venerdì 13 giugno 2014

Capitolo 19



Bella pov

Eravamo tornati a casa da qualche minuto, ed avevo sentito subito la necessità di bere qualcosa di caldo per compensare un po’ di quella freddezza che mi circondava. Sue e Charlie non hanno parlato neppure un secondo in macchina, non hanno provato neanche a chiedermi spiegazioni in merito allo sfogo mio e di Jacob.
Già..non facevo altro che pensare e ripensare alle sue parole.
Pensavo che avesse capito! Noi eravamo come fratelli, le sue sorelle, troppo grandi per badare a lui se ne sono andate di casa, sposandosi e così nel dolore ci siamo consolati insieme. Abbiamo vissuto un mare di avventure, ogni giorno a scuola, ogni pomeriggio a casa mia o alla riserva, i primi appuntamenti, i balli scolastici, i brutti voti… Come un fratello. Sempre insieme…Io e Lui...Lui con il quale mi sono confidata tutti i giorni..lui che mi ha ascoltato da quando ricordo di aver iniziato a parlare. Lui era sempre lì, mi teneva la testa quando vomitavo se stavo male, c’era quando dovevano asciugarmi gli occhi perché ero troppo sfinita dalle lacrime infinite, c’era quando tornavo a casa da Yale e avevo bisogno del supporto di qualcuno per tornare e affrontare un nuovo periodo lontana da casa.
Lui c’era..
O forse era lì con il corpo, ma con la testa da un’altra parte.
Eppure..in tutti questi anni sembrava che mi avesse capita, che i tatuaggi che mi aveva fatto li avesse compresi fino in fondo..i miei segni indelebili, che significano molto per me.
Ho sempre odiato le persone che si marchiano la pelle tanto per fare, ma quelle scritte per me rappresentavano barriere della mia vita che avevo superato e che cercavo di lasciarmi alle spalle. Sembrava come fosse cambiato in questi mesi, come se avesse deciso di staccarsi da me, dalla Bella che ha sempre conosciuto..come se avesse d’un tratto preso a guardarmi con uno sguardo obiettivo più che amichevole, fraterno. Non avevo bisogno di qualcuno che criticasse le mie scelte o il mio modo di fare, magari potrò risultare egoista e irrealista anche..ma…ho solo bisogno di avere l’appoggio delle persone che amo, perché io conosco i miei limiti.

Limiti.

Quella parola mi fa venire i brividi.

Scaccio dalla mente l’immagine del bracciale che è ancora nella mia borsa, chiuso nella scatoletta…lontano dagli occhi. Due giorni…due giorni e sento qualcosa nel petto, che mi fa male.
Scuoto la testa, convinta di mandare via anche i miei cattivi pensieri, sperando che con loro se ne vada anche quella brutta sensazione al cuore, perché so che è quello che fa male.
Quando il bollitore fischietta verso nella tazza l’acqua lasciando la bustina in infusione. Non ho fame..l’appetito è passato completamente.
Stamattina quando mi ero svegliata ero così contenta di essere tornata a casa che non vedevo l’ora di andare da Jacob per salutarlo, mi sarei fatta lasciare da lui per tutta la giornata, probabilmente avrei anche dormito nello scomodo divano di casa Black come ogni volta che capitavo lì fino a notte tardi. Lui si preoccupava di coprirmi abbondantemente e di farmi trovare il caffè pronto la mattina seguente. Oggi invece, tutto era iniziato nei peggiori dei modi..la prima vera litigata della nostra vita. Avevamo discusso molte volte, anche con toni alti, ma non siamo mai arrivati a dirci cose così cariche di risentimento e cattiveria. So quanto Jacob possa diventare cattivo, me l’ha dimostrato più volte…Quando litigava con Sam alla riserva, perché faceva soffrire Leah, quando litigava con Billy, suo padre, perché lui non voleva che il suo lavoro fosse fare il semplice tatuatore. Era incazzato anche quando Alec mi aveva trattata male e lui era venuto una volta a Yale per mettere in chiaro le cose con quel ragazzo, stesso comportamento anche quando molte sfortune si abbattevano su di me o su di lui, se la prendeva con il mondo…arrabbiandosi come oggi, iniziando a dire parolacce e frasi a caso.
C’ero sempre io. Che fossi al telefono, distante, o a casa sua..era con me che parlava e si sfogava. Ma non mi aveva mai offesa. Non mi aveva mai dato della fifona. E lo ero davvero? Io…una fifona? Forse guardandomi con occhi esterni era proprio quello che ero ma..io non me ne rendevo conto, e soprattutto quello non era il modo per affrontare l’argomento, né il momento adatto.
-Bella.. – la voce dolce di Sue mi riscuote. Mi ero incantata a guardare la tazza.
-Scusa..ehm..vuoi qualcosa? – getto la bustina dell’infuso nella spazzatura e zucchero il mio liquido caldo, sperando di addolcirmi un po’.
-Ecco…io..volevo sapere se ti andava di fare due chiacchiere.. – scossi la testa e presi a dare solo attenzione alla tazza, non ero ancora pronta ad aprirmi a loro.
Ovviamente saltai il pranzo, mi stesi sul letto con un libro della mia amatissima libreria e persi il pomeriggio così, come facevo una volta. Solo che di diverso c’era che prima di cena suonavano alla porta ed era quasi sempre Jacob che accompagnava suo padre per vedere la partita, passando di conseguenza la serata insieme a me. Quante volte abbiamo lavato insieme i piatti, quante volta abbiamo cucinato insieme o apparecchiato la tavola…tutti momenti che ora mi sembravano lontani.
Siccome risento un po’ del viaggio e del fuso orario, rischio di addormentarmi a stare qui ferma a leggere. Per cui mi alzo e sistemo i miei vestiti. Già, non l’ho ancora fatto. Stamattina ero così esaltata perché avrei visto Jake che non mi ero preoccupata affatto di avere ancora gli abiti piegati dentro la mia valigia. L’armadio nuovo è anche facilissimo da organizzare, con i cassettoni sotto e sopra un grande spazio per appenderci tutte le cose che in caso contrario si spiegazzerebbero. In mezzo ai vestiti trovo un pacchetto incartato. E subito i ricordi della sera prima della mia partenza mi inondano.
Carlisle mi aveva voluto fare un regalo particolare e darmelo da parte per non farlo vedere ai suoi figli. Io mi ero dimenticata di aprirlo, da maleducata quale ero stata. Lo misi da parte, per scartalo successivamente, riprendendo a sistemare i miei abiti. La sera della cena è stato tutto perfetto, fin troppo, e sapevo che non poteva andare tutto secondo i piani.
Mi chiesi di nuovo, se effettivamente non avessi colto l’occasione di fuggire per mettere molta distanza tra me ed Edward, per paura di affrontare il tutto. Mi abbandonai sul letto e sbuffai.
-Ma certo che ho colto l’occasione per allontanarmi, perché ho paura di soffrire..ma non vorrei davvero rinunciare a lui.. – mi ero risposta, accorgendomi chiaramente della confusione che sta nella mia testa. Due giorni…e mi mancava.
-Si può? – sussultai, mio padre e Sue si trovavano sulla porta.
-Entrate…
-Bells, ti abbiamo lasciato la cena pronta, andiamo da Leah e Seth per cena, se per caso vuoi venire con noi… - non so se era un invito o una frase lasciata lì, per farsi rispondere di no. Comunque mi issai e gli sorrisi.
-Verrei volentieri in realtà… - avevo bisogno di staccare la spina, definitivamente!
-Allora preparati, ti aspettiamo di sotto! – sorrido all’allegria di Sue e scelgo un maglione e un jeans dall’armadio, riponendo poi la valigia vuota sotto il letto. Ci rivediamo tra più di un mese! Dico nella mia mente. Mi cambio in fretta, ricordandomi del pacchetto di Carlisle, non posso aprirlo ora. Lo infilo nel comodino e volo di sotto.
Quando Leah e Seth mi vedono mi abbracciano così stretta che temo di soffocare, ma ridiamo tutti e tre e questo è un momento bellissimo.
-Allora Bells, ne hai fatta di strada per passare le vacanze con i tuoi vecchi amici, raccontaci tutto! – sghignazzai e aprii le braccia in segno di rassegnazione.
-Cosa volete sapere?
-Pettegolezzi, com’è Londra, come sono gli uomini lì?! – Leah non si smentiva mai ed io scoppiai a ridere.
-Londra è bella, scommetto che ti divertiresti un sacco..ci sono una miriade di negozi e non devi usare la macchina..certo piove sempre, ma infondo anche qui il tempo è così. E’ una bella città.. – dico mentre mi accomodo in salotto.
-Si si..ma i ragazzi? Come sono? Muscolosi, affascinanti e intelligenti? – la guardai, nel suo volto lo sguardo speranzoso e non ce la feci a non ridere.
-Leah, i ragazzi sono ragazzi! Tutti uguali in ogni parte del mondo! – Seth sghignazzò e lei gli diede uno schiaffo sulla testa, facendo scoppiare l’ilarità generale.
Aveva cucinato lei e ci eravamo messi a tavola dopo un veloce aperitivo. Leah mi aveva spiegato che quando Sue aveva deciso di vivere a casa nostra lei e suo fratello avevano optato per la convivenza, dato che lui avrebbe comunque dovuto cercare qualcuno che cucinasse e pulisse casa, e lei qualcuno che la proteggesse, perché aveva paura di stare da sola. Avevano colto l’occasione per unire le cose, anche se secondo me lei voleva controllarlo e stare con lui perché non ce la faceva a pensare di staccarsi anche da suo fratello in così poco tempo.
Così dopo cena ci eravamo fermati da loro per chiacchierare sul divano. Gli argomenti dopo tutto questo tempo non mancavano di certo. Leah e Seth mi hanno raccontato la loro versione dei fatti, del rapporto di Charlie e Sue, descrivendoli smielati e appiccicatosi. Ovviamente i due diretti interessati hanno riso per un po’ vergognandosi dopo, quando i due ragazzi hanno iniziato con argomenti piccanti. Seth, che lavorava per un negozio di foto e appassionato della fotografia fin da quando era piccolo, aveva sperimentato nuove tecniche e macchine fotografiche proprio in quei mesi, e ha voluto a tutti i costi che guardassi i suoi capolavori. Ho potuto vedere con i suoi occhi tante cose che mi sono persa. La consegna dei diplomi al liceo di Forks, in cui solitamente si teneva un discorso ogni volta da parte di uno studente modello..nel mio anno fui io a tenerlo, convinta dal professore di letteratura e dal preside. Mi vergognai molto e ringraziai che Seth fosse più piccolo o avrei avuto ulteriori prove che mi ricordavano quel giorno.
C’erano molte foto anche di Jacob e Maggie e di Leah ed un ragazzo che non conoscevo, ma su quelle Seth passava veloce, come se facessero male. Poi iniziarono le foto di mio padre e Sue, di Billy, del prete, dei Newton..di tutti coloro che popolavano il nostro piccolo centro e mi sono sentita bene..perchè sembrava che le cose non fossero cambiate in questi mesi.
-Sai Seth, hai davvero una passione molto, molto bella..e non farti fermare dagli ostacoli che incontri! – lo incoraggiai prima di andare via con Charlie e Sue.
In macchina l’aria era tesa e sapevo che avremmo discusso io e papà, era tutta la sera che mi mandava chiare occhiate per farmi parlare, ma di certo casa di Leah non era il luogo adatto.
-Allora..vogliamo discutere di stamattina? – iniziai, per tirarmi via il tarlo che mi occupava la mente –Lo so che è tutta la giornata che non fai altro che pensarci e ripensarci, che ti poni domande e vorresti le risposte, per cui sono qui..chiedi e ti risponderò! – incrociai le braccia al petto, guardando mio padre che guidava.
-Sei sicura? Non scapperai in camera tua sbattendo la porta e rischiando di farmi venire un coccolone ogni volta?
-Siamo in macchina, e non ho più sedici anni Charlie, sono grande abbastanza e un poco più matura di quando sbattevo le porte.. – ammisi, con voce bassa ma ferma.
-Cos’è successo con Jacob? Perché urlava in quel modo? Cosa sa lui che io non so? E poi…ti sei fatta tatuare Bella? Senza il mio permesso? Senza che io sapessi nulla? Questa è davvero una cosa che non mi aspettavo da te..- il tono più che arrabbiato sembrava curioso e deluso ed io dovevo mettere in chiaro le cose subito, senza far passare altro tempo.
-Mi sono fatta tatuare la prima volta a quindici anni papà..appena io e te abbiamo fatto pace, appena abbiamo chiarito le nostre divergenze… - sussurrai – Appena siamo tornati ad essere una famiglia.
-Voglio vederli.. – alzai di scatto lo sguardo su di lui, che aveva parcheggiato nel vialetto.
-Charlie..non posso.. – scossi la testa, non era una cosa che mostravo a tutti.
-Sono tuo padre…voglio vederli! – Sue era scesa dall’auto e io l’avevo imitata, avvicinandomi a lei ed aiutandola a non perdere l’equilibrio nella ghiaia.
-Te li farò vedere ma..non tutti.. – dissi – Il primo che ho fatto è una cosa che riguarda solo me e…solo Jake e…e..un’altra persona conoscono la collocazione di quella cosa..comunque papà, non ti aspettare grandi cose… - scrollai le spalle e lui aprì la porta facendoci entrare.
-Perché i tatuaggi? – sbuffai sedendomi su quella che era ormai la mia poltrona.
-Perché voglio ricordarmi per sempre i miei errori, quelli che mi hanno fatta andare avanti…
-Finirai per riempirti…se continui a sbagliare! Cos’è successo con Jacob stamattina? Cosa sa lui che io non so? – scossi la testa.
-Niente papà..davvero! – alzai le braccia e sconsolata scossi più forte la testa –Non so cosa gli sia preso stamattina! Io non lo riconoscevo nelle parole che mi diceva…era come se fosse arrabbiato e deluso dal mio comportamento!
-Si ma per cosa?
-Non lo so! Non lo so davvero! Ho cercato di pensarci tutta oggi..ma l’unica risposta che riesco a darmi è “non lo so”! Ci conosciamo da quando avevamo il pannolone, lui è sempre stato con me..io sono sempre stata con lui. Non c’è mai stata una volta in cui abbiamo litigato fino a non parlarci più per giorni..ma questa volta non passo sopra alle cose che ha detto!
-E’ perché ha fatto la spia con noi? – Sue aveva preso posto sul divano, di fianco a mio padre, dopo aver portato tre bicchieri e del succo di frutta.
-No! No! No! Quando sarei stata pronta avrei affrontato il discorso di Edward anche con voi solo che…
-Hai paura… - sussurrò Sue, ed io annuii.
-Voi..non lo so. Forse papà, tu puoi capirmi..prima di riuscire a fidarti di un’altra donna ci sono voluti molti anni, prima di riuscire a provare qualcosa per un’altra donna, hai dovuto affrontare tutti gli scheletri nell’armadio e sconfiggerli, seppellendoli lontani da te…hai persino sistemato la vecchia camera per dipingere di Reneè, quella che è stata chiusa a chiave per secoli praticamente…tu sei riuscito a farlo..io non lo so! Io sono stata abbandonata da mia madre quando ero piccola, ho iniziato a rendermi conto di cosa volesse dire prendersi cura della casa, di alcune persone, della propria persona..nell’arco di pochissimi anni..e quando mi sono approcciata al mondo dei ragazzi ho dovuto parlarne con le amiche o con la nonna o con Jacob, perché mi vergognavo troppo di parlarne a mio padre, perché ero contro di lui in tutto, perché voleva proteggermi..perchè cercava di farmi da madre, ma in realtà era solo un padre iperprotettivo e timoroso per la mia incolumità!
Presi fiato, senza guardare in faccia le persone con cui stavo parlando. Mi sentivo a disagio..ma era il caso di parlare chiaramente con loro e spiegare tutto, dall’inizio alla fine.
-Quando c’è stato il momento in cui abbiamo risolto mi sono sentita felice, come mai prima..ed ho voluto ricordarmi quel momento, marchiandomi la pelle. E’ talmente piccolo che si nasconde bene..è solo una frase, per ricordarmi che..si va avanti. Poi sono arrivate le delusioni d’amore, che non potevo raccontare a nessuno, perché mi vergognavo troppo..ed allora altri tatuaggi..fino ad Alec..lui mi ha distrutta. Mi ha gettata nel mondo in cui non si crede più all’amore, se non quello dei romanzi, fantasiosi, inventati, irreali…Mi ha fatto capire quanto poco le persone ci tengano davvero alle altre, mi ha dimostrato che in due non si è più forti che da soli, mi ha mostrato come l’amore può infliggerti talmente tante ferite che ci metti anni a guarirle..e le mie..non sono guarite.
Sue aveva la testa appoggiata alla spalla di mio padre, li guardavo con la coda dell’occhio, mentre giocavo con il mio orologio che nascondeva la mia forza.
-Ho incontrato Edward e..subito mi è sembrato stronzo e arrogante – sorrisi pensando a quei momenti. James lo chiamava “diamante”, per le molte facce..ed era la pura verità! –Me lo ritrovavo tra i piedi e non lo sopportavo proprio. Poi..poi quella sera sono stata colta dall’improvvisa volontà di non lasciarlo in difficoltà e..l’ho portato a casa. Abbiamo parlato, ci siamo confidati cose che le persone più vicine a noi non sanno..lui mi ha mostrato il suo tatuaggio, nascosto da anni ed io..tutti i miei. Abbiamo iniziato a capire che eravamo simili, entrambi feriti allo stesso modo, nello stesso luogo, con la stessa identica difficoltà di ripartire da zero, dimenticando il passato. E’ stato difficile costruire anche solo quella splendida amicizia che ci lega o legava non so..è stato difficile per me perché temevo che sfociasse in qualcosa di più…è stato difficile per lui arrivare a fidarsi di me. E come due sprovveduti, ma entrambi bisognosi di affetto e una persona come noi al nostro fianco…ci siamo attaccati troppo ed io ho preferito allontanarmi un po’…
-Bells.. – mio padre stava per parlare ma scossi la testa, volevo finire il mio discorso.
-Non so se Jacob abbia detto quelle cose per ferirmi, se l’abbia fatto per scuotermi o perché era arrabbiato per conto suo, non so neppure io perché abbia detto cose così cattive ma..Lui sa esattamente queste cose, come le sto raccontando a voi! Se pensate che sia venuta qui solo per allontanarmi da Edward e che sia più facile per me..beh vi sbagliate. Vorrei tanto essere a Londra a parlare con lui e risolvere i nostri problemi, ma non so dove ci porterebbe e preferisco mettere distanza e passare delle felici feste di natale con voi, piuttosto che stare da sola a piangermi addosso perché alla fine mi ha ferito..
-E Jacob? – si intromise Sue.
-Quando mi sarà passata torneremo a parlarci, per ora non ho nessuna voglia di incontrarlo. E per evitare questo disguido domani partirò per qualche giorno, so che la mia amica Kate, la compagna di stanza di Yale, sta a Seattle ora e vorrei stare da lei qualche giorno.. – mio padre mi guardava confuso, mentre la sua compagna era completamente allibita.
-Ma sei appena arrivata..
-Lo so, ma lei per Natale parte e va a trovare i suoi genitori…quindi per vederla devo assolutamente andare via domani. E’ un anno che non la vedo e mi manca.. – sorrisi.
-Va bene..come preferisci Bella… ora..forse è meglio se andiamo a dormire, che ne dite? – Sue cercava di trattenere mio padre ed io mi alzai di fretta dalla poltrona, pronta per andare di sopra.
-I tatuaggi Bells.. – la voce non accettava dinieghi. Sospirai forte e cominciai a tirare via i pantaloni e il maglione, rimanendo in intimo davanti a mio padre, imbarazzata oltre misura, alzai le braccia e iniziai a fare un giro lento su me stessa. Ero imbarazzatissima, più di ogni altra volta nella mia vita. Sapevo che si notavano poco eppure era come se lui avesse saputo dove guardare e sentivo il suo sguardo bruciare.
-La felicità fa rumore quando se ne va…che..che vuol dire? – mi chiede Sue, con gli occhi colmi di lacrime. Raccolgo i miei vestiti ma non li rimetto. Non sono per niente delusa da me stessa, non mi vergogno perché ho scritto su di me cose che mi servono per ricordare, per non sbagliare più.
-Hai presente il rumore dei piatti che si infrangono sul pavimento? Quello dei vetri che si rompono? Delle sedie che cadono a terra, delle lampadine che si fulminano, la televisione che esplode, qualcuno che cade per le scale, tacchi a spillo sul pavimento di marmo lucido..il ticchettio dello scandire del tempo, il rumore di un incidente, di una grande botta, di una frenata improvvisa, di un clacson…ecco. Somma..e sentirai quanto rumore fa! – sbuffai guardando mio padre. –Non ti piaccio più solo perché in me c’è scritto qualcosa Charlie? – lui scosse la testa e sospirò. Avanzando e superandomi, percorse le scale velocemente e si chiuse in bagno.
-Vedrai..capirà.. – scossi la testa in senso di diniego.
-E’ difficile capire quello che provo..solo una persona ci è riuscita..e sono stata stupida ad allontanarla.. – girai le spalle e salii le scale fino a metà, perché poi Sue mi bloccò chiamandomi.
-Sai Bella..la felicità farà anche rumore quando se ne va ma..E’ solo per darti modo di capire che devi allargare il tuo cuore e riprovarci ancora e ancora..e ancora. Fa rumore perché tu possa afferrarla prima che ti scivoli via, lontana… – scossi la testa e finii le scale, chiudendomi in camera.
Provarci ancora?
Provarci ancora vorrebbe dire aumentare le mie ferite, essere abbandonata ancora una volta..ed io non ne ho la forza.

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