martedì 8 aprile 2014

Capitolo 10





Capitolo 10


Pov Bella.


Dal pranzo con Edward sono passati due giorni. Due intere giornate in cui non si è fatto sentire, e neppure vedere. Ho seriamente pensato di aver combinato qualcosa, di aver detto qualche parola di troppo o cose sbagliate. Più volte mi sono trovata a guardare e controllare il cellulare per paura di non sentirlo, ma ogni volta restavo delusa. Ho condotto la mia vita normalmente, sono andata a lezione, sono tornata a casa e sono andata al lavoro, sono anche andata alla palestra la sera..ma di lui neppure l’ombra.

La professoressa non dava segni di guarigione, anzi sembrava peggiorare di giorno in giorno, di conseguenza presto sarebbe rimasta a casa, me lo sentivo. Per fortuna però, aveva deciso di aumentare le ore di lezione per poter finire in fretta il programma e darci modo di sostenere l’esame lo stesso giorno, anche se lei sarebbe rimasta a casa per malattia.

Tra poche ore passerà la terza giornata senza sentire Edward. E sono stesa sul letto, dopo essere tornata a casa dal lavoro, che penso se mandargli un messaggio o starmene buona ad aspettare. Si..ma aspettare cosa?! Entrambi abbiamo capito che c’è di più, che potrebbe esserci di più, perché siamo troppo affini, ci assomigliamo per certi versi..ed entrambi temiamo questo passo in avanti. E’ naturale che si sia staccato, che abbia fatto un passo indietro, soprattutto dopo aver visto come aveva reagito al bar dopo la mia domanda.. e allora..perchè diavolo sto così?! Mi decido a inviargli un messaggio, che male può fare?!


“Ciao Edward..sono tornata ora dalla palestra..George mi ha chiesto come mai è la terza sera che non passi a fare un saluto. Come stai? B.”


Con il dito tremante lo invio, pentendomene subito dopo. Sbuffo e mi cambio velocemente, infilandomi sotto le coperte e spegnendo la luce. Tanto non risponderà. Mentre penso a questo, continuamente negli ultimi due minuti, vedo una luce accendersi e spegnersi sul comodino. Mi sta chiamando.

-Pronto? – rispondo con la voce che trema.

-Ciao Bella.. – sembra tranquillo, sembra che non sia successo nulla in questi ultimi giorni.

-Ciao Edward..come stai?

-Bene..ho ricevuto il tuo messaggio. Piano piano passerà tutto..tu piuttosto, come stai? – come mai stasera ha voglia di fare conversazione?

-Bene..ho dovuto prendermi qualche giorno dalla biblioteca perché tua madre si sta ammalando e allora fa il doppio delle ore per finire il programma prima dell’esame, così poi può rimanere a casa e godersi la malattia.. sicuro di star bene? –volevo chiedere, non è che per caso sei arrabbiato con me?

-Si, sto bene! – una lieve risatina –In questi giorni sono stato a casa perché Emmett crede che sia meglio per me non uscire da solo..farmi vedere in compagnia, in modo che non possano trovarmi da solo..peccato che non c’era nessuno disposto ad accompagnarmi in giro.. – sorrido.

-Avrai sempre bisogno di una guardia del corpo d’ora in avanti?!

-A quanto pare si.. – scoppio a ridere. –Ti fa ridere questa cosa?

-No..E’ che è assurdo che un pugile bravo come te..abbia bisogno di qualcuno che pensi alla sua sicurezza! – ora ride anche lui, per fortuna.

-In effetti..è un po’ una cretinata..ma Emmett vuole così, e devo sottostare a quello che decide, per il mio bene e la mia carriera! – lo dice con una punta di veleno.

-Sai Edward..credo che Emmett e Rosalie ci credano veramente in te..e fossi nella tua situazione, non vorrei deluderli per nulla al mondo!

-Infatti non lo farò.. – sorride.

-Ora è tardi..Mi metto a letto che domattina se no mi sveglio con un diavolo per capello.. – tento di smorzare la tensione.

-Aspetta.. – ci tiene a precisare prima che possa dargli la buonanotte –Domani sera ti va se dopo il lavoro ci vediamo e beviamo qualcosa insieme? Qualcosa di semplice..giuro! – mi tremano le mani. Perché?!

-Si..io..si va bene. Passi direttamente alla palestra? – domando, giusto per sapere se devo portarmi qualcosa di meglio da mettere.

-Si, domani credo che verrò insieme a Emmett a fare un saluto..lui poi si arrangerà a tornare a casa…Lo convincerò a lasciarmi uscire da solo con te! Gesù..neppure a quindici anni ho avuto così tanti problemi per andare fuori con una ragazza… – lo sento ridacchiare e vengo risucchiata anch’io in quel vortice.

-Perfetto allora, ci vediamo domani..Buonanotte Edward.. – sorrido istintivamente.

-Buonanotte Bella! – il click del pulsante che termina la chiamata mi fa rendere conto che è tutto finito e che domani sera andremo a bere qualcosa insieme. Non vedo l’ora!

Prendo sonno tranquillamente, senza riflettere molto sulla chiacchierata con Edward. Quando mi sveglio la mattina seguente mi accorgo di essere in ritardo. Preparo il caffè e lo verso velocemente nel mio bicchierone da portar via e subito dopo mi cambio. Ringrazio mio padre e il suo insegnamento di far la doccia prima di andare a dormire, cosicché non debba ritardare ulteriormente. Volo fuori di casa per prendere l’autobus, e ci riesco, stranamente. Controllo il telefono solo quando sono finalmente in aula. Nessuno mi ha cercata.

La professoressa Masen entra in classe più malata del giorno precedente e si scusa.

-Ragazzi.. purtroppo ho una cattiva notizia. Non posso portare a termine il programma, ho già chiamato un sostituto fino alla fine della settimana, ma temo che il rimanente del programma d’esame dobbiate farlo autonomamente! – con questa notizia e il brusio di sottofondo non sento la vibrazione del telefono all’interno della borsa. Oggi comunque la lezione è regolare.

Come ogni ultimo giorno la pausa pranzo dura mezzora..giusto il tempo di prendere un tramezzino al volo e finire il mio caffè, ancora tiepido e poi via, si riprende! Lo ammetto, talvolta vorrei che tutto questo fosse già finito e essere soddisfatta di un bellissimo lavoro, magari come professoressa in un liceo, magari a Forks o Port Angeles…voglio tornare a casa mia. Dopo così tanto tempo fuori, sento la necessità di tornare alle mie radici, da mio padre, dai miei amici d’infanzia. La mia vita la sogno nella piovosa Forks, nonostante io odi con tutta me stessa la pioggia. Ma casa..ha un profumo diverso, ha un suono diverso..un calore, un abbraccio che ti fanno stare bene.

Le ore di lezione passano velocemente, o forse è solo perché sono davvero interessata a questo argomento, non so. Quando esco dall’aula con calma oggi, dato che non devo andare a lavorare in biblioteca, sono già tutti scomparsi. Restano solo poche macchine nel parcheggio e intravedo la Volvo di Edward. Sorrido involontariamente. E’ qui per me?! Sto per avvicinarmi all’auto quando lo vedo uscire dalla porta d’entrata con in mano un mucchio di libri e una borsa, mentre la professoressa Masen sbuffa a seguito dicendo “Sono influenzata Edward non infortunata..le mie cose riesco a portarmele!”. Ridacchio divertita e lentamente mi dileguo, dando le spalle a madre e figlio. Ma non vado troppo distante.

-Bella! – mi ha riconosciuta, cavoli! Mi volto sorridendo incerta.

-Edward! – alzo la mano in segno di saluto e lui mi raggiunge, aumentando il passo, con sua madre sempre a seguito, e con le sue cose ancora a braccio.

-Come stai? – mi chiede felice, giuro che non lo capisco. E poi…perché gira da solo?!

-Bene, tu? – mi rivolgo poi alla donna –Salve professoressa Masen! – con tutti gli studenti che vede di sicuro non si ricorderà di me.

-Salve..lei segue il mio corso di approfondimento, vero? E’ una delle ragazze sempre sedute nelle prime file.. – annuisco arrossendo.

-Mamma, lei è Isabella, la ragazza di cui ti ho parlato, la coinquilina di Alice.. Isabella, lei è mia madre, Esme! Almeno fuori dall’aula comportatevi da persone normali! – ridacchio e gli faccio la linguaccia, tendendo la mano verso sua madre.

-Piacere! – dico e poi mi rivolgo a Edward –Noi siamo persone normali Ed! Prima lo accetti meglio è! Che poi…che metro di paragone…sono normali i tuoi colleghi?! – dico scoccandogli un’occhiataccia e facendo ridere sua madre.

-Ben detto Isabella! Ti da del filo da torcere la ragazza..eh?! – sorride malizioso verso di me, facendomi arrossire.

-Oh non sai quanto mamma! – ridacchiando. Non avevo più il coraggio di aprire bocca, mi sentivo a disagio in quella situazione. Per fortuna però ci pensa sua madre a distogliere l’attenzione.

-Dai Edward..andiamo a poggiare i libri in macchina, poi se volete andremo a prenderci un caffè al bar.. – controllo l’orologio e mi accorgo che non è tardissimo, ma ho veramente la necessità di tornare alle accoglienti mura di casa e rilassarmi prima di questa sera.

-Ehm..ecco..io preferirei andare a casa, è scortese da parte mia ma devo prepararmi per il lavoro e vorrei risposare qualche minuto..facciamo un’altra volta, volentieri! – cerco di modulare la voce, per non tartagliare, eppure la timidezza mi frega.

-Torni con l’autobus? – mi chiede Edward guardandomi dubbioso, annuisco solamente.

-Oh no, dai…Ti accompagniamo noi! Infondo Edward non ha molto da fare e allungheremo di poco la strada.. – sgrano gli occhi dalla sorpresa per la gentilezza di Esme e poi arrossisco scuotendo la testa.

-Non vorrei approfittarne, prenderò l’autobus come sempre, davvero…grazie comunque dell’offerta! – sorrido cercando il mio abbonamento nella borsa e cominciando a fare piccoli passetti all’indietro.

-Dai Bella non farti pregare..ti accompagno e se vuoi sdebitarti ci offri un caffè.. – gli lancio un’occhiataccia, davvero non ha capito che mi sento a disagio a stare con sua madre? Insomma..è la mia professoressa!

-Edward..grazie ma.. – mi interrompe alzando una mano.

-Devo sdebitarmi anch’io..e quello che hai fatto tu è molto di più che un passaggio a casa. Per cui..per favore Isabella, sali in macchina.. – sbuffo sorridendo.

-Hai vinto! – cedo solo per non fare brutta figura con la professoressa e poi li seguo alla Volvo di Edward.

-Allora Isabella…

-Ehm..preferirei Bella..se non le dispiace.. – ci tengo a precisarlo, perché Isabella era il nome di mia nonna e io sono sempre cresciuta sentendomi chiamare Bells da mio padre e da Jake, è più comodo.

-Bella.. – sorride –Oltre a seguire il mio corso hai detto che lavori..che lavoro fai? – tossisco e arrossisco. Non c’è nulla da vergognarsi, ripeto a me stessa.

-Ehm..la ragazza del ring in una palestra che fa incontri tutta la settimana.. – con un figlio pugile di sicuro sa di cosa parlo. –Ed ho anche un lavoro part-time in biblioteca, da cui ho preso qualche giorno di ferie per seguire..le..sue lezioni.. – dico imbarazzata. Edward sorride appena mentre sua madre mi guarda un po’ allibita. Beh..almeno ha già conosciuto il mio lato peggiore, prima di vedere il migliore, no?!

-E’ lì che hai conosciuto Edward? – annuisco e sorrido appena ricordando il nostro “incontro”.

-Beh..diciamo che non siamo stati tradizionalisti mamma… - si siede in auto guardandomi velocemente dallo specchietto retrovisore. –Abbiamo avuto una serie di circostanze antipatiche, poi però..siamo diventati amici! – sorride e non posso fare altro che lasciarmi contagiare. Stavo bene con lui, davvero tanto.

-Nel momento in cui ti hanno picchiato degli incoscienti al pari tuo?! – evidentemente a sua madre non andava a genio la sua occupazione.

-Si mamma…proprio in quel momento! Lei è la ragazza che mi ha raccolto da terra, mi ha portato a casa sua e mi ha medicato..ora possiamo non parlarne?!

-A te sta bene che mio figlio per vivere dia pugni alla gente Bella? – che c’entravo io ora?!

-Ehm..in realtà…ecco…io.. – che diavolo dovevo rispondere?

-Quello che faccio della mia vita non interessa a nessuno mamma, tanto meno a lei! Basta con questa storia.. – si sta irritando e un po’ mi dispiace. Ricordo la conversazione di quella notte e del momento in cui mi ha raccontato il perché aveva iniziato a fare il pugile. In fondo..era lo stesso motivo per cui io avevo deciso di andare dall’altra parte del mondo, rispetto a Forks, per continuare i miei studi.

-Edward è bravo in quello che fa..e se a lui va bene così..non vedo perché insistere. So per certo che potrebbe avere molto di più, ma se si accontenta così..non possiamo fare nulla per cambiare le cose..Quando vorrà sarà lui stesso a cambiare! – E’ la stessa cosa che ho detto a Jake quando sono partita per Londra.


Flashback

-Ciao Bells! – era appena entrato in casa con due pizze.

-Ciao Jake, accomodati.. – abbiamo parlato del più e del meno per tutta la durata della cena per poi scendere in argomenti più spinosi, come il nostro futuro. E’ lì che ho sganciato la bomba. –Jake..io..mi trasferisco a Londra. Ho trovato un corso di letteratura avanzato si divide in tre master praticamente..ed è quello che voglio fare ora della mia vita..

-C..cosa? parti..di nuovo? L…Londra? – era stupito e un po’ deluso. Quando ero tornata avevo detto a tutti che non mi sarei più allontanata, poi..poi però ne sentivo il bisogno. Avevo voglia di prendere in mano il mio futuro e farci qualcosa di concreto.

-Potrei avere molto di più Jake, è vero..magari frequentare un corso qui vorrebbe dire vedervi più spesso e non allontanarmi ancora ma..Jake..è quello che voglio..non puoi fare nulla per farmi cambiare idea… - pensavo che mi avrebbe urlato addosso e invece aveva passato tutta la sera con me abbracciato, dicendomi che era fiero della mia scelta.

Flashback


Edward mi ringrazia silenziosamente dallo specchietto retrovisore, mentre fa manovra per parcheggiare sotto casa. Esme invece si volta a guardarmi.

-E’ un pensiero un po’ troppo marginalista secondo me..insomma..sono sicura che ci sia qualcuno in grado di fargli riprendere le redini della sua vita, di mettergli di fronte i suoi successi al college..dobbiamo solo trovare quella persona.. – eppure i suoi occhi sembravano parlarmi chiaramente, come se volesse farmi intendere che conosceva già chi poteva cambiarlo. Si..ma chi? E soprattutto..come avrebbe fatto?! Edward aveva detto chiaramente che quella era la sua vita, si sentiva bravo, si sfogava..riprendere medicina era escluso..e lo capivo, fin troppo bene.

Sua madre invece, era del tutto convinta che sarebbe rinsavito e avrebbe seguito la retta via…grazie a una persona. Bastava solo trovarla! Le pareva facile?!

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