresti tra i tre? – chiesi, conscio di non sapere quali erano le sue
preferenze.
-In realtà non lo
so. In biblioteca ci ho lavorato per un anno quasi, ed è un lavoro troppo
ripetitivo, non avrei possibilità di fare nessuna esperienza se non catalogare
libri. Invece le altre due opportunità sono entrambe ricche ed emozionanti per
me. Non so scegliere. A te cosa piacerebbe che facessi nella vita? – sorrisi e
scossi la testa dandole un bacio dolce tra i capelli.
-Piccola, per me
potresti anche cucinare hamburger in una tavola calda, sarei orgoglioso di te a
prescindere. Però… conto molto sul giornale di Seattle, è una splendida
occasione. Chissà, magari ti permetterebbe di viaggiare… - mormorai come scusa
per introdurre il discorso.
-E’ una buonissima
opportunità, me ne rendo conto. Spero mi facciano sapere qualcosa al più
presto. – non rispose alla mia affermazione sul viaggiare, immaginai che non
avesse capito il significato che volevo dargli. –Non credo nevicherà per
stasera… - fece per alzarsi ma la bloccai.
-Resta qui…stiamo
ancora fuori a chiacchierare.
-Ormai non facciamo
altro Edward. Parliamo, parliamo, parliamo…eppure tu non mi dici mai quello che
dovresti dirmi, non è vero? – sorrisi e sospirai.
-Sei troppo acuta
piccola, non posso mai tenere un segreto con te! Meglio così, non ce la facevo
più…Devi promettermi però…che non piangerai, odio vederti piangere. – prese di
nuovo il suo posto di prima e si porto una mia mano sulla pancia per darle
calore e perché potessi accarezzarla comodamente.
-So già cosa devi
dirmi…Ho avuto giorni per convincermi a stare calma.
-Come lo sai?
-Hai usato il mio
computer ricordi? E’ rimasto un foglio di stampa in sospeso dopo che l’hai
spento e quando l’hai riacceso ha finito di stampare.
-Che scemo… -
sbuffai.
-No amore, no… non
dire così. Avrei preferito che me lo dicessi subito, però…capisco anche perché
non volevi.
-Davvero? – chiesi
stupito mentre continuavo con le mie carezze.
-Anch’io avrei
cercato di nasconderti la mia partenza e godermi questi giorni, forse però…se
non fossi stato teso come una corda di violino, il tuo piano sarebbe andato a
buon fine.
-Allora vedi che
sono proprio scemo? – ridacchiammo e lei sospirò seguita da me.
-Ho visto solo una
parte del documento…puoi dirmi la data esatta?
-Il ventisette
dicembre, alle quattro del pomeriggio. Purtroppo mi hanno confermato il
tirocinio a partire dal due gennaio e devo ancora consegnare tutta la modulistica,
essendo a Forks ho fatto tutto tramite e-mail e telefono, ma prima di iniziare
devo…
-Si, ho capito! Non
hai bisogno di spiegare… - dice dolce, strofinando il volto sul mio maglione.
-Bella…Non vorrei
andare, non vorrei tornare a casa ma..
-Lo so Edward, lo
sapevo quando sei arrivato, l’ho sempre tenuto a mente. Sei stato anche fin
troppo tempo qui e non sai quanto mi abbia reso felice tutto ciò. – buttai
fuori l’aria frustrato. Non volevo salire su quell’aereo ma dovevo farlo, per
me, per noi. Mi scostai lievemente per poterle alzare il viso e guardare nei
suoi occhi.
-Amore…troveremo il
modo di passare qualche ora a videochiamarci. Finirò gli esami che mi mancano e
intanto tu avrai trovato un lavoro e poi… poi verrò qui e non ci divideremo più.
D’accordo? – i suoi occhi erano pieni di lacrime, la strinsi forte a me e
qualche gocciolina scese sul mio collo. –Non piangere, per favore…
Amore…guardami. – le accarezzai i capelli e poi intrecciai le dita con le sue.
–Siamo stati divisi cinque mesi e più senza parlarci, abbiamo fatto un casino,
eppure siamo qui, sullo stesso dondolo, abbracciati. Vorrà pur dire qualcosa
no?
-Si… - mormorò
piano.
-Vuol dire che
nonostante tutto vogliamo stare insieme, io con te, tu con me. Io ti amo tanto
Bella, ma davvero tanto. Non ci siamo rifatti una vita quando pensavamo di
esserci persi a vicenda, non succederà nulla mentre siamo lontani, non credi?
-Si ma…
-No, nessun ma
piccola. Nessun ma, nessun però, nessun se. Sarà molto difficile, ma ti
prometto che farò del mio meglio per esserci il più possibile, per non mancare
a nessun appuntamento telefonico, prometto di fare tutto ciò che devo nel più
breve tempo possibile. E poi tornerò qui, tu mi aspetterai e finalmente staremo
insieme… te lo prometto.
-Ti amo Edward…
-Anche io…tanto. –
la baciai a lungo, cercai di immagazzinare ogni singola sensazione che baciarla
mi donava.
-Andiamo a letto… -
mi disse alzandosi e raccogliendo la coperta in fretta.
-Sei stanca? –
chiesi dolce mentre la seguivo, lei scosse la testa e si girò verso di me con
gli occhi maliziosi e un sorriso bellissimo sul viso, le guance rosse a rendere
più bello tutto l’insieme.
-No, per niente.
Voglio fare l’amore con te, tutta la notte, così ne sentirò meno la mancanza
quando sarai lontano. – chiusi gli occhi e un sorriso stupido nacque sulle mie
labbra, l’afferrai e la strinsi forte a me, baciandola con intensità.
-Ti amo. – le dissi
solamente prendendola per mano e precedendola dentro casa.
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Le notti
meravigliose che avevamo passato da quel momento non le scorderò mai, come
neppure il nostro continuo cercarci durante la giornata, il nostro sfiorarci, i
piccoli tocchi delicati ma importanti. Avevo cercato di memorizzare ogni suo
gesto, di riempire ogni mio vestito del suo profumo, tenendola sempre
abbracciata. Avevo infilato dentro la mia valigia una sua maglia per avere
qualcosa di lei a Londra, qualcosa che mi ricordasse il suo profumo, che mi
avrebbe dato l’impressione che il cuscino accanto al mio non fosse vuoto. Lei
non si era accorta di nulla, neppure della mia camicia lasciata in fondo al suo
armadio perché lei potesse avere qualcosa di me quando sarei stato lontano. Non
mi aveva chiesto nulla in questi giorni, non aveva fatto accenno a tenere
qualcosa di mio, eppure volevo essere romantico, debole, dolce…non mi
importava. Stavo per partire e non sapevo quando saremmo potuti stare insieme,
questo era tutto ciò che potevo fare per noi. Avevo iniziato a seminare piccoli
regalini in ogni cassetto, in ogni libro, dove sapevo che lei avrebbe potuto
trovarli, talvolta semplici biglietti, altre volte veri e propri pacchettini.
Ero andato a fare shopping con Seth, perché doveva acquistare i regali di
Natale e siccome anche io dovevo pensare a qualcosa per Bella, non persi
l’occasione per acquistare qualcosa di piccolo, senza valore economico, per
farle ricordare di me, per farle capire quanto la amo….per ricordarle di noi
anche quando non sarò con lei. Seth mi aveva preso in giro, immaginava già la
faccia di Emmett quando l’avrebbe saputo, non me ne curai. Mio cognato si era
umiliato come nessuno mai nella vita per riavere Rose con sé, e a mio modesto
parere doveva lasciarlo sulle spine ancora un po’.
La vigilia di Natale
ci riunimmo tutti a casa Swan. La piccola Claire aveva qualche linea di febbre
e non volevano rischiare che peggiorasse portandola fuori. Avevano chiesto un
mio consiglio e avevo detto che se ben coperta potevano benissimo portarla fino
alla riserva, ma che non era il caso di rischiare. Il problema principale fu
invitare Leah che aveva evitato casa Swan per tutto questo periodo,
costringendo la madre a scegliere tra lei e Seth e mettendo tutti in una
condizione di estremo disagio. Quando Bella chiese a Jake se l’accompagnava da
Leah, dato che c’era tempo prima della cena trovai il momento perfetto per
nascondere le due lettere che avevo scritto in momenti in cui lei cucinava
insieme a Sue.
Tornarono dopo
un’ora, senza Leah ma con una busta piena di regali e un volto dispiaciuto.
“Ha detto
che non vuole venire qui con il rischio di farci star male tutti e rovinarci la
festa. Ci ha dato i regali da aprire questa sera… Le porteremo i nostri
domani!”
Avevo abbracciato
Bella mentre lei guardava Seth dispiaciuta. Nel volto del suo fratellastro una
nota colpevole.
Cenammo in allegria,
in sottofondo un cd di Natale che Charlie amava particolarmente, sul tavolo
mille pietanze diverse e candele rosse accese per mantenere un’atmosfera
magica. Claire impazziva con tutti quei colori, e per l’albero di Natale che
Bella e Seth avevano riempito di palline nel salone. Quando verso mezzanotte ci
sedemmo per aprire i regali la piccola stava già dormendo in braccio a Sue.
-La metto a letto io
Sue, non ti preoccupare. Riposati…- le aveva detto Bella sorridendo. Io l’avevo
seguita per aiutarla e mi ero innamorato della sua voce. Canticchiava
dolcemente un motivetto di Natale, mentre le metteva il pigiamino e la infilava
sotto le coperte pesanti. Quando si girò e mi vide, sorrise teneramente. -E’ la
mia sorellina, speriamo che abbia preso i geni Swan e non quelli Clearwater o
ci troveremo un’altra piccola Leah da dover controllare!- Sapevo che stava
scherzando, ma la tensione che c’è stata prima di cena, il silenzio di Seth e
la magia di questo momento mi fece avvicinare per prenderla tra le braccia.
-Ti amo- le mormorai
prima di baciarla dolcemente. Restammo un po’ persi nel nostro mondo, prima di
scendere e scartare i regali assieme a tutti quanti. I nostri avevamo deciso di
scambiarceli da soli in camera da letto, ed io ero molto più felice così. Speravo
che il mio regalo le piacesse.
-Oh
aspettate…abbiamo scordato i regali di Leah!- disse Maggie, mezz’ora dopo
mentre infilava il giubbotto per uscire. Ci guardammo tutti e poi Bella afferrò
la busta con i pacchetti e la mise sul tavolino in salotto per distribuirli. Io
avevo sempre più voglia di andarmene di sopra, ma non potevo interrompere
questo momento.
-C’è…c’è anche il
regalo per te, Seth!- sapevo cosa lui avesse preso a Leah, nella busta dei
regali assieme a tutti gli altri, mi aveva detto che non sapeva neppure perché
continuava a considerarla, dato che lei si era scordata di lui. Mi ha
raccontato quanto male ci è rimasto perché sua sorella non aveva neppure aperto
il libro che lui le aveva portato, il suo libro. E mentre raccontava mi sentivo
estremamente triste per lui e immensamente fortunato ad avere Rosalie.
In quel momento però
eravamo tutti attenti a cosa Leah avesse preso per suo fratello, perché tale
restava. Lui scartò pacchetto lungo e piatto e lesse il biglietto per poi
aprire la scatola e scuotere la testa con una lacrima che scendeva sulla
guancia. Sospirò forte e mormorò solo poche parole che ci fecero sorridere.
-Ha detto che le
dispiace e che spera sarò felice con il suo regalo. E’ un biglietto di andata e
ritorno per Londra la settimana dopo capodanno.-
Mentre tutti noi
restammo allibiti, Jake e Bella scoppiarono a ridere, nessuno li capiva quando
si comportavano in questo modo.
-Andiamo…- disse
Jacob afferrando la mano di Maggie e Seth. -Andiamo da quella stupida, sarà in
lacrime già da ore!
Fu così che la notte
di Natale, con Claire ben coperta, sloggiammo tutti verso casa di Leah, con il
preparato per la cioccolata calda e la busta dei suoi regali, tanta speranza
nel cuore e un’immensa felicità.
Quando arrivammo
Leah si sorprese di vederci tutti quanti, ci fece accomodare sui divani del
salotto, mentre lei e Bella presero posto sul tappeto vicine. Seth era in
imbarazzo, non sapeva come iniziare l’argomento con sua sorella, ma a quello ci
pensò la mia ragazza, facendoci ridere di gusto.
-E così…ci è voluta
Bella Swan a dirti che sei una stronza per recuperare un po’ del senno che
avevi perso!
Leah sorrise e poi
l’abbracciò, ero convinto che avrebbero passato giorni a parlare di quello che
era successo, ora però non era il momento giusto. Charlie le passò la busta con
i regali e lei prese a scartarli con imbarazzo, ma con la stessa frenesia di
una bambina. Quando anche Seth prese posto sul tappeto sapevo che era il
momento del suo regalo.
-Grazie del tuo
regalo. E’ il migliore che potessi ricevere…- le disse prima di appoggiare la
sua scatolina di fronte a lei. Sorrisi dolcemente scivolando ad abbracciare
Bella che non stava più nella pelle.
-Seth…io…
-Non è il momento
ora, ne parleremo domani o dopodomani, con più calma. Stasera va bene così. –
la maturità di quel ragazzo mi stupiva sempre di più.
Lei prese il
pacchettino e tolse la carta colorata di rosso e il fiocco verde, una scatola
blu quadrata le rimase tra le mani. Quando l’aprì un bracciale intrecciato con
una placchetta, delle dimensioni di un mignolo recitava “ti voglio bene, per
sempre, tuo fratello”.
Le lacrime
iniziarono a scendere sul volto di Leah e anche Seth fece fatica a contenersi,
Sue cercava di nascondersi coccolando Claire. Bella si nascose nell’incavo del
mio collo e restammo per qualche momento a contemplare quell’istante di unione
e felicità che non si percepiva da un po’ in famiglia.
Quando tornammo a
casa era tardi ma niente impedì a Bella di aprire il suo regalo.
-Spero non sia un
altro bracciale… - mormorò quando vide la scatola che le porgevo, io scossi la
testa sorridendo.
-Non è un bracciale,
intanto posso avere il mio? – me lo porse e sorrise dolcemente.
Rimasi fermo a
guardare lei che strappava la carta colorata per raggiungere una scatolina
tutta a fantasia natalizia, con i pupazzi di neve e gli alberi di natale.
Quando aprì il coperchio sgranò gli occhi ed io mi fermai dal ridere per la sua
mancanza di parole e la sua bocca aperta.
-Non…non è quello
che pensi! Quella è la chiave del mio appartamento a Londra, ho pensato di
dartela perché…in qualunque momento tu voglia raggiungermi sei libera di farlo,
casa mia è anche casa tua… - non era
questa la spiegazione che voleva sentire forse, perché rimase ancora nella
stessa posizione e prese a tremare.
-Ed…Edward…è…è
una…scatolina… - Non aveva ancora preso in mano la chiave né la suddetta
scatolina che temeva tanto, per cui non aveva ancora notato il portachiavi.
-Beh, aprila, che
aspetti?!
-E…Edward…non...non
posso. – alzai un sopracciglio accigliato.
-Perché? Ti fanno
male le mani?
-No che dici! E’…LA
scatolina…. – guardai lei che fissava il suo regalo e un attimo dopo scoppiai a
ridere.
-Oh no no no no! Non
ti avrei mai regalato un anello per Natale Bella… Aprila! – sospirando
imbarazzata afferrò la scatolina e la chiave, proprio da essa pendeva una E in
argento.
-Oddio Edward! E’…bellissimo…
- mi sentii estremamente romantico e speravo che Emmett non venisse mai a saperlo
o mi avrebbe preso in giro a vita, ma stavo bene con me stesso. Lei aprì la
scatolina e due orecchini semplici, in oro bianco, con un brillantino fecero la
sua comparsa. –Edward…
-Non è un anello, ma
mi porterai lo stesso con te ogni giorno, no?
-Ogni giorno
Edward…ogni giorno. Ora apri il tuo regalo… - aveva appoggiato le sue cose sul
comodino e toccava a lei osservarmi.
Scartai e una
cornice digitale si trovava nella scatola.
-Bella è…
-Attaccala alla
corrente… - mi disse avvicinandosi. Quando l’accesi foto di lei si alternavano
a foto di me e ad altre di noi. –Così smetterai di tenere acceso il computer
per guardarmi nel tuo sfondo. – mi sorrise ed io la baciai. Appoggiai il suo
regalo sul comodino e mi tuffai su di lei togliendole la maglia e iniziando per
l’ennesima notte ad amarla ed imprimere il ricordo di noi.
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