venerdì 13 giugno 2014

Capitolo 13




Bella Pov.

E’ lunedì, finalmente.
Ma cosa assolutamente più importante ho terminato il mio esame.
Ho lasciato stupito l’assistente della professoressa Masen, che mi ha guardato subito con presunzione e prepotenza, giusto per mettermi in difficoltà. Il compito non era molto difficile, ma le domande che ha sganciato all’orale erano tutto, tranne che tranquille. Forse credevano davvero tutti che non avrei mai studiato, e che speravo solamente di passare grazie alla conoscenza della professoressa. Ancora non mi conoscono.
Ovviamente ho ottenuto il massimo, non poteva davvero darmi di meno. Il tutto deve essere valutato alla fine insieme al paper..che valuteranno a quattro mani lui e la professoressa.
Me ne sono tornata a casa, felice e contenta per quel risultato e rilassata. Avevo solo pochi giorni in più di una settimana e poi sarei tornata a casa. Non vedevo l’ora. Stasera avrei prenotato il biglietto, grazie ad Edward e alla sua generosità di non farci pagare l’affitto per questo mese. Se ci penso non riesco a crederci. Quel ragazzo è qualcosa di….inspiegabile!
Ieri sera mi ha chiamato ed è stato con me al telefono circa un’ora, per sapere come mi sentivo, se mi ricordavo tutto, se ero in ansia, se mi serviva qualcosa.. Non ho smesso un attimo di ridere, perché era buffo nella sua apprensione, ma estremamente tenero. Ed io, che lo sentivo ogni sera, mi sentivo già compromessa.
Alice stasera starà da Jasper, la porta fuori a cena e staranno insieme prima dell’esame di lei. È strano, perché io non volevo nessuno con me la sera prima dell’esame..invece questa volta..c’era Edward. Lontano è vero, ma mi ha tenuta al telefono a chiacchierare…l’esame è andato benissimo ed io, stranamente, ho dormito tranquilla e serena. Ecco un nuovo indizio. E questo è peggio di tutti gli altri, perché nessuno ci è mai riuscito e mi spaventa..mi spaventa da morire…perché è più forte, e noi due siamo deboli.
Questa sera siamo solo noi tre, un po’ mi manca Alice stasera, avrei voluto fare una serata solo noi, Angela ha preso un respiro dai libri, vedendomi di buon umore ha ben deciso di prendere una pausa e di mettere il naso nel salotto. Abbiamo cucinato insieme, stranamente anche Tanya ha aiutato. Abbiamo riso molto e per poco non rischiavamo l’ordinazione di una pizza all’angolo, ma poi siamo riuscite a fare qualcosa di decente!
Sono seduta sul divano, Tanya ed Angela litigano su quale film guardare, mentre io mi godo il loro spettacolo con i pop-corn e un bel po’ di risate. Quando suona il campanello le osservo, nessuna delle due ha voglia di andare ad aprire, per cui abbandono il comodissimo divano e apro. Edward sta lì, con un sacchetto in mano e un sorriso da scioglimento istantaneo. Dio è così bello.
-Buonasera signorina Swan! Mi fa entrare? – sorrido spostandomi.
-Che ci fai qui Edward? – lui mi sorride, avvicinandosi e mi lascia un bacio sulla guancia.
-Voglio festeggiare il tuo esame superato egregiamente! – mostra davvero la felicità negli occhi e per la prima volta..posso davvero condividere la mia felicità con qualcuno. Sono contenta. Sono lontano da casa, ma avere lui è come avere un pezzo della mia famiglia e questa è un’altra sensazione che fa paura.
-Vieni..Tanya ed Angela stanno decidendo un film…se fai silenzio e non le interrompiamo ti godi lo spettacolo! – gli faccio l’occhiolino e prendo il sacchetto guardandoci dentro, muffin. Lo adoro! Entriamo in salotto in silenzio e ci sediamo sul divano. Tanya, sul pavimento ovviamente, sta seduta alla destra di Angela e continuano a battibeccare sui gusti dell’una e dell’altra. Io ed Edward ci troviamo ad affondare le mani nel sacchetto dei pop-corn, nessun imbarazzo stranamente, sembra tutto normale..anche se dentro sono tutta un borbottio. Come ogni volta finisce che Tanya esasperata si alza e lascia una piccola botta con il dvd scelto sulla testa di Angela che si lamenta. A quel punto Edward non si trattiene più e scoppia a ridere.
-Avevi ragione! E’ meglio questo di un film! – rido con lui, mentre quelle due ci guardano stralunate. So già quello che pensa Tanya, i suoi occhi me lo dicono ogni mattina, dopo una notte in cui ha sentito le mie risate dalla sua camera, ma sa anche che per me è difficile e vede che ci sto provando.
-Ma bene! Guardali qui i due spettatori! Perché non andate a preparare il tea invece di stare qui a fare i burloni? – le guardiamo oltraggiate ma intanto mi alzo ed Edward mi segue.
-Ma sentila! Noi i burloni! –ovviamente altre risate. Edward tira giù il tea sotto le mie indicazioni e anche le tazze, mentre io metto a bollire l’acqua. –Sono felice che tu sia qui.. – mi lascio scappare, sperando di non complicare tutta la situazione.
-Anche io..sono molto felice di essere qui.. – l’imbarazzo è tangibile, lui osserva le tazze io il bollitore e lo ringrazio quando inizia a fischiare. Lo verso nelle tazze e lui lo porta in salotto. Quando torno però vedo che quelle due ci hanno giocato un bruttissimo, bruttissimo scherzo. Sul divano sono stese Tanya ed Angela, non lasciano neppure un briciolo di posto per me. La poltrona che uso solitamente per guardare la tv o studiare è rotta e devono venire a portare la nuova. Resta l’altra poltrona, ma comunque solo una persona ci sta senza compromettere uno dei due. Edward le guarda scioccato e divertito, io arrabbiata. Pensano di essere divertenti e furbe!
-Che avete scelto alla fine? – chiedo, sedendomi per terra sul tappeto e lanciando un’occhiataccia a Tanya e mi guarda ammonendomi.
-Biker boyz! – gongola proprio quest’ultima!
-Oh siiii! – esclamo contenta. –Brendan Fehr con i capelli lunghi e vestito trasandato è troppo attraente! – mi agito contenta sul tappeto e prendo un muffin dal sacchetto che ha portato Edward porgendoglielo e l’altro me lo mangio io! Quando spengono le luci e fanno partire il film sento il fiato caldo di Edward sul collo e la sua voce sussurrata nell’orecchio.
-Non è gratificante sapere che apprezzi Fehr con i capelli lunghi e trasandato..e non un pugile in pantaloncini e ben allenato… - ridacchio, ma poi continua –Siediti con me, non voglio vederti qui per terra.. – mi volto a guardarlo, occhi negli occhi. Mi alzo, lui si siede nell’angolo a destra della poltrona, lasciando le gambe a sinistra, in diagonale, io esattamente il contrario, con le gambe sopra le sue. E’ una posizione innaturale, e per niente rilassante averlo così, ma dannazione…è bello!
Per la prima volta da molti anni, non ho seguito una sola scena del film, uno dei film che più mi fa drizzare i peli per gli ormoni a mille! Sono stata tutto il tempo ad osservare nel buio Edward, a percepire ogni suo movimento, ogni suo spostamento. Il calore del suo corpo, come le dita della mano sinistra hanno iniziato ad accarezzarmi il fianco, un po’ scoperto per via della posizione, molto dolcemente. Come la mano destra era appoggiata sul mio ginocchio e il pollice massaggiava un punto delicatamente. Era tutto troppo intenso per me.
Ad un certo punto..noto il telefono che lampeggia per terra, lo raccolgo e rispondo allegramente.
-Pronto?! – mi alzo andando in camera da letto.
-Ciao Bells!
-Jake..che bello sentirti! Come stai? – è allegro e sono felice, molto felice di sentirlo così..e pensare che fra poco lo vedrò mi fa stare meglio.
-Io sto bene..tu? Ho saputo dell’esame! Favolosa, come sempre! – gongolo, mi piacciono i suoi complimenti.
-Grazie! Sai.. – stavo iniziando a raccontare dell’esame ma mi ferma.
-Ti ho chiamato per una cosa importante…controlla la posta elettronica più tardi! – il suo tono di voce malizioso non mi piace per niente.
-Successo qualcosa Jake?
-No..affatto! Stammi bene Bells…ho da fare adesso! – chiude, lasciandomi così. E’ la prima volta. Le luci nella sala si sono riaccese, prendo il computer e controllo velocemente la mail.
Quando apro la mail rimango sbalordita.
“Cara Bells..probabilmente mi ucciderai, e non me ne frega niente. Hai detto che hai finito il corso per ora e che riprenderà a inizio febbraio, allora perché aspettare a vederci? Certe volte bisogna spendere un po’ della propria fortuna per una sorella! Quindi…buon viaggio..ci vediamo tra pochissimo….
Ps: non vedo l’ora! Mi manchi..”
In allegato ho trovato la prenotazione di un posto finestrino sul volo che parte giovedì mattina alle nove da Londra e arriva a Seattle alle dieci di sera. Arriverò a Forks tardissimo ma..sarò lì molto prima di quello che mi aspettavo e tutto questo grazie a Jake. Parto tra tre giorni. Tre cortissimi giorni. Rivedrò mio padre, Leah, Seth, Jake. Sono felicissima..così tanto che urlo andando in salotto e mettendo tutti al corrente.
-Parto! PARTO TRA TRE GIORNI! Jake mi ha comprato il biglietto! – saltello vicino al divano, Angela e Tanya ridono e urlano con me, Edward sorride enigmatico. Non so perché, ma i primi occhi che ho cercato sono i suoi! –Dio sono felicissima! Tre giorni! – poi rifletto e mi fermo. –Oddio! Tre giorni! Devo comprare i regali, fare le valigie…non ce la farò mai! – e tutti e tre scoppiano a ridere! Tanya ed Angela mi assicurano che mi aiuteranno e mi consigliano di sedermi a guardare la fine del film, le accontento e torno al mio posto, vicino ad Edward che sorride. Quando però le luci sono spente, il film ha ricominciato ad andare avanti lui si avvicina di nuovo e sussurra nel mio orecchio.
-Tre giorni sono pochi… - e capisco che anche per lui è la stessa cosa, che è difficile stare lontani, ma ancora più difficile lasciarsi andare.
-Lo so.. – gli stringo la mano ed intrecciamo le dita insieme. –Mi accompagni a prendere i regali?
-Certo..rimanderò gli allenamenti a quando sarai lontana.. – l’altra mano torna sul mio ginocchio e sospiro sollevata. Tornerò a Forks, dalla mia famiglia, passerò un Natale felice e gioioso. Striglierò Jake per il suo regalo e poi lo abbraccerò fino a farlo star male…ma non importa.
Sarò a casa.
E allora…perché sento un nodo alla gola?

Capitolo 12




Bella pov

Da quella sera sono passate tre settimane e qualche giorno. Io ed Edward ci sentiamo regolarmente al telefono, con qualche messaggino o qualche telefonata notturna, quando torno a casa dalla palestra. Non siamo più usciti insieme perché Emmett ha voluto allenarlo duramente giorno e notte, perché fosse impeccabile per le qualificazioni. Ha preteso concentrazione da Edward e l’ha ottenuta. Ogni sera, nei momenti in cui Emmett gli lasciava tirare un sospiro, mi raccontava che si sentiva bene, che stava tornando in forma e forte, come non lo era mai stato. Ero felice per lui, ma questa nuova considerazione non mi piaceva molto, lo ammetto. Si l’ho conosciuto come pugile, ma chi è davvero sereno se avesse accanto una persona così? Senza lui attorno e senza più le lezioni della professoressa Esme, sono riuscita a portarmi avanti con lo studio. Ebbene si. Ora ho finalmente finito il programma, sono pronta a consegnare il mio paper che sto revisionando in questi giorni. Ci sarà l’esame da sostenere lunedì e poi…finalmente sarò libera di tornare a Forks.
Forks.
Casa.
Seth, Leah.
Jake.
Charlie.
Non vedevo l’ora di abbracciarli. Di stare con loro.
Purtroppo però mi toccherà aspettare. I voli più economici sono tutti nella terza settimana di dicembre e vorrebbe dire sprecare due settimane. Quindici giorni in cui dovrò stare a Londra, senza lezioni, senza lavoro alla biblioteca perché rimarrà chiuso, senza dover studiare…senza poter stare insieme alle mie persone. Mi ero prefissata niente spese, niente regali..solo il biglietto aereo per tornare dalla mia famiglia a Natale. Erano così contenti tutti quanti, mio padre saltava dalla gioia, Jake stava su di giri e Seth pronto ad accogliermi tra le braccia pestifere. Leah non si esprimeva, sempre la solita. Mi veniva da ridere a pensarci, in apparenza sembriamo simili..ma non c’è nulla di più diverso da noi! Sembriamo entrambe forti, ma lei non è mai stata calpestata, lei non si è mai sentita umiliata, colpevole, delusa…non ha mai dovuto fare i conti con un destino che ti chiude le porte in faccia e ti da le spalle, ridendo di te e facendoti crollare in mille pezzi. Ci sono così tante cose che Leah non ha passato, che non ha visto..rinchiusa in quel paese piccolo e protetto. Ed io sono felice così. Si…perché ho trovato la forza di rialzarmi, di riprendere in mano la cartina, la bussola del mio percorso e riprovare a percorrerlo, non so se lei ci sarebbe riuscita. Me ne sono sbattuta delle porte chiuse in faccia, sono andata avanti..ho anche smesso di piangere, di provare dolore, frustrazione, delusione. Le persone ormai..non hanno più il potere di deludermi. Tanya, Angela…Alice…anche Rosalie che ultimamente abbiamo visto molto più spesso, loro non possono scalfirmi, non mi toccano, non mi deludono…non hanno questo accesso al mio cuore. Poche persone potrebbero farlo. La cosa che mi preoccupa di più però…è che non so collocare Edward. Lui..che è così simile a me, che ha così tanto dolore dentro, così tanta disperazione…che vorrebbe riuscire a non deludere i suoi genitori, che vorrebbe avere la forza di mollare tutto e riprendere la sua vita dal punto in cui l’aveva lasciata..Lui che nello stesso tempo non vuole farlo. Edward è l’unico, a parte Jake, che conosce ogni singolo mio tatuaggio, addirittura il primo, quello che ha fatto più male, quello che ha fatto più bene, quello che mi ha fatto sanguinare la pelle per giorni dalla disperazione, quello che stava lì per farmi dimenticare i momenti brutti, per indicarmi la via in quelli tristi…Lui che porta addosso le parole di disperazione, di speranza, di delusione, di dolore; lui che non crede più all’amore, proprio come me. Lui così simile a me, così diverso per certi punti di vista.
Lui non si colloca. Lui potrebbe avere benissimo la facoltà di ferirmi, stritolarmi, distruggermi..ma spero che non lo capisca mai. Che rimanga un segreto. Che questo potere non gli faccia credere di avermi in pugno, di poter giocare con me. La mia vita non è un gioco.
Sto ancora riflettendo su questi dubbi esistenziali quando il telefono squilla e mi fa sobbalzare nel silenzio della camera. Dannazione a me e la suoneria. Non la metto mai perché poi mi dimentico di toglierla in momenti opportuni, come per esempio quando tutte sono a letto. Lo prendo di fretta e rispondo.
-Pronto?! – so già che è lui, è l’orario solito della telefonata notturna. Non rinuncerebbe per nulla al mondo.
-Ehi..tutto bene? – c’è sempre un certo imbarazzo quando si comincia la conversazione, ma poi fila tutto liscio.
-Tutto bene! Ho terminato da poco di revisionare il penultimo capitolo del paper da consegnare a tua madre il giorno dell’esame! – alla fine avevo deciso che avrei rispettato la scadenza comune, per non alimentare dicerie inutili tra i compagni.
-Bene…quindi diciamo che..sabato sera sarai libera, giusto?! – ridacchio divertita. Anche a lui ha fatto comodo il mio studio in questi giorni, ma mi ha detto più volte che si sente in gabbia e che vorrebbe fare quattro passi.
-Edward…lavoro fino alle due sabato.. – gli ricordo e subito dopo sento un’imprecazione e uno sbuffo. –Che succede? Stai bene? – chiedo un po’ preoccupata.
-Benissimo! Va tutto a meraviglia…davvero eh! – ridacchio per niente convinta dal suo tono.
-Dai..dimmi che c’è..
-Nessuno vuole uscire con me! Nessuno! L’ho chiesto ad Alice che ha trovato la scusa di Jasper, l’ho chiesto a Rose, a James un amico di vecchia data…ho chiesto addirittura a Tanya, ma mi ha detto: “ah no no Cullen, dimenticalo! Io non mi ci metto di mezzo a fare la sfascia famiglie!” che poi..che vuol dire? – ormai parlava a ruota libera e quelle potevano davvero essere le parole di quella folle. –Davvero..ho un bisogno disperato di vedere qualcuno che non sia Emmett, di fare un giro, di bere qualcosa, di vedere due tette, un culo…insomma… - a quelle parole scoppiai a ridere. Certo non era la cosa più bella che potesse dire, ma diavolo se faceva ridere.
-Ehm..Ehm…stai parlando con una donna Cullen…te lo ricordo.. – sbuffa.
-Scusa Bella…ma…sono chiuso in casa e nella palestrina da più di due settimane, la prima persona che vedo quando mi sveglio è Emmett, la seconda Emmett, pranzo con Emmett, ceno con Emmett, mi alleno con Emmett, vedo Emmett camminare per casa…sembra che me lo sia sposato cazzo! Sono disperato. DISPERATO! – urla quasi ed io rido più forte. Ma comunque mi fa un po’ pena.
-Senti…sabato sera davvero non posso…però…se non mi ruberai tante ore dallo studio pre-esame..convinco Emmett a lasciarti libero per colazione sabato mattina. Andiamo in centro, muffin, ciambelle, caffè caldo e cioccolata…ci stai?!
-ODDIO SI! – l’ilarità del suo urlo soddisfatto contagia entrambi. –Scusa… stavi per andare a dormire? – mi chiede.
-Sono già sotto le coperte, aspettavo la tua chiamata..Tutto bene l’allenamento? – okay si, potevamo sembrare una coppia, ma a noi questa situazione non ci pesava. Stavamo bene per il momento…entrambi con la propria vita, con le proprie esigenze, con le proprie priorità, gli stessi timori, gli stessi dubbi…insomma eravamo Edward e Bella, solo un po’ più amici.
-Tutto perfettamente..anche se comincio a stancarmi un po’! Insomma…non ho più una vita, non me lo ricordavo così sfiancante! – forse non se lo ricordava perché non l’ha mai visto da questo punto di vista! –Tu invece? Trovato qualche volo economico? – ne avevo parlato con lui, perché Alice quando accennavo alla mia partenza per Natale diceva che voleva aiutarmi lei con il biglietto e mi sentivo a disagio..era una cosa mia, che volevo riuscire a fare da sola. Tanya..neppure a parlarne. Era ricca ma amava spendere principalmente per vestiti, scarpe e gioielli…non vedeva dove stava il problema del mio biglietto. Ed Angela non si poteva toccare perché era in modalità off-line da quando suo padre aveva insistito ad averla per le feste ad ogni costo e quindi lei stava studiando giorno e notte per finire in tempo tutto e permettersi di non studiare a casa, perché quello sarebbe successo!
-Macché! Figurati! Tutti troppo cari, quelli economici, stranamente, sono solo il giorno di Natale e di Capodanno. Impensabile per me partire quei giorni. Voglio essere a casa il prima possibile e tornare il più tardi possibile.. – sospira ora dolcemente.
-Senti..se…so che ti da fastidio e probabilmente mi riempirai di parolacce dopo questa mia uscita ma ecco..si..so che per te è importante..per cui mi farebbe piacere aiutarti o…farti un regalo ecco..va bene anche un prestito se ti senti più a tuo agio. Non voglio che rinunci ad andare a casa perché ti mancano i soldi… - mi commuovo al suo tono tenero e premuroso. Edward è fatto così e mi piace per questo. E questo è il mio punto debole ora. Lui…lui mi piace.
-Grazie Edward..davvero! Apprezzo molto il tuo gesto ma non è il caso..voglio farcela da sola e se questo vuol dire partire all’ultimo secondo utile..lo farò! – un altro sospiro.
-Lo sospettavo! Senti invece…come ti senti in vista dell’esame? – chiara domanda per togliersi dall’imbarazzo.
-Assolutamente impanicata, ma pronta! – lui ridacchia e poi torna serio.
-Anche riguardo a ciò che ti ha detto mia madre? – ecco. Quello che volevo non uscisse fuori da tutta questa…incasinata per quanto bellissima amicizia. Sua madre ovviamente non si fidava fino in fondo per cui aveva parlato con alcuni assistenti ed aveva infine deciso, anche ascoltando le chiacchiere che si sentivano attorno, che io sarei stata valutata con un compito diverso preparato da un assistente imparziale, così che io non possa sapere le domande in anticipo, e dallo stesso per la parte orale. Insomma, non ero favorita in modo positivo e questo voleva che fosse chiaro. A me, personalmente non importava granché delle chiacchiere al momento, e non mi importava avere favoritismi..se così facendo si evitavano problemi sia dalla sua parte che dalla mia, ben venga!
-Edward..te lo spiego un’ulteriore volta, non voglio ripeterlo più..E’ una decisione più che valida, pensata, e che accontenta tutti. Accontenta me che sosterrò l’esame senza pensare di avere dalla mia parte tua madre, accontenterà gli altri studenti che vedranno l’imparzialità del docente…e farà felice tua madre che a quanto pare non crede a ciò che le diciamo…per cui davvero Edward, a me va bene così. Forse è addirittura meglio..così eviterò di concentrarmi sul fatto che è tua madre quella che mi esamina e starò più in pace con me stessa… - sbuffa.
-Non per questo vuol dire che lei non ti accetterà Bella…te l’ho detto… - ed eccoci di nuovo a questo punto. Una volta ho provato a dirgli che magari, se si comporta così ora, in futuro neppure mi accetterà..e lui si è subito preoccupato di sincerarsene e di tranquillizzare me. E’ un pensiero forse azzardato ma per niente inadeguato. Insomma..è chiaro che tra me ed Edward c’è qualcosa, innegabile, per cui…perché far finta di niente? Se già non si hanno le approvazioni dei genitori, non vale neppure la pena iniziare qualcosa…sarebbe una causa persa in partenza…perché si sa che spesso si mettono in mezzo a questioni delicate che non li riguardano.
-Possiamo evitare di parlarne Edward? Davvero…Non è il caso di pensarci ora. Sabato mattina ci vediamo in centro alle nove, d’accordo? – lo sento ridacchiare.
-Come se fosse possibile che io ti lasci prendere l’autobus dopo tre settimane che non ci vediamo. Assolutamente no! Passo a prenderti alle otto e mezzo, fatti trovare pronta! – ridacchio io questa volta.
-D’accordo signor Cullen! – ride anche lui, nervoso.
-Vado a dormire Bella…domattina Emmett ha puntato la sveglia alle cinque e mi restano solo quattro ore per dormire! – sorrido, un po’ dispiaciuta.
-Buonanotte Edward…ci sentiamo domani! –stacchiamo e come ogni sera mi sento serena e in pace. E’ tutto perfetto.

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Sabato mattina arriva in un baleno ed è facile svegliarsi, per la prima mattina dopo tanto tempo. Sono felice di vedere Edward. Sono felice di passare qualche ora con lui. Mi preparo con attenzione, dedicando poco tempo al trucco ma più tempo alla scelta dei colori. Jeans…ballerine…e sopra? Alla fine opto per un maglioncino che ha una zip dietro, blu elettrico. Carino! Treccia da un lato e via, sono pronta!
Scendo quando Edward mi manda un messaggio “Scendi –smile-“. Cerca di assecondare in tutto e per tutto il volere di Emmett ed io gli sono grata, almeno non mi fa preoccupare inutilmente…dato che ha insistito per non avere la guardia del corpo.
Già..perchè adesso siamo alla fase “preoccupazione”.
E’ la fase più brutta per me.
Perché si trova prima del momento di “ammissione di quello che provo” e dopo la fase “siamo solo amici”. La più brutta…perché porta inevitabilmente a provare qualcosa..di troppo forte. E allora ci vado cauta. Ignoro i segnali. Ignoro i cartelloni luminosi che mi dicono “Buttati” oppure “Sarà semplice” e mi lascio influenzare dalla calma, dalla pazienza…perché correndo ci si schianta e non si va da nessuna parte. Così anche nelle relazioni.
-Ciao! – mi sorride appena salgo in macchina, gli occhiali da sole addosso, nonostante non siano necessari, credo che gli servano per non farlo riconoscere subito.
-Ciao a te! Allora come si sta ad avere qualche ora di libertà? – domando allegra e spiritosa.
-Bene! Dannatamente bene! E pensare che sarà così fino a quando non inizieranno le qualificazioni mi fa cadere nello sconforto! Tu ci pensi? Passerai il Natale con la famiglia, allegra, spensierata…ed io…a tirare pugni contro Emmett! –scoppio a ridere. Vorrei davvero che fosse così semplice come dice.
-Non credo tornerò a casa per Natale… - sussurro abbassando lo sguardo.
-Ancora niente biglietti?! – domanda dandomi uno sguardo veloce mentre guida.
-Già…tutti oltre il mio budget disponibile! – sbuffo dispiaciuta.
-Senti…ho trovato una soluzione…che fa per te! – mi sorride come se avesse appena trovato una genialata da oscar!
-Sentiamo! – incrocio le braccia al petto e quando parla il petto mi scoppia dalla gioia. E’ tenerissimo, dolcissimo…premuroso. Se non fossimo quelli che siamo lo strapazzerei di baci.
-Non so che cosa regalare alle mie inquiline e…si dia il caso che non abbia proprio bisogno dell’affitto questo mese per cui…credo che vi esonererò dall’affitto di dicembre! – sa che non posso rifiutare così, mi ha presa in contropiede. Mossa astuta ed efficace.
-Edward…io….
-Tu nulla Bella! Quando torni a casa comprati quel biglietto e passa un Natale sereno.. – mi zittisce e mi sorride, il tono non è offeso, arrabbiato o deluso, ed io sento il cuore che mi scoppia. –Ora…parlando di qualcosa di più interessante…tu cosa mi regalerai?! – scoppio a ridere dopo averlo guardato inorridito. E’ proprio scemo se pensa che gli dirò quale sarà il mio regalo. Già…perché dal mio budget avevo tirato fuori un po’ di soldi per i pensierini alle mie coinquiline, Rose..ed ovviamente Edward. Solo che dovevo ancora andare a comprarli quasi tutti.
-Oh..non lo so! Devo andare dopo l’esame a fare shopping pre-natalizio..qualcosa troverò! – dissi non dando importanza al suo regalo, il quale era già sotto il letto della mia camera impacchettato e soprattutto…il primo e l’unico che avevo chiaro in mente e che avevo comprato.
-Tu vuoi sapere il tuo?! – lo guardo stringendo gli occhi a due fessure.
-L’affitto che non dovrò pagare…e NULLA di più Edward..sono stata chiara?! – mi lancia un’altra occhiata e poi sorride scrollando le spalle.
-D’accordooo! Scendi ora..siamo arrivati! – entriamo in una caffetteria ed ordiniamo al tavolo. Ridiamo e scherziamo, ci sporchiamo il naso di crema e cioccolato e ci puliamo a vicenda. Lo so quello che sta succedendo..vedo il timore nei suoi occhi misto a tranquillità e serenità, vedo i suoi gesti premurosi, la voglia di raccontarmi tutto…vedo le mie parole cariche di affetto, di voglia di conoscerlo, di condividere... E non va bene. La gente ci guarda sorridendo, so cosa pensano. Pensano che stiamo insieme, che sia una normale colazione tra due fidanzati…cosa che non siamo e che abbiamo paura di diventare, entrambi.
-Ci guardano tutti… - mormoro imbarazzata, dopo che mi ha imboccato un pezzo di muffin tra le risate, ed abbasso la testa. Lui fa silenzio, immagino che si guardi attorno, poi mi chiama dolcemente.
-C’è qualche motivo per cui non vuoi farti vedere con me? – oh, se pensa questo è proprio fuori strada! Scuoto la testa. –E allora lascia che guardino…no?! – le stesse parole che tre settimane fa gli ho detto io…ma so che ha ragione. Non stiamo facendo nulla di male e non ci guardano con disprezzo ma ammirazione. Dovrei sentirmi lusingata.
-Ti va una passeggiata? – propongo guardando fuori, la gente piena di buste natalizie. Lui annuisce contento. Infilo il cappotto, la sciarpa e il cappellino e quando mi volto sta per andare a pagare. Maledetto, mi ha fregata! –Edward! – grido, incurante che stiano tutti a guardarci. Sono inviperita perché volevo che per una volta fossi io a pagare, anche per ringraziarlo per via dell’affitto e invece non posso! Lui ride allegro e quando usciamo dalla caffetteria mi attira a se per la vita sussurrando un semplice “Sei favolosa” probabilmente complimento dovuto alla mia faccia arrabbiata, ma non posso impedire al mio corpo di rabbrividire, né alle mie guance di arrossarsi. Questo ragazzo mi fa uno strano effetto.
Passeggiamo vicini per i marciapiedi di Oxford Street..Certo, chi sente noi che diciamo “andiamo in centro” si immagina il Big Ben, Harrods e Piccadilly Circus..e invece noi ci accontentiamo di una strada conosciuta da molti, qualche negozio e comunque un sacco di caffetterie e posti carini in cui pranzare al volo. Questo è il concetto per chi ormai è entrato nella mentalità di Londra. Come se questo fosse normale! Mi scappa una risata. A Forks non immaginano neppure come sia Oxford Street, la quantità di negozi, caffetterie, negozi costosi ancora…il fiume di gente che la percorre ogni giorno. Non puoi andare in “centro” e sperare davvero di camminare di sabato mattina in tranquillità, armonia e serenità. Vivi la vita frenetica…e già questo è il massimo che posso tollerare al momento.
-A cosa stai pensando? – mi domanda d’un tratto, mentre sono distratta nei miei pensieri e probabilmente non ho risposto a qualche sua osservazione. Non sembra deluso comunque.
-Riflettevo sulla grandezza di questa strada..E pensavo che quando tornerò a casa e racconterò di aver percorso Oxford Street, di essere stata a Piccadilly Circus, di aver camminato su High Street Kensington..le loro facce saranno sorprese e ammaliate, quando per me, ormai è diventata la normalità! E pensavo a che stranezza fossero i nostri concetti diversi…a Forks se dici “vado in centro” trovi la chiesa, la tavola calda, il negozio dei Newton…qui a Londra devi precisare il “centro”.. – mi guarda spaesato mentre io me la rido.
-E’ una velata critica al nostro modo di vivere?! – scuoto la testa frettolosamente.
-No..è solo un pensiero che è venuto così…Londra è una magnifica città, ma non amo la vita frenetica, preferirei la tranquillità di una cittadina fredda, piovosa e con poche persone.. – mi guardo attorno, facciamo fatica a camminare assieme dalla calca di gente che c’è e lui fa lo stesso e sorride.
-Ho sempre vissuto a Londra, non conosco la vita di piccoli paeselli, come te..ma sarebbe una esperienza, da provare! – sorrido, non mette mai la parola “mai” davanti a niente, si lascia mille porte aperte…deve solo scegliere in quale entrare. E’ una cosa che mi fa piacere, che ammiro in lui e vorrei essere anch’io così..mai privarmi di nulla, lasciare tutto in sospeso..con un forse. –Allora…vuoi che ti interrogo per l’esame di lunedì? – mi scappa una risata e lo contagio. E’ forte, una bella persona.
-Torna da Emmett o ti picchierà di brutto lui questa volta! Sono già le undici e quando arriverai a casa ora di pranzo…Ti ucciderà! – ci scherzo su, ma un brivido e un lampo di terrore negli occhi lo bloccano. Ha paura di Emmett. Rido ancora più forte mentre torniamo alla macchina.

Capitolo 11




Bella pov.

Stavamo salendo le scale che portavano all’appartamento e con la mente cercavo di visualizzarlo a stamattina. Chissà se le ragazze avevano ordinato, chissà come sarebbe stata la cucina. Arrivata di fronte alla porta cercai di infilare la chiave nella serratura, riuscendoci dopo molti tentativi, spalancai la porta e li feci passare, richiudendomi la porta alle spalle.
-Ragazze? Ci siete? Abbiamo ospiti! – parlai a voce alta. Tanya sbucò fuori dalla porta della sua camera con le cuffie e un registratore, Angela allungò la testa dal divano, mentre Alice volò ad abbracciare sua zia.
-Zia! Come sono felice di vederti! – sghignazzai passando davanti ai due e andando in camera, ora c’era Alice a fare da padrona di casa. Mentre ero voltata di spalle sentii Edward parlare, da dentro la camera. Non avevo notato che mi aveva seguita.
-Non so perché..ma ogni volta che entro qui dentro..succede qualcosa, vengo trasportato in una dimensione secondaria..parallela, più bella, più serena.. – sorrido, e mi volto.
-E’ molto bello quello che hai detto! E’ come se questo fosse il tuo paradiso personale.. – lui sorride e annuisce.
-Grazie per quello che hai detto in macchina..mia madre e mio padre cercano più volte di farmi cambiare rotta e sono convinti che una donna sarebbe capace nell’impresa..ma io dubito.. – scuoto la testa.
-Sai Edward..non dovresti mai dubitare del potere dell’amore. Quando troverai la donna giusta per te..tutte le scelte saranno facili, saranno definitive, saranno diverse..anche se ora pensi che niente e nessuno possa fartele fare.. Ha ragione tua madre..– mi siedo sul letto tirando fuori il cellulare. Cavoli due chiamate perse. Jake.
-Non credo più nell’amore Bella..lo sai.. – lo osservo in silenzio, finchè il mio telefono non prende a vibrare tra le mani e rispondo allegra.
-Ehi Jake..
-Bells! Come stai? - è felice, allegro..e ne sono contenta.
-Bene! Tu piuttosto? Leah? Seth? – non è molto che non ci sentiamo, ma le telefonate sono spesso corte, perché costa molto.
-Stiamo tutti bene..quando torni a Forks?
-Non lo so..devo vedere la prima data disponibile in economica finiti gli esami..
-Ci manchi Bells…
-Anche voi mi mancate Jake..vedrai però, quando vengo a trovarvi ricorderemo i vecchi tempi..ho trovato un posto a Port Angeles che noleggiano moto da corsa! – ridacchia.
-A Charlie verrà un infarto Bells.. – ridacchio anch’io. Presa dalla conversazione non mi sono accorta che Edward era ancora sulla porta, appoggiato al battente in attesa.
-Ora devo salutarti Jake, a casa ci sono ospiti.. – sorrido, sapendo già la domanda seguente.
-Quel ragazzotto del pugilato?! – sghignazzo imbarazzata.
-Si, proprio! Ci sentiamo in questi giorni Jake..saluta tutti e dai una tirata d’orecchie a Seth da parte mia, Leah mi ha raccontato che ne ha combinata una delle sue!
-Sarà fatto, anche se l’ho bastonato per bene anche io prima..Ti voglio bene Bells..ciao! – era bello il nostro rapporto, nonostante tutto. Gli ho scritto un’infinità di mail raccontandogli di Edward…tutto per iscritto sembrava più reale.
-Hai una luce diversa quando parli con lui..è..bello. Fa stare bene anche chi ti guarda! – scuoto la testa sentendomi in imbarazzo.
-Andiamo a bere un caffè?! – propongo, cercando di cacciare il rossore dalle guance. Mi precede verso la cucina, dove troviamo Esme ed Alice che chiacchierano mentre sorseggiano una tazza di tea. –Certo che potevi anche farla accomodare sul divano eh! Ma che padrona di casa sei?! – sgrido allegra la mia coinquilina che mi fa la linguaccia e mi indica la caraffa di caffè sul ripiano.
-Alice mi stava raccontando qualcosa su di te Bella.. – mi irrigidisco a quelle parole. Perché voleva sapere di più di me..e soprattutto..perchè chiederlo ad Alice e non a me?! –Mi ha detto che sei americana..
-Si..io..mi sono trasferita qui per seguire il corso..spero di tornare a casa il prima possibile.. – arriccio il naso.
-Non ti piace qui? – può sembrare strano eppure sembra un po’ ironica come frase.
-No, no..mi piace..solo che…casa è casa. Mi manca mio padre, mi manca il bosco vicino casa, mi manca poter giocare con la neve tutto l’inverno…ho bisogno di stabilità ed ora, qui, non ce l’ho.. – ammetto, passando una tazza anche a Edward.
-Si, capisco benissimo..io ho vissuto negli Stati Uniti per molti anni quando ero piccola, e New York mi manca.. – sorrido e annuisco consapevole di quello che vuol dire. –Ma come mai fino a Londra per degli studi?! – ora arrossisco.
-Bella è innamorata del tuo metodo e della tua cultura letteraria mamma.. – scuote la testa ed io lo guardo malamente.
-No, ma grazie eh!
-Ho solo detto la verità, consapevole che ci avresti girato attorno senza motivo.. – mi fa la linguaccia e poi si rivolge a Esme. –Ha elogiato la sua professoressa in modo sublime, come se fosse una divinità! E ancora non sapeva che ero tuo figlio! – ora sghignazza di gusto!
-Oh questo non me l’avevi detto..ingrata! – alzo gli occhi al cielo alla precisazione di Alice. Quei due insieme erano peggio di due bombe pronte ad esplodere, bisognava fare attenzione a quello che dicevano!
-Edward..da quando sei diventato uno spione?! – sentirla rimproverare suo figlio mi fa sorridere e puntare gli occhi sul giovane che ora mi guarda divertito. -Sai che questo non ti procurerà nessun favoritismo vero? Cioè mi sento felice che tu abbia questa alta considerazione di me ma ciò non toglie che sono comunque una professoressa con certi valori e non amo fare “piaceri” a nessuno! – ecco. La discussione che volevo evitare. Gran bel modo di conoscere la madre di Edward nonché mia professoressa. Le dita si torturavano tra loro, mentre tenevano la tazza di caffè, il volto basso e rosso per l’imbarazzo e la vergogna. Non avevo fatto nulla di male ma mi sentivo comunque umiliata da quella situazione.
-Io..ehm..Non pensavo assolutamente a ciò..anzi..mi..mi dispiace se..se ho fatto credere che.. – una frase che doveva essere semplice e scorrevole è diventata più complicata del previsto.
-Mamma, Bella mi ha fatto promettere che non ti avrei detto nulla..è colpa mia. Non è come tutte le altre che hai conosciuto…Non cerca favoritismi né la sicurezza di passare l’esame. Stai tranquilla… – la sua voce è tenera mentre mi difende, ma ancora non riesco ad alzare il volto.
-Oh..beh..mi dispiace aver alluso allora.. – scuoto la testa alle scuse di sua madre.
-Non si preoccupi..è comprensibile fraintendere. Scusate…ora vado a cambiarmi..tra poco devo andare al lavoro.. – appoggio la tazza sul bancone e sempre a testa bassa vado in camera, chiudendomi dentro. Prendo la borsa e ci infilo un paio di jeans e una maglia con le ballerine, per cambiarmi una volta che ho finito, per poter uscire con Edward. Poi indosso il bikini e la tuta da ginnastica. Me la prendo con comodo e esco dopo mezzora dalla mia stanza, avanzando a testa alta verso la cucina. Io non avevo nulla da vergognarmi infondo. Faccio un debole saluto ai presenti e comincio a tirare fuori una porzione di lasagne dal freezer. –Volete mangiare qualcosa? – chiedo.
-Oh no..Non ti preoccupare..ora io e Edward andiamo via..mio marito ci sta aspettando a casa per cenare… - sorrido annuendo e infilando la vaschetta nel microonde.
-Perché una sera di queste tu e lo zio non venite a cena da noi? Invitiamo anche Rosalie e Emmett e passiamo una serata in compagnia..
-E io me ne sto a casa da solo?! – la voce oltraggiata di Edward mi fa sorridere.
-Te lo meriteresti! Ma sono buona..invito pure te! Tanto cucina Bella! – ridacchio.
-Ovviamente! – poi mi volto verso madre e figlio e sorrido serena. –Comunque è davvero una bella idea..
-Magari quando sarà passata l’influenza! – annuiamo tutti e io torno a controllare il forno a microonde. –E’ stato un piacere conoscerti Bella.. – mi volto sorridendo, sembra felice nonostante il cipiglio un po’ dispiaciuto nel volto.
-Anche per me! – sorrido e lascio che sia Alice ad accompagnarli alla porta. Convinta che se ne siano andati prendo la forchetta e comincio a soffiare sulle lasagne, troppo calde, ma mi blocco appena sento una voce sussurrarmi all’orecchio.
-Mia madre ti adora..ci vediamo più tardi.. – un bacio tenero sulla guancia e va via. Certo..ora sarà più facile affrontare la serata!

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Anche per questa sera il lavoro è terminato! Mi cambio in fretta, infilo le ballerine e sistemo i capelli muovendoli un po’. Lascio come unico trucco il mascara e un filo di ombretto color porpora che valorizza i miei occhi. Percorro con ansia li ultimi metri che mi separano dalla porta della palestra e quando vedo la Volvo parcheggiata di fronte all’entrata sorrido. Non scende dall’auto, probabilmente per fare prima, quando lo raggiungo busso al finestrino. Lui si volta e mi sorride aprendo le chiusure dell’auto, mi affretto ad aprire lo sportello e infilarmici dentro.
-Ciao! – dico allegra.
-Ciao a te! – ci guardiamo per secondi infiniti.
-Avevi detto che saresti passato con Emmett.. – dico distogliendo lo sguardo.
-Non potevo! Sono stato incastrato a cena dai miei, ed ho fatto tardi, mi sono liberato solo ora!! – si passa una mano tra i capelli frustrato ed io rido.
-Tua madre è una donna forte.. – ammetto sorridendo. Lui si volta un secondo per non distrarsi dalla guida.
-Anche tu lo sei Bella! – arrossisco e non rispondo.
-Dove stiamo andando? – chiedo e lui sorride tra sé e sé.
-E’ un pub dall’altra parte della città. Lo conosco perché è di un amico di Rose. – mi spiega contento, probabilmente è uno di quei luoghi felici per lui.
-Anche stasera George si è chiesto dove fossi finito.. – butto lì. E lui si irrigidisce un po’, per poi sospirare e cominciare a raccontarmi. Pensavo che quella di ieri sera al telefono fosse una cavolata, una scusa inventata sul momento…invece.. Emmett non vuole che si muova solo, teme per la sua incolumità e ha paura che Edward non risponda più di sé. Deve evitare di farsi vedere in giro, non tanto per vergogna o paura, ma per non mettersi nei guai prima della gara. Stranamente, anche se il ragionamento di Emmett è possessivo e troppo impaurito, sono d’accordo con lui. Mi guardo bene dal dirlo ad Edward però, che sembra molto teso e arrabbiato con il suo allenatore per questo limite che gli è stato imposto. Tento allora di mediare, cercando di farlo ridere facendo la femme-fatale che poco mi riesce e che fa morire dalle risate Jake. Ci tento anche con lui..infondo, cos’ho da perdere?!
-Oh Edward..non dovresti preoccuparti così tanto..c’è molto da fare, anche di interessante, tra le quattro mura domestiche…in ogni stanza possibile.. – mi lancia un’occhiata spaesata e vedendo il mio volto scoppia a ridere. Che avevo detto?!
-Stai cercando di sedurmi?! – si volta con il sopracciglio alzato, ora che siamo fermi. Rido anch’io e scuoto la testa.
-Volevo solo farti passare i brutti pensieri in allegria.. – mi guarda confuso e io sorrido, scendendo dall’auto, ipotizzo che siamo arrivati. Mi guardo attorno e vedo solo un bar che ha le luci soffuse, sul blu, molta gente è immersa a parlare tra loro, pochi gruppi, molte coppie. E’ per quello che mi ha portato qui?! Mi volto ad osservarlo, sembra teso e ansioso e allora cerco di sorridere, nonostante la situazione faccia agitare anche me. Entrambi siamo stati feriti e delusi dalle persone precedenti che occupavano il nostro cuore. Mi avvicino a lui. –Andiamo? – ricompone la sua maschera e passando un braccio sulla mia vita mi spinge all’interno del locale.
-Ti piace? – mi chiede all’orecchio, la musica è debole e il vociare ci disturba, impedendoci di sentirci se parliamo in questo punto della sala. Annuisco sincera. E’ un bel posto, non mi dispiace affatto. Fa segno al barista con la mano che siamo in due e che andremo di sopra e poi mi accompagna per una scala a chiocciola. Ovviamente passa lui per primo, stranamente. Ogni altro uomo avrebbe mandato me per avere il mio culo a poca distanza.
Individua un tavolino rotondo, vicino alle grandi vetrate che danno sul cortile e mi aiuta a salire sullo sgabello alto. Dio, ma perché li fanno così questi cosi? Anche se indossassi un tacco dodici dovrei comunque arrampicarmi per arrivarci. Lui sghignazza di fronte al mio disagio, molto percepibile, ed io rispondo con la linguaccia.
-E’ davvero un bel locale Edward.. – decido di iniziare a dire qualcosa, per non far calare il silenzio in modo così scontato e banale, tra noi due.
-Dici? Io temo di aver scelto male invece…insomma..qui sembrano tutte… - fa fatica a esprimere il suo pensiero ed io sorrido dolcemente.
-Coppie?! – finisco per lui ed annuisce. –Non ti preoccupare! Ti senti a disagio? – chiedo e lui scuote la testa io allora scuoto le spalle e rido. –E neppure io! Beviamo qualcosa, facciamo qualche chiacchiera, e se gli altri qui intorno vogliono pensare che siamo una coppia…lascia che lo pensino. Si vede che questo luogo ti piace, dovresti evitare di privartene così tanto.. – Me l’aveva fatto capire in macchina ed ora me l’ha confermato sorridendo alla mia affermazione. Siamo troppo sinceri uno con l’altro. Così quando arriva il cameriere lui ordina una birra per se, mentre io una crema al whiskey. Lo so, io non bevo mai, o quasi. Ma questo è l’unico liquore che mi permetto, anche perché la quantità che ne versano nel bicchiere non tocca neppure la metà di quest’ultimo ed io ne sono felice. E poi..il suo gusto dolce sulla lingua ma l’amaro giù per la gola è esattamente il contrasto che è la mia vita. Bella fuori, cattiva dentro. Ci devi vivere per capire i tormenti, le ansie, le delusioni, il dispiacere.
Io ed Edward parliamo di molte cose. Mi dice che si è imposto con Emmett affinchè almeno in questi primi giorni dopo l’accaduto possa uscire, suo cognato ha acconsentito al patto che non sia da solo e che se si dovesse trovare in solitaria si sarebbe chiuso in qualche luogo affollato o in macchina, ecco spiegato il motivo per il quale oggi ha il via libera. Mi racconta come Emmett è diventato il suo allenatore, come abbia conquistato Rosalie. Mi racconta anche di come abbia reagito lei dopo quel giorno in centro, quando l’ha fatta passare per la sua fidanzata di fronte a me. Ridiamo ora di quell’evento, nonostante non sia passato molto tempo, nonostante entrambi abbiamo due caratteri apparentemente forti…poi ci ritroviamo a ridere perché sappiamo che non siamo così nella realtà. Mi chiede com’è stato frequentare Yale, ed io rispondo contenta. E’ una parentesi di vita particolare, suggestiva per me, ma felice nel complesso. Per quello non faccio fatica a raccontare i primi giorni, le prime figuracce, l’orrore della mia prima compagna di stanza che era maniaca del controllo e dell’ordine, tanto che ficcanasava anche in camera mia. Lui ride e ascolta. Gli chiedo allora di raccontarmi del suo primo giorno di college, so che per lui è un argomento difficile, ma lo faccio perché conoscendolo, almeno un po’, so che sarà stato emozionato. E in effetti non tradisce le mie aspettative. Mi racconta che la sera prima non ha dormito, che era in ansia perché voleva assolutamente conoscere i suoi professori e il dispiacere misto ad orgoglio quando la sua prima lezione è stata affrontata da suo padre. E’ felice e sereno, anche se parla di questo e mi sento un po’ più forte e protetta da queste sensazioni tanto da fargli una domanda più profonda, più personale.

-Smetterai un giorno? Intendo..con il pugilato, smetterai? Ti rimboccherai le maniche e ricomincerai a studiare? Per la tua famiglia e…Per te stesso? – lui sembra preso in contro piede e io sorrido sorpresa e orgogliosa di me stessa. –Sai Edward, quando parli della tua famiglia lo fai con un sorriso e un orgoglio negli occhi, difficile da sostenere per me. Perché io non ho tutto questo. Non ho una sorella, non ho una madre..e vicino a me non ho neppure un padre che comprende e mi accetta per quella che sono. I tuoi genitori ti faranno presente quanto poco gli piace quello che fai, perché temono che tu soffra, che tu ti faccia male sul serio. Puoi biasimarli? Mio padre…E’ stato molto colpito e deluso dalla mia decisione di venire a Londra ed anche se non l’ha mostrato a nessuno, sono sicura che dentro di sé è rabbioso e affranto e mortificato per il mio comportamento. Ma nonostante tutto, so che quando tornerò a casa mi stringerà forte, mi dirà che è felice di vedermi e mi controllerà ogni notte intorno alle due, per vedere se dormo. E’ una cosa che va avanti da quando ero piccola e lo farà ancora… Ed io, ora che sono qui, capisco davvero quanto mi manchi. Yale era addirittura vicino, ma Londra..questa città mi sta portando via parte della mia vita e mi costa stare qui. E’ un sacrificio che faccio per me, che voglio fare per sentirmi realizzata a pieno, ma tornerò a Forks da mio padre e passerò ogni istante con lui, perché le mie scelte hanno portato inevitabilmente alla sua sofferenza… - sospiro e lui sta per parlare, anche con lo sguardo basso sul giardino del locale. L’espressione turbata e indecisa, confusa e preoccupata. –Lo so cosa provi Edward, è facile scappare e nascondersi dietro qualcosa apparentemente più semplice da affrontare, ma accanto hai persone che vorrebbero altro, che sono disposti ad aspettare, ma che tu deluderai con i tuoi comportamenti..come ho fatto io. Lo sai che ti capisco..è per questo che non sai come affrontare il mio sguardo..ma Edward..riprenderti in mano il tuo passato non vuol dire commettere gli stessi errori, ma essere più forte e superarli..con le persone giuste al tuo fianco. – Ed io mentre dicevo tutto questo pensavo a Jake, a Leah, a Seth e mio padre, che ora stavano a casa aspettando con ansia e allegria il giorno in cui sarei atterrata a Seattle, dopo una giornata di volo. Loro sono le mie persone, quelle che vorrò al mio fianco come appoggio.

L’orologio segna le due di notte. Lui non risponde e continua a guardare di sotto, ma so bene cosa passa nella sua testa. Le domande che per molto tempo mi sono fatta anch’io..e allora mi domando…è davvero così facile trovare qualcuno di così simile a noi?!