venerdì 13 giugno 2014

Capitolo 17



Bella pov.

Il viaggio è stato infinito, non ho dovuto attendere all’aeroporto di Chicago per molto tempo ma ero comunque sola e anche due minuti sembravano un’infinità, per fortuna ho avuto il nuovo libro a farmi compagnia. Non ho dormito, completamente rapita dalla lettura. Mi sono appisolata solo un’oretta quando siamo partiti, ma poi basta…gli occhi non volevano saperne di chiudersi. E quindi ho preso la mia lettura ed ho iniziato, trovando molto semplice leggere e immedesimarmi nei personaggi. Quando sono arrivata a Seattle ho fatto i primi sbadigli. Ma recuperati i miei bagagli mi sono avviata fuori, sapevo già di non dover chiamare il taxi, conoscendo mio padre..e infatti Charlie era proprio lì fuori, con il mio vecchissimo pick-up più sbiadito di quando me ne sono andata, mi aspettava appoggiato alla portiera del passeggero.
-Bells! – mi sorride e corre a prendermi i bagagli di mano e portandoli all’auto, prima di stritolarmi in un abbraccio che sa di casa.
-Papà! – non ci lasciamo spesso ai momenti di intimità e affettuosità..ma ora è diverso.
-Hai fatto buon viaggio? – chiede aprendomi lo sportello. Aspetto a rispondere, sapendo che salirà in macchina sul posto di guida a breve.
-Si..è stato lungo ma sopportabilissimo! Ho letto e le ore sono passate! – mi lancia uno sguardo mentre si rimette in carreggiata.
-Immaginavo! Che hai letto questa volta? – sghignazzo.
-Un giallo in realtà…l’ho regalato alla mia professoressa e quando ho letto la trama l’ho comprato anche per me! – probabilmente lei non l’avrà terminato, e forse neppure iniziato, ma spero solo che le piaccia.
-Devi avvisare qualcuno?! Abbiamo circa tre ore di viaggio…hai tutto il tempo di telefonare… - sorrido e cerco il cellulare nella borsa avviando skype. Appena vedo tra i contatti online Alice inviò la chiamata. E’ stata lei a salvarmi il suo contatto, dicendomi di chiamarla a tutte le ore, quando ne avevo bisogno, e anche se è molto tardi le ho promesso che appena atterrata l’avrei avvisata. Mi risponde tutta assonnata.
-Alice! Sono appena arrivata a Seattle…c’era Charlie ad aspettarmi…ora andiamo a Forks! – lei mi chiede com’è andato il viaggio. –Tutto bene Al…saluta le altre e torna a dormire! – ci salutiamo e lascio che la telefonata si chiuda. Smanettando con il cellulare, capito sui messaggi. Sbadatamente apro quello di Edward, di quella mattina.

“Mi dispiace per il fine serata..non volevo lasciarti questo ricordo prima della tua partenza..Spero di poterne riparlare quando tornerai! Fai buon viaggio e passa delle meravigliose feste. Un bacio. E”

Non avevo risposto.
Non l’avevo fatto perché ero ancora sconvolta.
Nella borsa custodivo il suo regalo.
Troppo prezioso per buttarlo dentro la valigia.
Troppo pesante per indossarlo.
Mi ricordava lui, mi ricordava ciò che avevo rifiutato per il mio timore.
Si era sbilanciato molto, mi aveva fatto capire che chiaramente lui cercava di sconvolgere le sue abitudini degli ultimi anni per me, che stava iniziando a fidarsi di me…ed io me ne andavo. Non partivo solo per Forks, mettevo anche distanza tra me e lui. E lui avrebbe sofferto ancora…proprio come sto male io, perché evito di pensarci proprio per non star male. Le sue parole mi avevano lasciata sconvolta, avevano fatto stringere il mio stomaco in una morsa e non capivo perché…o forse era così chiaro che io non volevo accettarlo.

-Allora Bells, cosa mi racconti? – sorrido e comincio a raccontare di com’è vivere a Londra, delle mie coinquiline, dello shopping per le vie del centro…di com’è bello non avere un’auto ma potersi muovere con i mezzi pubblici, senza spese per l’assicurazione, la benzina o le manutenzioni. Gli racconto di qualche episodio divertente con le mie coinquiline e così passano tutte le tre ore di viaggio. Fin quando finalmente parcheggiamo nel vialetto. Luci colorate ornano la casa della mia infanzia, addirittura un albero é stato decorato con delle palline che riflettono alcune lucette azzurre dell’albero e quelle colorate della casa.
-Wow…chi..chi ha addobbato così la casa? – è imbarazzato e lo vedo da come si tocca i baffi. E’ il classico comportamento da padre chiuso, timido e riservato che conosco. –Charlie? Devi dirmi qualcosa? – incrocio le braccia sul petto, prima di scendere dall’auto.
-Ehm…Bells…entriamo in casa dai..ne parleremo di fronte a una tazza di caffè… - alzo un sopracciglio. Una tazza di caffè? A quest’ora?! Non mi metto a sindacare sulle sue abitudini, scendo dal pick-up e recupero il mio bagaglio a mano, mio padre ha pensato al resto. Quando entro in casa rimango pietrificata. Tutto è così natalizio come non è mai stato. Addirittura le calze appese al piccolo caminetto che c’è nel salottino. Un alberello è presente anche vicino alle scale per salire al piano superiore. Non riconosco più casa mia. Mai è stato tutto così…
-Oddio! Qui c’è lo zampino di una donna….è Sue vero?! – avevo già dei sospetti, prima di andare via, ma adesso ne ero quasi certa, dopo che mio padre prese a tossire imbarazzato. Sentii dei movimenti al piano di sopra e poco dopo una figura ci raggiunse giù dalle scale. Sue Clearwater.
-Bella! – lei è contenta di vedermi, e lo sono anch’io a dir la verità, se lo stupore non avesse incollato i miei piedi al pavimento e la mia mandibola vicino a loro. Una piccola pancina si intravede sotto un vestito attillato. Oddio!
-Sue! – finalmente dopo qualche secondo che sono tra le sue braccia riesco a tornare al mio stato normale..o quasi!
-Oh come sono felice che sei a casa! Ti va qualcosa di caldo? Una camomilla magari? Devi essere molto stanca dal viaggio… - aveva iniziato a muoversi per la cucina, preparando il caffè e la camomilla. Anche se avevo bisogno di più di un rilassante così blando per poter dormire stanotte, nonostante tutte le ore di viaggio.
-Papà…Sue…mi dite che sta succedendo?!
-Ehm…bambina… - alzo la mano scuotendo la testa.
-Non sono più una bambina Charlie..come non lo sono Leah e Seth…per cui vi pregherei di essere sinceri con me, perché odio non sapere cosa succede a casa… - ammetto, incrociando le braccia sopra al tavolo. Il mio buon senso mi aveva suggerito di sedermi su uno degli sgabelli e reggermi forte.
-Charlie, credo che Bella abbia ragione..ormai..tutti sono al corrente di quello che è successo per cui… - mio padre sbuffa sonoramente.
-Bells..io e Sue ci frequentiamo e..ci frequentavamo già prima..è successo che…insomma..sai no? Sei una donna adulta ormai…no? – il filo del discorso l’aveva perso dopo “Bells”…e non l’aveva più trovato.
-Ti semplifico le cose papà? – la mia era una domanda retorica –Tu e Sue vi frequentavate, poi siete finiti a letto e ti sei dimenticato le protezioni che consigli sempre a tua figlia!! – Sue ridacchia, mio padre invece arrossisce come un peperone.
-Bells… sai…io..insomma..sono molti anni che…tua madre non c’è..e.. – mi avvicino a loro, che stanno vicini e li prendo entrambi per mano.
-Certo, la notizia è un po’ scioccante, lo ammetto…ma..sono felice per voi! Ve lo meritate..entrambi! – Sue mi abbraccia, mentre Charlie mi accarezza la testa. Sue è la madre di Leah e Seth, divorziata dal marito ha cercato di dare tutto quello che poteva ai suoi figli, senza fargli mancare nulla. E’ sempre stata molto gentile con noi, spesso ci portava dei dolci o dei piatti pronti..e so che lo faceva anche quando io ero a Yale, mio padre aveva sempre il freezer pieno di cibo. So che la devo ringraziare, perché ora sono consapevole che mio padre non è solo a Forks, che ha l’affetto di una brava persona e io li approvo a pieno.
Sue e papà si siedono sul divano, lui le tiene una mano sulla gamba, in un gesto molto affettuoso, io sono sulla poltrona che di solito usavo per studiare quando Charlie guardava le partite.
-Allora Bella..raccontaci qualcosa di Londra..è davvero così bella come dicono? – sorrido sorseggiando la mia camomilla.
-Si..è fantastica. Il clima è più o meno quello di Forks, meno verde e più smog..ma è facile abituarcisi! – ridacchio e loro mi seguono.
-E il college? Com’è? – sento un calore nel petto, qualcosa che mi fa essere felice per il momento che sto condividendo, nonostante io senta la stanchezza e nonostante abbia solo voglia di farmi una doccia, non cederei questo momento per nulla.
-E’ fantastico. I corsi tenuti dalla professoressa..Masen sono interessantissimi. – ovviamente scaccio il pensiero prepotentemente dalla mia testa, lui..stasera non deve intromettersi. –Mi appassiono sempre di più! – la donna di mio padre sorride amorevolmente.
-Ricordo quando te ne stavi sul porticato di casa con un libro in mano e niente e nessuno ti poteva distrarre..è ancora così? – getto la testa all’indietro ridendo.
-Più o meno! Solo che non ho un porticato e se vado in giro per Londra devo fare attenzione a dove metto i piedi! – loro ridono con me, sapendo che portavo i miei libri di fronte al naso anche mentre camminavo per Forks da piccola.
-E dimmi...ragazzi all’orizzonte? – mio padre tossicchia ed io arrossisco. –Oddio siete imbarazzati entrambi! – e lei ride invece.
-Ecco..io… - sbuffai passando una mano tra i capelli. –Non c’è nessuno…non sono ancora pronta.. – sapevo che Forks era un piccolo paesino e le voci si erano sparse e probabilmente, essendo insieme a mio padre lui le aveva raccontato qualcosa. Annuisce seria, ma quello che mi ha sconvolto è stato mio padre.
-Tesoro..le brutte esperienze lo sai..si archiviano..non per questo devi privarti delle cose che ti rendono felice… - lo guardo sbarrando gli occhi. Era davvero lui che pronunciava quelle parole? –Ma sono felice se non c’è nessuno perché questo mi evita di fare un viaggio fino a Londra per mettere in chiaro le cose con quel ragazzino! – scoppiamo a ridere mentre lui si tuffa nel suo caffè. Parliamo ancora un po’ finchè il suono del mio telefono ci disturba. Una mail, apro d’istinto, magari è una spam che cestinerò..invece il mittente lo riconosco perfettamente.

          From: edcullen41@gmail.com
          To: bellswan@gmail.com
          Object: Sei arrivata?
          Ciao Bella,
So che questa non è affatto l’ora per scriverti, starai sicuramente dormendo, mi chiedevo solo se fossi arrivata, com’è andato il volo?
Probabilmente non ho il diritto di chiedertelo..volevo solo sapere se era tutto okay e se stavi bene.
Buonanotte
Ed.

Si era preoccupato per me. Ringrazio il contratto internet del mio telefono che mi ha permesso di ricevere subito la sua mail. Da lui è mattina..e sta qui a scrivere e pensare a me, appena sveglio. Mi ero comportata come una stupida.
Rispondo in velocità sorridendo appena con gli occhi lucidi.

          To: edcullen41@gmail.com
          Object: Re: Sei arrivata?
          Ciao Edward,
Sono arrivata qualche ora fa, sto bene e il volo è stato tranquillo anche se infinito. Ma ne è valsa la pena perché ora sono a casa ed ho anche ricevuto un bellissimo regalo di Natale. E..volevo chiederti scusa. Per non aver risposto al tuo messaggio.
Buonanotte
Bella

-Una cosa divertente? – mi chiese mio padre. Arrossisco di botto.
-Ehm..no..no..assolutamente..
-E allora perché quel sorriso stampato sulla faccia? – scuoto la testa, cercando di darmi una parvenza di normalità sul volto.
-Niente papà..ora è tardi, vi dispiace se vado a dormire?
-Assolutamente no Bella..il viaggio è stato stancante..vai pure a dormire! – bacio la guancia di Sue e feccio una carezza sulla testa di papà, prima di portare con me i bagagli al piano superiore. Quando apro la porta della camera rimango stupita. L’avevano rivoluzionata, ma resa infinitamente più bella. Una libreria in legno scuro si estende su tutta una parete e vi sono stati messi libri di scuola, ma anche le letture che non ho portato con me a Londra, più i gingilli che prima stavano nella vecchia libreria sgangherata. I miei quaderni erano in un ripiano alto e quasi inarrivabile, consci che non sarebbero più stati toccati, ma stanno lì per ricordarmi il percorso fatto. Accarezzo le copertine dei libri, rapita dall’ordine strano che avevo dato in passato. Non mi ricordo neppure come mi era venuta in mente e a guardarla ora…non capivo il senso. Sento tossicchiare e mi giro di scatto. Mio padre e Sue stanno sulla porta ad osservarmi.
-Sapevamo che..avresti avuto qualche commento sulla tua nuova stanza per cui..volevamo saperlo prima di andare a dormire.. – era mio padre a parlare ed io sorrisi scuotendo la testa.
-E’ semplicemente perfetta.. – il letto a una piazza e mezza, nuovo, era al centro della camera, la testiera era in legno come la libreria e la scrivania che si trovava di lato alla porta. E l’armadio era sistemato vicino alla finestra di fronte alla porta della camera. Il piumone sul letto era di una tonalità verde acqua marina e le lenzuola viola scuro, un tocco di originalità che non guastava. Mio padre sa quanto amo le lenzuola scure. Dalla parte del letto dove si trovava la porta un comodino basso con dei ripiani aperti sotto e una abat-jour. Anche le tendine erano state cambiate..ora erano lilla e si intonavano alle pareti color verde acqua.
-Davvero non hai nulla che vorresti cambiare? – li guardo un attimo, entrambi completamente allibiti e un po’ timorosi. Scuoto la testa convincentemente.
-E’ assolutamente perfetta! Lo giuro! – mi avvicino e li abbraccio stretti, entrambi. –Grazie..
-Ecco…Noi..sappiamo che resterai qui per un mese o poco più, che probabilmente quando tornerai a casa avrai voglia di cercare un posto tutto tuo ma..abbiamo pensato che la camera di prima fosse troppo…infantile e..anche se non c’è lo spazio per un letto matrimoniale e un armadio enorme, speriamo che tu ti senta a tuo agio e.. – non lo lascio terminare.
-Papà..non ho mai adorato la mia stanza tanto quanto ora. Avete fatto un ottimo lavoro, davvero! – mi sorridono.
-Domani ti mostriamo una cosa..ora è tardi..buonanotte Bella.. – li abbraccio ancora e poi chiudo la porta. Accendo la piccola lampadina e poi tiro fuori dal mio bagaglio a mano il pigiama e il cambio intimo. Ho imparato a tenerlo a portata di mano, perché non ho intenzione di disfare i bagagli appena arrivata a casa, ma la mattina seguente.
Dopo una doccia rigenerante, raccolgo i capelli in una asciugamano di spugna, dopo avergli dato un colpo di phon e mi infilo sotto le coperte, addormentandomi subito, accolta nel calore di casa mia.

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