mercoledì 26 marzo 2014

Capitolo 2



Capitolo 2

Pov Bella

Okay. Facciamo il resoconto. Ho il libro che devo terminare, ho una tazza di caffè per aiutarmi a stare sveglia, qualche Waffles perchè sapevo di non riuscire a mangiare nulla, il bikini, la gonna, le scarpe..perfetto. Non manca nulla!
E’ giovedì e la settimana sembra andare di male in peggio. Chissà ora di sabato cosa mi aspetta. Sarà che oggi non ho per niente voglia di andare a tirare su un cartellone mezza nuda e farmi vedere da tutti quegli uomini arrapati. Sarà che vorrei starmene a letto con i miei waffles immersi nella cioccolata perché mi sento triste oppure sarà che oggi ho fatto tutto di corsa perché mi sono addormentata e di conseguenza tutto è andato peggio del solito. Sono sulla metro che mi porta dall’altra parte di Londra, nella solita palestra utilizzata per gli incontri di boxe. Stasera non è un incontro importante, come quello di domani, ma comunque devo fare il mio lavoro e comunque devo indossare quello stupido costume e quegli odiosissimi tacchi e sfilare ed ancheggiare davanti a tutti. Per fortuna ci sarà George, la mia salvezza personale. Lui in quel posto è come un padre per me, ha due figlie piccole e le ho conosciute qualche mese fa perché sua moglie aveva un viaggio di lavoro e non sapeva a chi lasciarle. E’ dolcissimo con le due bambine e non gli farebbe mancare mai niente, in questo ho rivisto mio padre, nei piccoli gesti, nel fare attenzione che avessi il piatto ben pieno, rispetto al suo, perché dovevo crescere o nell’accertassi che non avessi bisogno degli occhiali. Quando sono cresciuta le esigenze sono cambiate ma lui c’è sempre stato, fin dove poteva arrivare. Mi ha procurato una macchina, un pick-up vecchio e sgangherato che però era molto sicuro per me completamente instabile. Mi aveva mandata a studiare a Yale e poi qui, a Londra. E George è così per le sue Chatrine e Penelope.
Quando arrivo alla palestra corro subito nello spogliatoio a infilarmi gli abiti da lavoro e poi entro in sala, dove alcuni uomini sono già seduti attorno al ring e mi guardano come se non avessero mai visto una donna.
-Ehi Isabella..sei in ritardo! – George mi guarda preoccupato. Gli ho detto tante volte di chiamarmi Bella, che il mio nome completo non mi dona, forse perché donava solo a mia nonna, ma non ne vuole sapere. Dice che gli piace, che fa Italia..e poi mi sorride.
-Ho avuto una giornata infinita..cominciata malissimo. Purtroppo ho dovuto posticipare degli appuntamenti ed ho preso la metropolitana più tardi..mi spiace!
-Non ti preoccupare! Magari la prossima volta avvisa, così ci preoccupiamo meno! – annuisco e sorrido. Prima che le luci si possano spegnere e rimanere concentrate solo sul ring intravedo la chioma bronzea che martedì mi ha spalmata per terra sul marciapiede. Oh stasera non mi sfugge!
Prendo il primo cartello e salgo sul ring, dopo che gli speaker hanno fatto tutte le presentazioni del caso. Come ogni volta, appena scendo dal quel quadrato mi fiondo sulla mia sedia e riprendo a leggere. Finalmente sto terminando la lettura di questo libro. Certo mi piace leggere e non smetterei mai, ma purtroppo ne ho altri da leggere per l’esame e devo essere sicura di riuscire a scrivere la critica comparata dei tre, come ci ha chiesto la professoressa, proprio prima di partire per Forks. Non faccio in tempo a terminare le due pagine che già devo salire di nuovo con il cartello numero due. Ho deciso, stanotte la passerò sveglia a leggere. Vi chiederete..come fai ad averlo letto decine e decine di volte ma non riesci a scrivere una critica decente senza leggerlo un’ulteriore volta? Semplice..non l’ho mai letto con l’occhio critico con cui avrei dovuto farlo. L’ho sempre trovata una lettura interessante e spassionata, per coprire i buchi della giornata, ed ora quindi, devo stare attenta ai particolari..anche se penso di conoscerlo a memoria. Salgo ancora sul ring, è il terzo round, ed ultimo per questi due fighter. Quando termina l’incontro sento lo speaker che al posto che annunciare il nuovo incontro fa zittire le persone e si prepara ad un discorso serio. Volto lo sguardo verso il ring e vedo che dall’altra parte, sotto un velo di luce che spicca dal ring si trova il ragazzo dai capelli bronzei. Ecco, l’ho individuato.
-Cari spettatori..stasera purtroppo abbiamo una cattiva notizia per voi..il nostro campione, Edward Cullen, non gareggerà per un po’ di tempo, il suo allenatore gliel’ha sconsigliato per rimettersi in forza in vista dei campionati nazionali..per cui stasera è qui in veste di sostenitore dei nostri sfidanti! Sali sul ring! – la gente lo acclama, esultano, applaudono..tutto come se fosse un divo della tv. Probabilmente, per questa gente lui è equiparabile all’attore che ha girato Smallville. Quando vedo sul palco il ragazzo con i capelli bronzei ricollego tutto. Lui è il tipo mingherlino che martedì sera ha battuto la montagna vivente, lui è quello che mi ha chiesto informazioni alle quali non ho saputo rispondere, ma è anche la stessa persona che mi ha fatto cadere senza chiedere almeno scusa. Che razza di stronzo!
-Ehi gente! Lo sapete fosse per me combatterei anche adesso, ma il mio allenatore è proprio contrario a queste cose e non riesco a convincerlo affinchè faccia di testa mia.. – la sua voce, coperta dalle urla della gente, sembra più dolce e più bella rispetto a quella dell’altra sera. Ma è pur sempre uno stronzo, maleducato.
Finalmente scende dal ring e lo vedo sedersi proprio di fronte alla giuria, dall’altra parte del ring. Certo..se è così famoso non ha mica bisogno di questi incontri da quattro soldi, addirittura i campionati nazionali. E pensare che non ci avrei scommesso neppure un centesimo su di lui, quando l’avevo visto sul ring, piccolo com’era.
Finalmente anche questa serata finisce e come al solito esco dalla palestra ed attraverso la strada per aspettare l’autobus che mi riporterà a casa. Nessuna delle ragazze stasera mi ha aspettata, sono tutte quante a dormire. Facendo silenzio mi stendo sul letto, ancora vestita e mi addormento.

*****
Non so come ho fatto a svegliarmi in orario questa mattina, come ho fatto a farmi la doccia, colazione, truccarmi e andare a lezione senza arrivare in ritardo. Credo che oggi possa essere classificata tra le giornate “si”. Anche in biblioteca è andato tutto per il meglio, poi sono corsa nella palestra e avendo un po’ di tempo mi sono seduta sul marciapiede a leggere il libro e a bere un po’ di caffè. Per fortuna avevo le ultime trenta pagine, stasera lo avrei terminato e da domani iniziavo il secondo.
-Ehi..tu sei la ragazza del ring vero? – ecco..passavo per questo. Certo, avevo chiesto che non fosse nominato il mio nome, ci tenevo a mantenere un po’ di privacy, dato che già dovevo spogliarmi abbastanza. Mi giro verso la provenienza della voce e mi accorgo che è proprio il ragazzo dai capelli ramati a parlarmi, Edward Cullen. Chiudo il libro in un tonfo e mi alzo senza rispondergli, andando verso l’entrata della palestra lo urto con la gamba e lo pianto lì senza una risposta. Non merita niente da me. Assolutamente niente.
Mi cambio con calma e poi mi avvio nella sala, con il mio libro tra le mani.
-Isabella! – mi saluta George quando arrivo, lo saluto sorridendo e lui indica con un’occhiata il mio libro. –Ancora non l’hai terminato? E’ troppo noioso per caso? – scuoto la testa.
-Affatto! E’ che non ho mai un minuto libero per finirlo e il tempo stringe! Devo riuscire a consegnare il mio paper entro la fine del corso oppure non avrò più tanto tempo per starci dietro.
-Dai Isabella..è venerdì, tra due giorni è turno di riposo e vedrai che avrai tutto il tempo che vuoi! – sorrido e lo ringrazio. Quando si spengono le luci sono pronta sulla scaletta per entrare in scena. Passeggio, sculetto e sorrido. Più di così non posso davvero fare, per me è già uno sforzo questo. Mi siedo sulla mia sedia e riprendo a leggere da dove mi ero interrotta prima, per colpa di quell’Edward. Che poi..perchè diavolo aveva voluto parlarmi? Forse mi aveva riconosciuta e voleva scusarsi per avermi buttato a terra l’altra sera? No..impossibile. Già lo vedo..uno come lui non chiede scusa!
Sento il gong e con una rapidità mostruosa lascio il libro sulla sedia e salgo sul ring, con il cartellone numero due. Quando ritorno però ho una spiacevole sorpresa. Seduto sulla mia sedia si trova proprio Edward che se la ride divertito con George. Mi guardo attorno per individuare un’altra sedia e anche per vedere dov’è finito il mio libro, ma non trovo nessuno dei due. Allora mi avvicino a George.
-Ehi George, hai per caso visto il mio libro? – passo una mano tra i capelli, quelli per fortuna posso tenerli come voglio e li lascio sciolti, è stupido lo so, ma mi sento appena più coperta.
-No..ti ricordi dove l’avevi messo prima? – alzo le sopracciglia verso Edward che se ne sta accomodato poi come se qualcuno gli avesse fatto presente che si stava parlando di lui scatta sulla sedia.
-Oh..Oh questo dici? – alza il sedere e prende il libro da dove prima ci era appoggiato. Pazzesco. Questo ragazzo è davvero odioso. Lo prendo con fervore e poi lo fulmino.
-Comunque questo sarebbe il mio posto..ce ne sono molti altri che puoi occupare con il tuo enorme culo! – gli dico sprezzante. George mi guarda allibito e poi sorride scuotendo la testa, forse non si aspettava una tale grinta da me.
-Ehi ritira gli artigli tigre! Ero venuto a fare due chiacchiere con il mio amico..tra poco te la lascio la tua sedia preziosa! – indisponente, arrogante, presuntuoso, maleducato e stronzo! Siccome tocca a me però non posso star qui a litigare con lui, affido il mio libro a George e poi salgo sul ring, con il numero tre. Quando scendo di nuovo, lui è ancora lì e non sembra aver voglia di andarsene. Sbuffo e faccio segno a George di passarmi il libro. Mi siedo per terra, di fronte al tavolo della giuria. Quel maledetto non si è spostato dalla mia sedia per tutta la sera. Accidentaccio!
Mi cambio. Infilo i miei pantaloni comodi della tuta grigi a vita bassa e la maglia bianca a maniche corte e poi volo fuori dalla palestra. Neanche a farlo apposta, mentre sto camminando per il marciapiede qualcuno mi urta, ma questa volta non cado.
-Stronzo! – dico a voce alta, perché mi senta. Quando si volta noto che è proprio Edward che mi ha spinto, per la seconda volta.
-Sgualdrina! – lo urla, tutte le persone si girano e mi fissano.
-Scusa che hai detto? – mi avvicino a passo veloce, con lo sguardo minaccioso.
-Hai capito bene! – gli mollo un ceffone sul viso, questo di certo non se lo aspettava perché mi guarda strabiliato.
-Offendimi un’altra volta in questo modo e giuro, su ciò che ho di più caro a questo mondo, che non me ne importerà un fico secco di chi tu sia o di quanta forza hai più di me, ti troverò e ti farò pentire di aver anche solo respirato! – lui mi guarda con un ghigno malefico.
-Ma va..offesa? Dovrebbe essere un complimento..non è il lavoro per cui ti pagano abbondantemente qui dentro? – lo guardo allibita.
-Eh si certo..sono una puttana solo perché indosso un bikini e sculetto portando un cartello tra un fight e l’altro! Complimenti Edward Cullen! Molto maturo da parte tua..ma sono sicuro che ti hanno dotato solo di muscoli e niente cervello, per cui mi farò scivolare addosso tutte le tue offese!
-Oh..ma non sono solo le mie offese da cui dovresti guardarti mia cara..sono gli sguardi di quelli lì dentro, quando agiti il tuo culo da puttanella per tutto il ring, quelli ti dicono effettivamente quanto sei troia! – scuoto la testa e giro le spalle incazzata come una bestia. Nessuno si è mai permesso di parlarmi così, mai nessuno ha osato offendermi in questo modo. Ed anche se le lacrime stanno per scendere, voglio avere l’ultima parola.
-Spero solo che la tua ragazza possa fare un lavoro dignitoso per pagarsi la retta all’università, sempre che abbia un cervello per essere ammessa e che sappia come lavorare anche fuori dai marciapiedi! Stronzo! – salgo sull’autobus che sta arrivando e neppure mi volto indietro. Non me ne frega se si è incazzato più di quello che sono io, non me ne frega di aver offeso una ragazza che probabilmente non c’entra niente. Io faccio un lavoro onesto, non vendo il mio corpo ad altri uomini..porto solamente dei cartelli che indicano il numero di round e pagano bene, dannazione. Quei soldi mi servono per pagare l’affitto, per permettermi di pagare il biglietto quando tornerò a Forks e andrò a trovare mio padre. Ma lui queste cose non può saperle ed offende, mi umilia, mi getta merda addosso senza sapere un briciolo di me. E questo mi ferisce..perchè di persone come lui ce ne sono molte, e tutti hanno pregiudizi uguali.
Quando arrivo a casa non calcolo neppure le ragazze che sono sedute sul divano e mi butto a dormire. Non faccio la doccia, non mi cambio neppure..ho solo voglia di dimenticarmi l’orrenda serata che ho passato. Loro sanno che certe volte ho bisogno di stare da sola e non vengono a disturbare, gli voglio bene per questo.
Quando sento un braccio scuotermi mi accorgo che dei raggi di sole penetrano all’interno della stanza ed illuminano il viso di Alice.
-Ehi dormigliona..che ne dici di passare una giornata in centro? Angela ha bisogno di svagarsi un po’ e pensavamo che forse, dato il modo in cui hai sbattuto la porta ieri sera, ne avessi bisogno anche tu..che dici? – annuisco, ancora incapace di parlare. –Bene..allora hai un ora e mezza di tempo per fare un’abbondante colazione e una doccia, poi passeremo tutta la giornata in centro! – se ne va saltellando ed io rimango ancora un po’ nel letto. Ho proprio bisogno di una giornata in totale svago con le mie amiche e non ho l’intenzione di farmela rovinare dal ricordo di ieri sera.
Quando arrivo in salotto noto che sul tavolo ci sono già delle crepes calde con la cioccolata. Bontà mia! Mi verso un bicchiere di latte e poi comincio a mangiare avidamente, sperando di addolcire un po’ i miei pensieri con quella colazione ipercalorica! Ma come promesso dopo un’altra ora sono pronta per raggiungere il centro di Londra e magari, perché no, acquistare qualcosa in saldo. Ho voglia di fare una piccola pazzia e se per caso i soldi non dovessero bastare per il biglietto aereo aspetterò il mese successivo per tornare a casa..pazienza!
Appena arrivate non ho fatto in tempo a dire che mi serviva un caffè che Alice e Tanya erano già all’interno del primo negozio. Non potevo credere alla rapidità con la quale si spostavano tra i reparti e provavano i capi all’interno dei camerini. Io ed Angela eravamo completamente stordite ed ancora al piano terra. Nel terzo negozio in cui siamo state ho acquistato un vestito carino verde acqua, senza spalline e che cade morbido, è semplicissimo e non è nulla di ricercato, ma è estivo e colorato e costava meno della metà, il che era veramente irrisorio! Siamo andate a pranzo, ovviamente avevano optato per un ristorante che conoscevano bene, ma io ed Angela, abbastanza più in sede di loro due evidentemente, abbiamo consigliato un pranzo più economico e così abbiamo preso delle insalate take away. Se volevamo acquistare qualcosa in più dovevamo pur risparmiare su qualcosa. Io comunque non capivo come facessero Alice e Tanya a farci stare tutte quelle cose in camera, era ancora un mistero, dato che ogni volta che uscivano compravano qualcosa.
-Ehi Alice! – sento qualcuno che chiama la nostra amica da poco distante, la voce proviene dalle nostre spalle, ma non mi giro, aspetto che Alice dica qualcosa, magari non lo conosce realmente o magari è qualcuno che le da fastidio.
-Edward! Ciao! Che bello vederti! – Edward? Uhm…quante possibilità ci sono che quello non sia effettivamente lo stronzo, bastardo Edward Cullen che ieri mi ha dato della sgualdrina? Beh magari mi giro e scopro che non è lui! Infondo..Londra è grande, ci sono centinaia di persone che si chiamano Edward..no? Ma quando mi giro ho una spiacevolissima sorpresa. E’ proprio lui e sta abbracciando Alice in modo caloroso. Bene..questi due si conoscono ed anche bene evidentemente. –Che ci fai in giro senza scimmione? – gli chiede Alice e vedo che lui ride. Dio..è affascinante però. Non sono cieca, incazzata e inviperita si, ma cieca no. E’ davvero un bel maschio, perbacco! Alla domanda di Alice ride anche la ragazza bionda al suo fianco. E’ molto alta, i capelli sono lunghi e lisci sulle spalle, il braccio attorno a quello di Edward e un vestito semplice ma molto bello, color nero, abbinato a un paio di sandali alti, con dei piccoli gioielli sulla caviglia. Sicuramente la sua ragazza!
-Rosalie, sei splendida come al solito! – Alice abbraccia anche la ragazza, che ricambia con calore.
-Grazie..ma vedo che anche tu non ti trascuri eh?! – Alice fa una giravolta su se stessa e poi sorride.
-Che sgarbato..ciao ragazze! Come ve la passate? – si rivolge a Tanya e Angela che sono nel lato destro di Alice, di fronte alla bionda mozzafiato. Sembra un’altra persona adesso, sembra gentile e affettuoso..Spero che non si sia accorto di chi io sia perché se ricomincia con le offese non so davvero se riuscirò a fermarmi dall’urlargli in faccia, anche se Alice è una mia cara amica.
-Bene..anche se siamo un po’ sotto pressione per gli esami! Ma tu..dimmi un po’, ho sentito che parteciperai ai campionati nazionali! – e se avevo qualche dubbio ora ne avevo proprio la conferma.
-Eh già..infatti Emmett mi tiene a freno e non mi fa fare un accidenti! Allenamento, solo e duro allenamento! Qualche volta vorrei divertirmi a prendere a pugni qualcuno..che ne so, mia sorella per esempio! – tutte ridono e la bionda gli da una gomitata, evidentemente lei e la sorella vanno molto d’accordo.
-Oh Edward, non ti abbiamo presentato Isabella, lei è la nostra coinquilina..ti ricordi ne avevamo parlato una volta! – Alice sorride e si volta verso di me, forse aspettandosi che tenda la mano per presentarmi ed invece incrocio le braccia al petto e parlo con astio.
-Lo conosco già.. – un serpente farebbe meno paura.
-Già! Ci si rivede sgualdrina! – allargo gli occhi allibita. Non ci credo che mi abbia offeso anche di fronte alle mie amiche. Alice infatti si volta a guardare me e poi Edward confusa.
-Ehi..che succede? – si intromette.
-Niente..E’ solo che il tuo amico, qui, ha la concezione un po’ antica e moralista..per lui una che sculetta in bikini per guadagnarsi da vivere è una puttana, e non ha nessuna remora a dirlo al mondo..Ma quando spinge una ragazza per terra non ha neppure la buona decenza di chiedere scusa. – lo fisso negli occhi, rabbiosa, incazzata e lui ha sempre quel ghigno malefico e divertito sul volto.
-Mi sembra che non ti sia stata presentata la mia fidanzata, Rosalie, sai ha il quoziente più alto di tutta Oxford..e per guadagnarsi da vivere fa la segretaria in una grande società! – vedo la ragazza raddrizzarsi un po’ e fulminare Edward. Allungo la mano, cortesemente.
-Isabella Swan! Sono tanto dispiaciuta per te..hai scelto proprio il cafone numero uno! – poi mi giro verso le ragazze, completamente stordite e confuse –Vado a casa a prepararmi per fare la sgualdrina anche stasera! Ci si vede.. – do le spalle a tutti e mi avvio verso la fermata della metropolitana. Perfetto. Una giornata che era iniziata bene doveva essere rovinata da uno così..perfetto!

Pov Edward.

L’ho notata. Ho fatto finta di niente per vedere come si comportava, ma lei è con loro. Non so nulla di lei, ma l’ho trattata come una ragazzaccia, quando magari è una ragazza per bene che lavora per mantenersi. Non so se sia possibile, ma è un’alternativa. Comunque sono stato cattivo e ingiusto, ma mi piace vedere il fuoco nei suoi occhi. L’ho osservata più volte alla palestra e se ne sta ferma, a leggere quei maledetti libri, senza partecipare mai attivamente. Poi sale sul ring, cammina come se facesse quel lavoro da un’eternità e ritorna a sedersi con una grazia infinita. Quando Alice ci presenta credo di avere un ghigno soddisfatto sul volto, voglio proprio vedere come si comporta.
-Lo conosco già.. – ha incrociato le braccia al petto e mi ha lanciato un’occhiataccia, forse spera che non racconti niente del suo lavoro.
-Già! Ci si rivede sgualdrina! – si stupisce che io l’abbia chiamata così anche di fronte alle sue amiche e sinceramente non mi credevo capace neppure io. Alice fa slittare lo sguardo da me a lei curiosa di sapere cosa sta succedendo e infatti ce lo chiede dopo poco.
-Ehi..che succede?
-Niente..E’ solo che il tuo amico, qui, ha la concezione un po’ antica e moralista..per lui una che sculetta in bikini per guadagnarsi da vivere è una puttana, e non ha nessuna remora a dirlo al mondo..Ma quando spinge una ragazza per terra non ha neppure la buona decenza di chiedere scusa. –mi fissa e il suo sguardo è incazzato, sono sicuro che ha una voglia pazza di prendermi a sberle, proprio come ha fatto ieri sera e il mio sorriso malefico copre la sorpresa delle sue parole. L’avevo spinta e non le avevo neppure chiesto come stava, troppo preso da me stesso e poi volevo chiedergli scusa giovedì sera ma lei se n’è andata via senza neppure rispondermi, come se fossi uno da evitare.
-Mi sembra che non ti sia stata presentata la mia fidanzata, Rosalie, sai ha il quoziente più alto di tutta Oxford..e per guadagnarsi da vivere fa la segretaria in una grande società! – sento Rose al mio fianco irrigidirsi, lo so quanto odia quando la metto in mezzo alle mie scenette, ma mi ama anche per questo. E poi..non ho proprio resistito, volevo vedere la sua faccia di fronte a questa ulteriore prova. Ma mi sorprende ancora tende la mano verso Rose e la guarda dispiaciuta ma determinata.
-Isabella Swan! – ecco come si chiama!- Sono tanto dispiaciuta per te..hai scelto proprio il cafone numero uno! – poi si gira verso le altre e conclude –Vado a casa a prepararmi per fare la sgualdrina anche stasera! Ci si vede.. – gira le spalle, senza salutare ne me ne Rose e dopo questa raffica di insulti mi trovo tutti gli occhi delle ragazze puntati su di me e una sberla dritta sul coppino!
-Ahi Rose! Ma che diavolo! – lei mi guarda in cagnesco!
-Chi diavolo era quella? E perché cavolo mi hai presa in mezzo? Lo sai che non lo sopporto, lo sai che non voglio essere la ragazza che viene presa all’occasione per far ingelosire qualcuna o per farle scappare..sono stanca di questa storia Edward, vedi di cambiare registro. Anche perché mi sembra che questa Isabella abbia poca paura delle tue intimidazioni! – annuisco e incrocio le braccia.
-Credo tu ci debba qualche spiegazione, perché scommetto che Bella non ne vorrà proprio parlare quando torniamo..andiamo a prenderci un caffè! – Alice non ammette repliche, così ci sediamo nel primo bar vicino e ordiniamo dei caffè. Tutte mi guardano curiose ed attendono solo che inizi a raccontare. Bene..d’accordo. Inizio a spiegare tutta la faccenda, da martedì sera che non sapeva neppure chi io fossi, fino alla sera precedente nella quale avevo dato il peggio di me.
-Sei assurdo! Io davvero non ti riconosco più! Mi stupisco anche del fatto che abbiamo la stessa madre! – Rose si inviperisce e mi punta contro il dito.
-Anch’io cugino, sono d’accordo con Rose! – Alice scuote la testa delusa. Odio deludere le persone, odio che le persone che amo siano deluse da me.
-Vedrai quando lo dirò alla mamma, ti farà fare il giro del giardino un miliardo di volte, ma quando ti prenderà il manico della scopa te lo rompe dieci volte su quella testa dura che hai!
-Ehi, Ehi..voi dovreste difendermi! Siete la mia famiglia.. – E allora qualcuno che non avevo ancora sentito parlare intervenne.
-Io vado a casa, magari riesco anche a parlare con Bella prima che vada al lavoro..sono sicura che starà tirando giù il salotto! Ci vediamo dopo a casa, ciao Rose.. – Angela alza la mano verso mia sorella, che ricambia e poi fa per uscire dal bar ma Tanya la ferma chiamandola.
-Aspettami, vengo con te..magari in due la facciamo ragionare e non ci spacca la chitarra addosso! E’ stato un piacere rivederti Rose, passa da noi qualche volta, anche insieme a Emmett, ma lascia a casa lo scimpanzé da circo, ha già fatto troppi guai! – da un bacio sulla guancia a mia cugina e se ne va senza neppure salutarmi.
-Sarei io lo scimpanzé da circo? – chiedo alzando il sopracciglio. Di risposta ricevo solo una sberla sulla testa da mia sorella e lo sguardo deluso di mia cugina. Ma in che diavolo di situazione mi ero cacciato?

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