martedì 8 aprile 2014

Capitolo 9



Capitolo 9


Pov Bella.

Stamattina mi sono svegliata contenta, per una volta, e senza il solito grugno mattutino che mi fa pretendere silenzio e caffè, come cose principali. Non so cosa mi è successo, come se il mio corpo fosse pieno di energia ed avesse voglia di sputarla fuori il prima possibile. Tanya giustamente mi ha presa in giro per gran parte della mattinata, indipendentemente dalle lezioni da seguire, arrivavano messaggini simpatici e un po’ fastidiosi che si burlavano di me. Ridevo, rispondevo con una linguaccia e mi riconcentravo.
Oggi la professoressa sembrava più stanca del solito e con il volto pallido e il naso rosso, nonostante il trucco, e sperai che non si stesse ammalando, o tutti i miei progetti finivano nel cassetto. Era a buon punto nel programma ed io ero davvero a buon punto con lo studio. Se fosse andato tutto secondo i piani fra un mese sarei stata a Forks e avrei riabbracciato mio padre e Jake. Ma se la madre di Edward, e pensare a questo mi dava davvero troppi altri pensieri, si fosse ammalata..avrebbe dovuto recuperare le giornate perse a fine del corso ed avrei dovuto rinunciare poichè i biglietti per tornare sarebbero stati troppo cari perché a cavallo delle festività.
Tutto questo comunque..non spiega il motivo per cui in questo momento, all’una e un quarto circa, sono seduta ad un tavolo di un bar di fianco alla facoltà, con Edward.
Vediamo se mi torna in mente…
Erano circa le undici quando il mio cellulare ha preso a vibrare nella borsa, ero indecisa se leggere il messaggio o maledire più tardi Tanya e il suo dannatissimo senso dell’humor di questa mattina. Invece mi convinsi ad afferrarlo, nonostante fossi tra le prime file, e a leggere l’ennesimo messaggio. Mi sorpresi a vedere il mittente diverso: Edward.  

“Buongiorno, probabilmente ti starò disturbando durante la lezione, interessantissima senz’altro, della tua amatissima professoressa Masen –linguaccia-…ma mi stavo chiedendo se ti andasse un caffè nel pomeriggio…E”

Avevo sorriso e ignorato il messaggio finché non sentì di nuovo la vibrazione attivarsi. Ripresi il telefono controllandolo dopo solamente venti minuti. Non era possibile che mi avesse scritto di nuovo in così poco tempo. E invece era proprio lui.

“Sai che sarei capace di sbatterti fuori di casa se non accetti? – linguaccia – E”.

Avevo sorriso istintivamente, sapevo che non faceva sul serio e decisi di rispondere per farlo smettere.

“La lezione di tua madre è molto interessante, e tu me la stai facendo perdere. Purtroppo devo rifiutare per il caffè, sono impegnata oggi. Ci sentiamo in un altro momento. B.”

Ero riuscita ad ascoltare gran parte della lezione, e mancavano solo dieci minuti alla fine, quando il telefono vibrò di nuovo. Scocciata lessi velocemente il messaggio, scoppiando a ridere silenziosamente.

“Dovrò dire a mia madre di lasciarvi uscire prima, ti sto aspettando da cinque minuti abbondanti. Ho deciso che pranzeremo assieme. Senza possibilità di rifiutare. E”

Quando ero uscita dall’aula mi sentivo stranamente elettrizzata nel vederlo. Si lo so che era stupido considerato i precedenti e la promessa di andarci piano. Ma mi sentivo bene e non ricacciai indietro quella sensazione e non mi privai neppure del beneficio che ebbe sul mio corpo la vista di lui, appoggiato alla macchina, con l’occhiale da sole, un cappellino a coprire il volto rovinato dopo i pugni di ieri, una t-shirt sotto una giacchetta sportiva e un jeans attillatissimo. Dio com’era bello. Lo era sempre stato, ma solo ora gli davo la giusta importanza.
-Ciao Bella! – scossi la testa sorridendo e avvicinandomi.
-Ciao Edward! Lo sai che è scortese non chiedere il permesso? – lui mi guardò con un ghigno e poi scosse la testa.
-Come stai? E si..so che è scortese chiedere il permesso, ma tu hai detto che dovevi rifiutare per il caffè per un impegno, non che non avessi voglia di vedermi, per cui ho colto la palla al balzo! – il sorriso trionfante mi fece sorridere, anche se avrei dovuto essere arrabbiata.
-E sia! Ma qualcosa di leggero o mi addormenterò studiando questo pomeriggio! Comunque sto bene, tu piuttosto? – lui abbassò l’occhiale da sole per un momento e mi guardò torvo.
-E tu avresti rifiutato un caffè con l’impegno di..studiare? – annuii. –Oh cielo! Ho incontrato la nuova Jane Austen!
-Anche se è un grandissimo onore essere paragonata a lei, ti ricordo che io non scrivo assolutamente, non ci proverei neppure! Per cui è un insulto a lei principalmente! Per il famoso caffè.. – dissi rimarcando la parola caffè – Ti ricordo che devo lavorare questo pomeriggio, e che questo corso prevede un esame finale per cui devo davvero studiare.. – annuì e staccandosi dall’auto mi fece segno di seguirlo. Lo affiancai e insieme proseguimmo verso un bar poco distante in cui ci sedemmo ad un tavolino, di fianco alla vetrata enorme, da cui potevamo vedere il passeggio fuori.
-Allora, come è andata la lezione stamattina? – lo guardai, incrociando le braccia al petto.
-Oh..sono stata molto distratta..un ragazzo molto, davvero molto, irrispettoso ha pensato bene di interrompermi più volte dall’ascoltare la Magnificenza che ci stava spiegando un capitolo molto importante dell’ultimo libro che dovrò leggere.. – ovviamente avevo esagerato un po’, ma solo per stimolare un po’ la conversazione!
-Dovrò picchiarlo questo ragazzo! Anche se credo non sia stata molto interessante come lezione, anzi..credo che mi sarei annoiato a morte fossi stato in te.. – scossi la testa sorridendo.
-Passerei le ore intere con tua madre a parlare di letteratura! – sbuffò e incrociò le braccia facendo il broncio tipico di un bambino che si sta per mettere a piangere.
-La mia mamma mi ruba sempre le conquiste più intelligenti! – risi ancora più forte.
-Io non sono una tua conquista!
-Non ancora! – si corresse e sorrise. –Allora, cosa prendi da mangiare? – guardai verso il bancone e individuai dei tramezzini.
-Due Tramezzini andranno benissimo! – ovviamente la sua occhiataccia sembrò dirmi “davvero mangi solo due tramezzini per pranzo?!” –Che c’è?
-Ma..come fai a reggerti in piedi? – diventai un po’ rossa per l’imbarazzo e poi mi rilassai. Edward sapeva cose ben peggiori che diamine!
-E’ un’abitudine che ho preso fin da piccola, purtroppo. Faccio un’abbondante colazione la mattina, con tutto quello che è possibile mangiare e poi a pranzo stuzzico qualcosa per non addormentarmi nel pomeriggio. A cena recupero! – non sembrava molto convinto.
-Mah, sarà! – scrollò le spalle e si avviò ad ordinare. Tornò con un vassoio pieno di roba e lo guardai trucidandolo con lo sguardo.
-E questa roba per chi è?
-Due tramezzini sono per te..il panino e due tramezzini per me, insieme all’acqua e alla spremuta, ti ho preso dell’acqua va bene, miss-citengoallamialinea? – lo guardai sgranando gli occhi.
-Come…Mi..mi..hai chiamata? – lui scrollò le spalle. Scoppiai a ridere! –Tu pensi che io non mangi a pranzo per la linea? Oddio! – scossi la testa ridendo forte. –Edward..l’altra sera ho mangiato circa tre crepes all’una di notte, secondo te può davvero importarmi del peso?! – scossi la testa prendendo due dei tramezzini.
-Non mi fido ancora..dovrei portarti a cena per assicurarmene! – lo sguardo indagatore mi fregò.
-Oh..ti farò ricredere vedrai! – sorrise soddisfatto e mi guardò alzando il sopracciglio.
-Hai appena accettato un invito a cena lo sai?! – la mia espressione confusa lo fece ridere, ed io mi sentii leggera a quel suono. Dovevo fare attenzione, andarci piano e con tranquillità. Infondo..stavamo condividendo un pranzo, blando, ma pur sempre pranzo era…insieme ad altre venti persone all’interno del bar. Non c’era nulla da preoccuparsi. E per la cena..c’era tempo, ancora non avevano deciso nulla e..non era il caso di farsi crucci inutili proprio ora.
-Ne sono consapevole..si! – sorrisi maliziosa ed addentai la prima parte del mio pranzo.
Continuammo a chiacchierare di cose futili per tutto il tempo, finché non gli domandai se sentiva ancora dolore. La sua espressione mutò radicalmente. Da serena e spensierata che era, con quell’aria di tranquillità e un felicità, passò a essere irrequieto e deluso allo stesso tempo.
-Sto meglio, mi bruciano i tagli ogni tanto, ma sono un pugile Bella, sono abituato alle botte! – io volevo solo sapere come stava, e invece l’avevo reso un po’ burbero.
-Okay, meglio che siano passati i dolori! Sei mai stato negli Stati Uniti? – cercai di cambiare velocemente l’argomento, per fargli cambiare rotta e vederlo come prima.
-No.. – tentativo fallito. La risposta sintetica e anche lo sguardo abbassato mi fa un po’ preoccupare, ma non posso insistere.
-Ti piacerebbe andarci? – non sapevo più cos’altro chiedere! Insomma..del suo passato non me la sentivo di parlare perché sapevo che aveva ricordi non felici, del mio di passato era meglio non sapere perché c’era solo da essere tristi..per cui mi venivano in mente solo domande stupide.
-Forse, un giorno..ora no. – almeno era una risposta un po’ più articolata, sempre con il tono buio di poco fa però. Stare a pranzo con una persona che guarda in basso o fuori dalla finestra e neppure si impegna a fare conversazione non è quello di cui ho bisogno oggi. Ero così contenta, possibile che in un attimo la mia giornata si è rovinata?! Dannazione!
-Okay..ora è il caso che io vada. – tirai fuori una banconota per il pranzo, e l’appoggiai sul tavolo. –E’ stato bello passare un po’ di tempo con te.. – gli sorrisi, anche se teneva lo sguardo fuori dal locale. –Ci vediamo Edward…grazie! – mi alzai, raccogliendo le mie cose e in quel momento lo sentì parlare, anche se mi aspettavo qualcosa di diverso.
-Si..Si..ci vediamo..Ciao Bella! – il cambio d’umore mi diede il senso di nausea. Non mi sembrava una domanda così difficile da affrontare..poi mi ricordai che stavamo parlando di Edward-non-supero-i-problemi-li-aggiro! Scossi la testa uscendo velocemente dal bar e sbuffando. Quando le cose non volevano andare..non andavano!

Edward pov.

Avevamo riso, parlato molto, ci eravamo conosciuti un po’ di più rispetto a domenica sera. Ma cose tutte molto facili da affrontare. Poi mi aveva posto quella domanda e il motivo per cui avevo la necessità di vederla era ritornato.
Emmett ieri sera aveva insistito perché gli raccontassi effettivamente come erano andati i fatti, non aveva creduto che Isabella fosse lì ed io non me la sentii di continuare quella farsa.

Flashback
-Allora Edward, adesso siamo solo noi tre..raccontami come sono andate veramente le cose ieri.. – aveva preso posto sul mio divano rosso bordeaux e attendeva, con un braccio sul bracciolo e l’altro disteso sullo schienale.
-Ero nella palestra in cui fanno gli incontri…Ho intravisto quei due tizi che abbiamo incontrato due settimane fa all’associazione pugili, li ricordi Emmett? – sbuffai prendendo posto sulla poltrona di fianco al divano, lui annuii e io iniziai a raccontare –Sono uscito fuori a prendere una boccata d’aria subito dopo, avevo bisongo di schiarirmi le idee… – di certo non potevo dirgli che ero furioso perché Bella mi ignorava al momento. –E ho trovato questi che cercavano qualcosa attorno alla mia auto, mi sono avvicinato chiedendo se avessero perso qualcosa e loro mi hanno chiesto se ero “Edward Cullen” a un mio segno affermativo mi hanno preso di peso e trascinato nel vicolo. – sbuffai ancora al ricordo. Non potevo fare niente per rispettare il patto con Emmett e per non farmi squalificare ma mi pesava di brutto essere inferiore e subire. Io non ero uno che subiva passivamente. Mai stato. Ero sempre quello che agiva, che aveva tutto sotto controllo, che era attivo. –Hanno detto che avrei dovuto ritirarmi dalla gara, che era meglio per me, che ne avrei pagato le conseguenze. Ho provato a fare delle domande e chiedere, ma ogni parola era un pugno, picchiavano forte e non ho alzato un dito per non essere squalificato..Poi hanno tirato fuori il coltello e mi hanno graffiato in più punti..
 Flashback.

Ripensai in quel momento alle cure amorevoli di Bella. Era stata delicatissima, anche se lei affermava il contrario, e il suo tocco mi aveva fatto stare bene per un po’. Non solo. Si era presa cura di me come farebbe una sorella, una mamma, una fidanzata, con tutto l’affetto possibile che poteva scaturire da quella situazione, e forse anche di più per i suoi standard. Ho capito che tipo di ragazza è, ho capito che non è la classica tipa da una botta e via, “Ti telefono io domani. Ciao”. Non è una ragazza che ti cerca solo perché sei il figlio della professoressa e ciò ti fa avvantaggiare nell’esame.
Tutto, completamente il contrario.
Ha sofferto, esattamente come me. Forse addirittura di più.
Si è staccata dal padre per venire a studiare lontano, per cercare un’indipendenza, per fare qualcosa della sua vita. Non si è spenta. Non si è abbattuta. Non ha aggirato il problema, come ho fatto io. E’ forte Bella, e me ne sono accorto da ciò che riesce a trasmettermi.
E’ per questo che avevo voglia di vederla, per sentirmi bene ancora una volta, per avere quel battito di cuore leggero e spensierato che hai solo quando sei felice e in pace, ed io lo sono con lei, per la prima volta mi sento davvero così! Peccato che ricordarmi di cosa è successo mi faccia imbestialire e mi faccia pensare alle parole di Emmett.

“Non devi assolutamente girare da solo, neppure la sera. Devi essere accompagnato, farti vedere impavido, coraggioso, che nessuna minaccia ti può scalfire..se pensano che alla prima difficoltà ti ritirerai dalla gara allora crederanno di averti in pugno. Non dobbiamo assolutamente lasciarli agire. Mi libererò dagli impegni dei prossimi giorni per farti da accompagnatore, poi assumeremo qualcuno…e Edward…Non credo sia il caso di andare alla palestra, o farti vedere in giro con una donna! Potrebbero prenderla di mira e…non possiamo difendere chiunque.”

Come potevo pensare di agire così? Non avevo paura, quello no, ma avrei perso la mia libertà. Oggi ho aggirato le parole di Emmett solo perché gli ho detto che sarei andato da Bella e avremmo mangiato insieme, ed anche se la cosa non gli piaceva granchè mi ha lasciato fare solo perché l’ho convinto che volevo ringraziarla… ma ora lei se n’è andata..e io sono solo. Forse se non mi fossi chiuso a riccio nei miei problemi, a quest’ora lei sarebbe ancora qui, seduta di fronte a me a sorridere e chiacchierare come poco fa. Mi manca, mi manca di già. Mi alzo e vado a pagare, nel raccogliere il cellulare dal tavolo noto una banconota. Bella ha pagato la sua parte del pranzo, ed io mi sento un fallito, non sono riuscito a fare neppure l’uomo.

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