venerdì 13 giugno 2014

Capitolo 12




Bella pov

Da quella sera sono passate tre settimane e qualche giorno. Io ed Edward ci sentiamo regolarmente al telefono, con qualche messaggino o qualche telefonata notturna, quando torno a casa dalla palestra. Non siamo più usciti insieme perché Emmett ha voluto allenarlo duramente giorno e notte, perché fosse impeccabile per le qualificazioni. Ha preteso concentrazione da Edward e l’ha ottenuta. Ogni sera, nei momenti in cui Emmett gli lasciava tirare un sospiro, mi raccontava che si sentiva bene, che stava tornando in forma e forte, come non lo era mai stato. Ero felice per lui, ma questa nuova considerazione non mi piaceva molto, lo ammetto. Si l’ho conosciuto come pugile, ma chi è davvero sereno se avesse accanto una persona così? Senza lui attorno e senza più le lezioni della professoressa Esme, sono riuscita a portarmi avanti con lo studio. Ebbene si. Ora ho finalmente finito il programma, sono pronta a consegnare il mio paper che sto revisionando in questi giorni. Ci sarà l’esame da sostenere lunedì e poi…finalmente sarò libera di tornare a Forks.
Forks.
Casa.
Seth, Leah.
Jake.
Charlie.
Non vedevo l’ora di abbracciarli. Di stare con loro.
Purtroppo però mi toccherà aspettare. I voli più economici sono tutti nella terza settimana di dicembre e vorrebbe dire sprecare due settimane. Quindici giorni in cui dovrò stare a Londra, senza lezioni, senza lavoro alla biblioteca perché rimarrà chiuso, senza dover studiare…senza poter stare insieme alle mie persone. Mi ero prefissata niente spese, niente regali..solo il biglietto aereo per tornare dalla mia famiglia a Natale. Erano così contenti tutti quanti, mio padre saltava dalla gioia, Jake stava su di giri e Seth pronto ad accogliermi tra le braccia pestifere. Leah non si esprimeva, sempre la solita. Mi veniva da ridere a pensarci, in apparenza sembriamo simili..ma non c’è nulla di più diverso da noi! Sembriamo entrambe forti, ma lei non è mai stata calpestata, lei non si è mai sentita umiliata, colpevole, delusa…non ha mai dovuto fare i conti con un destino che ti chiude le porte in faccia e ti da le spalle, ridendo di te e facendoti crollare in mille pezzi. Ci sono così tante cose che Leah non ha passato, che non ha visto..rinchiusa in quel paese piccolo e protetto. Ed io sono felice così. Si…perché ho trovato la forza di rialzarmi, di riprendere in mano la cartina, la bussola del mio percorso e riprovare a percorrerlo, non so se lei ci sarebbe riuscita. Me ne sono sbattuta delle porte chiuse in faccia, sono andata avanti..ho anche smesso di piangere, di provare dolore, frustrazione, delusione. Le persone ormai..non hanno più il potere di deludermi. Tanya, Angela…Alice…anche Rosalie che ultimamente abbiamo visto molto più spesso, loro non possono scalfirmi, non mi toccano, non mi deludono…non hanno questo accesso al mio cuore. Poche persone potrebbero farlo. La cosa che mi preoccupa di più però…è che non so collocare Edward. Lui..che è così simile a me, che ha così tanto dolore dentro, così tanta disperazione…che vorrebbe riuscire a non deludere i suoi genitori, che vorrebbe avere la forza di mollare tutto e riprendere la sua vita dal punto in cui l’aveva lasciata..Lui che nello stesso tempo non vuole farlo. Edward è l’unico, a parte Jake, che conosce ogni singolo mio tatuaggio, addirittura il primo, quello che ha fatto più male, quello che ha fatto più bene, quello che mi ha fatto sanguinare la pelle per giorni dalla disperazione, quello che stava lì per farmi dimenticare i momenti brutti, per indicarmi la via in quelli tristi…Lui che porta addosso le parole di disperazione, di speranza, di delusione, di dolore; lui che non crede più all’amore, proprio come me. Lui così simile a me, così diverso per certi punti di vista.
Lui non si colloca. Lui potrebbe avere benissimo la facoltà di ferirmi, stritolarmi, distruggermi..ma spero che non lo capisca mai. Che rimanga un segreto. Che questo potere non gli faccia credere di avermi in pugno, di poter giocare con me. La mia vita non è un gioco.
Sto ancora riflettendo su questi dubbi esistenziali quando il telefono squilla e mi fa sobbalzare nel silenzio della camera. Dannazione a me e la suoneria. Non la metto mai perché poi mi dimentico di toglierla in momenti opportuni, come per esempio quando tutte sono a letto. Lo prendo di fretta e rispondo.
-Pronto?! – so già che è lui, è l’orario solito della telefonata notturna. Non rinuncerebbe per nulla al mondo.
-Ehi..tutto bene? – c’è sempre un certo imbarazzo quando si comincia la conversazione, ma poi fila tutto liscio.
-Tutto bene! Ho terminato da poco di revisionare il penultimo capitolo del paper da consegnare a tua madre il giorno dell’esame! – alla fine avevo deciso che avrei rispettato la scadenza comune, per non alimentare dicerie inutili tra i compagni.
-Bene…quindi diciamo che..sabato sera sarai libera, giusto?! – ridacchio divertita. Anche a lui ha fatto comodo il mio studio in questi giorni, ma mi ha detto più volte che si sente in gabbia e che vorrebbe fare quattro passi.
-Edward…lavoro fino alle due sabato.. – gli ricordo e subito dopo sento un’imprecazione e uno sbuffo. –Che succede? Stai bene? – chiedo un po’ preoccupata.
-Benissimo! Va tutto a meraviglia…davvero eh! – ridacchio per niente convinta dal suo tono.
-Dai..dimmi che c’è..
-Nessuno vuole uscire con me! Nessuno! L’ho chiesto ad Alice che ha trovato la scusa di Jasper, l’ho chiesto a Rose, a James un amico di vecchia data…ho chiesto addirittura a Tanya, ma mi ha detto: “ah no no Cullen, dimenticalo! Io non mi ci metto di mezzo a fare la sfascia famiglie!” che poi..che vuol dire? – ormai parlava a ruota libera e quelle potevano davvero essere le parole di quella folle. –Davvero..ho un bisogno disperato di vedere qualcuno che non sia Emmett, di fare un giro, di bere qualcosa, di vedere due tette, un culo…insomma… - a quelle parole scoppiai a ridere. Certo non era la cosa più bella che potesse dire, ma diavolo se faceva ridere.
-Ehm..Ehm…stai parlando con una donna Cullen…te lo ricordo.. – sbuffa.
-Scusa Bella…ma…sono chiuso in casa e nella palestrina da più di due settimane, la prima persona che vedo quando mi sveglio è Emmett, la seconda Emmett, pranzo con Emmett, ceno con Emmett, mi alleno con Emmett, vedo Emmett camminare per casa…sembra che me lo sia sposato cazzo! Sono disperato. DISPERATO! – urla quasi ed io rido più forte. Ma comunque mi fa un po’ pena.
-Senti…sabato sera davvero non posso…però…se non mi ruberai tante ore dallo studio pre-esame..convinco Emmett a lasciarti libero per colazione sabato mattina. Andiamo in centro, muffin, ciambelle, caffè caldo e cioccolata…ci stai?!
-ODDIO SI! – l’ilarità del suo urlo soddisfatto contagia entrambi. –Scusa… stavi per andare a dormire? – mi chiede.
-Sono già sotto le coperte, aspettavo la tua chiamata..Tutto bene l’allenamento? – okay si, potevamo sembrare una coppia, ma a noi questa situazione non ci pesava. Stavamo bene per il momento…entrambi con la propria vita, con le proprie esigenze, con le proprie priorità, gli stessi timori, gli stessi dubbi…insomma eravamo Edward e Bella, solo un po’ più amici.
-Tutto perfettamente..anche se comincio a stancarmi un po’! Insomma…non ho più una vita, non me lo ricordavo così sfiancante! – forse non se lo ricordava perché non l’ha mai visto da questo punto di vista! –Tu invece? Trovato qualche volo economico? – ne avevo parlato con lui, perché Alice quando accennavo alla mia partenza per Natale diceva che voleva aiutarmi lei con il biglietto e mi sentivo a disagio..era una cosa mia, che volevo riuscire a fare da sola. Tanya..neppure a parlarne. Era ricca ma amava spendere principalmente per vestiti, scarpe e gioielli…non vedeva dove stava il problema del mio biglietto. Ed Angela non si poteva toccare perché era in modalità off-line da quando suo padre aveva insistito ad averla per le feste ad ogni costo e quindi lei stava studiando giorno e notte per finire in tempo tutto e permettersi di non studiare a casa, perché quello sarebbe successo!
-Macché! Figurati! Tutti troppo cari, quelli economici, stranamente, sono solo il giorno di Natale e di Capodanno. Impensabile per me partire quei giorni. Voglio essere a casa il prima possibile e tornare il più tardi possibile.. – sospira ora dolcemente.
-Senti..se…so che ti da fastidio e probabilmente mi riempirai di parolacce dopo questa mia uscita ma ecco..si..so che per te è importante..per cui mi farebbe piacere aiutarti o…farti un regalo ecco..va bene anche un prestito se ti senti più a tuo agio. Non voglio che rinunci ad andare a casa perché ti mancano i soldi… - mi commuovo al suo tono tenero e premuroso. Edward è fatto così e mi piace per questo. E questo è il mio punto debole ora. Lui…lui mi piace.
-Grazie Edward..davvero! Apprezzo molto il tuo gesto ma non è il caso..voglio farcela da sola e se questo vuol dire partire all’ultimo secondo utile..lo farò! – un altro sospiro.
-Lo sospettavo! Senti invece…come ti senti in vista dell’esame? – chiara domanda per togliersi dall’imbarazzo.
-Assolutamente impanicata, ma pronta! – lui ridacchia e poi torna serio.
-Anche riguardo a ciò che ti ha detto mia madre? – ecco. Quello che volevo non uscisse fuori da tutta questa…incasinata per quanto bellissima amicizia. Sua madre ovviamente non si fidava fino in fondo per cui aveva parlato con alcuni assistenti ed aveva infine deciso, anche ascoltando le chiacchiere che si sentivano attorno, che io sarei stata valutata con un compito diverso preparato da un assistente imparziale, così che io non possa sapere le domande in anticipo, e dallo stesso per la parte orale. Insomma, non ero favorita in modo positivo e questo voleva che fosse chiaro. A me, personalmente non importava granché delle chiacchiere al momento, e non mi importava avere favoritismi..se così facendo si evitavano problemi sia dalla sua parte che dalla mia, ben venga!
-Edward..te lo spiego un’ulteriore volta, non voglio ripeterlo più..E’ una decisione più che valida, pensata, e che accontenta tutti. Accontenta me che sosterrò l’esame senza pensare di avere dalla mia parte tua madre, accontenterà gli altri studenti che vedranno l’imparzialità del docente…e farà felice tua madre che a quanto pare non crede a ciò che le diciamo…per cui davvero Edward, a me va bene così. Forse è addirittura meglio..così eviterò di concentrarmi sul fatto che è tua madre quella che mi esamina e starò più in pace con me stessa… - sbuffa.
-Non per questo vuol dire che lei non ti accetterà Bella…te l’ho detto… - ed eccoci di nuovo a questo punto. Una volta ho provato a dirgli che magari, se si comporta così ora, in futuro neppure mi accetterà..e lui si è subito preoccupato di sincerarsene e di tranquillizzare me. E’ un pensiero forse azzardato ma per niente inadeguato. Insomma..è chiaro che tra me ed Edward c’è qualcosa, innegabile, per cui…perché far finta di niente? Se già non si hanno le approvazioni dei genitori, non vale neppure la pena iniziare qualcosa…sarebbe una causa persa in partenza…perché si sa che spesso si mettono in mezzo a questioni delicate che non li riguardano.
-Possiamo evitare di parlarne Edward? Davvero…Non è il caso di pensarci ora. Sabato mattina ci vediamo in centro alle nove, d’accordo? – lo sento ridacchiare.
-Come se fosse possibile che io ti lasci prendere l’autobus dopo tre settimane che non ci vediamo. Assolutamente no! Passo a prenderti alle otto e mezzo, fatti trovare pronta! – ridacchio io questa volta.
-D’accordo signor Cullen! – ride anche lui, nervoso.
-Vado a dormire Bella…domattina Emmett ha puntato la sveglia alle cinque e mi restano solo quattro ore per dormire! – sorrido, un po’ dispiaciuta.
-Buonanotte Edward…ci sentiamo domani! –stacchiamo e come ogni sera mi sento serena e in pace. E’ tutto perfetto.

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Sabato mattina arriva in un baleno ed è facile svegliarsi, per la prima mattina dopo tanto tempo. Sono felice di vedere Edward. Sono felice di passare qualche ora con lui. Mi preparo con attenzione, dedicando poco tempo al trucco ma più tempo alla scelta dei colori. Jeans…ballerine…e sopra? Alla fine opto per un maglioncino che ha una zip dietro, blu elettrico. Carino! Treccia da un lato e via, sono pronta!
Scendo quando Edward mi manda un messaggio “Scendi –smile-“. Cerca di assecondare in tutto e per tutto il volere di Emmett ed io gli sono grata, almeno non mi fa preoccupare inutilmente…dato che ha insistito per non avere la guardia del corpo.
Già..perchè adesso siamo alla fase “preoccupazione”.
E’ la fase più brutta per me.
Perché si trova prima del momento di “ammissione di quello che provo” e dopo la fase “siamo solo amici”. La più brutta…perché porta inevitabilmente a provare qualcosa..di troppo forte. E allora ci vado cauta. Ignoro i segnali. Ignoro i cartelloni luminosi che mi dicono “Buttati” oppure “Sarà semplice” e mi lascio influenzare dalla calma, dalla pazienza…perché correndo ci si schianta e non si va da nessuna parte. Così anche nelle relazioni.
-Ciao! – mi sorride appena salgo in macchina, gli occhiali da sole addosso, nonostante non siano necessari, credo che gli servano per non farlo riconoscere subito.
-Ciao a te! Allora come si sta ad avere qualche ora di libertà? – domando allegra e spiritosa.
-Bene! Dannatamente bene! E pensare che sarà così fino a quando non inizieranno le qualificazioni mi fa cadere nello sconforto! Tu ci pensi? Passerai il Natale con la famiglia, allegra, spensierata…ed io…a tirare pugni contro Emmett! –scoppio a ridere. Vorrei davvero che fosse così semplice come dice.
-Non credo tornerò a casa per Natale… - sussurro abbassando lo sguardo.
-Ancora niente biglietti?! – domanda dandomi uno sguardo veloce mentre guida.
-Già…tutti oltre il mio budget disponibile! – sbuffo dispiaciuta.
-Senti…ho trovato una soluzione…che fa per te! – mi sorride come se avesse appena trovato una genialata da oscar!
-Sentiamo! – incrocio le braccia al petto e quando parla il petto mi scoppia dalla gioia. E’ tenerissimo, dolcissimo…premuroso. Se non fossimo quelli che siamo lo strapazzerei di baci.
-Non so che cosa regalare alle mie inquiline e…si dia il caso che non abbia proprio bisogno dell’affitto questo mese per cui…credo che vi esonererò dall’affitto di dicembre! – sa che non posso rifiutare così, mi ha presa in contropiede. Mossa astuta ed efficace.
-Edward…io….
-Tu nulla Bella! Quando torni a casa comprati quel biglietto e passa un Natale sereno.. – mi zittisce e mi sorride, il tono non è offeso, arrabbiato o deluso, ed io sento il cuore che mi scoppia. –Ora…parlando di qualcosa di più interessante…tu cosa mi regalerai?! – scoppio a ridere dopo averlo guardato inorridito. E’ proprio scemo se pensa che gli dirò quale sarà il mio regalo. Già…perché dal mio budget avevo tirato fuori un po’ di soldi per i pensierini alle mie coinquiline, Rose..ed ovviamente Edward. Solo che dovevo ancora andare a comprarli quasi tutti.
-Oh..non lo so! Devo andare dopo l’esame a fare shopping pre-natalizio..qualcosa troverò! – dissi non dando importanza al suo regalo, il quale era già sotto il letto della mia camera impacchettato e soprattutto…il primo e l’unico che avevo chiaro in mente e che avevo comprato.
-Tu vuoi sapere il tuo?! – lo guardo stringendo gli occhi a due fessure.
-L’affitto che non dovrò pagare…e NULLA di più Edward..sono stata chiara?! – mi lancia un’altra occhiata e poi sorride scrollando le spalle.
-D’accordooo! Scendi ora..siamo arrivati! – entriamo in una caffetteria ed ordiniamo al tavolo. Ridiamo e scherziamo, ci sporchiamo il naso di crema e cioccolato e ci puliamo a vicenda. Lo so quello che sta succedendo..vedo il timore nei suoi occhi misto a tranquillità e serenità, vedo i suoi gesti premurosi, la voglia di raccontarmi tutto…vedo le mie parole cariche di affetto, di voglia di conoscerlo, di condividere... E non va bene. La gente ci guarda sorridendo, so cosa pensano. Pensano che stiamo insieme, che sia una normale colazione tra due fidanzati…cosa che non siamo e che abbiamo paura di diventare, entrambi.
-Ci guardano tutti… - mormoro imbarazzata, dopo che mi ha imboccato un pezzo di muffin tra le risate, ed abbasso la testa. Lui fa silenzio, immagino che si guardi attorno, poi mi chiama dolcemente.
-C’è qualche motivo per cui non vuoi farti vedere con me? – oh, se pensa questo è proprio fuori strada! Scuoto la testa. –E allora lascia che guardino…no?! – le stesse parole che tre settimane fa gli ho detto io…ma so che ha ragione. Non stiamo facendo nulla di male e non ci guardano con disprezzo ma ammirazione. Dovrei sentirmi lusingata.
-Ti va una passeggiata? – propongo guardando fuori, la gente piena di buste natalizie. Lui annuisce contento. Infilo il cappotto, la sciarpa e il cappellino e quando mi volto sta per andare a pagare. Maledetto, mi ha fregata! –Edward! – grido, incurante che stiano tutti a guardarci. Sono inviperita perché volevo che per una volta fossi io a pagare, anche per ringraziarlo per via dell’affitto e invece non posso! Lui ride allegro e quando usciamo dalla caffetteria mi attira a se per la vita sussurrando un semplice “Sei favolosa” probabilmente complimento dovuto alla mia faccia arrabbiata, ma non posso impedire al mio corpo di rabbrividire, né alle mie guance di arrossarsi. Questo ragazzo mi fa uno strano effetto.
Passeggiamo vicini per i marciapiedi di Oxford Street..Certo, chi sente noi che diciamo “andiamo in centro” si immagina il Big Ben, Harrods e Piccadilly Circus..e invece noi ci accontentiamo di una strada conosciuta da molti, qualche negozio e comunque un sacco di caffetterie e posti carini in cui pranzare al volo. Questo è il concetto per chi ormai è entrato nella mentalità di Londra. Come se questo fosse normale! Mi scappa una risata. A Forks non immaginano neppure come sia Oxford Street, la quantità di negozi, caffetterie, negozi costosi ancora…il fiume di gente che la percorre ogni giorno. Non puoi andare in “centro” e sperare davvero di camminare di sabato mattina in tranquillità, armonia e serenità. Vivi la vita frenetica…e già questo è il massimo che posso tollerare al momento.
-A cosa stai pensando? – mi domanda d’un tratto, mentre sono distratta nei miei pensieri e probabilmente non ho risposto a qualche sua osservazione. Non sembra deluso comunque.
-Riflettevo sulla grandezza di questa strada..E pensavo che quando tornerò a casa e racconterò di aver percorso Oxford Street, di essere stata a Piccadilly Circus, di aver camminato su High Street Kensington..le loro facce saranno sorprese e ammaliate, quando per me, ormai è diventata la normalità! E pensavo a che stranezza fossero i nostri concetti diversi…a Forks se dici “vado in centro” trovi la chiesa, la tavola calda, il negozio dei Newton…qui a Londra devi precisare il “centro”.. – mi guarda spaesato mentre io me la rido.
-E’ una velata critica al nostro modo di vivere?! – scuoto la testa frettolosamente.
-No..è solo un pensiero che è venuto così…Londra è una magnifica città, ma non amo la vita frenetica, preferirei la tranquillità di una cittadina fredda, piovosa e con poche persone.. – mi guardo attorno, facciamo fatica a camminare assieme dalla calca di gente che c’è e lui fa lo stesso e sorride.
-Ho sempre vissuto a Londra, non conosco la vita di piccoli paeselli, come te..ma sarebbe una esperienza, da provare! – sorrido, non mette mai la parola “mai” davanti a niente, si lascia mille porte aperte…deve solo scegliere in quale entrare. E’ una cosa che mi fa piacere, che ammiro in lui e vorrei essere anch’io così..mai privarmi di nulla, lasciare tutto in sospeso..con un forse. –Allora…vuoi che ti interrogo per l’esame di lunedì? – mi scappa una risata e lo contagio. E’ forte, una bella persona.
-Torna da Emmett o ti picchierà di brutto lui questa volta! Sono già le undici e quando arriverai a casa ora di pranzo…Ti ucciderà! – ci scherzo su, ma un brivido e un lampo di terrore negli occhi lo bloccano. Ha paura di Emmett. Rido ancora più forte mentre torniamo alla macchina.

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