venerdì 13 giugno 2014

Capitolo 16



Bella pov

Stavamo bevendo il caffè, chi seduto sul divano, chi sulle sedie del tavolo. Io ero finita sulla poltrona sotto il peso di Tanya, che voleva replicare la posa mia e di Edward dell’altra sera, con qualche errore però. Chiacchieravamo sulle festività di Natale e sui programmi di ognuno di loro, finché ovviamente le domande non sono giunte anche a me. Le guance avevano preso rossore, perché immaginavo già le facce sconvolte dei presenti al mio racconto.
-Dai Bella..tu cosa farai da domani in poi? – Questa è Rosalie, che non ha smesso neppure un istante di farmi domande, di qualsiasi genere..se c’era un argomento di cui parlavano lei e Alice, includeva anche me, qualsiasi fosse.
-Beh…arriverò a Seattle quando saranno le dieci di sera..ho uno scalo cortissimo all’aeroporto di Chicago. E dopo mi aspettano altre tre ore di macchina fino a Forks..direi proprio che la giornata di dopodomani la passerò a letto! – cerco di ironizzare, ma vedo facce per niente contente. –Poi ritroverò vecchi amici, è possibile che si faccia anche una rimpatriata del liceo, ma non ne sono sicura…e poi basta. Le feste solitamente le passiamo a casa di un amico di famiglia..io e mio padre ormai abbiamo una tradizione da anni.. Per il resto, la vita a Forks è molto noiosa rispetto a Londra e c’è ben poco da fare, se non tagliare legna e liberare il vialetto dalla neve… - biascico abbassando la voce.
-E tua madre? Avete una tradizione che condividete? – sempre Rosalie, che stasera non mi ha mollata per un secondo.
-Mia madre…! L’unica cosa che condividiamo probabilmente è lo stesso cielo e parte del DNA. Lei non vive con mio padre..è andata via quando ero piccola e ci ha lasciati soli. Non ricordo più neppure che faccia abbia! Mi chiedi che tradizione abbiamo io e lei? Quella di non sentirci mai, neppure a Natale! – quando finisco il monologo sono tutti in silenzio, e ringrazio chiunque mi abbia dato la forza di rispondere.
E ringrazio pure Alice che ora è all’in piedi e saltella.
-Regali! Ora ci scambiamo i regali! O meglio…li diamo a Bella con cui non potremo vederci più avanti! Regali! – le sono davvero affezionata, mi ha districato da una situazione imbarazzante. –Emmett! – tuona –Vieni ad aiutarmi..tu prendi quelli che deve distribuire Bella..non facciamola alzare da lì!
-Eh certo! Dopo che abbiamo ripulito il casino che avete fatto mi sembra il minimo! – sghignazzo insieme ad Edward, che si avvicina alla poltrona.
-Io vado a prendere il mio che non ho messo sotto l’albero! – Tanya si alza, e ci scommetto quello che ho che l’ha fatto solo per dare modo ad Edward di sedersi con me. Spero che non lo faccia, soprattutto perché sul divano ci sono i suoi genitori e non so quanto beneficio potranno trarne loro e io da tutto questo. Emmett si avvicina e appoggia i regali di fronte ai miei piedi. Io scoppio a ridere.
-Mio servo…l’assumo come distributore ufficiale, ci sta? – gli faccio l’occhiolino e lui si inchina.
-Quello che vuole milady! – prendo i primi due e gli indico i coniugi Cullen.
-Quello più pesante per Esme, quello più leggero per Carlisle! – indico sorridente, prendendo il secondo e il terzo – Quello grande per Rosalie quello piccolo per Angela – Emmett fa davvero il mio servetto e sorrido mentre gli porgo gli altri due. –Carta argento Jasper, carta rosa Alice. – infine gli ultimi –Carta blu per te, quella gialla con le palline di Natale per Tanya! – sghignazzo, conoscendo il suo amore per i colori sgargianti. In quel momento, mentre tutti sono impegnati a spacchettare i loro doni, Edward decide di sedersi con me, sposta le mie gambe e se le porta sopra le sue, l’osservo mentre fa tutto questo, con le guance arrossate e gli occhi confusi, lui sorride dolcemente.
Una serie di “wow” e “Che bello” si espande per la casa, ma io sono completamente assorta nel verde degli occhi di Edward. Mi riscuoto solo grazie all’abbraccio stritolante di Tanya, che non so come sembra percepire il mio imbarazzo.
-Grazie! Grazie! Grazie! – le sorrido e ricambio l’abbraccio.
-Tea nero aromatizzato alla menta! Il mio preferito! Senti che profumo! – sento solo questo da parte di Carlisle e mi giro per osservarli, lui con il naso piantato nella confezione, Esme con il libro già aperto alla prima pagina. Tutti seguono il mio sguardo e scoppiano a ridere!
-Che c’è?!
-Mamma…o meglio, divoratrice di libri, saresti pregata di posarlo e leggerlo quando sarai a casa! – Edward li riporta all’ordine ed io ridacchio.
-Grazie Bella..sono due regali fantastici! – mi sorride dolcemente ed io annuisco. Il vero regalo fantastico è quello che c’è sotto il mio letto e che consegnerò a Edward più tardi, quando saremo da soli. Penso a questo mentre mi vedo recapitare un pacchetto e poi un altro, e un altro ancora…tutti sopra di me ed Edward. Lui fa il finto offeso io ridacchio. Dio sembriamo proprio una coppia!
-Aprili! Aprili! Aprili! – comincio a scartare il primo. –Questo è da parte di Angela e Tanya… - estraggo un porta foto nuovo di zecca, con la cornice in argento lucido e satinato.
-Così la foto adesso avrà nuova collocazione! – le ringrazio con lo sguardo, consapevole che ho sbagliato a non aprirmi con loro! Edward mi prende dalle mani la cornice, vedendomi in difficoltà sul dove appoggiarla ed io posso prendere in mano il nuovo pacchetto.
-Questo è nostro… - dice Esme e la guardo un attimo, sorridendo. Quando tolgo la carta rimango sbalordita. Una copia perfettamente integra e molto bella, sembra anche antica, dell’Amleto di Shakespeare. Accarezzo la copertina bordeaux con cura, le rifiniture in color oro che sembrano intagliate. E’…bellissimo.
-Wow…è…è fantastico grazie… - non so cosa dire e gli occhi mi luccicano!
-Ehi Bella, starà benissimo con la collezione di tua nonna! – alzo lo sguardo su Angela e annuisco, priva di parole. Quando Edward fa per togliermelo dalle mani per lasciarmi spazio lo fulmino, scatenando le risate dei presenti. –Che scemo Edward! Non lo sai che i libri di Bella non si toccano?! – sorrido appena e poi lo tengo nel mio grembo, facendo attenzione che non si rovini.
-Esme, Carlisle, grazie…è un regalo favoloso!
-Sono felice che ti piaccia! – Jasper ovviamente fa la sua uscita facendo ridere tutti.
-Come se fosse possibile il contrario con Bella! – ridacchio anch’io mentre prendo l’altro regalo.
-Questo..E’ mio, di Jasper, Rosalie ed Emmett… - lo scarto piano, come per tutti gli altri e rido fino alle lacrime quando lo riconosco.
-Alice..tu sei pazza! Lo so che questa è una tua idea! Sei pazza! – scrolla le spalle come se fosse poco importante.
-Lo sai..amo le cose belle e questo su di te è favoloso! – è un abito, blu notte, lungo fino a metà coscia, stretto sul busto e sul petto e molto scollato con le maniche a tre quarti e una cintura particolare con qualche strass sotto il seno. L’avevo provato quando siamo andate a fare shopping il primo giorno che ho visto Rose, ma non potevo permettermelo perché costava una cifra altissima!
-Resta il fatto che sei una pazza! Ma grazie! I regali sono tutti favolosi…davvero! – le guance si arrossano. Esme e Carlisle si alzano, pronti per andare via ed io mi alzo per salutarli. Tenendo in mano ancora il libro, come fosse un tesoro prezioso.
-Ma..a Edward non hai comprato nulla? – perché diavolo Rose stasera ha deciso di boicottarmi?! Stava andando tutto bene! Abbasso gli occhi e lo guardo con la coda dell’occhio mentre lui mi osserva. Oddio perché è così difficile?
-Ehm..si..si è in camera..
-Vallo a prendere no?! – vorrei tanto ucciderla!
-Rosalie, Bella è in grado di fare le cose per conto suo! Cerca di tornare a casa presto che domattina devi andare a fare quel controllo in ospedale..sai quanto il collega di papà esiga puntualità! – poi si rivolge noi in generale –Grazie per la magnifica ospitalità..è stata una serata davvero bella! E…Isabella, buon viaggio! Buon Natale e buone feste.. – mi abbraccia e mi sento all’interno di qualcosa che mi è mancato per molto tempo. Mia madre non mi ha mai regalato un libro, mai…Questa donna ha fatto molto di più. Saluto anche Carlisle e li accompagno alla porta, prendendo un grosso respiro prima di tornare in salotto dagli altri.
-Allora?! Stiamo aspettando.. – sbuffo e incavolata vado in camera da letto, mentre sento Edward alzarsi dalla poltrona e seguirmi.
-Bella, non devi stare ad ascoltare mia sorella..davvero.. – scrollo le spalle.
-Volevo dartelo mentre eravamo soli..perché c’è un perché..ma Rose stasera sta minando al mio autocontrollo! – cerco di sorridere e lui ricambia, prendendomi per mano e avanzando verso la porta d’entrata, recuperando i nostri cappotti e le chiavi di casa.
-Ciao a tutti, grazie della serata, facciamo tardi! – queste le uniche parole che pronuncia lui con aria telegrafica, mentre ridevo per i modi barbari di salutare gli ospiti!
-Edward…domani parto, devo salutare gli altri..aspetta! – mi blocco e lui mi guarda, già nella seconda rampa di scale. –Aspetta solo due minuti… - sorrido e torno su, suonando il campanello.
-Per fortuna c’è uno dei due che ha sale nella zucca! – Tanya ridacchia mentre io mi appresto a salutare Jasper che ha preso posto sulla poltrona e poi Emmett e Rose.
-Ragazze noi ci vediamo domattina.. non aspettatemi sveglie stasera! – Rosalie Cullen voleva la guerra…e guerra sia!
-Uh Oh! Allora è vero che ci sono scintille in giro! – la risposta le arriva mentre esco di casa.
-Attenta a non bruciarti allora, io sono perfettamente al riparo! – non era vero, ma dovevo pur zittirla in qualche modo.
Edward mi attende, con la schiena appoggiato al muro e le gambe incrociate davanti a lui. E’ bellissimo dannazione. Il pacchetto regalo in mano e lo fronteggio.
-Andiamo?! – mi sorride e mi riprende per mano, mentre ci avviamo alla sua macchina. Serata lunghissima, speriamo finisca senza feriti!
Non so dove mi stia portando, ma sembra un’altra sua oasi felice, perché sorride mentre guida. Ed io penso a questa magnifica serata. Nonostante tutto, si è rivelata davvero bella e piena di armonia, non lo credevo possibile. Ho scoperto che davvero Esme ha passato dieci abbondanti minuti a rimproverare sua nipote e altri cinque per Tanya, che non vedeva l’ora di scappare da quell’inferno!
-Posso chiederti dove mi porti? – la curiosità è donna! Lo si sa!
-E’ un posto un po’ fuori da Londra, non molto frequentato di questi tempi, perché fa freddo..ma tu stai tornando a Forks, e volevo mostrartelo prima di Natale! – poi si rabbuia un attimo e continua –Prometto che non ti faccio fare troppo tardi! – sorrido scuotendo la testa.
-Non ti preoccupare Edward..ho molte ore di volto davanti a me..sono sicura che posso resistere qualche ora sveglia stasera.. – non posso di certo dirgli che desidero con tutta me stessa restare con lui, che avrei voluto evitare la cena, per quanto fantastica, e uscire da soli. Non è il caso, non ora che sto mettendo ore e ore di distanza tra di noi..e forse è un bene per capire davvero se abbiamo una possibilità o meno, con tutta calma senza affrettare le cose.

Il resto del viaggio passa in silenzio, fin quando noto una stradina stretta, molte case attorno alcune anche mal messe e infondo alla strada un albero di Natale molto illuminato con dei tavolini attorno.
-Wow! Cos’è quello? – lui sorride, alzando una parte delle labbra e basta, il suo sorriso scioglimento!
-E’ il posto in cui stiamo andando! – mano a mano che si avvicina mi trovo sempre più incantata. L’albero è fenomenale. Ci sono palle trasparenti, che contengono delle candele, probabilmente elettriche e mille lucine che cambiano colore ogni tot di tempo, da blu passano al verde e poi al rosso e poi al rosa e poi al giallo e poi al viola…è un’immagine sensazionale. –Ti piace? – mi chiede mentre parcheggiamo. Ha ragione, ci sono pochissime macchine e forse è perché è lontano dalla città o perché come dice lui fa freddo, ma io ad un posto così non rinuncerei per nulla al mondo!
-Cos’è questo posto? – lui ridacchia.
-James, un amico..è un po’ particolare con i gusti! Ha sognato di aprire un bar fin da quando andavamo al liceo e alla fine ha creato questo posto molto particolare! D’estate ha la piscina, con il bar ricavato da un lato, ci sono i lettini, le palme..sembra di essere in un modo a parte. Il resto dell’anno è un bar che da feste in costume, come vedi è un posto quasi isolato, per cui può tenere aperto fino a tardi…mentre a Natale…secondo me ha una magia particolare. Questo albero la notte del ventiquattro, se non c’è la neve, viene completamente imbiancato con la neve artificiale..ed offre la cioccolata calda a chi decide di passare le feste nel suo luogo… e dentro..beh lo scoprirai presto! – ho ascoltato il suo racconto rapita dalla visione del grande albero che mi si para davanti. E’ indescrivibile l’emozione che provo ora. Per molti anni ho odiato il Natale, mi ricordava che ci mancava un pezzo di qualcosa, che la mia famiglia era disintegrata…poi con il tempo ho realizzato che non potevo assolutamente farmi prendere dal negativismo e dovevo godermi il clima di festa. –Vieni, entriamo! – lo seguo, tenendo tra le mani il mio pacchetto, che ora sono molto più felice di aver acquistato.
Quando varchiamo la porta del rudere mi blocco. Sembra il paese dei balocchi. Ogni tavolino è ornato e addobbato con un alberello in miniatura con le lucine e il porta tovaglioli fatto a slitta. Le tende ai vetri oscurati sono di cotone bianco, che sembra neve, le cameriere e il barista sono vestiti da elfi. E’ tutto…spettacolare. Edward mi fa segno di seguirlo e ci avviciniamo ad un tavolino, infondo alla sala, apparentemente seminascosto dagli altri. Mi fa accomodare sulla panca in legno e sorride.
-Vedo che apprezzi! – già. Apprezzo…apprezzo tantissimo. Se prima vedevo il Natale lontano, stasera lo sento con tutta me stessa in questo posto.
-E’…fantastico. Da fuori non sembrerebbe così ed è…emozionante. – ammetto guardandolo dolcemente.
-Sai..c’è stato un periodo in cui..non credevo molto nelle festività.. – esattamente come me, proprio come se fosse il mio specchio. -E’ stato un periodo in cui ho fatto più male ai miei genitori..durato circa tre o quattro anni, al liceo. Non ero uno studente esemplare fuori dai test e interrogazioni. Spesso ero dal preside o a casa per qualche sospensione..e ogni volta James era con me. Peccato che lui abbia un amore particolare per queste feste e lo fa capire dal suo locale..
-Vedo… - sorrido –Ma..perchè ti comportavi così?
-Ero arrabbiato con il mondo..i miei stavano passando un momento di crisi, credevamo che si sarebbero separati da un giorno all’altro..sono stati momenti difficili. Ma poi hanno risolto..tutti equivoci e pochi momenti insieme per colpa del lavoro di mio padre..Mia madre non ce la faceva a gestirci da sola e sono nate le liti..che si sono protratte per anni. Il mio comportamento era la valvola di sfogo.. – annuisco, consapevole di quello che può aver passato. A lui è stata data la possibilità di capire quello che succedeva, di realizzare che forse i suoi si sarebbero separati. Mia madre non ha mai detto nulla, non ha mai fatto capire a sua figlia che una mattina si sarebbe alzata e non l’avrebbe trovata. Sto per chiedergli come aveva reagito Rose, quando un vocione mi distrae.
-Non ci credo! E’ assolutamente da segnare sul calendario! Edward Cullen nel mio locale di sua spontanea volontà, con addirittura una pollastra non ossigenata e con lo sguardo da volpe innamorata….E’ assolutamente una data da ricordare! – la parte sulla ragazza ovviamente mi fa imbestialire, ma mantengo la calma.
-James! – si salutano con un abbraccio da uomini e poi questo James si siede di fianco a lui porgendomi la mano.
-Sono James, il proprietario della baracca! – tendo la mano e lascio che sia io a presentarmi.
-Isabella, il mio nome è Isabella e non “pollastra con lo sguardo da volpe innamorata!” – preciso stringendo forte la mano. Lui sorride enigmatico, i capelli biondi raccolti in un codino, gli occhi azzurri e magnetici. Ha una bellezza particolare ma è attraente a modo suo.
-Bella..è il suo modo di scherzare! Non ti offendere! – Edward prende la mia mano, intrecciandola e mi tranquillizzo immediatamente.
-Beh Edward..la ragazza è di bell’aspetto, con le curve al posto giusto, l’ho vista quando siete entrati..è scaltra e non si fa mettere nel sacco, proprio come una volpe e ha gli occhi molto…concentrati su di te. Per cui non scherzo affatto! Scusami Isabella..se i miei modi ti sono sembrati un poco ostili e ironici…ma Cullen difficilmente si fa vedere sotto le feste di Natale in questo posto, devo convincerlo con un fucile appoggiato alle sue chiappe solitamente! – sghignazza proprio chi mi tiene la mano e accenno appena ad un sorriso anch’io. Ammetto che poco, poco è divertente! –Allora…che vi porto di buono? Isabella? – perché si rivolge a me?
-Oh ma piantala! – Edward gli da un pugno non troppo forte sul braccio ed io li guardo confusi. –Smettila di fissarla con lo sguardo da accalappiatore! Con lei non funziona! – oh…quello sguardo e quella voce sarebbero per fare colpo? Oddio…che pessimi risultati. Sghignazzo scuotendo il capo.
-Dai che vi porto? – cambia discorso e gli sono immensamente grata, perché stavo per imbarazzarmi. –Due cioccolate calde speciali e un waffel alla Hunt?! – lo guardo confusa e lui sorride malizioso. –Oh dai Isabella, fidati di me… - con voce lasciva. Edward sghignazza ancora e di nuovo un altro pugno bonario.
-Ti ho detto di lasciar perdere con lei! E si…quello che hai detto andrà benissimo! – stringe la presa sulla mia mano e si fa più vicino, mentre James si allontana. –Scusalo..gli piace giocare…come un bambino!
-Beh…più che altro vedo che ama giocare con le donne, e la cosa non mi piace proprio.. – mi lascio sfuggire, un po’ arrabbiata. Capisco che Edward abbia voluto portarmi qui perché è davvero un bel posto e perché il suo amico è per lui qualcosa di unico ma…diavolo, ci ha provato con me con Edward di fronte.
-Sappi solo che non ci proverebbe mai sul serio con la mia donna…quindi, scherza solamente.. – il tono di voce è molto basso e fatico a sentirlo addirittura io che sono qui vicino a lui. Ma già solo capire “la mia donna” mi fa alzare i peli del corpo. E’ questo che sono per lui? La sua donna? Di già? Come siamo arrivati a questo? Come è stato possibile non accorgersi che le cose stavano andando troppo velocemente? E poi soprattutto…io voglio tutto questo? Scuoto la testa, consapevole di darmi una risposta da sola, negativa. –Bella..che c’è? Sei diventata una statua… - stacco la mano dalla sua, passandomela tra i capelli.
-Edward..noi non possiamo davvero…non possiamo continuare così… - non mi strofino gli occhi solo perché sono truccata.
-Non possiamo..così…cosa stai dicendo? – evidentemente l’ho confuso parecchio con la mia frase, ma lui non sa cosa sto pensando, non lo immagina. Pensa che vada tutto bene ma..non è la verità.
-Niente..solo…stiamo mandando le cose troppo avanti e troppo velocemente per i miei gusti.. – ecco, l’ho ammesso. Forse l’ho fatto la sera sbagliata, forse dovevo riflettere meglio, forse dovevo evitare di farmi trascinare via da casa proprio stasera, prima della mia partenza. Non lo guardo, sono troppo imbarazzata, ma sento un forte sospiro. Il resto del tempo lo passiamo in silenzio, finché non arriva James con due cioccolate calde con la panna e del caramello sopra ed un piatto con un waffel ricoperto di una crema al cioccolato bianco e dei cereali. Nonostante la cena sia stata sostanziosa, al cioccolato non riesco a rinunciare.
-Eccoci qui! – mi sorride apertamente, forse aveva ragione Edward. –Allora Isabella.. – si siede di fianco al suo amico, come prima, e nel girarmi verso di lui vedo che Edward ha lo sguardo basso, sulla sua cioccolata. –Che lavoro fai?
-Faccio la ragazza del ring, la sera e la bibliotecaria il pomeriggio..mentre la mattina vado all’università..tu hai solo questo posto come lavoro? – scoppia a ridere.
-Il diamante al tuo fianco non ti ha mai raccontato nulla di me, vero? – scuoto la testa, ed osservo Edward che se ne sta in rigoroso silenzio e mangia la panna della sua cioccolata, lo stesso mio vizio…non la mescola. –Mia madre faceva la prostituta fino a cinque anni fa..per mantenermi a scuola e portare a casa qualcosa da mangiare..mio padre ci ha abbandonati. Sono figlio unico e l’unica famiglia che avevo era solo mia madre..santa donna! Poi cinque anni fa mio padre è tornato, mi ha detto che stava male..e che dovevo prendere le redini della sua azienda…mia madre ha smesso di fare quel lavoro quando mio padre è morto e mi ha lasciato l’azienda da gestire. Di giorno gestisco l’impresa di mio padre, solo per avere buon denaro da portare a casa e di sera dirigo questo pub…a proposito..ti piace? – annuisco, sconvolta dalla sua storia. –Strano che diamante non ti abbia detto nulla! Che c’è..paura della competizione diamante? Proprio come ai vecchi tempi? – lo scuote ed Edward fa un semplice sorrisetto.
-Perché lo chiami diamante? – lui ride sguaiatamente.
-Oddio! Qui mancano proprio le basi! – scrollo le spalle –Edward..perchè diavolo non le hai parlato di me e te? – lui scuote le spalle, proprio come ho fatto io poco fa. –Ehm..scusate..ho interrotto qualcosa prima?
-No…no..raccontami dai.. – non capisco perché ma Edward si irrigidisce.
-Lo chiamo diamante, perché con le ragazze faceva lo splendido, anche con i professori…fuori la scuola però era tutta un’altra cosa. Sapeva giocare bene le sue carte…mille facce aveva! E poi…perché la sua vita è sempre stata favolosa, anche quando ha avuto una piccola discesa poi tutto si è risolto…e beh io l’ho chiamato così perché ero invidioso di lui, e si è sempre gelosi di un bel diamante! – ride e io osservo Edward. La panna è finita e gira la cioccolata con poca partecipazione. –Bene…ora…io vado a servire gli altri clienti…ci vediamo più tardi…..Edward, sicuro di stare bene si? – annuisce senza emettere un suono e io sbuffo appena James ci lascia.
-Potevi almeno dire qualcosa..il tuo amico c’è rimasto male.. – spiego.
-James sa come sono fatto, e sa che non deve preoccuparsi..
-Già..ma io non so come sei fatto…e non so se devo preoccuparmi o meno! – sbotto.
-Di cosa dovresti preoccuparti? Spiegami..perchè appena dieci minuti fa hai detto che stiamo andando troppo avanti…per cui non dovresti affatto preoccuparti di nulla! – spenta. Ecco mi ha definitivamente tolto tutto il fiato, la cattiveria con cui l’ha detto. Abbasso lo sguardo, ferita dal tono di voce che ha usato. –Scusa..io..non volevo…
-No..tu volevi. E’ la tua arma di difesa…in fondo, ha ragione James…mille facce, come un diamante! Non sai mai quale puoi trovare! – Facciamo silenzio mentre condividiamo il waffle, non c’è armonia, non c’è serenità…sembriamo due estranei, entrambi con lo sguardo puntato sul biscotto. Quando lo finiamo prendo il pacchetto e glielo metto di fianco alla tazza. –Questo è per te..
-Lo apro ora? – mi guarda spaesato ed io scrollo le spalle, indicandogli di fare quello che meglio crede. Allora lo prende in mano e inizia a scartarlo. Quando apre la scatoletta e prende il bracciale tra le mani sembra in un altro pianeta. –Perché? – sembra davvero confuso.
-Perché cosa?
-Perché questa frase?
Sorrido appena e poi cerco di rispondere. Ho visto il bracciale ed ho voluto inciderci il mio segno.. “Vivi ora, non aspettare domani”, ero sicura che volevo quello, ma non sembra contento.
-Perché..è una frase ricca di significati. Il domani è incerto, potresti essere in un modo, potresti cambiare e non trovare più confortevole questa vita, potresti decidere di partire e girovagare per il mondo..potresti decidere di sposarti, avere dei figli, finire l’università di medicina e diventare un grande dottore…potresti…se…il condizionale certe volte non ti da la possibilità di essere felice. Oggi invece, hai la possibilità di prendere in mano la tua vita e decidere per oggi stesso. Sei stanco di prendere e dare pugni? Smetti, riprendi gli studi. Sei stanco che i tuoi genitori ti dicano che il tuo lavoro è pericoloso? Falli contenti. Sei stanco di guardarti allo specchio e trovare un semplice pugile? Scegli di smettere…sei stanco di avere una casa vuota? Inizia a porre delle basi solide per il tuo futuro. Non rimandare a domani Edward…perché il domani è incerto e troppo lontano…finiresti per essere sempre scontento di quello che fai… - almeno sono stata sincera.
-E’ sconcertante come le cose che hai detto potrebbero essere addirittura valide per un’altra persona che conosco…peccato che non le applica! – scuoto la testa.
-Edward…non è così. Io sono partita da casa prendendo al volo un’occasione..ho fatto la mia scelta del mio “oggi”…non ho rimandato a domani..ma tu? Sei sicuro di quello che stai facendo? – al posto che rispondermi tira fuori una scatoletta dalla sua giacca e me la poggia vicino alla tazza proprio come ho fatto io. –Avevo detto che non avresti dovuto farmi nulla…non hai voluto neppure l’affitto..
-Quello era Edward il proprietario dell’appartamento…questo è da parte di Edward…l’amico.- pronuncia con difficoltà le ultime parole.
Apro la scatoletta e all’interno trovo anch’io un bracciale, sorrido alla coincidenza. Quando lo prendo in mano però, le placchette di cui è formato, staccate da un piccolo brillante si girano, rivelandomi l’incisione. “La mente pone limiti – il cuore li spezza”. Alzo lo sguardo su di lui, che sta rigirandosi il bracciale tra le mani.
-Sai..forse hai ragione…avrei dovuto pensare a oggi, invece che guardare domani. Per molti versi. Avrei dovuto finire il college e rendere i miei genitori orgogliosi di me. Avrei dovuto pensare a una famiglia che riempisse il mio appartamento vuoto e freddo…avrei dovuto addirittura cogliere l’occasione e fare un viaggio in un posto che non ho mai visto e che mi ispira, come per esempio una città greca. E invece mi sono sempre detto…avrò tempo domani, quando la mia carriera da pugile sarà finita, quando mi sarò stancato di andare sempre con donne diverse, quando avrò qualcuno con cui condividere i luoghi che visito.. – prende un respiro profondo e poi ricomincia buttando giù l’ultimo sorso di cioccolata. La mia è già finita. –Ma su una cosa ho ascoltato il tuo consiglio, ho guardato al presente… Con te. – lo dice con rassegnazione. –Dirti che non mi aspettavo una reazione del genere..è una bugia. Mi chiedevo solamente quando sarebbe arrivata..per cui, con un occhio semiaperto sul futuro, mi sono goduto il presente…e…pazienza se va così! Evidentemente non era destino… - alza le spalle in un gesto apparentemente di indifferenza, ma il suo volto lo tradisce.
-Edward… - sussurro, presa da una strana voglia di chiedergli scusa.
-No..lascia stare! – scrolla la testa e si alza infilandosi il cappotto, lo seguo con lo sguardo, poi lo imito. –Lo immaginavo che fosse…troppo! Per cui davvero..senza nessun problema..vieni, ti riporto a casa.. – prendo il mio regalo e poi noto che lui ha messo il suo in tasca.
James sta servendo ad un tavolo due coppie, e quando ci vede di fianco alla cassa fa un cenno alla ragazza che dovrebbe farci il conto e si avvicina.
-Ehi, ve ne andate già?! – sto per rispondere io, dato che lui mi sta fissando.
-Isabella deve prendere un aereo domani..E’ meglio che si riposi, o rischia di perderlo! – ma non sono io a rispondere, è Edward.
-D’accordo! Isabella è stato un piacere conoscerti…sono felice di vedere Edward insieme a una persona apparentemente intelligente e scaltra come te, e con carattere soprattutto! E tu diamante, cerca di farti vedere più spesso! Offro io stasera! E…Buon Natale Isabella! – mi bacia la mano e poi da una pacca alla spalla di Edward, il quale si sta allontanando verso la porta. Mi affretto a seguirlo. Avevo detto no che sarebbe stata una lunga serata?!
Il ritorno in macchina è stato ovviamente silenzioso, e non uno di quelli sereni e facili da sostenere, no, tutt’altro. Non sapevo più come respirare per non far rumore. Avevo detto che sarebbe stata una lunga serata?!
Quando giungiamo sotto casa mi volto verso di lui, che non ha spento il motore.
-Edward…
-Isabella..è..tardi e domattina hai un volo.. –sbuffo.
-Va bene..Buonanotte Edward e…Buone feste!
-Anche a te! Buon viaggio… - scendo dall’auto, che so non partirà finché non entro nel portone, come sempre, ma prima di raggiungere il palazzo, torno indietro e mi faccio abbassare il finestrino. –Che c’è?
-Perché quella frase? – riferendomi al braccialetto.
-Perché..credevo che questa volta ci fosse qualcosa di più forte della paura di lasciarsi andare, qualcosa che andasse oltre alle brutte esperienze, ai ricordi di qualcosa che è avvenuto tempo fa..Io…ho trovato in quelle parole lo stimolo per farlo, per lasciarmi andare, per voltare le spalle a ciò che è stato e per dare importanza e fiducia ad una donna…di nuovo. Ma ho sbagliato…di nuovo. Per cui…spero che possa esserti utile in futuro, quando troverai la persona giusta, quando capirai cosa vuoi veramente, quando ti fiderai degli uomini ancora, dei rapporti, quando qualcuno sarà capace di darti di più, quando un suo sorriso ti farà sciogliere e battere il cuore..quando ti mancherà anche solo per una sera che non state insieme. – non mi guarda negli occhi, ma fissa il volante. Le sue parole mi fanno tremare, sono così sincere…si è sbilanciato, quello che non sono riuscita a fare io..sono completamente sconvolta. Io sono riuscita solo a dirgli che stiamo correndo troppo, che è tutto troppo veloce, troppo complicato…Mi sono fatta prendere dall’ansia, dalla paura, come se le ferite del passato fossero pronte a ricordarmi ogni volta cosa potrebbe capitare, quante lacrime potrei versare nuovamente. Come faccio a vivere un rapporto così? Come posso lasciarmi andare, stare con un uomo se già io non sono pronta a fidarmi? La fiducia…fidarsi degli uomini è sempre stato difficile per me, dopo Alec ancora di più…Eppure con Edward è stato semplice fin dall’inizio. Ed ora cos’è cambiato? Solo capire che c’è di più? Sospiro afflitta dalla consapevolezza che sono riuscita a rovinare una serata che poteva essere memorabile, che poteva regalarmi emozioni nuove, magari chiarirmi le idee, magari fare in modo che portassi sull’aereo la voglia di tornare qui il prima possibile.  –Ricordati di quelle parole quando succederà..ti aiuteranno a vivere l’oggi con la stessa facilità con cui l’ho vissuto io..
Sono senza parole. Mi stacco dalla macchina e torno a casa, senza aggiungere altro. Ho sbagliato, ho messo un punto dove poteva esserci solo attesa, dove potevamo rallentare con tutta la calma del mondo. E invece con le mie dannatissime parole, con l’incertezza, la paura, non ho fatto altro che allontanarlo e…lui si è stancato. D’altro canto, chi non si stancherebbe di una confusa quanto lo sono io? Lo inseguo, ci sto bene, mi piace parlare e stare in sua compagnia, ma quando le cose si fanno appena più serie scappo e metto una distanza abissale tra di noi, continuando a ripetere “E’ troppo…..!” Devo assolutamente lasciarmi il passato alle spalle, i dubbi, le paure, i timori…devono sgretolarsi e lasciarmi vivere in pace l’oggi e il domani.
La serata senza fine…ha avuto anche una notte senza fine!

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