giovedì 27 marzo 2014

Capitolo 4



 

Capitolo 4

Pov Bella.

Ancora lui. E’ di fronte alla porta della palestra quando scendo dall’autobus e sorride appena vede che mi avvicino. Sta diventando una persecuzione. Giuro che prima della fine della serata lo mando a farsi fottere.
-Isabella.. – mi fa un cenno ed apre la porta, passo, ignorandolo. –Potresti almeno dire ciao? – mi fermo e mi volto verso di lui.
-Ma dico, hai qualche problema? Già sapevo che fossi senza cervello, ma addirittura così stupido no! – mi volto di nuovo e lo sento mentre mi raggiunge.
-Grazie, oggi sei davvero in vena di complimenti..accetti le mie scuse?! – mi volto nuovamente a guardarlo. Sorrideva, sembrava fosse un’altra persona, come quando l’avevo visto con Alice e sua sorella Rosalie.
-No, non le accetterò mai. Ora levati di torno..tra poco inizio a lavorare! – lo supero ma lui mi segue.
-Bevi qualcosa con me quando hai finito? – scoppio a ridere e mi giro.
-Senti..ho capito. Tu sei proprio come il Visconte dimezzato..sai l’opera di Italo Calvino?! A giorni va che sei uno stronzo..a giorni va che sei gentile. Ma con me non attacca Cullen, girami a largo..ho già i miei problemi, non voglio aggiungerci una persona con l’instabilità mentale! – sorride anche se credo che si sia un po’ offeso.
-Conosci quel libro? – mi chiede stupito. Annuisco e lo guardo con sufficienza.
-Sai..tua sorella non è l’unico miglior cervello, anche se non frequento Oxford! – me la tiro un po’, giusto per mettere in chiaro le cose. Entro dentro lo spogliatoio e lo lascio in corridoio, spero che se ne sia andato quando esco o giuro che potrei denunciarlo per stalking. Ma come diavolo mi sono cacciata in una situazione simile? E soprattutto..perchè mi sono messa in mostra citando quel libro? Dio..dovevo proprio essere fuori di testa. Era meglio che credesse che sono una puttanella, piuttosto che vedere lo sguardo incuriosito alle mie parole. Speravo solo che demordesse.
Quando esco per fortuna non c’è, ma una volta arrivata nella sala, vicino alla mia sedia c’è già lui, seduto.
-Ciao di nuovo! – mi dice contento. Okay. Bisogna davvero dargli uno scossone o questo non capirà mai di lasciarmi in pace!
-Senti Cullen, non so cosa tu voglia da me, o il motivo per cui mi stai perseguitando..solo..lasciami stare okay? Non mi va di giocare, ho altre cose molto più interessanti e importanti per la testa e tu sei un ostacolo in questo momento. Se vuoi che me ne vada fuori da casa lo farò, non serve che mi assilli..lasciami solo stare! – lo vedo scuotere la testa un po’ turbato.
-Voglio solo che accetti le mie scuse, e nessuno ti butterà fuori di casa, volevo solo stimolarti un po’.. – lo guardo confusa ma poi lascio perdere ed inizio a lavorare, nelle pause ho preso il mio libro. Da oggi si inizia con il secondo: Ragione e Sentimento. Si lo so, agli occhi esterni posso sembrare un po’ fissata con questo genere, ma in realtà ho un repertorio vastissimo..questi, come detto, sono solo un progetto per l’esame. –Ti piace molto leggere, eh? – mi chiede ad un certo punto. Ma non l’ha ancora capito di lasciarmi stare? Devo ignorarlo o rispondere pacatamente? Forse gli do una piccola risposta e poi lo ignoro..si dai. Non voglio comportarmi ancora male..infondo lui non è nessuno, ma non si deve essere maleducati ugualmente.
-Devo farlo, per un esame.. – lascio la frase così, senza insistere con la risposta e mentre sta per parlare, perché lo stento, si blocca e si irrigidisce. Vabbè, tanto è strano forte sto ragazzo.
Dopo mezzora non lo vedo più seduto al suo posto e respiro serenamente. Chissà che sia tornato a casa e che non mi dia più fastidio, tanto a breve la serata è conclusa. Mi vado a cambiare ed esco dalla palestra dopo un’altra mezzora. Sono sul marciapiede, decisa ad attraversare la strada quando un rumore forte mi blocca. Veniva dalla mia sinistra, verso il piccolo vicolo che portava nell’altra strada dove era situata l’altra entrata della palestra, quella principale. Mi muovo un po’, incerta. Magari è solo un gatto o un cane randagio. Mi volto verso la fermata e vedo che ancora non si vede in giro il mio bus, magari do solo una piccola controllata. Tengo stretta la borsa, infilo la mano dentro e afferro lo spray al peperoncino che mi ha consegnato Charlie, per farlo stare più tranquillo e mi avvicino ancora di più. Non mi affaccio completamente, mi sporgo appena per guardare, potrebbe esserci qualcosa che non voglio vedere. Ma quando vedo la scena che si proietta ai miei occhi rimango senza fiato. Ci sono due scimmioni alti e muscolosi di fronte a Edward, uno di questi lo tiene per il collo, appoggiato al muro e gli parla da arrabbiato, con il dito puntato contro. Mi appiccico al muro, ritirando la testa un po’ all’indietro, permettendomi solo di osservare, senza essere vista. Dio che situazione. Che faccio adesso? Potrebbe avere bisogno d’aiuto, potrebbe avere bisogno della polizia. Magari quei brutti ceffi l’hanno conciato male. Anche se é un pugile professionista e poteva difendersi alla grande.
Si beh..di sicuro ora si ribella e gli sferra un destro pauroso.
Ma che faccio ora, tifo per Cullen? Forse se la merita una bella lezione dopo tutto, arrogante e spocchioso. Tié ben ti sta!
E invece vedo uno dei due rigargli un braccio con quello che deve essere un coltellino e sbatterlo al muro per poi farlo cadere a terra, andandosene via, dall’altra parte rispetto a dove sono io. Che diavolo faccio adesso? Cosa faccio? Me ne vado? Lo lascio lì? Edward e accasciato al pavimento e sembra molto dolorante, non si alza, non si muove, non ha reagito a quei due armadi ambulanti. O era spaventato, cosa impossibile dato la sua professione, o sta davvero male. Chissà cosa gli hanno fatto davvero? Chissà cosa gli hanno detto in realtà? E perché diavolo non si è ribellato? A che serve fare boxe se poi non riesci neppure a difenderti? I due tizi se ne sono andati da qualche minuto, io sono ancora nascosta qui dietro, e lui è fermo nella stessa posizione di prima, non si è mosso di un millimetro. Che faccio? Chiamo la polizia? Vado a chiedergli se vuole un aiuto? Se lo merita? Cielo, ma perché non mi faccio gli affari miei una buona volta? Mi giro ed il mio autobus sta arrivando..devo scegliere.
Arrrgg!
Maledette buone maniere e maledetto buon senso!
Lo so, nonna, lo so! Tutto quello che facciamo ha un suo perché, tutto quello che facciamo di buono ci sarà riconosciuto. Ma perché proprio per lui che mi ha offesa e umiliata? Lo so che da lassù mi stai guidando..e niente è lasciato al caso..ma uffa. Potevi scegliere meglio..no?!
Mi avvicino cauta, rimanendo vicino al muro, stando bassa nell’ombra, non sia mai che quei due dovessero tornare e vedermi, almeno sono nell’ombra e non possono notarmi.
-Ehi Edward.. – dico a bassa voce avvicinandomi di più. E’ ridotto male. Anche con la debolissima luce che c’è in questo punto posso vedere bene i segni sul volto e il taglio sul braccio destro.
-Isabella va via da qui! – dice con voce debole, ma dura. Ecco che torna fuori di nuovo il suo animo cattivo. Ed io che volevo aiutarlo. Sono una cretina, dovevo prendere l’autobus. Maledizione! –Quei tipi potrebbero tornare..va via.. – no, fermi tutti. Non è cattivo, è preoccupato.
-Non ti preoccupare..ce la fai a muoverti? Ti porto in ospedale.. – si agita a quelle parole.
-No, in ospedale no! – lo guardo stupita.
-Sei pazzo forse? Ti hanno fatto del male, devi andare a farti vedere..avanti, ti aiuto a tirarti su e poi chiamerò un’ambulanza!
-Isabella, ti ho detto di no. In ospedale non posso andarci! – sbuffo e mi alzo in piedi. Testardo, psicopatico, rompicoglioni di un Cullen! Nonna io ho fatto quello che potevo, mi sono fermata ed ero disposta a chiedere aiuto, non posso fare di più.
-Va bene, fa come diavolo vuoi..arrangiati. Ciao Edward! – gli volto le spalle e indispettita faccio per andarmene. Ho pure perso l’autobus per colpa sua. Che stupida che sono.
-Aspetta.. – mi fermo e mi volto a guardarlo. –Puoi solo..aiutarmi ad alzarmi? – mi chiede davvero aiuto? Beh infondo..sta male..potrei anche farlo. Oh al diavolo. Mi avvicino e mi abbasso sulla parte sinistra del suo corpo, appoggio il suo braccio sulle mie spalle e le mie braccia gli circondano il corpo. Facendo uno sforzo titanico riesco ad issarlo ed appoggiarlo al muro. –Grazie..ora puoi andare se vuoi.. – dice appoggiandosi con le mani al muro e cercando di sorreggersi da solo. Una smorfia di dolore gli attraversa il viso e cerca di non rumoreggiare, anche se il respiro è affannato.
-Se non vuoi andare in ospedale dove vai? – gli chiedo, mossa da un po’ di compassione. Lui scuote la testa.
-Andrò a casa di un amico, spero che sia fuori città almeno non mi vede nessuno.. – scuoto la testa.
-Sei incredibile..tutto per non farti vedere mal menato! Chissà cosa penserà la gente eh?! – lo prendo in giro ma lui scuote la testa.
-Se Emmett dovesse vedermi così finirebbe il lavoro al posto di quei due ceffi, voleva che mi tenessi distante dai guai prima dei campionati..e se i miei dovessero vedermi si preoccuperebbero a morte.. – può davvero farmi tenerezza questo ragazzo? Perché è quello che provo ora.
Uffa..nonna l’hai fatto apposta. Tanto lo so che sei stata tu.
-Dai..andiamo..dimmi dove devo portarti.. – lo sorreggo per la parte sinistra, e usciamo dal vicolo, gli prendo le chiavi della macchina dalle tasche dei pantaloni, cosa che non aiuta il mio rossore più di averlo praticamente abbracciato ma devo farlo, e l’aiuto a raggiungerla, per fortuna non è molto distante.
-Sai guidare? – lo guardo scioccata.
-Guarda che non sono stupida okay? – lo aiuto a posizionarsi in macchina e poi mi siedo sul lato guidatore, sistemandomi il sedile e controllando tutti i comandi. Beh è diversa dall’auto che guidavo a Forks, ma più o meno tutte funzionano ugualmente.
-Hai mai guidato a Londra? – scuoto la testa. –Bene, perfetto! Senti spostati, non voglio che anche la mia macchina ci rimetta stasera! – lo guardo allibita e poi scuoto la testa.
-Sei uno stronzo! Ma in queste condizioni rischieresti di rovinarla più tu che io! Ho la patente da un sacco di tempo Edward, è tardi e non c’è molto traffico in giro, faremo tutte strade nascoste così non c’è nessun pericolo.. – non so perché lo sto rassicurando, dato che mi ha offesa per l’ennesima volta.
-Come ti pare..ma fai un solo graffio alla mia macchina e giuro che ti sbatto davvero fuori di casa!
-Uuuuu…muoio di paura! Dove abiti? – lui scuote la testa.
-Non posso andare al mio appartamento. Rosalie ci abita di sotto, mi vedrebbe sicuramente e con lei c’è Emmett..te l’ho detto, starò a casa di un amico, che dovrebbe essere lontano.
-Allora vorrà dire che verrai a casa nostra..Devi curarti le ferite o davvero i campionati te li sogni! – perché ero così gentile? Perché? Avevo messo in moto e mi stavo dirigendo verso una strada nascosta che doveva costeggiare tutto il centro della città, poco trafficata, e farmi arrivare dall’altra parte. Era meno veloce di quella principale e soprattutto un po’ più lunga, ma pazienza. In effetti mi trovavo un po’ male a guidare, ma piano, piano ci facevo l’abitudine.
-Non posso venire a casa vostra Isabella, c’è Alice..ti ricordo che è mia cugina! – scuoto la testa.
-Non mi interessa..e comunque lei adesso non c’è, è fuori con Jasper e Tanya è fuori con uno dei tanti.. di Angela non ti devi preoccupare.. – facevo attenzione alle indicazioni, perché non ero molto pratica, ma sembrava che me la stessi cavando alla grande. Arrivati a un incrocio girai a destra e lo sentii mugugnare. –Che c’è ho sbagliato strada?
-No.. – rispose sofferente.
-Te l’ho detto che dovevo portarti all’ospedale! Facciamo ancora in tempo..
-No lì..ci lavora mio padre..non posso andare!
-Che razza di culo che hai! – dico sarcastica e lo sento ridere debolmente. Finalmente intravedo il palazzo. Tutta contenta parcheggio l’auto con molta fatica, ma per fortuna Edward fa silenzio e mi lascia fare tutte le manovre del caso. Una volta tirato il freno a mano sospiro soddisfatta. –La macchina è sana e salva, nessun graffio, e direi che adesso possiamo salire, ce la fai a fare le scale? – lo vidi sofferente. –Che te lo chiedo a fare? Tanto non ammetterai mai che stai male! Avanti..avanziamo o non arriveremo mai al sesto piano!
Come prima lo sorreggo su una spalla e con le braccia cerco di reggerlo anche dalla vita, so che le gambe gli fanno male saranno doloranti, ma non posso fare granchè, se potessi lo porterei in braccio, ma sono molto magra e impedita, rischio di cadere anche adesso, figuriamoci azzardarmi a caricarmi di un peso simile. E questo pensiero da dove mi è uscito? Insomma dai…lui è Edward Stronzo Cullen ed io lo sto aiutando già troppo.
Rischiamo di inciampare spessissimo ed ogni volta gli chiedo scusa, notando la vena disperata che ha sul volto. Sto facendo tutto il possibile, ma non è colpa mia se non c’è l’ascensore. Quando arrivo alla porta, con il fiatone e il dolore a tutti i muscoli suono il campanello, tenendo Edward all’in piedi con molta fatica. Angela apre la porta e si mette le mani davanti alla bocca.
-Che è successo? – si sposta per farci entrare.
-Gli ho rubato le chiavi e l’ho investito con la sua macchina! Poi però mi sono sentita in colpa! – lei sgrana gli occhi, mentre Edward ridacchia faticosamente.
-BELLA! – grida allarmata la mia coinquilina, non posso fare a meno di ridere anche io.
-L’hanno picchiato Angy.. – dico poi, lei annuisce. -Alice e Tanya sono fuori vero? – chiedo a voce bassa, lei annuisce ancora –Bene. Non devono sapere che è qui per il momento..prepara un pentolino con dell’acqua calda, io lo porto in camera mia e poi penseremo a dargli una ripulita. Angela..non una parola! – decisa compio gli ultimi passi fino alla camera e poi lo faccio entrare.
-Isabella.. – mi chiama a voce bassa.
-Shhh..recupera le forze. Adesso prendo qualcosa per medicarti. – lo appoggio sul letto e gli levo le scarpe aiutandolo a stendersi. Lascio la borsa per terra e prendo un barattolo da sopra la scrivania, esco chiudendo la porta. In che diavolo di situazione mi ero cacciata!
-Bella..che è successo di preciso? – Angela mi chiede con già il kit del pronto soccorso in mano.
-L’ho trovato nella strada vicino alla palestra che due lo malmenavano. Che facevo lo lasciavo lì? Lo so che è stronzo..ho provato a portarlo all’ospedale ma non vuole..dice che lì ci lavora suo padre e non può vederlo così e non può andare a casa perché Emmett si incazzerebbe. Che dovevo fare? – mi altero. Ma lei capisce che sono preoccupata e si avvicina accarezzandomi la schiena.
-Andrà tutto bene, ha solo qualche ferita, vedrai..credo che con il lavoro che fa ne ha passate di peggio. Solo..come credi di tenerlo nascosto ad Alice? – scuoto la testa.
-Non lo so, infatti credo che appena torna un po’ lucido gli dirò che è meglio se almeno Alice lo sappia. Gli parlerò.. – lei annuisce e poi mi fa spazio per mettere all’interno del pentolino delle foglie che ho all’interno del mio barattolino.
-Sei una brava ragazza Bella..anche se ti ha offesa e umiliata sei qui a prenderti cura di lui.. – la guardo.
-Angela..non sono stronza, non mi si addice..e non mi piace vedere qualcuno in difficoltà. Ora vado di là..tra dici minuti metti la tisana in una tazza e portamela in camera per favore. – lei annuisce e allora io prendo la scatola del pronto soccorso e la porto in camera mia, passando prima dal bagno a prendere una bacinella con dell’acqua e un asciugamano. –Sono qui.. – dico una volta entrata. Chiudo la porta a chiave, tanto Angela busserà! Edward è fermo nella posizione in cui l’ho messo, ha solo spostato un braccio sopra la pancia. Mi avvicino con la bacinella e l’asciugamano e mi siedo sul letto. –Tu sei proprio sicuro che non vuoi andare all’ospedale, vero? – provo a chiedergli ancora, lui annuisce senza dire una parola. Mi avvicino, arrotolo la manica della maglia e pulisco con dell’acqua il taglio sul braccio e poi quelli sul volto. In silenzio, non dico una parola e cerco anche di trattenere il respiro, il sangue mi fa venire la nausea. Poi prendo il disinfettante dalla cassetta e ne metto un bel po’ su una garza appoggiandola sul taglio sul braccio, lui stringe le labbra e sul volto si imprime una faccia sofferente. –Scusa, lo so che non sono delicata.. – mi mordo le labbra ma lui mi sorride.
-Sei delicatissima, ma brucia ugualmente.. – sorrido e poi prendo il disinfettate e pulisco anche quelle sul volto e sul labbro. Peccato, il suo volto adesso è rovinato dai graffi, ma è veramente bello. Sto ancora passando il disinfettante quando Angela bussa alla porta. La apro e la faccio entrare.
-Allora, come va? – scuoto la testa.
-Spero solo di non aver sbagliato Angela..Grazie della tisana.. – lei annuisce ed esce. So che posso fidarmi di lei e del fatto che non parlerà con Alice, probabilmente adesso si infilerà in camera e farà finta di dormire.
-Ti creo dei problemi ad essere qui, vero? – mi dice Edward quando torno affianco a lui sul letto.
-No..non mi crei problemi. E’ solo che..si beh..spero solo di aver agito nel modo giusto, invece di portarti al pronto soccorso.. – ammetto.
-Fidati, hai agito bene..
-Oh si detto da quello che non voleva andare al pronto soccorso è ovvio! – sorride ed io mi perdo a guardarlo, ha gli occhi chiusi, ma anche tumefatto è davvero bello. Peccato per la stronzaggine.
-Ahi.. – si lamenta piano, mentre sorride, ma vedo che si tiene la mano sul fianco in basso, verso il cinturone. Cerco di spostarla ma lui scuote la testa.
-Fammi vedere.. – dico piano.
-No Isabella…per favore.. – perché doveva chiedermi per favore di non alzare la maglietta? Mah.. sbuffo e la tiro via con forza, alzando la maglietta. Ha una ferita anche sul fianco e poco più giù c’è un tatuaggio. Forse era quello che non voleva vedessi. E’ seminascosto dalla cinta dei pantaloni, probabilmente avendo i pantaloncini da boxe alti lo nasconde perfettamente. Ignoro il tatuaggio, prendendo il disinfettante per pulirlo.
-Potevi dirlo subito che ti faceva male.. – dico a bassa voce, debolmente. Ero curiosa di vedere il tatuaggio, forse era il punto o forse il fatto che lui non voleva che lo vedessi, ma mi incuriosiva, parecchio. Mi occupai anche di quella ferita, e una volta che furono tutte ben disinfettate misi delle steri strips per “ricucirgliele”. Poi presi l’aspirina e gliela diedi da ingoiare con l’acqua che tenevo in camera –Ecco..adesso sei medicato.. – prendo un sorso della tisana e sospiro, pesantemente.
-Che bevi? – mi chiede e io sorrido.
-E’ una vecchia tisana per far passare la nausea, mi capita sempre con il sangue..- spiego.
-Oh..mi dispiace..Adesso posso anche tornare a casa, è molto tardi e Rosalie di sicuro non sarà sveglia.. – fa per alzarsi dal letto ma gli lancio un’occhiataccia.
-Non ti azzardare. Adesso stai qui e non ti muovi..non sei ancora in grado di andare a casa da solo.. – che diavolo mi prendeva adesso? Forse vederlo così indifeso mi aveva rammollita.
-Grazie Isabella, per tutto quello che hai fatto stasera, non avresti dovuto, dopo il modo in cui mi sono comportato.. – scrollo le spalle.
-Mia nonna mi ha insegnato la buona educazione e il non lasciare mai in difficoltà qualcuno..dovresti ringraziare lei e non me! – sorrido appena. –Vuoi qualcosa da bere o da mangiare? – lui sembra pensarci un attimo poi scuote la testa.
-No grazie..allora voglio proprio ringraziare tua nonna la prima volta che ti verrà a trovare! – sorrido amaramente.
-Mia nonna è morta qualche anno fa..ma tu non gli saresti piaciuto! Non andava d’accordo con le persone che mi offendevano. – gli lancio un’occhiata storta.
-Che figura! Scusami..io non lo sapevo.. – tenta di scusarsi ed io scuoto la testa –E comunque..vorrei che accettassi le mie scuse per come ti ho parlato in questi giorni..non sono solito comportarmi così. Lo giuro! E’ che… - passa una mano tra i capelli, in un gesto su cui mi fisso, lo faccio anche io! –No niente, lascia stare.. – dice poi. Sorrido e mi alzo dal letto.
-Resta qui, fermo e muto. Alice e Tanya sono tornate per cui potrebbero vederti. Vado di la a preparare qualcosa da mangiare..torno tra poco. – lo lascio in camera, facendo bene attenzione a non sbattere la porta o fare troppo rumore, ripongo la cassetta del pronto soccorso al suo posto e in cucina preparo delle crepes calde, prendo il brik di latte e due bicchieri. Metto tutto su un vassoio e quando le crepes sono pronte le sistemo sopra i due piatti e spengo tutto in cucina. In corridoio vedo Alice che esce dal bagno, cazzo sono nella cacca!
-Ehi Bella..cosa ci fai ancora in piedi? – sorrido appena.
-Mi è venuta fame..vuoi..una crepes? – le chiedo, sperando che mi risponda di no.
-Oh no, no..Jazz stasera mi ha portata a mangiare al messicano, sono talmente piena che credo di poter rotolare! Ma come mai ne hai fatte così tante? E poi..due bicchieri? – colta in fallo! Nonna! Aiutami a districarmi da questa situazione..
-Ehm..per l’acqua..sai non amo bere nello stesso bicchiere del latte. Ed avendo fatto un solo pasto sono molto affamata. Ti dispiace se mangio in camera? – le chiedo, sperando che non voglia compagnia per stasera. Lei mi sorride e scuote la testa. Ci auguriamo buona notte e quando sono sicura che la porta della camera è chiusa entro nella mia. Edward si è seduto appoggiando bene la schiena al muro.
-Alice? – mi chiede. Io annuisco e chiudo la porta a chiave.
-Si ma adesso è andata a dormire, per fortuna ho la stanza di fianco a quella di Angela.. – sorrido e metto il vassoio nel letto –Non so se ti piacciono.. – dico indicando le crepes.
-Non ti preoccupare..non ho comunque fame.. – lo guardo sbigottita e forse anche un po’ delusa.
-Oh..va bene. Almeno un bicchiere di latte? – scuote la testa di nuovo. Okay ho capito, ha paura che lo avveleni!

Pov Edward.

Si è presa cura di me come nessuno mai aveva fatto, e io l’avevo trattata malissimo. Non mi capacitavo della cura con cui mi aveva pulito le ferite, cercando di non farmi male. Aveva anche messo una pomata sui lividi e cosa importantissima, non aveva fatto domande sul tatuaggio. Ogni ragazza che lo vede chiede curiosa cosa significa e mi fa mille domande, a cui non voglio rispondere. Volevo evitare che lo notasse e non ho detto niente del dolore al fianco. E invece, mi ha sorpreso ancora, facendo finta di niente e curandomi solamente il taglio. Poi si era alzata e aveva preparato da mangiare anche per me..ma avevo lo stomaco chiuso.
-Non ti preoccupare..non ho comunque fame.. – vedo nel suo sguardo un velo di delusione, forse crede che non voglia mangiare perché ha cucinato lei. Spero che non lo pensi davvero.
-Oh..va bene. Almeno un bicchiere di latte? – scuoto la testa in senso di negazione. Ora ci è rimasta davvero male. La osservo mentre spalma sulla sua crepes della marmellata e poi prende un tovagliolino e la piega in quattro, dandone un morso abbondante e masticando voracemente. Credo che sia una delle poche ragazze con un fisico così che mangiano volentieri qualcosa di super calorico e mi viene da sorridere. Non mi sembra comunque volgare, anzi, è sempre molto bella.
-Allora..mi hai perdonato per ciò che ti ho detto? – lei si ferma un attimo e poi sorride scuotendo la testa. Sbuffo. Ma cosa devo fare con lei? –Perché lavori agli incontri? – le chiedo.
-Sembra che Londra offra molti sbocchi, ma la realtà è che non è così..per cui dovevo pur trovare un modo per pagarti l’affitto! – mi dice dopo aver ingoiato. Credevo non mi avrebbe risposto e invece l’aveva fatto, stupendomi ancora.
-Possibile che tu non abbia trovato altro? Non ti pesa lavorare ogni sera di fronte a uomini arrapati? – lei sorride e scuote la testa.
-Lavoro anche in biblioteca, ma la paga è poca..ed è molto peggio lavorare in un bar fino alle due di notte ed uscire da sola per tornare al campus, fidati! Almeno gli incontri finiscono sempre prima di mezzanotte e c’è l’autobus che mi porta fino davanti casa.. – sorride amaramente e poi beve un sorso di latte. Cavoli mi sta facendo venire voglia di mangiare.
-Forse una crepes l’accetto volentieri.. – lei sorride e mi fa l’occhiolino.
-Lo sapevo che non avresti resistito! Marmellata o cioccolata? – la guardo come se mi avesse chiesto l’ovvio e poi apre il barattolo della Nutella. –Si..è anche la mia preferita!
-In che bar hai lavorato? E’ qui a Londra? – lei scuote la testa.
-Io non sono Inglese..vengo dagli Stati Uniti.. – e questa cosa mi lascia stordito. Ma continua a spiegarmi senza interrompersi, mentre spalma accuratamente una buona dose di cioccolata sulla mia crepes e la piega a metà e poi un’altra volta a metà. –Ho frequentato Yale, comunque un’Università distante da casa, anche per la triennale e mio padre non poteva permettersi di pagare tutto quanto, così ho trovato un lavoro in un bar..con i soldi mi sono pagata tutto, tranne la retta universitaria. – ed ecco che tutto quello che le avevo detto veniva buttato al cesso in un solo istante. Lei aveva studiato, si era laureata ed aveva lavorato per mantenersi e poi era volata oltreoceano per continuare gli studi e si manteneva da sola.
-Grazie.. – le dico quando mi porge il piatto con la crepes. Non sapevo che dire.
-Scommetto che sei senza parole eh?! – alza il sopracciglio mentre prepara l’altra crepes per lei, ma non mi guarda negli occhi, come se avesse timore. –Potresti cercare di conoscere di più le ragazze, prima di offenderle! – mi dice con un cipiglio arrabbiato e deluso. Beh..colpito e affondato.
-Hai ragione..scusami. Io..se ti dico perché l’ho fatto, giuri di non prendermi per pazzo, maniaco e stupido? – lei mi guarda stupita.
-Intendi..più di quello che ti considero adesso? – annuisco e sorrido, mangiando un altro pezzo della crepes. E’ favolosa e mi riscopro affamato.
-Beh..ti osservavo da tempo e vedevo che alla palestra eri sempre sulle tue, leggevi, ogni sera avevi un libro tra le mani e poi..salivi sul ring e i tuoi occhi si spegnevano, come se indossassi una maschera..quel giorno quando quel tipo ti ha toccato il sedere ho visto i tuoi occhi vivi ed ho pensato ad un modo per rivederli così..tutto qui.. – non la guardo, ma osservo le mie mani che tengono la crepes.
-Ehm..si..bene..che dovrei dire io in questo momento? – alzo lo sguardo titubante e la vedo rossa di imbarazzo. E’ così naturale..così sé stessa che mi dice ogni cosa che pensa.
-Niente..di solo che sono perdonato per le stronzate e cattiverie che ho detto.. – lei ci pensa un po’ e poi sorride.
-D’accordo..ma solo perché hai capito che nel mio sguardo c’era qualcosa di diverso..
-Ed io non posso sapere perché, vero? – lei scuote la testa, questa volta tornando seria. –Cosa studi? – si rilassa ancora e beve un sorso di latte. Io mi sposto un po’ per prepararmi un’altra crepes con la nutella e lei sorride.
-Letteratura, faccio dei corsi master di approfondimento..è un po’..complicato! I corsi che ho scelto sono tre molto approfonditi, ma sono affascinanti, almeno per me! – dice passandosi una mano tra i capelli.
-Tu sei partita dagli Stati Uniti per venire fin qui, a seguire dei semplici master qualsiasi? – la guardo sempre più sbigottito. Lei mi osserva come se fossi un alieno.
-Oh no, no.. non sono master qualsiasi! E’ una professoressa fantastica, che praticamente segue l’intero corso di studi di letteratura all’University College London..E’ un sogno poter fare lezione con lei, credo che le università Americane siano piene di docenti validi, ma lei..è qualcosa di eccezionale. Ha scritto anche un libro, molto interessante, che ho utilizzato come fonte per la mia tesi!
-Ma va..non ci credo! E chi sarebbe questa super docente? – lei mi guarda male per il tono ironico che ho usato.
-La professoressa Masen.. – allargo gli occhi dalla sorpresa e quasi mi cade la crepes.
-Stai parlando di Esme Masen? – le chiedo per conferma. Lei annuisce ed io scoppio a ridere cercando di fare meno rumore possibile. Non.Ci.Credo!
-Ti fa tanto ridere? La conosci? – incrocia le braccia al petto e mi guarda con sufficienza.
-Oh si che la conosco..è mia madre! – allarga la bocca sorpresa e dopo porta anche le mani per nascondersi la bocca aperta.
-Oh.Mio.Dio. Stai scherzando? – scuoto la testa, mentre ancora sto ridendo, incapace di fermarmi. –Voglio sotterrarmi! Vado in strada a farmi prendere sotto da un bus..torno subito! – fa per alzarsi ma la fermo chiamandola.
-Isabella! – nella voce ancora il suono della risata –Stai qui, dove vai! – ma non riesco a fermarmi. Anche se mi fa male tutto quando rido, ma è più forte di me. –Dio la tua faccia, dovevo fotografarti. Mi avresti rallegrato le giornate!
-Si beh grazie..dopo questa magnifica figura di merda posso anche allontanarmi dall’Inghilterra e non tornarci più! – scuoto la testa mantenendo un sorriso.
-Guarda che non hai detto nulla di male, l’hai solo elogiata e non può che rendermi felice..
-Si si..certo! immagino già cosa succederà..tornerai a casa e dirai a tua madre che una sua studentessa lavora come pseudo-spogliarellista nella gabbia di matti dove anche tu lavori..beh..bellissima figura, non c’è che dire! – sbuffa e si copre la faccia con le mani.
-Non le dirò nulla di quello che hai detto..però se vuoi posso mettere una buona parola per farti passare l’esame! – mi guarda come se la cosa la inorridisse. Era spaventata e schifata! Strano..di solito quando ho frequentato qualcuna del corso di mia madre era proprio perché volevano passare l’esame.
-Oh ti prego, giurami che non lo farai..posso sopportare qualsiasi cosa, anche gli insulti..ma non questo! – e mi sorprende ancora una volta. Torno serio e scuoto la testa.
-Non le dirò nulla..promesso. Ma..come mai ci tieni così tanto? – scrolla le spalle tornando a bere il suo latte.
-E’ ciò per cui sono nata, credo..voglio farcela da sola, con le mie forze..già devo ringraziare papà perché ha usato parte dell’eredità della nonna per pagarmi il costo dei master, che ti assicuro è molto, molto alto.. essendo il mio un corso molto particolare..almeno una cosa che posso fare da sola, lasciatemela fare.. – sorrido. In fondo..un po’ ci assomigliamo. Anch’io avevo iniziato con la boxe perché era una cosa che mi veniva bene, in cui nessuno poteva aiutarmi e mi lasciava appagato perché ero bravo, senza che gli altri dovessero fare qualcosa per me.

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