Capitolo 5
Pov Edward.
Siamo ancora qui in camera sua, volevo andarmene ma mi
sono riscoperto interessato alla vita di questa ragazza e piano, piano, sto
conoscendo cose di lei che mi lasciano sorpreso. Come la passione per la
lettura. Avevo volto lo sguardo in camera e avevo visto la collezione infinita
di libri che vi erano riposti. Tra tutte però quella centrale, chiusa nella
vetrina mi aveva attirato maggiormente e lei mi aveva detto che era stata sua
nonna a regalargliela e per lei era la cosa più preziosa che avesse.
-E tu invece? Ti mantieni facendo il pugile? – mi chiede
guardandomi con il sopracciglio alzato. Perché sembrava che volesse leggermi
dentro?
-Si..Ti sembra strano? – lei annuisce. –Perché?
-Insomma..tua madre è una delle più luminarie
professoresse di letteratura, tuo padre fa il chirurgo all’ospedale di Londra,
tua sorella sta studiando per diventare avvocato..e tu tiri pugni alla gente?
Wow..c’è qualcosa che non quadra.. – sembra già che abbia capito tutto con un
solo sguardo. Come ha fatto?
-Avevo..un desiderio, fin da piccolo, volevo fare il
pediatra..adoro i bambini. Oppure mi sarebbe piaciuto fare l’ortopedico! Già, due
cose completamente opposte…ma mi attiravano entrambe! Poi..poi le cose sono
cambiate negli anni e non era più quello che mi interessava..volevo solamente
fare qualcosa che mi rendeva libero.. – abbassai la testa e lei continuò con le
sue domande, come le avevo fatte io. Solo che per me era un discorso complicato
e molto personale.
-Ti rende libero da cosa? – scrollo le spalle in risposta
e lei sorride amara –Dal passato? Dalle brutte esperienze? E’ una valvola di
sfogo per evitare di pensare alle cose reali, ai problemi che dovresti
affrontare? – E mi guarda, come se sapesse che la risposta a quelle domande è
affermativa ed io non mi sento di fare nessun movimento per risponderle, tanto
sa già la risposta. –C’entra il tatuaggio che non volevi che notassi? – mi
chiede mordendosi le labbra incerta. Io annuisco e sospiro ma prima che possa parlare
lei scuote la testa, un po’ imbarazzata. –Non devi parlarne se non vuoi..ti
capisco benissimo.. –Come ha fatto a capire tutto ancora non lo so, ma il suo
sguardo è come se parlasse con il mio..è che non capisco cosa si dicono.
-Stranamente..per la prima volta mi va. Pensa che
dell’esistenza del tatuaggio non lo sa neppure Rosalie..e questo è grave,
perché lei sa ogni cosa di me.. – mi abbasso la cinta dei pantaloni di
pochissimo, per mostrare quel pezzo di pelle marchiato con l’inchiostro sul
fianco sinistro. Il profilo di una pergamena con all’interno quelle parole dal
significato così profondo e così importante per me. Due mani la sorreggono, una
da sopra, l’altra da sotto, senza toccarsi. Non è molto grande ma è ben
definito. Sento lei che legge le parole in Italiano molto fluido.
-Amor ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui
piacere si forte, che come vedi ancor non m’abbandona.. – rimane sbigottita di
fronte al tatuaggio.
-Significa.. – faccio per spiegare cosa vogliono dire
quelle parole, ma lei mi precede stupendomi.
-Vuol dire che c’è stato qualcuno che amavi, ma che ti ha
ferito, ti ha fatto talmente male da doverla allontanare, perché ti sei accorto
che in realtà questa persona non ti amava davvero..e ti vuoi affidare all’amore
sperando che questo sentimento così profondo e all’apparenza indistruttibile possa
farti perdonare quella persona per il male che ti ha fatto, perché l’amore che
provi per lei ancora è forte..- rimango senza parole e la osservo, come se lì
davanti avessi una visione. Non ho fatto in tempo a dire niente, che lei già
aveva capito tutto velocemente. –Ti stupisce che l’abbia capito? – annuisco
silenziosamente, sono davvero basito. –Diciamo che io avrei scelto un’altra
frase di autori e poeti diversi. Questo non esprime appieno il mio punto di
vista…
-Sentiamo… - la guardo sorpreso, mi dice cosa ha capito
della mia storia attraverso alcune parole che ho scelto, e mi esprime anche il
suo pensiero. E’ pazzesca.
-Per esempio..se avessi dovuto scegliere una frase io
…avrei citato l’intramontabile Shakespeare: “Non è amore quell’amore che muta
quando trova un mutamento”; oppure Gibran: “Amatevi l’un l’altro, ma non fatene
una prigione d’amore”…ecco per esempio questi.. – le sorrido e lei ricambia, e
mi sento libero finalmente di raccontare la mia storia.
-Si chiama Victoria..siamo stati insieme due anni e
mezzo, mentre io ero al college. Avevamo deciso di andare a convivere prima di
sposarci. Era un sentimento che mi aveva afferrato per la gola e non mi
lasciava andare. Un colpo di fulmine! La nostra storia era stata idilliaca,
cene romantiche, fiori, fotografie, vacanze in famiglia..sembrava che tutto
procedesse come nel mondo delle favole. Già da lì dovevo capire che non poteva
essere duraturo. Era rimasta incinta, per me era la gioia più grande ma…lei non
lo voleva, diceva che non era il momento giusto, che eravamo troppo giovani,
non ci eravamo ancora laureati e lei non desiderava diventare mamma. Le sono
stato vicino ugualmente. L’ho accompagnata il giorno che ha abortito, con un
peso sul cuore non indifferente..Ho deluso i miei genitori che credevano nei
valori che mi hanno sempre insegnato, ho deluso me stesso perché ho permesso
una cosa del genere. Ma sono rimasto con lei, accecato da quello che provavo.
Dovevo lasciarla, mettere me stesso davanti a tutto, i miei bisogni, i miei
desideri…e non una storia destinata a fallire. E infatti..l’ho trovata a letto
con il ragazzo del piano di sotto e mi è caduto addosso il mondo. – non ho
raccontato questa cosa neppure ai miei genitori, gli ho detto solo che era
finita e che non avrei più rivisto Victoria per il resto della mia vita. Loro
credono ancora che mi sia svegliato dallo stato di trance nel quale ero caduto
per accettare che lei abortisse, quando la situazione era ben diversa. Con
Isabella mi sentivo libero di parlare..forse perché sembrava che capisse la mia
situazione. –Ho lasciato il college quell’anno, senza più ritornarci..mi
mancavano pochissimi esami e il tirocinio! – mi accarezza la caviglia in un
gesto affettuoso ed io sorrido. –Nessuno sa di questo tatuaggio per
cui..spererei che rimanesse tra noi.. – lei sorride ed in un momento si gira
dandomi le spalle; abbassa un po’ il pantalone e dell’intimo ed io rimango
basito nel vedere quello che anche quando si trova solo coperta dal costume
rimane nascosto.
- Non farò più degli altri la mia priorità – leggo
sorridendo silenziosamente. Abbiamo davvero un sacco in comune. Faccio per
parlare, ma come se lo avesse percepito, lei mi blocca.
-Aspetta..non ho finito.. – alza i capelli e mi mostra
sul collo qualcos’altro.
-Chi non è al mio fianco è perché non ha
saputo tenere il passo -le frasi
sono tutte scritte in piccolo e mi sorprende di non averle mai viste, quando
lavora seminuda alla palestra. Me lei si alza in piedi e tira su il pantalone
lungo e proprio appena sotto dell’incavo del ginocchio un’altra frase,
minuscola.
- E’ impossibile solo se pensi che lo sia – continuo a
leggere, come se fosse un libro. Ma ancora non ha finito. Evidentemente è una
di quelle che adora farsi tatuare..anche se alla prima occhiata non sembra
proprio. Mi mostra il piede, senza la calza e vicino alle dita del piede destro
un’altra frase.
-La felicità fa rumore quando se ne va. – rimango basito.
Ma sembra che non abbia finito perché alza la maglia e
sposta di poco il pezzo di reggiseno che va verso la schiena, quello sotto
l’ascella. Insomma..solitamente lì si fanno i tatuaggi i ragazzi..non le
ragazze.
-Amore non è possedere, ma prendersi cura..
-Ti è piaciuto il mio collage? – mi chiede sorridendomi
amaramente.
-Sinceramente mi hai lasciato stupito. Non li ho mai
notati..ma qualcuno sa dell’esistenza di questi? – lei annuisce.
-Diciamo che..non sei l’unico che ha sofferto per amore.
Al college ho avuto una storia che è durata due anni e mezzo circa. Non siamo
andati a convivere con la convinzione di farlo, era semplicemente stare insieme
tutto il tempo. Lui aveva l’appartamento fuori dal campus e io ci passavo tutto
il tempo che potevo, non avevamo voglia di impegnarci in una convivenza vera e
propria, ma parlavamo di sposarci e di vivere assieme a New York, da dove
proveniva lui, non appena fosse finito il college..Non era il classico principe
azzurro, ma l’amavo, o almeno credevo fosse amore..e stavo bene insieme a lui,
quella era la cosa importante. Ma come in tutte le cose belle…ha iniziato a
presentare grossi problemi. Ho rinunciato alle mie priorità per seguire le sue,
ho rinunciato a tornare dalla mia famiglia per passare del tempo con lui, per
poi ritrovarmi da sola con la mia compagna di stanza, perché Alec, così si
chiama, non era capace di sacrificare una festa per me. Non solo, i suoi
genitori ad un certo punto gli hanno tagliato i fondi, così non aveva soldi ed
io, cretina quale sono, gli ho dato alcuni dei miei risparmi in prestito, senza
che mai li spendesse per una margherita o un caffè per me. Il disguido più
grande è arrivato quando è morta mia nonna. Lui non ha capito il mio dolore e
mi ha trattato con indifferenza, invece che starmi vicino. Se non avevo voglia
di uscire mi lasciava a casa a piangermi addosso, al posto che stare con me e
cercare di farmi star meglio; quando dovevo preparare gli esami sminuiva quello
che dovevo studiare perché semplicemente non era la stessa sua facoltà di
ingegneria!..Ma ancora ero accecata da quello che provavo ed ho continuato a
stare con lui..solo che da quel momento il nostro rapporto ha subito una rapida
svolta, finché non mi sono accorta di avere un ritardo. Credevo di essere
incinta e gliene ho parlato. Lui ha iniziato a sbraitarmi contro che dovevo
porre rimedio, che questo figlio non ci voleva, che non era ancora pronto..e
così via. Sono tornata a casa prima del tempo e per fortuna avevo i miei amici
che mi supportavano. Non riuscivo a stare al campus, neppure nella mia stanza,
mi sentivo soffocare. Dovevo mettere più distanza possibile. Così l’ho lasciato
e me ne sono andata. Non ero incinta ma ho preso la miglior decisione della mia
vita.. lasciarlo. Da quella storia..ho deciso di non impegnarmi più. L’amore se
arriva bussa, non lo cerco, non voglio rischiare di soffrire ancora.. – rimango
pietrificato. Le nostre storie sono così simili.
-Chi sa dei tatuaggi? – chiedo curioso, cercando di non
approfondire la sua storia.
-Le ragazze..era impossibile stare con loro senza
farglieli notare..e poi i miei amici di Forks..li ho fatti con loro..
-Perché? Se posso chiederti.. – lei sorride e si
risistema sul letto.
-Perché cosa? Perché li ho fatti? – mi chiede stupita,
come se non si aspettasse quella domanda. Io annuisco semplicemente. -Come vedi
sono molto piccoli, volevo solo portare i segni sul mio corpo di ciò che mi ha
fatto diventare come sono ora, sono parole che stanno a significare i miei
insegnamenti, volevo che ci fosse qualcosa a ricordarmi nel tempo che ci sono
ferite che ti segnano, profondamente..credo che alla fine sia stato lo stesso
motivo che ha spinto te. Non ho mai desiderato diventare tutta tatuata, come
vedi non ho disegni, ma solo scritte. Speravo che fossero quasi invisibili..Jake
me li ha fatti, lui è un tatuatore..Non voleva all’inizio ma poi ha cercato di
farli più piccoli possibile! E sono soddisfatta. – sorrido con lei. Ne parla
con orgoglio, il mio invece vorrei cancellarlo, perché ogni giorno mi ricorda
quanto ho sofferto. –E’ come se avessi usato il mio corpo come un libro. –
questa ragazza mi incuriosisce e con lo sguardo la esorto a continuare. –Tu
puoi comprare un libro, aprirlo e leggerlo..ma ci leggerai solo quello che vuoi
tu. Se arrivi a conoscere l’autore, le condizioni in cui ha scritto quelle
frasi..allora capirai il significato del libro. Tu con il tuo tatuaggio
probabilmente volevi ricordarti di un periodo bello, di un ricordo felice che
ti porti nel cuore, di una storia d’amore che hai vissuto con tutto te stesso e
che ti ha lasciato ferito, spaventato, intimorito e dilaniato nell’animo.. –
Non mi guarda negli occhi quando parla, le sue dita giocano con la coperta del
letto mentre io sono incantato ad ascoltare come analizza me, i miei sentimenti
e i propri.
-Si…- mormoro debole.
-Ed ora te ne penti di quel marchio.. – annuisco ma non
mi può vedere perché tiene lo sguardo basso, come se stesse riflettendo, come
se si sentisse a disagio.
-Si..- sussurro.
-Io non mi pento di nessuna scritta. Non mi vergogno a
mostrarle, non penso che siano brutte, non penso che mi evochino alla mente
ricordi brutti..e sai perché? Perché io mi sono disegnata sulla pelle cose che
mi ricordano momenti in cui ho avuto la forza di cambiare rotta, che poi han
portato a momenti felici. Non voglio evocare momenti di gioia e di felicità, ma
attimi di coraggio, determinazione e di forza. Il tatuaggio che hai tu..sta
solo lì a ricordarti che c’è stato un dolore, un dolore potente che ancora ti
sconquassa. E questo non fa bene a te stesso e al tuo futuro. – rimango
allibito dalle sue parole. Sapevo che sarebbe andata a fondo nei miei pensieri
e nella mia mente, passando per il cuore, ma non credevo che tirasse fuori
tutto quello che mi porto dentro. E’ come se avessi una fotografia di quello
che ho sempre provato, come se lei mi avesse messo di fronte ad uno specchio e
mi avesse detto “Guarda! Stai sbagliando!”. Una ragazzina conosciuta in una
palestra, che mi ha raccattato da terra questa sera e mi ha medicato. Una
ragazza che sembra avere più cose in comune con me, rispetto a mia sorella. E’
così dannatamente complicato.
-Forse…hai ragione.. – dico solamente e lei annuisce,
alzando lo sguardo su di me e sorridendo appena.
-Hai intenzione di farne altri in futuro o pensi che ti
fermerai? – mi chiede, con il chiaro intento di sviare il discorso, senza
allontanarsi troppo.
-Non lo so..dipende dal momento! – le sorrido -Qual è
stato il primo? – le chiedo. La vedo tentennare e poi rispondere mordendosi le
labbra.
-Il primo in assoluto è meglio se non te lo dico, ma di
quelli che ti ho mostrato è quello sul collo, poi c’è stato quello sopra il
polpaccio, quello sul fondoschiena, quello vicino al seno e quello su piede. –
ne aveva un altro? E soprattutto..davvero sono quasi invisibili normalmente..ma
come aveva fatto? Ma chi era questa ragazza?
-Ne hai..ne hai un altro? – lei annuisce e sbuffa.
-Posso..posso non fartelo vedere? – sembra davvero
consumata dal timore. Anche se sono curioso, chissà dove l’ha fatto, chissà
cosa ci ha scritto.
-Raccontami la storia del primo tatuaggio.. – lei scuote
violentemente la testa.
-No.. no! E’ troppo personale. Credo che dobbiamo
metterci a dormire.. – sposta il vassoio e cerco di perlustrare il suo corpo
per vedere dove potrebbe essere. –Non lo troverai Edward..senti..davvero è
troppo personale..
-Io ti ho raccontato cose che non sa neppure mia
sorella.. – scuote la testa e si morde il labbro paurosa.
-Non insistere..ho già abbattuto troppi muri stasera..La
storia di Alec, il motivo dei tatuaggi, per me è stato troppo. – abbasso la
testa un po’ triste.
-D’accordo..come vuoi. Dove dormo? – lei mi guarda
sorpresa.
-Ovviamente qui, nel mio letto. C’è abbastanza spazio per
due persone.. – No..non può.
-Isabella..
-Chiamami Bella per favore..e non voglio sentire altro.
Dormirai qui. E domattina parleremo con Alice per vedere come risolvere questa
situazione. Se non puoi farti vedere dai tuoi e da Emmett, che dovrebbe essere
anche il tuo allenatore, starai qui..ma incontrerai Alice e dovrai parlarle..
-Mi impartisci degli ordini? Prima non mi parli del tuo
primo tatuaggio e poi mi dai ordini? Tzé..pazzesco! – mi punta un dito contro e
mi guarda con aria di sfida. Io comunque scherzavo. Potevo capire benissimo la
reticenza a parlare con me di qualcosa di così intimo, e mi sono sorpreso che
mi abbia mostrato tutto ciò.
-Ti ho raccontato molte cose di me..il primo tatuaggio è
una cosa che nessuno sa. Nessuno a parte Jake che l’ha fatto..ora per favore,
ascolta un consiglio che ti do, e parliamo con Alice domattina.. – sbuffo, solo
perché ha ragione.
-D’accordo..ma ancora sono deluso del fatto che non mi
hai mostrato il tuo primo tatuaggio. – la sento sbuffare. Io volevo giocare un
po’, anche se la curiosità di scoprire un’altra parte segreta di Bella mi
faceva saltellare dalla gioia. Avevo compreso che doveva trattarsi di un
tatuaggio doloroso, qualcosa di assolutamente privato e profondo, da farle
costruire muri di recinzione altissimi. Aspetto un po’ e dopo che ha spento la
luce comincio di nuovo a parlare –Stavo solo giocando..sono curioso ma non
voglio insistere. Ho capito che è davvero troppo intimo, personale e doloroso. Comunque..mi
ha fatto piacere parlare con te. Sei davvero interessante..e mi hai fatto stare
bene. E per la prima volta non ho avuto paura di raccontare la mia storia a
qualcuno..Grazie – che diavolo le sto dicendo? Dopo qualche minuto la luce si
riaccende, si tira a sedere con uno sguardo triste e impaurito. Toglie
l’orologio dal polso sinistro, strano che una ragazza lo tenga lì e poi, così
grosso. Dovevo immaginarlo che fosse lì. Quando mi mostra il polso capisco.
-Succeda quel che succeda, i giorni brutti passano,
esattamente come tutti gli altri.. – leggo a voce alta. La guardo negli occhi e
i suoi sono lucidi. Mi si stringe il cuore e faccio fatica a formulare pensieri
coerenti, non la conosco, si sta aprendo a me in un modo fottutamente profondo
ed anche se la cosa mi intriga, allo stesso tempo mi fa paura. –E’ molto meno
triste di tutti gli altri.. – le dico soffiando appena. Non capisco cosa questo
significhi, perché evidentemente c’è qualcosa di più del racconto precedente.
Lei scuote la testa ed io le accarezzo quelle parole d’inchiostro sulla sua
pelle, la sento rabbrividire. Cosa le è successo?
-Questo tatuaggio l’ho fatto quando avevo quindici
anni..Ero molto meno pacata di adesso, e molto più maschiaccio a dire la
verità. Sono andata da Jake che aveva appena appreso l’arte del tatoo e l’ho
praticamente minacciato di marchiarmi, o me la sarei presa con la sua moto,
appena risistemata! – sorrido mentre mi racconta questa cosa e continuo ad
accarezzare quelle parole. Non so perché non mi allontana, ma so il perché
voglio accarezzarla. Questa ragazza ha qualcosa che mi fa star bene e forse,
questo tatuaggio la fa soffrire troppo. –Sai..Jake ed io abbiamo la stessa età.
E’ un buon amico ed ha sempre amato i tatuaggi. Ha imparato quando era molto
piccolo e lo faceva di nascosto. – annuisco ma cerco di spingere un po’ il
racconto.
-Cosa vuol dire per te?
-Che si deve andare avanti, qualsiasi cosa accada, in
qualsiasi momento della vita, grande o piccola che sei devi farti coraggio e
far passare le difficoltà come i giorni gioiosi.. – e questa spiegazione mi da
chiari segni che non c’entra affatto un ragazzo.
-Non parli di un ragazzo..vero? – scuote la testa. –E
allora..di cosa? – provai a chiedere in un sussurro. Prese un respiro profondo
e prese a spiegare.
-Mia madre. Ha lasciato me e mio padre quando avevo sette
anni..non si è più fatta sentire, vedere. Non mi ha mandato nessun biglietto
per Natale, non ho mai più ricevuto i suoi auguri per il compleanno..non so
come sia diventata, non so che voce abbia..I primi anni li ho passati a
colpevolizzarmi, dilaniandomi dentro e diventando quasi asociale. In casa, mio
padre era il fantasma di se stesso, si ubriacava ogni sera quando rientrava dal
lavoro e passava ogni notte sul divano. Dovevo arrangiarmi a fare qualsiasi
cosa. A sette anni..ero poco più di una bambina.. – si ferma per prendere
fiato. E capisco in quel momento di aver violato la sua privacy, non volevo che
mi raccontasse queste cose a forza..non dovevo insistere. –Poi sono stata presa
dalla convinzione che fosse colpa di mio padre e allora ho iniziato a
prendermela con lui, quando fui più grande. L’ho odiato tanto, l’ho trattato
male, con disprezzo, non poteva neppure salutarmi o rivolgermi uno sguardo che
gli parlavo con un tono carico di risentimento. E lui, nonostante tutto non mi
faceva mancare niente. Mi aveva fatto prendere lezioni di musica, di canto, mi
aveva iscritto al club di lettura, a danza..ogni capriccio che mi veniva in
mente lui lo esaudiva, lo assecondava in silenzio..Le foto erano sparite, non
c’era più niente, a parte la mia mente, a ricordarmi di quella donna. – si
ferma ancora ed io continuo ad accarezzare quel punto del suo polso, quelle
parole mi stanno aprendo una voragine nel petto. –Poi un giorno ho sentito mio
padre piangere, chiuso in camera da letto. Erano finiti i giorni in cui beveva.
Chiedeva aiuto al Signore perché io tornassi la ragazzina che ero un tempo,
quella che gli saltava in braccio contenta, che gli sorrideva mentre faceva i
compiti..chiedeva il motivo per cui doveva trovarsi in quella situazione e pregava,
affinché passasse quel brutto momento per me. Non pensava a se stesso..pensava
a me. Lo aveva sempre fatto. Parlai con mia nonna, mi spiegò molte cose del
matrimonio dei miei..e quando tornai a casa dopo un paio di giorni..chiesi
scusa a Charlie, abbattendo tutta la vergogna e parte dell’orgoglio che avevo.
Il tatuaggio risale a due mesi dopo questo episodio.. Mio padre ed io eravamo
tornati ad essere felici..ed io avevo voglia di ricordarmelo sempre..
Non sapevo cosa dire. Mi aveva lasciato completamente
sbalordito e non ero affatto pronto per una confessione del genere. La stavo
ancora accarezzando e lei aveva chiuso gli occhi. Evidentemente le piaceva,
continuai cercando di trovare le parole adatte.
-E tua madre?
-Lei non esiste più per me..non so che fine abbia fatto,
non so dove sia. Può essersi risposata, avere avuto dei figli..non me ne
importerebbe niente..può anche fare la fame in un paese sottosviluppato..la
compatirei come il resto delle persone..E’ un abitante del mondo..ma non è mia
madre. Forse lo è biologicamente..ma per il resto non lo è.
-E se la dovessi rincontrare un giorno? – le chiedo per
vedere che reazione le scateno, e so che dovrei fermarmi, ma è più forte di me..
-Dovrebbe presentarsi come una persona estranea, perché
non la riconoscerei comunque..e non so come mi comporterei, forse..forse la
ignorerei. È il comportamento giusto per lei, infondo..l’ha fatto con me per
tutti questi anni..
-Non sei arrabbiata con lei? Non avresti voglia di
romperle la faccia? – sorride aprendo gli occhi.
-Tu non sai quante volte da piccola pensavo di picchiarla
e me la prendevo con le mie bambole, perché lei aveva fatto soffrire me e il
mio papà..ma crescendo..ho imparato a sfogarmi in modo diverso.. – sorrisi.
-Spaccando tutta la mobilia? – diventa rossa ed evita lo
sguardo.
-Mi capita poche volte, solo quando sono davvero
arrabbiata, ma le prime cose che mi arrivano a tiro le scaglio lontane e si
rompono..E’ come se accumulassi rabbia per un tot di tempo e poi, quando il
serbatoio è pieno, esplodo. Quando ero al college a Yale avevo una compagna di
stanza carinissima, si chiama Kate, e mi ha aiutato moltissimo..studiava
psicologia..infatti sono stati sempre meno gli attacchi di rabbia..ma l’unico
che riesce a calmarmi è Jake. In quei momenti arriva lì e non so come, mi
scuote le spalle, mi parla anche se non lo sento e..mi ferma, mi fa
tranquillizzare e torno come prima.. Quando sono venuta a vivere qui ho chiesto
alle ragazze di fiondarsi a chiudere le camere quando mi vedevano in quello
stato e di mettere in salvo la mia chitarra.. – indica verso il fondo della
camera una custodia.
-Suoni la chitarra? – annuisce. –Anch’io..ed anche il
pianoforte..dovremmo suonare qualche volta, insieme.. – scuote la testa
violentemente e ritira il braccio.
-Senti..non so cosa speri di ottenere stasera, ma ti ho
raccontato più cose di me di quante ne sappiano Alice, Tanya, Angela e Kate
tutte insieme.. per cui ti pregherei di non insistere su altro. E ti assicuro
che non so neppure il motivo per cui te le ho dette..mi torturerò tutta questa
notte chiedendomi se ho fatto bene o male. La chitarra la suono da sola, chiusa
nella mia camera e quando non c’è nessuno attorno..preferirei che evitassi
riferimenti..perché le altre sanno che è un regalo di mia nonna, ma che non la
so suonare..chiaro?
-Perché?
-Mi vergogno..è una cosa solo mia, molto intima. Mi metto
a nudo quando suono..gradirei avere qualcosa di mio per una volta, solo
mio..dato che anche questo tatuaggio è stato messo allo scoperto! – la guardo
stupito e mi risistemo a letto.
-Mi dispiace..non volevo insistere. Dimenticherò ciò che
mi hai detto sulla chitarra…buonanotte. – le dico girandomi sul fianco e
chiudendo gli occhi. Non è il momento di fare l’offeso, ma un po’ mi è
dispiaciuto il suo tono freddo e perentorio. Lei non risponde e spegne la luce.
E’ vero, questa notte è stata una serata di confidenze..lei con me ed io con
lei. E’ strano perché non mi sono mai sentito libero di parlare con qualcuno
come con lei, neppure Rosalie mi ha ispirato così tanta fiducia da raccontarle
del tatuaggio.
-Comunque Edward..tutto sommato sono felice della serata.
Alice mi aveva detto che non eri lo stronzo che ti eri mostrato le prime
volte..e stasera mi sono accorta che abbiamo davvero tante cose in comune e che
siamo addirittura simili..Mi ha fatto bene parlare con te, per la prima volta
ho raccontato parte della mia vita che tengo segretamente dentro di me e…non mi
sento triste o sbagliata. Solo compresa e..forse sarà assurdo perché ci siamo
urlati addosso fino a oggi pomeriggio ma..sono felice di averti aiutato stasera
ed avere avuto la fortuna di conoscerti davvero..buonanotte. – e poi riesce
sempre, in qualche modo a lasciarmi sorpreso.
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