venerdì 13 giugno 2014

Capitolo 14



Bella pov

Ieri sera Edward è andato via molto tardi. Tanya ed Angela hanno scelto un altro film dopo quello che vedeva tra i protagonisti Brendan Fehr e lui è rimasto con noi, seduto sulla poltrona, con me praticamente seduta sopra. E’ stata una serata troppo strana e una volta finita, sotto le coperte non ho fatto altro che pensare alle sue dita sul mio fianco, alla sua mano sul ginocchio…e poi alle nostre dita incrociate. Decisamente le cose non stanno andando per il verso giusto. Non devo correre, non devo affrettare le cose…lui non deve. Siamo entrambi feriti, entrambi con la paura di soffrire, la nostra pelle ne porta i segni evidenti, il nostro cuore il fardello più pesante.
Eppure non riesco a smettere di sorridere al solo pensiero che passerà con me tutta questa giornata e che ha voluto assolutamente rimandare gli allenamenti a quando io sarò partita, per poter stare con me. Non voglio neppure immaginare cosa penserà Emmett o cosa penserà Rosalie che sente verso Edward un senso di protezione immane.
So solo che sono felice e che ora lo aspetto sul marciapiede, pronti ad andare a fare spese in un centro commerciale! Forse siamo dei pazzi ad andare via da soli così, forse la sicurezza di Edward dovrebbe starmi a cuore…ma so che Emmett ha pagato una guardia del corpo per le uscite pubbliche per cui, il mio cuore può star tranquillo per un po’. Mi preoccupo, mi preoccupo per la sua salute, per la sua vita, per il suo lavoro…sono già troppo compromessa e so, perché le esperienze passate me lo hanno insegnato, che buttarsi a capofitto in qualcosa non è mai salutare. Caccio violentemente questi dubbi e sensazioni da me, oggi voglio godermi la giornata, voglio far finta di essere una persona normale, che esce con un amico a comprare dei regali; si! Solo questo! Alla fine ho deciso che mi lascio guidare dall’istinto e comprerò quello che mi pare più giusto per le ragazze.
Quando vedo la Volvo di Edward all’inizio della strada lo stomaco comincia già a stringersi e le gambe a informicolarsi.
Che diavolo mi prende ora?
Forse non sto bene, forse è il caso che torni di sopra, metta le prime cose in valigia e mi sdraio a letto fin quando non devo partire. Già.
Sarebbe una soluzione adeguata a quello che provo ora.
Nascondermi.
Scappare.
Credendo che tutto questo non mi sfiori. Come se Edward non venisse a suonare all’appartamento, come se non volesse salutarmi prima che io parta.
Che scema che sono, già solo per averci pensato.
E menomale che dovevo pensare solo ai regali! Dannazione, come faccio a godermi la giornata se le mie gambe tremano e il cuore batte forte? Lo so cosa sono…sono sintomi, sintomi che non provo da molto tempo e allo stesso modo, così diversi dalle precedenti. Quel maledetto batticuore che ti fa prendere le decisioni con il sorriso, con leggerezza, con felicità ma che è pronto a gettarti nel baratro appena il cuore si spezza. Batticuore del cavolo!
Salgo in macchina, cacciando il miglior sorriso che ho nel repertorio. Anni ed anni di esperienza. Di finzione davanti a molti. Ed eccomi qui..di fronte a lui, dopo un bacio veloce sulla guancia che ha avuto il potere di incendiarmi le labbra con cui l’ho sfiorato. Batticuore, vatti a fare un giro, vorrei star tranquilla e non arrivare al prontosoccorso con la tachicardia!

-Buongiorno Bella! Pronta per lo shopping natalizio?! – è la prima persona di sesso maschile che vedo essere contento di andare in un centro commerciale, per quello la mia faccia sconvolta lo fa ridere, probabilmente. –Sono solo felice di avere due giorni di riposo, dall’allenamento, da Emmett, dalle sue domande… - si lascia sfuggire, ingranando la marcia e rimettendosi sulla corsia. Il batticuore si attenua un pochino, non mi lascia sola, ma mi permette di fare conversazione, di vivere con un minimo di tranquillità questi momenti, speriamo solo che vada di bene in meglio. Dietro di noi, un’auto nera ci segue e so che è quella della guardia del corpo.
-Domande? – chiedo allora guardando il suo profilo.
-Si, domande. Hai già in mente qualcosa da prendere? – cambia discorso, con abilità, forse per gli altri, ma non per me. Non sono abituata a demordere.
-Vedrò una volta che siamo lì, ci sarà qualcosa di adeguato alle mie coinquiline…ma dimmi, di che domande si tratta? – incrocio le braccia sul petto e lo fisso, mentre lui mantiene gli occhi alla strada.
-Si tratta di te. Domande su di te. Devi prendere qualcosa anche a Rose? – sembra solo curioso, ma so che in realtà cerca di cambiare argomento.
-Si..avevi qualche idea da consigliarmi in merito? – lascio lo spazio di un sospiro e poi affronto la domanda. –Che ti ha chiesto di me? – lui sbuffa. Ovviamente, neppure a lui fa comodo questo argomento.
-In realtà sta cercando un cappellino e una sciarpa verdi, che si intonano con il natale, a quanto dice lei, e con il suo nuovo cappotto porpora! L’ho sentita l’altro giorno mentre parlava con Emmett..altro non mi viene in mente! – lui lascia cadere la mia domanda, io non ho più il coraggio di riacciuffarla per riporgliela. Il resto del viaggio passa in silenzio, lui preso dal pensiero di aver parlato troppo, io nella riflessione di quali domande Emmett può avergli fatto. Quando arriviamo al centro commerciale scendo veloce dall’auto, una volta che ha parcheggiato e lo aspetto per entrare. Mi affianca e procediamo veloci all’interno dei negozi, l’omone vestito in jeans scuri maglia e giubbotto in pelle ci segue ma a debita distanza, se non sapessi che si tratta della guardia del corpo di Edward probabilmente mi preoccuperei perché fa veramente paura. Qui ci sono stata con Alice già una volta, niente di speciale per me che non amo lo shopping. Edward comincia a guardarsi attorno, non è il miglior posto per lui e la sicurezza che gli ha imposto Emmett e solo ora mi rendo conto di quanto sia stata stupida a chiedergli di accompagnarmi. Nel momento in cui mi rendo conto che un possibile pericolo lo potrebbe coinvolgere mi blocco. Lui va avanti di qualche passo, preso dalla vetrina luccicante di uno dei negozi alla sua destra, ma poi si ferma e si volta indietro, guardandomi impietrita. Torna da me confuso.
-Che succede Bella? – mi riscuoto a quelle parole e muovo la testa per liberarmi dell’intorpidimento.
-Dobbiamo andare via.. – sussurro, tirandolo per una mano. Lui mi fissa sbalordito e si fa più vicino.
-Che stai dicendo? E’ successo qualcosa? Hai visto qualcuno? Che è successo? – scuoto la testa.
-No Edward..tu..tu…questo posto non è sicuro per te. Emmett se la prenderà se ti succede qualcosa. Andiamo via ti prego.. – cerco di tirarlo, ma lui imprime più forza e finisco con il volto sul suo petto e le braccia attorno alla vita.
-Shhh.. stai tranquilla Bella. Non succederà nulla. Sono qui con te e il centro ha le telecamere in ogni punto, per non parlare di Tyler che mi controlla a vista. Non ti preoccupare. Basta che ci mischiamo alla gente e nessuno si accorgerà di chi sono..d’accordo? Cerca di stare tranquilla… - le sue parole dolci, con tono tenero mi fanno tornare a respirare normalmente. E mi accorgo che quello che ha detto è la verità. Di nuovo gli attacchi di panico.
Stanno tornando.
Non deve succedere.
Non devo farmi sopraffare dalle emozioni negative.
Devo respirare profondamente, ma lentamente e rilassarmi, guardare le luci colorate dei negozi e sentire il calore di qualcuno che mi vuole bene.
Edward.
Ora è lui.
-Scusa.. – mormoro. Mi ha stretto tra le sue braccia, nel momento in cui ne avevo bisogno, ha capito che c’era qualcosa che non andava nella mia rigidità e paura. Lui..che non sa cosa mi succeda alle volte, di come gli attacchi di panico mi blocchino senza farmi respirare.
-Che ti è successo Bella? – scuoto la testa staccandomi da lui, ma restando con la sua mano intrecciata nella mia. Non voglio privarmene per ora.
-Niente è solo..ho temuto per un attimo di aver fatto una sciocchezza a chiederti di venire qui.. – spiego dispiaciuta.
-Non ti preoccupare! Ricordati di Tyler, sarà sempre qui con noi e non ci mollerà un secondo…ignoralo per il resto ma sii cosciente che ci protegge, okay? Ora cerchiamo qualche regalo.. – mi sorride e di nuovo iniziamo a camminare verso la direzione precedente.
Dopo i primi minuti di silenzio siamo riusciti a prendere piena coscienza del luogo e del motivo per cui eravamo lì. Abbiamo cercato anche i regali che doveva fare lui, giusto perché c’eravamo. Ovviamente cose ben diverse da quello che mi aspettavo. Una bottiglia di cognac con due bicchieri, per un amico di vecchia data, quel James di cui mi parla spesso e che non ho ancora conosciuto. Un paio di orecchini per Rose che ama particolarmente i gioielli piccoli ma notevoli. Io avevo comprato solo una borsetta a tracolla per Angela, che ogni volta si lamenta di non averne una piccola ma capiente. In questo momento, per gli altri regali brancolo nel buio. E’ arrivata per giunta l’ora di pranzo ed io sento lo stomaco iniziare a contorcersi e a produrre rumori imbarazzanti.
-Hai fame Bella?! – mi dice sghignazzando. Ed io sono felice, perché nonostante l’inizio della mattinata un po’ burrascoso ora tutto sembra superato e la mia crisi di panico ben lontana.
-In effetti….avrei un certo languorino! – ridacchio anch’io, mentre ci avviciniamo a dei tavolini di un bar. E’ strano come non abbia bisogno di chiedere le mie preferenze, lui mi conosce; mi fa accomodare a prendere posto e lui si occupa di portare, dopo cinque minuti abbondanti, pizza ai funghi, tramezzini con qualcosa di non ben precisato cosa e due bottiglie d’acqua sul nostro tavolo.
-So che ami i tramezzini.. – mi sussurra passandomene uno. Si, lui lo sa. Alice che mi conosce da molto più tempo no. Neppure Jake sa questa cosa di me. Dannazione. Forse non sono l’unica ad essere compromessa!
-In effetti si. Mi piacciono molto! – sorrido addentando. Non ho problemi a parlare con lui anche mentre mangio, certo non è buona educazione, ma mi assicuro di aver ingoiato tutto e non sputacchiare mentre ridacchio alle sue battute. Dividiamo anche la pizza, tra le risate e la semplicità di questo pranzo come una coppia qualsiasi. E appena il pensiero mi attraversa la mente arrossisco. Forse anche lui ci pensa perché si schiarisce la voce e beve un sorso d’acqua.
-Emmett si chiedeva come mai sono sempre più stanco la mattina…nonostante mi lascia libero alle undici ed arrivi alle otto per l’allenamento.. – inizia il discorso che avevamo interrotto in macchina, proprio per sua volontà. –Lui ha commentato la cosa buttandola su una battuta poco piacevole alludendo a qualche ragazza che passava nel mio letto, come un tempo… - parla come se fossero molto lontani quei giorni, ma io so che non è così. In fondo è davvero poco tempo che ci conosciamo. Ma so bene che da quel momento…le ragazze non hanno più significato nulla ed è sempre rimasto da solo. Anche questo è stato argomento di chiacchiera telefonica, confessione che gli è costata molto..forse più a me che a lui. Perché ho davvero capito cosa sto per diventare io per lui e cosa lui diventerà per me..troppo importante. In quel momento mi ha fatto capire, a modo suo, che ormai l’abitudine è stata abbandonata. Le telefonate hanno cominciato a durare sempre di più e lui a dormire sempre meno. Ecco il motivo della sua stanchezza. –Io gli ho detto di tapparsi la bocca, che non era più come allora..e lui..ha intuito qualcosa. Non mi ha lasciato scampo..Ha iniziato a chiedere, alludere, si è persino messo a controllare il telefono. Quando ha visto l’innumerevole quantità di tuoi messaggi ha fatto due più due… - sbuffa, passandosi una mano sugli occhi. Non so cosa gli sta passando nella mente, ma so bene cosa sta passando nella mia. Terrore.
Perché?
Semplicemente perché quando ci si mettono di mezzo terze persone tutto diventa più difficile, tutto si fa più complicato e non abbiamo una chiara visione di ciò che è davvero il nostro rapporto. Potrebbero esserci decisioni affrettate, passi falsi, cene organizzate, imbarazzi…tutto quello che non voglio. Quello che non è giusto che sia, per noi due.
-Ho cercato di spiegargli di lasciarmi in pace, che la mia vita privata è affare mio ma…non prometto il suo disinteresse completo. Per cui..potrebbe fare battutine, alludere a qualcosa e potrebbe non essere piacevole. – sbuffo sonoramente. Questo è qualcosa a cui non sono preparata ora.
-Edward..questo è qualcosa che..va oltre alle mie capacità attuali.. – dico sincera, passandomi una mano tra i capelli e lui annuisce pensieroso, riportando un gomito sul tavolo e appoggiandoci stancamente la faccia, chiudendo gli occhi.
-E’ innegabile che ci sia una forte amicizia tra di noi.. – mi dice anche se la sua voce trema. Amicizia? Caro, credo che l’amicizia non ci sia stata neppure nel momento in cui ti ho pulito i tagli che avevi quella domenica sera! -..ma a lui questa cosa puzza…ed io non so come fare per tornare indietro e tenere la mia vita fuori dalla sua portata.. – è affranto e capisco dal suo stato che teme di aver rovinato tutto. In fondo, guardandolo ora..capisco che le cose sarebbero, e sono in effetti, più difficili per lui. Io non lo vedo spesso Emmett e non ci parlo molto, sono convinta di riuscire a sopportare una semplice cena in compagnia di qualche battutina o allusione, lo faccio sempre con Tanya d’altronde! E allora mi sale un moto di tenerezza che mi fa allungare la mano sul suo volto.
-Non ti preoccupare Edward..tu vai avanti come hai sempre fatto ed Emmett lascia che faccia quello che vuole. Se vuole sparlare e ridere di ciò che succede tra me e te, immaginando cose elaborate e già spinte più in là, lascia che lo faccia..Se sei a posto con la tua coscienza, e fidati lo sono anch’io, non c’è nulla che ci impedisce di continuare così..come stiamo proseguendo…okay? – sembra che sto parlando di un contratto, un affare che deve finire in bellezza, quando in realtà è la nostra situazione che sto affrontando. Ha gli occhi puntati sui miei ed io mi perdo in quelle iridi verdi.
-D’accordo..tu..sei sicura che va tutto bene? – si preoccupa per me?! Per me che tra due giorni sarò su un aereo che mi porta lontano da qui, con tutta la felicità possibile che ho da dare? Gli sorrido.
-Non ti preoccupare per me! – lo capisco. È ferito, profondamente deluso dall’amore e dalle relazioni con le donne..ed io sento la stessa cosa dal verso opposto. Entrambi abbiamo sofferto, entrambi proviamo sentimenti che altri non comprendono. Forse è per questo che siamo entrati subito in sintonia…e forse, ad occhio più attento, non è così male. Ci facciamo forza a vicenda..è quando questo rapporto lieviterà che dovremo averne cura.
Ci alziamo in piedi, pronti per la nuova sessione di shopping e vetrine. Ovviamente paga lui, come al solito ed io sbuffo, come ogni volta. Mi lascio prendere per mano, in una nuova ritrovata serenità ed equilibrio.
Quando tutti i regali sono stati acquistati procediamo verso il parcheggio, ridendo delle cose che ci hanno turbati lì dentro. Davvero ci sono negozi che non hanno nulla di attraente da vendere e mettono veramente oggettini imbarazzanti anche solo per stare in vetrina, che tu non puoi non notare e riderci su. Il silenzio della mattina, che ci ha accompagnati durante il viaggio, ora è sparito e chiacchieriamo animatamente sui regali appena acquistati. Alice avrà un vestito di cotone a maniche lunghe, corto, color blu elettrico, lei ama le cose vistose e sono certa che le piacerà. Tanya invece troverà una scatola zeppa di smalti di quasi ogni tonalità, che provvederà a prestarci quando ne avremo bisogno. Per Rosalie ho ascoltato il consiglio di Edward ed ho preso sciarpa e cappellino verdi.
-Domani che si fa? – mi chiede guardandomi appena, tornando poi a concentrarsi sulla strada. Ecco, ora che gli dico? Di certo non posso assolutamente fargli notare che devo preparare la valigia e raccogliere e sistemare le mie cose, preparare pranzo e pulire casa..sono cose che lui classificherebbe come “cose da cinque minuti”. Me l’ha fatto notare più volte. –Bella…ci sei? – forse mi sono presa troppo tempo per pensare.
-Si..si..stavo solo pensando cosa devo fare domani.. – dico, cercando di sorridere, ma il nervosismo mi mangia lo stomaco.
-Probabilmente dovrai preparare la valigia, il bagaglio a mano..raccogliere le cose e dare i tuoi regali alle ragazze..no?! – lui ha la mente più lucida della mia, senz’altro!
-Si..hai ragione! – ammetto, con un filo di voce. In tutto questo, non c’è tempo per lui.
-Bene…e…diciamo, ce la facciamo a fare tutto per le sette? – lo guardo allibita.
-Come scusa? – lui ghigna e poi si volta verso di me un secondo, il tempo che il semaforo scatti e ci indichi di passare.
-Dicevo..domani, con tutte le cose da fare, ce la facciamo ad essere liberi per le sette? Vengo ad aiutarti a fare la valigia…
-Perché? – chiedo quasi oltraggiata dal gesto. Lui si rabbuia un attimo, poi torna sereno, o forse è solo apparenza.
-Così..non ho nulla da fare a casa e mi andava di vedere che vestiti ti porterai a Forks… - la butta su una battuta, ma capisco bene cosa vuol dire invece. E sospiro pesantemente, mentre parcheggia.
-Edward… - il suo nome mi esce dalle labbra in un sussurro che lo fa irrigidire. Sa bene che ho capito e che non amo la situazione.
-Lo so..non ti preoccupare. Almeno..posso portarti fuori a cena domani sera alle sette? – sospiro, questa volta di delusione.
-Edward, mi dispiace…Alice ha organizzato qualcosa di cui non mi vuole parlare, esattamente per domani sera. E fidati..passerei più che volentieri l’intera serata con te, piuttosto che fare qualsiasi cosa ha organizzato quella folle di tua cugina.. – e mi accorgo, dal suo sussultare che mi sono sbilanciata troppo e non posso più tornare indietro. –Ma poi starò via un mese e mezzo e mi mancherà da pazzi, lo so già..e non me la sento di dirle di no! – ammetto sincera. Anche se adesso, mentre siamo qui, rinchiusi in questa macchina e con gli occhi che si cercano per brevi istanti, per poi allontanarsi come se si fossero bruciati…vorrei disperatamente che la serata di domani fosse anticipata a stasera.
-D’accordo allora..Beh se riesco passo a salutarti prima che Alice ti rapisca per la serata, va bene?! – ha mascherato il tono deluso molto bene ed ammetto che mi dispiace parecchio. Annuisco solo, mentre afferro le buste con i miei pacchetti dal sedile posteriore e mi appresto a scendere dall’auto.
-Edward..grazie della bellissima giornata. Spero che tu riesca a passare domani per salutarmi.. – sorrido, tenera, anche se vorrei lanciarmi tra le sue braccia a farmi avvolgere, come stamattina.
-Lo spero anch’io! Intanto..Buonanotte Bella! – sorrido.
-Buonanotte anche a te! – attraverso velocemente la strada e salgo fino all’appartamento. Le buste ingombrano ma Tanya apre la porta prima che possa cercare le chiavi nella borsa. Mi sorride dolce e maliziosa e mi fa passare, finchè Alice non mi piomba addosso per vedere i miei acquisti. Per fortuna sono tutti adeguatamente incartati e nominati, in modo che li possano riconoscere da sole, la sera di Natale, nel caso non volessero aprirli domani. Li porto sotto l’albero e spero davvero in questo momento, che Edward possa liberarsi…ho il suo regalo sotto il mio letto.
-Allora, elettrizzata di tornare a casa? – mi chiede Tanya, con un tono fintamente dolce ma estremamente comprensivo.
-Si..molto! Non vedo l’ora di prendere l’aereo e di arrivare a Forks, un’altra cittadina piovosa e fredda..ma almeno sarò in famiglia! – dico, sedendomi sul divano, attorniata dalle mie amiche.
-E…sentiamo..Non ti dispiace lasciare nulla qui per tutto questo tempo? – ecco dove volevano arrivare.
-Tipo? – chiedo, facendo finta di niente. Ma loro non si sbilanciano e sorridono.
-E’ pronto da mangiare..su forza! – Mentre siamo a tavola gli argomenti variano, dai negozi del centro commerciale, all’esame di Alice, alla sorpresa per me domani sera..finchè Alice non ce la fa assolutamente a trattenersi e da fiato alla bocca, rovinando quella che doveva essere la mia sorpresa, nell’esatto momento in cui mi arriva un messaggio.
-Oh Bella, insomma! Abbiamo organizzato una cena con tutti…Rosalie ed Emmett, Edward e i miei zii..Jasper! Tutti qui! – Tanya sbuffa incrociando le braccia al petto ed Angela scuote la testa. –Lo so che ho rovinato tutto..ma..Hai un’aria così afflitta..che ti è successo? – hanno sempre saputo leggermi dentro, ma mai come Edward.
-Edward mi aveva chiesto di uscire a cena domani sera.. ecco tutto. Pensavamo di non riuscire a vederci, ma se mi dici di questa cena… anzi, perché lui non ne sapeva nulla?! – lei guarda Tanya e poi Angela e scrolla le spalle.
-Non so come mai non gli è pervenuto ancora l’invito…ma sono sicura che parteciperà! – i commenti alla sua frase si sprecano e nel momento in cui gli occhi non sono puntati su di me leggo il messaggio.

“Ringrazia Alice, da parte mia… E”

Sorrido. Dovrei dirglielo o lasciare che pensi che io sia stata diligente nella sua richiesta?

“Perché?”

Mi sembra la domanda più appropriata e la risposta non tarda ad arrivare.

“Mi ha dato un pretesto per stare con te domani sera..”

Mi sciolgo e vorrei solo lasciarmi andare sul letto e sbattere i piedi dalla felicità. Si. Sono irrimediabilmente compromessa.
-Ehi bell’addormentata..tutto a posto? – mi chiede Tanya dall’altro lato del tavolo. Annuisco, mi alzo in silenzio e vado in camera da letto sorridente. Per stasera non sarei capace di fare nulla comunque.

“Lo so, sono appena stata avvisata anche io..e non puoi immaginare quanto più serena sono ora che lo so!”

Infilo il pigiama, con gesti abituali, e prendo il libro, che so già non riuscirò a leggere perché dormirò prima, dalla stanchezza che ho. E nel frattempo arriva la sua risposta.

“Buonanotte Bella..”

La semplicità delle sue parole mi spiazza, ma forse è giusto così. Ci siamo sbilanciati troppo. Io mi sono sbilanciata troppo..e deve esserci qualcuno che tiene i piedi per terra. Sorridendo mi copro e le braccia di morfeo mi abbracciano come fosse una dolce coperta.

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