giovedì 27 marzo 2014

Capitolo 7



 

Capitolo 7

Pov Bella.

Averlo sentito mentre parlava con sua madre mi aveva turbato. Mi aveva definito interessante e ci scommetto che lei avesse frainteso, infondo era normale. Però il fatto che continuasse a ripeterlo mi aveva davvero lasciata con qualche cosa dentro..non capivo cosa. Dovevo assolutamente stargli alla larga perché questo non preannunciava nulla di buono, soprattutto per me. Dovevo mantenere tutto nel livello amicizia senza farmi prendere da altri sentimenti strani. Avrei potuto studiare al posto che pulire la casa, ma sono sicura che non sarei riuscita a leggere e capire una sola cosa stando vicino a Edward, per cui è meglio se me ne sto in camera a cercare di mettere a posto i pezzi delle cose che ho rotto l’altro giorno con la sfuriata. Sistemo gli appunti che sono stati sparpagliati sulla scrivania, mettendoli in ordine di data e non mi rendo conto di quanto tempo è passato. Prendo la fotografia che ormai non ha più una cornice e mi siedo sul letto accarezzando la mia chitarra, che è ancora lì dopo che Edward l’ha usata. La imbraccio come se volessi suonarla ed accarezzo quella incisione che ogni volta mi fa riscoprire la voglia di suonare.
-Ti dona.. – sussulto quando sento la sua voce. È appoggiato alla porta e mi guarda come se volesse entrarmi dentro la testa, dentro al cuore. Nessuno mi ha mai guardato così prima. Sorrido e arrossisco un po’, appoggiandola e tenendo in mano la fotografia. Lo vedo mentre si avvicina e si siede sul letto. –Chi sono quelli nella foto? – chiede ancora, sembra che voglia scoprire tutto di me in ventiquattro ore. Ma non importa, sono domande a cui posso rispondere.
-Questa più carina sono io…- sorride al mio complimento, verso me stessa, ma è vero..da piccola ero davvero uno splendore, rispetto ad ora -L’altra bambina invece è Leah. Una ragazza della riserva di Forks con cui ho stretto amicizia. Il bambino più piccolino, che ha tre anni meno di me è Seth. Era veramente un guastafeste, una peste che ci metteva sempre nei guai. E quello vicino a me, più alto e con lo sguardo magnetico è Jacob. E’ sempre stato quello che mi spronava a fare di più, a fare meglio, a superare i miei limiti..ma è anche quello che sapeva come consolarmi quando sbagliavo.
-Insomma un angelo custode?! – lo guardo un po’ malamente, perché non capisco se dice seriamente oppure è un modo carino per prenderlo in giro. Lui sorride.
-Si..è il mio angelo. Mi ha aiutato molto nella vita..ed ancora adesso è una delle poche persone che voglio sentire quando non sto bene..
-L’ha incisa lui la frase sulla chitarra? – sorrido ed annuisco. Come ha fatto a capirlo?
-Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni.. – sorrido mentre la recito a memoria – E’ una frase di Shakespeare che gli piace molto e l’ha voluta condividere con me.
-Non vuoi proprio..ehm..suonare per me? – lo dice un po’ impacciato ed io scuoto la testa. Non sono ancora pronta per questo.
-No Edward..Ma ho sentito suonare te prima..sei davvero bravo.. – lui storce il naso e mi guarda con la coda dell’occhio.
-Vorrei poterti fare lo stesso complimento..ma non ti ho ancora ascoltata! – rido e gli accarezzo il braccio. Ma che cavolo mi prende? Non sono mai stata così affettuosa.
-Un giorno..te lo prometto! – ecco adesso ci mancava solo questa promessa. Ma perché mi stavo comportando in questo modo?
-L’hai promesso! – mi guarda sorridente, addirittura i suoi occhi sorridono e questo mi fa felice, perché è bello riuscire a far star bene una persona. Sistemo la chitarra al suo posto e poi lo guardo.
-Che ne dici se andiamo di là? Puoi guardare un po’ di tv se ti va.. - lui annuisce ed io mi alzo, aiutandolo a venire di là in salotto. Porto con me gli appunti e il libro che stavo leggendo. Ho ancora un ora prima di preparare da mangiare, per cui posso dedicarmi un po’ allo studio.
-Guarda che se vuoi studiare ti lascio in pace, non serve che stai qui a farmi da balia.. – sorride un po’ impacciato mentre lo dice. Appoggio il tutto sul tavolo e poi mi volto verso di lui.
-Non mi disturbi mica! Guarda pure la tv..io intanto mi porto un po’ avanti.. – prendo la matita e segno le frasi che mi hanno colpita delle prime pagine che ho letto. Riguardo gli appunti della professoressa e poi sorrido tra me e me. Pensare che suo figlio è seduto sul mio divano. E’ pazzesco. Riprendo a leggere e a segnarmi con una freccia le cose importanti e poi riprendo a leggere il libro da dove l’avevo interrotto. Dopo cinque pagine mi fermo e appunto sui fogli ciò che devo ricordarmi e rileggendo gli appunti presi in classe riprendo a ridere.
-Che hai? – mi chiede incuriosito dalla mia reazione.
-E’ che..è assurdo! Insomma..sto studiando per l’esame di tua mamma! – rido e non capisco perché mi viene da ridere in questo modo! E probabilmente neppure lui ci vede nulla di interessante perché mi guarda come se fossi pazza. –Scusa.. – dico tornando seria. Penserà che io sia pazza.
-Spiegami perché lo trovi divertente.. – mi guarda allegro.
-Non lo so io..insomma..lo trovo strano! Perché..non ho mai avuto l’occasione di incontrare figli dei miei docenti universitari e poi vengo qui a Londra, ci insultiamo per qualche giorno e dopo scopro che l’esame che sto per sostenere..è tenuto da tua madre. È..una barzelletta!
-Tu..non hai mai incontrato nessun figlio di qualche docente? – mi guarda come se cadessi dalle nuvole. Scuoto la testa. –Non ci credo..neppure per caso?
-No Edward. Mai neppure una volta.
-Beh..neppure io! – e poi scoppia a ridere ed io lo guardo allibita. Mi ha preso in giro? –E’ che in realtà..volevo solo stuzzicarti un po’. Comunque io a dir la verità uno lo conosco..il padre insegna a medicina tiene delle lezioni su chirurgia generale.. – inizia e so già dove vuole andare a parare per cui lo fermo.
-Eh no caro, non vali tu nel conteggio dei numeri! – lui ride ancora più forte. Raccolgo i miei appunti e chiudo il libro.
-Siediti qui..voglio vedere che cavolate sull’amore vi dice mia madre a lezione.. – lo guardo stralunata e mi allontano di un passo.
-Oh no! Non ci penso nemmeno. Già con le premesse non otterrai nulla! Tua madre non ci dice cavolate sull’amore a lezione, ma studiamo letteratura..sai cos’è? – chiedo sarcastica.
-Si so cos’è! Mia madre non leggeva le favole per mandarci a letto. Sceglieva un romanzo dalla libreria e iniziava a leggere i milioni di pagine. Noi ci addormentavamo per la noia! – lo guardo quasi oltraggiata.
-Non sai quanto avrei voluto una madre che facesse questo per me, ogni sera! Non sai neppure quanto sei fortunato! – non l’avevo detto con tono deluso o arrabbiato, ero normale ma lui abbassa gli occhi deluso.
-Scusa. Ho sbagliato a parlare..non volevo ferirti.. – mi avvicino un po’ sedendomi sul divano.
-Non ti preoccupare..credo che tu sia l’unico con cui ne parlo volentieri. – sento che sto arrossendo in volto ma almeno lui alza lo sguardo su di me.
-Davvero? – annuisco. –Allora..mi fai vedere gli appunti? – gli passo i fogli e lui sta lì e legge silenzioso. –Cioè..vuoi dirmi che..voi dalla mattina fino a pranzo ascoltate mia madre che parla di questa roba..senza addormentarvi? – scoppio a ridere.
-Può sembrarti stupido..ma si! Almeno io non mi addormento. Credo di essere attratta da tua madre..o per lo meno dalla conoscenza letteraria che ha! E’ sublime e poi..è proprio adatta a spiegare. Ti fa appassionare.. Anche se ammetto che più di qualcuno pisola! – e lui ride.
-Beh è normale.. – io arriccio il naso.
-In realtà..è la stessa cosa che potrei dire io dei tuoi incontri di boxe o di una materia qualsiasi della facoltà di medicina!
-Hai ragione..ma non ti sei mai, mai addormentata? – scuoto la testa.
-Edward..mio padre spende un terzo del suo reddito annuale per pagarmi la retta, ho fatto un test che mi ha assegnato il massimo punteggio non vado di certo a lezione per dormire!
-Ho capito! Ho capito! Non ti scaldare! – alza le mani in segno di resa ed io sorrido.
-Preparo da mangiare, ti va? – gli chiedo alzandomi e andando in camera ad appoggiare le mie cose. La chitarra è lì appoggiata al muro..quanto vorrei suonarla. Se non ci fosse stato Edward probabilmente l’avrei fatto, mi aiutava a stendere i nervi. Metto via quell’oggetto tanto prezioso e poi torno in salotto, Edward è ancora seduto sul divano e guarda la tv, un incontro di boxe. –Oh cielo! Ti prego anche a casa no! – dico scherzando, ma lui è completamente preso dallo schermo e allora mi avvicino un po’ ed osservo anch’io cosa c’è di interessante da prenderlo così. E poi capisco. Vedo gli occhi di uno dei due lottatori e mi giro verso Edward. Non oso dire nulla, aspetto che sia lui a parlare, ma non voglio neppure andare in cucina. L’incontro finisce quando l’arbitro dichiara la vittoria dello sfidante e vedo Edward sospirare pesantemente.  Gli accarezzo il piede che è vicino a me sul divano e lui ritorna a darmi attenzione. –Ti va se mangiamo qualcosa? – annuisce solo ed io vado in cucina a preparare. Probabilmente in questo momento preferisce stare solo ed è giusto così. Metto l’acqua per la pasta e accendo il fuoco alto. Spengo il forno dove l’arrosto ha finito di cuocersi e poi prendo gli ingredienti per un pan di spagna morbido con lo yogurt di fragole. Dovevo preparare un dolce per stasera, non potevamo fare brutta figura. Butto la pasta e subito dopo inforno il pan di spagna. Finchè mangiamo si cucinerà ed ora di questa sera sarà freddo e pronto da servire con il gelato. Pulisco la cucina dal disastro che ho combinato per fare il dolce, preparo velocemente il tavolo in salotto, ignorando Edward e poi scolo la pasta che è pronta. La condisco con il sugo e la servo in due piatti, portandoli di là. Lui è già seduto a tavola e mi aspetta, il viso coperto dalle mani e le spalle rigide. –E’..è pronto.. – dico appoggiando i piatti sul tavolo. Lo osservo con la coda dell’occhio mentre prende una forchettata di pasta e la manda giù con poca voglia. Forse non aveva fame? La tv trasmetteva musica, aveva cambiato canale. Sospirai e presi a mangiare anch’io, mi dava fastidio questa situazione, se non voleva mangiare poteva dirlo, non mi sarei offesa, ma vederlo assente mi procurava fastidio. –Senti Edward, se non hai fame non importa..se preferisci qualcos’altro dimmelo pure..Non so fare molto ma ci provo.. – lui scuote la testa.
-La pasta è buona, davvero. E tu sei fin troppo gentile.. – sbuffo lasciando la forchetta sul piatto.
-Cos’era quell’incontro? – lui alza lo sguardo su di me e poi lo riabbassa triste.
-E’ stata la mia prima sconfitta ufficiale..quel giorno avrei tanto voluto che qualcuno mi ripetesse la stessa frase che hai tu sul polso, avrei fatto meno sciocchezze..ma non ne voglio parlare e..ti prego..ignorami quando sono così.. – sospiro.
-Non ci riesco..sono fatta così.. – riprendo la forchetta e continuo a mangiare, lanciandogli di tanto in tanto qualche occhiata per vedere come si comportava. Ha mangiato tutta la pasta, senza mai alzare una volta gli occhi dal piatto, quegli occhi verdi che ultimamente mi facevano vibrare qualche organo interno non ben definito. Sospiro pesantemente una volta tornata in cucina con i piatti sporchi. Non ho intenzione di tornare di là, non se ha quella faccia e continua a fare silenzio. Io non so cosa dire, mi sento in imbarazzo..vorrei capire di più, vorrei essere in grado di fare qualcosa..invece non sono capace..o forse, ho troppa paura di lasciarmi andare. –Vuoi del caffè? – alzo la voce mentre inserisco la cialda nella macchinetta. Non tornerò di là..se vuole risponde ad alta voce.
-Si grazie.. – ma la sua voce è molto vicina e capisco che viene dalle mie spalle quando lo sento sospirare. –Scusa Bella..Non mi piace essere così..
-Così come? – chiedo fingendo indifferenza, spero di aver fatto pratica abbastanza con le bugie dette a mio padre, per recitare almeno un po’, di fronte a qualcuno che non mi conosce.
-Distaccato, arrabbiato, triste, ferito, deluso, impotente..mi sento addirittura a disagio.. – la sua voce è debole mentre descrive i suoi stati d’animo ed io vorrei davvero girarmi ed abbracciarlo stretto.
Ma devo cercare di tornare sulla retta via. Non sono così..non mi faccio incantare dal primo che arriva a dirmi qualche parolina dolce..no. Anche se abbiamo così tante cose in comune, anche se mi ha fatto sentire libera di raccontargli cose che neppure Alice sa, che neppure mio padre conosce.
-Non c’è bisogno di sentirsi a disagio..infondo questa è casa tua.. – scrollo le spalle mentre verso il caffè in due tazze, con molta, anzi moltissima, calma.
-Non è per questo che mi sento così..è che..mi sento strano a condividere con te pezzi di me così importanti. Non capisco come è potuto succedere, sentirmi libero di parlarti di cose che non ho detto neppure a mia sorella..E..tutto è successo in pochissimo tempo e beh insomma..mi sento un po’ destabilizzato.. – non dovevo farmi prendere male dalle sue parole. Infondo era stato sincero, aveva detto ciò che pensavo anch’io..E allora perché sentivo lo stomaco contrarsi? Gli porsi la tazza di caffè e mi appoggiai al mobile della cucina, il più lontano possibile da lui.
-Non ti preoccupare..credo che sia la stessa cosa per me. Solitamente in questi momenti suono la mia chitarra, ma per oggi la lascerò dentro la custodia.. – sorrido appena –Credo però che mi farà molto bene passare qualche ora in biblioteca. Vorrei davvero riflettere su cosa è successo nell’arco di queste ventiquattro ore..
-Non voglio che però..ci allontaniamo.. – mi confessa dopo un po’, mentre si rigira la tazza di caffè tra le mani, la sua voce è bassa, debole, ma le sue parole sono chiare per me. –Mi sono trovato bene e..mi trovo bene a parlare con te, a stare con te in generale..non voglio che i nostri rapporti si raffreddino. Però..credo di avere bisogno anch’io di prendermi del tempo per riflettere..è la prima volta che succede una cosa così dopo Victoria. – ammette sempre con voce bassa. Ed allora capisco che non parla solo di amicizia, non parla di quel rapporto superficiale che potrebbe legare due persone che si vogliono bene ma che non approfondiscono..no. Lui sta parlando di due persone che sono legate da esperienze comuni, simili, da considerazioni sulla vita pressoché uguali..da sbagli che potrebbero essere compresi ma non giudicati, da marchi indelebili sulla pelle che ricorderanno per sempre il passato. Un legame che va oltre un sorriso di cortesia, un racconto frivolo e una birra in compagnia..un legame che si rafforza con lo sguardo, che prende vita quando ci si cura le ferite assieme, quando la mattina ci si sveglia e si capisce di aver fatto la cosa giusta.
Ed io..ora ho davvero il bisogno di riflettere, riflettere abbondantemente sulle sue parole, sul significato che c’è dietro, su come è stato possibile arrivare qui, o essere sulla strada per quel legame che ad entrambi fa molta paura.
-E’..la stessa cosa per me..dopo James.. – ammetto e sembra quasi di essere stata in apnea per lunghi minuti.
-Quindi..ci diamo un po’ di tempo? E poi…? – chiede a voce bassa.
-Non lo so Edward..credo che si insomma..tu sai dove abito, ti pago addirittura l’affitto.. – faccio una battuta, pessima per altro, per distendere un po’ la tensione e lui sorride appena. –Potremmo anche scambiarci il numero di telefono e utilizzarlo, quando ne abbiamo voglia..ma davvero io..ho bisogno di tempo.
-Si anch’io.. – e poi dice una cosa che mi lascia completamente allibita –Ho troppa paura di soffrire ancora per qualcosa che non ne vale la pena.. – abbasso la testa, appena ferita dalla potenza di quelle parole, perché purtroppo è la stessa cosa che provo anch’io, perché dovrei rispondere solamente “anch’io”. Ma preferisco stare in silenzio e lasciare che i nostri respiri parlino tra di loro. Chissà cosa mai si diranno?!
Dopo un’ora e mezza ero già diretta alla biblioteca, con la mia borsa con i libri per studiare e un fardello di pensieri a cui dare un senso. E’ così che ho passato le mie ore in biblioteca, a pensare tutto il tempo a quello che era successo, a quello che poteva succedere, a quello che avrei voluto succedesse. E poi avevo deciso..dopo aver valutato le mie sensazioni, dopo aver pesato ogni parola che ci siamo detti..avevo scelto la via che mi sembrava migliore. Volevo andare con calma, godermi ogni momento, ogni giorno, sapendo che le cose sarebbero state naturali ma calibrate..non volevo che ci fosse nulla di troppo frettoloso, nessun passo azzardato. Volevo conoscerlo, perché era una di quelle persone che ti lasciano un gusto buono, all’interno dell’anima, che ti fanno liberare dei pesi cattivi che ti porti dentro..e che quando ti regalano un sorriso lo fanno perché lo vogliono, perché sorridono grazie a te, per te.
Quando sono tornata a casa Alice mi aveva chiusa in cucina, insieme alle altre due, per sapere cosa fosse successo quella mattina. Avevo chiesto subito di Edward e questo le aveva già preoccupate..ma per fortuna lui stava riposando perché aveva mal di testa. Allora non potevo più sfuggire alle domande curiose di tutte e tre e cominciai a raccontare ogni cosa, delle confessioni, dei sorrisi, degli sguardi, delle sensazioni..di quel vibrare che sentivo all’interno quando i suoi occhi incontravano i miei. Tanya aveva ragione e lo fece notare. Ma le bloccai..spiegando loro che volevo andarci piano..perchè volevo evitare di soffrire o di far soffrire. Non si sono accontentate hanno voluto sapere come avrei agito ed io ero ancora completamente in balia degli eventi e quindi si erano accontentate di un “non lo so”.
Una volta terminato l’interrogatorio andai in camera per prendere qualcosa da indossare stasera, di più comodo del jeans, Edward era seduto sul letto, con la schiena e la testa appoggiata al muro, ma sveglio.
-Ciao.. – dissi piano. – Come ti senti?
-Meglio.. – sorrise –E’ il troppo pensare e riflettere che ha bruciato qualche contatto al cervello. – sorrisi alla sua battuta e scossi la testa. Avevo fatto la stessa cosa per tutto il pomeriggio.
-Almeno sei arrivato a una conclusione? – lui annui.
-E tu? – sorrisi.
-Stranamente anch’io..sono stata anche abbastanza veloce per i miei standard..
-E sentiamo..signorina Swan..che intende farne di me? – incrociò le braccia al petto ed io non seppi spiegarmi il motivo per cui i suoi occhi mi sembravano tormentati e intimoriti, con un velo di speranza. O forse..lo sapevo ma non volevo ammetterlo.
-Vorrei due cose contrapposte ma che con un velo di tatto e ragione si potrebbero congiungere alla perfezione.. – mi guardava confuso ed io sorrisi per poi tornare seria. –Vorrei prendere tutto come viene, senza finzioni, conoscendoci per quello che siamo ma..vorrei andare piano..lenta più di una tartaruga.. – lo vedo mentre pensa, chiudendo un attimo gli occhi e poi sorride.
-Si..credo che sia la soluzione migliore..
-Al primo passo falso..non perdono Edward. Non sono qui a giocare con i miei sentimenti e credo..che entrambi abbiamo già sofferto abbastanza. Per cui..non voglio dover passare sopra a sbagli, errori, dimenticanze..non voglio costruire qualcosa fatto di angoli smussati e sopportazione. Al primo sgarro..fuori. – ammetto che i suoi occhi trasmettono puro terrore. Ma sono così..ho perdonato troppo nella vita. Troppo per farlo ancora.
-D’accordo.. – ci scambiamo uno sguardo e poi raggiungiamo gli altri in salotto, mentre aspettiamo Emmett e Rosalie che saranno qui tra poco.

Pov Edward.

-Al primo passo falso..non perdono Edward. Non sono qui a giocare con i miei sentimenti e credo..che entrambi abbiamo già sofferto abbastanza. Per cui..non voglio dover passare sopra a sbagli, errori, dimenticanze..non voglio costruire qualcosa fatto di angoli smussati e sopportazione. Al primo sgarro..fuori. – mi dice seria ed io deglutisco a fatica. Spero solo di non sbagliare..anche perché il suo discorso non fa una piega.
-D’accordo.. – dico. I suoi occhi sono felici, ma impauriti. Sono sicuro che sta ancora valutando se ha fatto o meno la cosa giusta.
Dopo un quarto d’ora mia sorella ed Emmett arrivano ed io cerco di nascondermi dietro il corpo di Bella, per non farmi vedere subito. Ho paura? Si..di vedere la delusione negli occhi di Emmett e in quelli di Rosalie.
-Ciao..Io sono Isabella..ma chiamatemi pure Bella.. – la sento presentarsi sorridente.
-Ah già..tu sei la ragazza di sabato! – speriamo che non ritiri fuori di nuovo quell’argomento. -Ehi Edward..che fai, non saluti tua sorella? – sbuffo e esco dal mio piccolo personale nascondiglio mostrando i miei graffi e gli ematomi. Mi accorgo di aver chiuso gli occhi quando sento una mano sul braccio sano, Bella.
-Lo sapevo! Lo sapevo! E pensare che mi sono detto..ma no, diamogli fiducia. Lo sapevo, cazzo! – Emmett si passa le mani nei capelli frustrato e scommetto deluso, mia sorella scuote il capo rassegnata. Perfetto. L’hanno presa bene direi.
-Emmett, non è come credi..non ho fatto a botte con nessuno!
-Oh no! Tu no..ma le hai prese alla grande! Cos’hai fatto stavolta? Sei andato a letto con la donna dell’uomo sbagliato? – sento Bella irrigidirsi al mio fianco e so che probabilmente penserà il peggio di me. Ma non ho proprio potuto spiegarle tutto, mi vergognavo troppo.
-Emmett, davvero..Non centra nessuna ragazza questa volta.. – scuote la testa e va avanti e indietro. –Se solo mi facessi spiegare..
-Spiegare cosa Edward? Che come al solito hai buttato al cesso la fiducia che io e tua sorella ti abbiamo dato? I tuoi lo sanno come sei conciato? Scommetto di no..vero? E dimmi..cosa vorresti spiegarmi? Che ti butteranno fuori dai campionati nazionali questa volta perché non hai chi ti parerà il culo? – sentivo il suo sguardo furioso su di me, anche se avevo abbassato la testa e me ne stavo zitto. Sentivo anche la mano di Bella sul braccio rafforzare appena la presa. –Rose andiamocene..quello che dovevamo vedere l’abbiamo visto. Quello che dovevamo sentire l’abbiamo sentito..
Ero una delusione, per tutti. Non importava che non fosse mio l’errore..era comunque colpa mia.
-Non avete sentito un bel niente invece! Non so cosa sia successo per farvi parlare così e non mi interessa, ma io c’ero e non è stata colpa di Edward. Se al posto di accusare ascoltaste prima ve ne rendereste conto da soli! – volto lo sguardo allibito verso Bella che ha un cipiglio serio e alquanto incazzato sul volto. Di nuovo lo stesso sguardo vivo..
Emmett e Rosalie la osservano curiosi.
-Cosa stai dicendo Isabella?
-Che è successo ieri sera fuori dalla palestra, due tipi l’hanno picchiato e lasciato in mezzo al vicolo.. – ma giustamente toccava a me continuare.
-Non so chi fossero di preciso, ma volevano che mi ritirassi dai campionati. Non ho alzato un dito su di loro Emmett, le ho prese è vero, ma io non ho fatto nulla che mi potesse squalificare dalla gara.
Purtroppo se adottavi comportamenti violenti fuori dal ring ti potevi sognare di gareggiare, erano molto ligi alle regole. L’altra volta ho potuto concorrere ugualmente perché uno dei giudici, casualmente, era Jasper il ragazzo di Alice, anche se all’epoca era una storia che non era ancora venuta fuori al mondo.
-E’ la verità? – perché guardano Bella? Lei annuisce, senza far trapelare un minimo di incertezza. Nessuno si era mai comportato così per me. Nessuno mi aveva difeso così, neppure Victoria. E poi questa ragazza è arrivata come una saetta, forte e decisa dentro al mio cuore. –Perché non mi hai chiamato subito?
-Avevo già previsto la tua reazione, per cui pensavo di sparire per un po’..avrei trovato una scusa..ma Bella ha pensato che fosse meglio farmi stare qui da loro per ieri e..dirvi subito quello che era successo.. –vedo Emmett avvicinarsi e poi abbracciare di slancio Bella, che rimane rigida come una statua. Ricordo le sensazioni di ieri quando mi aiutava a salire le scale. Ha compiuto uno sforzo titanico e sono sicuro che non vorrebbe ripetere l’esperienza un’altra volta, ma l’ha fatto e le sue braccia che mi tenevano stretto mi davano addirittura sollievo fisico, era come se sentissi meno dolore. Ma in realtà stava solo anestetizzando la parte dolorosa e sanguinante di me. Ha un tocco magnifico e vorrei poterla abbracciare così anch’io.
-Grazie..almeno una persona con un cervello! – le dice staccandosi la vedo sorridere. –Comunque io e te dobbiamo parlare! – mi guarda puntandomi il dito contro ed io annuisco.
-Cosa ne dite se ci mettiamo a tavola adesso? Bella ha preparato un sacco di cose buone.. – Per fortuna c’è Alice che smorza la tensione! Tanya e Angela si sono eclissate quando è iniziata la discussione, probabilmente per non essere di troppo e mentre Bella va in cucina Alice le riporta da noi per preparare la tavola.
Io invece rimango bloccato sul divano con Emmett, che ha intenzione di iniziare adesso il discorso.

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