venerdì 13 giugno 2014

Capitolo 11




Bella pov.

Stavamo salendo le scale che portavano all’appartamento e con la mente cercavo di visualizzarlo a stamattina. Chissà se le ragazze avevano ordinato, chissà come sarebbe stata la cucina. Arrivata di fronte alla porta cercai di infilare la chiave nella serratura, riuscendoci dopo molti tentativi, spalancai la porta e li feci passare, richiudendomi la porta alle spalle.
-Ragazze? Ci siete? Abbiamo ospiti! – parlai a voce alta. Tanya sbucò fuori dalla porta della sua camera con le cuffie e un registratore, Angela allungò la testa dal divano, mentre Alice volò ad abbracciare sua zia.
-Zia! Come sono felice di vederti! – sghignazzai passando davanti ai due e andando in camera, ora c’era Alice a fare da padrona di casa. Mentre ero voltata di spalle sentii Edward parlare, da dentro la camera. Non avevo notato che mi aveva seguita.
-Non so perché..ma ogni volta che entro qui dentro..succede qualcosa, vengo trasportato in una dimensione secondaria..parallela, più bella, più serena.. – sorrido, e mi volto.
-E’ molto bello quello che hai detto! E’ come se questo fosse il tuo paradiso personale.. – lui sorride e annuisce.
-Grazie per quello che hai detto in macchina..mia madre e mio padre cercano più volte di farmi cambiare rotta e sono convinti che una donna sarebbe capace nell’impresa..ma io dubito.. – scuoto la testa.
-Sai Edward..non dovresti mai dubitare del potere dell’amore. Quando troverai la donna giusta per te..tutte le scelte saranno facili, saranno definitive, saranno diverse..anche se ora pensi che niente e nessuno possa fartele fare.. Ha ragione tua madre..– mi siedo sul letto tirando fuori il cellulare. Cavoli due chiamate perse. Jake.
-Non credo più nell’amore Bella..lo sai.. – lo osservo in silenzio, finchè il mio telefono non prende a vibrare tra le mani e rispondo allegra.
-Ehi Jake..
-Bells! Come stai? - è felice, allegro..e ne sono contenta.
-Bene! Tu piuttosto? Leah? Seth? – non è molto che non ci sentiamo, ma le telefonate sono spesso corte, perché costa molto.
-Stiamo tutti bene..quando torni a Forks?
-Non lo so..devo vedere la prima data disponibile in economica finiti gli esami..
-Ci manchi Bells…
-Anche voi mi mancate Jake..vedrai però, quando vengo a trovarvi ricorderemo i vecchi tempi..ho trovato un posto a Port Angeles che noleggiano moto da corsa! – ridacchia.
-A Charlie verrà un infarto Bells.. – ridacchio anch’io. Presa dalla conversazione non mi sono accorta che Edward era ancora sulla porta, appoggiato al battente in attesa.
-Ora devo salutarti Jake, a casa ci sono ospiti.. – sorrido, sapendo già la domanda seguente.
-Quel ragazzotto del pugilato?! – sghignazzo imbarazzata.
-Si, proprio! Ci sentiamo in questi giorni Jake..saluta tutti e dai una tirata d’orecchie a Seth da parte mia, Leah mi ha raccontato che ne ha combinata una delle sue!
-Sarà fatto, anche se l’ho bastonato per bene anche io prima..Ti voglio bene Bells..ciao! – era bello il nostro rapporto, nonostante tutto. Gli ho scritto un’infinità di mail raccontandogli di Edward…tutto per iscritto sembrava più reale.
-Hai una luce diversa quando parli con lui..è..bello. Fa stare bene anche chi ti guarda! – scuoto la testa sentendomi in imbarazzo.
-Andiamo a bere un caffè?! – propongo, cercando di cacciare il rossore dalle guance. Mi precede verso la cucina, dove troviamo Esme ed Alice che chiacchierano mentre sorseggiano una tazza di tea. –Certo che potevi anche farla accomodare sul divano eh! Ma che padrona di casa sei?! – sgrido allegra la mia coinquilina che mi fa la linguaccia e mi indica la caraffa di caffè sul ripiano.
-Alice mi stava raccontando qualcosa su di te Bella.. – mi irrigidisco a quelle parole. Perché voleva sapere di più di me..e soprattutto..perchè chiederlo ad Alice e non a me?! –Mi ha detto che sei americana..
-Si..io..mi sono trasferita qui per seguire il corso..spero di tornare a casa il prima possibile.. – arriccio il naso.
-Non ti piace qui? – può sembrare strano eppure sembra un po’ ironica come frase.
-No, no..mi piace..solo che…casa è casa. Mi manca mio padre, mi manca il bosco vicino casa, mi manca poter giocare con la neve tutto l’inverno…ho bisogno di stabilità ed ora, qui, non ce l’ho.. – ammetto, passando una tazza anche a Edward.
-Si, capisco benissimo..io ho vissuto negli Stati Uniti per molti anni quando ero piccola, e New York mi manca.. – sorrido e annuisco consapevole di quello che vuol dire. –Ma come mai fino a Londra per degli studi?! – ora arrossisco.
-Bella è innamorata del tuo metodo e della tua cultura letteraria mamma.. – scuote la testa ed io lo guardo malamente.
-No, ma grazie eh!
-Ho solo detto la verità, consapevole che ci avresti girato attorno senza motivo.. – mi fa la linguaccia e poi si rivolge a Esme. –Ha elogiato la sua professoressa in modo sublime, come se fosse una divinità! E ancora non sapeva che ero tuo figlio! – ora sghignazza di gusto!
-Oh questo non me l’avevi detto..ingrata! – alzo gli occhi al cielo alla precisazione di Alice. Quei due insieme erano peggio di due bombe pronte ad esplodere, bisognava fare attenzione a quello che dicevano!
-Edward..da quando sei diventato uno spione?! – sentirla rimproverare suo figlio mi fa sorridere e puntare gli occhi sul giovane che ora mi guarda divertito. -Sai che questo non ti procurerà nessun favoritismo vero? Cioè mi sento felice che tu abbia questa alta considerazione di me ma ciò non toglie che sono comunque una professoressa con certi valori e non amo fare “piaceri” a nessuno! – ecco. La discussione che volevo evitare. Gran bel modo di conoscere la madre di Edward nonché mia professoressa. Le dita si torturavano tra loro, mentre tenevano la tazza di caffè, il volto basso e rosso per l’imbarazzo e la vergogna. Non avevo fatto nulla di male ma mi sentivo comunque umiliata da quella situazione.
-Io..ehm..Non pensavo assolutamente a ciò..anzi..mi..mi dispiace se..se ho fatto credere che.. – una frase che doveva essere semplice e scorrevole è diventata più complicata del previsto.
-Mamma, Bella mi ha fatto promettere che non ti avrei detto nulla..è colpa mia. Non è come tutte le altre che hai conosciuto…Non cerca favoritismi né la sicurezza di passare l’esame. Stai tranquilla… – la sua voce è tenera mentre mi difende, ma ancora non riesco ad alzare il volto.
-Oh..beh..mi dispiace aver alluso allora.. – scuoto la testa alle scuse di sua madre.
-Non si preoccupi..è comprensibile fraintendere. Scusate…ora vado a cambiarmi..tra poco devo andare al lavoro.. – appoggio la tazza sul bancone e sempre a testa bassa vado in camera, chiudendomi dentro. Prendo la borsa e ci infilo un paio di jeans e una maglia con le ballerine, per cambiarmi una volta che ho finito, per poter uscire con Edward. Poi indosso il bikini e la tuta da ginnastica. Me la prendo con comodo e esco dopo mezzora dalla mia stanza, avanzando a testa alta verso la cucina. Io non avevo nulla da vergognarmi infondo. Faccio un debole saluto ai presenti e comincio a tirare fuori una porzione di lasagne dal freezer. –Volete mangiare qualcosa? – chiedo.
-Oh no..Non ti preoccupare..ora io e Edward andiamo via..mio marito ci sta aspettando a casa per cenare… - sorrido annuendo e infilando la vaschetta nel microonde.
-Perché una sera di queste tu e lo zio non venite a cena da noi? Invitiamo anche Rosalie e Emmett e passiamo una serata in compagnia..
-E io me ne sto a casa da solo?! – la voce oltraggiata di Edward mi fa sorridere.
-Te lo meriteresti! Ma sono buona..invito pure te! Tanto cucina Bella! – ridacchio.
-Ovviamente! – poi mi volto verso madre e figlio e sorrido serena. –Comunque è davvero una bella idea..
-Magari quando sarà passata l’influenza! – annuiamo tutti e io torno a controllare il forno a microonde. –E’ stato un piacere conoscerti Bella.. – mi volto sorridendo, sembra felice nonostante il cipiglio un po’ dispiaciuto nel volto.
-Anche per me! – sorrido e lascio che sia Alice ad accompagnarli alla porta. Convinta che se ne siano andati prendo la forchetta e comincio a soffiare sulle lasagne, troppo calde, ma mi blocco appena sento una voce sussurrarmi all’orecchio.
-Mia madre ti adora..ci vediamo più tardi.. – un bacio tenero sulla guancia e va via. Certo..ora sarà più facile affrontare la serata!

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Anche per questa sera il lavoro è terminato! Mi cambio in fretta, infilo le ballerine e sistemo i capelli muovendoli un po’. Lascio come unico trucco il mascara e un filo di ombretto color porpora che valorizza i miei occhi. Percorro con ansia li ultimi metri che mi separano dalla porta della palestra e quando vedo la Volvo parcheggiata di fronte all’entrata sorrido. Non scende dall’auto, probabilmente per fare prima, quando lo raggiungo busso al finestrino. Lui si volta e mi sorride aprendo le chiusure dell’auto, mi affretto ad aprire lo sportello e infilarmici dentro.
-Ciao! – dico allegra.
-Ciao a te! – ci guardiamo per secondi infiniti.
-Avevi detto che saresti passato con Emmett.. – dico distogliendo lo sguardo.
-Non potevo! Sono stato incastrato a cena dai miei, ed ho fatto tardi, mi sono liberato solo ora!! – si passa una mano tra i capelli frustrato ed io rido.
-Tua madre è una donna forte.. – ammetto sorridendo. Lui si volta un secondo per non distrarsi dalla guida.
-Anche tu lo sei Bella! – arrossisco e non rispondo.
-Dove stiamo andando? – chiedo e lui sorride tra sé e sé.
-E’ un pub dall’altra parte della città. Lo conosco perché è di un amico di Rose. – mi spiega contento, probabilmente è uno di quei luoghi felici per lui.
-Anche stasera George si è chiesto dove fossi finito.. – butto lì. E lui si irrigidisce un po’, per poi sospirare e cominciare a raccontarmi. Pensavo che quella di ieri sera al telefono fosse una cavolata, una scusa inventata sul momento…invece.. Emmett non vuole che si muova solo, teme per la sua incolumità e ha paura che Edward non risponda più di sé. Deve evitare di farsi vedere in giro, non tanto per vergogna o paura, ma per non mettersi nei guai prima della gara. Stranamente, anche se il ragionamento di Emmett è possessivo e troppo impaurito, sono d’accordo con lui. Mi guardo bene dal dirlo ad Edward però, che sembra molto teso e arrabbiato con il suo allenatore per questo limite che gli è stato imposto. Tento allora di mediare, cercando di farlo ridere facendo la femme-fatale che poco mi riesce e che fa morire dalle risate Jake. Ci tento anche con lui..infondo, cos’ho da perdere?!
-Oh Edward..non dovresti preoccuparti così tanto..c’è molto da fare, anche di interessante, tra le quattro mura domestiche…in ogni stanza possibile.. – mi lancia un’occhiata spaesata e vedendo il mio volto scoppia a ridere. Che avevo detto?!
-Stai cercando di sedurmi?! – si volta con il sopracciglio alzato, ora che siamo fermi. Rido anch’io e scuoto la testa.
-Volevo solo farti passare i brutti pensieri in allegria.. – mi guarda confuso e io sorrido, scendendo dall’auto, ipotizzo che siamo arrivati. Mi guardo attorno e vedo solo un bar che ha le luci soffuse, sul blu, molta gente è immersa a parlare tra loro, pochi gruppi, molte coppie. E’ per quello che mi ha portato qui?! Mi volto ad osservarlo, sembra teso e ansioso e allora cerco di sorridere, nonostante la situazione faccia agitare anche me. Entrambi siamo stati feriti e delusi dalle persone precedenti che occupavano il nostro cuore. Mi avvicino a lui. –Andiamo? – ricompone la sua maschera e passando un braccio sulla mia vita mi spinge all’interno del locale.
-Ti piace? – mi chiede all’orecchio, la musica è debole e il vociare ci disturba, impedendoci di sentirci se parliamo in questo punto della sala. Annuisco sincera. E’ un bel posto, non mi dispiace affatto. Fa segno al barista con la mano che siamo in due e che andremo di sopra e poi mi accompagna per una scala a chiocciola. Ovviamente passa lui per primo, stranamente. Ogni altro uomo avrebbe mandato me per avere il mio culo a poca distanza.
Individua un tavolino rotondo, vicino alle grandi vetrate che danno sul cortile e mi aiuta a salire sullo sgabello alto. Dio, ma perché li fanno così questi cosi? Anche se indossassi un tacco dodici dovrei comunque arrampicarmi per arrivarci. Lui sghignazza di fronte al mio disagio, molto percepibile, ed io rispondo con la linguaccia.
-E’ davvero un bel locale Edward.. – decido di iniziare a dire qualcosa, per non far calare il silenzio in modo così scontato e banale, tra noi due.
-Dici? Io temo di aver scelto male invece…insomma..qui sembrano tutte… - fa fatica a esprimere il suo pensiero ed io sorrido dolcemente.
-Coppie?! – finisco per lui ed annuisce. –Non ti preoccupare! Ti senti a disagio? – chiedo e lui scuote la testa io allora scuoto le spalle e rido. –E neppure io! Beviamo qualcosa, facciamo qualche chiacchiera, e se gli altri qui intorno vogliono pensare che siamo una coppia…lascia che lo pensino. Si vede che questo luogo ti piace, dovresti evitare di privartene così tanto.. – Me l’aveva fatto capire in macchina ed ora me l’ha confermato sorridendo alla mia affermazione. Siamo troppo sinceri uno con l’altro. Così quando arriva il cameriere lui ordina una birra per se, mentre io una crema al whiskey. Lo so, io non bevo mai, o quasi. Ma questo è l’unico liquore che mi permetto, anche perché la quantità che ne versano nel bicchiere non tocca neppure la metà di quest’ultimo ed io ne sono felice. E poi..il suo gusto dolce sulla lingua ma l’amaro giù per la gola è esattamente il contrasto che è la mia vita. Bella fuori, cattiva dentro. Ci devi vivere per capire i tormenti, le ansie, le delusioni, il dispiacere.
Io ed Edward parliamo di molte cose. Mi dice che si è imposto con Emmett affinchè almeno in questi primi giorni dopo l’accaduto possa uscire, suo cognato ha acconsentito al patto che non sia da solo e che se si dovesse trovare in solitaria si sarebbe chiuso in qualche luogo affollato o in macchina, ecco spiegato il motivo per il quale oggi ha il via libera. Mi racconta come Emmett è diventato il suo allenatore, come abbia conquistato Rosalie. Mi racconta anche di come abbia reagito lei dopo quel giorno in centro, quando l’ha fatta passare per la sua fidanzata di fronte a me. Ridiamo ora di quell’evento, nonostante non sia passato molto tempo, nonostante entrambi abbiamo due caratteri apparentemente forti…poi ci ritroviamo a ridere perché sappiamo che non siamo così nella realtà. Mi chiede com’è stato frequentare Yale, ed io rispondo contenta. E’ una parentesi di vita particolare, suggestiva per me, ma felice nel complesso. Per quello non faccio fatica a raccontare i primi giorni, le prime figuracce, l’orrore della mia prima compagna di stanza che era maniaca del controllo e dell’ordine, tanto che ficcanasava anche in camera mia. Lui ride e ascolta. Gli chiedo allora di raccontarmi del suo primo giorno di college, so che per lui è un argomento difficile, ma lo faccio perché conoscendolo, almeno un po’, so che sarà stato emozionato. E in effetti non tradisce le mie aspettative. Mi racconta che la sera prima non ha dormito, che era in ansia perché voleva assolutamente conoscere i suoi professori e il dispiacere misto ad orgoglio quando la sua prima lezione è stata affrontata da suo padre. E’ felice e sereno, anche se parla di questo e mi sento un po’ più forte e protetta da queste sensazioni tanto da fargli una domanda più profonda, più personale.

-Smetterai un giorno? Intendo..con il pugilato, smetterai? Ti rimboccherai le maniche e ricomincerai a studiare? Per la tua famiglia e…Per te stesso? – lui sembra preso in contro piede e io sorrido sorpresa e orgogliosa di me stessa. –Sai Edward, quando parli della tua famiglia lo fai con un sorriso e un orgoglio negli occhi, difficile da sostenere per me. Perché io non ho tutto questo. Non ho una sorella, non ho una madre..e vicino a me non ho neppure un padre che comprende e mi accetta per quella che sono. I tuoi genitori ti faranno presente quanto poco gli piace quello che fai, perché temono che tu soffra, che tu ti faccia male sul serio. Puoi biasimarli? Mio padre…E’ stato molto colpito e deluso dalla mia decisione di venire a Londra ed anche se non l’ha mostrato a nessuno, sono sicura che dentro di sé è rabbioso e affranto e mortificato per il mio comportamento. Ma nonostante tutto, so che quando tornerò a casa mi stringerà forte, mi dirà che è felice di vedermi e mi controllerà ogni notte intorno alle due, per vedere se dormo. E’ una cosa che va avanti da quando ero piccola e lo farà ancora… Ed io, ora che sono qui, capisco davvero quanto mi manchi. Yale era addirittura vicino, ma Londra..questa città mi sta portando via parte della mia vita e mi costa stare qui. E’ un sacrificio che faccio per me, che voglio fare per sentirmi realizzata a pieno, ma tornerò a Forks da mio padre e passerò ogni istante con lui, perché le mie scelte hanno portato inevitabilmente alla sua sofferenza… - sospiro e lui sta per parlare, anche con lo sguardo basso sul giardino del locale. L’espressione turbata e indecisa, confusa e preoccupata. –Lo so cosa provi Edward, è facile scappare e nascondersi dietro qualcosa apparentemente più semplice da affrontare, ma accanto hai persone che vorrebbero altro, che sono disposti ad aspettare, ma che tu deluderai con i tuoi comportamenti..come ho fatto io. Lo sai che ti capisco..è per questo che non sai come affrontare il mio sguardo..ma Edward..riprenderti in mano il tuo passato non vuol dire commettere gli stessi errori, ma essere più forte e superarli..con le persone giuste al tuo fianco. – Ed io mentre dicevo tutto questo pensavo a Jake, a Leah, a Seth e mio padre, che ora stavano a casa aspettando con ansia e allegria il giorno in cui sarei atterrata a Seattle, dopo una giornata di volo. Loro sono le mie persone, quelle che vorrò al mio fianco come appoggio.

L’orologio segna le due di notte. Lui non risponde e continua a guardare di sotto, ma so bene cosa passa nella sua testa. Le domande che per molto tempo mi sono fatta anch’io..e allora mi domando…è davvero così facile trovare qualcuno di così simile a noi?!

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