Bella Pov
Un’infermiera mi aveva portata in camera e mi aveva
aiutata a mettermi a letto e a calmarmi. Tanya era rimasta con me fino a sera,
non si era mai presa una pausa. Mi aveva dato il pranzo e la cena che io mi ero
sforzata di mandare giù, mi aveva lavata con le salviettine, lasciando
l’infermiera a bocca aperta per come si prendeva cura di me rubandole il lavoro.
Sinceramente mi stupii io stessa di questo comportamento.
Aveva lo sguardo dispiaciuto, compassionevole e triste. E
ancora ce l’ha. Ma è forte e cerca di non mostrarsi veramente così. E’ tutta
apparenza la sua allegria, cerca di strapparmi un sorriso, ma ha capito che la
situazione è più grave di quello che sembra. Sto in silenzio per quasi tutta la
giornata, faccio fatica a rispondere alle domande di chiunque, anche dell’infermiera
che viene a cambiarmi le medicazioni. L’unica volta che ho parlato volentieri è
stato per chiederle come stava Edward e cos’era successo quella mattina. Mi
hanno detto che era un semplice svenimento, che i parametri sono buoni, le
ferite sono pulite, che è solo svenuto. Esme me l’aveva detto, ma loro me
l’hanno ripetuto, che per colpa dello spavento e del forte stress la sua
pressione ne risentiva, il suo cuore ne risentiva, ma che pensavano di averlo
stabilizzato e non sanno a cosa è dovuta la perdita dei sensi di quella mattina.
Io lo so. Era quel bip fastidioso che ho sentito subito
avergli detto che non lo volevo vedere, quel rumore che non capivo da dove
provenisse, quel suono che avevo ignorato. Quella macchina controllava il suo
cuore e dava segni di affaticamento e instabilità. L’ho ignorata, come ho
ignorato il suo sguardo dispiaciuto e impaurito.
I suoi occhi mi tornano in mente così carichi di rimorso,
delusione, tristezza, colpevolezza. Io li ho visti ed ho ignorato come si
sentisse, ho continuato a sparargli addosso, a sputare il mio odio contro di
lui, che voleva solo scusarsi. Se l’avessi lasciato parlare, forse ora staremmo
meglio entrambi. Se avessi lasciato che si scusasse forse non saremmo a questo
punto, forse potremmo ricordarci con il sorriso, salutarci quando ci vedremo
fuori di qui. Forse scusarsi sarebbe servito. Tanya doveva aver intercettato i
miei pensieri, perché non appena l’infermiera se ne era andata lei aveva preso
posto al mio fianco, la mano stretta tra le sue e mi aveva parlato con il cuore
in mano.
“Non potevi fare nulla per impedirlo Bella, so quanto
stai male ora, posso immaginare la sofferenza che senti dentro di te. So per
certo che vorresti andare da lui e alleviare il suo senso di colpa,
abbracciarlo, far finta che tutto ciò non sia mai esistito. Purtroppo però, hai
fatto la scelta giusta. Non potevate continuare così. Era distruttivo. E’
meglio così…se poi in futuro le cose saranno diverse… se siete destinati….vi
ritroverete. Ora hai fatto la cosa giusta.”
Aveva cercato di alleviare il mio senso di colpa. Ma non
ci è riuscita. Ho continuato a sentire quella morsa stretta sullo stomaco per
tutta la giornata, per tutta la notte, per tutti i giorni a seguire.
Tanya mi sorride, cerca di interagire con me, mi porta
delle riviste di moda e guardiamo stupidi programmi alla tv. Non ne sono
entusiasta, fisso i colori e le forme. Ma non vedo nulla. E’ come se i miei
occhi si rifiutassero di concretizzare, ho solo il volto straziato di Edward in
mente. Mi tormenta.
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Mi hanno lasciata andare a casa due giorni dopo.
E in tutto questo tempo il viso di Edward non si è
spostato dalla mente. Mi chiedo come sia possibile. Mi chiedo perché ci sto
così male, sapevo già che sarebbe andata a finire così.
E invece no.
Io speravo in qualcosa di più.
Speravo in una storia di quelle esemplari, di quelle che
ti piace ricordarne i dettagli, che quando guardi indietro hai solo sorrisi e
mai lacrime. Non avevo avuto quello in cui speravo. Mi sentivo così abbattuta.
Le ragazze mi avevano fatto trovare dei palloncini in
camera al mio ritorno ed ero davvero felice di essere uscita dall’ospedale, li
odio quei posti.
Eppure guardandomi attorno, nella camera…mi sembrava
tutto così lontano, così distante da me. Come se per la prima volta non mi
sentissi nel posto giusto. Guardavo le pareti, non le riconoscevo. La scrivania
piena delle mie cose, non sembrava neppure la mia. La chitarra in fondo al
letto mi lasciava con gli occhi lucidi.
Mi sentivo così stanca.
Mi sentivo fuori posto.
Volevo tornare a casa.
A Forks.
La cosa positiva di stare tutto il giorno a letto, per
non gravare troppo sulla ferita della gamba ancora in via di guarigione era
poter pensare. La mattina a casa c’era solo Angela, che doveva preparare la
tesi; lei era così disponibile, veniva a controllare se avevo bisogno di
qualcosa ogni tanto, ma per la maggior parte del tempo se ne stava in camera a
studiare, con la porta aperta perché potesse sentirmi se la chiamavo. Non la
ringrazierò mai abbastanza questo…perché avevo davvero bisogno di stare per i
fatti miei a riflettere.
Il polso non fasciato mi mostra l’ultima pazzia sul mio
corpo “Vivere è non pensare”. Che gran cazzata!
Eppure quando l’ho fatta scrivere con l’inchiostro sulla
pelle, non mi sembrava poi questa stronzata. E’ stato un motto proficuo per
quel periodo. Ho avuto la possibilità di lasciarmi andare, di avere fiducia…
Si, per cosa? Per essere di nuovo sul punto di piangere
ogni volta che ripenso a lui.
So che è uscito dall’ospedale. Ormai è passata una
settimana dalla mia dimissione. E’ tornato nel suo appartamento, mi ha riferito
Alice che non c’era altro posto dove volesse andare, ed ha insistito con tutti
perché fosse lasciato solo. Vedevo nello sguardo della mia coinquilina un po’
di dispiacere quando parlava di lui e mi chiedevo a cosa fosse dovuto.
Nonostante questo, non ho mai approfondito l’argomento, non ho mai chiesto
notizie più di quelle che lei voleva darmi.
Era difficile.
Faceva male.
---- ---- ----
Questa sera Rosalie ed Emmett sono a cena da noi, Alice
li ha invitati per vedere se il mio morale si risolleva, ma credo che sia
impossibile. Tantomeno con loro che sono un filo diretto, per i miei pensieri e
non solo, con Edward. Ma si sono impegnate tutte al massimo e quello che posso
fare io è semplicemente stare seduta a tavola, cenare e stare in compagnia,
anche se non mi aggrada per niente. Devo fare uno sforzo, dopo due settimane
devo cercare di mostrare qualche segno di miglioramento, anche se io stessa
fatico a vederli all’orizzonte!
Mi hanno sistemata sul divano mentre Rosalie ed Emmett mi
fanno domande sulla mia salute. Rispondo malvolentieri, ma rispondo, cerco di
sorridere, ma forse non arriva ai miei occhi. Speravo che il discorso “Edward”
non si toccasse stasera, ma è impossibile che essendoci sua sorella fosse
davvero evitato. E infatti, le sue parole arrivano prima di quanto mi
aspettassi.
-Bella…noi non sappiamo come sono andate le cose
veramente quella sera. Edward si è preso tutta la colpa ma…è davvero così? – mi
domanda Rosalie. Forse lei conosce bene suo fratello, forse lei ha visto che
non aveva bevuto. Questo è il tarlo che mi tormenta da quel giorno. Gli ho
urlato addosso parole davvero bruttissime, gli ho detto che mi fa schifo,
quando non è vero. Gli ho detto che non lo voglio più vedere, che era meglio se
non l’avessi aiutato quella sera. E i suoi occhi si sono riempiti di lacrime,
erano tristi e sconcertati. Terrorizzati.
-Rose…non…non ne voglio parlare… - dico con fatica.
Ricordare ogni singolo secondo mi fa male il cuore. Ed io non voglio stare
peggio di così. Mi tengo a malapena intera.
-Senti… - mi dice a voce bassa, prendendo posto di fianco
a me sul divano, mentre le ragazze sono in cucina a finire di servire nei
piatti. Rose lancia un’occhiata ad Emmett che annuisce. –Non voglio sapere come
sono andate le cose, d’accordo? – io annuisco debole. Non vuole saperlo solo
per non mettermi fretta, ma è sua sorella, vorrà proteggerlo. –Ma vorrei che tu
parlassi con Edward... – sbianco all’improvviso, sentendomi pervadere dal
terrore. Non posso.
Non posso parlare con lui. Se parlo con lui so che lo
perdonerei, che mi perderei nei suoi occhi, che mi ricorderei tutti i motivi
per cui mi sono innamorata di lui. Non posso. Non posso perché non potrebbe mai
funzionare e rivivrei tutto dall’inizio, tutto un’altra volta…troppo dolore
ancora.
Gli occhi mi si aprono così tanto che pare vogliano
uscirmi dal volto e mi manca addirittura il fiato a pensare a quell’eventualità.
-Rose…Rose non posso...non posso. Non posso… - dico
mormorando, come una litania.
-Okay Bella…calmati ora però.. – mi accorgo di tremare
solo perché la coperta mi cade dalle braccia, scossa dal tremore. –Calmati… -
annuisco.
La serata è stata tutt’altro che piacevole, ma per
fortuna è finita prima di quanto sperassi. Avevano capito che non ero nel pieno
delle mie forze e se ne erano andati subito dopo il dessert. E’ Alice che mi
prepara per la notte, aiutandomi a infilare il pigiama e a stendere la pomata
per le escoriazioni.
-Bella...posso…farti una domanda? – mi chiede e si siede
sul letto. In quel momento anche Angela e Tanya ci raggiungono, la prima si
siede sulla scrivania, la seconda si appoggia allo stipite della porta.
-Certo…
-Tu…ecco...Sei solo confusa e frastornata e shockata
dall’incidente o…c’è qualcos’altro? – Mi chiedevo quando sarebbero arrivate le
domande su Edward. Come glielo spiegavo ora? Come spiegavo alle mie tre
coinquiline che colpevolizzano l’uomo che amo per l’incidente, che è anche
colpa mia? Che non dovevo urlare, che Edward non aveva bevuto, che sto male
senza di lui?! Guardo Tanya che mi è stata vicina quel giorno, che ha ascoltato
le parole che gli ho detto e che è anche l’unica che sa quello che davvero
provo, lei sa anche solo leggendomi gli occhi. Scuote la testa e sospira
guardando per terra un secondo per poi riportare lo sguardo su di me, forte,
deciso con una punta di dispiacere che riesco a leggere benissimo. Potrei
aprirmi, parlare con loro e spiegargli che il mio cuore è lacerato da tutte le
settimane che abbiamo passato a ferirci, alla confusione che si prova quando
non riesci ad avere un dialogo con il tuo uomo, al dolore di vederti messa in
un angolo quando ti sentivi il centro del mondo. Eppure sono convinta che non
capirebbero fino in fondo e che, forse, non riuscirei a spiegare quello che
davvero sento. Mi guardano e negli occhi ancora quella domanda. Come gli spiego
che lo sguardo di Edward di quella mattina mi torna in mente ogni secondo della
giornata, che non faccio altro che pensare a lui, che mi manca?
Sospiro e gli occhi si riempiono di lacrime, abbasso la
testa per non mostrarli a loro.
-Stai male per Edward vero? Tu lo ami...ti sei resa conto
che lo ami ancora, nonostante tutto, ed ora stai male. Non vuoi dargli la colpa
di quello che è successo e vorresti rimangiarti le parole che gli hai detto in
ospedale….vero? – mi domanda Tanya con tono duro. Annuisco debolmente.
-Oh Bella! – Alice mi stringe la caviglia che non mi fa
male, in un gesto di conforto. –E allora perché non lo chiami? –alzo la testa
di scatto e Tanya ha gli occhi chiusi. Non so perché ho guardato lei per prima,
ma è come se fosse lei che ha portato avanti la battaglia per evitare che io ed
Edward stessimo insieme. Ma non è colpa sua. Ha detto solo quello che pensava.
Quello che tutti pensano.
-Perché… - biascico, senza saper continuare.
-Non devi basarti su quello che diciamo noi Bella... – mi
dice Tanya, mantenendo lo stesso tono freddo. –Io non ti dico quello che penso
per farti agire come agirei io…ti dico quello che penso perché sono sincera e
sono tua amica e perché Edward si è comportato da stronzo, prima dell’incidente
e poi…Dio! Ti ha messo in pericolo Bella, te ne rendi conto?
-Si… - mormoro e lei annuisce.
-Ma non ti interessa questo dettaglio…vero? – scuoto la
testa. –Sei innamorata, è normale. Però pensi anche a tutti i mesi
precedenti…quando sembrava che neppure foste una coppia… – annuisco e lei
sorride appena, amaramente. –Non puoi stare male in continuazione Bella...hai
fatto la scelta giusta, secondo me.
-Stai zitta Tanya! Non vedi come sta? – sbotta Alice.
-Stai zitta tu! Solo perché sei sua cugina! Ne abbiamo
discusso in questi giorni e abbiamo dato ad entrambi la possibilità di
riflettere. Lei è stata chiara in ospedale con lui e penso che lo abbia capito
perfettamente…lei adesso ci sta ripensando già da sola, senza te che le ricordi
le belle giornate e i momenti felici. Vuoi che soffra ancora per colpa di quel
deficiente? Capisco che fa parte della tua famiglia Alice, ma guardala…guarda
in che stato è! Non parla, fa fatica a mangiare, ha perennemente gli occhi
rossi e le guance segnate dal pianto! E’ l’ombra di sé stessa. E sono passate
due settimane dannazione! – sta parlando a voce alta e mi sorprende che parli
così ad Alice, non l’ho mia vista in questo stato. – Cosa vuoi che faccia? Che
vada a parlarci così lui si sente meglio? E lei come ne esce? Come esce di
nuovo da uno scontro, dall’incontro con lui? Deve lasciarlo andare e
dimenticarlo Alice…non fa bene a Bella.
-Ma cosa ne sai tu di quello che fa bene a lei?
-Lo so! Lo so dannazione! Ci sono passata prima di lei! –
sbotta alzando le braccia al cielo e urlando. –Mi sono ammalata di depressione
quando avevo diciannove anni, per uno stronzo più grande di me. Mi hanno
ricoverata d’urgenza perché non mangiavo più, ero deperita, gli occhi erano più
grandi di tutto il volto, i capelli erano secchi e le unghie mangiate fino alla
radice. Mi facevo schifo. Facevo schifo ai miei genitori. E tutto solo perché
un dannato ragazzo mi aveva fatto soffrire! Non ho intenzione di vedere Bella
spegnersi come ho fatto io. Non ho intenzione di guardarla come i miei genitori
guardavano me. Ha fatto bene a lasciarlo andare! – gira i tacchi e sparisce
dalla nostra vista.
-Oh santo cielo! – le mani di Alice portate alla bocca
spalancata, Angela scuote la testa incredula e io non so che dire.
-Alice va a parlarci…e chiedile scusa... – mormoro. Lei
annuisce, poi chiude la porta dietro le sue spalle. Angela si siede sul letto
al posto di Alice.
-Vuoi sapere il mio parere? – dice dopo qualche secondo,
affranta. Annuisco perché lei è sempre stata più calma e pacata di quelle due e
solitamente stava nel mezzo quando quelle due mi davano i consigli. Di
conseguenza non può essere così male. –Avete passato settimane di merda Bella,
settimane in cui eravate due perfetti sconosciuti, nonostante foste una coppia.
Ciò che è successo vi ha allontanati definitivamente già da tempo, e
l’incidente è stato una fatalità che vi ha aperto gli occhi. Penso che tu sia
innamorata e che l’amore non lo puoi negare, non lo puoi relegare in un angolo
e sperare che non faccia male, penso che nella vita tu abbia sofferto troppo e
che non sia giusto che la punizione spetti ancora a te. Penso che Edward abbia
sbagliato, ma che una seconda possibilità non si nega a nessuno, penso che in
amore le occasioni non finiscono mai…e penso che nonostante tutto anche lui ti
ama… – mi dice guardandomi negli occhi.
-Perché…dici…questo? – chiedo a fatica, le sue parole mi
hanno riempito il cuore.
-Tu non…sai quello che sta succedendo a Edward vero? –
scuoto la testa. Lei sospira forte e poi si gira a controllare che la porta sia
chiusa. –Da quando è tornato a casa non parla, non mangia, fa fatica a bere
addirittura. Sta solo nel letto a guardare il soffitto. Non si lava, non si
rade, non si cambia. Rosalie va da lui ogni giorno insieme ad Alice per farlo
ragionare, per farlo riprendere, ma lui non ne vuole sapere. E’…consumato da
qualcosa e piange. Rosalie dice che piange. L’ha trovato con le guance lucide
parecchie volte. – sono senza parole. –Non dire alle ragazze che te l’ho detto.
Loro non approverebbero. – annuisco.
-Cosa…cosa pensi che debba fare? – le domando. Lei
sorride timidamente.
-Vuoi davvero saperlo da me? – le faccio un cenno con la
testa, affermativo. –Beh…inizierei con un messaggio…per sapere come sta. Se non
ti risponde prova a chiamarlo… anche se…la cosa migliore sarebbe andare a
parlarci direttamente. Ma soprattutto, prima di ogni cosa, devi capire cosa
vuoi fare di voi. – annuisco. Ha ragione.
-Grazie Angy…
-Anche io ci tengo a te come Tanya, nonostante io non
abbia nessuna esperienza in questo campo…ma…con Edward ti vedevo felice, molto
più di quando non c’era. Ora…non sembri più tu. Non ti spingo a tornare tra le
sue braccia, so che potrebbe ferirti ancora…solo…non ti abbattere troppo. Se
lui non è quello giusto, troverai chi lo è…e se Edward invece è l’uomo
giusto…saprete trovare la via per il vostro amore.
Sorrido e le stringo la mano. Restiamo un po’ così, poi
si alza imbarazzata e torna in camera sua. Chiudo gli occhi e sarei tentata di
inviare un messaggio a Edward, chiedendogli come sta…ma non ne ho molta voglia
in realtà. Preferirei davvero guardarlo negli occhi, parlare chiaro, sentire di
nuovo il profumo della sua pelle. E poi ricomincerei tutto daccapo…ne avrei la
forza davvero? No.
Adesso stiamo male entrambi però. Che senso ha?
Prendo il telefono con fatica e osservo l’ora. E’ tardi e
non mi va di chiamarlo. Non mi va neppure di mandargli un messaggio. Ma ho
voglia di parlarci.
Si.
Per tirargli via il senso di colpa che si sente addosso,
perché so che si starà tormentando. Non è colpa sua. Per lo meno…non
interamente. Gli ho detto delle cose orrende, sono stata due settimane in
silenzio senza dire “Non è solo colpa di Edward quello che è successo…”. Quanto
sono stronza?
Ho deciso. Domani mi farò portare a casa sua e
affronteremo una volta per tutte questa ultima discussione, questo ultimo
ostacolo del mio rapporto con lui.
Non stiamo più insieme, è finita forse da tempo, ma
dobbiamo chiarire le ultime cose, odio lasciare le cose non dette, fraintese,
date per scontate.
Con questa nuova consapevolezza chiudo gli occhi. Domani
sarà difficile da affrontare, ma ce la devo fare.
Per lui.
Per noi.
Per me.
Con quella consapevolezza la mattina seguente mi alzo e
chiamo James, sono sicura che lui mi aiuterà più che volentieri, gli chiederò
un semplice passaggio, sapendo che resterà di sotto per aspettarmi. Abbiamo
legato parecchio da quando si è messo con Seth e so che le cose tra loro
procedono, anche se sono distanti. Non posso che esserne felice, anche
perché…se lo meritano. Posso solo immaginare quanto possa essere difficile
affrontare questo rapporto, diverso e per nulla semplice quando si è lontani
per cui…vorrei potergli stare vicino. Almeno loro, è giusto che stiano bene.
James ovviamente ha detto di si, è passato a prendermi nel pomeriggio.
E’ così che sono finita qui, davanti alla porta
d’ingresso, aspettando che Edward mi apra.
E spero che non faccia troppo male.
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