Bella pov
Stavamo bevendo il caffè, chi seduto sul divano, chi
sulle sedie del tavolo. Io ero finita sulla poltrona sotto il peso di Tanya,
che voleva replicare la posa mia e di Edward dell’altra sera, con qualche
errore però. Chiacchieravamo sulle festività di Natale e sui programmi di
ognuno di loro, finché ovviamente le domande non sono giunte anche a me. Le
guance avevano preso rossore, perché immaginavo già le facce sconvolte dei
presenti al mio racconto.
-Dai Bella..tu cosa farai da domani in poi? – Questa è
Rosalie, che non ha smesso neppure un istante di farmi domande, di qualsiasi
genere..se c’era un argomento di cui parlavano lei e Alice, includeva anche me,
qualsiasi fosse.
-Beh…arriverò a Seattle quando saranno le dieci di
sera..ho uno scalo cortissimo all’aeroporto di Chicago. E dopo mi aspettano
altre tre ore di macchina fino a Forks..direi proprio che la giornata di
dopodomani la passerò a letto! – cerco di ironizzare, ma vedo facce per niente
contente. –Poi ritroverò vecchi amici, è possibile che si faccia anche una
rimpatriata del liceo, ma non ne sono sicura…e poi basta. Le feste solitamente
le passiamo a casa di un amico di famiglia..io e mio padre ormai abbiamo una
tradizione da anni.. Per il resto, la vita a Forks è molto noiosa rispetto a
Londra e c’è ben poco da fare, se non tagliare legna e liberare il vialetto
dalla neve… - biascico abbassando la voce.
-E tua madre? Avete una tradizione che condividete? –
sempre Rosalie, che stasera non mi ha mollata per un secondo.
-Mia madre…! L’unica cosa che condividiamo probabilmente
è lo stesso cielo e parte del DNA. Lei non vive con mio padre..è andata via
quando ero piccola e ci ha lasciati soli. Non ricordo più neppure che faccia
abbia! Mi chiedi che tradizione abbiamo io e lei? Quella di non sentirci mai,
neppure a Natale! – quando finisco il monologo sono tutti in silenzio, e
ringrazio chiunque mi abbia dato la forza di rispondere.
E ringrazio pure Alice
che ora è all’in piedi e saltella.
-Regali! Ora ci scambiamo i regali! O meglio…li diamo a
Bella con cui non potremo vederci più avanti! Regali! – le sono davvero
affezionata, mi ha districato da una situazione imbarazzante. –Emmett! – tuona
–Vieni ad aiutarmi..tu prendi quelli che deve distribuire Bella..non facciamola
alzare da lì!
-Eh certo! Dopo che abbiamo ripulito il casino che avete
fatto mi sembra il minimo! – sghignazzo insieme ad Edward, che si avvicina alla
poltrona.
-Io vado a prendere il mio che non ho messo sotto
l’albero! – Tanya si alza, e ci scommetto quello che ho che l’ha fatto solo per
dare modo ad Edward di sedersi con me. Spero che non lo faccia, soprattutto
perché sul divano ci sono i suoi genitori e non so quanto beneficio potranno
trarne loro e io da tutto questo. Emmett si avvicina e appoggia i regali di
fronte ai miei piedi. Io scoppio a ridere.
-Mio servo…l’assumo come distributore ufficiale, ci sta?
– gli faccio l’occhiolino e lui si inchina.
-Quello che vuole milady! – prendo i primi due e gli
indico i coniugi Cullen.
-Quello più pesante per Esme, quello più leggero per
Carlisle! – indico sorridente, prendendo il secondo e il terzo – Quello grande
per Rosalie quello piccolo per Angela – Emmett fa davvero il mio servetto e
sorrido mentre gli porgo gli altri due. –Carta argento Jasper, carta rosa Alice.
– infine gli ultimi –Carta blu per te, quella gialla con le palline di Natale
per Tanya! – sghignazzo, conoscendo il suo amore per i colori sgargianti. In
quel momento, mentre tutti sono impegnati a spacchettare i loro doni, Edward
decide di sedersi con me, sposta le mie gambe e se le porta sopra le sue, l’osservo
mentre fa tutto questo, con le guance arrossate e gli occhi confusi, lui
sorride dolcemente.
Una serie di “wow” e “Che bello” si espande per la casa,
ma io sono completamente assorta nel verde degli occhi di Edward. Mi riscuoto
solo grazie all’abbraccio stritolante di Tanya, che non so come sembra
percepire il mio imbarazzo.
-Grazie! Grazie! Grazie! – le sorrido e ricambio
l’abbraccio.
-Tea nero aromatizzato alla menta! Il mio preferito!
Senti che profumo! – sento solo questo da parte di Carlisle e mi giro per
osservarli, lui con il naso piantato nella confezione, Esme con il libro già aperto
alla prima pagina. Tutti seguono il mio sguardo e scoppiano a ridere!
-Che c’è?!
-Mamma…o meglio, divoratrice di libri, saresti pregata di
posarlo e leggerlo quando sarai a casa! – Edward li riporta all’ordine ed io
ridacchio.
-Grazie Bella..sono due regali fantastici! – mi sorride
dolcemente ed io annuisco. Il vero regalo fantastico è quello che c’è sotto il
mio letto e che consegnerò a Edward più tardi, quando saremo da soli. Penso a
questo mentre mi vedo recapitare un pacchetto e poi un altro, e un altro
ancora…tutti sopra di me ed Edward. Lui fa il finto offeso io ridacchio. Dio
sembriamo proprio una coppia!
-Aprili! Aprili! Aprili! – comincio a scartare il primo.
–Questo è da parte di Angela e Tanya… - estraggo un porta foto nuovo di zecca,
con la cornice in argento lucido e satinato.
-Così la foto adesso avrà nuova collocazione! – le
ringrazio con lo sguardo, consapevole che ho sbagliato a non aprirmi con loro!
Edward mi prende dalle mani la cornice, vedendomi in difficoltà sul dove
appoggiarla ed io posso prendere in mano il nuovo pacchetto.
-Questo è nostro… - dice Esme e la guardo un attimo,
sorridendo. Quando tolgo la carta rimango sbalordita. Una copia perfettamente
integra e molto bella, sembra anche antica, dell’Amleto di Shakespeare. Accarezzo
la copertina bordeaux con cura, le rifiniture in color oro che sembrano
intagliate. E’…bellissimo.
-Wow…è…è fantastico grazie… - non so cosa dire e gli
occhi mi luccicano!
-Ehi Bella, starà benissimo con la collezione di tua
nonna! – alzo lo sguardo su Angela e annuisco, priva di parole. Quando Edward
fa per togliermelo dalle mani per lasciarmi spazio lo fulmino, scatenando le
risate dei presenti. –Che scemo Edward! Non lo sai che i libri di Bella non si
toccano?! – sorrido appena e poi lo tengo nel mio grembo, facendo attenzione
che non si rovini.
-Esme, Carlisle, grazie…è un regalo favoloso!
-Sono felice che ti piaccia! – Jasper ovviamente fa la
sua uscita facendo ridere tutti.
-Come se fosse possibile il contrario con Bella! –
ridacchio anch’io mentre prendo l’altro regalo.
-Questo..E’ mio, di Jasper, Rosalie ed Emmett… - lo
scarto piano, come per tutti gli altri e rido fino alle lacrime quando lo
riconosco.
-Alice..tu sei pazza! Lo so che questa è una tua idea!
Sei pazza! – scrolla le spalle come se fosse poco importante.
-Lo sai..amo le cose belle e questo su di te è favoloso!
– è un abito, blu notte, lungo fino a metà coscia, stretto sul busto e sul
petto e molto scollato con le maniche a tre quarti e una cintura particolare
con qualche strass sotto il seno. L’avevo provato quando siamo andate a fare
shopping il primo giorno che ho visto Rose, ma non potevo permettermelo perché
costava una cifra altissima!
-Resta il fatto che sei una pazza! Ma grazie! I regali
sono tutti favolosi…davvero! – le guance si arrossano. Esme e Carlisle si
alzano, pronti per andare via ed io mi alzo per salutarli. Tenendo in mano
ancora il libro, come fosse un tesoro prezioso.
-Ma..a Edward non hai comprato nulla? – perché diavolo
Rose stasera ha deciso di boicottarmi?! Stava andando tutto bene! Abbasso gli
occhi e lo guardo con la coda dell’occhio mentre lui mi osserva. Oddio perché è
così difficile?
-Ehm..si..si è in camera..
-Vallo a prendere no?! – vorrei tanto ucciderla!
-Rosalie, Bella è in grado di fare le cose per conto suo!
Cerca di tornare a casa presto che domattina devi andare a fare quel controllo
in ospedale..sai quanto il collega di papà esiga puntualità! – poi si rivolge
noi in generale –Grazie per la magnifica ospitalità..è stata una serata davvero
bella! E…Isabella, buon viaggio! Buon Natale e buone feste.. – mi abbraccia e
mi sento all’interno di qualcosa che mi è mancato per molto tempo. Mia madre
non mi ha mai regalato un libro, mai…Questa donna ha fatto molto di più. Saluto
anche Carlisle e li accompagno alla porta, prendendo un grosso respiro prima di
tornare in salotto dagli altri.
-Allora?! Stiamo aspettando.. – sbuffo e incavolata vado
in camera da letto, mentre sento Edward alzarsi dalla poltrona e seguirmi.
-Bella, non devi stare ad ascoltare mia sorella..davvero..
– scrollo le spalle.
-Volevo dartelo mentre eravamo soli..perché c’è un
perché..ma Rose stasera sta minando al mio autocontrollo! – cerco di sorridere
e lui ricambia, prendendomi per mano e avanzando verso la porta d’entrata,
recuperando i nostri cappotti e le chiavi di casa.
-Ciao a tutti, grazie della serata, facciamo tardi! –
queste le uniche parole che pronuncia lui con aria telegrafica, mentre ridevo
per i modi barbari di salutare gli ospiti!
-Edward…domani parto, devo salutare gli altri..aspetta! –
mi blocco e lui mi guarda, già nella seconda rampa di scale. –Aspetta solo due
minuti… - sorrido e torno su, suonando il campanello.
-Per fortuna c’è uno dei due che ha sale nella zucca! –
Tanya ridacchia mentre io mi appresto a salutare Jasper che ha preso posto
sulla poltrona e poi Emmett e Rose.
-Ragazze noi ci vediamo domattina.. non aspettatemi
sveglie stasera! – Rosalie Cullen voleva la guerra…e guerra sia!
-Uh Oh! Allora è vero che ci sono scintille in giro! – la
risposta le arriva mentre esco di casa.
-Attenta a non bruciarti allora, io sono perfettamente al
riparo! – non era vero, ma dovevo pur zittirla in qualche modo.
Edward mi attende, con la schiena appoggiato al muro e le
gambe incrociate davanti a lui. E’ bellissimo dannazione. Il pacchetto regalo
in mano e lo fronteggio.
-Andiamo?! – mi sorride e mi riprende per mano, mentre ci
avviamo alla sua macchina. Serata lunghissima, speriamo finisca senza feriti!
Non so dove mi stia portando, ma sembra un’altra sua oasi
felice, perché sorride mentre guida. Ed io penso a questa magnifica serata.
Nonostante tutto, si è rivelata davvero bella e piena di armonia, non lo
credevo possibile. Ho scoperto che davvero Esme ha passato dieci abbondanti
minuti a rimproverare sua nipote e altri cinque per Tanya, che non vedeva l’ora
di scappare da quell’inferno!
-Posso chiederti dove mi porti? – la curiosità è donna!
Lo si sa!
-E’ un posto un po’ fuori da Londra, non molto
frequentato di questi tempi, perché fa freddo..ma tu stai tornando a Forks, e
volevo mostrartelo prima di Natale! – poi si rabbuia un attimo e continua
–Prometto che non ti faccio fare troppo tardi! – sorrido scuotendo la testa.
-Non ti preoccupare Edward..ho molte ore di volto davanti
a me..sono sicura che posso resistere qualche ora sveglia stasera.. – non posso
di certo dirgli che desidero con tutta me stessa restare con lui, che avrei
voluto evitare la cena, per quanto fantastica, e uscire da soli. Non è il caso,
non ora che sto mettendo ore e ore di distanza tra di noi..e forse è un bene
per capire davvero se abbiamo una possibilità o meno, con tutta calma senza
affrettare le cose.
Il resto del viaggio passa in silenzio, fin quando noto
una stradina stretta, molte case attorno alcune anche mal messe e infondo alla
strada un albero di Natale molto illuminato con dei tavolini attorno.
-Wow! Cos’è quello? – lui sorride, alzando una parte
delle labbra e basta, il suo sorriso scioglimento!
-E’ il posto in cui stiamo andando! – mano a mano che si
avvicina mi trovo sempre più incantata. L’albero è fenomenale. Ci sono palle
trasparenti, che contengono delle candele, probabilmente elettriche e mille
lucine che cambiano colore ogni tot di tempo, da blu passano al verde e poi al
rosso e poi al rosa e poi al giallo e poi al viola…è un’immagine sensazionale.
–Ti piace? – mi chiede mentre parcheggiamo. Ha ragione, ci sono pochissime
macchine e forse è perché è lontano dalla città o perché come dice lui fa
freddo, ma io ad un posto così non rinuncerei per nulla al mondo!
-Cos’è questo posto? – lui ridacchia.
-James, un amico..è un po’ particolare con i gusti! Ha
sognato di aprire un bar fin da quando andavamo al liceo e alla fine ha creato
questo posto molto particolare! D’estate ha la piscina, con il bar ricavato da
un lato, ci sono i lettini, le palme..sembra di essere in un modo a parte. Il
resto dell’anno è un bar che da feste in costume, come vedi è un posto quasi
isolato, per cui può tenere aperto fino a tardi…mentre a Natale…secondo me ha
una magia particolare. Questo albero la notte del ventiquattro, se non c’è la
neve, viene completamente imbiancato con la neve artificiale..ed offre la
cioccolata calda a chi decide di passare le feste nel suo luogo… e dentro..beh
lo scoprirai presto! – ho ascoltato il suo racconto rapita dalla visione del
grande albero che mi si para davanti. E’ indescrivibile l’emozione che provo
ora. Per molti anni ho odiato il Natale, mi ricordava che ci mancava un pezzo
di qualcosa, che la mia famiglia era disintegrata…poi con il tempo ho
realizzato che non potevo assolutamente farmi prendere dal negativismo e dovevo
godermi il clima di festa. –Vieni, entriamo! – lo seguo, tenendo tra le mani il
mio pacchetto, che ora sono molto più felice di aver acquistato.
Quando varchiamo la porta del rudere mi blocco. Sembra il
paese dei balocchi. Ogni tavolino è ornato e addobbato con un alberello in
miniatura con le lucine e il porta tovaglioli fatto a slitta. Le tende ai vetri
oscurati sono di cotone bianco, che sembra neve, le cameriere e il barista sono
vestiti da elfi. E’ tutto…spettacolare. Edward mi fa segno di seguirlo e ci
avviciniamo ad un tavolino, infondo alla sala, apparentemente seminascosto
dagli altri. Mi fa accomodare sulla panca in legno e sorride.
-Vedo che apprezzi! – già. Apprezzo…apprezzo tantissimo.
Se prima vedevo il Natale lontano, stasera lo sento con tutta me stessa in
questo posto.
-E’…fantastico. Da fuori non sembrerebbe così ed
è…emozionante. – ammetto guardandolo dolcemente.
-Sai..c’è stato un periodo in cui..non credevo molto
nelle festività.. – esattamente come me, proprio come se fosse il mio specchio.
-E’ stato un periodo in cui ho fatto più male ai miei genitori..durato circa
tre o quattro anni, al liceo. Non ero uno studente esemplare fuori dai test e
interrogazioni. Spesso ero dal preside o a casa per qualche sospensione..e ogni
volta James era con me. Peccato che lui abbia un amore particolare per queste
feste e lo fa capire dal suo locale..
-Vedo… - sorrido –Ma..perchè ti comportavi così?
-Ero arrabbiato con il mondo..i miei stavano passando un
momento di crisi, credevamo che si sarebbero separati da un giorno
all’altro..sono stati momenti difficili. Ma poi hanno risolto..tutti equivoci e
pochi momenti insieme per colpa del lavoro di mio padre..Mia madre non ce la
faceva a gestirci da sola e sono nate le liti..che si sono protratte per anni.
Il mio comportamento era la valvola di sfogo.. – annuisco, consapevole di
quello che può aver passato. A lui è stata data la possibilità di capire quello
che succedeva, di realizzare che forse i suoi si sarebbero separati. Mia madre
non ha mai detto nulla, non ha mai fatto capire a sua figlia che una mattina si
sarebbe alzata e non l’avrebbe trovata. Sto per chiedergli come aveva reagito
Rose, quando un vocione mi distrae.
-Non ci credo! E’ assolutamente da segnare sul calendario!
Edward Cullen nel mio locale di sua spontanea volontà, con addirittura una
pollastra non ossigenata e con lo sguardo da volpe innamorata….E’ assolutamente
una data da ricordare! – la parte sulla ragazza ovviamente mi fa imbestialire,
ma mantengo la calma.
-James! – si salutano con un abbraccio da uomini e poi
questo James si siede di fianco a lui porgendomi la mano.
-Sono James, il proprietario della baracca! – tendo la
mano e lascio che sia io a presentarmi.
-Isabella, il mio nome è Isabella e non “pollastra con lo
sguardo da volpe innamorata!” – preciso stringendo forte la mano. Lui sorride
enigmatico, i capelli biondi raccolti in un codino, gli occhi azzurri e
magnetici. Ha una bellezza particolare ma è attraente a modo suo.
-Bella..è il suo modo di scherzare! Non ti offendere! –
Edward prende la mia mano, intrecciandola e mi tranquillizzo immediatamente.
-Beh Edward..la ragazza è di bell’aspetto, con le curve
al posto giusto, l’ho vista quando siete entrati..è scaltra e non si fa mettere
nel sacco, proprio come una volpe e ha gli occhi molto…concentrati su di te.
Per cui non scherzo affatto! Scusami Isabella..se i miei modi ti sono sembrati
un poco ostili e ironici…ma Cullen difficilmente si fa vedere sotto le feste di
Natale in questo posto, devo convincerlo con un fucile appoggiato alle sue
chiappe solitamente! – sghignazza proprio chi mi tiene la mano e accenno appena
ad un sorriso anch’io. Ammetto che poco, poco è divertente! –Allora…che vi
porto di buono? Isabella? – perché si rivolge a me?
-Oh ma piantala! – Edward gli da un pugno non troppo
forte sul braccio ed io li guardo confusi. –Smettila di fissarla con lo sguardo
da accalappiatore! Con lei non funziona! – oh…quello sguardo e quella voce
sarebbero per fare colpo? Oddio…che pessimi risultati. Sghignazzo scuotendo il
capo.
-Dai che vi porto? – cambia discorso e gli sono
immensamente grata, perché stavo per imbarazzarmi. –Due cioccolate calde
speciali e un waffel alla Hunt?! – lo guardo confusa e lui sorride malizioso.
–Oh dai Isabella, fidati di me… - con voce lasciva. Edward sghignazza ancora e
di nuovo un altro pugno bonario.
-Ti ho detto di lasciar perdere con lei! E si…quello che
hai detto andrà benissimo! – stringe la presa sulla mia mano e si fa più
vicino, mentre James si allontana. –Scusalo..gli piace giocare…come un bambino!
-Beh…più che altro vedo che ama giocare con le donne, e
la cosa non mi piace proprio.. – mi lascio sfuggire, un po’ arrabbiata. Capisco
che Edward abbia voluto portarmi qui perché è davvero un bel posto e perché il
suo amico è per lui qualcosa di unico ma…diavolo, ci ha provato con me con
Edward di fronte.
-Sappi solo che non ci proverebbe mai sul serio con la
mia donna…quindi, scherza solamente.. – il tono di voce è molto basso e fatico
a sentirlo addirittura io che sono qui vicino a lui. Ma già solo capire “la mia
donna” mi fa alzare i peli del corpo. E’ questo che sono per lui? La sua donna?
Di già? Come siamo arrivati a questo? Come è stato possibile non accorgersi che
le cose stavano andando troppo velocemente? E poi soprattutto…io voglio tutto
questo? Scuoto la testa, consapevole di darmi una risposta da sola, negativa.
–Bella..che c’è? Sei diventata una statua… - stacco la mano dalla sua,
passandomela tra i capelli.
-Edward..noi non possiamo davvero…non possiamo continuare
così… - non mi strofino gli occhi solo perché sono truccata.
-Non possiamo..così…cosa stai dicendo? – evidentemente
l’ho confuso parecchio con la mia frase, ma lui non sa cosa sto pensando, non
lo immagina. Pensa che vada tutto bene ma..non è la verità.
-Niente..solo…stiamo mandando le cose troppo avanti e
troppo velocemente per i miei gusti.. – ecco, l’ho ammesso. Forse l’ho fatto la
sera sbagliata, forse dovevo riflettere meglio, forse dovevo evitare di farmi
trascinare via da casa proprio stasera, prima della mia partenza. Non lo
guardo, sono troppo imbarazzata, ma sento un forte sospiro. Il resto del tempo
lo passiamo in silenzio, finché non arriva James con due cioccolate calde con
la panna e del caramello sopra ed un piatto con un waffel ricoperto di una
crema al cioccolato bianco e dei cereali. Nonostante la cena sia stata
sostanziosa, al cioccolato non riesco a rinunciare.
-Eccoci qui! – mi sorride apertamente, forse aveva
ragione Edward. –Allora Isabella.. – si siede di fianco al suo amico, come
prima, e nel girarmi verso di lui vedo che Edward ha lo sguardo basso, sulla
sua cioccolata. –Che lavoro fai?
-Faccio la ragazza del ring, la sera e la bibliotecaria
il pomeriggio..mentre la mattina vado all’università..tu hai solo questo posto
come lavoro? – scoppia a ridere.
-Il diamante al tuo fianco non ti ha mai raccontato nulla
di me, vero? – scuoto la testa, ed osservo Edward che se ne sta in rigoroso
silenzio e mangia la panna della sua cioccolata, lo stesso mio vizio…non la
mescola. –Mia madre faceva la prostituta fino a cinque anni fa..per mantenermi
a scuola e portare a casa qualcosa da mangiare..mio padre ci ha abbandonati.
Sono figlio unico e l’unica famiglia che avevo era solo mia madre..santa donna!
Poi cinque anni fa mio padre è tornato, mi ha detto che stava male..e che
dovevo prendere le redini della sua azienda…mia madre ha smesso di fare quel
lavoro quando mio padre è morto e mi ha lasciato l’azienda da gestire. Di
giorno gestisco l’impresa di mio padre, solo per avere buon denaro da portare a
casa e di sera dirigo questo pub…a proposito..ti piace? – annuisco, sconvolta
dalla sua storia. –Strano che diamante non ti abbia detto nulla! Che c’è..paura
della competizione diamante? Proprio come ai vecchi tempi? – lo scuote ed Edward
fa un semplice sorrisetto.
-Perché lo chiami diamante? – lui ride sguaiatamente.
-Oddio! Qui mancano proprio le basi! – scrollo le spalle
–Edward..perchè diavolo non le hai parlato di me e te? – lui scuote le spalle,
proprio come ho fatto io poco fa. –Ehm..scusate..ho interrotto qualcosa prima?
-No…no..raccontami dai.. – non capisco perché ma Edward
si irrigidisce.
-Lo chiamo diamante, perché con le ragazze faceva lo
splendido, anche con i professori…fuori la scuola però era tutta un’altra cosa.
Sapeva giocare bene le sue carte…mille facce aveva! E poi…perché la sua vita è
sempre stata favolosa, anche quando ha avuto una piccola discesa poi tutto si è
risolto…e beh io l’ho chiamato così perché ero invidioso di lui, e si è sempre
gelosi di un bel diamante! – ride e io osservo Edward. La panna è finita e gira
la cioccolata con poca partecipazione. –Bene…ora…io vado a servire gli altri
clienti…ci vediamo più tardi…..Edward, sicuro di stare bene si? – annuisce
senza emettere un suono e io sbuffo appena James ci lascia.
-Potevi almeno dire qualcosa..il tuo amico c’è rimasto
male.. – spiego.
-James sa come sono fatto, e sa che non deve
preoccuparsi..
-Già..ma io non so come sei fatto…e non so se devo
preoccuparmi o meno! – sbotto.
-Di cosa dovresti preoccuparti? Spiegami..perchè appena
dieci minuti fa hai detto che stiamo andando troppo avanti…per cui non dovresti
affatto preoccuparti di nulla! – spenta. Ecco mi ha definitivamente tolto tutto
il fiato, la cattiveria con cui l’ha detto. Abbasso lo sguardo, ferita dal tono
di voce che ha usato. –Scusa..io..non volevo…
-No..tu volevi. E’ la tua arma di difesa…in fondo, ha
ragione James…mille facce, come un diamante! Non sai mai quale puoi trovare! –
Facciamo silenzio mentre condividiamo il waffle, non c’è armonia, non c’è
serenità…sembriamo due estranei, entrambi con lo sguardo puntato sul biscotto.
Quando lo finiamo prendo il pacchetto e glielo metto di fianco alla tazza.
–Questo è per te..
-Lo apro ora? – mi guarda spaesato ed io scrollo le
spalle, indicandogli di fare quello che meglio crede. Allora lo prende in mano
e inizia a scartarlo. Quando apre la scatoletta e prende il bracciale tra le
mani sembra in un altro pianeta. –Perché? – sembra davvero confuso.
-Perché cosa?
-Perché questa frase?
Sorrido appena e poi cerco di rispondere. Ho visto il
bracciale ed ho voluto inciderci il mio segno.. “Vivi ora, non aspettare
domani”, ero sicura che volevo quello, ma non sembra contento.
-Perché..è una frase ricca di significati. Il domani è
incerto, potresti essere in un modo, potresti cambiare e non trovare più
confortevole questa vita, potresti decidere di partire e girovagare per il
mondo..potresti decidere di sposarti, avere dei figli, finire l’università di
medicina e diventare un grande dottore…potresti…se…il condizionale certe volte
non ti da la possibilità di essere felice. Oggi invece, hai la possibilità di
prendere in mano la tua vita e decidere per oggi stesso. Sei stanco di prendere
e dare pugni? Smetti, riprendi gli studi. Sei stanco che i tuoi genitori ti
dicano che il tuo lavoro è pericoloso? Falli contenti. Sei stanco di guardarti
allo specchio e trovare un semplice pugile? Scegli di smettere…sei stanco di
avere una casa vuota? Inizia a porre delle basi solide per il tuo futuro. Non
rimandare a domani Edward…perché il domani è incerto e troppo lontano…finiresti
per essere sempre scontento di quello che fai… - almeno sono stata sincera.
-E’ sconcertante come le cose che hai detto potrebbero
essere addirittura valide per un’altra persona che conosco…peccato che non le
applica! – scuoto la testa.
-Edward…non è così. Io sono partita da casa prendendo al
volo un’occasione..ho fatto la mia scelta del mio “oggi”…non ho rimandato a
domani..ma tu? Sei sicuro di quello che stai facendo? – al posto che
rispondermi tira fuori una scatoletta dalla sua giacca e me la poggia vicino
alla tazza proprio come ho fatto io. –Avevo detto che non avresti dovuto farmi
nulla…non hai voluto neppure l’affitto..
-Quello era Edward il proprietario
dell’appartamento…questo è da parte di Edward…l’amico.- pronuncia con
difficoltà le ultime parole.
Apro la scatoletta e all’interno trovo anch’io un
bracciale, sorrido alla coincidenza. Quando lo prendo in mano però, le
placchette di cui è formato, staccate da un piccolo brillante si girano,
rivelandomi l’incisione. “La mente pone limiti – il cuore li spezza”. Alzo lo
sguardo su di lui, che sta rigirandosi il bracciale tra le mani.
-Sai..forse hai ragione…avrei dovuto pensare a oggi,
invece che guardare domani. Per molti versi. Avrei dovuto finire il college e
rendere i miei genitori orgogliosi di me. Avrei dovuto pensare a una famiglia
che riempisse il mio appartamento vuoto e freddo…avrei dovuto addirittura
cogliere l’occasione e fare un viaggio in un posto che non ho mai visto e che
mi ispira, come per esempio una città greca. E invece mi sono sempre detto…avrò
tempo domani, quando la mia carriera da pugile sarà finita, quando mi sarò
stancato di andare sempre con donne diverse, quando avrò qualcuno con cui
condividere i luoghi che visito.. – prende un respiro profondo e poi ricomincia
buttando giù l’ultimo sorso di cioccolata. La mia è già finita. –Ma su una cosa
ho ascoltato il tuo consiglio, ho guardato al presente… Con te. – lo dice con
rassegnazione. –Dirti che non mi aspettavo una reazione del genere..è una
bugia. Mi chiedevo solamente quando sarebbe arrivata..per cui, con un occhio
semiaperto sul futuro, mi sono goduto il presente…e…pazienza se va così!
Evidentemente non era destino… - alza le spalle in un gesto apparentemente di
indifferenza, ma il suo volto lo tradisce.
-Edward… - sussurro, presa da una strana voglia di
chiedergli scusa.
-No..lascia stare! – scrolla la testa e si alza
infilandosi il cappotto, lo seguo con lo sguardo, poi lo imito. –Lo immaginavo
che fosse…troppo! Per cui davvero..senza nessun problema..vieni, ti riporto a
casa.. – prendo il mio regalo e poi noto che lui ha messo il suo in tasca.
James sta servendo ad un tavolo due coppie, e quando ci
vede di fianco alla cassa fa un cenno alla ragazza che dovrebbe farci il conto
e si avvicina.
-Ehi, ve ne andate già?! – sto per rispondere io, dato
che lui mi sta fissando.
-Isabella deve prendere un aereo domani..E’ meglio che si
riposi, o rischia di perderlo! – ma non sono io a rispondere, è Edward.
-D’accordo! Isabella è stato un piacere conoscerti…sono
felice di vedere Edward insieme a una persona apparentemente intelligente e
scaltra come te, e con carattere soprattutto! E tu diamante, cerca di farti
vedere più spesso! Offro io stasera! E…Buon Natale Isabella! – mi bacia la mano
e poi da una pacca alla spalla di Edward, il quale si sta allontanando verso la
porta. Mi affretto a seguirlo. Avevo detto no che sarebbe stata una lunga
serata?!
Il ritorno in macchina è stato ovviamente silenzioso, e
non uno di quelli sereni e facili da sostenere, no, tutt’altro. Non sapevo più
come respirare per non far rumore. Avevo detto che sarebbe stata una lunga
serata?!
Quando giungiamo sotto casa mi volto verso di lui, che
non ha spento il motore.
-Edward…
-Isabella..è..tardi e domattina hai un volo.. –sbuffo.
-Va bene..Buonanotte Edward e…Buone feste!
-Anche a te! Buon viaggio… - scendo dall’auto, che so non
partirà finché non entro nel portone, come sempre, ma prima di raggiungere il
palazzo, torno indietro e mi faccio abbassare il finestrino. –Che c’è?
-Perché quella frase? – riferendomi al braccialetto.
-Perché..credevo che questa volta ci fosse qualcosa di
più forte della paura di lasciarsi andare, qualcosa che andasse oltre alle
brutte esperienze, ai ricordi di qualcosa che è avvenuto tempo fa..Io…ho
trovato in quelle parole lo stimolo per farlo, per lasciarmi andare, per
voltare le spalle a ciò che è stato e per dare importanza e fiducia ad una
donna…di nuovo. Ma ho sbagliato…di nuovo. Per cui…spero che possa esserti utile
in futuro, quando troverai la persona giusta, quando capirai cosa vuoi
veramente, quando ti fiderai degli uomini ancora, dei rapporti, quando qualcuno
sarà capace di darti di più, quando un suo sorriso ti farà sciogliere e battere
il cuore..quando ti mancherà anche solo per una sera che non state insieme. –
non mi guarda negli occhi, ma fissa il volante. Le sue parole mi fanno tremare,
sono così sincere…si è sbilanciato, quello che non sono riuscita a fare
io..sono completamente sconvolta. Io sono riuscita solo a dirgli che stiamo
correndo troppo, che è tutto troppo veloce, troppo complicato…Mi sono fatta
prendere dall’ansia, dalla paura, come se le ferite del passato fossero pronte
a ricordarmi ogni volta cosa potrebbe capitare, quante lacrime potrei versare
nuovamente. Come faccio a vivere un rapporto così? Come posso lasciarmi andare,
stare con un uomo se già io non sono pronta a fidarmi? La fiducia…fidarsi degli
uomini è sempre stato difficile per me, dopo Alec ancora di più…Eppure con
Edward è stato semplice fin dall’inizio. Ed ora cos’è cambiato? Solo capire che
c’è di più? Sospiro afflitta dalla consapevolezza che sono riuscita a rovinare
una serata che poteva essere memorabile, che poteva regalarmi emozioni nuove,
magari chiarirmi le idee, magari fare in modo che portassi sull’aereo la voglia
di tornare qui il prima possibile. –Ricordati di quelle parole quando
succederà..ti aiuteranno a vivere l’oggi con la stessa facilità con cui l’ho
vissuto io..
Sono senza parole. Mi stacco dalla macchina e torno a
casa, senza aggiungere altro. Ho sbagliato, ho messo un punto dove poteva
esserci solo attesa, dove potevamo rallentare con tutta la calma del mondo. E
invece con le mie dannatissime parole, con l’incertezza, la paura, non ho fatto
altro che allontanarlo e…lui si è stancato. D’altro canto, chi non si
stancherebbe di una confusa quanto lo sono io? Lo inseguo, ci sto bene, mi
piace parlare e stare in sua compagnia, ma quando le cose si fanno appena più
serie scappo e metto una distanza abissale tra di noi, continuando a ripetere
“E’ troppo…..!” Devo assolutamente lasciarmi il passato alle spalle, i dubbi,
le paure, i timori…devono sgretolarsi e lasciarmi vivere in pace l’oggi e il
domani.
La serata senza fine…ha avuto anche una notte senza fine!
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