Capitolo 7
Pov Bella.
Averlo sentito mentre parlava con sua madre mi aveva
turbato. Mi aveva definito interessante e ci scommetto che lei avesse
frainteso, infondo era normale. Però il fatto che continuasse a ripeterlo mi
aveva davvero lasciata con qualche cosa dentro..non capivo cosa. Dovevo
assolutamente stargli alla larga perché questo non preannunciava nulla di
buono, soprattutto per me. Dovevo mantenere tutto nel livello amicizia senza
farmi prendere da altri sentimenti strani. Avrei potuto studiare al posto che
pulire la casa, ma sono sicura che non sarei riuscita a leggere e capire una
sola cosa stando vicino a Edward, per cui è meglio se me ne sto in camera a
cercare di mettere a posto i pezzi delle cose che ho rotto l’altro giorno con
la sfuriata. Sistemo gli appunti che sono stati sparpagliati sulla scrivania,
mettendoli in ordine di data e non mi rendo conto di quanto tempo è passato.
Prendo la fotografia che ormai non ha più una cornice e mi siedo sul letto
accarezzando la mia chitarra, che è ancora lì dopo che Edward l’ha usata. La
imbraccio come se volessi suonarla ed accarezzo quella incisione che ogni volta
mi fa riscoprire la voglia di suonare.
-Ti dona.. – sussulto quando sento la sua voce. È
appoggiato alla porta e mi guarda come se volesse entrarmi dentro la testa,
dentro al cuore. Nessuno mi ha mai guardato così prima. Sorrido e arrossisco un
po’, appoggiandola e tenendo in mano la fotografia. Lo vedo mentre si avvicina
e si siede sul letto. –Chi sono quelli nella foto? – chiede ancora, sembra che
voglia scoprire tutto di me in ventiquattro ore. Ma non importa, sono domande a
cui posso rispondere.
-Questa più carina sono io…- sorride al mio complimento,
verso me stessa, ma è vero..da piccola ero davvero uno splendore, rispetto ad
ora -L’altra bambina invece è Leah. Una ragazza della riserva di Forks con cui
ho stretto amicizia. Il bambino più piccolino, che ha tre anni meno di me è
Seth. Era veramente un guastafeste, una peste che ci metteva sempre nei guai. E
quello vicino a me, più alto e con lo sguardo magnetico è Jacob. E’ sempre
stato quello che mi spronava a fare di più, a fare meglio, a superare i miei
limiti..ma è anche quello che sapeva come consolarmi quando sbagliavo.
-Insomma un angelo custode?! – lo guardo un po’ malamente,
perché non capisco se dice seriamente oppure è un modo carino per prenderlo in
giro. Lui sorride.
-Si..è il mio angelo. Mi ha aiutato molto nella vita..ed
ancora adesso è una delle poche persone che voglio sentire quando non sto
bene..
-L’ha incisa lui la frase sulla chitarra? – sorrido ed
annuisco. Come ha fatto a capirlo?
-Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni.. – sorrido
mentre la recito a memoria – E’ una frase di Shakespeare che gli piace molto e
l’ha voluta condividere con me.
-Non vuoi proprio..ehm..suonare per me? – lo dice un po’
impacciato ed io scuoto la testa. Non sono ancora pronta per questo.
-No Edward..Ma ho sentito suonare te prima..sei davvero
bravo.. – lui storce il naso e mi guarda con la coda dell’occhio.
-Vorrei poterti fare lo stesso complimento..ma non ti ho
ancora ascoltata! – rido e gli accarezzo il braccio. Ma che cavolo mi prende?
Non sono mai stata così affettuosa.
-Un giorno..te lo prometto! – ecco adesso ci mancava solo
questa promessa. Ma perché mi stavo comportando in questo modo?
-L’hai promesso! – mi guarda sorridente, addirittura i
suoi occhi sorridono e questo mi fa felice, perché è bello riuscire a far star
bene una persona. Sistemo la chitarra al suo posto e poi lo guardo.
-Che ne dici se andiamo di là? Puoi guardare un po’ di tv
se ti va.. - lui annuisce ed io mi alzo, aiutandolo a venire di là in salotto.
Porto con me gli appunti e il libro che stavo leggendo. Ho ancora un ora prima
di preparare da mangiare, per cui posso dedicarmi un po’ allo studio.
-Guarda che se vuoi studiare ti lascio in pace, non serve
che stai qui a farmi da balia.. – sorride un po’ impacciato mentre lo dice.
Appoggio il tutto sul tavolo e poi mi volto verso di lui.
-Non mi disturbi mica! Guarda pure la tv..io intanto mi
porto un po’ avanti.. – prendo la matita e segno le frasi che mi hanno colpita
delle prime pagine che ho letto. Riguardo gli appunti della professoressa e poi
sorrido tra me e me. Pensare che suo figlio è seduto sul mio divano. E’
pazzesco. Riprendo a leggere e a segnarmi con una freccia le cose importanti e
poi riprendo a leggere il libro da dove l’avevo interrotto. Dopo cinque pagine
mi fermo e appunto sui fogli ciò che devo ricordarmi e rileggendo gli appunti
presi in classe riprendo a ridere.
-Che hai? – mi chiede incuriosito dalla mia reazione.
-E’ che..è assurdo! Insomma..sto studiando per l’esame di
tua mamma! – rido e non capisco perché mi viene da ridere in questo modo! E
probabilmente neppure lui ci vede nulla di interessante perché mi guarda come
se fossi pazza. –Scusa.. – dico tornando seria. Penserà che io sia pazza.
-Spiegami perché lo trovi divertente.. – mi guarda
allegro.
-Non lo so io..insomma..lo trovo strano! Perché..non ho
mai avuto l’occasione di incontrare figli dei miei docenti universitari e poi
vengo qui a Londra, ci insultiamo per qualche giorno e dopo scopro che l’esame
che sto per sostenere..è tenuto da tua madre. È..una barzelletta!
-Tu..non hai mai incontrato nessun figlio di qualche
docente? – mi guarda come se cadessi dalle nuvole. Scuoto la testa. –Non ci
credo..neppure per caso?
-No Edward. Mai neppure una volta.
-Beh..neppure io! – e poi scoppia a ridere ed io lo
guardo allibita. Mi ha preso in giro? –E’ che in realtà..volevo solo
stuzzicarti un po’. Comunque io a dir la verità uno lo conosco..il padre
insegna a medicina tiene delle lezioni su chirurgia generale.. – inizia e so
già dove vuole andare a parare per cui lo fermo.
-Eh no caro, non vali tu nel conteggio dei numeri! – lui
ride ancora più forte. Raccolgo i miei appunti e chiudo il libro.
-Siediti qui..voglio vedere che cavolate sull’amore vi
dice mia madre a lezione.. – lo guardo stralunata e mi allontano di un passo.
-Oh no! Non ci penso nemmeno. Già con le premesse non
otterrai nulla! Tua madre non ci dice cavolate sull’amore a lezione, ma
studiamo letteratura..sai cos’è? – chiedo sarcastica.
-Si so cos’è! Mia madre non leggeva le favole per
mandarci a letto. Sceglieva un romanzo dalla libreria e iniziava a leggere i milioni
di pagine. Noi ci addormentavamo per la noia! – lo guardo quasi oltraggiata.
-Non sai quanto avrei voluto una madre che facesse questo
per me, ogni sera! Non sai neppure quanto sei fortunato! – non l’avevo detto
con tono deluso o arrabbiato, ero normale ma lui abbassa gli occhi deluso.
-Scusa. Ho sbagliato a parlare..non volevo ferirti.. – mi
avvicino un po’ sedendomi sul divano.
-Non ti preoccupare..credo che tu sia l’unico con cui ne
parlo volentieri. – sento che sto arrossendo in volto ma almeno lui alza lo
sguardo su di me.
-Davvero? – annuisco. –Allora..mi fai vedere gli appunti?
– gli passo i fogli e lui sta lì e legge silenzioso. –Cioè..vuoi dirmi che..voi
dalla mattina fino a pranzo ascoltate mia madre che parla di questa roba..senza
addormentarvi? – scoppio a ridere.
-Può sembrarti stupido..ma si! Almeno io non mi
addormento. Credo di essere attratta da tua madre..o per lo meno dalla
conoscenza letteraria che ha! E’ sublime e poi..è proprio adatta a spiegare. Ti
fa appassionare.. Anche se ammetto che più di qualcuno pisola! – e lui ride.
-Beh è normale.. – io arriccio il naso.
-In realtà..è la stessa cosa che potrei dire io dei tuoi
incontri di boxe o di una materia qualsiasi della facoltà di medicina!
-Hai ragione..ma non ti sei mai, mai addormentata? –
scuoto la testa.
-Edward..mio padre spende un terzo del suo reddito
annuale per pagarmi la retta, ho fatto un test che mi ha assegnato il massimo
punteggio non vado di certo a lezione per dormire!
-Ho capito! Ho capito! Non ti scaldare! – alza le mani in
segno di resa ed io sorrido.
-Preparo da mangiare, ti va? – gli chiedo alzandomi e
andando in camera ad appoggiare le mie cose. La chitarra è lì appoggiata al
muro..quanto vorrei suonarla. Se non ci fosse stato Edward probabilmente
l’avrei fatto, mi aiutava a stendere i nervi. Metto via quell’oggetto tanto
prezioso e poi torno in salotto, Edward è ancora seduto sul divano e guarda la
tv, un incontro di boxe. –Oh cielo! Ti prego anche a casa no! – dico
scherzando, ma lui è completamente preso dallo schermo e allora mi avvicino un
po’ ed osservo anch’io cosa c’è di interessante da prenderlo così. E poi
capisco. Vedo gli occhi di uno dei due lottatori e mi giro verso Edward. Non
oso dire nulla, aspetto che sia lui a parlare, ma non voglio neppure andare in
cucina. L’incontro finisce quando l’arbitro dichiara la vittoria dello sfidante
e vedo Edward sospirare pesantemente.
Gli accarezzo il piede che è vicino a me sul divano e lui ritorna a
darmi attenzione. –Ti va se mangiamo qualcosa? – annuisce solo ed io vado in
cucina a preparare. Probabilmente in questo momento preferisce stare solo ed è
giusto così. Metto l’acqua per la pasta e accendo il fuoco alto. Spengo il
forno dove l’arrosto ha finito di cuocersi e poi prendo gli ingredienti per un
pan di spagna morbido con lo yogurt di fragole. Dovevo preparare un dolce per
stasera, non potevamo fare brutta figura. Butto la pasta e subito dopo inforno
il pan di spagna. Finchè mangiamo si cucinerà ed ora di questa sera sarà freddo
e pronto da servire con il gelato. Pulisco la cucina dal disastro che ho
combinato per fare il dolce, preparo velocemente il tavolo in salotto,
ignorando Edward e poi scolo la pasta che è pronta. La condisco con il sugo e
la servo in due piatti, portandoli di là. Lui è già seduto a tavola e mi
aspetta, il viso coperto dalle mani e le spalle rigide. –E’..è pronto.. – dico
appoggiando i piatti sul tavolo. Lo osservo con la coda dell’occhio mentre
prende una forchettata di pasta e la manda giù con poca voglia. Forse non aveva
fame? La tv trasmetteva musica, aveva cambiato canale. Sospirai e presi a
mangiare anch’io, mi dava fastidio questa situazione, se non voleva mangiare
poteva dirlo, non mi sarei offesa, ma vederlo assente mi procurava fastidio.
–Senti Edward, se non hai fame non importa..se preferisci qualcos’altro dimmelo
pure..Non so fare molto ma ci provo.. – lui scuote la testa.
-La pasta è buona, davvero. E tu sei fin troppo gentile..
– sbuffo lasciando la forchetta sul piatto.
-Cos’era quell’incontro? – lui alza lo sguardo su di me e
poi lo riabbassa triste.
-E’ stata la mia prima sconfitta ufficiale..quel giorno
avrei tanto voluto che qualcuno mi ripetesse la stessa frase che hai tu sul
polso, avrei fatto meno sciocchezze..ma non ne voglio parlare e..ti
prego..ignorami quando sono così.. – sospiro.
-Non ci riesco..sono fatta così.. – riprendo la forchetta
e continuo a mangiare, lanciandogli di tanto in tanto qualche occhiata per
vedere come si comportava. Ha mangiato tutta la pasta, senza mai alzare una
volta gli occhi dal piatto, quegli occhi verdi che ultimamente mi facevano
vibrare qualche organo interno non ben definito. Sospiro pesantemente una volta
tornata in cucina con i piatti sporchi. Non ho intenzione di tornare di là, non
se ha quella faccia e continua a fare silenzio. Io non so cosa dire, mi sento
in imbarazzo..vorrei capire di più, vorrei essere in grado di fare
qualcosa..invece non sono capace..o forse, ho troppa paura di lasciarmi andare.
–Vuoi del caffè? – alzo la voce mentre inserisco la cialda nella macchinetta.
Non tornerò di là..se vuole risponde ad alta voce.
-Si grazie.. – ma la sua voce è molto vicina e capisco
che viene dalle mie spalle quando lo sento sospirare. –Scusa Bella..Non mi
piace essere così..
-Così come? – chiedo fingendo indifferenza, spero di aver
fatto pratica abbastanza con le bugie dette a mio padre, per recitare almeno un
po’, di fronte a qualcuno che non mi conosce.
-Distaccato, arrabbiato, triste, ferito, deluso,
impotente..mi sento addirittura a disagio.. – la sua voce è debole mentre descrive
i suoi stati d’animo ed io vorrei davvero girarmi ed abbracciarlo stretto.
Ma devo cercare di tornare sulla retta via. Non sono
così..non mi faccio incantare dal primo che arriva a dirmi qualche parolina
dolce..no. Anche se abbiamo così tante cose in comune, anche se mi ha fatto
sentire libera di raccontargli cose che neppure Alice sa, che neppure mio padre
conosce.
-Non c’è bisogno di sentirsi a disagio..infondo questa è
casa tua.. – scrollo le spalle mentre verso il caffè in due tazze, con molta, anzi
moltissima, calma.
-Non è per questo che mi sento così..è che..mi sento
strano a condividere con te pezzi di me così importanti. Non capisco come è
potuto succedere, sentirmi libero di parlarti di cose che non ho detto neppure
a mia sorella..E..tutto è successo in pochissimo tempo e beh insomma..mi sento
un po’ destabilizzato.. – non dovevo farmi prendere male dalle sue parole.
Infondo era stato sincero, aveva detto ciò che pensavo anch’io..E allora perché
sentivo lo stomaco contrarsi? Gli porsi la tazza di caffè e mi appoggiai al
mobile della cucina, il più lontano possibile da lui.
-Non ti preoccupare..credo che sia la stessa cosa per me.
Solitamente in questi momenti suono la mia chitarra, ma per oggi la lascerò
dentro la custodia.. – sorrido appena –Credo però che mi farà molto bene
passare qualche ora in biblioteca. Vorrei davvero riflettere su cosa è successo
nell’arco di queste ventiquattro ore..
-Non voglio che però..ci allontaniamo.. – mi confessa
dopo un po’, mentre si rigira la tazza di caffè tra le mani, la sua voce è
bassa, debole, ma le sue parole sono chiare per me. –Mi sono trovato bene e..mi
trovo bene a parlare con te, a stare con te in generale..non voglio che i
nostri rapporti si raffreddino. Però..credo di avere bisogno anch’io di prendermi
del tempo per riflettere..è la prima volta che succede una cosa così dopo
Victoria. – ammette sempre con voce bassa. Ed allora capisco che non parla solo
di amicizia, non parla di quel rapporto superficiale che potrebbe legare due
persone che si vogliono bene ma che non approfondiscono..no. Lui sta parlando
di due persone che sono legate da esperienze comuni, simili, da considerazioni
sulla vita pressoché uguali..da sbagli che potrebbero essere compresi ma non
giudicati, da marchi indelebili sulla pelle che ricorderanno per sempre il
passato. Un legame che va oltre un sorriso di cortesia, un racconto frivolo e
una birra in compagnia..un legame che si rafforza con lo sguardo, che prende
vita quando ci si cura le ferite assieme, quando la mattina ci si sveglia e si
capisce di aver fatto la cosa giusta.
Ed io..ora ho davvero il bisogno di riflettere,
riflettere abbondantemente sulle sue parole, sul significato che c’è dietro, su
come è stato possibile arrivare qui, o essere sulla strada per quel legame che
ad entrambi fa molta paura.
-E’..la stessa cosa per me..dopo James.. – ammetto e
sembra quasi di essere stata in apnea per lunghi minuti.
-Quindi..ci diamo un po’ di tempo? E poi…? – chiede a
voce bassa.
-Non lo so Edward..credo che si insomma..tu sai dove
abito, ti pago addirittura l’affitto.. – faccio una battuta, pessima per altro,
per distendere un po’ la tensione e lui sorride appena. –Potremmo anche
scambiarci il numero di telefono e utilizzarlo, quando ne abbiamo voglia..ma
davvero io..ho bisogno di tempo.
-Si anch’io.. – e poi dice una cosa che mi lascia
completamente allibita –Ho troppa paura di soffrire ancora per qualcosa che non
ne vale la pena.. – abbasso la testa, appena ferita dalla potenza di quelle
parole, perché purtroppo è la stessa cosa che provo anch’io, perché dovrei
rispondere solamente “anch’io”. Ma preferisco stare in silenzio e lasciare che
i nostri respiri parlino tra di loro. Chissà cosa mai si diranno?!
Dopo un’ora e mezza ero già diretta alla biblioteca, con
la mia borsa con i libri per studiare e un fardello di pensieri a cui dare un
senso. E’ così che ho passato le mie ore in biblioteca, a pensare tutto il
tempo a quello che era successo, a quello che poteva succedere, a quello che
avrei voluto succedesse. E poi avevo deciso..dopo aver valutato le mie
sensazioni, dopo aver pesato ogni parola che ci siamo detti..avevo scelto la
via che mi sembrava migliore. Volevo andare con calma, godermi ogni momento,
ogni giorno, sapendo che le cose sarebbero state naturali ma calibrate..non volevo
che ci fosse nulla di troppo frettoloso, nessun passo azzardato. Volevo
conoscerlo, perché era una di quelle persone che ti lasciano un gusto buono,
all’interno dell’anima, che ti fanno liberare dei pesi cattivi che ti porti
dentro..e che quando ti regalano un sorriso lo fanno perché lo vogliono, perché
sorridono grazie a te, per te.
Quando sono tornata a casa Alice mi aveva chiusa in
cucina, insieme alle altre due, per sapere cosa fosse successo quella mattina.
Avevo chiesto subito di Edward e questo le aveva già preoccupate..ma per
fortuna lui stava riposando perché aveva mal di testa. Allora non potevo più
sfuggire alle domande curiose di tutte e tre e cominciai a raccontare ogni
cosa, delle confessioni, dei sorrisi, degli sguardi, delle sensazioni..di quel
vibrare che sentivo all’interno quando i suoi occhi incontravano i miei. Tanya
aveva ragione e lo fece notare. Ma le bloccai..spiegando loro che volevo
andarci piano..perchè volevo evitare di soffrire o di far soffrire. Non si sono
accontentate hanno voluto sapere come avrei agito ed io ero ancora
completamente in balia degli eventi e quindi si erano accontentate di un “non
lo so”.
Una volta terminato l’interrogatorio andai in camera per
prendere qualcosa da indossare stasera, di più comodo del jeans, Edward era
seduto sul letto, con la schiena e la testa appoggiata al muro, ma sveglio.
-Ciao.. – dissi piano. – Come ti senti?
-Meglio.. – sorrise –E’ il troppo pensare e riflettere
che ha bruciato qualche contatto al cervello. – sorrisi alla sua battuta e
scossi la testa. Avevo fatto la stessa cosa per tutto il pomeriggio.
-Almeno sei arrivato a una conclusione? – lui annui.
-E tu? – sorrisi.
-Stranamente anch’io..sono stata anche abbastanza veloce
per i miei standard..
-E sentiamo..signorina Swan..che intende farne di me? –
incrociò le braccia al petto ed io non seppi spiegarmi il motivo per cui i suoi
occhi mi sembravano tormentati e intimoriti, con un velo di speranza. O
forse..lo sapevo ma non volevo ammetterlo.
-Vorrei due cose contrapposte ma che con un velo di tatto
e ragione si potrebbero congiungere alla perfezione.. – mi guardava confuso ed
io sorrisi per poi tornare seria. –Vorrei prendere tutto come viene, senza
finzioni, conoscendoci per quello che siamo ma..vorrei andare piano..lenta più di
una tartaruga.. – lo vedo mentre pensa, chiudendo un attimo gli occhi e poi
sorride.
-Si..credo che sia la soluzione migliore..
-Al primo passo falso..non perdono Edward. Non sono qui a
giocare con i miei sentimenti e credo..che entrambi abbiamo già sofferto
abbastanza. Per cui..non voglio dover passare sopra a sbagli, errori,
dimenticanze..non voglio costruire qualcosa fatto di angoli smussati e
sopportazione. Al primo sgarro..fuori. – ammetto che i suoi occhi trasmettono
puro terrore. Ma sono così..ho perdonato troppo nella vita. Troppo per farlo
ancora.
-D’accordo.. – ci scambiamo uno sguardo e poi
raggiungiamo gli altri in salotto, mentre aspettiamo Emmett e Rosalie che
saranno qui tra poco.
Pov Edward.
-Al primo passo falso..non perdono Edward. Non sono qui a
giocare con i miei sentimenti e credo..che entrambi abbiamo già sofferto
abbastanza. Per cui..non voglio dover passare sopra a sbagli, errori,
dimenticanze..non voglio costruire qualcosa fatto di angoli smussati e
sopportazione. Al primo sgarro..fuori. – mi dice seria ed io deglutisco a
fatica. Spero solo di non sbagliare..anche perché il suo discorso non fa una
piega.
-D’accordo.. – dico. I suoi occhi sono felici, ma
impauriti. Sono sicuro che sta ancora valutando se ha fatto o meno la cosa giusta.
Dopo un quarto d’ora mia sorella ed Emmett arrivano ed io
cerco di nascondermi dietro il corpo di Bella, per non farmi vedere subito. Ho
paura? Si..di vedere la delusione negli occhi di Emmett e in quelli di Rosalie.
-Ciao..Io sono Isabella..ma chiamatemi pure Bella.. – la
sento presentarsi sorridente.
-Ah già..tu sei la ragazza di sabato! – speriamo che non
ritiri fuori di nuovo quell’argomento. -Ehi Edward..che fai, non saluti tua
sorella? – sbuffo e esco dal mio piccolo personale nascondiglio mostrando i
miei graffi e gli ematomi. Mi accorgo di aver chiuso gli occhi quando sento una
mano sul braccio sano, Bella.
-Lo sapevo! Lo sapevo! E pensare che mi sono detto..ma
no, diamogli fiducia. Lo sapevo, cazzo! – Emmett si passa le mani nei capelli
frustrato e scommetto deluso, mia sorella scuote il capo rassegnata. Perfetto.
L’hanno presa bene direi.
-Emmett, non è come credi..non ho fatto a botte con
nessuno!
-Oh no! Tu no..ma le hai prese alla grande! Cos’hai fatto
stavolta? Sei andato a letto con la donna dell’uomo sbagliato? – sento Bella
irrigidirsi al mio fianco e so che probabilmente penserà il peggio di me. Ma
non ho proprio potuto spiegarle tutto, mi vergognavo troppo.
-Emmett, davvero..Non centra nessuna ragazza questa
volta.. – scuote la testa e va avanti e indietro. –Se solo mi facessi
spiegare..
-Spiegare cosa Edward? Che come al solito hai buttato al
cesso la fiducia che io e tua sorella ti abbiamo dato? I tuoi lo sanno come sei
conciato? Scommetto di no..vero? E dimmi..cosa vorresti spiegarmi? Che ti
butteranno fuori dai campionati nazionali questa volta perché non hai chi ti
parerà il culo? – sentivo il suo sguardo furioso su di me, anche se avevo
abbassato la testa e me ne stavo zitto. Sentivo anche la mano di Bella sul
braccio rafforzare appena la presa. –Rose andiamocene..quello che dovevamo
vedere l’abbiamo visto. Quello che dovevamo sentire l’abbiamo sentito..
Ero una delusione, per tutti. Non importava che non fosse
mio l’errore..era comunque colpa mia.
-Non avete sentito un bel niente invece! Non so cosa sia
successo per farvi parlare così e non mi interessa, ma io c’ero e non è stata
colpa di Edward. Se al posto di accusare ascoltaste prima ve ne rendereste
conto da soli! – volto lo sguardo allibito verso Bella che ha un cipiglio serio
e alquanto incazzato sul volto. Di nuovo lo stesso sguardo vivo..
Emmett e Rosalie la osservano curiosi.
-Cosa stai dicendo Isabella?
-Che è successo ieri sera fuori dalla palestra, due tipi
l’hanno picchiato e lasciato in mezzo al vicolo.. – ma giustamente toccava a me
continuare.
-Non so chi fossero di preciso, ma volevano che mi
ritirassi dai campionati. Non ho alzato un dito su di loro Emmett, le ho prese
è vero, ma io non ho fatto nulla che mi potesse squalificare dalla gara.
Purtroppo se adottavi comportamenti violenti fuori dal
ring ti potevi sognare di gareggiare, erano molto ligi alle regole. L’altra
volta ho potuto concorrere ugualmente perché uno dei giudici, casualmente, era
Jasper il ragazzo di Alice, anche se all’epoca era una storia che non era
ancora venuta fuori al mondo.
-E’ la verità? – perché guardano Bella? Lei annuisce,
senza far trapelare un minimo di incertezza. Nessuno si era mai comportato così
per me. Nessuno mi aveva difeso così, neppure Victoria. E poi questa ragazza è
arrivata come una saetta, forte e decisa dentro al mio cuore. –Perché non mi
hai chiamato subito?
-Avevo già previsto la tua reazione, per cui pensavo di
sparire per un po’..avrei trovato una scusa..ma Bella ha pensato che fosse
meglio farmi stare qui da loro per ieri e..dirvi subito quello che era
successo.. –vedo Emmett avvicinarsi e poi abbracciare di slancio Bella, che
rimane rigida come una statua. Ricordo le sensazioni di ieri quando mi aiutava
a salire le scale. Ha compiuto uno sforzo titanico e sono sicuro che non
vorrebbe ripetere l’esperienza un’altra volta, ma l’ha fatto e le sue braccia
che mi tenevano stretto mi davano addirittura sollievo fisico, era come se
sentissi meno dolore. Ma in realtà stava solo anestetizzando la parte dolorosa
e sanguinante di me. Ha un tocco magnifico e vorrei poterla abbracciare così
anch’io.
-Grazie..almeno una persona con un cervello! – le dice
staccandosi la vedo sorridere. –Comunque io e te dobbiamo parlare! – mi guarda
puntandomi il dito contro ed io annuisco.
-Cosa ne dite se ci mettiamo a tavola adesso? Bella ha
preparato un sacco di cose buone.. – Per fortuna c’è Alice che smorza la
tensione! Tanya e Angela si sono eclissate quando è iniziata la discussione,
probabilmente per non essere di troppo e mentre Bella va in cucina Alice le
riporta da noi per preparare la tavola.
Io invece rimango bloccato sul divano con Emmett, che ha
intenzione di iniziare adesso il discorso.
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