giovedì 27 marzo 2014

Capitolo 5



 

Capitolo 5

Pov Edward.

Siamo ancora qui in camera sua, volevo andarmene ma mi sono riscoperto interessato alla vita di questa ragazza e piano, piano, sto conoscendo cose di lei che mi lasciano sorpreso. Come la passione per la lettura. Avevo volto lo sguardo in camera e avevo visto la collezione infinita di libri che vi erano riposti. Tra tutte però quella centrale, chiusa nella vetrina mi aveva attirato maggiormente e lei mi aveva detto che era stata sua nonna a regalargliela e per lei era la cosa più preziosa che avesse.
-E tu invece? Ti mantieni facendo il pugile? – mi chiede guardandomi con il sopracciglio alzato. Perché sembrava che volesse leggermi dentro?
-Si..Ti sembra strano? – lei annuisce. –Perché?
-Insomma..tua madre è una delle più luminarie professoresse di letteratura, tuo padre fa il chirurgo all’ospedale di Londra, tua sorella sta studiando per diventare avvocato..e tu tiri pugni alla gente? Wow..c’è qualcosa che non quadra.. – sembra già che abbia capito tutto con un solo sguardo. Come ha fatto?
-Avevo..un desiderio, fin da piccolo, volevo fare il pediatra..adoro i bambini. Oppure mi sarebbe piaciuto fare l’ortopedico! Già, due cose completamente opposte…ma mi attiravano entrambe! Poi..poi le cose sono cambiate negli anni e non era più quello che mi interessava..volevo solamente fare qualcosa che mi rendeva libero.. – abbassai la testa e lei continuò con le sue domande, come le avevo fatte io. Solo che per me era un discorso complicato e molto personale.
-Ti rende libero da cosa? – scrollo le spalle in risposta e lei sorride amara –Dal passato? Dalle brutte esperienze? E’ una valvola di sfogo per evitare di pensare alle cose reali, ai problemi che dovresti affrontare? – E mi guarda, come se sapesse che la risposta a quelle domande è affermativa ed io non mi sento di fare nessun movimento per risponderle, tanto sa già la risposta. –C’entra il tatuaggio che non volevi che notassi? – mi chiede mordendosi le labbra incerta. Io annuisco e sospiro ma prima che possa parlare lei scuote la testa, un po’ imbarazzata. –Non devi parlarne se non vuoi..ti capisco benissimo.. –Come ha fatto a capire tutto ancora non lo so, ma il suo sguardo è come se parlasse con il mio..è che non capisco cosa si dicono.
-Stranamente..per la prima volta mi va. Pensa che dell’esistenza del tatuaggio non lo sa neppure Rosalie..e questo è grave, perché lei sa ogni cosa di me.. – mi abbasso la cinta dei pantaloni di pochissimo, per mostrare quel pezzo di pelle marchiato con l’inchiostro sul fianco sinistro. Il profilo di una pergamena con all’interno quelle parole dal significato così profondo e così importante per me. Due mani la sorreggono, una da sopra, l’altra da sotto, senza toccarsi. Non è molto grande ma è ben definito. Sento lei che legge le parole in Italiano molto fluido.
-Amor ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacere si forte, che come vedi ancor non m’abbandona.. – rimane sbigottita di fronte al tatuaggio.
-Significa.. – faccio per spiegare cosa vogliono dire quelle parole, ma lei mi precede stupendomi.
-Vuol dire che c’è stato qualcuno che amavi, ma che ti ha ferito, ti ha fatto talmente male da doverla allontanare, perché ti sei accorto che in realtà questa persona non ti amava davvero..e ti vuoi affidare all’amore sperando che questo sentimento così profondo e all’apparenza indistruttibile possa farti perdonare quella persona per il male che ti ha fatto, perché l’amore che provi per lei ancora è forte..- rimango senza parole e la osservo, come se lì davanti avessi una visione. Non ho fatto in tempo a dire niente, che lei già aveva capito tutto velocemente. –Ti stupisce che l’abbia capito? – annuisco silenziosamente, sono davvero basito. –Diciamo che io avrei scelto un’altra frase di autori e poeti diversi. Questo non esprime appieno il mio punto di vista…
-Sentiamo… - la guardo sorpreso, mi dice cosa ha capito della mia storia attraverso alcune parole che ho scelto, e mi esprime anche il suo pensiero. E’ pazzesca.
-Per esempio..se avessi dovuto scegliere una frase io …avrei citato l’intramontabile Shakespeare: “Non è amore quell’amore che muta quando trova un mutamento”; oppure Gibran: “Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore”…ecco per esempio questi.. – le sorrido e lei ricambia, e mi sento libero finalmente di raccontare la mia storia.
-Si chiama Victoria..siamo stati insieme due anni e mezzo, mentre io ero al college. Avevamo deciso di andare a convivere prima di sposarci. Era un sentimento che mi aveva afferrato per la gola e non mi lasciava andare. Un colpo di fulmine! La nostra storia era stata idilliaca, cene romantiche, fiori, fotografie, vacanze in famiglia..sembrava che tutto procedesse come nel mondo delle favole. Già da lì dovevo capire che non poteva essere duraturo. Era rimasta incinta, per me era la gioia più grande ma…lei non lo voleva, diceva che non era il momento giusto, che eravamo troppo giovani, non ci eravamo ancora laureati e lei non desiderava diventare mamma. Le sono stato vicino ugualmente. L’ho accompagnata il giorno che ha abortito, con un peso sul cuore non indifferente..Ho deluso i miei genitori che credevano nei valori che mi hanno sempre insegnato, ho deluso me stesso perché ho permesso una cosa del genere. Ma sono rimasto con lei, accecato da quello che provavo. Dovevo lasciarla, mettere me stesso davanti a tutto, i miei bisogni, i miei desideri…e non una storia destinata a fallire. E infatti..l’ho trovata a letto con il ragazzo del piano di sotto e mi è caduto addosso il mondo. – non ho raccontato questa cosa neppure ai miei genitori, gli ho detto solo che era finita e che non avrei più rivisto Victoria per il resto della mia vita. Loro credono ancora che mi sia svegliato dallo stato di trance nel quale ero caduto per accettare che lei abortisse, quando la situazione era ben diversa. Con Isabella mi sentivo libero di parlare..forse perché sembrava che capisse la mia situazione. –Ho lasciato il college quell’anno, senza più ritornarci..mi mancavano pochissimi esami e il tirocinio! – mi accarezza la caviglia in un gesto affettuoso ed io sorrido. –Nessuno sa di questo tatuaggio per cui..spererei che rimanesse tra noi.. – lei sorride ed in un momento si gira dandomi le spalle; abbassa un po’ il pantalone e dell’intimo ed io rimango basito nel vedere quello che anche quando si trova solo coperta dal costume rimane nascosto.
- Non farò più degli altri la mia priorità – leggo sorridendo silenziosamente. Abbiamo davvero un sacco in comune. Faccio per parlare, ma come se lo avesse percepito, lei mi blocca.
-Aspetta..non ho finito.. – alza i capelli e mi mostra sul collo qualcos’altro.
-Chi non è al mio fianco è perché non ha saputo tenere il passo -le frasi sono tutte scritte in piccolo e mi sorprende di non averle mai viste, quando lavora seminuda alla palestra. Me lei si alza in piedi e tira su il pantalone lungo e proprio appena sotto dell’incavo del ginocchio un’altra frase, minuscola.

- E’ impossibile solo se pensi che lo sia – continuo a leggere, come se fosse un libro. Ma ancora non ha finito. Evidentemente è una di quelle che adora farsi tatuare..anche se alla prima occhiata non sembra proprio. Mi mostra il piede, senza la calza e vicino alle dita del piede destro un’altra frase.
-La felicità fa rumore quando se ne va. – rimango basito.
Ma sembra che non abbia finito perché alza la maglia e sposta di poco il pezzo di reggiseno che va verso la schiena, quello sotto l’ascella. Insomma..solitamente lì si fanno i tatuaggi i ragazzi..non le ragazze.
-Amore non è possedere, ma prendersi cura..
-Ti è piaciuto il mio collage? – mi chiede sorridendomi amaramente.
-Sinceramente mi hai lasciato stupito. Non li ho mai notati..ma qualcuno sa dell’esistenza di questi? – lei annuisce.
-Diciamo che..non sei l’unico che ha sofferto per amore. Al college ho avuto una storia che è durata due anni e mezzo circa. Non siamo andati a convivere con la convinzione di farlo, era semplicemente stare insieme tutto il tempo. Lui aveva l’appartamento fuori dal campus e io ci passavo tutto il tempo che potevo, non avevamo voglia di impegnarci in una convivenza vera e propria, ma parlavamo di sposarci e di vivere assieme a New York, da dove proveniva lui, non appena fosse finito il college..Non era il classico principe azzurro, ma l’amavo, o almeno credevo fosse amore..e stavo bene insieme a lui, quella era la cosa importante. Ma come in tutte le cose belle…ha iniziato a presentare grossi problemi. Ho rinunciato alle mie priorità per seguire le sue, ho rinunciato a tornare dalla mia famiglia per passare del tempo con lui, per poi ritrovarmi da sola con la mia compagna di stanza, perché Alec, così si chiama, non era capace di sacrificare una festa per me. Non solo, i suoi genitori ad un certo punto gli hanno tagliato i fondi, così non aveva soldi ed io, cretina quale sono, gli ho dato alcuni dei miei risparmi in prestito, senza che mai li spendesse per una margherita o un caffè per me. Il disguido più grande è arrivato quando è morta mia nonna. Lui non ha capito il mio dolore e mi ha trattato con indifferenza, invece che starmi vicino. Se non avevo voglia di uscire mi lasciava a casa a piangermi addosso, al posto che stare con me e cercare di farmi star meglio; quando dovevo preparare gli esami sminuiva quello che dovevo studiare perché semplicemente non era la stessa sua facoltà di ingegneria!..Ma ancora ero accecata da quello che provavo ed ho continuato a stare con lui..solo che da quel momento il nostro rapporto ha subito una rapida svolta, finché non mi sono accorta di avere un ritardo. Credevo di essere incinta e gliene ho parlato. Lui ha iniziato a sbraitarmi contro che dovevo porre rimedio, che questo figlio non ci voleva, che non era ancora pronto..e così via. Sono tornata a casa prima del tempo e per fortuna avevo i miei amici che mi supportavano. Non riuscivo a stare al campus, neppure nella mia stanza, mi sentivo soffocare. Dovevo mettere più distanza possibile. Così l’ho lasciato e me ne sono andata. Non ero incinta ma ho preso la miglior decisione della mia vita.. lasciarlo. Da quella storia..ho deciso di non impegnarmi più. L’amore se arriva bussa, non lo cerco, non voglio rischiare di soffrire ancora.. – rimango pietrificato. Le nostre storie sono così simili.
-Chi sa dei tatuaggi? – chiedo curioso, cercando di non approfondire la sua storia.
-Le ragazze..era impossibile stare con loro senza farglieli notare..e poi i miei amici di Forks..li ho fatti con loro..
-Perché? Se posso chiederti.. – lei sorride e si risistema sul letto.
-Perché cosa? Perché li ho fatti? – mi chiede stupita, come se non si aspettasse quella domanda. Io annuisco semplicemente. -Come vedi sono molto piccoli, volevo solo portare i segni sul mio corpo di ciò che mi ha fatto diventare come sono ora, sono parole che stanno a significare i miei insegnamenti, volevo che ci fosse qualcosa a ricordarmi nel tempo che ci sono ferite che ti segnano, profondamente..credo che alla fine sia stato lo stesso motivo che ha spinto te. Non ho mai desiderato diventare tutta tatuata, come vedi non ho disegni, ma solo scritte. Speravo che fossero quasi invisibili..Jake me li ha fatti, lui è un tatuatore..Non voleva all’inizio ma poi ha cercato di farli più piccoli possibile! E sono soddisfatta. – sorrido con lei. Ne parla con orgoglio, il mio invece vorrei cancellarlo, perché ogni giorno mi ricorda quanto ho sofferto. –E’ come se avessi usato il mio corpo come un libro. – questa ragazza mi incuriosisce e con lo sguardo la esorto a continuare. –Tu puoi comprare un libro, aprirlo e leggerlo..ma ci leggerai solo quello che vuoi tu. Se arrivi a conoscere l’autore, le condizioni in cui ha scritto quelle frasi..allora capirai il significato del libro. Tu con il tuo tatuaggio probabilmente volevi ricordarti di un periodo bello, di un ricordo felice che ti porti nel cuore, di una storia d’amore che hai vissuto con tutto te stesso e che ti ha lasciato ferito, spaventato, intimorito e dilaniato nell’animo.. – Non mi guarda negli occhi quando parla, le sue dita giocano con la coperta del letto mentre io sono incantato ad ascoltare come analizza me, i miei sentimenti e i propri.
-Si…- mormoro debole.
-Ed ora te ne penti di quel marchio.. – annuisco ma non mi può vedere perché tiene lo sguardo basso, come se stesse riflettendo, come se si sentisse a disagio.
-Si..- sussurro.
-Io non mi pento di nessuna scritta. Non mi vergogno a mostrarle, non penso che siano brutte, non penso che mi evochino alla mente ricordi brutti..e sai perché? Perché io mi sono disegnata sulla pelle cose che mi ricordano momenti in cui ho avuto la forza di cambiare rotta, che poi han portato a momenti felici. Non voglio evocare momenti di gioia e di felicità, ma attimi di coraggio, determinazione e di forza. Il tatuaggio che hai tu..sta solo lì a ricordarti che c’è stato un dolore, un dolore potente che ancora ti sconquassa. E questo non fa bene a te stesso e al tuo futuro. – rimango allibito dalle sue parole. Sapevo che sarebbe andata a fondo nei miei pensieri e nella mia mente, passando per il cuore, ma non credevo che tirasse fuori tutto quello che mi porto dentro. E’ come se avessi una fotografia di quello che ho sempre provato, come se lei mi avesse messo di fronte ad uno specchio e mi avesse detto “Guarda! Stai sbagliando!”. Una ragazzina conosciuta in una palestra, che mi ha raccattato da terra questa sera e mi ha medicato. Una ragazza che sembra avere più cose in comune con me, rispetto a mia sorella. E’ così dannatamente complicato.
-Forse…hai ragione.. – dico solamente e lei annuisce, alzando lo sguardo su di me e sorridendo appena.
-Hai intenzione di farne altri in futuro o pensi che ti fermerai? – mi chiede, con il chiaro intento di sviare il discorso, senza allontanarsi troppo.
-Non lo so..dipende dal momento! – le sorrido -Qual è stato il primo? – le chiedo. La vedo tentennare e poi rispondere mordendosi le labbra.
-Il primo in assoluto è meglio se non te lo dico, ma di quelli che ti ho mostrato è quello sul collo, poi c’è stato quello sopra il polpaccio, quello sul fondoschiena, quello vicino al seno e quello su piede. – ne aveva un altro? E soprattutto..davvero sono quasi invisibili normalmente..ma come aveva fatto? Ma chi era questa ragazza?
-Ne hai..ne hai un altro? – lei annuisce e sbuffa.
-Posso..posso non fartelo vedere? – sembra davvero consumata dal timore. Anche se sono curioso, chissà dove l’ha fatto, chissà cosa ci ha scritto.
-Raccontami la storia del primo tatuaggio.. – lei scuote violentemente la testa.
-No.. no! E’ troppo personale. Credo che dobbiamo metterci a dormire.. – sposta il vassoio e cerco di perlustrare il suo corpo per vedere dove potrebbe essere. –Non lo troverai Edward..senti..davvero è troppo personale..
-Io ti ho raccontato cose che non sa neppure mia sorella.. – scuote la testa e si morde il labbro paurosa.
-Non insistere..ho già abbattuto troppi muri stasera..La storia di Alec, il motivo dei tatuaggi, per me è stato troppo. – abbasso la testa un po’ triste.
-D’accordo..come vuoi. Dove dormo? – lei mi guarda sorpresa.
-Ovviamente qui, nel mio letto. C’è abbastanza spazio per due persone.. – No..non può.
-Isabella..
-Chiamami Bella per favore..e non voglio sentire altro. Dormirai qui. E domattina parleremo con Alice per vedere come risolvere questa situazione. Se non puoi farti vedere dai tuoi e da Emmett, che dovrebbe essere anche il tuo allenatore, starai qui..ma incontrerai Alice e dovrai parlarle..
-Mi impartisci degli ordini? Prima non mi parli del tuo primo tatuaggio e poi mi dai ordini? Tzé..pazzesco! – mi punta un dito contro e mi guarda con aria di sfida. Io comunque scherzavo. Potevo capire benissimo la reticenza a parlare con me di qualcosa di così intimo, e mi sono sorpreso che mi abbia mostrato tutto ciò.
-Ti ho raccontato molte cose di me..il primo tatuaggio è una cosa che nessuno sa. Nessuno a parte Jake che l’ha fatto..ora per favore, ascolta un consiglio che ti do, e parliamo con Alice domattina.. – sbuffo, solo perché ha ragione.
-D’accordo..ma ancora sono deluso del fatto che non mi hai mostrato il tuo primo tatuaggio. – la sento sbuffare. Io volevo giocare un po’, anche se la curiosità di scoprire un’altra parte segreta di Bella mi faceva saltellare dalla gioia. Avevo compreso che doveva trattarsi di un tatuaggio doloroso, qualcosa di assolutamente privato e profondo, da farle costruire muri di recinzione altissimi. Aspetto un po’ e dopo che ha spento la luce comincio di nuovo a parlare –Stavo solo giocando..sono curioso ma non voglio insistere. Ho capito che è davvero troppo intimo, personale e doloroso. Comunque..mi ha fatto piacere parlare con te. Sei davvero interessante..e mi hai fatto stare bene. E per la prima volta non ho avuto paura di raccontare la mia storia a qualcuno..Grazie – che diavolo le sto dicendo? Dopo qualche minuto la luce si riaccende, si tira a sedere con uno sguardo triste e impaurito. Toglie l’orologio dal polso sinistro, strano che una ragazza lo tenga lì e poi, così grosso. Dovevo immaginarlo che fosse lì. Quando mi mostra il polso capisco.
-Succeda quel che succeda, i giorni brutti passano, esattamente come tutti gli altri.. – leggo a voce alta. La guardo negli occhi e i suoi sono lucidi. Mi si stringe il cuore e faccio fatica a formulare pensieri coerenti, non la conosco, si sta aprendo a me in un modo fottutamente profondo ed anche se la cosa mi intriga, allo stesso tempo mi fa paura. –E’ molto meno triste di tutti gli altri.. – le dico soffiando appena. Non capisco cosa questo significhi, perché evidentemente c’è qualcosa di più del racconto precedente. Lei scuote la testa ed io le accarezzo quelle parole d’inchiostro sulla sua pelle, la sento rabbrividire. Cosa le è successo?
-Questo tatuaggio l’ho fatto quando avevo quindici anni..Ero molto meno pacata di adesso, e molto più maschiaccio a dire la verità. Sono andata da Jake che aveva appena appreso l’arte del tatoo e l’ho praticamente minacciato di marchiarmi, o me la sarei presa con la sua moto, appena risistemata! – sorrido mentre mi racconta questa cosa e continuo ad accarezzare quelle parole. Non so perché non mi allontana, ma so il perché voglio accarezzarla. Questa ragazza ha qualcosa che mi fa star bene e forse, questo tatuaggio la fa soffrire troppo. –Sai..Jake ed io abbiamo la stessa età. E’ un buon amico ed ha sempre amato i tatuaggi. Ha imparato quando era molto piccolo e lo faceva di nascosto. – annuisco ma cerco di spingere un po’ il racconto.
-Cosa vuol dire per te?
-Che si deve andare avanti, qualsiasi cosa accada, in qualsiasi momento della vita, grande o piccola che sei devi farti coraggio e far passare le difficoltà come i giorni gioiosi.. – e questa spiegazione mi da chiari segni che non c’entra affatto un ragazzo.
-Non parli di un ragazzo..vero? – scuote la testa. –E allora..di cosa? – provai a chiedere in un sussurro. Prese un respiro profondo e prese a spiegare.
-Mia madre. Ha lasciato me e mio padre quando avevo sette anni..non si è più fatta sentire, vedere. Non mi ha mandato nessun biglietto per Natale, non ho mai più ricevuto i suoi auguri per il compleanno..non so come sia diventata, non so che voce abbia..I primi anni li ho passati a colpevolizzarmi, dilaniandomi dentro e diventando quasi asociale. In casa, mio padre era il fantasma di se stesso, si ubriacava ogni sera quando rientrava dal lavoro e passava ogni notte sul divano. Dovevo arrangiarmi a fare qualsiasi cosa. A sette anni..ero poco più di una bambina.. – si ferma per prendere fiato. E capisco in quel momento di aver violato la sua privacy, non volevo che mi raccontasse queste cose a forza..non dovevo insistere. –Poi sono stata presa dalla convinzione che fosse colpa di mio padre e allora ho iniziato a prendermela con lui, quando fui più grande. L’ho odiato tanto, l’ho trattato male, con disprezzo, non poteva neppure salutarmi o rivolgermi uno sguardo che gli parlavo con un tono carico di risentimento. E lui, nonostante tutto non mi faceva mancare niente. Mi aveva fatto prendere lezioni di musica, di canto, mi aveva iscritto al club di lettura, a danza..ogni capriccio che mi veniva in mente lui lo esaudiva, lo assecondava in silenzio..Le foto erano sparite, non c’era più niente, a parte la mia mente, a ricordarmi di quella donna. – si ferma ancora ed io continuo ad accarezzare quel punto del suo polso, quelle parole mi stanno aprendo una voragine nel petto. –Poi un giorno ho sentito mio padre piangere, chiuso in camera da letto. Erano finiti i giorni in cui beveva. Chiedeva aiuto al Signore perché io tornassi la ragazzina che ero un tempo, quella che gli saltava in braccio contenta, che gli sorrideva mentre faceva i compiti..chiedeva il motivo per cui doveva trovarsi in quella situazione e pregava, affinché passasse quel brutto momento per me. Non pensava a se stesso..pensava a me. Lo aveva sempre fatto. Parlai con mia nonna, mi spiegò molte cose del matrimonio dei miei..e quando tornai a casa dopo un paio di giorni..chiesi scusa a Charlie, abbattendo tutta la vergogna e parte dell’orgoglio che avevo. Il tatuaggio risale a due mesi dopo questo episodio.. Mio padre ed io eravamo tornati ad essere felici..ed io avevo voglia di ricordarmelo sempre..
Non sapevo cosa dire. Mi aveva lasciato completamente sbalordito e non ero affatto pronto per una confessione del genere. La stavo ancora accarezzando e lei aveva chiuso gli occhi. Evidentemente le piaceva, continuai cercando di trovare le parole adatte.
-E tua madre?
-Lei non esiste più per me..non so che fine abbia fatto, non so dove sia. Può essersi risposata, avere avuto dei figli..non me ne importerebbe niente..può anche fare la fame in un paese sottosviluppato..la compatirei come il resto delle persone..E’ un abitante del mondo..ma non è mia madre. Forse lo è biologicamente..ma per il resto non lo è.
-E se la dovessi rincontrare un giorno? – le chiedo per vedere che reazione le scateno, e so che dovrei fermarmi, ma è più forte di me..
-Dovrebbe presentarsi come una persona estranea, perché non la riconoscerei comunque..e non so come mi comporterei, forse..forse la ignorerei. È il comportamento giusto per lei, infondo..l’ha fatto con me per tutti questi anni..
-Non sei arrabbiata con lei? Non avresti voglia di romperle la faccia? – sorride aprendo gli occhi.
-Tu non sai quante volte da piccola pensavo di picchiarla e me la prendevo con le mie bambole, perché lei aveva fatto soffrire me e il mio papà..ma crescendo..ho imparato a sfogarmi in modo diverso.. – sorrisi.
-Spaccando tutta la mobilia? – diventa rossa ed evita lo sguardo.
-Mi capita poche volte, solo quando sono davvero arrabbiata, ma le prime cose che mi arrivano a tiro le scaglio lontane e si rompono..E’ come se accumulassi rabbia per un tot di tempo e poi, quando il serbatoio è pieno, esplodo. Quando ero al college a Yale avevo una compagna di stanza carinissima, si chiama Kate, e mi ha aiutato moltissimo..studiava psicologia..infatti sono stati sempre meno gli attacchi di rabbia..ma l’unico che riesce a calmarmi è Jake. In quei momenti arriva lì e non so come, mi scuote le spalle, mi parla anche se non lo sento e..mi ferma, mi fa tranquillizzare e torno come prima.. Quando sono venuta a vivere qui ho chiesto alle ragazze di fiondarsi a chiudere le camere quando mi vedevano in quello stato e di mettere in salvo la mia chitarra.. – indica verso il fondo della camera una custodia.
-Suoni la chitarra? – annuisce. –Anch’io..ed anche il pianoforte..dovremmo suonare qualche volta, insieme.. – scuote la testa violentemente e ritira il braccio.
-Senti..non so cosa speri di ottenere stasera, ma ti ho raccontato più cose di me di quante ne sappiano Alice, Tanya, Angela e Kate tutte insieme.. per cui ti pregherei di non insistere su altro. E ti assicuro che non so neppure il motivo per cui te le ho dette..mi torturerò tutta questa notte chiedendomi se ho fatto bene o male. La chitarra la suono da sola, chiusa nella mia camera e quando non c’è nessuno attorno..preferirei che evitassi riferimenti..perché le altre sanno che è un regalo di mia nonna, ma che non la so suonare..chiaro?
-Perché?
-Mi vergogno..è una cosa solo mia, molto intima. Mi metto a nudo quando suono..gradirei avere qualcosa di mio per una volta, solo mio..dato che anche questo tatuaggio è stato messo allo scoperto! – la guardo stupito e mi risistemo a letto.
-Mi dispiace..non volevo insistere. Dimenticherò ciò che mi hai detto sulla chitarra…buonanotte. – le dico girandomi sul fianco e chiudendo gli occhi. Non è il momento di fare l’offeso, ma un po’ mi è dispiaciuto il suo tono freddo e perentorio. Lei non risponde e spegne la luce. E’ vero, questa notte è stata una serata di confidenze..lei con me ed io con lei. E’ strano perché non mi sono mai sentito libero di parlare con qualcuno come con lei, neppure Rosalie mi ha ispirato così tanta fiducia da raccontarle del tatuaggio.
-Comunque Edward..tutto sommato sono felice della serata. Alice mi aveva detto che non eri lo stronzo che ti eri mostrato le prime volte..e stasera mi sono accorta che abbiamo davvero tante cose in comune e che siamo addirittura simili..Mi ha fatto bene parlare con te, per la prima volta ho raccontato parte della mia vita che tengo segretamente dentro di me e…non mi sento triste o sbagliata. Solo compresa e..forse sarà assurdo perché ci siamo urlati addosso fino a oggi pomeriggio ma..sono felice di averti aiutato stasera ed avere avuto la fortuna di conoscerti davvero..buonanotte. – e poi riesce sempre, in qualche modo a lasciarmi sorpreso.

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