venerdì 13 giugno 2014

Capitolo 20



Bella pov

Avevo davvero preparato il mio bagaglio a mano con qualche vestito, due libri per leggere qualcosa ed ero salita sul pick-up tutto sgangherato alla volta di Seattle. Mio padre non era in casa, almeno credo, a meno che non si fosse rinchiuso in camera sua per tutto il tempo. Comunque faceva male. Non avrei voluto discutere anche con lui, le cose sarebbero dovute andare come sempre…

Io tornavo a casa, Jake organizzava una serata tutti assieme, mi avrebbe convinta ad andare in discoteca, riportandomi a casa, o meglio ero io che portavo lui. E mio padre avrebbe dovuto essere contento e prendersi le ferie per stare con me. Questo doveva essere. E invece mi sono ritrovata a sperare di tornare a Londra il prima possibile.
Tutto il viaggio in auto, quasi tre ore, mi ha permesso di pensare alla situazione a Forks, senza fare entrare altri pensieri preoccupanti. Ma…una volta entrata a Seattle dovetti per forza cedere. La città era tappezzata di volantini che indicavano un incontro di boxe il ventitré dicembre in una palestra lì in zona. Non conoscevo bene Seattle ma sapevo che spesso si organizzavano incontri di ogni genere, spettacoli, opere teatrali eccetera.
Prepotente il pensiero di Edward si è fissato a cancellare per un po’ tutto il resto. Tornando a casa a fine gennaio perderò le gare…e se anche l’idea di guardarlo mentre si fa pestare o mentre tira pugni agli avversari non mi attira per niente…mi dispiace non esserci. Sembra strano anche a me e difatti appena parcheggio vicino alla clinica dove lavora Kate mi fermo a pensare prima di avventurarmi nei ricordi del college.

Forse dovrei mandargli una mail, chiedergli come stanno andando gli allenamenti, sapere se si sente pronto per la gara. Eppure una forza più grande di me mi blocca. Sono stupida, perché lo avevo a portata di mano, ma quando ci si mette di mezzo la paura fa fare più errori di quanto potrei fare senza. Potevo parlare con calma, mettendo in chiaro che avevo bisogno solo di far luce sui miei pensieri e di mettere a posto i pezzi della mia vita che stavano spingendo per allontanarmi. Potevo davvero evitare di dire una sorta di addio, e rendergli chiaro il fatto che era solo un arrivederci. E invece no. Dannazione. No. Ho sbagliato ancora, gli ho detto che era troppo. Ma troppo cosa? Sono io che sono solo troppo stupida per prendermi le mie responsabilità, per affrontare le mie difficoltà. Lo so, e allora perché è così difficie afferrare quel dannato telefono e mandargli una mail?! Sbuffo chiudendo il pick-up ed entrando alla CFisher clinic.
-Salve, in cosa posso esserle utile? Ha un appuntamento?
-Ehm…no salve..cercavo la signorina Denali, Kate Denali..
-Purtroppo in questo momento è impegnata, deve prendere un appuntamento.. – era gentile, e faceva bene il suo lavoro, ma io non dovevo prendere nessun appuntamento.
-Sa dirmi tra quanto si libera? – potevo sembrare un po’ insistente, ma volevo farle una sorpresa. Guardo l’orologio e mi accorgo che è quasi ora di pranzo.
-Gli appuntamenti non hanno un orario prefissato signorina…le prendo un appuntamento, ci vorrà qualche minuto! Mi dica il suo nome.. – già pronta con il suo computer.
-Ehm…no grazie, sono solo un’amica, aspetterò che si liberi! – spostavo il peso da un piede all’altro.
-Oh non avevo capito, mi scusi! Vuole che l’avvisi? – scossi la testa ed indicai le sedie della sala d’aspetto. Attesi speranzosa. Non l‘avevo avvertita che sarei arrivata, come non le avevo domandato se aveva la possibilità di ospitarmi nel suo appartamento. Ero arrivata lì senza neppure sapere dove abitava. Maleducata! Mi dissi da sola.
Dopo qualche minuto, in cui ero persa nei miei pensieri captai una voce.
-Silvy, contatti la signora Duncan e le fissi un appuntamento per le quattro di oggi pomeriggio! Ora vado a pranzo, torno per le due e trenta! – mi alzai appena la riconobbi.
-Ehm..signorina Denali, c’è qualcuno che la cerca! – mi avvicinai e quando le arrivai di fronte si aprì in un grande sorriso.
-Bella! – ci abbracciammo entrambe felici. –Ma che ci fai qui? E’ una vita che non ci vediamo! - ridacchiai.
-Ora sono londinese baby! Le occasioni per tornare in terra natale sono poche! – sorrisi. Ci sentivamo spesso via mail, le avevo raccontato che avevo preso la decisione di studiare a Londra per sentirmi completa e lei mi aveva appoggiata…chiedendomi di tanto in tanto come andassero le cose.
-Hai impegni per pranzo?! – scossi la testa, mi prese sottobraccio accompagnandomi fuori.

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-Così..adesso non sai cosa fare e ti trovi in difficoltà!! – finì il mio discorso. Avevamo pranzato nel suo appartamento, un bilocale molto carino e caro, ma mai come gli affitti di Londra. Ci eravamo raccontate degli ultimi tempi, degli sviluppi lavorativi suoi, del mio ritorno a casa, di Jacob, di Charlie, di Sue e del bambino…e lei si era dimostrata molto disponibile ad ascoltare. Ma non avevo avuto il coraggio di parlarle anche di Edward.
-Esattamente! – ammisi.
-E allora…perché sei qui al posto che parlarne con la tua migliore amica o il tuo migliore amico? Cosa ci fai a Seattle? Dovresti essere a Forks a risolvere i tuoi problemi! – scosse le spalle non capendo.
-Ecco..vedi…sapevo che tra poco saresti partita per tornare dai tuoi, mi chiedevo se..potevo restare un po’ con te per schiarirmi le idee, per stare insieme come i vecchi tempi per…parlare un po’.. – lei sembrò pensarci un attimo e poi sorrise dolcemente.
-Bella..io non ti capirò mai! Davvero..c’è..qualcosa altro che ti angoscia? – questa volta fui io a titubare e lei lo capì perfettamente. –Okay..e scommetto che non vuoi dirmi cosa vero? – cercai di guardare ovunque, senza sapere come fuggire al suo sguardo. Sbuffò. –Bella..siamo amiche da molto tempo, il tuo sguardo mi dice cose che non riesco a comprendere, sei molto, molto confusa ed ho paura che il tuo cervello stia lavorando tanto e inutilmente..per cui..stai pure qui, rilassati..ad una sola condizione.. – la guardai felice di quella risposta e scoppiai a ridere quando mi porse la sua condizione. –Dovrai occuparti di questo posto fin quando starai qui! Lo sai quanto sia incline alla pulizia della casa!
-Grazie Kate, sapevo di trovare rifugio qui da te.. – la strinsi in un abbraccio e lei trovò il modo di sussurrarmi all’orecchio.
-Quando sarai pronta Bella, sarai tu a parlare con me…intanto, godiamoci queste giornate insieme! – mi lasciò un doppione delle chiavi e tornò al lavoro, dopo avermi spiegato che il divano si apriva in un comodo letto matrimoniale e le lenzuola si trovavano in uno dei cassetti dei comodini laccati bianchi di fianco al divano. Mi occupai di preparare il letto, sistemare alcune mie cose sul comodino che mi aveva detto di occupare e una volta terminato controllai nel frigo cosa c’era per cena.
Organizzai un pasto decente con delle fettine di carne e della verdura, attendendo il suo ritorno, con molta felicità. Quando tornò a casa alle sei meno un quarto sbuffò lanciando le scarpe in mezzo al salotto e lasciando il cappotto sul bracciolo del divano, chiuso a dovere.
-Bella dove sei? – io intanto la guardavo appoggiata al muretto della cucina, con due bicchieri di vino bianco pronti per l’aperitivo e delle tartine su di un piatto. Quando si volta mi sorride.
-Sei un tesoro! Sapevo che ne avrei guadagnato ad averti qui! Sei sempre stata più brava di me in cucina! – scrollo le spalle passandogli il bicchiere.
-Allora, com’è andato il pomeriggio?
-Tutto perfettamente..sai ho in cura una ragazza che ha più o meno la nostra età e non mi sembra vero. Insomma..mi ricordo quando io e te vivevamo nella stessa stanza al college… - lasciò cadere il discorso ed annuii.
-Mi ricordo..
-Come vanno le tue crisi? – subito ripensai all’ultimo lampo di pazzia avuto, quando incontrai Edward quel sabato pomeriggio in centro, il portafoto distrutto, la casa in disordine e le mie amiche che tentavano di fermarmi. Mi sentivo morire in quel momento, al solo ripensarci.
-Sono..sono meno frequenti. L’ira sembra essersi assopita ma…l’ultima crisi è stata…qualche mese fa.. – sussurrai allargando i tempi.
-Vuoi spiegarmi in quali circostanze? – stava diventando la mia psicologa ed io avevo solo bisogno di un’amica, ma l’ospitalità che mi donava era grande per cui risposi.
-Un..un ragazzo mi ha fatta innervosire per giorni e poi..mi ha offesa davanti alle mie amiche e…umiliata. Non ci vedevo più.. – lei annuisce, mentre beve un sorso di vino, poco dopo la imitai anche io, la gola era improvvisamente secca.

Di nuovo il suo pensiero.
Il suo volto.
I suoi occhi.
Edward.

-E…come ti sei calmata? – scrollai le spalle.
-Non ricordo bene..forse le mie coinquiline che mi trattenevano e mi accarezzavano i capelli..Ma comunque Jake mi ha regalato una pallina antistress! – bevve ancora.
-Mi..insomma mi farebbe piacere che nel caso capitassero ancora tu mi scrivessi, come se fossi un diario e mi raccontassi ogni cosa che succede..okay? – la guardai confusa –Bella, ci tengo alla tua salute e secondo me queste crisi vengono da qualcosa di più profondo, te l’ho sempre detto. Questi scatti dipendono dal modo sbagliato di incanalare la rabbia…Mi hai raccontato che quando eri piccola ed eri triste, triste piangevi per giorni senza riuscire a fermarti..vero? – annuii non capendo dove volesse arrivare –Allora forse..forse anche questo..forse devi riuscire a cambiare il modo in cui reagisci alle situazioni...non capisco e non so come aiutarti se non parliamo..okay?!
-Kate, davvero grazie ma..sembra che ultimamente tutto vada bene.. – mi guarda sorpresa ed io annuisco seria. –Mi sento più serena, meno affaticata, più disponibile, più solare, più sorridente…mi sento addirittura…svolazzare. Non so se hai presente la situazione…
-Hai incontrato un ragazzo Bella? – restai bloccata nella mia posizione ed abbassai solo gli occhi. –Va bene..non ne parliamo..allora, che cosa hai fatto tu oggi? – stavo per risponderle quando il mio telefono segna una mail. La apro velocemente e mi blocco a leggere l’indirizzo del mittente. Edward, di nuovo.

          To: bellswan@gmail.com
          Object: Ti penso..
Ciao Bella..Mi sento stupido a scriverti una mail, tu dall’altra parte del mondo rispetto a me, tu che hai pensato bene di prendere le distanze..Eppure ero a casa, Emmett è andato via da tempo, e me ne stavo sul letto a pensare…fino ad una settimana fa a quest’ora io e te stavamo parlando al telefono, ed era la parte migliore della giornata.
Non serve che mi dici quanto sono stupido, lo so da me..E’ che oggi..ho indossato il tuo braccialetto, per la prima volta. Non l’avevo ancora fatto per paura che mi ricordasse qualcosa che non poteva esserci, non so..so solo che avevo paura. E forse, se fossi qui, mi diresti che la mia paura non riguarda te..ma me stesso. Hai ragione. Sono io che non sono più sicuro di quello che faccio, di quello che voglio..non lo so. Volevo solo..fartelo sapere, tutto qui.
Ora invio la mail, se no me ne pento e cancello tutto. Non mi aspetto una risposta, quindi non ti preoccupare..
Da te dovrebbe essere quasi ora di cena..Buona notte comunque, anche se in anticipo.
Edward.


Non mi accorsi di avere gli occhi lucidi, fino a quando non vidi comparire Kate con un fazzolettino. E poi stringermi in un abbraccio. Ancora non riuscivo a parlarle.
-Cosa dici se ora mangiamo?! – apprezzai il suo tentativo di farmi sviare la mente su altre direzioni, e soprattutto la sua capacità di non chiedere e lasciarmi il tempo giusto per parlarne..perchè sapevo che avrebbe sicuramente tirato fuori la parte peggiore di me, i miei timori, le mie paure e le avrebbe buttate su un tavolo, di fronte a me…facendomi scegliere il cammino giusto per attraversarle e lasciarmele alle spalle. Era una psicologa bravissima, o forse perché conoscevo solo lei. Ma era sempre stata un’ottima amica, un’ottima compagna di stanza, e una confidente saggia e paziente. Mi ha sempre spronata ad andare avanti ogni giorno, a mettere su un bel sorriso e convincermi che tutto ciò che stavo vivendo mi faceva diventare più forte, e me ne sarei accorta quando in un futuro avrei dovuto scegliere le cose più importanti della vita. Non ho mai capito il suo discorso, il suo voler incoraggiarmi a farmi forza ed essere determinata nelle scelte, a essere ferita per poi rialzarmi..
Ho servito l’insalata e cotto la carne con un po’ di sugo e delle verdurine per il soffritto, dopo mezz’ora stavamo finendo i nostri piatti ed io ancora pensavo a tutto quello che faceva per me.
-Sai Kate..mi sono sempre chiesta perché mi spronassi a diventare più forte, a essere coraggiosa e in grado di alzarmi quando cado…per..per il futuro. Mi hai detto che in futuro avrei dovuto fare scelte importanti e avrei avuto bisogno di tutta la determinazione possibile..credo di non aver mai capito fino in fondo questa cosa… - si bloccò con la forchetta a mezz’aria e mi guardò. I suoi occhi si riempirono di lacrime e le mani presero a tremare, talmente tanto che dovette abbassare la forchetta sul piatto, per non farla cadere. Non sapevo cosa fare, lei mi aveva aiutata tante volte ed ora la vedevo in difficoltà e non sapevo che dire per farla tornare come sempre.
-E’…una lunga storia e non…non ho moltissima voglia di raccontartela…ora. Prometto di farlo.. – annuii silenziosa e finii il mio vino prima di alzarmi e sparecchiare, per poi mettere i piatti in lavastoviglie, insieme a quelli del mezzogiorno. Lei intanto era andata a fare la doccia. Ci ritrovammo sul divano a guardare la televisione un’ora più tardi.
-Scusami per prima io..non avevo nessun diritto di… - gesticolavo, per aiutarmi a trovare le parole giuste.
-Non ti preoccupare. – mi sorrise, prendendo la mia mano e accarezzandola dolcemente. –Io e te ci siamo sempre confidate molte cose..tu soprattutto..io invece..ho tenuto dentro di me cose importanti che..mi fanno male. Mi dispiace ma non riesco a trovare il coraggio di parlartene ora..prometto che lo farò..d’accordo?! – annuii tornando a dare attenzione al film.

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