mercoledì 26 marzo 2014

Capitolo 1



 

Capitolo 1

Pov Bella.

Sono seduta su questa scomoda sedia di plastica e aspetto il mio turno, leggendo un libro. Cosa ho scelto oggi? Semplice..Cime tempestose!
La prima volta che l’ho letto avevo dodici anni, me ne stavo sdraiata sotto le coperte, con la piletta che mi aveva regalato nonna Swan per la lettura, di nascosto da mio padre. Nonna Swan era una donna fantastica, amava la sua famiglia in modo totale, ma io ero la sua preferita, forse derivava dal fatto di avere lo stesso nome, forse era dovuto al fatto che passavo le estati con lei, nelle vaste campagne italiane. Quando finiva la scuola ero così elettrizzata che Charlie, mio padre, doveva legarmi al letto per farmi stare buona i giorni prima della partenza. Ma ero felice, la nonna mi faceva sentire allegra e mai una volta fuori posto..potevo comportarmi come volevo, addirittura correre in intimo per tutta la sua tenuta. Mi aveva rimproverato solo due volte per i miei cattivi modi di stare composta, ed io avevo imparato a essere una brava ragazza, stando a contatto con lei e i suoi modi gentili e ordinati. Tra le mura di casa potevo essere eccentrica e birichina, fare quello che volevo ed essere spensierata e menefreghista..ma dal momento in cui c’erano ospiti o andavo da qualche parte dovevo sapere come comportarmi secondo le buone maniere! Ci sono voluti anni ed anni di vacanze ma alla fine il risultato era stato eccellente. Io mi trasformai in una ragazzina per bene, e non più il maschiaccio di Forks, e lei si ammorbidì quel tanto che bastava per passare un intero pomeriggio con me, in aperta campagna a leggere un libro seduta sull’erba! Quando scoprì la mia passione per i libri e per tutti i generi possibili, mi regalò la sua collezione più antica, che ancora è custodita gelosamente all’interno della libreria chiusa a chiave nella mia camera da letto, qui a Londra, perché non me la sono sentita di lasciarla a Forks. Non è molto preziosa, perché non c’è nessun manoscritto o nessuna rilegatura in oro..ma è molto datata e di facile usura, per cui ho ritenuto che fosse il caso di non lasciare alla mercé di ogni persona che mi viene a trovare. Insieme alla collezione di libri però mi aveva anche regalato una piletta soffusa, perché le avevo confessato che alle volte stavo anche durante la notte a leggere, ma papà riusciva a scorgere la luce da sotto la porta, anche quella della piccola abat-jour, e mi ordinava di andare a dormire e di smetterla di leggere quegli insulsi libri. Fu la mia fortuna, o la mia rovina, dipende dai punti di vista. Già all’epoca dormivo pochissimo, la mattina le occhiaie erano pesanti sotto i miei occhi castani e faticavo a reggermi in piedi. Ero talmente stanca certe sere che crollavo ancora prima di aprire il libro. Ma il giorno seguente ero come nuova e ricominciavo il tour de force. I miei voti a scuola non ne hanno risentito, per fortuna, o Charlie avrebbe di sicuro vietato quel mio piccolo passatempo. Comunque con il tempo è diventata un’abitudine, addormentarsi con il libro tra le mani a tarda notte.
Mi sono diplomata senza aver nessun tipo di problemi ed ho ottenuto una borsa di studio per l’università: Yale. Mio padre ci teneva perché studiassi lì, diceva che era rispettabile, che potevamo permettercelo con l’aiuto di nonna Swan, e che lui avrebbe fatto di tutto per me. Così ci ho riflettuto, mi sarei allontanata più di quello che avevo preventivato al momento delle domande al college, perché non pensavo di andare oltre a Seattle, così ci ho pensato talmente tanto che il cervello si stava usurando ancora prima di essere usato per la laurea. Accettai e mi iscrissi lì. Nonna Swan provvide a pagare l’alloggio e alcuni voli che feci durante l’anno per tornare a casa.
Due anni fa la nonna ci ha lasciati, e quel giorno per me è indelebile. E’ stato papà a trovarla, seduta sulla poltrona di casa, con la tv ancora accesa e una tazza di tè sul tavolino di fianco alla poltroncina. Mi chiamò subito, dandomi la bruttissima notizia ed io presi il primo volo per tornare a casa. Persi molti giorni di lezioni, e dovetti saltare anche degli esami, che recuperai in seguito, grazie alla pazienza dei professori e alla benevolenza del rettore.
La nonna non è riuscita a vedermi con la laurea in mano, non è potuta stare lì con me ad esultare per la mia gioia, ma sono sicura che sia stata proprio lei ad indirizzarmi il mio nuovo cammino.
Due mesi dopo la laurea alla facoltà di lettere di Yale, stavo navigando in Internet quando in un banner pubblicitario di un sito di acquisti on-line ho notato la scritta OXFORD. Mi si è aperto un mondo. Il mio cuore ha preso a battere forte, come se riconoscesse un potenziale di felicità e appagamento. Ero stata ore sul sito dell’università inglese più rinomata per verificare che fosse tutto come era sempre stato, e guardando i corsi dei master, mi sono innamorata di alcuni che facevano proprio al caso mio. Mi sono presa del tempo per informarmi a fondo e fu in quel momento che trovai dei master tenuti dalla professoressa Masen all’University College London, meno costosi e con molti meno requisiti per accedervi. Ho aspettato a parlarne con papà, anche perché non era una scelta facile.. per nessuno dei due. Ho lasciato passare un altro mese, in cui avevo parlato con alcuni dell’ufficio dei responsabili di quel college, domandando cosa avrei dovuto fare per entrare a far parte dei corsi. Così un giorno che mio padre era tornato contento da una battuta di pesca con l’amico secolare Billy, mi ero fatta avanti.

Flashback
-Senti papà..io ho preso una decisione…credo che non ne sarai molto contento, dopo avermi ascoltata, ma spero, in cuor mio, che tu capisca la mia necessità e il fatto che ci ho ragionato molto..e che soprattutto, questo non è un modo per allontanarmi da te. – mi guardava come se già le premesse non gli piacessero, ma mi fece continuare a parlare. –Ho preso informazioni su dei master che voglio seguire, ma sono a Londra..all’University College London. – mi guarda allibito, gli occhi se potessero uscire ancora di più lo farebbero, ne sono sicura.
-Bells, mi prendi in giro? Cosa diamine stai dicendo?
-Ti sto dicendo che devo fare un test per entrare in una delle tra le più accreditate università Londinesi, anche solo per dei corsi master, e che spero di avere qualche possibilità di farne parte papà. E’ qualcosa che sento mia..è come se fossi stata richiamata..
-Bells..io..non capisco..Non sei felice qui?
-Si che sono felice papà. Te l’ho detto, non è un modo per allontanarmi. Sono felice con te, con Leah, con Jacob e addirittura con Seth..ma se mi stai chiedendo se mi vedo qui, nel mio futuro..la mia risposta è no. No perché non sono realizzata. Mi è sempre piaciuto studiare, sono stata definita nerd per tre quarti della mia vita papà..ed ora voglio esserlo fino in fondo. La nonna non mi avrebbe mai ostacolato, lei sapeva quanto per me era importante..
-Non mettere in mezzo tua nonna, lei non centra nulla!
-Si che centra..perché lei per me era importante e mi voleva un gran bene..sono sicura che sarebbe stata fiera della mia scelta. Non ti sto chiedendo il permesso..ma vorrei la tua approvazione, è importante questo.
Flashback

Avevamo concluso la discussione rimandando a una giornata più tranquilla. E così era stato qualche giorno più tardi. Avevamo messo a tavolino le condizioni per la mia partenza, avrei avuto a disposizione l’eredità di nonna Swan per portare avanti i miei studi, certo, ma dovevo trovarmi un lavoro perché papà non poteva certo pagare ogni mio sfizio. Ed io non avevo obiettato. Avevo fatto domanda per fare il test d’ingresso, e mi hanno assegnato il punteggio massimo, per questo ho avuto uno sconto sul costo del master, per fortuna, anche perché erano cifre molto alte..ma d'altronde..si trattava di un’Università a Londra! Ne potevo svolgere uno alla volta, il che mi permetteva tranquillamente di lavorare, nel frattempo. E tutti e tre i corsi che mi interessavano erano tenuti dalla stessa professoressa, di cui avevo già sentito parlare e di cui avevo letto un libro, una specie di manuale per comprendere gli autori del mille e seicento. Ero esaltata, felice, realizzata. Così avevo impacchettato tutte le mie cose, i miei vestiti, i dischi, i miei libri e li avevo portati con me a Londra.
Non mi piaceva stare all’interno del campus, le camere andavano condivise ed io avevo bisogno della mia privacy, cercai un appartamento, in una delle zone limitrofe alla città, in modo che gli affitti fossero bassi e la possibilità di muoversi con i mezzi pubblici non si riducesse. La mia fortuna è stata trovare altre studentesse come me, proprio all’interno di quello che era uno degli appartamenti migliori che avevo visitato. Avevo parlato direttamente con loro, che dicevano di conoscere il proprietario di quello stabile e che non c’era assolutamente problema se andavo a stare lì, anzi, avremmo diviso ancora di più le spese, che comunque erano molto basse, stranamente. Avevo trovato un appartamento, il mio posto al college e tre amiche. Si perché Alice, Tanya ed Angela erano diventate subito un punto di appoggio, soprattutto per me, lontana da tutti gli affetti con un oceano di mezzo.
Quando volevano sapevano essere dolcissime e confortevoli, ma il più delle volte le prime due mi lasciavano completamente senza fiato. Avevano un amore smisurato per tutto ciò che era lo shopping, che si trattasse di vestiti o di gingilli per la casa assolutamente inutili. Angela invece era sempre moderata e forse per questo l’amavo un po’ di più. La mia preferita era Alice, nonostante la sua costante allegria e voglia di far festa, l’esuberanza e la mania per la moda, non c’era alcun dubbio..lei in pochissimo tempo si era fatta strada nel mio cuore, ed è diventata la sorella che non ho mai avuto. Non gliel’ho detto ed ho cercato di mantenere comunque un certo grado di distacco, perché sfortunata come sono nei rapporti con le persone, sono sicura che presto o tardi rimarrò delusa anche da loro..alla fine le persone mi deludono sempre, in un modo o nell’altro.
Per pagarmi l’affitto ho dovuto cercare un lavoro..cosa che sembra facile in una città multietnica ed ampissima come Londra..ma che nella pratica è sfiancante e soprattutto inconcludente. Ho passato mesi prima di ricevere una chiamata, ma finalmente adesso lavoro, addirittura in due posti diversi. Le mie lezioni si concentrano principalmente la mattina, e per fortuna mi mancano ancora pochi mesi per terminare il primo master, così ho il pomeriggio libero e lavoro nella piccola biblioteca del rione di dove abito. Chi meglio di me, divoratrice-assetata di libri? Ma la biblioteca chiude alle sette e mezzo, per cui in pratica è un lavoro part-time, con una buona paga, ma non tale da permettermi l’affitto e le mie piccole chicche. Ho dovuto cercare qualcos’altro che mi permettesse di avere qualcosa in più a fine mese..e così mi hanno presa per fare la ragazza del ring, agli incontri di boxe. Non devo fare nulla di che..solo passare con un cartello tra le braccia, possibilmente alto, con un bikini microscopico ed una gonna che quando cammino mi mostra come se fossi in spiaggia. All’inizio non volevo accettare, la nonna mi aveva insegnato ad essere una signorina per bene molto tempo fa, e non volevo deluderla. Ma poi, parlando con Alice, avevo capito che non lo facevo per piacere o per sfuggire a responsabilità più grosse, ma anzi, era il mio modo per mantenermi e nonna Swan ne sarebbe stata fiera. Lo speravo, ma comunque a mio padre non dissi niente, per i primi tempi.
Così ecco spiegato il motivo per cui sono le undici e mezzo e sono mezza nuda, su questa sedia di plastica a leggere Cime Tempestose, in vista dell’esame finale del corso, prima di dover salire e sculettare per quel quadrato recintato in cui si scontrano pesi massimi e pesi minimi.
Non è affatto appagante fare questo lavoro, ma cosa pretendo? Il mondo gira male..ed io devo solo adattarmi.
-Isabella? – uno degli speaker mi chiama sotto voce, sono vicino a loro e per fortuna tra i giudici non ci sono solo uomini, ma anche delle donne, così mi sento più tranquilla.
-Si? – chiudo il libro e lo guardo. E’ un uomo un po’ grassottello, con gli occhiali e la barbetta incolta, gli occhi neri e i capelli brizzolati..non so perché ma George mi ispira fiducia quando mi parla, forse perché solitamente è proprio lui a rivolgersi a me, e non lascia mai che siano gli altri, che molto spesso mi guardano con la faccia allupata.
-Tocca a te fra qualche secondo! – annuisco e mi preparo. L’unico inconveniente è che devo portare i tacchi tutta la sera, ma ci ho fatto l’abitudine e passerà. Quando suona il gong mi alzo all’in piedi e mi avvio per le scalette con il grande cartellone con su scritto il numero due. L’arbitro mi aiuta a scavalcare gli elastici e lo ringrazio. Faccio la mia passerella sorridendo e poi torno indietro, appoggio il cartello e mi risiedo. Quanto vorrei il mio mini accappatoio in questi momenti, odio dover essere sotto l’attenzione di tutti, ma è un lavoro che paga, e va bene così, per il momento. Riapro il libro, ma non faccio in tempo a iniziare a leggere che un ragazzo si accuccia vicino alla mia sedia ed attira la mia attenzione. Con il gioco di luci e buio che c’è nella sala non riesco a vederlo bene, ma i suoi occhi verdi, scurissimi, mi incantano.
-Scusa, puoi vedere quando sono in scaletta? – lo guardo confusa. Perché io dovrei sapere chi è lui? Sembra che da come lo dice sia conosciuto..ma chi diavolo è?
-E tu saresti? – non riesco a vedere bene la sua espressione ma è chiaramente stupito e addirittura un po’ incazzato.
-Lascia perdere, me la sbrigo da solo. – si rialza e si rivolge a George, che a quanto pare lo conosce benissimo. Gli da le informazioni che richiede e poi lo vedo sparire. Sono tentata di chiedere al mio amico speaker chi era quel ragazzo, ma le pagine di Cime Tempestose mi attendono, molto più interessanti.
Dopo un quarto d’ora sta iniziando l’ultimo incontro. Per fortuna questa sera ci sono solo pochi iscritti e soprattutto una sola disciplina. Salgo sul ring e di nuovo sfilo di fronte a tutti, cercando di farmi scivolare addosso gli sguardi degli uomini che vorrebbero portarmi fuori da qui e sbattermi al primo muro che trovano.
L’ultimo incontro solitamente mi sembra più lungo, sarà che sono stanca e non vedo l’ora di andare a casa, sarà che perdo la cognizione del tempo..o forse sarà che i giudici sono stanchi e non controllano bene il cronometro..ma sta di fatto che è più lungo.
Quando lo speaker chiama sul ring i due fighter involontariamente alzo lo sguardo sul quadrato di fronte a me. Ci sono due ragazzi, entrambi con il casco e il paradenti che gli sfigurano il viso, entrambi con i pantaloncini classici con una tigre e dei guantoni, entrambi con le protezioni per i piedi. Uno dei due è davvero molto muscoloso, credo che le sue braccia siano così gonfie che sono pronte per esplodere, la stessa cosa per le gambe. Non è una gara di culturismo e certe volte fa anche un po’ ribrezzo vedere degli sportivi così, anche perché si tratta di sportivi professionisti. L’altro invece è un ragazzo normalissimo. Beh..normalissimo, dipende sempre dagli standard. Ha le spalle larghe, le braccia muscolose, le gambe anche..e la solita tartaruga che fa impazzire ogni donna, però è un po’ nascosta da un velo di pancia che sembra stia sparendo nel tempo o comparendo piano, piano. E’ muscoloso, ma se dovessi vederlo in giro non direi mai che tira di boxe. Questo incontro me lo voglio proprio vedere..non sono appassionata, anzi credo che la violenza sia una delle pochissime cose che non tollero, ed è già un controsenso che io lavori qui, ma l’ho già detto: i soldi servono a pagare le bollette! Questo incontro, però, si prospetta interessante, voglio proprio vedere le doti di quel mingherlino in confronto a quella montagna vivente. Prima però devo ricordarmi il suo nome, giusto per poter sapere almeno di chi si tratta.
-Senti George, ma il mingherlino, quello con il pantaloncino bianco..chi è? – lui mi guarda stordito dalla mia domanda. Solitamente non me ne frega niente di questi incontri, ho il mio libro e quando sfilo mi faccio desiderare, proprio come mi ha chiesto l’organizzazione che mi ha assunta.
-E’ Cullen, Edward Cullen..non lo conosci? E’ uno dei più grandi pugili di questi due anni..ha fatto una fortuna sfacciata..E’ magrolino ma è scaltro e soprattutto veloce. Possibile che tu non ne abbia mai sentito parlare? – il cognome mi diceva qualcosa, ma al momento non ricordavo niente.
-No, assolutamente..non sono una di quella che compra giornali scandalistici o si informa sullo sport, tendo più a preferire le letture classiche!  - dico alzando il libro dal mio grembo.
-Noto..sei sempre lì con la testa immersa in quelle pagine..ma ce l’hai una vita? – lo dice scherzando, lo so bene e difatti sorrido.
-Si George, non ti preoccupare. E’ che devo preparare un esame per un corso di letteratura approfondita, in realtà gli altri devo ancora leggerli, ma volevo partire da questo perché è il mio preferito. – Veniamo richiamati verso il ring perché George deve aiutare a fare la cronaca dei movimenti dei due pugili. Li osservo, guardo accuratamente i loro movimenti e mi accorgo che quel Cullen è davvero molto agile, riesce a sfuggire a quasi tutti gli attacchi della montagna e poi lo attacca in velocità, senza neanche dargli il tempo di accorgersene.
Passano anche il secondo e il terzo round, ovviamente il vincitore è proprio il mingherlino. Sorrido tra me e me, è proprio la verità..non serve avere muscoli se non hai tutto il resto!
Saluto i miei compagni di avventura e vado nello spogliatoio per cambiarmi. Una volta fuori dalla palestra nella quale si è tenuto il piccolo torneo prendo una profonda boccata d’aria.
Non faccio in tempo a fare un passo verso la fermata dell’autobus che sento la porta aprirsi e mi sento spinta in avanti da qualcosa di molto forte. Alzo lo sguardo e un ragazzo che è uscito dalla palestra, dall’uscita staff tra l’altro, mi ha proprio buttata a terra senza neppure chiedere scusa o sapere se mi ero fatta male. Maledetto, stronzo! Eh ma la mia memoria infallibile non gli darà tregua, perché ho notato i suoi capelli bronzei e sbarazzini e la prossima volta che lo rivedrò all’interno della palestra gli dirò quello che si merita! Stronzo!
Mi rialzo, aiutata da me stessa invece di essere aiutata dal cretino che mi ha fatta cadere, e vado alla fermata dell’autobus. Per fortuna non devo aspettare molto, appoggio la tessera e quando l’abbonamento viene riconosciuto mi siedo nel sedile di fianco all’autista, in queste ore non si può mai stare tranquilli e per lo meno qui vengo ripresa dalle telecamere interne, se mai dovesse succedere qualcosa. Quando sono alla fermata scendo e di corsa attraverso la strada per andare a casa. Sono fortunata perché la fermata è proprio di fronte e così non devo camminare a tarda notte per questo quartiere, che comunque mi incute paura anche se è molto tranquillo. Quando salgo i sei piani di scale e apro la porta trovo Tanya ed Alice che discutono sul divano, mentre Angela è al telefono in un angolo del salotto.
-Sono a casa.. – saluto le mie coinquiline.
-Ehi Bella..allora com’è andata la giornata? –già!! Riesco a vederle solamente la sera quando torno a casa, se non è troppo tardi e se non sono fuori con i ragazzi o a ballare, e la mattina quando facciamo colazione assieme. Io pranzo a casa, perché la biblioteca è vicina e riesco a conciliare le due cose, mentre loro pranzano all’università tutti i giorni, ma quando è ora di andare dall’altra parte di Londra, per il mio secondo lavoro, allora ho il tempo solo di mangiare in bus o aspetto di arrivare lì e prendo qualcosa al volo. In sostanza..e’ come se non ci fossi a casa.
-Normale, come le altre..a parte che c’è stato un tipo che mi ha spinto per terra all’uscita della palestra e non si è neanche fermato a chiedermi se stavo bene! – lascio la borsa di fianco alla poltrona e mi ci siedo sopra. –E voi?
-Io e Tanya abbiamo fatto un giro in centro questo pomeriggio, ci sono i saldi e abbiamo comprato alcune cose, ma soprattutto abbiamo visto delle cose davvero carine per te, cosa ne dici se sabato ci andiamo insieme? – sorrido e scuoto la testa. Alle volte mi piace andare a fare shopping con loro, non sempre eh, ma ci sono giorni che ho talmente tanto bisogno di staccare la spina che glielo chiedo io stessa. Ma questa volta i soldi mi servono per tornare a casa un po’. E’ da quando sono partita, febbraio scorso, che non torno, è venuto solo mio padre a Londra per trovarmi, una settimana ad aprile, ma non lo vedo da sei mesi e lui non si può muovere con il lavoro.
-Mi dispiace ragazze, ma devo risparmiare. Ho intenzione di tornare oltreoceano per Natale e mi servono i soldi per il volo! – passo una mano tra i capelli liberi e ovviamente osservo Tanya che fa una smorfia per niente solidale nei miei confronti.
-Non comprerai niente, ma almeno un giro in centro ti va di farlo?
-Prometto di pensarci.. – non mi andava di smontarle completamente. Così sorrisi, anche se sapevo che comunque alla fine avrei acconsentito. –Vi vanno delle crepes? – mi guardano, scoppiano a ridere ma annuiscono. Mangerei dolci a tutte le ore del giorno e della notte, e spesso e volentieri quando torno a casa dopo il lavoro preparo o le crepes o dei waffles o dei pancake, tutto rigorosamente accompagnato da un bel bicchiere di latte. Le mie abitudini alimentari non sono per niente salutari, lo so, ma sono giovane, ho tutta la vita davanti per essere rigorosa con la dieta e per ora non ho nessun problema!
Mentre preparo l’impasto per le crepes Alice è venuta ad aiutarmi a preparare i piatti e la marmellata o la cioccolata da metterci all’interno.
-Senti, ma Angela con chi sta parlando al telefono? – lei mi guarda triste.
-Suo padre..Vuole assolutamente che passi le vacanze a casa, in Irlanda, ma lei non vuole perché le mancano solamente due esami e vuole terminare a febbraio, ma sa già che a casa non riuscirà a studiare..insomma è una storia lunga..
-La capisco..mio padre vorrebbe che mi fermassi a Forks fino a febbraio e ci ho discusso molte volte, ma sembra che non capisca che devo lavorare e devo terminare il corso.. – usciamo dalla cucina per vedere Angela che ha dato una manata sul tavolo del salotto con una rabbia da far indietreggiare persino Tanya.
-Ehi..che succede Angy? – gli chiede Alice dolcemente.
-Mio padre è stupido! Non capisce che non è un capriccio..devo restare qui se voglio terminare gli esami..non posso perdere altro tempo! – sorrido verso di lei. Per tutte e tre questa è la prima avventura da sole, all’università, perché per la triennale hanno scelto di studiare nell’Università vicino a casa, appoggiandosi sempre ai genitori.
-Angy..stai tranquilla, presto gli passerà! A volte capita, quando si è lontani, che i genitori diventino egoisti. Ma lo fanno perché ci vogliono bene e vedono le nostre richieste o le nostre imposizioni come se fossero capricci, come se fossimo ancora bambine. Ma stai serena, gli parlerai con calma, spiegandogli i tuoi progetti, promettendogli che terminati gli esami starai a casa per molto tempo..e allora tutto passerà. Loro accetteranno la tua idea e non insisterà più!
-Sembra che tu sappia sempre cosa fare Bella.. – sorrido scuotendo la testa.
-E’ normale..voi avete studiato tutte vicino a casa, Tanya per esempio anche per la magistrale non si è spostata più di tanto, in mezzora torna a casa quando vuole..ed Alice deve passare il confine..-sorrido alla mia amica scozzese –E anche per te è la prima volta che stai lontano da casa per così tanto tempo Angy.. Io ho già la mia dose di esperienza..
-Non ci hai mai raccontato come hai raccontato ai tuoi che saresti venuta a Londra a studiare.. – sorrido scuotendo la testa.
-Ve lo racconterò di fronte a delle crepes calde! – non avevo mai detto a loro che mia madre non c’era, mi ero sempre ripromessa che quando sarebbe stato il momento giusto gliel’avrei detto, eppure in tutto questo tempo non l’avevo mai fatto ed erano passati otto mesi, da quando vivevamo assieme. Ed ora era arrivato il momento, sperando che non si offendano per tutto ciò che ho aspettato. Preparo le crepes e le porto in tavola ancora calde.
-Allora? Siamo curiose.. – spalmo la marmellata nella mia e la piego in due metà e intanto inizio a parlare.
-Beh ecco..Come sapete ho studiato a Yale, neppure quella è stata una scelta fatta con serenità. Mio padre è lo sceriffo del piccolo paesino in cui ho vissuto fino al liceo e non è che guadagnasse una cifra che mi potesse assicurare un futuro roseo. Così scegliere il college completamente dall’altra parte degli Stati Uniti è stato sofferto. Ma assieme alla nonna, che mi ha aiutata molto con la retta, sono riuscita a convincere per bene anche mio padre. Poi però..la nonna è morta e papà ha dovuto provvedere a me da solo..così quando gli ho parlato di un master a Londra mi ha urlato addosso..ma poi, per me farebbe di tutto per cui abbiamo discusso a tavolino di ogni dettaglio..ed eccomi qui..dall’altra parte dell’oceano! – scrollo le spalle mentre mangio la mia crepes.
-Ho paura a chiederlo ma.. tua madre? – mi chiese Angy con tono dolce.
-Mia madre è sparita quando avevo sette anni. Non so neppure che faccia abbia adesso, che fine ha fatto, che voce ha al telefono. Se la vedessi per strada non la riconoscerei neppure. Mio padre ha cancellato ogni traccia di lei in casa e nonna Swan l’ha aiutato. Di quel periodo ricordo solamente le sbornie che mio padre smaltiva sul divano e il fatto che per mesi mi sono dovuta arrangiare a fare tutto. Ho pianto parecchie volte, credendo che la causa del suo allontanamento fossi io, ma poi nonna Swan mi ha aiutata a capire che tante volte, tra marito e moglie, accadono delle cose non centrano nulla con i figli..e così è stato con i miei genitori..
-Hai mai..saputo cos’è successo realmente? – annuisco.
-Ovviamente. Quando sono stata abbastanza grande nonna Swan mi ha raccontato ogni cosa. Mi ha detto che lei è sempre stata un po’ anticonformista e addirittura mio padre l’aveva arrestata una volta perché faceva un comizio non autorizzato contro le pellicce..insomma se n’è andata perché, a detta di mia nonna, “Il cervello bacato che si ritrovava ha agito così, non c’è una spiegazione razionale possibile..” – mi guardavano allibite e anche un po’ tristi. –Ragazze..su! Non vi sto mica raccontando chissà quali cose..vivo con questa convinzione da parecchi anni, ma neppure il giorno che la nonna mi ha raccontato queste cose avevo ‘sta faccia! Riprendetevi!
-Come fai a essere così..così..allegra e solare anche adesso? Mentre lo racconti..come se non ti importasse? – prendo la mia seconda crepes e questa volta ci spalmo la cioccolata prima di rispondere ad Alice.
-Perché è così..non mi interessa! E’ una cosa che non mi tocca più… - spiegai, anche se tenni per me ogni altro commento. Non dissi loro cosa avevo provato, come mi sentivo ad odiare mio padre, come mi colpevolizzavo, come amavo stare fuori casa per non sentirmi sola…tutte cose che non avrei mai detto loro. Tutte le mie emozioni rimanevano con me.
-Non ti fa male parlarne? Ricordare? – mi chiede Alice, crollata solo dopo una crepes.
-Perché dovrebbe? Nel caso in cui, un giorno remoto, molto lontano, improbabile e alquanto impossibile, mia madre decidesse di venire a cercarmi..allora incanalerei la mia rabbia e darei sfogo a tutte le parole cattive e represse che ho da quel lontano giorno di moltissimi anni fa..ma per ora, non ho nessuno con cui prendermela, mio padre ha sofferto già abbastanza perché io rivanghi con rabbia il passato, e voi non meritate di sentire parole dure contro una donna che neppure sapete come si chiama.. – finisco la mia crepes e quando alzo gli occhi le trovo tutte e tre a fissarmi! –Che c’è? Sono sporca? – loro scoppiano a ridere, scuotendo la testa.
-Dio Bella, sei un mito! Se fossi lesbica ti limonerei proprio in questo momento! – Ah già..le doti super di Tanya nei momenti migliori, farti morire dal ridere con qualche frase che non centra una cippa e che probabilmente nessuno oserebbe mai dire. Fuori luogo, e assolutamente inappropriata. Ma ti fa sempre spuntare il sorriso. E le voglio bene..tanto anche! Ridiamo tutte quante e poi sistemiamo felici le pentole e i piatti in lavastoviglie, facendola partire, dopodiché andiamo tutte quante a dormire.

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